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Malattia degli Occhi Gonfi Del Canarino

La Malattia degli occhi gonfi del canarino, chiamata anche Sinusite Infraorbitale del Canarino (SIC), si manifesta con una tumefazione a livello periorbitale mono o bilaterale che determina nei soggetti in avanzato stadio, una deformazione della testa.

Un piccolo accenno di anatomia può aiutare a comprendere il meccanismo di insorgenza della malattia. L'orbita degli uccelli, a differenza di quella dell'uomo, è incompleta e comunica direttamente con i seni paranasali (strutture ossee, di pertinenza dell'apparato respiratorio), quindi infezioni delle alte vie respiratorie, possono essere responsabili di patologie orbitali o oculari secondarie.

                                                                                sinusite-infraorbitale-del-canarino

La causa è da imputare a infezioni batteriche delle alte vie respiratorie che portano ad accumulo di pus denso oltre che nei seni paranasali anche sotto le palpebre superiore e inferiore determinandone un loro ispessimento.

I primi sintomi rilevabili sono rappresentati da una leggera congiuntivite mono o bilaterale, l’occhio leggermente socchiuso e le palpebre leggermente aumentate di volume.

Questa sintomatologia si rende maggiormente evidente nei giorni successivi attraverso l’imbrattamento delle piume presenti nella regione perioculare; in questa fase il soggetto si presenta in ottime condizioni generali, e presenta una intensa attività di strofinamento del capo sul posatoio.

dopo un periodo variabile tra i 7 e i 21 giorni, è possibile evidenziare una tumefazione turgida e arrossata  sotto orbitale. La lesione aumenta costantemente di volume e diviene dura, indolore e di colorito giallastro. In alcuni casi può circondare tutto l’occhio estendendosi anche alla regione sopra orbitale.

I soggetti colpiti possono avere difficoltà nella deglutizione e in rari casi possono andare incontro a morte per inanizione, a causa della ridotta capacità di assunzione di alimento.

Se noti uno di questi sintomi rivolgiti a un medico veterinario specializzato in animali non convenzionali.

Articolo a cura dello Staff della Clinica Veterinaria Borgarello
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Il Letargo Delle Tartarughe

Il letargo per le tartarughe è molto importante: ha un’azione benefica sulla salute, sul metabolismo e sulla riproduzione.

Le tartarughe per mantenere la loro temperatura corporea dipendono dal calore del sole. Durante la stagione invernale, nei climi temperati, il sole non è più sufficiente a fornire calore per permettere alla tartaruga di svolgere le sue normali attività, per cui questi rettili vanno in letargo (od ibernazione), uno stato di torpore simile al sonno profondo.

Durante il letargo il metabolismo rallenta: scendono la temperatura corporea, la frequenza cardiaca e respiratoria e si riducono l’attività dell’apparato gastro-enterico e del sistema immunitario.

Solo le tartarughe in buona salute possono essere lasciate andare in letargo. Animali malati, debilitati o sottopeso dovrebbero essere mantenuti al caldo anche in inverno, altrimenti il letargo per questi soggetti potrebbe essere fatale. Inoltre non tutte le specie di tartarughe vanno in letargo, ad esempio molte provenienti dal Nord Africa.

Letargo tartarughe - 2

Tre-quattro settimane prima del letargo deve cessare l’assunzione di cibo in modo che si verifichi uno svuotamento completo del tratto digerente prima di questo stato di torpore, altrimenti il cibo non venendo più assimilato potrebbe andare incontro a putrefazione portando anche a morte l’animale. L’acqua invece va lasciata a disposizione.

È molto importante la temperatura ambientale durante il letargo: dovrebbe essere di circa 4-5°C. Temperature inferiori ai 2 °C possono già essere pericolose, sotto lo 0°C si può verificare congelamento dei tessuti e morte dell’animale. Al contrario, temperature superiori ai 10°C possono far risvegliare la tartaruga. L’ideale sarebbe disporre di un termometro per poter sempre controllare la temperatura.

La durata del letargo in natura sarebbe molto variabile, in base al clima ed alla latitudine. Per gli animali in cattività si può decidere la durata in base all’età ed allo stato di salute. La durata complessiva del letargo comunque non dovrebbe superare le 20 settimane.

Per ogni mese di ibernazione una tartaruga perde circa l’1% del proprio peso corporeo. E’ fondamentale dunque controllare il peso in modo da poter intervenire tempestivamente in caso di un rapido ed anomalo decremento.

Il letargo può avvenire al chiuso oppure all’aperto.

Per permettere l’ibernazione a tartarughe normalmente tenute al chiuso si possono utilizzare due contenitori, uno dentro l’altro. Quello più interno dovrebbe essere poco più grande della tartaruga e può essere una scatola di cartone o di polistirolo con piccole aperture per il passaggio dell’aria. Questa scatola va riempita con materiale isolante come paglia, foglie secche o pezzi di giornale e poi va inserita in un contenitore più grande. Lo spazio tra i due deve essere riempito con altro materiale isolante. La stanza dove mettere questo rifugio artificiale dovrà avere una temperatura costante per tutto il periodo invernale. Durante il letargo al chiuso è consigliabile ispezionare la tartaruga una volta al mese, facendole fare un bagno in acqua tiepida per permetterle di bere, e pesarla per monitorare il decremento di peso. Se la tartaruga appare sana si rimetterà in ibernazione, altrimenti in caso di segni di malattia sarà opportuno interrompere il letargo.

Le tartarughe allevate all’aperto ridurranno gradualmente in maniera autonoma l’assunzione di cibo con l’avvicinarsi dell’autunno. Quando la temperatura scenderà particolarmente inizieranno a scavare nel terreno per interrarsi. Il vantaggio di questo tipo di letargo è la maggior vicinanza alle condizioni naturali, ma i rischi sono legati ad inverni troppo miti o troppo rigidi, all’attacco di predatori, a eventuali inondazioni ed alla difficoltà di ispezioni regolari.

Letargo tartarughe - 1

Una via di mezzo tra il letargo al chiuso e quello all’aperto è il letargo controllato all’aperto. Questo metodo consiste nel lasciare andare le tartarughe spontaneamente in letargo, ma in un apposito rifugio all’aperto costruito con materiali resistenti ed isolanti. Tutti gli ingressi dovranno essere ben chiusi per impedire l’attacco da parte di predatori, mentre si potrà lasciare una tettoia apribile per poter ispezionare degli animali. L’interno dovrà essere imbottito con terriccio e foglie secche, per permettere agli animali di interrarsi.

Prima e dopo il letargo è consigliabile far eseguire un’accurata visita alla propria tartaruga da un veterinario esperto in rettili, per valutare peso e stato di salute.

E per le tartarughe d’acqua???

Per le tartarughe d’acqua il discorso è molto simile a quanto detto finora. Solo soggetti in buono stato di salute e non tutte le specie devono essere fatte ibernare.

Anche per loro il letargo può avvenire all’aperto oppure al chiuso.

All’aperto ad esempio in un laghetto in giardino con una profondità superiore a 60 cm, dove l’acqua non ghiacci. Ogni giorno la superficie del laghetto andrebbe controllata in modo da romperla tempestivamente in caso di congelamento.

Per le tartarughe allevate al chiuso bisognerà ridurre gradualmente la temperatura, le ore di luce ed il cibo fino ad eliminarlo completamente due-quattro settimane prima dell’ibernazione. Poi la tartaruga verrà posta in un contenitore di plastica poco più grande dell’animale con uno strato di acqua. Il contenitore andrà poi posizionato in un locale freddo con una temperatura tra 5 e 10°C per 2-4 mesi. Una volta al mese potrà essere eseguita un’ispezione dell’animale pesandolo, pulendolo dalla patina algale e cambiando l’acqua.

Letargo tartarughe - 3

Articolo a cura dello Staff della Clinica Veterinaria Borgarello
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Lo sviluppo comportametale dei conigli e la socializzazione con l'uomo.

Il coniglio è una specie definita nidicola, ovvero i coniglietti appena nati sono nudi, con occhi e orecchie chiusi e incapaci di spostarsi da soli. Gli unici sensi funzionanti alla nascita sono il tatto e l’olfatto.
Lo sviluppo dei coniglietti si verifica più velocemente rispetto ad altre specie nidicole: cominciano a sentire già ad una settimana di vita e ad aprire gli occhi a circa dieci giorni dalla nascita.
A differenza di molte specie nidicole la coniglia non passa molto tempo nel nido con i suoi piccoli ma rimane giusto il tempo di allattare per 1-2 volte al giorno.


I coniglietti neonati passano circa 22 ore al giorno a dormire nella tana stando molto vicini tra loro per mantenere stabile la temperatura corporea e si svegliano solo per mangiare e urinare.
Durante i primi 11 giorni di vita i coniglietti prendono molto peso e inizia a formarsi la pelliccia per poter mantenere la temperatura corporea autonomamente. Sempre intorno agli 8-12 giorni dalla nascita cominciano a mangiare le feci lasciate dalla madre nel nido e cominciano quindi a costruirsi una buona flora intestinale e a riconoscere le piante da mangiare dall'odore che emanano nelle feci.
La prima uscita dal nido si verifica di solito intorno alle due settimane di vita.

Intorno alla terza settimana comincia lo svezzamento: i coniglietti iniziano a mangiare erba e piante finché, intorno alla 5-6 settimana la madre smetterà di nutrirli e lo svezzamento sarà concluso.
Nei nostri conigli domestici le cure parentali spesso vanno oltre le sei settimane dalla nascita dei coniglietti e la madre arriva ad allattare fino al doppio delle volte rispetto alla coniglia selvatica.

Come avviene quindi lo sviluppo comportamentale dei coniglietti domestici e quali sono gli errori da evitare?

Il primo errore da evitare è di toccare i coniglietti e manipolare troppo il nido nelle prime tre settimane di vita. I conigli hanno un olfatto molto sviluppato e spesso un odore diverso nel nido può indurre la coniglia ad abbandonarlo o addirittura ad uccidere i suoi cuccioli.
Il periodo che va dalle quattro settimane di età al terzo mese di vita è molto importante per la socializzazione interspecifica uomo-coniglio. In questo periodo bisognerà proporre ai coniglietti dei contatti frequenti e di buona qualità con l’uomo per permettere una buona socializzazione alla nostra specie e avere quindi delle buone relazioni coniglio adulto /proprietario in futuro.



Il comportamento del coniglio può variare notevolmente dopo la pubertà. Nel periodo che la precede non presentano quasi mai comportamenti aggressivi ( se non durante il gioco) e spesso assumono un atteggiamento chiamato freezing (si immobilizzano e si irrigidiscono) se sottoposti a forti tensioni o a paura. In questa fase è importante non confondere il comportamento di freezing con un piacere al contatto con l'uomo. Spesso ,infatti, i coniglietti non apprezzano essere presi in braccio forzatamente , soprattutto se non vengono sostenuti gli arti, causando nel coniglio una sensazione di vuoto sotto le zampe.
Un altra paura tipica del coniglio è l'incombere della figura umana dall'alto. Questo atteggiamento dell'uomo, infatti, mima il predatore (spesso rapaci) che catturano le loro prede in volo.
Inoltre i conigli temono i rumori forti e improvvisi e i movimenti troppo veloci e a scatti. Si consiglia quindi di evitare toni di foce troppo alti e di muoversi lentamente in prossimità del coniglio.
Subito dopo la pubertà (che comincia intorno a 3 mesi per il maschio e ai 4 per la femmina) compaiono i comportamenti legati alla sfera sessuale come il corteggiamento e la copula ( spesso rivolti verso il compagno umano) per il maschio e la pseudogravidanza per la femmina. In entrambi i sessi spesso si verifica un aumento della motivazione competitiva e territoriale che può portare a conflitti nella relazione con il proprietario. Solitamente per evitare le alterazioni comportamentali legate alla produzione ormonale e patologie dell'apparato genitale si consiglia la sterilizzazione sia nei maschi che nelle femmine.


Risulta quindi importante lavorare in prevenzione, cercando di non commettere errori nelle prime fasi dello sviluppo comportamentale (fino ai 3-4 mesi) per evitare problematiche comportamentali nel coniglio adulto e ,se ciò non dovesse bastare, intervenire consultando un Medico Veterinario non appena il coniglio cominci a mostrare alterazioni del comportamento.

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