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Artropatia Degenerativa o DJD (Degenerative Joint Desease)

L’artrosi o artropatia degenerativa è una malattia a localizzazione articolare, che colpisce maggiormente i cani e i gatti in età avanzata; tuttavia la DJD è un’artropatia che può interessare l’animale di qualsiasi età, essendo una degenerazione più strettamente associata all’età biologica dei tessuti articolari che a quella del soggetto.
Questa patologia è caratterizzata dalla degenerazione della cartilagine, con conseguente contatto dell’osso contro osso (bone to bone) all’interno o intorno alle articolazioni interessate, motivo del dolore.
Sono colpite più frequentemente le grandi articolazioni come ginocchio e gomito in forma monolaterale o bilaterale ma talvolta viene riferita una diagnosi pregressa di displasia, osteocondrosi, deformità angolari o sublussazioni/lussazioni, oppure di un trauma, una neoplasia o di un’artrite infettiva/immunologica; altre volte il cane è semplicemente in sovrappeso o l’alimentazione è scorretta.
Il sintomo più comune è un rallentamento nei movimenti, difficoltà ad alzarsi soprattutto la mattina o dopo un lungo riposo, dolore alla palpazione delle articolazioni affette, infine si possono notare anche cambiamenti di umore/aggressività dell’animale.
Durante la visita ortopedica,   palpando l’articolazione affetta da djd si può percepire una tumefazione, più o meno dolente a seconda della gravità, percezione di calore dovuto alla sinovite. Se si provano ad eseguire movimenti passivi l’animale manifesta dolore, spesso è presente riduzione del ROM (range of motion) quindi della capacità di flettere ed estendere l’arto e possono venir percepiti dei crepitii.
Si può procedere con uno studio radiografico che metterà in evidenza la sofferenza cartilaginea dell’articolazione colpita, ispessimento della capsula articolare e dei tessuti molli periarticolari, presenza di osteofiti (neoproduzione ossea) non accompagnata da osteolisi. Se il processo artrosico non è ancora particolarmente avanzato, potrebbe essere ancora visibile la patologia primaria che l’ha determinato (es. displasia, osteocondrosi, sublussazione, incongruenza articolare).
  
        
Nella DJD l’approccio terapeutico può essere di tipo conservativo e medico. Si inizia con la limitazione/ottimizzazione dell’esercizio fisico ed il controllo del peso, si può proseguire o associare  terapie strumentali come la Laseterapia di cui si ricercano i benefici termici ed il PRP (Platelet Rich Plasma, Concentrato piastrinico). La terapia medica viene istituita solo in caso di necessità (dolore ,malessere) e non sulla base dei referti radiologici e prevede l’utilizzo di FANS (antinfiammatori non steroidei) e condroprotettori.

Articolo a cura dello Staff della Clinica Veterinaria Borgarello
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Come si ottiene il PRP nel cane e nel gatto?

Il PRP si ottiene con un semplice prelievo di sangue venoso simile a quello che si ottiene con una normale analisi del sangue. Il sangue viene poi, con apposita strumentazione ed in totale sterilità, centrifugato e filtrato fino ad ottenere un’ elevata selezione e separazione delle varie componenti corpuscolate e del plasma.

Si distinguono due grosse categorie di PRP: quello puro o a basso contenuto di leucociti (P-PRP) e il leucocyte and platelet rich plasma (L-PRP), contenente invece tutto il buffy coat e residui di eritrociti.

Il PRP, anche nella medicina veterinaria, può essere preparato sottoforma di gel, quindi più maneggevole, e risulta efficace nel ridurre il sanguinamento postoperatorio e nel favorire la guarigione dei tessuti molli, stabilizzare gli innesti ossei (ai quali infatti viene spesso accoppiato) e indurne la vascolarizzazione.

Qual è la differenza tra il prp e le cellule staminali?

Per capire la reale utilità di queste sostanze (fattori di crescita del prp) è importante ricordare che esse agiscono solo modulando e stimolando un processo naturale di guarigione a differenza delle cellule staminali che sono direttamente responsabili della guarigione stessa. Di qui l’importanza della sede dove vengono iniettate i fattori di crescita. Per agire infatti, i fattori di crescita, devono essere iniettati in un tessuto ricco di vascolarizzazione dove hanno modo di diffondersi e di esercitare il loro ruolo di richiamo e modulazione delle cellule proposte alla guarigione. Le cellule stimolate dal PRP rilasciano fattori di crescita che richiamano le cellule staminali. Queste ultime a loro volta avviano la rigenerazione dei tessuti. Si tratta di un biostimolatore naturale perché deriva da sangue autologo, cioè prelevato e reimmesso nello stesso paziente, in questo modo si evita ogni forma di allergia.

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Cosa si può curare con il PRP?

-Lesioni cutanee: La storia del trattamento con gel piastrinico autologo rivela che i primi utilizzatori sono stati i chirurghi plastici per stimolare la rigenerazione tissutale e la guarigione di ulcere cutanee.

-Procedure cosmetiche: recentemente è stato introdotto l’utilizzo del prp per i trattamenti estetici antirughe.

-Implantolgia odontoiatrica: è stato impiegato dagli odontoiatri nella chirurgia implantologica e nel riempimento di deficit ossei.

-Ricrescita dei capelli: utilizzato dai dermatologi, in quanto gli studi evidenziano una capacità del PRP di stimolare la vascolarizzazione e la formazione di nuovi vasi a livello del follicolo con una concomitante stimolazione del capello a passare in fase anagen (la fase di crescita) e a rimanervi più a lungo, il tutto grazie all’attivazione di particolari vie di stimolo alla proliferazione e alla differenziazione cellulare (Wnt beta catenine, protein kinasi) esercitata dai fattori di crescita piastrinici.

-Ortopedia: Relativamente più recente è l’impiego nel trattamento di patologie ortopediche anche se oramai si impiegano anche in questo campo da oltre un decennio.

Attualmente il PRP trova la sua indicazione ortopedica ambulatoriale in due principali gruppi di patologie:le tendinopatie e le artrosi iniziali.

Le tendinopatie

Con questo termine si intendono le patologie del tessuto tendineo sia a livello dell’inserzione sull’osso sia nel corpo del tendine. Si utilizza il termine tendinite quando, nelle fasi inziali della sintomatologia, il problema è di tipo infiammatorio. Si parla invece di tendinosi quando il processo si cronicizza e si riscontra un vero e proprio danno strutturale del tendine che appare in alcune zone ingrossato e necrotico.

Artrosi iniziale

L’artrosi è una malattia degenerativa della cartilagine articolare che riconosce una origine multifattoriale. Colpisce prevalentemente le articolazioni esposte al carico da parte dell’organismo e con particolare frequenza l’anca e il ginocchio. E’ caratterizzata dalla degradazione progressiva della superficie articolare con alterazione dell’osso sottostante. Ha sempre un’ evoluzione peggiorativa nel tempo anche se la velocità di progressione ha una grande variabilità e può essere influenzata e rallentata da un opportuno approccio terapeutico. Il trattamento delle fasi iniziali dell’artrosi è conservativo e consiste nella fisioterapia, nell’esercizio terapeutico, il calo ponderale, l’uso di condroprotettori e/o di farmaci anti infiammatori e la terapia infiltrativa. Quest’ultima può essere eseguita con cortisonici che, tuttavia, pur avendo una potente azione antinfiammatoria ed analgesica, possono avere un effetto negativo sulla struttura della cartilagine residua e quindi condrolesivo.

In questo ambito, sono stati sviluppati e proposti prodotti “biologici” come il prp con il proposito e l’ambizione di indurre ed accelerare la rigenerazione tissutale anche in ambiente articolare e quindi per la “guarigione” dell’artrosi iniziale.

Presso la Clinica Veterinaria Borgarello troverete due Dottoresse formate specificatamente sulla preparazione del Concentrato Piastrinico (PRP) per il cane e per il gatto.

Grazie a loro ed ai nostri specialisti valutiamo ogni singolo caso per fornire la miglior cura personalizzata. Chiama Ora o Invia una mail.

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Il prp per cani e gatti

Continuando a parlare dell'utilizzo del PRP nel cane e nel gatto, vediamo come agisce questo biostimolatore naturale. Con questa sigla ci si riferisce all’acronimo inglese Platelet-Rich Plasma, che in italiano possiamo tradurre come “Plasma Ricco di Piastrine”, Si tratta di un prodotto di derivazione ematica ottenuto concentrando le piastrine mediante un processo di filtrazione e centrifugazione del sangue.

Il PRP è stato sviluppato nel 1970 per la cardiochirurgia ed è stato inizialmente utilizzato per contenere le perdite di sangue e velocizzare la guarigione delle ferite. Solo recentemente è diventato di comune utilizzo in molti campi della medicina, anche veterinaria.

Il razionale utilizzo terapeutico del PRP nel cane e nel gatto si basa sull’idea che queste piastrine concentrate, una volta iniettate, rilasciano numerose sostanze che attivano localmente il processo di guarigione modulando l’infiammazione, la neoformazione di vasi sanguigni, la produzione di collagene, la moltiplicazione di cellule cartilaginee, ossee o tendinee. Le sostanze attive contenute nelle piastrine vengono comunemente denominate “fattori di crescita”, i principali sono:

-il PDGF (Platelet Derived Growth Factor) Responsabile della crescita e della divisione cellulare,

- il TGF β (Transforming Growth Factor beta), EGF (Epidermal Growth factor) Controllano la crescita cellulare e la differenziazione cellulare,

- il VEGF (Vascular Endothelial Growth Factor) Responsabile della creazione di nuovi vasi sanguigni e capillari,

-ed inoltre l’IGF-1, l’FGF.

IL PRP PER CANI E GATTI

Il trattamento con plasma ricco di piastrine è proposto come terapia per molte patologie ortopediche e sicuramente è promettente per il futuro in molti altri campi medici. Bisogna tenere in considerazione il fatto che le risposte a questo trattamento non possono essere sempre le stesse in patologie diverse e soggetti diversi (sappiamo come un farmaco abbia capacità d’azione molto individuale, le risposte sono sempre soggettive).

Il PRP è un trattamento medico specialistico, e come tale deve essere eseguito solo da medici veterinari con adeguate competenze seguendo protocolli specifici.

Secondo la nostra esperienza, i rischi associati alla terapia con PRP sono minimi. Ci può essere un aumento del dolore al sito di iniezione, ma l’incidenza di altri problemi come infezioni, danni ai tessuti, e comunque significativamente inferiore a quella associata con infiltrazioni di farmaci antinfiammatori come il cortisone.

Presso la Clinica Veterinaria Borgarello troverete due Dottoresse formate specificatamente sulla preparazione del Concentrato Piastrinico (PRP) per il cane e per il gatto. Grazie a loro ed ai nostri specialisti valutiamo ogni singolo caso per fornire la miglior cura personalizzata. Chiama Ora o Invia una mail.

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Frattura da Avulsione della Tuberosità Sovraglenoidea della Scapola

Oggi parliamo della frattura da avulsione della tuberosità sovraglenoidea della spalla del cane, una patologia relativamente frequente e debilitante per l’animale.

La spalla è un’articolazione complessa, all’interno della quale si trovano non solo legamenti, ma anche importanti strutture tendinee. La spalla è mantenuta in sede da un complesso sistema di stabilizzazione, rappresentato da legamenti, tendini, muscoli e dalla capsula articolare, che impedisce all’articolazione di compiere movimenti nelle diverse direzioni.

Nel caso in cui però una di queste strutture venga danneggiata, in seguito a micro e macro traumi, l’instabilità articolare che si crea, rappresenta il punto di partenza di alcuni disturbi ortopedici. Le lesioni legamentose e l’instabilità di spalla sono patologie piuttosto frequenti ad oggi ancora misdiagnosticate. Esse caratterizzano prevalentemente cani di taglia media e grande. Per instabilità di spalla si intende un aumento patologico del raggio di ampiezza del movimento articolare scapolo-omerale, che può essere sia mediale sia laterale.

frattura-spalla

Alla base di questa patologia vi sono delle lacerazioni o lassità delle strutture muscolari e legamentose mediali o laterali. Tali fenomeni sono di solito causati da traumi di carattere cronico, a dispetto di quelli acuti, esitando nell’instabilità di spalla e nella sublussazione dell’articolazione stessa. Le strutture colpite possono essere la capsula articolare, i legamenti gleno-omerale mediali e laterali, il tendine del muscolo sottoscapolare ed il tendine del muscolo del bicipite brachiale

La frattura d’avulsione delle tuberosità sovraglenoidea della spalla colpisce prevalentemente i cani durante la loro fase di crescita, in quanto nei giovani la struttura ossea non è ancora ben consolidata

Cos’è una frattura da avulsione? È una frattura causata da una brusca e violenta contrazione muscolare che determina un distacco osseo in corrispondenza dell'inserzione tendinea del muscolo stesso.

Questo tipo di frattura, non cosi’ frequente, si verifica a carico delle fisi di accrescimento della tuberosità sovraglenoidea della scapola. E’ causata da una trazione eccessiva da parte del tendine del muscolo bicipite brachiale che trae origine dalla tuberosità stessa. La lesione si rende manifesta in soggetti in cui la fisi è ancora aperta, cioè prima dei 5 mesi di vita del cane, età intorno alla quale la fisi della tuberosità sovraglenoidea si chiude completamente.

La diagnosi è clinica, la conferma si ha tramite uno studio radiografico.

La terapia è essenzialmente chirurgica e prevede la stabilizzazione della frattura mediante vite a compressione, in modo da annullare le forze esercitate dal tendine del bicipite. La prognosi è buona, ma dipende dalla tempestività dell’intervento e dalla stabilità ottenuta con la chirurgia.

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IOHC Incompleta Ossificazione Condili Omerali

Come molte altre affezioni ortopediche del periodo di accrescimento del cane, l’IOHC per lunghi periodi può passare inosservata. L’incompleta ossificazione dei condili omerali, nel cane, può sfociare in frattura dei condili e dare improssivamente zoppia da lieve a grave.
La manifestazione di questa patologia simula tutti i quadri della displasia del gomito del cane.
Quali sono i sintomi? 
Nei cani giovani  spesso è asintomatica e può a volte manifestarsi con zoppie lievi più evidenti a freddo. Diventa sintomatica sia nei giovani che negli adulti quando evolve in frattura articolare con zoppie da lievi a molto evidenti a seconda della dislocazione dei due condili omerali.




Che cos’è?
IOHC, incomplete ossification of the humeral condyle, indica la mancata o ritardata unione dei nuclei di ossificazione dei condili omerali che si traduce in una “frattura” intercondiloidea. Questa situazione predispone a fratture articolari complete anche a seguito di lievi traumi. La patologia di solito si manifesta bilateralmente.
Da cos’è causata?
Si tratta di un disturbo dell’ossificazione encondrale della fidi che si trova tra i due condili omerali.
La natura è ancora incerta, solo negli Spaniels (molto colpiti)si tratta di una condizione ereditaria legata a più geni. 
Chi colpisce?
Una razza particolarmente colpita sono gli Spaniels in cui si manifesta tra 1 4 mesi e i 10 anni. Si manifesta maggiormente nei cani maschi. Le altre razze che possono essere interessate sono: Cavaglier, Mastiff, Breton, Pastore Tedesco, Rottweiler, Labrador, Pointer e Terranova.




Come si diagnostica? 
Il primo segno è una zoppia dell’anteriore. Una attenta visita clinica ed un accurato esame radiografico permette in molti casi di fare una diagnosi corretta.
A volte il reperto è quello di una frattura di un condilo omerale.
Nei casi dubbi è necessario ricorrere alla TAC o all’artroscopia.
Molto consigliato è uno studio ai 5 mesi di screening per le malattie scheletriche dell’accrescimento in cui si indaga displasia del gomito e dell’anca.




Come si cura?

Nei casi di diagnosi senza dislocazione cioè senza frattura può essere opportuno fissare i due condili con una vite (dopo una corretta diagnosi confermata dalla TAC). Nei casi con frattura, la terapia segue i dettami per il trattamento delle fratture articolari.

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Calcinosi Circoscritta nel cane

La calcinosi circoscritta o calcinosis circumscripta fa parte di un gruppo di lesioni definite similneoplastiche, cioè che assomigliano a neoplasie o tumori. Queste neoformazioni si presentano come masse periarticolari solide di dimensioni variabili, solitamente a carico delle articolazioni distali (mani o piedi).
Queste masse solitamente non sono dolenti alla palpazione.
La calcinosi circoscritta è una sindrome caratterizzata dalla calcificazione ectopica dei tessuti molli periarticolari.
Clinicamente sono delle neoformazioni sottocutanee dure, ben circoscritte, solide e non dolenti, a volte possono causare una zoppia da lieve a modica perché possono comprimere le strutture vicine durante la fase di appoggio degli arti.
L’eziologia della calcinosi circoscritta è sconosciuta, esistono però alcune ipotesi: alcune chiamano in causa una calcificazione distrofica del derma necrotico in seguito a traumi cronici, altre un metabolismo errato di fosforo e calcio ed ancora origini di natura congenita o famigliare.



I cani più colpiti sono soggetti giovani di taglia grande o medio grande, si presenta spesso nel pastore tedesco.
Dal punto di vista istologico oltre al materiale si riscontrano macrofagi, linfociti e neutrofili. 
Le lesioni tendono ad autolimitarsi al momento della maturità scheletrica ma non hanno tendenza alla regressione, la terapia di elezione è l’asportazione chirurgica dell’intera massa.



Articolo a cura dello Staff della Clinica Veterinaria Borgarello
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Alternative alla Protesi nel Cane

Un argomento di estrema attualità e molto sentito dai proprietari dei cani con la Displasia dell'Anca è la necessità o meno di intervenire con una protesi totale d'anca.
Stiamo parlando di soggetti adulti o a termine accrescimento in cui tutte le altre opzioni terapeutiche sono andate perse o così sembra.
La mancanza di una strategia comune per la diagnosi precoce delle malattie ortopediche del cane porta spesso a creare confusione nel proprietari dei cuccioli sulle indagini da eseguire per valutare la crescita del cucciolo.
Le interferenze senza competenze scientifiche da parte del mondo degli allevatori, degli addestratori, educatori e quant'altro abbinata ad una classe veterinaria eterogenea in cui le competenze ortopediche non sono sempre attuali porta a ritrovarsi con dei cuccioloni o giovani adulti affetti oramai da displasia conclamata.



La lettura delle singole situazioni ortopediche e le decisioni sul percorso terapeutico non sono da sottovalutare e per il bene del cane vanno affrontate e condivise tra proprietario e veterinario ortopedico.
La scelta della giusta terapia, medica o chirurgica va affidata a veterinari che si occupano tutti i giorni di questi problemi: se voi aveste una gamba rotta a chi vi rivolgereste?
Alla luce di noi proprietari (ho una cagnona di nome Olimpia) l'unico aspetto importante è poter garantire una vita serena al nostro cane ma per ottenere questo a volte è necessario confrontarsi con tabù e paure.
Le frasi che ricorrono sono del tipo "vorrei curarlo ma l'intervento è doloroso..", "...ho paura dell'anestesia..", ".. mi hanno detto che devo tenerlo poi in gabbia per 40 giorni" eccetera, questo a fronte di proposte chirurgiche.
La scelta di intervenire chirurgicamente o meno va affrontata in armonia tra tutti gli attori interessati: proprietario, ortopedico, veterinario curante e se possibile il paziente.
Esistono alternative alla protesi totale d'anca nel cane?
A seconda di come interpretiamo la domanda la risposta può essere sia sì che nò, quello che fa la protesi non può farlo nient'altro, ma intesa come se il cane può vivere bene senza protesi la risposta può essere sì.
Dopo lunghi anni di professione sono giunto alla conclusione che ogni soggetto è unico come unico è il proprietario e il connubio tra di loro, e che per decisioni come quella della protesi è necessario ritagliarsi tutto il tempo necessario per la giusta scelta.
Esistono infinite possibilità di trattamento in alternativa o in attesa del momento migliore per intervenire, la fretta o la visione di un solo percorso non ritengo sia corretta.
Dal punto di vista puramente informativo le terapie a disposizione per il trattamento della displasia comprendono: fans, condroprotettori, laser terapia, PRP, fisioterapia, TECAR e varie combinazioni tra i principi.
Per le chirurgie si è limitati alla storica osteotomia della testa del femore, le protesi totali d'anca di modelli diversi e alcuni interventi palliativi come la pettinectomia o la denervazione della capsula articolare.
Spero con questo articolo di potere tutte le figure interessate ad una attenta riflessione e accurata analisi dei dati di fronte ad un cane con la displasia.
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Contrattura del Muscolo Gracile e Semitendinoso

La contrattura del complesso muscolare del gracile e del semitendinoso nel cane causa una zoppia al posteriore estremamente invalidante. Il cane cammina a passo d'oca o come dicono gli anglosassoni "golose stepping".
La contrattura provoca l'incapacità di estendere l'articolazione del ginocchio e del garretto in modo completo, osservando il cane sembra che cammini da seduto.
La zoppicatura è patognomonica : durante la fase di avanzamento dell'arto si nota un improvviso movimento di iperflessione con extrarotazione del garretto e intrarotazione del piede. Se la contrattura del complesso gracile-semitendinoso è bilaterale la sintomatologia sarà maggiormente evidente.
La diagnosi per chi ha già avuto modo di osservare la patologia è semplice, l'andatura è caratteristica e alla palpazione della parte posteriore della coscia si può apprezzare una tumefazione del ventre muscolare e un inspessimento della parte tendina collegata alla tibia.
Nei casi cronici si potrebbe rilevare allo studio radiografico la presenza di aree radiopache segno di metaplasia ossea o di calcificazioni isolate del tessuto muscolare.
La causa deve essere ricercata tra le ipotesi di un danno miogeno o neurogeno ai ventri muscolari, la più avvalorata sembra essere la natura miogena conseguente a lesioni traumatiche, iatrogene ed infiammatorie.
Qualunque sia lo stimolo iniziale si viene ad instaurare una necrosi delle fibre muscolari seguita da cicatrizzazione fibro-sclerotica e conseguente contrattura.
La contrattura del complesso muscolare del gracile e del semitendinoso nel cane è tipica del Pastore Tedesco, tendenzialmente maschio con un età compresa tra i due e gli undici anni. Si può anche riscontrare nel boxer, dobermann, san bernardo e pastore belga.

La terapia è essenzialmente di tipo chirurgico con un realese dell'attaccatura tendinea a livello della tibia, il risultato non è sempre soddisfacente perché nel medio periodo tende a riformarsi una bandella fibrotica.
Ultimamente abbiamo modificato la procedura chirurgica al fine di limitare il riformarsi della bandella fibrotica, l'utilizzo di fisioterapia e laserterapia post chirurgiche possono portare un beneficio.


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Algoritmo Displasia del Gomito

Il trattamento della displasia del gomito nel cane può essere riassunto in diversi algoritmi che andremo ad utilizzare sia per il cane in accrescimento con displasia che per il cane adulto affetto da artrosi conseguente alla displasia del gomito.
Iniziamo a parlare del paziente in accrescimento, il nostro amato cucciolo.
Il problema della displasia può iniziare a manifestarsi precocemente, anche prima dei quattro mesi, e non necessariamente compare una sintomatologia evidente come una zoppia. A volte l'unico segno è una lieve rotazione verso l'esterno dei piedi oppure un camminare con i gomiti all'infuori. 
Possiamo riconoscere tre tipi di lesioni:
- Mancata unione del processo anconeo: in quelle di primo grado il trattamento indicato è un ostectomia ulnare, in quelle di secondo grado un ostectomia associata ad un fissaggio con vite dell'anconeo e in quelle di terzo grado la rimozione dell'anconeo associata a volte con l'osteotomia.
- "Malattie della cartilagine" dette anche malattie del comparto mediale (FCP, OCD, malacia ...) richiedono un esplorazione articolare in artroscopia con asportazione dei frammenti fino ad arrivare alla coronoidectomia sub totale; in associazione può esserci l'osteotomia ulnare.
- Incongruità radio ulnare: generalmente viene utilizzata l'osteotomia ulnare a diversi livelli (secondo la gravita e l'età del cucciolo), nel caso di radio corto potrebbe trovare indicazione un intervento di allungamento dello stesso.
Alcune delle patologie descritte avranno comunque bisogno di un proseguimento di terapia multimodale per lunghi periodi.
Per conoscere i termini utilizzati ed approfondire le patologie si consiglia la lettura di: "La displasia del gomito nel cane" e gli articoli correlati.



Passiamo ora al paziente adulto/anziano con displasia del gomito e artrosi del gomito: il primo passo deve comprendere tutte le misure atte a limitare il dolore e l'evoluzione dell'artrosi, si utilizzano da soli o in associazione FANS, diete e integratori alimentari, esercizio fisico proporzionato alle lesioni, controllo attento del peso ed eventualmente la fisioterapia. 
Se nonostante tutto la sintomatologia dovesse persistere o peggiorare con dolore e zoppia è necessario attuare uno step successivo di terapie applicate con iniezione intraarticolare. I farmaci utilizzati possono essere Acido Ialuronico, Cortisone o PRP (il concentrato piastrinico)
La scelta deve essere attuata in base alla patologia sottostante e modulata per ogni paziente.
A questo punto se tutti i nostri sforzi sono stati vani e non producono un effetto duraturo è necessario prendere in considerazione le soluzioni chirurgiche: per la mancata unione del processo anconeo si andrà nella direzione di una sua rimozione eventualmente associata ad un'osteotomia ulnare, per tutte le altre patologie del complesso mediale (incongruenza, frammentazione del coronide, OCD) è necessario eseguire un'artroscopia e se ci sono le indicazioni associare il nuovo intervento di PAUL.
Questo intervento, proximal abducting ulnar osteotomy o osteotomia ulnare abducente prossimale, permette intervenendo sull'ulna del cane di spostare le forze sul lato sano del gomito.
Come ultima spiaggia, in cui tutto quello che abbiamo analizzato in precedenza non fosse sufficiente, per garantire una buona qualità di vita del nostro amico a quattro zampe, non ci resta che ricorrere all'artodesi aspettando che si sviluppino le protesi di gomito.

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Concentrato Piastrinico nel cane


Concentrato Piastrinico o PRP: una novità nel trattamento delle patologie articolari del cane.

Che cos’e’ il concentrato piastrinico?


Il concentrato piastrinico (PRP) è il prodotto ottenuto da un susseguirsi di centrifugazioni di sangue fresco intero trattato con anticoagulante. All’interno del PRP sono presenti concentrazioni di componenti attive quali le piastrine, i fattori della coagulazione e altre proteine plasmatiche ,pari a 4/5 volte quelle contenute nel sangue fresco. Queste molecole attive sono in grado di promuovere la guarigione di lesioni tendinee, legamentose e di patologie articolari come l’osteoartrite in modo naturale.



Quali sono le indicazioni terapeutiche?

-Patologie tendinee croniche e acute( tendiniti acute,croniche,tenopatie)

-Patologie articolari ( Instabilità della palla,displasia del gomito,OCD del gomito,rottura del legamento crociato,menisco)

-Condropatie ( incrementa la produzione di matrice extracellulare dei condrociti,acido ialuronico sinoviale,migliora il dolore e la funzione articolare nei pazienti colpiti da OA)

-Lesioni muscolari

-Lesioni cutanee croniche con tendenza alla guarigione scarsa o nulla

- Ulcere da decubito( GEL PIASTRINICO ottenuto dall’attivazione del concentrato piastrinico con trombina autologa e gluconato di calcio).

- Fistole circumanali

In che modo agisce il concentrato piastrinico?

Le piastrine contengono granuli ricchi fattori di crescita che una volta rilasciati nella sede di lesione hanno un ruolo fondamentale nella stimolazione della rigenerazione e nella guarigione dei tessuti sia molli sia duri (ossa), poiché stimolano attivamente le cellule contenute al’interno dell’articolazione (osteoblasti, condrociti e tenociti).
Attraverso l'iniezione del concentrato piastrinico si inserisce all’interno dell’articolazione colpita dalla patologia una grande quantità di fattori di crescita. L'obiettivo è quello di ridurre o eliminare dolore e infiammazione per recuperare la capacità funzionale evitando di dover intervenire chirurgicamente.

Quali sono i vantaggi dell’utilizzo del concentrato piastrinico?

Diversi studi hanno evidenziato come una singola iniezione di concentrato piastrinico possa diminuire in maniera significativa il grado di zoppia dei pazienti trattati.
L’utilizzo di questa tecnica risulta essere molto meno invasiva rispetto alla chirurgia e apporta dei buoni risultati in termini di riduzione del dolore e dell’infiammazione,che si possono tradurre in un miglioramento significativo della qualità di vita dei nostri animali. Si tratta quindi di un intervento molto ben tollerato oltre ad avere un tempo di preparazione e di applicazione brevi.
Inoltre essendo un trattamento di natura autologa il rischio di trasmissione di malattie infettive e di reazioni da parte del sistema immunitario è molto ridotto.


Come si esegue un’infiltrazione di concentrato piastrinico?

Il trattamento nel complesso ha una durata di un’ora circa.
Il primo passaggio consiste nel prelievo di una piccola quantità di sangue che verrà subito portato in laboratorio per la lavorazione. Contemporaneamente alla preparazione del PRP il cane viene preparato per l’infiltrazione: per effettuare l’iniezione occorre sedare il cane per evitare che si stressi o che possa percepire dolore durante l’iniezione. La sedazione è molto sicura e di brevissima durata.
Quando le lavorazioni del sangue saranno completate si potrà procedere con l’infiltrazione intrarticolare, che altro non è che una iniezione effettuata in maniera sterile all’interno dell’articolazione patologica.
A questo punto il nostro trattamento è finito e poco dopo il vostro amico a quattro zampe,potrà tornare a casa con voi.
Le uniche precauzioni che consigliamo dopo il trattamento sono una limitazione dell’esercizio fisico e il controllo periodico del peso.
Per ottenere il massimo dei risultati è molto importante non somministrare antiinfiammatori nei pazienti trattati con concentrato piastrinico poiché tali farmaci ne inibiscono l’azione e l’efficacia .
Non esistono invece controindicazioni all’utilizzo di condroprotettori e integratori( condroitina,curcuma,Perna canaliculus,acidi grassi omega 3).



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Displasia del Gomito nel Cane

La displasia del gomito è una sindrome caratterizzata da diverse patologie derivanti da un’alterazione nello sviluppo dell’articolazione omero-radio-ulnare che possono condurre ad un grave stato artrosico invalidante per il cane.
La displasia del gomito nel cane è una patologia ereditaria che colpisce i cani giovani ed è dovuta ad un’alterazione nell’accrescimento di radio ed ulna che, in questi casi, crescono a velocità diverse tra loro. Questo difetto di accrescimento è la causa di tutte quelle patologie che insieme vengono definite “displasia del gomito”. Con il passare degli anni l’articolazione va incontro a degenerazione e artrosi progressiva impedendo al cane l’utilizzo dell’arto.

Quali sono i fattori che possono influire sullo sviluppo di displasia del gomito?
- Genetica: esistono alcune razze in cui l’incidenza di questa patologia è più alta, come ad esempio il Bovaro del Bernese, il Rottweiler, il Pastore Tedesco, il Golden Retriever, il Labrador Retriever, il Chow Chow, il Terranova, il San Bernardo, l'Alano, il Cane Corso, il Cane Lupo Cecoslovacco, il Bracco Italiano, lo Spinone Italiano, il Pastore Belga e molte altre.
- Fattori ambientali: alimentazione scorretta e traumi.

Quali sono queste patologie?
- UAP mancata unione del processo anconeo: causata dalla presenza di un radio più lungo del normale che provoca una pressione sul condilo omerale e di conseguenza sul processo di accrescimento ulnare, impedendo la fusione del processo anconeo con il resto dell’ulna.
- FCP frammentazione processo coronoideo mediale: causata dalla presenza di un radio più corto rispetto al normale o ad un alterato sviluppo dell’incisura semilunare dell’ulnacon conseguente aumento del carico sul processo coronoideo mediale dell’ulna ancora in via di sviluppo. Causa dapprima una fessurazione e successivamente alla frammentazione vera e propria associata ad alterazioni articolari permanenti.
- OCD osteocondrite disseccante della troclea omerale: consiste nella degenerazione e nel distacco di un lembo cartilagineo della troclea omerale portando all'esposizione dell'osso subcondrale con notevole dolore e rapida comparsa di artrosi progressiva.

displasia-del-gomito

Quali sono i sintomi clinici?
Il sintomo clinico più evidente è una zoppia moderata-lieve e a volte intermittente dell'arto colpito. Spesso si presenta in cani molto giovani e tende a peggiorare col tempo fino ad inventare persistente ed invalidante.

Qual' è la terapia?
La terapia può variare in base alla patologia presente (UAP,FCP o OCD), alla sua gravità,alle condizioni cliniche del cane e alla sua età.

UAP, mancata unione del processo anconeo:
si può ricorrere ad una terapia medica o una terapia chirurgica in base alla gravità della patologia. La terapia medica può essere eseguita nei casi dubbi o lievi. Nei casi più gravi è consigliata la terapia chirurgica. Nei soggetti di giovane età nei quali viene effettuata una diagnosi precoce si può intervenire utilizzando una tecnica chiamata osteotomia ulnare biobliqua, con la quale viene tagliata in modo particolare l'ulna in modo da riallinearne la superficie articolare con quella del radio. Nei casi più gravi, in cui non è possibile utilizzare da solo questo intervento si ricorre alla contemporanea fissazione del moncone osseo con una vite. Solo molto raramente è necessario rimuovere il frammento non saldato, mobile e degenerato del processo anconeo dell’ulna.

- FCP, frammentazione del processo coronoideo mediale:
nei soggetti giovani e in assenza di artrosi è possibile utilizzare una tecnica chirurgica chiamata ostectomia ulnare distale (DUO), con lo scopo di ristabilire la congruenza articolare tra radio e ulna. Al contrario nei soggetto in cui il processo coronoideo sia già frammentato è necessario intervenire con la DUO associata alla rimozione dei frammenti cartilaginei articolari per via artroscopica o tramite una miniartrotomia. In questi soggetti la prognosi sarà più sfavorevole perché alcune lesioni si sono già instaurate.

Nei soggetti più anziani, o nei soggetti con grave artrosi questi trattamenti chirurgici "preventivi" non sono sufficienti ed è necessario ricorrere ad una tecnica chirurgica innovativa chiamata PAUL (Proximal Abducting ULnar Osteotomy) che permette di spostare il carico dalla parte lesionata del gomito a quella sana creando una ridistribuzione delle pressioni sull’articolazione.
La Clinica Veterinaria Borgarello è abilitata all’esecuzione di questa tecnica brevettata.

OCD, osteocondrite disseccante della troclea omerale:
in questo caso la terapia è chirurgica e consiste nell’asportazione del flap di cartilagine staccato per via artroscopica o con una mini artrotomia. Nei soggetti adulti in cui viene diagnosticata una forma grave ,associata ad alterazioni del comparto mediale dell’articolazione ,il trattamento artroscopico deve associato ad una PAUL proximal Abducting Ulnare Osteotomy.

In alcuni casi di displasia del gomito è possibile utilizzare delle terapie mediche innovative come la le infiltrazioni di concentrato piastrinico che ci permettono di ottenere ottimi risultati clinici.

Come posso prevenire la displasia del gomito nel mio cucciolo?
Una diagnosi precoce, a 4-5 mesi di età, permette di diagnosticare la patologia sul nascere e di intervenire per correggere lo sviluppo articolare in modo da impedire l’instaurarsi della displasia del gomito nel cucciolo.
Consigliamo sempre di sottoporre il cucciolo tra i 4 mesi e mezzo e i cinque mesi ad uno studio radiografico approfondito, che viene condotto in anestesia leggera, per poter valutare la conformazione dell’articolazione e, qualora fosse necessario, per instaurare un piano terapeutico personalizzato. 

chirurgia-ulna


Qual è la differenza tra le radiografie preventive e le radiografie ufficiali?
Le radiografie preventive devono essere effettuate in età precoce (4-5 mesi di età) e servono a valutare la conformazione articolare del cucciolo e quindi a prevedere lo sviluppo di patologie scheletriche future. Permettono al veterinario ortopedico di intervenire prima che queste patologie si sviluppino e che causino sofferenze al cane.

Le radiografie ufficiali vengono effettuate ad accrescimento compiuto ( 12, 15 o 18 mesi in base alla razza) al fine del rilascio di una certificazione ufficiale per l’esenzione dalla displasia del gomito e da altre patologie scheletriche di accrescimento. La nostra struttura è abilitata all’esecuzione delle radiografie ufficiali dalle due centrali di lettura: FSA e Ce.Le.MaSche.

Presso la Clinica Veterinaria Borgarello affrontiamo la displasia dell’anca e del gomito a qualunque stadio: partendo dalla diagnosi precoce fino alla gestione dei casi più complessi, applicando con competenza sia le tecniche tradizionali sia quelle all’avanguardia, PAUL compresa.
Per noi ogni paziente è unico, e studiamo la soluzione migliore per garantire il suo benessere. 

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Artrosi nel Gatto Anziano

L’osteoartrosi è una patologia che colpisce spesso gli animali anziani ma che nel gatto è molto sottovalutata. Le articolazioni più colpite da artrosi nel gatto anziano sono anca, gomito, ginocchio, tarso e alcuni tratti della colonna vertebrale, in particolare quello tra la settima-decima vertebra toracica e il tratto lombosacrale.

Il proprietario di un gatto colpito da osteoartrosi può osservare alterazioni comportamentali dovute ai problemi deambulatori causati da questa patologia ed è molto importante in questi casi che riporti questi cambiamenti al veterinario.
artrosi gatto anziano

Quali sono le cause?
Possiamo classificare l’osteoartrosi in primaria e secondaria. L’artrosi primaria nella maggior parte dei casi è di tipo idiopatico, ovvero senza un fattore scatenante evidenziabile. Tra le forme primarie esistono anche delle patologie genetiche causa di osteoartrosi come l’osteocondrodisplasia del gatto di razza Scottish Fold, caratterizzata  da deformità ossee , e la patologia da accumulo di mucopolissaccaridi ,tipica del gatto Siamese e di alcune razze a pelo corto, che porta a deformità dei corpi vertebrali, degenerazione delle faccette articolari delle vertebra, displasia dell’anca e nel tempo ad artrosi.
Le forme secondarie possono avere cause diverse come patologie congenite, infettive, infiammatorie, nutrizionali, immunomediate, traumi e ,tra le più importanti ma poco tenuta in considerazione nel gatto, la displasia dell’anca.

Qual’è la terapia?
Il nostro obiettivo è quello di migliorare la qualità di vita dei gatti colpiti rallentando la progressione dell’artrosi ed eliminando il dolore dovuto ad essa.
Quali sono quindi le opzioni terapeutiche che possiamo intraprendere?

Nel cane si utilizza spesso un protocollo terapeutico basato sull’utilizzo si antinfiammatori non steroidei (FANS) . Anche nel gatto è possibile utilizzare questi farmaci ma, a differenza del cane, bisogna fare più attenzione ed utilizzare solo farmaci registrati per questa specie ai dosaggi minimi efficaci, alternando periodi di somministrazione di FANS a periodi di sospensione. 
Infatti il gatto ha una ridotta capacità di metabolizzazione dei FANS a livello epatico e quindi va più facilmente incontro a tossicità. La terapia con FANS dovrà essere portata avanti per tutta la vita del gatto, eventualmente modificando più volte i dosaggi e i cicli di somministrazione finché non si raggiungerà un risultato ottimale.
Un’altra possibilità è quella di utilizzare antinfiammatori steroidei (corticosteroidi) anche se nel gatto l’utilizzo di questi farmaci per l’artrosi è molto controverso poiché si è visto che l’utilizzo a dosaggi elevati o per lunghi periodi di tempo può causare una degenerazione della cartilagine articolare. Tuttavia sono stati ottenuti buoni risultati con diminuzione della sintomatologia utilizzando corticosteroidi a bassi dosaggi per brevi periodi.
artrosi gatto anziano

Negli ultimi anni sono stati introdotti in commercio alcuni integratori alimentari contenenti condroprotettori, ovvero sostanze che favoriscono la protezione e la rigenerazione delle cartilagini articolari, formulati appositamente per il gatto che possono essere associati ai farmaci tradizionali e non hanno controindicazioni.
Esistono altre due opzioni da poter intraprendere per la terapia dell’artrosi nei gatti anziani. La prima è la fisioterapia, che però nel gatto è poco utilizzata.
La seconda opzione è l’utilizzo della laser terapia, che ha dato ottimi risultati e non ha controindicazioni.
Presso la Clinica Veterinaria Borgarello abbiamo studiato e attuato una serie di protocolli per l’utilizzo della laser terapia nei gatti affetti da artrosi.

Per ottenere dei risultati migliori è molto importante attuare delle variazioni gestionali per migliorare la vita del gatto affetto da artrosi e in generale dei gatti anziani. I nostri veterinari potranno consigliarti quali modifiche intraprendere per rendere l’ambiente più adatto al vostro gatto anziano.

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Ostectomia Testa Del Femore

L’ostectomia della testa e del collo femorale é una tecniche di trattamento più utilizzate per  le condizioni che provocano dolore a livello dell’articolazione coxo-femorale quali displasia dell’anca, artrosi, lussazioni, sublussazioni, necrosi asettica…
L’intervento è in voga da più di mezzo secolo, e viene effettuato sia sui cani sia sui gatti.
Sebbene non esistano dati precisi riguardanti la frequenza con cui viene eseguita l’ostectomia della testa del femore, si pensa comunque che sia uno degli interventi più proposti dalle strutture veterinarie per la soluzione dei problemi di dolore/artrosi a livello dell’articolazione coxo femorale, soprattutto nei casi in cui non si possa proporre o attuare una protesi totale d’anca.
Dopo la chirurgia di ostectomia del collo e della testa femorale si verifica spesso una riduzione del normale range funzionale dell’articolazione, ma generalmente il giudizio dei proprietari è di soddisfazione per il risultato ottenuto.
Contrariamente alla gran mole di dati esistenti sull’efficacia di altre procedure (protesi, trattamento del legamento crociato etc..), per questa tecnica non esistono  molti dati di ricerca sulla funzionalità post chirurgica e sul follow-up a lungo termine.
Bisogna considerare che il follow-up di questo intervento è molto spesso legato all’abilità del Medico Veterinario che esegue la chirurgia, esperienza e tecnica accurata garantiscono infatti migliori risultati, ad una corretta selezione del paziente e ad una corretta riabilitazione post chirurgica.
L’asportazione completa di testa e collo femorale, con interposizione o meno di muscolo, è alla base della riuscita della chirurgia.
Esistono alcuni studi che comparano l’utilizzo di diverse tecniche di taglio, ma per una corretta valutazione bisognerebbe approfondire la conoscenza sulle variabili oggettive che influiscono sul successo delle procedure: tecnica chirurgica, abilità dell’operatore, fattori legati al paziente, fisioterapia post chirurgica etc.


In linea generale possiamo dire che in pazienti cani di piccole dimensioni e nei gatti non esistono particolari controindicazioni; man mano che aumenta la taglia del soggetto questa tecnica va però proposta con maggiore attenzione.
Probabilmente questa tecnica rimarrà largamente diffusa ed applicata anche in futuro, perché esistono molti casi in cui non è possibile, per motivi diversi, ricorrere ad una protesi totale d’anca.
L’esperienza della nostra struttura sull’intervento di ostectomia della testa del femore ricalca quanto esposto. Il risultato clinico è giudicato molto buono dal proprietario, la qualità di vita del paziente migliora notevolmente e la ripresa è generalmente rapida.
Alla visita clinica si nota una riduzione del “range of motion”, cioè dell’angolo di escursione dell’articolazione coxo –emorale, ma la funzionalità dell’arto rimane comunque molto buona e non si evidenzia il dolore presente prima della chirurgia.
Alla base del successo di questa terapia, che rappresenta sempre seconda scelta rispetto alla protesi totale d’anca, rimane comunque un’attenta valutazione di tutti i fattori prognostici legati al paziente e al suo habitat di vita.


Nelle immagini potete vedere la situazione prima e dopo la chirurgia su un paziente in cui non era eseguibile la protesi totale d’anca. Tecnicamente si può notare la completa asportazione di collo e testa femorale, condizione alla base per una precoce ripresa e un buon outcome.
Se volete approfondire l'argomento displasia cliccate sul link: articoli displasia anca cane.
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Discospondilite nel cane e gatto

La discospondilite è un’infezione dei dischi intervertebrali, associata a concomitante osteomielite delle placche terminali e dei corpi vertebrali contigui. Se l’infezione è confinata al solo corpo vertebrale si parla di osteomielite o spondilite.
discospondilite-cane
Nella maggior parte dei cani e dei gatti con discospondilite non è possibile individuare fenomeni predisponenti o causali. Si ritiene che i microorganismi raggiungano il focolaio d’infezione prevalentemente per via ematogena¸ cioè trasportati dal sangue; in pochi altri casi l’infezione si estende invece da un focolaio settico contiguo oppure grazie ad un corpo estraneo migrante entrato nell’organismo dalle vie respiratorie. Infezioni delle vie urinarie, dermatiti, endocarditi batteriche, prostatiti, patologie del cavo orale e orchiti, vale a dire infezioni dei testicoli, possono fungere da sedi primarie d‘infezione, esitando in batteriemia e disseminazione di batteri attraverso il sangue fino alle vertebre. I microorganismi isolati con maggior frequenza sono Stafilococchi, Brucella canis, Nocardia, Streptococcuscanis, Corynebacteriumdiphteroidese vari funghi, soprattutto del genere Aspergillus.
Nella maggior parte dei casi la discospondilite si presenta in animali di media o grossa taglia,soprattutto Pastore tedesco e Labrador, senza predisposizioni di età. La diagnosi di questa patologia è molto raranel gatto. I maschi sono coinvolti più spesso delle femmine in entrambe le specie animali.
Di solito l’infezione progredisce lentamente, nell’arco di settimane o mesi, anche se la presentazione è generalmente acuta. Spesso l’animale manifesta dolorecrescente; a volte, quando le lesioni sono particolarmente gravi, possono addirittura verificarsi fratture vertebrali oppure ernie discali secondarie all’alterazione della struttura ossea delle vertebre colpite dall’infezione.
Il più comune motivo di presentazione dell’animale alla visita è il dolore spinale, e la palpazione della regione della colonna vertebrale interessata dal processo patologico spesso consente di localizzare la lesione. Nel 30% circa dei cani colpiti sono anche presenti sintomi sistemici quali febbre, riduzione dell’appetito, depressione e perdita di peso. In alcuni casi si può osservare una poliartrite secondaria, cosiddetta “reattiva “, che causa un’andatura rigida ed innaturale.
I segni clinici neurologici sono poco comuni ma, quando presenti, dipendono dalla gravità del processo settico e dal verificarsi di un’eventuale compressione midollare. E’ probabile che eventuali manifestazioni neurologiche derivino da una compressione del midollo spinale da parte di proliferazioni ossee, dalla presenza di tessuto di granulazione e tessuto connettivo fibroso nella sede dell’infezione oppure da una sublussazione vertebrale o da un’infiammazione che si estende dall’osso sottostante alle meningi e alle strutture midollari.
I segni neurologici dipendono dalla localizzazione della lesione, ed più comuni sono atassia, cioè andatura incoordinata, paresi o paralisi, vale a dire perdita parziale o totale dell’attività motoria degli arti.
Il coinvolgimento delle strutture nervose da parte dell’infezione è comunque estremamente rara, tranne che negli animali con discospondilite secondaria a migrazione di corpo estraneo. In questi casi sono però normalmente presenti anche altri segni di contaminazione quali piotorace, cioè raccolte di pus nella cavità toracica, tragitti fistolosi, ascessi ed aumento di volume dei linfonodi.
Si può sospettare una discospondilite già dopo la visita clinica, cercando conferma con l’esame radiografico del tratto di colonna che si pensa sia interessato. Le lesioni sono visibili a partire dalla seconda-quarta settimana dall’insorgenza dell’infezione. Le alterazioni radiografiche si rilevano normalmente a livello delle strutture ventrali delle vertebre colpite e sono rappresentate da erosioni della placca terminale, lisi focale di una o di entrambe le placche terminali vertebrali, collasso dello spazio discale, alterazioni ossee proliferative e sclerosi a livello dei margini della perdita ossea.
Le sedi più comunemente interessate sono il tratto toracico medio, cervicale caudale, toracolombare e lombosacrale della colonna vertebrale. La discospondilite coinvolge spesso più di uno spazio discale, per cui si consiglia l’esecuzione di radiografie dell’intera colonna vertebrale.

discospondilite

Il trattamento iniziale della discospondilite consiste nella somministrazione di antibiotici, FANS (farmaci antiinfiammatori non steroidei) e nel riposo assoluto, che consente di ridurre al minimo il dolore ed abbassa le probabilità che si verifichino fratture patologiche o lussazioni.
Nella nostra Struttura ci avvaliamo anche della laserterapia, una tecnologia innovativa, totalmente indolore e priva di effetti collaterali che stimola la rigenerazione tissutale, riducendo i tempi e le dosi dei farmaci.
La terapia antibiotica deve continuare per via orale per almeno 8 settimane, fino a sei mesi se necessario. La scelta dell’antibiotico dovrebbe essere basata sui risultati di colture su sangue, urine o su materiale prelevato a livello dello spazio interdiscale interessato. Quest’ultima modalità, che in via teorica sarebbe la più affidabile, viene però riservata ai casi refrattari alla terapia impostata per via empirica, poiché il prelievo di materiale deve essere effettuato in anestesia generale, dopo preparazione sterile della parte e mediante fluoroscopia o sotto guida tac.
La maggior parte dei cani mostra un miglioramento clinico molto rapido entro la prima settimana.
Gli animali che peggiorano o che non migliorano dopo alcuni giorni vanno invece sottoposti ad ulteriori valutazioni.
In alcuni cani e gatti con grave paresi o paralisi la terapia medica conservativa potrebbe non essere sufficiente; in questi casi occorre prendere in considerazione l’analisi del liquor o la risonanza magnetica per escludere una meningite e determinare la presenza ed il grado di compressione midollare.
Se a distanza di 5-10 giorni dall’inizio dell’antibioticoterapia dovessero essere ancora presenti gravi deficit neurologici e la risonanza rivelasse una grave compressione midollare, potrebbe essere necessario intervenire chirurgicamente per decomprimere la lesione, prelevare materiale da destinare agli esami colturali e stabilizzare la parte.
Quando la discospondilite è secondaria alla migrazione di corpi estranei quali ariste di graminacee, la soluzione ideale è la rimozione chirurgica del materiale seguita dal trattamento antibiotico.
Durante la terapia per la discospondilite, l’animale deve essere rivalutato clinicamente e radiograficamente almeno ogni due o tre settimane per stabilire l’andamento della patologia ed impostare man mano la durata ed il dosaggio della terapia antibiotica.
A meno che le lesioni siano fungine, siano multiple oppure siano presenti fratture o lussazioni vertebrali, la prognosi è generalmente buona, poiché con il tempo il processo litico dovrebbe risolversi e le vertebre colpite dovrebbero fondersi.
Il “mal di schiena” non è mai da sottovalutare: se il tuo amico manifesta dolore, zoppia, “andamento rigido” non esitare a contattarci..In molti casi “prendere in tempo” una patologia così debilitante consente di ridurre la durata della terapia, migliorare la prognosi e, soprattutto, evitare inutili sofferenze al tuo animale!
Articolo a cura dello staff della Clinica Borgarello.
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