La Malattia Valvolare Mitralica Cronica

La malattia valvolare mitralica cronica, conseguente a degenerazione mixomatosa, è una delle patologie cardiovascolari più frequenti nella pratica clinica, il cui esito, se non adeguatamente controllata, è l’insufficienza cardiaca congestizia.
Questa patologia si presenta con maggiore frequenza in alcune razze di piccola taglia e in età avanzata, come ad esempio il Cavalier King Charles , per il quale è riportata una prevalenza del 100% negli animali di età superiore a 10 anni, o il Bassotto , ma può interessare soggetti di taglia diversa.
malattia valvolare mitralica cronica
L’importanza del monitoraggio del paziente con insufficienza mitralica prima che avvenga lo scompenso e compaia la sintomatologia, attraverso diversi marker che attualmente vengono impiegati per comprendere la progressione della malattia: tra questi il VHS , la frequenza cardiaca valutata nei 5 minuti, il rapporto tra vena e arteria polmonare destra, l’ampiezza dell’onda E e il suo rapporto con l’ampiezza dell’onda A, nonché il BNP.
Fondamentale è la comprensione da parte del proprietario nel mettere sotto terapia un cane con cardiomegalia anche se apparentemente asintomatico, e dall’osservazione a casa di alcuni segnali ( ad esempio sforzo fisico, la respirazione durante il sonno e l’appetito) che possono essere indicativi della progressione della malattia, ma che spesso il proprietario stesso tende a sottovalutare .
Importante anche l’utilizzo di una dieta alimentare adeguata povera di sodio e l’utilizzo di integratori per il muscolo cardiaco ( omega 3 ).
Il trattamento dietetico è una parte fondamentale della terapia. Lo scopo principale di una dieta per cani con insufficienza cardiaca è quello di ridurre il lavoro del cuore, andando però a coprire le esigenze nutritive dell’animale.
Per fare ciò dobbiamo:
  • ridurre il carico di lavoro dei reni, diminuendo i cataboliti delle proteine
  • assicurare un apporto calorico adeguato per prevenire fenomeni di obesità
  • fare in modo di apportare poco sodio nella dieta, per evitare fenomeni di accumulo; al tempo stesso però è necessario fornire una dieta con pH acido per favorire l’escrezione di sodio
  • integrare con vitamine del gruppo B, che vanno perse durante diuresi
  • prevenire il deficit di potassio, che può essere causato dalla somministrazione di diuretici
  • ridurre lo stress metabolico del fegato, riducendo la gluconeogenesi
Il principale obbiettivo da perseguire è la limitazione del sodio. Infatti studi sperimentali hanno evidenziato una stretta correlazione tra una ridotta escrezione di sodio a livello renale e l’instaurarsi di patologie cardiache.
Il passaggio tra una dieta con un apporto di sodio normale o eccessivo ad una dieta con apporto di sodio limitato deve essere fatta per gradi, dando così la possibilità all’animale di abituarsi. Con la limitazione del sodio nei soggetti che hanno già manifestato sintomatologia edematosa ed ascitica, si ha un miglioramento pronto, perché viene a cessare la ritenzione di sodio e di acqua, che vengono così escreti dai reni. Infatti l’acqua segue il percorso del sodio sia dentro che fuori dall’organismo. La limitazione del sodio è però controindicata negli animali disidratati, debilitati, cachettici, con diarrea cronica e femmine in gravidanza.
Mentre si pratica una dieta iposodica si deve fare molta attenzione che altri elettroliti come calcio e soprattutto il potassio siano presenti nella dieta in quantità adeguate, per poter garantire una omeostasi corretta.
Le proteine somministrate ad animali con problemi cardiaci devono essere di elevata qualità e di estrema digeribilità, in poche parole di elevato valore biologico, in maniera che il fegato possa produrre poche scorie azotate e i reni possano lavorare in maniera “leggera”.  E’ quindi necessaria la somministrazione di alimenti altamente digeribili suddivisi in piccole quote
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