mercoledì 13 febbraio 2019

La Muta





La Muta



Durante i cambi di stagione i nostri animali sono soggetti ad una maggiore perdita di pelo. La primavera e l’autunno sono le stagioni in cui assistiamo a questo evento fisiologico in quanto il mantello “vecchio” si rigenera a favore di uno più adatto alla situazione climatica imminente: in primavera il nostro animale avrà un manto corto e poco folto e in inverno un manto fitto e folto.
Tale processo viene notevolmente accelerato dalla luce del sole; al contrario, la luce artificiale determina il prolungarsi del processo. Per questo motivo occorre rendere accessibili gli spazi esterni (giardino, terrazzo, balcone).
I peli sono costituiti da filamenti di cheratina e sono annessi alle ghiandole sebacee che producono sebo, una sostanza con azione impermeabilizzante.
I peli assolvono a numerose funzioni:

  • Regolano la temperatura corporea
  • Permettono di comunicare gli stati emotivi attraverso la pilo erezione

       Rappresentano organi tattili (vibrisse)

I peli sottostanno ad una ciclicità che prevede la nascita, la crescita e la caduta durante la muta. Come gli animali selvatici, anche gli animali domestici hanno un mantello adatto all’estate e uno adatto all’inverno. I cani hanno un mantello costituito da un doppio strato: quello di copertura, più superficiale, che fornisce protezione e il sottopelo che costituisce uno strato lanuginoso con la funzione di fornire isolamento termico. Il sottopelo non è presente in tutte le razze. I cuccioli hanno notoriamente un mantello più morbido perché costituito solamente da sottopelo.
La muta varia per intensità e per durata a seconda della razza e dello stile di vita. In ogni caso i peli non cadono tutti contemporaneamente,ma progressivamente dalla parte caudale dell’animale verso la parte craniale. Il fattore principale che determina l’inizio della muta è il fotoperiodo, ovvero la durata delle ore di luce rispetto a quelle di buio. In primavera, l’allungamento delle giornate scatena l’inizio della muta ed ecco spiegato perché un cane che vive in giardino subirà una muta più regolare e breve rispetto ad un cane che vive in appartamento con luci artificiali. In quest’ultimo caso, i peli vengono persi durante tutto l’arco dell’anno, con due periodi in cui il fenomeno è più accentuato. La variazione di temperatura incide soprattutto sulla densità e sulla velocità di rinnovamento del pelo, ma non è il fattore che innesca la muta. Con l’arrivo dell’autunno diventa fondamentale la spazzolatura per aiutare il turn over del mantello. Nel caso del pelo raso è sufficiente una spazzolatura due volte a settimana. Nel caso del pelo corto si consiglia di spazzolare ogni due giorni. In entrambi i casi si consiglia un primo passaggio con un cardatore per staccare i peli, le cellule desquamate e per sfoltire la lanugine del sottopelo, per poi eseguire un secondo passaggio con una spazzola di setole nella direzione di crescita dei peli. Spazzolature quotidiane sono d’aiuto per i mantelli lunghi. Le operazioni di spazzolatura devono essere eseguite partendo dalla testa per arrivare fino alla coda, seguendo la direzione di crescita dei peli per evitare di stressare i bulbi piliferi.
La spazzola deve permettere di sciogliere i nodi in modo delicato evitando di far male all’animale. Se prova dolore durante questa manualità, sarà restio in futuro ad accettarla nuovamente quindi evitiamo qualunque genere di trauma e facciamogli associare questa esperienza ad una bella ricompensa durante e dopo la manualità (gioco, snack, lodi da parte del proprietario).
Sul mercato esistono spazzole per ogni mantello.
Come alternativa ci si può rivolgere a toelettatori professionisti per avere un trattamento specializzato, indispensabile per alcune razze. I gatti mostrano una meticolosa tendenza all’igiene, infatti passano più della metà della loro giornata a toelettarsi. Mentre lo fanno, ingeriscono costantemente peli che formano boli di varie dimensioni nel tratto gastroenterico. Potrebbero verificarsi ripercussioni dalla più lieve all’emergenza medica. Si tratta di tosse, vomito, stipsi e, nella peggiore delle ipotesi, segni da occlusione e blocco intestinale. 
I proprietari di gatti che vivono in appartamento dovrebbero: 1. spazzolare il proprio animale regolarmente; 2. lasciare a disposizione l’erba gatta che facilita, tramite l’induzione al vomito, l’espulsione di boli di pelo; 3. utilizzare con continuità paste al malto, alimenti complementari che hanno azione lubrificante per favorire la progressione e l’espulsione dei boli di pelo.
 Associando questi tre accorgimenti si ottengono ottimi risultati, riducendo drasticamente gli inconvenienti inevitabilmente generati dall’ingestione di pelo!

Se la muta è eccessivamente lunga/intensa, se non avviene in maniera omogenea (aree di alopecia) oppure se il pelo appare spento, fragile, spezzato, allora questo potrebbe esulare dalla fisiologica muta stagionale ed essere il campanello d’allarme di qualche problematica. 
Il medico veterinario inquadrerà la natura di questo fenomeno che potrebbe essere alimentare, parassitaria, micotica, dermatologica, metabolica o comportamentale.
 In situazioni fisiologiche o patologiche, un supporto nutrizionale formulato per aiutare la crescita del manto è da valutare, rivolgendosi ad un veterinario nutrizionista che, in base al soggetto, integrerà alla dieta: acidi grassi omega3-omega6, vitamine del gruppo B,E,A, minerali come zinco o amminoacidi solforati.



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martedì 5 febbraio 2019

Perchè L'Anestesia Generale Nelle Procedure Odontoiatriche?

Molto spesso nel lavoro di tutti i giorni ci vengono raccontate esperienze di “pulizia dei denti” senza anestesia eseguita da non addetti ai lavori o ci viene chiesto se è proprio necessario “addormentare” il paziente per la detartrasi. Qui di seguito il documento ufficiale redatto dalla EVDS (European Veterinary Dental Society) per spiegare i motivi di una profilassi dentale professionale e accurata fatta da mani esperte (un veterinario!): il nostro lavoro segue questo credo.


Chiarimenti sulle “Procedure odontoiatriche senza anestesia” per cani e gatti (EVDS):
Le malattie orali (tra cui anche le malattie dentali e parodontali) sono certamente da considerarsi fra i problemi medici più comuni e importanti per gli animali da compagnia nel Regno Unito e in Europa. Un trattamento efficace di tali malattie costituisce una parte importante nel mantenimento della salute generale degli animali. L’esame parodontale e una detartrasi professionale (ablazione di placca e tartaro, e lucidatura) sono elementi essenziali del trattamento. La zona più importante da esaminare e pulire in modo efficace è il solco gengivale o tasca paradontale. Con questi termini si identifica l’area al di sotto della gengiva che circonda il dente. I delicati tessuti parodontali che connettono il dente all’osso possono essere facilmente danneggiati. Ciò può causare dolore e la perdita del dente. La rimozione della placca e del tartaro richiede l’uso di strumenti affilati e/o di ablatori a ultrasuoni raffreddati da getti d’acqua. Piccoli movimenti incontrollati della testa dell'animale durante queste procedure possono facilmente determinare lesioni alle strutture parodontali. Inoltre, la pulizia al di sotto della gengiva è generalmente fastidiosa. Nell’uomo è possibile eseguire la detartrasi senza anestesia, poiché I pazienti umani cooperano volontariamente. Gli animali da compagnia non anestetizzati, invece, in genere non stanno fermi mentre sono sottoposti al trattamento. Rimuovere semplicemente la placca e il tartaro visibile al di sopra della gengiva non è efficace o utile per trattare la malattia paradontale. Questa prassi migliora semplicemente l’aspetto dei denti, creando una falsa impressione di sicurezza nei proprietari degli animali e ciò può avere un risvolto negativo, facendo rimandare un trattamento corretto che può essere realizzato solo da un professionista veterinario. Molti problemi orali possono essere diagnosticati solo nel corso di un esame completo effettuato in anestesia generale poiché vi sono aree della bocca che semplicemente non possono essere esaminate senza anestesia. Per esempio, certi tumori orali nelle prime fasi di sviluppo possono essere individuati solo se l’animale è sotto l’effetto di anestetici. Un ritardo nella diagnosi di questi problemi può tradursi in una maggiore difficoltà di trattamento o addirittura nell’impossibilità di cura. Inoltre molte malattie orali possono essere diagnosticate soltanto mediante esame radiografico, che può essere eseguito solo nell’animale anestetizzato. Le moderne procedure anestesiologiche, associate ad assistenza e monitoraggio appropriati, comportano livelli di rischio molto modesti. Si può affermare quindi che i benefici di un trattamento dentale correttamente eseguito sono di gran lunga maggiori dei rischi che l’anestesia comporta. La pratica dell’intubazione – in cui un tubo porta i gas anestetici direttamente nella trachea - protegge il paziente dal rischio d’inalazione di frammenti di tartaro o dall’aerosol ricco di batteri che si crea nel corso del trattamento.


Riassumendo, “le procedure odontoiatriche senza anestesia”:
  • non consentono di eseguire un esame completo del cavo orale, impedendo o ritardando la formulazione di diagnosi che potrebbero essere d’importanza vitale;
  • non permettono una pulizia completa ed efficace delle aree più importanti, vale a dire quelle sottogengivali;
  • possono facilmente causare danni ai tessuti che circondano i denti;
  • possono causare disagio e dolore all’animale;
  • possono indurre i clienti a rimandare la richiesta di un trattamento corretto ed efficace; 
  • se attuate sotto l’etichetta di “Trattamento Odontoiatrico”, possono essere considerate ingannevoli; salvo che i proprietari degli animali siano informati della natura inadeguata e potenzialmente rischiosa della procedura.
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mercoledì 30 gennaio 2019

Alterazioni Comportamentali Legate Al Dolore

Spesso osserviamo nei nostri animali domestici alterazioni comportamentali improvvise o graduali che non sappiamo spiegarci.

Il dolore, definito dall’International Association for the Study of Pain (IASP) come “un’esperienza sensoriale ed emozionale spiacevole associata ad un danno tissutale..”, spesso è causa di alterazioni comportamentali “inspiegabili”.

Le nuove teorie sul dolore prendono in considerazione l’organismo animale (mente+corpo) come un’unica entità e tengono conto oltre che dell’aspetto “fisico” dello stimolo dolorifico anche dell’interpretazione emozionale dell’esperienza dolorosa, ovvero come l’animale interpreta e affronta il dolore.


Un comportamento viene definito patologico quando l’animale perde la capacità di adattare le sue risposte agli stimoli ambientali. Questa capacità viene definita plasticità comportamentale ed è legata alla capacità delle aree cognitive del cervello di governare gli stati emozionali. Il dolore può andare ad alterare l’assetto emozionale del nostro amico a quattro zampe e di conseguenza minore sarà la sua plasticità comportamentale, minore sarà la capacità di risposta adeguata in presenza dello stimolo dolorifico.

Un’altra componente molto importante da tenere in considerazione è la memoria. I nostri animali sono in grado di ricordare le esperienze negative e in quale contesto sono avvenute (come ad esempio essere portato in un Ambulatorio Veterinario in un momento in cui stava male e aver subito delle iniezioni). Spesso se l’esperienza negativa si ripete i soggetti più paurosi o con meno capacità di adattamento possono sviluppare comportamenti di sensibilizzazione (aumento progressivo delle risposte di paura) e di anticipazione emozionale (generalizzazione degli stimoli come ad esempio l’atto di salire in macchina).

Gli studi degli ultimi anni hanno evidenziato come uno stato dolorifico cronico possa portare ad una riduzione della sostanza grigia della neocorteccia e di conseguenza possa favorire l’instaurarsi di patologie comportamentali.

Le patologie comportamentali che si possono riscontrare con maggiore frequenza sono la depressione acuta (legata spesso a traumi), la depressione cronica ( che può evolvere in perdita della capacità di apprendimento e alterazioni dei processi cognitivi), l’aggressività legata ad una patologia organica (infiammazione, neoplasie, malattie endocrine ecc) e la sindrome reattiva degli stati algici che si differenzia dalla precedente poiché in questo caso l’aggressività progredisce nel tempo (ad esempio si può passare dal ringhio al morso) e può progredire con l’instaurarsi di una vera e propria fobia sociale.

In tutti questi casi il consiglio è di contattare il vostro Medico Veterinario di fiducia che insieme ad un Medico Veterinario Esperto in Comportamento potrà valutare la situazione specifica e studiare un protocollo terapeutico personalizzato.

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martedì 8 gennaio 2019

Cimurro nel Cane

Il cimurro del cane è una malattia estremamente contagiosa causata dal virus del cimurro canino.

Il virus è strettamente imparentato con quello che causa il morbillo, ma la malattia non si trasmette all’uomo.

Nonostante non presenti più la diffusione di una volta grazie alla maggiore diffusione delle vaccinazioni, il cimurro rappresenta comunque una patologia infiammatoria del sistema nervoso centrale piuttosto diffusa. La malattia è più frequente nei cuccioli, ma può colpire anche gli adulti.

Il cimurro colpisce principalmente il cane, ma può interessare in modo grave anche i canidi selvatici, la volpe, il lupo ed altre specie di carnivori come il furetto.

cimurro-cane

Il virus non resiste nell’ambiente esterno, ma si diffonde rapidamente per contatto diretto con cani infetti o può essere trasportato a una certa distanza sugli indumenti delle persone a contatto con i cani infetti.

Nei soggetti colpiti dalla malattia il virus è presente per diversi mesi nello scolo nasale e oculare, che va a formare goccioline disperse nell’aria: la diffusione avviene quindi molto rapidamente nei gruppi di cani, specialmente nei canili e nelle mostre canine. Per questo motivo in queste situazioni è obbligatoria la vaccinazione.

Il virus penetra per via respiratoria ed interessa gli organi linfoidi prima di diffondersi per via ematogena. Generalmente si notano segni aspecifici come inappetenza e febbre, seguiti da sintomi più o meno marcati relativi alle vie respiratorie, all’apparato digerente ed oculare, con il classico scolo oculare mucopurulento.

La sintomatologia ed il grado di interessamento del sistema nervoso centrale variano a seconda del ceppo virale e dallo stato immunitario dell’ospite, che dipende dall’età, dalle vaccinazioni eseguite o dalla presenza di malattie concomitanti. I soggetti più colpiti sono molto giovani (poche settimane o pochi mesi di vita) o con basse difese immunitarie. La mortalità tra i soggetti colpiti è molto alta, e può arrivare all’80%.

Molti cani possiedono una protezione immunitaria parziale, derivante dagli anticorpi materni oppure da una precedente vaccinazione di cui non è stato più effettuato il richiamo, e possono mostrare solo un lieve malessere, a volte con scolo oculare, nasale e tosse.

cane-cimurro

Questi cani sono i principali responsabili della diffusione della forma grave della malattia ad altri cani non vaccinati presenti nel gruppo.

Esistono diverse forme della malattia:

· Forma respiratoria: si manifesta con difficoltà respiratorie, scolo nasale e tosse. È possibile lo sviluppo di un’infezione batterica secondaria.

· Forma digerente: gastroenterite con vomito e diarrea.

· Forma cutanea: dermatite con ispessimento della cute del naso e cuscinetti plantari (da cui deriva il nome in inglese di “hard pad disease”). Questa forma può essere associata a sintomi del sistema nervoso centrale.

· Forma nervosa: La sintomatologia neurologica può verificarsi 2 o 3 settimane dopo l’esordio dei sintomi respiratori o digerenti, la maggior parte così lievi da passare inosservati. Molti animali soccombono in pochi giorni dopo aver manifestato sintomi vestibolari, cerebellari, atassia, paresi, convulsioni e deficit visivi. Uno dei sintomi più caratteristici del cimurro è il mioclono, cioè continui episodi di contrazioni dello stesso muscolo o gruppo muscolare, spesso negli arti o nel capo. Pochi animali, dotati di una buona risposta immunitaria, manifestano lievi sintomi neurologici che regrediscono, altri tendono a cronicizzare la sintomatologia, che può regredire per varie settimane e non presentare necessariamente esito fatale.

· Forma oculare: sintomi di congiuntivite, cioè scolo oculare.

La diagnosi in vita è difficile e, a volte, non è possibile conseguirla.

Gli esami del sangue non forniscono particolare aiuto nella diagnosi, ad eccezione della grave linfopenia che si può riscontrare all’esame emocromocitometrico. L’esame del liquido cefalorachidiano può essere di grande aiuto, anche se non sempre consente di avere una diagnosi certa.

La terapia è di sostegno e sintomatica per le forme respiratoria, digerente ed oculare, ma non esiste praticamente per la forma nervosa: il mioclono non è trattabile, mentre sequele convulsive devono ricevere lo stesso trattamento sintomatico dell’epilessia idiopatica.

Il cimurro nervoso presenta alta percentuale di mortalità spontanea, per cui la prognosi è sempre riservata.

Da tempo esistono vaccini attenuati che proteggono egregiamente i cani dal cimurro e che hanno portato la drastica riduzione del numero di casi. La protezione vaccinale non sembra però essere così valida nei confronti della forma nervosa, poiché quest’ultima viene segnalata anche in soggetti immunizzati.

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lunedì 24 dicembre 2018

La diarrea dello svezzamento nei cuccioli

la diarrea dello svezzamento nei cuccioli

La diarrea dello svezzamento nei cuccioli è un fenomeno complesso con origini multifattoriali.
Lo svezzamento è una fase critica per i cuccioli perchè:

- Si verificano importanti variazioni nell'architettura della mucosa intestinale
- Persistono gli anticorpi materni per cui i cuccioli sono refrattari alla vaccinazione e sono già suscettibili alle infezioni.
- E’ un momento stressante per il cucciolo, poiché viene separato dalla madre e questo può influire negativamente su metabolismo, il sistema immunitario e la funzione intestinale

I disturbi digestivi nei cuccioli devono essere trattati rapidamente sia perché possono peggiorare improvvisamente, sia perché alcune patologie gastrointestinali sono trasmissibili all’uomo (Giardia duodenalis, Toxocara canis).

La prima cosa da valutare in un cucciolo con diarrea è lo studio della qualità delle feci che viene eseguito grazie alla tabella del “Fecal score”. Questa scala prevede l’assegnazione di un punteggio che va da 1 a 13 dove 1 corrisponde a feci liquide e 13 corrisponde a feci formate molto secche.
Ricordiamo che i cuccioli di grossa taglia producono feci che sono più molli rispetto a quelli di piccola taglia e i cuccioli di 4-5 settimane di età producono feci più molli rispetto ai cuccioli di età superiore.

diarrea dello svezzamento nel cucciolo 2

Le cause della diarrea dello svezzamento
Come abbiamo visto precedentemente, la diarrea dello svezzamento è un fenomeno multifattoriale.
In primo luogo spesso i cuccioli sono colpiti da infezione da parte di uno o più agenti enteropatogeni (batteri, virus, parassiti intestinali).
Anche i sintomi sono vari: diarrea e vomito, e sintomi ben più seri come anoressia, abbattimento, disidratazione, shock, morte.

Sono diversi gli aspetti da considerare in caso di diarrea nel cucciolo e devono comprendere:

Valutazione nutrizionale
Consiste nel raccogliere dati anamnestici riguardanti:
- I prodotti alimentari consumati per poterne valutare la qualità ( per es. ingestione di carne cruda contaminata da Salmonella)
- Il numero di pasti al giorno (nei giovani aumentare il numero di pasti/die diminuisce l’insorgenza di diarrea)
- La quantità di cibo fornito (evitare la sovralimentazione e somministrare cibo ad alta digeribilità)

Valutazione infettiva
Parte dallo studio della qualità delle feci che può darci importanti informazioni.
Alcuni esempi:
Diarrea da Giardia: feci gialle con elevato contenuto di grassi che può portare alla coprofagia
Diarrea da coccidi: feci con muco e sangue
Diarrea parassitaria: feci con parassiti visibili
Diarrea da parvovirus: feci liquide con muco, sangue, molto maleodoranti. A volte morte improvvisa.

Purtroppo la regola generale dell’aspetto macroscopico non è sempre applicabile, per cui bisogna affidarsi ai sintomi, al quadro clinico, all’esame microscopico delle feci, a test fecali, all’esperienza del medico veterinario e a metodiche ben più avanzate quando la disponibilità economica del proprietario lo consente.
I test fecali per la parvovirosi sono abbastanza attendibili ma c’è una certa variabilità.
I falsi positivi possono comparire solo se il test viene eseguito pochissimi giorni dopo la vaccinazione. Inoltre, se la carica virale escreta nelle feci è bassa, è possibile avere dei risultati falsi negativi.
Pertanto come metodica di laboratorio di elezione per la ricerca di parvovirus si consiglia la PCR.
La coltura batterica è raramente consigliata poiché spesso si rinvengono batteri causanti diarrea anche in soggetti sani.
Si consiglia qualora si sospetti infezione da Salmonella, Campylobacter jeujeni, Clostridium perfringens, Clostridium difficile.

Valutazione dell’ambiente
Sempre da comprendere nella nostra valutazione soprattutto quando si tratta di allevamenti.

diarrea dello svezzamento nel cucciolo

Cosa fare in caso di:
1. Diarrea senza segni sistemici:
- Alimento altamente digeribile
- Aumento del numero dei pasti al giorno e riduzione delle quantità
- Fermenti lattici
- Antiparassitario in caso di parassitosi
- Toeletta e pulizia della zona anale
- Pulizia frequente degli ambienti
- Antibiotico solo in caso di febbre, leucocitosi o segni clinici sistemici

2. Diarrea e altri segni clinici:
Si adottano tutte le misure precedentemente descritte ma il cucciolo deve essere ospedalizzato per ricevere fluidoterapia ed eventuali integrazioni. I cuccioli si disidratano molto facilmente, vanno subito in ipoglicemia e perdono elettroliti

3. Cucciolo in allevamento da riproduzione:
Sverminazione dei cuccioli: a partire dalle 2 settimane di età ogni 15 giorni fino ai due mesi poi ogni mese fino ai sei mesi
Esame feci: tre volte all’anno da diversi pool di soggetti (cagne in anestro, cuccioli alla nascita, cuccioli di pochi mesi)
Vaccinazioni: da valutare in base ai casi di infezione da parvovirus, ambiente, sovraffollamento etc
Igiene: rimozione delle deiezioni costante. Utilizzo di un detergente alcalino 6 giorni su 7 (per le incrostazioni degli escrementi) e un detergente acido 1 giorno su 7 (per le incrostazioni minerali), poi disinfettare tutte le superfici.

Punti chiave da ricordare in caso di diarrea da svezzamento

- La diarrea da svezzamento è una patologia multifattoriale
- Il parvovirus canino 1 è uno dei principali agenti coinvolti
- Suddividere il pasto in 4 razioni giornaliere
- Somministrare alimento facilmente digeribile
- Curare l’igiene del cucciolo e dell’ambiente
- Eseguire esame feci e test rapidi fecali
- Ricovero dei pazienti con segni clinici sistemici
- Norme igienico-sanitarie da rispettare soprattutto negli allevamenti da riproduzione

Il nostro consiglio è di contattare subito il proprio veterinario di fiducia in caso di comparsa anche di un solo episodio di diarrea nel cucciolo poiché in questa fase della vita è più facile assistere ad un aggravamento improvviso del quadro clinico.

Lo staff della Clinica Veterinaria Borgarello
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giovedì 20 dicembre 2018

I tumori testicolari

I tumori testicolari sono abbastanza frequenti nel cane mentre sono rari nel gatto.
I tipi istologici più rappresentati nel cane sono il seminoma, il sertolioma e l’interstizioma e a volte possono anche essere presenti contemporaneamente nello stesso testicolo.



Il sertolioma interessa più spesso i testicoli ritenuti addominali o inguinali, può essere bilaterale e ha un tasso metastatico di circa il 15%.
I cani con sertolioma vengono spesso portati a visita per tumefazione addominale o inguinale ma anche per segni da femminilizzazione come alopecia, assottigliamento della cute, ginecomastia, galattorrea e prepuzio pendulo

Il seminoma colpisce solitamente i testicoli in sede scrotale e spesso è monolaterale. Il tasso metastatico varia tra il 4 e il 10%.

L’interstizioma è spesso un reperto occasionale e colpisce i testicoli in sede scrotale.
Può essere bilaterale e ha un tasso metastatico piuttosto basso <1 o:p="">

Il paziente con neoplasia testicolare può essere portato a visita per tumefazione scrotale o inguinale o per segni da femminilizzazione ma molto spesso capita che queste neoplasie vengano palpate dal veterinario nel corso di una visita di routine.
L’iter diagnostico prevede:
-citologia testicolare e degli eventuali linfonodi aumentati di volume
-esami del sangue per evidenziare eventuali alterazioni provocate dell’iperestrogenismo quali anemia, piastrinopenia e pancitopenia
-ecografia serve per i testicoli ritenuti in addome o per lesioni di piccole dimensioni.
Permette anche di diagnosticare processi non neoplastici come orchiti o torsione testicolare
-esplorazione rettale per escludere problemi prostatici o perianali concomitanti

La stadiazione del paziente con neoplasia testicolare prevede lo studio radiografico del torace in diverse proiezioni e l'ecografia addominale con eventuale campionamento di organi o linfonodi  alterati.

La terapia d’elezione è la chirurgia che, a meno che non siano già presenti metastasi, risulta essere curativa.
Dopo chirurgia è sempre necessario l’esame istologico dei testicoli che devono essere esaminati in toto in quanto in uno stesso testicolo possono essere presenti più tipi istologici.


I segni legati all’iperproduzione di estrogeni regrediscono solitamente nell’arco di alcuni mesi.

Nei casi in cui siano presenti metastasi le aree colpite possono essere irradiate o esistono protocolli di chemioterapia che forniscono però risultati variabili


Articolo a cura dello Staff della Clinica Veterinaria Borgarello
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martedì 11 dicembre 2018

Inseparabili: guida alla riproduzione

COPPIA

La maturità sessuale negli Agapornis viene raggiunta verso l’anno di età, ma ci può essere una certa variabilità di specie.

La coppia può necessitare di più o meno tempo per diventare affiatata. È più facile un accoppiamento precoce quando la coppia è stata formata da subito.

Possono anche capitare situazioni di ostilità fino ad aggressioni anche molto gravi. Per questo motivo l’inserimento di un nuovo soggetto deve sempre essere fatto gradualmente.

Quando due soggetti decidono di “scegliersi” e di formare una coppia le manifestazioni sono rappresentate da stazionamento sullo stesso posatoio, atteggiamento complice, fino poi all’accoppiamento vero e proprio.

Inseparabili Riproduzione - 1

ALLOGGIO

La gabbia dovrebbe essere più ampia possibile per permettere agli animali di volare anche al suo interno, meglio se con una maggiore estensione in senso orizzontale. Questa dovrebbe essere di acciaio, non di altri materiali che potrebbero causare intossicazioni se ingeriti.

La voliera dovrebbe essere posta al riparo da correnti d’aria od eccessive temperature e contro una parete in modo che un lato sia chiuso e che quindi i pappagallini abbiano un maggior senso di sicurezza.

Di notte l’ambiente dovrebbe essere buio e silenzioso per poter permettere 10 ore di sonno continuo ed evitare stress agli inseparabili.

All’interno vanno posti diversi posatoi (meglio rami di legno naturale, es. salice, pioppo, acacia) di diametro variabile per evitare patologie alle zampe ed una crescita eccessiva delle unghie, contenitori del cibo e dell’acqua (in numero almeno pari a quello degli animali; vicino ai posatoi) ed eventuali giocattoli.

Un altro elemento molto importante è una vaschetta per il bagno.

Per il fondo si possono tranquillamente utilizzare dei fogli di giornale da sostituire quotidianamente.

Una temperatura troppo alta o troppo bassa oppure un tasso di umidità elevato possono influire negativamente sulla fertilità.

NIDO

Gli inseparabili iniziano a produrre uova solo in presenza di un nido.

Il nido dovrebbe essere sviluppato orizzontalmente e dotato di uno sportellino in alto.

Sul fondo del nido si può mettere del tutolo di mais o della segatura, mentre sul fondo della voliera si può lasciare a disposizione del materiale utile per permettere alla coppia di preparare il nido, come rametti sottili (es. di salice od olivo), fogliame o fieno senza polvere.

ALIMENTAZIONE

Un’alimentazione corretta è fondamentale per favorire la riproduzione.

Durante il periodo della cova e dell’allevamento dei piccoli gli inseparabili necessitano di un maggior apporto calorico, di proteine e di calcio.

Molto importante è anche l’apporto di minerali, come calcio e fosforo, e vitamine (in particolare A, E e D).

ACCOPPIAMENTO

Durante il corteggiamento il maschio si gratta, fa delle piroette e rigurgita cibo predigerito alla femmina.

Quando la femmina decide di accettare il maschio quest’ultimo si pone sopra di lei.

L’accoppiamento si ripete più volte durante la giornata, fino alla deposizione delle uova.

DEPOSIZIONE

Le uova vengono deposte ad intervalli di circa 48 ore, praticamente a giorni alterni.

Il numero di uova per covata può variare da 4 a 6.

La schiusa avviene dopo circa 23 giorni ed i piccoli lasciano il nido intorno al 42° giorno di vita.

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CHERATITE EOSINOFILICA DEL GATTO

La cheratite eosinofilica è una patologia a carico della cornea, abbastanza comune nel gatto, colpisce generalmente un solo occhio ma può interessare anche anche entrambi gli occhi. L' età media di insorgenza è 5-6 anni .

Clinicamente si manifesta con la formazione di placche corneali superficiali, rilevate, grigio-biancastre, con superficie irregolare, vascolarizzate, a carico del quadrante dorso-laterale dell'occhio.


Le cause sono da imputare a stimoli infiammatori cronici come per esempio cheratiti da Herpes virus felino di tipo 1 (FHV-1), tuttavia non è ancora stata dimostrata una correlazione certa tra le due patologie.

La diagnosi si basa sull'aspetto clinico tipico e sull'esame citologico del materiale prelevato dalla superficie corneale mediante raschiato o cytobrush. Quest'ultimo è caratterizzato dalla presenza di eosinofili e cellule tipiche di un quadro infiammatorio cronico quali, mastociti, linfociti e plasmacellule.
La terapia consiste nell'applicazione topica di colliri o pomate contenenti corticosteroidi, come il desametazone fosfato allo 0,1%; è risultata anche efficacia l'uso topico della ciclosporina all'1,5%.
La patologia può avere tempi di guarigione piuttosto lunghi e richiede il monitoraggio da parte del medico veterinario.

Talvolta sono possibili le recidive e in alcuni casi è necessario continuare la terapia per tutta la vita del paziente.


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