martedì 17 gennaio 2017

La shampoo terapia negli animali

L'uso della shampoo terapia negli animali domestici trova indicazione terapeutiche in molte affezioni cutanee oltre che avere un benefico effetto cosmetico.
Ovviamente il solo uso di questo tipo di terapia non può guarire una patologie dermatologica ma permette a volte di utilizzare meno farmaci e di tenere sotto controllo patologie croniche.
Gli unici svantaggi di questo tipo di terapia possono essere l'impegno richiesto in termini di tempo al proprietario e raramente reazioni avverse ai prodotti che vengono utilizzati.

Tutte le case farmaceutiche fanno grandi investimenti per formulare nuovi prodotti che siano efficaci e specifici per alcune patologie. Proprio per questo motivo gli shampoo non sono tutti uguali e la scelta del prodotto deve essere ponderata a seconda del problema. Deve inoltre essere precisato che non vanno mai usati sui nostri animali domestici shampoo ad uso umano perchè il pH del mantello è diverso da quello della cute dell'uomo.
Oltre ai principi attivi  un altro importante fattore su cui il proprietario deve essere informato è la corretta modalità di utilizzo, soprattutto per quanto riguarda la frequenza dei bagni e il tempo di contatto tra shampoo e cute. La maggior parte dei prodotti richiede un tempo di posa di circa 10 minuti e non sempre per il proprietario questo è possibile. Nel caso in cui lo shampoo sia prescritto a fini terapeutici spesso risulta più facile far eseguire il bagno da personale specializzato presso una toeletta.
Se il proprietario decide di fare il bagno a casa gli si può consigliare di tenere un timer a portata di mano per controllare effettivamente il tempo di posa e di far scorrere il tempo massaggiando delicatamente la cute, gesto che l'animale di solito apprezza.


Gli shampoo possono essere classificati a seconda della loro azione in:
- antisettici, vengono utilizzati per diminuire la popolazione di batteri e miceti presenti sulla cute. Appartengono a questa categoria la clorexidina con concentrazione 0.5-2% e il benzoile perossido che agisce più in profondità nel follicolo pilifero esercitando un'azione di flushing. Il benzoile perossido ha però un'azione irritante se utilizzato per lunghi periodi in quanto provoca disidratazione cutanea. Ad oggi sembra che la clorexidina sia il miglior antisettico, ben tollerata, agisce anche in presenza di detriti cutanei e sembra che la sua azione perduri fino a 7 giorni dopo il bagno. Altri antisettici sono l'etil lattato e il triclosan
Tra i principi attivi attivi nei confronti dei miceti ci sono il miconazolo, l'econazolo e la clorexidina
- antiparassitari, sono a base di piretrine e piretrodi ma sono ormai in disuso data l'ampia disponibilità di prodotti spot-on o sistemici che hanno maggior efficacia e minori effetti collaterali
- antiseborraoici, trovano indicazione nelle seboree primarie e secondarie e sono spesso presenti negli shampoo in associazione a principi emollienti e idratanti. Appartengono a questa categoria l'acido salicilido, lo zolfo, il perossido di benzoile e lo zinco gluconato
- idratanti e emollienti, hanno la funzione di ammorbidire e idratare lo strato corneo della cute aumentandone la quantità di acqua. Rientrano in questa categoria l'urea, la glicerina, gli acidi grassi, il glicole propilenico, l'acido lattico e i ceramidi

- antiprurito, trovano largo impiego nella gestione delle patologie allergiche. Sono a base di avena colloidale, un composto naturale ottenuto dal cereale che ha proprietà idratanti, antinfiammatorie e detergenti

Oltre che come terapia lo shampoo è molto spesso usato a fini estetici e di pulizia degli animali con cui conviviamo. Anche in questi casi è comunque importante scegliere uno shampoo adatto al pH della cute dell'animale per cui è sempre bene chiedere consiglio al Veterinario 

Vuoi maggiori informazioni? Clicca e contatta la Clinica Borgarello oppure compila il modulo sottostante. Se ti è piaciuto l'articolo condividilo con i tuoi amici e/o posta un commento, grazie.


Leggi tutto l'articolo...

martedì 10 gennaio 2017

La Dermatofitosi nel coniglio pet

La dermatofitosi è una patologia cutanea causata da funghi. E’ abbastanza comune, soprattutto in coniglietti acquistati di recente.

Dermatofitosi - 1

Questa malattia è contagiosa per altri animali domestici e rappresenta una zoonosi, ossia è potenzialmente trasmissibile all’uomo.

Il dermatofita più frequentemente riscontrato nel coniglio è Trichophyton mentagrophytes.

La sintomatologia è caratterizzata dalla presenza di lesioni alopeciche (prive di pelo), crostose/desquamative e più o meno eritematose. Le regioni del corpo maggiormente coinvolte sono la testa (palpebre, mento e margine del padiglione auricolare) e gli arti (soprattutto le dita). Il prurito può essere di grado variabile, da assente a forte soprattutto in caso di infezioni batteriche secondarie.

Dermatofitosi - 2

La diagnosi può essere eseguita analizzando peli, squame o croste al microscopio ottico per visualizzare eventuali peli invasi dalle ife fungine od artrospore. Per avere una diagnosi definitiva e maggiormente precisa si può ricorrere all'esame colturale, che consiste nel posizionare su un terreno specifico per la crescita dei funghi peli, squame o croste. Nell'arco di una settimana si può verificare l'eventuale crescita di colonie fungine che poi possono essere analizzate al microscopio ottico per la tipizzazione.

Bisogna tenere in considerazione le possibili diagnosi differenziali come la rogna sarcoptica. Questa, invece, è una patologia parassitaria causata da un acaro ed anch'essa è una possibile causa di zoonosi.

Per quanto riguarda la terapia solitamente è consigliabile il trattamento orale con l'itraconazolo fino a guarigione.

E’ molto importante dopo l’acquisto portare il proprio coniglietto da un veterinario esperto in questi animali per una visita approfondita. In questa fase infatti il veterinario può accorgersi di piccole anomalie non visibili agli occhi dei proprietari.

 

Vuoi maggiori informazioni? Clicca e contatta la Clinica Borgarello oppure compila il modulo sottostante. Se ti è piaciuto l'articolo condividilo con i tuoi amici e/o posta un commento, grazie.

Leggi tutto l'articolo...

giovedì 29 dicembre 2016

Cosa deve mangiare il gatto

 L'alimentazione felina presenta peculiarità da conoscere se si vuole somministrare una dieta corretta e bilanciata al nostro gatto: mangiar sano aiuta a rimanere in salute, fatto salvo le concessioni del periodo Natalizio!. Il processo di domesticazione ha influito in maniera relativa e insolita sulla specie felina tanto da preservarne molte delle caratteristiche originarie. Ancora oggi Il gatto è a tutti gli effetti un carnivoro puro ossia necessita per il suo sostentamento primariamente di proteine. I piccoli felini nascono cacciatori di altrettanto piccole prede, fatte per lo più di proteine e grassi e in misura minima di carboidrati: questo ha fatto si che il loro sistema digerente prediliga le vie di metabolizzazione dei primi due principi nutritivi rispetto agli zuccheri.



Sintetizzando i capisaldi della nutrizione felina è importante sapere che prevede:
1.     ridotta capacità di inibire gli enzimi del catabolismo dell'azoto e del ciclo dell'urea
2.     un indispensabile apporto dell'aminoacido arginina, la cui carenza può provocare gravissime conseguenze per la salute del gatto
3.     incapacità di sintetizzare taurina a partire dalla cistina
4.     limitate capacità di metabolizzare i carboidrati della dieta
5.     incapacità di sintetizzare la Vit A a partire dai beta caroteni
6.     incapacità di sintetizzare la niacina a partire dall'aminoacido triptofano
Arginina, taurina, Vit A e niacina sono tutti componenti abbondanti nelle prede naturali del gatto mentre è limitata la presenza di carboidrati; di conseguenza le vie metaboliche più sviluppate in questo animale sono quelle “dedicate” a ricavare energia dalle proteine e dai grassi, piuttosto che dagli zuccheri.


Le peculiarità della nutrizione felina iniziano dall'anatomia e fisiologia dell'apparato digerente. I gatti hanno meno denti dei cani, mancando di alcuni premolari e molari dalla superficie fessurata: la loro dentizione è più adatta a tagliare la carne piuttosto che triturarla. A livello salivare, poi, non presentano l'amilasi, un enzima preposto alla digestione dell'amido. Essendo abituati a mangiare piccole  quantità suddivise in molti pasti quotidiani, la capacità del loro stomaco è piuttosto limitata rispetto a quella dei cugini canidi così come la lunghezza dell'intestino, fattore fondamentale nel determinare il tempo necessario a digerire. Inoltre nei gatti il fattore intrinseco deputato all'assorbimento della vitamina B12 è prodotto esclusivamente dal pancreas, mentre in altre specie anche dall'intestino stesso.


 
Le abitudini predatorie rappresentano un altro tassello importante per comprendere le esigenze alimentari particolari dei gatti. In natura i piccoli felini si nutrono di roditori, volatili, insetti, rane, rettili, tutte prede che danno un basso apporto calorico, motivo per cui i gatti necessitano di numerosi pasti quotidiani (fino a 20!). In più il comportamento predatorio prevale istintivamente sull'esigenza nutrizionale vale a dire che nel gatto è paradossalmente più importante l'atto della caccia che il fine stesso, nutrirsi. Le preferenze alimentari vengono influenzate dalla dieta delle madri durante la gravidanza e l'allattamento: l'esperienza “gustativa” dei gattini nei primi 6 mesi di vita detterà legge nelle scelte nutrizionali durante l'intero arco della loro vita. Per questo motivo si suggerisce ai proprietari di far provare più cibi possibili in questa fase, in maniera tale da non ritrovarsi ad aver a che fare con un gatto dai “gusti difficili” in età adulta. L'attrattività dell'alimento, inoltre, non è solo dettata dal gusto ma anche dall'odore, dalla consistenza e dalla temperatura, con predilezione per i cibi a temperatura ambiente o tiepidi.



 Anche le condizioni “ambientali” in cui il gatto si nutre possono influenzarne le preferenze alimentari: se l'animale associa una situazione di stress ad un determinato cibo, può decidere di non mangiarlo mai più!. Per tale ragione è sempre meglio evitare di introdurre una nuova dieta, per quanto indicata in certe condizioni patologiche, mentre il gatto è ospedalizzato. Infine essendo stato assunto che i piccoli felini abbiano un'origine desertica, si spiega la loro enorme capacità di  concentrare le urine e , conseguentemente la tendenza a bere minor quantità di acqua giornalmente rispetto ai cani.


Alla luce di quanto raccontato,  si capisce come una dieta “fai da te” somministrata al gatto possa soltanto provocare gravissime ripercussioni sulla sua salute. Il consiglio è quello di chiedere sempre al medico veterinario di fiducia quale sia il miglior modo di nutrire il nostro amico a quattro zampe, sempre secondo il buon vecchio adagio secondo cui: “prevenire è meglio che curare”.

Se vuoi maggiori informazioni chiama la Clinica Veterinaria Borgarello allo 0116471100 o inviaci una mail info@clinicaborgarello.it.
Leggi tutto l'articolo...

martedì 20 dicembre 2016

Omeopatia nel cane e nel gatto

Con l'omeopatia è possibile curare cane e gatti e si hanno dei buoni risultati, ma evitiamo il fai da te e scegliamo sempre un medico veterinario specializzato.

L'omeopatia veterinaria è una disciplina giovane rispetto alla conosciuta omeopatia umana e sta iniziando in questi ultimi anni ad avere la sua importanza per la cura e la prevenzione delle malattie nei nostri amici a quattro zampe.

Circa duecento anni fa un medico tedesco, Samuel Hahnemann ha rivoluzionato la visione che fino ad allora la medicina aveva fornito della medicina, del malato, e della cura.

Son passati due secoli da quando Hahnemann ha dato il nome omeopatia per indicare la scienza medica che cura secondo la legge dei simili utilizzando dosi infinitesimali dei medicamenti.

Secondo la dottrina omeopatica, l'organismo, sia umano che animale, è animato da un'energia, o forza vitale, che scorrendo armoniosamente al suo interno ne assicura lo stato si salute.

La malattia deriva da uno squilibrio della forza vitale stessa e si manifesta esternamente con funzioni e sensazioni anomale ( segni e sintomi ) che sono interpretati dal medico omeopata come spia di un disagio profondo.

In questo modo il farmaco blocca il sintomo, come si dice, lo sopprime. Viene eretta una barriera nei confronti dei tentavi ( sintomi ) che l'energia vitale mette in atto per guarire il malato.

In sintesi l'omeopatia tende ad agire in maniera globale, mentre la medicina tradizionale o allopatica in maniera sintomatica.

 

omeopatia

Caratteristica importante dei rimedi omeopatici è l'alto livello energetico che si ottiene mediante un processo di diluizione per le sostanza madri liquide e un processo di triturazione per le sostanze solide.

Tale metodo si base su un antico principio alchemico, per la quale la sostanza base viene diluita in parti di 10 ( D ), di 100 ( D ) o di 50.000 ( LM o Q ).

Il grado di potenza del rimedio omeopatico prescritto per la cura dipende dal livello energetico del paziente e dalla profondità dell'azione voluta.

La medicina omeopatica nelle varie espressioni è la più applicata e utilizzata nel campo animale, sia per gli allevamenti sia negli animali da compagnia, con notevoli risultati terapeutici nel trattamento della affezioni acute, nella patologie croniche ed da poco anche nel campo dell’oncologia veterinaria.

Vuoi maggiori informazioni? Clicca e contatta la Clinica Borgarello oppure compila il modulo sottostante. Se ti è piaciuto l'articolo condividilo con i tuoi amici e/o posta un commento, grazie.

Leggi tutto l'articolo...

venerdì 16 dicembre 2016

Lo sviluppo comportamentale del gatto

Lo sviluppo comportamentale del gatto, come quello del cane, è suddiviso in quattro fasi.

-Periodo prenatale:

Questo è il periodo che precede il parto,ovvero quando i gattini si trovano ancora nel grembo materno. Diversi studi hanno dimostrato come al partire dal 24° giorno di gestazione i gattini siano in grado di percepire gli stimoli tattili esterni ( come le carezze sulla pancia della madre) e come siano molto sensibili allo stress materno. Inoltre è stato dimostrato che l’alimentazione della madre durante la gravidanza influenza i gusti dei futuri gattini.

comportamento gattino

-Periodo neonatale:

Va dalla nascita al 9°-10° giorno di vita. In questa fase i gattini passano la maggior parte del tempo a dormire e mangiare. Gli occhi sono chiusi e il sistema uditivo non è ancora completo.

In questa fase nasce il legame di attaccamento madre-gattini, ovvero la mamma riconosce i gattini come propri.

-Periodo di transizione:

Comincia intorno al 10° giorno di vita e si conclude intorno al 21° giorno. In questa fase gli occhi si aprono, compare il riflesso di orientamento uditivo e visivo .In questa fase avvengono i primi passi e nasce il legame di attaccamento gattino-madre. In questo modo la madre diventa per il gattino la sua “ base sicura”, il centro del suo mondo e il posto a cui tornare dopo aver esplorato l’ambiente circostante.

sviluppo gattino

-Periodo di socializzazione:

Segue il periodo di transizione e si protrae fino al distacco dalla madre (ottava-nona settimana).

In questo periodo il gattino imparerà a socializzare e interagire con i propri simili (socializzazione intra-specifica) e con specie diverse ( socializzazione inter-specifica). Per questo motivo è fondamentale che l’ambiente di vita del gattino sia arricchito con oggetti e che gli sia possibile incontrare persone diverse(adulti, bambini, anziani) e specie diverse ( cani, conigli ecc.).

Sempre in questa fase la madre insegna ai gattini i comportamenti tipici della specie, insegna a giocare e a controllare il morso. Risulta quindi importantissimo che il gattino, pur avendo modo di conoscere altre persone o altre specie animali , viva con madre e fratellini in questa fase della sua vita. In questo modo imparerà a “comportarsi da gatto” in un contesto positivo.

cane e gatto

A partire dalla quarta settimana di vita ha inizio lo svezzamento che normalmente si conclude verso la settima-ottava settimana, ovvero intorno ai due mesi.

Normalmente nel momento in cui si conclude lo svezzamento tutti i sensi del gattino sono pienamente sviluppati.

Il periodo che va dall’ottava settimana fino a circa 6 mesi viene definito periodo giovanile. Durante questo lasso di tempo avvengo molti cambiamenti fisici e comportamentali, il gattino diventa autonomo e intorno ai 6 mesi ( esiste una grande variabilità ) inizia la pubertà.

Esistono quindi alcune differenze nello sviluppo comportamentale rispetto al cane poiché i periodi sensibili sono più precoci e di breve durata e l’autonomia comportamentale viene raggiunta molto prima della pubertà. Per questo motivo è molto importante rispettare le fasi di sviluppo del gattino al fine di evitare patologie legate a deficit dello sviluppo comportamentale.

 

.

Se ti è piaciuto l'articolo lascia un commento per dire la tua,  se invece desideri chiedere informazioni contattaci al numero 0116471100 oppure via mail all’indirizzoinfo@clinicaborgarello.it

Articolo a cura dello Staff della Clinica Veterinaria Borgarello

Leggi tutto l'articolo...

martedì 6 dicembre 2016

Malattie Genetiche del Labrador

I cani di razza Labrador sono molto popolari ed amati in tutto il mondo per il loro carattere amichevole, docile e giocoso; proprio a causa della loro diffusione sono anche molto “studiati” dal punto di vista scientifico, e recentemente sono stati messi a punto diversi test genetici rivolti a loro.

malattie-genetiche-labrador

Attualmente per la selezione di cani di razza Labrador i Club di Razza Italiani non pongono vincoli correlati all’esecuzione di test genetici sui soggetti riproduttori, ma probabilmente ci saranno cambiamenti importanti entro breve tempo per poter selezionare cani sempre più sani e ridurre l’incidenza delle malattie genetiche.

Quali sono i test genetici disponibili?

Attualmente sono disponibili i seguenti test genetici:

  • Collasso esercizio indotto - Exercise induced collapse (EIC)

  • Atrofia progressiva della retina - Progressive retinal atrophy (prcd-PRA)

  • Displasia retinica - Retinal dysplasia (OSD)

  • Ipertermia maligna - Malignant Hyperthermia (MH)

  • Deficienza di piruvatochinasi - Pyruvatkinase-deficiency (PK)

  • Iperuricosuria - Hyperuricosuria (SLC)

  • Narcolessia – Narcolepsy

  • Cistinuria – Cystinuria

  • Paracheratosi nasale ereditaria - Hereditary nasal parakeratosis (HNPK)

  • Mielopatia degenerativa - Degenerative Myelopathy (DM)

  • Miopatia centronucleare - Centronuclear myopathy (CNM / HMLR)

  • Nanismo - Skeletal dysplasia 2 (SD 2)(dwarfism)

Il collasso esercizio indotto (exercise-induced collapse o EIC) è un termine che descrive una forma di intolleranza all’esercizio fisico osservabile nel giovane Labrador. I cani colpiti possono sviluppare un’andatura anomala o svenire se sottoposti ad esercizio fisico intenso.

I cani con EIC di solito tollerano un esercizio lieve-moderato, ma di tanto in tanto diventano atassici (manifestano andatura incoordinata) e possono collassare dopo 5 - 15 minuti di esercizio fisico intenso, soprattutto se accompagnato da eccessiva eccitazione o stress. L’EIC è una malattia autosomica recessiva: il cane deve ereditare il gene responsabile da entrambi i genitori per esserne affetto.

Per questa ragione si consiglia di essere selettivi nei piani di allevamento, testando tutti i soggetti dell’allevamento ed usando per la riproduzione solo i sani.

Il risultato del test DNA è un genotipo che permette di separare i cani in 3 gruppi:

clear (= sano): il cane non manifesterà mai sintomi della sindrome EIC e non presenta alcuna mutazione del gene.

carrier (= portatore): il cane non è affetto della sindrome EIC e non manifesterà la sintomatologia poiché geneticamente presenta solo una copia mutata del gene.

affected (= affetto): il cane è affetto del sindrome EIC, geneticamente presenta di entrambe le copie di geni mutanti.

L'atrofia progressiva della retina (prcd-PRA) è una malattia genetica che provoca una degenerazione progressiva della retina a cui consegue la perdita progressiva della visione (notturna e poi diurna) fino a vari gradi di cecità. L'atrofia progressiva della retina è ereditaria in modo recessivo.

Il gene della malattia deve essere portato dai due genitori per causare la malattia nella discendenza. Il risultato di questo test DNA è un genotipo che permette di separare i cani in tre gruppi:

normal/clear (= sano, omozigote normale): il cane è esente del gene che causa l'atrofia progressiva della retina (PRA). Il soggetto può essere accoppiato sia con un soggetto portatore sano sia con un soggetto affetto dalla malattia senza che i suoi discendenti siano colpiti.

carrier (= portatore sano, eterozigote): il cane portatore sano non sarà mai colpito dell'atrofia della retina ma può essere accoppiato solamente con un soggetto sano.

affected (= affetto dalla malattia, omozigote affetto): il cane è affetto dalla malattia e sarà colpito della degenerazione della retina.

La Displasia di retina (RD/OSD) è un’alterazione non progressiva dello sviluppo della retina, solitamente presente fin dalla nascita. La displasia della retina è la conseguenza del suo anormale sviluppo e può manifestarsi clinicamente con tre modalità diverse:

1. Displasia retinica a pieghe o a rosette di tipo focale o multifocale

2. Displasia retinica di tipo geografico

3. Displasia retinica associata a distacco retinico parziale o generalizzato.

Nel Labrador Retriever sono descritti casi di Displasia retinica associata ad altre alterazioni oculari (cataratta e distacco di retina) e ad anomalie multiple dello scheletro. La presunta ereditarietà è “dominante incompleta”, dato che il soggetto che manifesta il gene allo stato omozigote recessivo presenta difetti oculari e scheletrici, mentre il soggetto eterozigote sviluppa solo lesioni oculari.

L’ipertermia maligna provoca una miopatia che esita in un’estrema rigidità muscolare, talvolta associata alla somministrazione di agenti farmacologici come l’alotano e la succinilcolina cloridrato.

La Carenza di piruvatochinasi è una condizione in cui gli eritrociti perdono la capacità di conservare la propria forma, hanno ridotta affinità per l’ossigeno e ridotta emivita.

L’iperuricosuria è un disordine del metabolismo con eccesso di acido urico nel sangue e nell'urina che predispone alla formazione di cristalli di urato o calcoli urinari.

I sintomi sono comuni alle altre forme di cistiti: difficoltà ad urinare, presenza di sangue nelle urine, incontinenza urinaria, dolori addominali. E’ una malattia autosomica recessiva.

test-genetici-labrador

La narcolessia è un’alterazione nella fisiologia del sonno caratterizzata da attacchi ricorrenti di sonnolenza incoercibile (crisi narcolettiche), abitualmente di breve durata. La sindrome narcolettica non è una patologia a rischio di morte per l’animale, ma rende i soggetti da lavoro non idonei per la loro attività.

La cistinuria è una malattia genetica autosomica recessiva caratterizzata dal difettoso riassorbimento di cistina e di altri aminoacidi dibasici a livello dei tubuli renali con conseguente formazione di calcoli a carico delle vie urinarie. Per maggiori informazioni sull’argomento ti invitiamo a consultare l’articolo cistinuria

La Paracheratosi nasale ereditaria è una patologia a carattere autosomico recessivo che colpisce il Labrador procurandogli secchezza del tartufo.  Il piano nasale sarà così ruvido al tatto, ispessito, ricoperto da incrostazioni. Successivamente, dopo la comparsa delle lesioni, si può avere la depigmentazione del tartufo che passa da un colore scuro ad uno sempre più chiaro

La Mielopatia Degenerativa (DM Degenerative Myelopathy) del cane è una grave patologia di origine genetica a carattere cronico-degenerativo e progressivo che colpisce il midollo spinale. La Mielopatia Degenerativa è una degenerazione del midollo spinale che insorge generalmente fra gli 8 ed i 14 anni di età e che causa perdita di coordinazione e paralisi progressiva degli arti posteriori. Per maggiori informazioni sull’argomento ti invitiamo a consultare l’articolo mielopatia degenerativa

La Miopatia centronucleare (CNM - Central Nuclear Myopathy) è una grave malattia neuromuscolare ereditaria che causa debolezza muscolare generalizzata progressiva, intolleranza all'attività fisica ed anomalie nell'andatura e nella postura.

La miopatia centronucleare è ereditaria a trasmissione autosomica recessiva; questo significa che il gene responsabile (allele malato) deve essere ereditato da entrambi i genitori per causare la malattia. Utilizzando il test genetico è possibile tenere questa patologia sotto controllo escludendo l'accoppiamento fra portatori o fra affetti e portatori o fra soggetti affetti. Un soggetto portatore o affetto della miopatia centronucleare deve necessariamente accoppiarsi ad un soggetto sano, quindi clear.

Il nanismo (displasia scheletrica, osteocondrodisplasia) è una patologia dello sviluppo dello scheletro caratterizzata da anomalie della crescita e dello sviluppo della cartilagine e dell'osso. Il nanismo è ereditario a trasmissione autosomica recessiva. Questo significa che il gene mutato (allele malato) deve essere ereditato da entrambi i genitori per causare la malattia. Utilizzando il test genetico è possibile tenere questa patologia sotto controllo escludendo l'accoppiamento fra portatori o fra affetti e portatori o fra soggetti affetti. Un soggetto portatore o affetto del nanismo deve necessariamente accoppiarsi ad un soggetto sano, quindi clear.

Perché fare i test genetici?

Le malattie genetiche del Labrador sono nella maggior parte dei casi di tipo autosomico recessivo: questo significa che accoppiamenti mirati consentono effettuare la migliore scelta possibile. Il test DNA può quindi diventare un criterio di selezione al pari delle caratteristiche morfologiche e comportamentali.

Per maggiori informazioni sulle malattie genetiche ti invitiamo a consultare l’articolo malattie genetiche nel cane e nel gatto

E’ complicato eseguire il test?

Esistono ormai molti laboratori di biologia molecolare internazionali per poter effettuare i test genetici richiesti per le differenti malattie ereditarie autosomiche recessive o dominanti.

I test genetici possono essere effettuati su un campione di sangue prelevato dal Medico Veterinario oppure mediante tamponi buccali, che possono essere utilizzati anche dal proprietario.

Esistono malattie per cui non serve il test genetico?

Purtroppo i test genetici riguardano per ora soprattutto le malattie ereditarie a trasmissione mendeliana semplice. Per quanto riguarda alcune forme ad eredità più complessa (a supposta eredità multifattoriale, come la displasia dell’anca e del gomito) non esistono per ora riscontri efficaci a breve termine.

Per maggiori informazioni sulla displasia dell’anca ti invitiamo a consultare la nostra sezione dedicata alla displasia dell'anca

Articolo a cura dello Staff della Clinica Veterinaria Borgarello.


Se ti è piaciuto l'articolo lascia un commento per dire la tua,  per chiedere informazioni contattaci al numero 0116471100 oppure via mail all’indirizzo info@clinicaborgarello.it

Leggi tutto l'articolo...

martedì 29 novembre 2016

L’uveite nel cane e nel gatto

 

L’occhio è formato da tre strati principali: uno strato fibroso esterno, rappresentato dalla cornea e dalla sclera, uno più interno costituito dalla retina e dal nervo ottico e uno strato vascolare intermedio, composto dall’uvea. Quest’ultimo tratto è anatomicamente interposto tra la sclera e la retina. È a sua volta costituito da una porzione anteriore (iride e corpo ciliare), detta uvea anteriore, e una porzione postere (coroide o uvea posteriore). L’uvea anteriore oltre a provvedere all’apporto ematico dell’occhio, contribuisce anche a regolare la quantità di luce che penetra all’interno dell’occhio, alla produzione dell’umor acqueo, e ha anche un ruolo parziale nei fenomeni di tipo refrattivo dell’ occhio. Con uveite anteriore si intende una forma infiammatoria dell’uvea anteriore dei nostri animali che può causare gravi danni al globo oculare fino anche a perdita della vista.

uveite cane

I sintomi legati ad un’uveite anteriore possono colpire un solo occhio o entrambi, anche in momenti diversi. Il quadro clinico è estremamente variabile e indipendente dalle diverse cause che possono determinarla. I segni clinici più comuni sono la fotofobia ed il blefarospasmo, che possono manifestarsi con diversa intensità, anche non particolarmente marcati. La fotofobia è il disagio determinato dall’esposizione dell’occhio alla luce, mentre il blefarospasmo è la contrazione delle palpebre indipendentemente dall'esposizione alla luce. In alcuni soggetti può comparire dolore che si manifesta in diversi modi, da tendenza allo strofinamento dell’occhio colpito fino ad inappetenza e abbattimento. La cornea può infiammarsi diventando opaca (e si ha edema stromale), invece in caso di uveite posteriore essa può essere in minima parte interessata. La congiuntiva è solitamente colpita e si presenta iperemica (arrossata) e anche leggermente edematosa (situazione definita chemosi).

Solitamente le palpebre non sono coinvolte, tranne secondariamente ad autotraumatismo o in caso di alcune patologie come la Leishmaniosi o la sindrome di Vogt-Koyanagi-Harada (malattia immunomediata). Un aumento eccessivo della lacrimazione (detto epifora) può essere assente o moderata nelle forme di uveite posteriore, mentre moderata o marcata nelle forme anteriori.

Nella camera anteriore dell’occhio si possono accumulare proteine e cellule provenienti dal circolo sanguigno che la rendono opaca. Possono così essere visibili precipitati cheratinici, pus e sangue. L’iride infiammata può apparire alla visita oculistica ispessita e anche velata a causa di membrane fibro-vascolari; è possibile riscontrare aderenze anteriori dette sinechie, tra iride e cornea, o posteriori, tra iride e capsula anteriore del cristallino; il colore dell’iride può essere diverso da quello solito. La pupilla è più piccola e scarsamente reattiva alla luce, fino a diventare irregolare nelle uveiti ormai croniche.

Come conseguenza dell’uveite si può avere cataratta, altre volte ne è la causa. La pressione intraoculare solitamente è diminuita. Può però esserci glaucoma (per aumento della pressione oculare) secondario all’uveite stessa.

uveite gatto

Le cause di uveite anteriore nel cane e nel gatto sono molte e si possono classificare nell'ambito in infettive, immunomediate, metabolico-tossiche, traumatiche, idiopatiche, neoplastiche e anche paraneoplastiche .

Nel cane l’uveite anteriore su base infettiva/infestiva è riconducibile a svariate cause virali (Adenovirus, Paramixovirus ed Herpesvirus), batteriche (Brucella, Leptospira, Bartonella, Borrelia, metastatiche da forme settiche di altre parti del corpo), fungine (Aspergillosi, Blastomicosi, Criptococcosi, Coccidiomicosi, Candidiasi, Histoplasmosi), parassitarie (larve migranti di Angiostrongilus, Dirofilaria, Toxocara, Diptera), protozoarie (Leishmania, Toxoplasma, Neospora), Ehrlichiosi e Rickettsiosi. Le forme immunomediate sono rappresentate da uveite cristallino-indotta, sindrome uveo-dermatologica o malattia di Vogt-Koyanagi-Harada, trombocitopenie e vasculiti. Tra le altre cause di uveite anteriore ricordiamo le idiopatiche, le traumatiche (traumi acuti e smussi e presenza di corpi estranei di varia natura), quelle secondarie ad altre patologie oculari, ad esempio cheratiti e a molte forme neoplastiche primarie (melanoma) e metastatiche del segmento anteriore.

Le cause infettive/infestive di uveite anteriore nel gatto sono rappresentate da virus: Coronavirus (FIP), virus della leucemia felina (FeLV), virus dell’immunodeficienza felina (FIV) ed Herpesvirus; forme batteriche quali Bartonella e tutte le forme settiche che possono raggiungere l’uvea anteriore in modo metastatico da altri distretti, forme protozoarie (Toxoplasmosi) e fungine (Aspergillosi, Blastomicosi, Criptococcosi, Istoplasmosi, Candidiasi), forme parassitarie (Diptera, Toxocara e Cuterubra). Anche nel gatto esistono forme idiopatiche, traumatiche, secondarie ad altre patologie oculari e a molte forme neoplastiche primarie (melanomi, sarcomi) e metastatiche (linfosarcoma) del segmento anteriore. Anche in questa specie alcune forme di vasculite hanno un'origine immunomediata e possono determinare uveite anteriore. Cause comuni ad entrambe le specie animali sono le forme tossiche legate a somministrazione topica di alcuni farmaci. La radioterapia in prossimità della zona oculare può determinare infiammazione secondaria. Tra le patologie metaboliche causa di uveite nel cane e nel gatto: il diabete mellito, l’ipertensione sistemica, le coagulopatie e l’iperlipidemia.

La visita oculistica con un attento e completo esame clinico serve ad osservare le tutte le strutture anatomiche oculari ed a testare la funzione visiva; infatti in corso di uveite la visione può risultare normale o assente, in base alla localizzazione dell’uveite e delle varie lesioni che il fenomeno infiammatorio determina. Generalmente l’uveite anteriore dà luogo meno frequentemente a fenomeni di cecità rispetto alla posteriore, ad eccezione di casi in cui si ha una importante reazione infiammatoria con opacità di cornea e/o umor acqueo e/o corpo vitreo. La localizzazione posteriore dell’uveite, che interessa coroide e retina, due strutture estremamente delicate ed essenziali alla vista, determina più facilmente cecità temporanea o permanente. La misurazione della pressione intraoculare frequentemente risulta diminuita, il test di Schirmer può risultare aumentato in seguito alla aumentata lacrimazione ed il test della fluoresceina può essere positivo se presenti lesioni ulcerative della cornea associate all’uveite. Molto spesso l’uveite è un sintomo di una malattia sistemica, perciò sono necessari esami del sangue completi e delle urine per poter arrivare ad una diagnosi, oltre eventualmente ad ecografia e/o radiografia.

La terapia dell’uveite negli animali da compagnia è di tipo locale e sistemico. La terapia sintomatica topica consiste nell’uso di colliri midriatici e cicloplegici per contrastare sintomi importanti quali lo spasmo dei muscoli ciliari dell’occhio, la miosi e il dolore. In caso di dolore intenso possono essere anche somministrati analgesici per via sistemica. Per ridurre l’infiammazione possono essere utilizzati antinfiammatori non steroidei oppure corticosteroidi topici eventualmente in associazione o meno ad antibiotici. L’uso di corticosteroidi sistemici è importante per il controllo dell’infiammazione soprattutto nelle uveiti immunomediate. In queste forme possono anche essere somministrati altri principi attivi immunosoppressori. L’antibioticoterapia sistemica può essere utilizzata sia per il trattamento di specifici agenti eziologici o come profilassi nel confronto di infezioni batteriche secondarie. Per combattere la causa diagnosticata di uveite si utilizzano antibiotici, antiparassitari, antimicotici o altri farmaci specifici per l’eziologia che determina l’infiammazione oculare.

Vuoi maggiori informazioni? Clicca e contatta la Clinica Borgarello oppure compila il modulo sottostante. Se ti è piaciuto l'articolo condividilo con i tuoi amici e/o posta un commento, grazie.

Leggi tutto l'articolo...

martedì 22 novembre 2016

La tracheoscopia e la Broncoscopia nel cane e nel gatto

La tracheobroncoscopia è una procedura diagnostica minivasiva spesso fondamentale in corso di patologie respiratorie acute e croniche del cane e del gatto.
Si ricorre a questo mezzo in caso di tosse e sintomi respiratori persistenti o per indagare le cause dell'insorgenza di rumori respiratori anomali.

La tracheobroncoscopia è indicata ogni volta che s’ipotizza un processo patologico localizzato a livello tracheale o bronchiale. Inoltre tramite il lavaggio broncoalveolare è possibile indagare anche le patologie polmonari.

TRACHEA CERVICALE TRACHEITE

Tramite l'esame endoscopico è possibile:

  1. la visualizzazione diretta delle vie aeree e lo studio delle alterazioni morfologiche

  2. la valutazione morfologica del lume tracheale e bronchiale

  3. la raccolta di campionamenti adeguati

  4. la risoluzione di patologie ostruttive mediante applicazione di protocolli terapeutici

Considerato il pleomorfismo eziopatologico della tosse è sempre opportuno eseguire:

- Esatto segnalamento del paziente,

- Approfondita raccolta anamnestica ed attento esame fisico,

- Indagini laboratoristiche (ematologia, parassitologia ed infettivologia)

- Diagnostica per immagini (radiografa del torace, eco, TC).

La valutazione endoscopica tracheobronchiale può essere eseguita mediante broncoscopi flessibili o rigidi.

BIFORCAZIONE BRONCHIALE normale

L’esame endoscopico richiede sempre una procedura anestesiologica il cui protocollo differisce in base a variabili cliniche del paziente, tipo di esame e durata prevista. La preparazione consiste in un digiuno da cibo da almeno 12 ore e di tre ore da acqua.

Tracheobroncoscopia terapeutica
La tracheobroncoscopia terapeutica viene utilizzata per:

  1. asportazione di corpi estranei tracheobronchiali

  2. lavaggio e rimozione di tappi mucoidi

  3. ablazione di neoformazioni (mediante strumenti ancillari ad ansa o laser a diodi)

  4. applicazione di stent in corso di collasso tracheale

A cura della dott.ssa Katiuscia Camboni

Vuoi maggiori informazioni? Clicca e contatta la Clinica Borgarello oppure compila il modulo sottostante. Se ti è piaciuto l'articolo condividilo con i tuoi amici e/o posta un commento, grazie.

Leggi tutto l'articolo...
Caricamento in corso...

Ultimi 10 articoli pubblicati

Gli autori degli articoli



Inserisci il nostro link nel tuo sito: