giovedì 21 gennaio 2021

La comunicazione acustica nel cane

In questo articolo approfondiamo un argomento citato in precedenza nel tgvet che è la comunicazione del cane, cioè come comunica il cane con i suoi simili e con l'uomo attraverso l'emissione di suoni.

Sembra che la selezione fatta dall'uomo abbia favorito animali in grado di esprimere un numero maggiore di vocalizzi.

È possibile suddividere questi vocalizzi in suoni vocali, non vocali, e misti.

Suoni vocali:

  • gemiti: emessi durante i saluti con altri cani del gruppo, durante l'invito al gioco o in situazioni di contrasto.

  • Grida e urla: emesse in situazioni di pericolo; se emesse durante l'aggressione denotano paura.

    grida/urla

  • Ringhi: emessi durante la minaccia (prima fase del comportamento di aggressione). Vengono emessi per far mantenere la distanza ed evitare il conflitto. Possono essere emessi anche durante il gioco, ma in tal caso sono associati ad una postura di inchino. 

    Ringhio

  • Abbai: possono essere emessi come avvisi/allarme, come minaccia, come segnale di eccitazione, come richiesta o come richiamo. La frequenza e il tono indicano lo stato emozionale del cane.

    Abbaio

  • Ululati: indicano al gruppo la posizione di un individuo rimasto isolato o vengono emessi per coordinare la caccia. Possono essere emessi in risposta a vocalizzi di un altro cane.

    Ululato

Suoni non vocali:

  • uggiolii: esprimono desiderio di raggiungere un altro cane, un oggetto oppure possono indicare una richiesta di attenzione. 

    Uggiolii fra cani che si incontrano

  • Ansimi: possono indicare uno stato di stress come paura o eccitazione.

  • Schiocco delle mandibole: viene emesso durante la minaccia o come invito al gioco se associato alla postura di inchino.

Suoni misti:

- costituiti da numerosi vocalizzi di base che si susseguono l'un l'altro e indicano sfumature di linguaggio.


Articolo a cura dello Staff della Clinica Veterinaria Borgarello
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martedì 15 dicembre 2020

La Medicina Preventiva nei Nuovi Animali da Compagnia

La Medicina Preventiva nei Nuovi Animali da Compagnia è un tema di primaria importanza. Per cani e gatti la prevenzione, ad esempio tramite le vaccinazioni o la profilassi antiparassitaria, evita di ricadere in problematiche gravi e potenzialmente fatali per l’animale. Lo stesso vale per conigli, furetti, piccoli roditori, rettili ed uccelli da compagnia.


Troppo spesso gli animali esotici vengono ancora portati in visita per problematiche correlate ad una gestione scorretta in ambiente domestico. Ad esempio, la temperatura e l’umidità sono corretti per la specie? Sono necessarie lampade UVA o UVB? La gabbia è posizionata nel luogo più adatto? E la dieta risulta essere la migliore per il tipo, l’età e per lo stato riproduttivo dell’animale? Vediamo più nel dettaglio in che cosa consiste la prevenzione nelle specie più diffuse.

Nel coniglio è sempre consigliata una visita dopo l’adozione specialmente se non si ha esperienza pregressa con questo tipo di animale. Somministrare fin dall’inizio una dieta corretta previene problematiche dentali o gastrointestinali. Inoltre, anche quando vivono esclusivamente in casa e non hanno contatto con altri animali, per i conigli è disponibile ed indicata la vaccinazione annuale per la Mixomatosi, la Malattia Emorragica Virale 1 e la Malattia Emorragica Virale 2, malattie drammatiche e spesso con esito letale. Infine, nei soggetti di sesso femminile la sterilizzazione evita la comparsa di tumori uterini e mammari che in questa specie compaiono precocemente, già a quattro anni di età.

Per quanto riguarda le tartarughe ed i rettili in generale è fondamentale una approfondita conoscenza riguardo al tipo di alimentazione più naturale, sana e completa per la specie. Esistono categorie di rettili erbivori, come le comuni testuggini di terra e le iguane, oppure specie carnivore, come le comuni tartarughe d’acqua (o Trachemys) e i serpenti, oppure ancora specie prettamente insettivore, come i gechi leopardini. Inoltre, non tutte le specie hanno necessità di mangiare ogni giorno perché non è un comportamento naturale per quel tipo di animale.

Nell’ampia categoria dei rettili è fondamentale la gestione del terrario che deve avere adeguate dimensioni, temperatura ed umidità. In base all’habitat originario del soggetto si deve ricreare un ambiente ideale. Parallelismi tra specie simili nell’aspetto ma non per provenienza possono essere molto dannosi.

Infine, nelle tartarughe sia di terra che di acqua è fondamentale preparare ed imparare a gestire correttamente il letargo. È credenza comune che una tartaruga tenuta in casa durante l’inverno ad una temperatura media di 10-15°C, poco attiva, che smette di mangiare, sia una tartaruga in letargo. In realtà, durante questa fase fondamentale e fisiologica per queste specie, l’animale dovrebbe dormire costantemente, non mangiare ed essere mantenuto ad una temperatura stabile di circa 4°C.

E per quanto riguarda gli uccelli? La posizione, le dimensioni e il materiale di costituzione della voliera giocano un ruolo importante sullo stato di salute dell’animale. Alcune gabbie sono ancora fabbricate con materiali che possono essere tossici se ingeriti. Ad esempio, una cocorita che a volte becchetta le sbarre di una gabbia zincata può arrivare ad un’intossicazione che nei casi più gravi esita in sintomi neurologici, tremori e morte. Una gabbia troppo piccola per un pappagallo di medie o grosse dimensioni può generare stress e disagio, fino all’insorgenza di problemi comportamentali difficili da eradicare. Come detto per le altre specie, l’alimentazione non può essere trascurata. I pappagalli e gli uccelli in generale sono ottimi selezionatori di alimenti gustosi ed appetitosi e se hanno a disposizione dei semi li sceglieranno sempre a discapito di una dieta varia ed equilibrata.

In conclusione, una visita veterinaria ogni 6-12 mesi, con veterinari esperti di specie non convenzionali, è sicuramente raccomandata per tutte le specie esotiche per consentire ai nostri animali da compagnia di vivere una vita serena ed in salute.


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martedì 24 novembre 2020

I Camaleonti

 

I camaleonti sono rettili molto particolari ed unici non solo per la loro bellezza, ma anche alcune caratteristiche davvero peculiari …

… il corpo di questi sauri è compresso lateralmente … sono in grado di muovere gli occhi indipendentemente l’uno dall’altro … sono in grado di proiettare in avanti la lingua per catturare le prede … hanno dita unite per riuscire ad avere una miglior prensione!

Questi sauri possono essere detenuti come animali “pet”, anche se molto impegnativi e delicati, ma necessitano obbligatoriamente di documenti all’acquisto che ne attestino la legalità (CITES).

Nell’immaginario collettivo il camaleonte è quell’animale in grado di cambiare colore per mimetizzarsi. In realtà, però, sono alcuni fattori a determinare variazioni di colore:  la temperatura, lo stato emotivo e, nei soggetti in cattività, la selezione artificiale.

Questi rettili non amano molto essere manipolati. Se devono essere contenuti ciò va fatto con la minore forza possibile, lasciandoli camminare  sulle mani. Bisogna fare molta attenzione a non afferrarli per la coda perché in caso di distacco per difesa  non è in grado di ricrescere. 


 

I camaleonti sono animali dall’aspetto docile, ma sono molto territoriali e solitari che sopportano male la presenza dei loro simili (a parte le femmine nel periodo degli accoppiamenti).  

 

Per la gestione in cattività di questi animali sono necessari terrari specifici (comunemente chiamati “camaleontari”), con pareti di rete per facilitare l’aerazione, più ampi possibili.

All’interno, per ricreare l’habitat ideale per questo rettile, andrebbero inserite numerose piante, ovviamente non tossiche. Le foglie permettono di creare dei nascondigli ed aiutano a mentenere l’umidità elevata. I rami devono essere saldamente fissati ed il loro diametro dovrebbe essere leggermente superiore a quello della presa delle zampe in modo da facilitare la prensione.

Il fondo migliore è rappresentato da fogli di carta assorbente (es. carta da cucina o giornali) da cambiare regolarmente. 

Per le femmine, una volta raggiunta la maturità sessuale, sarà necessario anche lasciare a disposizione un recipiente pieno di sabbia per permettere l’ovodeposizione (che si verifica anche in assenza del maschio).

Nel terrario devono essere collocate lampade specifiche che permettano l’emissioni sia di raggi UVA, che forniscono calore, sia di raggi UVB, che sono indispensabili per il metabolismo del calcio. Queste lampade devono essere poste nella parte più alta del terrario, a circa 25-30 cm dal ramo più vicino.

La luce andrebbe tenuta accesa 12-14 ore in Primavera ed Estate e 10-12 ore durante l’Autunno e l’Inverno. 

Per permettere al camaleonte di regolare adeguatamente la propria temperatura corporea bisogna creare all’interno del camaleontario un gradiente di temperatura, ossia un’adeguata differenza di temperatura tra le varie parti del terrario in modo che l’animale scelga quella più adatta alle sue esigenze del momento. I range di T°C variano a seconda della specie di camaleonte.

Un’umidità adeguata si aggira intorno al 50% e può essere monitorata con l’ausilio di un igrometro. 


 

Per quanto riguarda l’alimentazione la base è rappresentata dai grilli (di dimensioni proporzionali a quelle del rettile). I grilli dovrebbero essere nutriti in modo adeguato con anche cibo integrato con calcio carbonato prima di essere somministrati.

La dieta del camaleonte può essere occasionalmente variata offrendo anche insetti stecco, tarme della farina o kaimani.

L’età del camaleonte ha una grande influenza sulle abitudini alimentari: i neonati e i giovani mangiano decine di insetti al giorno; i sub-adulti e adulti, di solito mangiano ogni giorno, ma a volte saltano un giorno senza che ciò abbia un significato negativo.

Per far bere il camaleonte bisogna fornire l’acqua in gocce: spruzzando regolarmente e frequentemente il terrario oppure creando un gocciolatoio.

 

È fondamentale prendersi cura al meglio del proprio animale facendolo visitare dopo l’acquisto/adozione per accertarsi del suo stato di salute ed avere consigli sia sulla gestione che sull’alimentazione ed effettuare eventuali esami come quello delle feci.



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giovedì 19 novembre 2020

Grooming Eccessivo nel Gatto

Il cosiddetto "grooming" è un comportamento normale che il gatto mette in atto diverse volte nell'arco della giornata. Quest'azione gli permette di pulirsi e rimuovere eventuali ectoparassiti dalla cute ma ha anche un importante ruolo nella sua termoregolazione.

In cosa consiste? Nel laccarsi e mordicchiarsi mantello e cute e sfregarsi il muso con le zampe anteriori.



Il grooming eccessivo pertanto coincide con un leccamento tale da causare alopecia.

La perdita di pelo è più frequentemente bilaterale e simmetrica. La riscontriamo a livello dei fianchi ma anche dell'addome e delle zampe posteriori.

Quando il proprietario si rende conto che il suo gatto presenta delle zone alopeciche è bene che lo porti dal medico veterinario di fiducia che prima di tutto indagherà la natura dell’alopecia ovvero se si tratta di grooming eccessivo oppure di alopecia spontanea.

La toelettatura esagerata può avere fondamentalmente tre diverse cause alla base:

- PRURITO
- ALOPECIA PSICOGENA/IPERESTESIA
- DOLORE

(L’alopecia spontanea invece ha come cause più frequenti: endocrinopatie, infezioni/ectoparassiti, neoplasie,…)


Il prurito può essere causato da:

-parassiti (pulci, pidocchi, acari)
-dermatofitosi
-ipersensibilità (al morso di pulce, alimentare, ambientale, reazione farmacologica)
-ipertiroidismo


Il grooming eccessivo causa il diradamento del pelo che apparirà spezzato, debole e ispido. A seconda della causa sottostante potrà essere associato a dermatite miliare, escoriazioni, lesioni del complesso granuloma eosinofilico.

Durante la visita clinica, oltre all’anamnesi accurata riportata dal proprietario, può essere utile l’esame del pelo e del bulbo pilifero per distinguere l’alopecia spontanea dalla toelettatura eccessiva. Nel caso in cui questa analisi confermi il sospetto della seconda ipotesi è fondamentale stabilire la causa al fine di scegliere il trattamento corretto.
Prima di tutto sarà necessario indagare la presenza di ectoparassiti o infezioni (nel gatto la causa più frequente di prurito è l’ipersensibilità da pulci), eventualmente utilizzare la lampada di wood al fine di evidenziare dermatofitosi e, se il caso lo richiede, eseguire citologia cutanea.

Se, dopo queste indagini, non si è ancora ottenuta una diagnosi bisognerà  sospettare possa trattarsi di ipersensibilità alimentare o ambientale (cosiddetta “atopia”, frequente nel gatto).

Queste sono le cause più frequenti di grooming eccessivo ma non sono le uniche, eistono infatti anche forme di alopecia psicogena e di iperestesia felina (entrambe associate a stress sociale o ambientale).

Fate attenzione quindi a non sottovalutare alcuni comportamenti del vostro micio, è sempre meglio fare un controllo dal veterinario!





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giovedì 29 ottobre 2020


RIFIUTO DEL CIBO? ECCO COME COMPORTARSI



Il vostro cane non ha fame, rifiuta il cibo e non mangia?
In famiglia, quando abbiamo un cane che non mangia e rifiuta il cibo è sempre
motivo di preoccupazione
Un proprietari attento e premuroso è normale che si preoccupi vedendo il
proprio cane mangiare molto poco, o ancora peggio rifiutare ad ogni pasto il
suo solito cibo.
Ecco allora che si provano a mettere in atto le più classiche strategie fai-da-te:
cibo dalle mani seduti per terra come se si dovessero imboccare; aggiunta di
alimenti molto appetibili; cibo dal tavolo e numerosi fuori pasto ricchi di grassi e
aromatizzanti.
Prima di tutto considerate che un cane inappetente potrebbe avere dei
problemi di salute: l’anoressia, infatti, è un sintomo generico e comune a
numerose malattie dei nostri cani. Per questo motivo, la prima cosa da fare è
capire se non si alimenta per una malattia (e quindi non ha assolutamente
fame) o se sta bene ma vorrebbe mangiare altro.
Escluse cause mediche con l’intervento del vostro veterinario curante, provate
a seguire questi semplici consigli:
1)Non somministrare snack o fuoripasto che possano saziare il vostro cane
facendolo arrivare all’ora del pasto poco interessato al cibo. Soprattutto i cani
di piccola taglia mangiano già molto poco e se non sono sufficientemente
affamati non si avvicinano nemmeno alla ciotola!
2) Instaurate una routine: i cani sono animali abitudinari quindi è
opportuno far mangiare il cane ad orari prestabiliti, così da regolarizzare
anche il metabolismo e favorire una sana digestione.
3) Cambiate gusto o tipologia di alimento: potete provare a cambiare
gusto/marca o tipologia di cibo (l’umido è generalmente più gradito), anche i
cani si stufano e hanno delle preferenze alimentari (alcuni più di altri). 
Un semplice trucchetto è riscaldare l’alimento per esaltarne il gusto e
aumentare così l’appetibilità e se somministrate cibo secco potete aggiungere
mezzo bicchiere di brodo caldo.
4) Provate con la dieta casalinga: se anche cambiando marca o tipologia di
alimento commerciale, il vostro cane continua ad alimentarsi poco volentieri,
potete preparare una razione fatta in casa: fresca e bilanciata. Attenzione
però, per fare questo ci vuole tempo e preparazione, affidatevi quindi ad un
Veterinario Nutrizionista.
Il vantaggio della dieta casalinga sta nel potere variare gli alimenti in modo da
stimolare con odori e gusti nuovi l’appetito anche dei cani più difficili.
5) Aumentate l’attività fisica e ludica: l’attività fisica regolare aiuta a
stabilire una routine alimentare. Sarebbe ideale che il tuo cane facesse attività
fisica circa un'ora prima di ogni pasto, o anche un gioco di movimento in
grado di stimolare l’appetito.
Per altre curiosità o chiarimenti potete contattarci e saremo lieti di rispondere
alle vostre domande.

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martedì 20 ottobre 2020

Dermatofitosi nodulare canina (Kerion)

 La dermatofitosi nodulare canina conosciuta anche con il nome di Tigna o Kerion è una malattia ad eziologia fungina che colpisce gli strati più profondi della cute.

I funghi maggiormente responsabili di questa dermatofitosi appartengono al genere Microsporum, Trichophyton ed Epidermophyton, tuttavia quello rinvenuto con la maggior incidenza è Microsporum Gypseum.

Poiché questo fungo si trova nel terreno, è comune che il kerion si sviluppi sul muso o sugli arti del cane. Di solito si presenta come una lesione unica, prominente, nodulare, accompagnata da alopecia.

Sebbene questa lesione non provochi prurito e quindi lesioni da grattamento è importante trattarla e debellarla il prima possibile; Vedremo qui di seguito le principali tecniche utili per la diagnosi.

- Lampada di Wood: questo strumento sfrutta il fatto che alcuni ceppi di Microsporum Canis emettono una fluorescenza verde nei peli infetti. Tuttavia restituisce molti falsi positivi e pertanto non risulta l'esame di prima scelta.

- Esame microscopico: consiste nel prelevare dei peli alterati che circondano le lesioni e osservarli al microscopio per identificare spore e ife fungine nei peli infetti.

- Esame citologico: attraverso una semplice citologia per apposizione si possono osservare al microscopico cellule infiammatorie (neutrofili, macrofagi e linfociti) quadro indicativo di infiammazione piogranulomatosa.

- Coltura fungina: risulta l'esame più fattibile nella pratica clinica, nell'arco di 6/7 giorni ci permette di sapere se si tratta di un dermatofita o di un fungo saprofita (contaminante ambientale).

- Biopsia: in caso di colture fungine dubbie si può ricorrere alla biopsia e all'esame istopatologico della lesione con colorazioni specifiche (Grocott-Gomori).

Ottenuta la diagnosi definitiva si può prontamente intervenire con una terapia farmacologica volta a debellare il fungo e far quindi regredire la lesione.


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martedì 6 ottobre 2020

La Displasia della Tricuspide nel Cane

 Le malformazioni congenite a carico dell’apparato valvolare tricuspidale possono essere caratterizzate da diverse anomalie strutturali: ispessimento focale o diffuso dei lembi valvolari, ipoplasia dei muscoli papillari e delle corde tendinee o loro agenesia, incompleta separazione dei lembi valvolari della parete ventricolare, agenesie focali del tessuto valvolare. Tali anomalie si possono presentare singolarmente o in associazione. Condizione più rara una inserzione distale dei lembi valvolari, normali o displasici, nella camera ventricolare destra con conseguente atrializzazione del ventricolo e definita anomali di Ebstein, dalla patologia descritta nell’uomo.

Nei cani di razza Labrador Retriever è stata dimostrata la trasmissione ereditaria di tipo autosomico dominante con penetranza incompleta, è comunque possibile riscontrarla anche in altre razze come: Boxer, Pastore Tedesco, Bulldog Inglese, Golden Retriever.


Queste anomalie causano comunemente un’insufficienza valvolare che porta a una dilatazione atriale destra e a un’ipertrofia eccentrica del ventricolo destro, il sovraccarico volumetrico permette al ventricolo di mantenere una gittata anterograda e molti soggetti possono rimanere asintomatici per molto tempo. Generalmente quando raggiungono lo scompenso cardiaco si presentano con quadri di importante cardiomegalia.

La presentazione clinica è estremamente variabile da soggetti asintomaci, con o senza soffi udibili, a soggetti con segni di insufficienza cardiaca congestizia destra.
La vena giugulare può apparire pulsante o può essere distesa: questo segno indica aumento della pressione atriale destra e generalmente precede la comparsa di epatomegalia e ascite. Il polso femorale è normale ad eccezione delle forme più gravi, le mucose sono generalmente normali, quando si osserva cianosi deve essere ricercato uno shunt destro sinistro.
Il riscontro elettrocardiografico più comune in soggetti con displasia tricuspidale è la presenza del complesso QRS con alterata morfologia.
I riscontri radiografici dipendono essenzialmente dal grado di sovraccarico volumetrico presente.
La diagnosi ecocardiografica di displasia della tricuspide è molto semplice nelle formi gravi. Risulta più difficile invece identificare le forme molto lievi in cui si possono avere solo alterazioni dell’apparato valvolare con lembi che non arrivano a raggiungere il piano valvolare in sistole.
Nelle forme più gravi le alterazioni dell’apparato valvolare sono più evidenti: i lembi appaiono rudimentali, ispessiti, fenestrati, ipomobili. Anche le corde tendine ispessite, fuse tra loro o ipoplastiche.
Nella maggior parte dei casi la terapia medica si intraprende all’instaurarsi di segni di scompenso destro: ascite o meno frequentemente versamento pleurico. Tuttavia è consigliabile anche nei casi più lievi intraprendere una terapia con furosemide a bassa dose  ( 1mg/kg )e spironolattone a 2 mg/kg die, questa riducendo il volume circolante potrebbe ridurre la progressione della dilatazione del ventricolo destro e dell’anulus tricuspidale e quindi la quota di rigurgito rallentando la progressione del rimodellamento e la progressione verso lo scompenso destro. 

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sabato 3 ottobre 2020

OSTEOARTROSI NEL CANE

L’artrosi è la più frequente patologia articolare del cane e del gatto.
E’ una patologia progressiva ed irreversibile che colpisce le articolazioni, caratterizzata da un processo distruttivo che si auto alimenta e che provoca:

  • Degenerazione della cartilagine articolare con comparsa di erosioni e ulcerazioni.
  • Sinovite (processo infiammatorio della membrana sinoviale)
  • Modificazione dell’osso subcondrale
  • Formazione di osteofiti (proliferazioni irregolari di tessuto osseo)
  • Fibrosi della capsula articolare


Le artrosi vengono suddivise in primarie e secondarie.
L’artrosi primaria è legata ad un processo di invecchiamento della cartilagine che degenerando innesca il processo artrosico. E’ la comune artrosi senile umana, nel cane si riscontra raramente.
L’artrosi secondaria ha maggior incidenza ed è la conseguenza di processi vari che causano infiammazione articolare.iDi solito si verifica in concomitanza con:
- traumi
- ostecondrite
- infezioni
- instabilità
- fratture
- rottura di legamenti
- displasie
Può colpire tutti i soggetti ma si manifesta maggiormente in quelli anziani e in quelli in sovrappeso; per quanto riguarda i cani sono soprattutto colpiti quelli di taglia grande e gigante..
Le articolazioni più frequentemente affette sono l’anca, il ginocchio e il gomito.
La prima evidenza che porta all’artrosi è rappresentata da una una lesione superficiale e diffusa della cartilagine che porterà a coinvolgimento dell’osso sub condrale.
Qualora non venga trattata la causa primaria. La liberazione di mediatori dell’infiammazione amplificano molto precocemente il processo in atto, coinvolgendo sia la membrana sinoviale che la cartilagine.
In seguito al processo degenerativo la cartilagine si frammenta e non essendo in grado di rigenerarsi viene sostituita da tessuto fibrocartilagineo meno resistente. La perdita di ulteriore materiale porta all’esposizione del tessuto osseo sottostante con progressione della malattia.




SEGNI CLINICI
L’artrosi si manifesta con differente gravità:

  • Leggero con dolore lieve, rigidità, riduzione della motilità e zoppia.
  • Moderato con dolore abbastanza forte, zoppia, riduzione della massa muscolare (atrofia), rigidità e difficoltà ad alzarsi.
  • Grave con intenso dolore, presenza di zoppia, riduzione dell’ampiezza dei movimenti articolari, atrofia, difficoltà ad alzarsi, crepitii durante i movimenti articolari passivi e inattività.

DIAGNOSI
L’artrosi è una patologia frequentemente dolorosa con andamento progressivo pertanto una diagnosi precoce è estremamente importante in quanto permette di trattare sia la causa che ha innescato l’artrosi (per esempio la displasia del gomito), sia i processi ad essi associati (lesione cartilaginea, sinovite infiammatoria), arrestando o rallentandone in modo significativo l’evoluzione. Per effettuare una corretta diagnosi serve una attenta visita ortopedica eventualmente associata ad ulteriori indagini radiografiche e/o esame del liquido sinoviale.

PREVENZIONE
Esistono prodotti specifici che aiutano nella prevenzione, come i prodotti Condroprotettori.

TERAPIA
Il trattamento è specifico per ogni singolo paziente ed è correlato alla gravità dell’artrosi ed al numero di articolazioni colpite. L’approccio all’artrosi deve essere multimodale e prevedere una attenta combinazione di diverse terapie farmacologiche e non. L’aspetto più importante è una diagnosi precoce.




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