martedì 14 febbraio 2017

Arriva un cucciolo in casa, come comportarsi?



L’arrivo di un cucciolo in famiglia è sempre un grande evento, ma quali sono le regole per una corretta gestione e gli errori da non commettere?
Scopriamoli insieme !
  • Come comportarsi il giorno dell’adozione del cucciolo?
Per prima cosa è possibile applicare in casa diffusori di feromoni di sintesi collegati alla presa elettrica qualche ora prima dell’arrivo del cane . I feromoni sono sostanze chimiche rilasciate a scopo comunicativo nel cane e che questo caso avranno il fine di calmare e rassicurare il cucciolo.
cane-cuccia
Per la prima notte è necessario preparare una cuccia accogliente e posizionarla nella camera del proprietario in modo che il cucciolo riesca a riposare tranquillamente e che il proprietario possa rincuorarlo se dovesse piangere o trovarsi in difficoltà.

  • Come gestire il comportamento eliminatorio nel modo corretto?
Nelle prime settimane il cucciolo dovrà imparare ad urinare e defecare nel luogo designato dal proprietario. La metodologia di insegnamento non dovrà avvalersi di punizioni ma sarà basata sul rinforzo positivo. Per prima cosa bisogna designare un luogo per le deiezione che potrà essere il giardino,un giornale o una traversina. Dopodiche bisognerà accompagnare il cucciolo frequentemente in questo luogo e soprattutto in alcuni momenti della giornata come ad esempio dopo il pasto,dopo il sonnellino,dopo il gioco. Infatti questi sono i momenti in cui il cucciolo avrà più necessità di sporcare e quindi potremo utilizzarli per insegnargli il comportamento corretto da seguire. Ogni volta che il cucciolo sporcherà nel luogo designato dovrà essere premiato e gratificato.

  • Come gestire i comportamenti desiderati e quelli indesiderati?
Ogni volta che il cucciolo mette in atto un comportamento desiderato (ad esempio sporca sulla traversina,in giardino o per strada) dovrà essere premiato e gratificato.
Spesso i cuccioli “ rubano “ o mordicchiano oggetti in casa,in questi casi non bisognerebbe sottrarre l’oggetto in questione o sgridare il cane ma proporre uno scambio con un suo giocattolo o un bocconcino a lui gradito. L’atteggiamento corretto da adottare è quello di proporre un’alternativa gradevole in modo da favorire questo agli altri oggetti di casa o dei nostri calzini.
cane-calzino
  • Come favorire la socializzazione e la costruzione di un buon bagaglio di esperienze?
Nei primi mesi di vita è essenziale che il cane abbia la possibilità di socializzare correttamente con diverse specie animali( cani,gatti,uomini,) e di costruirsi un bagaglio di esperienza adeguato al fine di diventare un adulto equilibrato e in grado di risolvere i problemi che incontrerà nel corso della sua vita.
Per favorire la conoscenza del mondo che lo circonda è importante portare il cucciolo in città per imparare a riconoscere i rumori e favorire il contatto controllato con uomini donne e bambini. Inoltre bisogna permettere al cucciolo di giocare in libertà con i suoi conspecifici (cuccioli e adulti sia maschi che femmine) selezionando soggetti disponibili,non aggressivi e molto pazienti. Il gioco libero tra cuccioli dovrebbe sempre essere supervisionato da un cane adulto moderatore o dal proprietario per evitare che i cuccioli “esagerino”. Anche il contatto con altre specie animali dovrebbe essere favorito in questo periodo della vita del cane ( ad esempio con gatti molto tranquilli).
Appena possibile bisognerebbe portare il cucciolo a fare passeggiate per scoprire luoghi e situazioni diverse tra loro.

  • Cos'è una Puppy Class e perchè è importante parteciparvi?
puppy-class
La “Puppy Class” è paragonabile ad un asilo per cuccioli, un luogo dove questi possono apprendere, in un clima sereno e gioioso, i primi rudimenti della convivenza, del gioco e dell’ubbidienza. Un luogo in cui i proprietari possono acquisire semplici strumenti per educare il proprio amico a quattro zampe, divertendosi e garantendo un sereno equilibrio nella famiglia e, conseguentemente, nella società in cui entrambi vivono, condividendone le dinamiche.
Il principale scopo di questa scuola è guidare il cucciolo nella fase critica della socializzazione dopo il distacco dalla madre.


Per maggiori informazioni o per iscriverti alla puppy Class visita il nostro sito http://www.puppyschool.it/2011/08/la-puppy-class.html , oppure contatta la Clinica Veterinaria Borgarello al numero 0116471100 oppure via mail all’indirizzo info@clinicaborgarello.it .
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martedì 7 febbraio 2017

Epilessia Metabolica nel Cane e nel Gatto

La diagnosi di epilessia nel cane e nel gatto è un argomento piuttosto complesso ed appassionante; ne abbiamo già parlato negli articoli epilessia nel cane, epilessia nel cane, il vademecum, epilessia nel cane FAC, crisi a grappolo, ma torniamo ad occuparcene per approfondire l’iter diagnostico da seguire.

L’epilessia è una sindrome neurologica caratterizzata da crisi epilettiche o convulsive provocate da un’attività elettrica anomala della corteccia cerebrale. Durante tale evento il cane o il gatto perde coscienza e cade a terra in preda a movimenti di tipo tonico-clonico o di pedalamento delle zampe, con perdita di urina, feci e profusa salivazione. Tale tipologia di crisi si diversifica dalle crisi convulsive parziali, in cui solo una parte del corpo (es. parte del volto o una zampa) viene interessata da movimenti autonomi ed irregolari, con o senza alterazione della coscienza.

Di fronte ad un animale che viene riferito per una “crisi” l’iter diagnostico è parecchio articolato: in prima battuta bisogna valutare se l’episodio sia ascrivibile ad una crisi epilettica o ad una sincope (svenimento), e poi se la crisi sia da riferire ad una epilessia idiopatica oppure sia da interpretarsi come un segno di altre malattie intracraniche o extracraniche.

Ogni paziente con crisi epilettiche dovrebbe quindi essere sottoposto ad un’accurata visita clinica, ad una valutazione neurologica e ad esami del sangue e delle urine.

Sulla base dei risultati ottenuti si valuta come procedere: possono essere necessarie radiografie, ecografie o indagini di diagnostica avanzata come la Risonanza Magnetica.

diagnosi-epilessia-metabolica

Solo nel caso in cui tutti gli esami dovessero essere nella norma si può concludere per esclusione che il paziente è affetto da epilessia primaria (o idiopatica).

Partiamo quindi dall’inizio: ci troviamo di fronte ad un animale affetto da epilessia idiopatica oppure ci sono segni di altre malattie intracraniche o extracraniche?

In questo articolo tratteremo le principali cause “metaboliche”, quindi extracraniche (in quanto la loro causa è esterna al cervello), di crisi convulsive.

Molte malattie metaboliche possono provocare crisi epilettiche poiché causano una perturbazione nel funzionamento dei neuroni corticali.

In questa categoria rientrano anche le crisi convulsive legate all’ingestione di sostanze tossiche quali metaldeide (lumachina), organofosfati (insetticidi, erbicidi e gas nervini), stricnina (oggi vietata). Le sostanze tossiche provocano però generalmente uno stato epilettico, cioè crisi convulsive lunghe e ripetute che possono mettere a rischio la vita dell’animale.

Le alterazioni del metabolismo più frequentemente associate alle crisi epilettiche sono l’ipoglicemia, l’ipocalcemia e l’encefalopatia epatica.

Si definisce ipoglicemia una concentrazione di glucosio nel sangue inferiore a 60mg/dl. Le cause dell’ipoglicemia sono numerose, fra cui le principali: tumori pancreatici (insulinoma in primis), errori nella terapia insulinica in pazienti diabetici, infezioni sistemiche con sepsi, digiuno prolungato.

I segni clinici dell’ipoglicemia si manifestano solitamente quando la glicemia è inferiore a 45mg/dl. Le cellule nervose non hanno riserve di glucosio, quindi sono le prime ad andare in sofferenza in caso di carenza, con conseguenti convulsioni, debolezza, collasso, atassia (andatura ondeggiante).

epilessia-diagnosi

L’ipocalcemia è provocata da numerose situazioni patologiche come l’ipoparatiroidismo, l’eclampsia puerperale (un’aumentata perdita di calcio legata all’allattamento), l’insufficienza renale e la pancreatite. La sintomatologia è caratterizzata da crampi e rigidità muscolare, irrequietezza, aggressività e nervosismo. In caso di ipocalcemia grave possono insorgere vere e proprie crisi epilettiche.

L’encefalopatia epatica è una sindrome neurologica legata all’incapacità del fegato di detossificare il sangue proveniente dall’apparato gastroenterico a causa della presenza di un’alterazione vascolare chiamata shunt portosistemico. La conseguenza di questa anomalia vascolare è una sorta di “auto-intossicazione” che provoca sintomi neurologici di gravità variabile.

E’ proprio dalla necessità di escludere le malattie metaboliche sopraelencate (ma anche molte altre), che richiedono un piano terapeutico specifico e completamente differente rispetto a quello utilizzato per l’epilessia idiopatica, che nasce la necessità di effettuare un iter diagnostico completo e corretto prima di iniziare la terapia per l’epilessia.

La terapia per l’epilessia idiopatica accompagnerà il nostro amico a quattro zampe ed il suo proprietario per tutta la vita; la sua impostazione deve quindi essere meticolosa per evitare di incappare in complicazioni evitabili in modo banale.

Articolo a cura dello Staff della Clinica Veterinaria Borgarello.


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martedì 31 gennaio 2017

Le estrazioni dentali nel cane e nel gatto

Le estrazioni dentali sono un atto chirurgico vero e proprio, al quale spesso bisogna ricorrere per risolvere alcune patologie della bocca. Con il termine estrazione si intende la perdita irreversibile del dente. Esistono anche altre tecniche conservative per salvare il dente, ovviamente da valutare in ogni singolo caso, che però comportano una serie di cure pre e post-operatorie e domiciliari che solitamente i nostri animali domestici accettano con difficoltà e che non tutti i proprietari sono disposti a praticare.

Il paziente va preparato alla procedura come per un normale intervento chirurgico, eseguendo una visita anestesiologica pre-operatoria e degli esami del sangue per stabilire lo stato di salute, oltre a tutti gli esami diagnostici che si riterranno necessari per sottoporlo all'anestesia generale in sicurezza.

 denti cane

Per ciascun paziente sarà stabilito l’iter anestesiologico più idoneo al caso. L’anestesia generale prevede comunque l‘incannulamento di una vena periferica e l’intubazione dell’animale per garantire la pervietà delle vie aeree e un buon monitoraggio. Verrà anche somministrato per via endovenosa un antibiotico.

Prima di procedere alle estrazioni dentali, può essere necessario eseguire alcune radiografie, inoltre si disinfetterà la bocca con clorexidina in soluzione acquosa e si provvederà a detartrasi accurata di tutti gli elementi dentali per poter poi lavorare su un campo il più possibile pulito.

Le tecniche estrattive possono essere suddivise in non chirurgiche e chirurgiche; le prime per i denti da latte e quelli permanenti con una sola radice) prevedono la lussazione del legamento parodontale e l’estrazione del dente, senza ricorrere a tecniche più complesse di alveolotomia, di divisione della corona in più parti, ecc., mentre le estrazioni chirurgiche richiedono un iter più particolare.

Le estrazioni chirurgiche partono infatti dalla formazione di un lembo mucogengivale per rendere visibile la porzione di osso da asportare (alveolotomia), necessaria per visualizzare, mobilizzare ed estrarre completamente le radici, senza provocarne la frattura. Le radici del dente (nei denti pluriradicati) vanno separate tra di loro con frese. A questo punto si può estrarre interamente il dente. Seguirà poi l’alveoloplastica, con cui si modellano i contorni dell’osso alveolare che conteneva il dente eliminando le zone appuntite e si rimuovono infine i detriti.

Alla fine si procede a sutura della gengiva con filo non riassorbibile, che può essere completa oppure parziale nei casi in cui si riscontra infezione parodontale o dell’apice dentale.

Verrà disinfettata ulteriormente l’area trattata e se necessario si eseguiranno delle radiografie postoperatorie di controllo.

Alcuni denti o patologie richiedono tecniche di estrazione peculiari e particolare accortezza. Per esempio l'estrazione dei denti decidui, dei canini, dei denti con anchilosi e l'estrazione delle radici, dei denti pluriradicati.

pinza estrazione

L'estrazione dei denti con più radici (ad esempio l'estrazione del I° molare inferiore e del I° molare superiore) è impossibile senza che la corona sia stata suddivisa in tante parti quante sono le radici. Tale suddivisione deve essere praticata con delle frese montate su turbina. Una volta praticate le divisioni necessarie, si procede alla lussazione della varie porzioni con elevatori dentali fino ad ottenere una buona mobilizzazione di tutti i frammenti dentali per poterli estrarre agevolmente.

Le patologie più frequenti che portano ad eseguire le estrazioni dentali sono:

- Malocclusioni: quelle che provocano danni ai tessuti molli (palato, gengiva e labbra) possono essere risolte estraendo i denti che creano il problema, qualora non possano essere intraprese correzioni ortodontiche efficaci.

- Denti in soprannumero e denti da latte persistenti che causano sovraffollamento, favorendo l’apposizione di placca e tartaro, difetti di chiusura (malocclusioni).

- Malattia parodontale: si tratta, probabilmente, della malattia più frequente nel cane e anche ben rappresentata nel gatto. Questa condizione patologica porta a mobilità dentale e l’estrazione dei denti colpiti si rende necessaria negli stadi avanzati della malattia, oppure quando il proprietario non riesce a praticare l’igiene orale quotidiana al proprio animale.

- Stomatite cronica felina: questa patologia, quando la terapia medica e le misure d’igiene orale rigorose non hanno successo, può essere controllata con l’estrazione di tutti i denti, risparmiando se possibile i canini.

- FORL nel gatto: quando la FORL è oltre il I° stadio bisogna prendere in considerazione l’estrazione dei denti coinvolti.

- Stomatiti croniche nel cane: tutti i cani possono presentare gravi fenomeni di infiammazione dei tessuti molli della bocca legati alla presenza della placca dentale. Anche in questo caso, se la patologia non è controllabile con misure mediche associate a igiene orale rigorosa, è consigliabile l’estrazione dentale dei denti coinvolti.

- Fratture della corona del dente che coinvolgono la radice creando tasche parodontali con infezione: è necessario valutare se la tasca che si verrà a creare sarà gestibile con la sola igiene orale domiciliare altrimenti è meglio optare per l’estrazione del dente.

- Fratture della radice: bisogna valutare a che altezza è colpita la radice; le fratture del terzo mediale e del terzo coronale della radice generalmente impongono l’estrazione o, in alternativa, la terapia canalare della radice che viene lasciata in sede. Quando invece la frattura interessa il terzo apicale della radice l’estrazione non è sempre necessaria.

- Carie: si tratta di una patologia poco frequente nel cane e inesistente nel gatto; quando non è possibile un trattamento conservativo, bisogna considerare l'estrazione dei denti cariati.

Alcune estrazioni possono essere complicate dalla disposizione dei denti; le radici possono essere anomale (curve, soprannumerarie o anchilotiche, cioè fuse all'osso), ecc. . Queste situazioni particolari devono essere preventivamente valutate con uno studio radiografico della bocca prima di procedere alla chirurgia. Altre complicanze sono la frattura della corona e della radice del dente da estrarre ed emorragie di difficile gestione. La procedura di estrazione deve essere comunque effettuata da un veterinario esperto in dentistica per ridurre le complicanze.

La gestione postoperatoria degli animali che hanno subito estrazioni dentali è da comparare a quella prevista per tutti i pazienti chirurgici: è necessario mantenerli in un ambiente caldo e confortevole, somministrare antidolorifici adeguati alle manovre chirurgiche eseguite e favorire al più presto la ripresa dell'alimentazione spontanea. Se necessario saranno somministrati antibiotici e antinfiammatori.

A casa poi i proprietari dovranno eseguire le cure di igiene dentale quotidiane prescritte dal veterinario dentista alle dimissioni. Verranno inoltre stabiliti dei controlli post-operatori, in cui verranno eventualmente rimossi i punti di sutura.

 

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martedì 17 gennaio 2017

La shampoo terapia negli animali

L'uso della shampoo terapia negli animali domestici trova indicazione terapeutiche in molte affezioni cutanee oltre che avere un benefico effetto cosmetico.
Ovviamente il solo uso di questo tipo di terapia non può guarire una patologie dermatologica ma permette a volte di utilizzare meno farmaci e di tenere sotto controllo patologie croniche.
Gli unici svantaggi di questo tipo di terapia possono essere l'impegno richiesto in termini di tempo al proprietario e raramente reazioni avverse ai prodotti che vengono utilizzati.

Tutte le case farmaceutiche fanno grandi investimenti per formulare nuovi prodotti che siano efficaci e specifici per alcune patologie. Proprio per questo motivo gli shampoo non sono tutti uguali e la scelta del prodotto deve essere ponderata a seconda del problema. Deve inoltre essere precisato che non vanno mai usati sui nostri animali domestici shampoo ad uso umano perchè il pH del mantello è diverso da quello della cute dell'uomo.
Oltre ai principi attivi  un altro importante fattore su cui il proprietario deve essere informato è la corretta modalità di utilizzo, soprattutto per quanto riguarda la frequenza dei bagni e il tempo di contatto tra shampoo e cute. La maggior parte dei prodotti richiede un tempo di posa di circa 10 minuti e non sempre per il proprietario questo è possibile. Nel caso in cui lo shampoo sia prescritto a fini terapeutici spesso risulta più facile far eseguire il bagno da personale specializzato presso una toeletta.
Se il proprietario decide di fare il bagno a casa gli si può consigliare di tenere un timer a portata di mano per controllare effettivamente il tempo di posa e di far scorrere il tempo massaggiando delicatamente la cute, gesto che l'animale di solito apprezza.


Gli shampoo possono essere classificati a seconda della loro azione in:
- antisettici, vengono utilizzati per diminuire la popolazione di batteri e miceti presenti sulla cute. Appartengono a questa categoria la clorexidina con concentrazione 0.5-2% e il benzoile perossido che agisce più in profondità nel follicolo pilifero esercitando un'azione di flushing. Il benzoile perossido ha però un'azione irritante se utilizzato per lunghi periodi in quanto provoca disidratazione cutanea. Ad oggi sembra che la clorexidina sia il miglior antisettico, ben tollerata, agisce anche in presenza di detriti cutanei e sembra che la sua azione perduri fino a 7 giorni dopo il bagno. Altri antisettici sono l'etil lattato e il triclosan
Tra i principi attivi attivi nei confronti dei miceti ci sono il miconazolo, l'econazolo e la clorexidina
- antiparassitari, sono a base di piretrine e piretrodi ma sono ormai in disuso data l'ampia disponibilità di prodotti spot-on o sistemici che hanno maggior efficacia e minori effetti collaterali
- antiseborraoici, trovano indicazione nelle seboree primarie e secondarie e sono spesso presenti negli shampoo in associazione a principi emollienti e idratanti. Appartengono a questa categoria l'acido salicilido, lo zolfo, il perossido di benzoile e lo zinco gluconato
- idratanti e emollienti, hanno la funzione di ammorbidire e idratare lo strato corneo della cute aumentandone la quantità di acqua. Rientrano in questa categoria l'urea, la glicerina, gli acidi grassi, il glicole propilenico, l'acido lattico e i ceramidi

- antiprurito, trovano largo impiego nella gestione delle patologie allergiche. Sono a base di avena colloidale, un composto naturale ottenuto dal cereale che ha proprietà idratanti, antinfiammatorie e detergenti

Oltre che come terapia lo shampoo è molto spesso usato a fini estetici e di pulizia degli animali con cui conviviamo. Anche in questi casi è comunque importante scegliere uno shampoo adatto al pH della cute dell'animale per cui è sempre bene chiedere consiglio al Veterinario 

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martedì 10 gennaio 2017

La Dermatofitosi nel coniglio pet

La dermatofitosi è una patologia cutanea causata da funghi. E’ abbastanza comune, soprattutto in coniglietti acquistati di recente.

Dermatofitosi - 1

Questa malattia è contagiosa per altri animali domestici e rappresenta una zoonosi, ossia è potenzialmente trasmissibile all’uomo.

Il dermatofita più frequentemente riscontrato nel coniglio è Trichophyton mentagrophytes.

La sintomatologia è caratterizzata dalla presenza di lesioni alopeciche (prive di pelo), crostose/desquamative e più o meno eritematose. Le regioni del corpo maggiormente coinvolte sono la testa (palpebre, mento e margine del padiglione auricolare) e gli arti (soprattutto le dita). Il prurito può essere di grado variabile, da assente a forte soprattutto in caso di infezioni batteriche secondarie.

Dermatofitosi - 2

La diagnosi può essere eseguita analizzando peli, squame o croste al microscopio ottico per visualizzare eventuali peli invasi dalle ife fungine od artrospore. Per avere una diagnosi definitiva e maggiormente precisa si può ricorrere all'esame colturale, che consiste nel posizionare su un terreno specifico per la crescita dei funghi peli, squame o croste. Nell'arco di una settimana si può verificare l'eventuale crescita di colonie fungine che poi possono essere analizzate al microscopio ottico per la tipizzazione.

Bisogna tenere in considerazione le possibili diagnosi differenziali come la rogna sarcoptica. Questa, invece, è una patologia parassitaria causata da un acaro ed anch'essa è una possibile causa di zoonosi.

Per quanto riguarda la terapia solitamente è consigliabile il trattamento orale con l'itraconazolo fino a guarigione.

E’ molto importante dopo l’acquisto portare il proprio coniglietto da un veterinario esperto in questi animali per una visita approfondita. In questa fase infatti il veterinario può accorgersi di piccole anomalie non visibili agli occhi dei proprietari.

 

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giovedì 29 dicembre 2016

Cosa deve mangiare il gatto

 L'alimentazione felina presenta peculiarità da conoscere se si vuole somministrare una dieta corretta e bilanciata al nostro gatto: mangiar sano aiuta a rimanere in salute, fatto salvo le concessioni del periodo Natalizio!. Il processo di domesticazione ha influito in maniera relativa e insolita sulla specie felina tanto da preservarne molte delle caratteristiche originarie. Ancora oggi Il gatto è a tutti gli effetti un carnivoro puro ossia necessita per il suo sostentamento primariamente di proteine. I piccoli felini nascono cacciatori di altrettanto piccole prede, fatte per lo più di proteine e grassi e in misura minima di carboidrati: questo ha fatto si che il loro sistema digerente prediliga le vie di metabolizzazione dei primi due principi nutritivi rispetto agli zuccheri.



Sintetizzando i capisaldi della nutrizione felina è importante sapere che prevede:
1.     ridotta capacità di inibire gli enzimi del catabolismo dell'azoto e del ciclo dell'urea
2.     un indispensabile apporto dell'aminoacido arginina, la cui carenza può provocare gravissime conseguenze per la salute del gatto
3.     incapacità di sintetizzare taurina a partire dalla cistina
4.     limitate capacità di metabolizzare i carboidrati della dieta
5.     incapacità di sintetizzare la Vit A a partire dai beta caroteni
6.     incapacità di sintetizzare la niacina a partire dall'aminoacido triptofano
Arginina, taurina, Vit A e niacina sono tutti componenti abbondanti nelle prede naturali del gatto mentre è limitata la presenza di carboidrati; di conseguenza le vie metaboliche più sviluppate in questo animale sono quelle “dedicate” a ricavare energia dalle proteine e dai grassi, piuttosto che dagli zuccheri.


Le peculiarità della nutrizione felina iniziano dall'anatomia e fisiologia dell'apparato digerente. I gatti hanno meno denti dei cani, mancando di alcuni premolari e molari dalla superficie fessurata: la loro dentizione è più adatta a tagliare la carne piuttosto che triturarla. A livello salivare, poi, non presentano l'amilasi, un enzima preposto alla digestione dell'amido. Essendo abituati a mangiare piccole  quantità suddivise in molti pasti quotidiani, la capacità del loro stomaco è piuttosto limitata rispetto a quella dei cugini canidi così come la lunghezza dell'intestino, fattore fondamentale nel determinare il tempo necessario a digerire. Inoltre nei gatti il fattore intrinseco deputato all'assorbimento della vitamina B12 è prodotto esclusivamente dal pancreas, mentre in altre specie anche dall'intestino stesso.


 
Le abitudini predatorie rappresentano un altro tassello importante per comprendere le esigenze alimentari particolari dei gatti. In natura i piccoli felini si nutrono di roditori, volatili, insetti, rane, rettili, tutte prede che danno un basso apporto calorico, motivo per cui i gatti necessitano di numerosi pasti quotidiani (fino a 20!). In più il comportamento predatorio prevale istintivamente sull'esigenza nutrizionale vale a dire che nel gatto è paradossalmente più importante l'atto della caccia che il fine stesso, nutrirsi. Le preferenze alimentari vengono influenzate dalla dieta delle madri durante la gravidanza e l'allattamento: l'esperienza “gustativa” dei gattini nei primi 6 mesi di vita detterà legge nelle scelte nutrizionali durante l'intero arco della loro vita. Per questo motivo si suggerisce ai proprietari di far provare più cibi possibili in questa fase, in maniera tale da non ritrovarsi ad aver a che fare con un gatto dai “gusti difficili” in età adulta. L'attrattività dell'alimento, inoltre, non è solo dettata dal gusto ma anche dall'odore, dalla consistenza e dalla temperatura, con predilezione per i cibi a temperatura ambiente o tiepidi.



 Anche le condizioni “ambientali” in cui il gatto si nutre possono influenzarne le preferenze alimentari: se l'animale associa una situazione di stress ad un determinato cibo, può decidere di non mangiarlo mai più!. Per tale ragione è sempre meglio evitare di introdurre una nuova dieta, per quanto indicata in certe condizioni patologiche, mentre il gatto è ospedalizzato. Infine essendo stato assunto che i piccoli felini abbiano un'origine desertica, si spiega la loro enorme capacità di  concentrare le urine e , conseguentemente la tendenza a bere minor quantità di acqua giornalmente rispetto ai cani.


Alla luce di quanto raccontato,  si capisce come una dieta “fai da te” somministrata al gatto possa soltanto provocare gravissime ripercussioni sulla sua salute. Il consiglio è quello di chiedere sempre al medico veterinario di fiducia quale sia il miglior modo di nutrire il nostro amico a quattro zampe, sempre secondo il buon vecchio adagio secondo cui: “prevenire è meglio che curare”.

Se vuoi maggiori informazioni chiama la Clinica Veterinaria Borgarello allo 0116471100 o inviaci una mail info@clinicaborgarello.it.
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martedì 20 dicembre 2016

Omeopatia nel cane e nel gatto

Con l'omeopatia è possibile curare cane e gatti e si hanno dei buoni risultati, ma evitiamo il fai da te e scegliamo sempre un medico veterinario specializzato.

L'omeopatia veterinaria è una disciplina giovane rispetto alla conosciuta omeopatia umana e sta iniziando in questi ultimi anni ad avere la sua importanza per la cura e la prevenzione delle malattie nei nostri amici a quattro zampe.

Circa duecento anni fa un medico tedesco, Samuel Hahnemann ha rivoluzionato la visione che fino ad allora la medicina aveva fornito della medicina, del malato, e della cura.

Son passati due secoli da quando Hahnemann ha dato il nome omeopatia per indicare la scienza medica che cura secondo la legge dei simili utilizzando dosi infinitesimali dei medicamenti.

Secondo la dottrina omeopatica, l'organismo, sia umano che animale, è animato da un'energia, o forza vitale, che scorrendo armoniosamente al suo interno ne assicura lo stato si salute.

La malattia deriva da uno squilibrio della forza vitale stessa e si manifesta esternamente con funzioni e sensazioni anomale ( segni e sintomi ) che sono interpretati dal medico omeopata come spia di un disagio profondo.

In questo modo il farmaco blocca il sintomo, come si dice, lo sopprime. Viene eretta una barriera nei confronti dei tentavi ( sintomi ) che l'energia vitale mette in atto per guarire il malato.

In sintesi l'omeopatia tende ad agire in maniera globale, mentre la medicina tradizionale o allopatica in maniera sintomatica.

 

omeopatia

Caratteristica importante dei rimedi omeopatici è l'alto livello energetico che si ottiene mediante un processo di diluizione per le sostanza madri liquide e un processo di triturazione per le sostanze solide.

Tale metodo si base su un antico principio alchemico, per la quale la sostanza base viene diluita in parti di 10 ( D ), di 100 ( D ) o di 50.000 ( LM o Q ).

Il grado di potenza del rimedio omeopatico prescritto per la cura dipende dal livello energetico del paziente e dalla profondità dell'azione voluta.

La medicina omeopatica nelle varie espressioni è la più applicata e utilizzata nel campo animale, sia per gli allevamenti sia negli animali da compagnia, con notevoli risultati terapeutici nel trattamento della affezioni acute, nella patologie croniche ed da poco anche nel campo dell’oncologia veterinaria.

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venerdì 16 dicembre 2016

Lo sviluppo comportamentale del gatto

Lo sviluppo comportamentale del gatto, come quello del cane, è suddiviso in quattro fasi.

-Periodo prenatale:

Questo è il periodo che precede il parto,ovvero quando i gattini si trovano ancora nel grembo materno. Diversi studi hanno dimostrato come al partire dal 24° giorno di gestazione i gattini siano in grado di percepire gli stimoli tattili esterni ( come le carezze sulla pancia della madre) e come siano molto sensibili allo stress materno. Inoltre è stato dimostrato che l’alimentazione della madre durante la gravidanza influenza i gusti dei futuri gattini.

comportamento gattino

-Periodo neonatale:

Va dalla nascita al 9°-10° giorno di vita. In questa fase i gattini passano la maggior parte del tempo a dormire e mangiare. Gli occhi sono chiusi e il sistema uditivo non è ancora completo.

In questa fase nasce il legame di attaccamento madre-gattini, ovvero la mamma riconosce i gattini come propri.

-Periodo di transizione:

Comincia intorno al 10° giorno di vita e si conclude intorno al 21° giorno. In questa fase gli occhi si aprono, compare il riflesso di orientamento uditivo e visivo .In questa fase avvengono i primi passi e nasce il legame di attaccamento gattino-madre. In questo modo la madre diventa per il gattino la sua “ base sicura”, il centro del suo mondo e il posto a cui tornare dopo aver esplorato l’ambiente circostante.

sviluppo gattino

-Periodo di socializzazione:

Segue il periodo di transizione e si protrae fino al distacco dalla madre (ottava-nona settimana).

In questo periodo il gattino imparerà a socializzare e interagire con i propri simili (socializzazione intra-specifica) e con specie diverse ( socializzazione inter-specifica). Per questo motivo è fondamentale che l’ambiente di vita del gattino sia arricchito con oggetti e che gli sia possibile incontrare persone diverse(adulti, bambini, anziani) e specie diverse ( cani, conigli ecc.).

Sempre in questa fase la madre insegna ai gattini i comportamenti tipici della specie, insegna a giocare e a controllare il morso. Risulta quindi importantissimo che il gattino, pur avendo modo di conoscere altre persone o altre specie animali , viva con madre e fratellini in questa fase della sua vita. In questo modo imparerà a “comportarsi da gatto” in un contesto positivo.

cane e gatto

A partire dalla quarta settimana di vita ha inizio lo svezzamento che normalmente si conclude verso la settima-ottava settimana, ovvero intorno ai due mesi.

Normalmente nel momento in cui si conclude lo svezzamento tutti i sensi del gattino sono pienamente sviluppati.

Il periodo che va dall’ottava settimana fino a circa 6 mesi viene definito periodo giovanile. Durante questo lasso di tempo avvengo molti cambiamenti fisici e comportamentali, il gattino diventa autonomo e intorno ai 6 mesi ( esiste una grande variabilità ) inizia la pubertà.

Esistono quindi alcune differenze nello sviluppo comportamentale rispetto al cane poiché i periodi sensibili sono più precoci e di breve durata e l’autonomia comportamentale viene raggiunta molto prima della pubertà. Per questo motivo è molto importante rispettare le fasi di sviluppo del gattino al fine di evitare patologie legate a deficit dello sviluppo comportamentale.

 

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Articolo a cura dello Staff della Clinica Veterinaria Borgarello

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