Inseparabili: guida alla gestione

Gli inseparabili, o Agapornis (nome scientifico), sono pappagallini molto frequenti come pet perchè veramente belli e colorati, vivaci ed abbastanza facili da gestire.
Vengono chiamati così perchè questi uccelli formano coppie stabili molto unite.
Sono originari di Africa e Madagascar.



FISIOLOGIA
Gli inseparabili sono pappagalli di piccole dimensioni, tra i 14 ed i 18 cm in base alla specie, con il corpo tozzo e la coda corta.
E’ assolutamente consigliabile tenerli in coppia per il forte legame che creano con il compagno. Un pappagallino tenuto da solo necessiterebbe di moltissime attenzione e risulterebbe più predisposto a sviluppare patologie comportamentali.
Non andrebbero tenuti insieme ad altre specie di uccelli perché sono particolarmente territoriali.
Gli inseparabili emettono dei gridolini per comunicare, solo raramente riescono ad imitare la voce umana.
La loro vita media si aggira tra i 10 ed i 15 anni.

SPECIE
Al genere Agapornis appartengono diverse specie. Tra queste le più diffuse come animali da compagnia sono:
- A. roseicollis 

- A. personatus

- A. fischeri

Per ogni specie, poi, esistono moltissime varietà di colorazioni.

RICONOSCIMENTO DEL SESSO
Il riconoscimento del sesso degli inseparabili è impossibile sulla base delle sole caratteristiche fisiche esterne.
La determinazione del sesso può essere effettuata mediante tecnica endoscopica oppure genetica con esami di laboratorio effettuati su sangue o penne.
ALLOGGIO
La gabbia dovrebbe essere più ampia possibile per permettere agli animali di volare anche al suo interno, meglio se con una maggiore estensione in senso orizzontale. Questa dovrebbe essere di acciaio, non di altri materiali che potrebbero causare intossicazioni se ingeriti.
La voliera dovrebbe essere posta preferibilmente in una stanza dove spesso ci siano persone per stare in compagnia (NO in cucina per pericolo di intossicazioni), al riparo da correnti d’aria od eccessive temperature e contro una parete in modo che un lato sia chiuso e che quindi i pappagallini abbiano un maggior senso di sicurezza.
Di notte l’ambiente dovrebbe essere buio e silenzioso per poter permettere 10 ore di sonno continuo ed evitare stress agli inseparabili.
All’interno vanno posti diversi posatoi (meglio rami di legno naturale, es. salice, pioppo, acacia) di diametro variabile per evitare patologie alle zampe ed una crescita eccessiva delle unghie, contenitori del cibo e dell’acqua (in numero almeno pari a quello degli animali; vicino ai posatoi) e giocattoli, es. funi, oggetti di legno, ecc.
Un altro elemento molto importante, soprattutto nella stagione calda, è una vaschetta per il bagno.
Per il fondo si possono tranquillamente utilizzare dei fogli di giornale da sostituire quotidianamente.
FUORI DALLA GABBIA
Ovviamente gli inseparabili possono essere anche liberati in casa al di fuori della propria voliera, facendo però molta attenzione a tutta una serie di pericoli. Questi possono essere rappresentati da fughe, traumi, annegamento, ustioni, folgorazione, avvelenamento, aggressioni da parte di altri animali.
ALIMENTAZIONE
Un’alimentazione corretta è fondamentale per la salute degli inseparabili.
La dieta ideale è rappresentata da mangimi formulati per questa specie, frutta e verdura fresche, come carote e broccoli (ricchi di vitamina A), vari tipi di insalata, radicchio, mela, pera, mango, fichi, agrumi, ciliegie, albicocche, kiwi, pesche, frutti di bosco, ecc.
La frutta e la verdura possono essere fatti a pezzetti o appesi nella voliera.
Possono anche essere dati pane o pasta integrali, patate cotte o crude, cereali cotti.
Non vanno assolutamente somministrati alimenti salati o troppo ricchi di grassi, miscele di semi sbilanciate, avocado, parti verdi di pomodoro e patate e cachi.
Un’altra tipologia di alimento è il pastoncino, per integrare le proteine (soprattutto nel periodo di cova ed allevamento dei piccoli). Esistono delle formule già pronte in commercio oppure si può provvedere a prepararlo in casa con cereali bolliti (miglio decorticato, avena, riso, riso integrale, riso basmati, grano saraceno, mais) oppure con pane grattugiato, fette biscottate sbriciolate, farina di mais e di riso. La quota proteica viene aggiunta sbriciolando nell’impasto uovo sodo oppure mangime per uccelli insettivori.
Per integrare calcio e sali minerali bisognerebbe mettere sempre a disposizione un blocchetto di sali e l’osso di seppia.

RIPRODUZIONE
Gli inseparabili iniziano a produrre uova solo in presenza di un nido.
Il nido dovrebbe essere sviluppato orizzontalmente e diviso all’interno in due parti.
Nella gabbia si possono lasciare a disposizione rametti sottili e fogliame o fieno senza polvere per poter permettere la creazione del nido da parte della coppia.
Durante il periodo della cova e dell’allevamento dei piccoli gli inseparabili necessitano di un maggior apporto calorico, di proteine e di calcio.
Le uova vengono deposte ad intervalli di circa 48 ore.
Il numero di uova per covata può variare da 4 a 6.
La schiusa avviene dopo circa 23 giorni ed i piccoli lasciano il nido intorno al 42° giorno di vita.

CURE
Sarebbe consigliabile effettuare una visita presso un veterinario specializzato in animali non convenzionali dopo l’acquisto per accertarsi dello stato di salute degli animali, eseguire un esame coprologico ed avere consigli su alimentazione e gestione.
Poi è sufficiente sottoporre i propri inseparabili ad una visita all’anno per un controllo generale.

Articolo a cura dello Staff della Clinica Veterinaria Borgarello
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La Malocclusione Nel Cane (Parte II)

Per un'attenta valutazione dell'occlusione del cane bisogna conoscere l'occlusione normale della razza in esame che viene descritta sempre dallo standard di razza. Per i cani meticci ci si basa sulla conformazione del cranio (mesocefalo, dolicocefalo, brachicefalo). Le caratteristiche tipiche dell'occlusione normale di un cane mesocefalo sono descritte nella Parte I dell'articolo.
Nel caso vi siano alterazioni rispetto all'occlusione “tipo” dello standard di razza, potremmo classificare la malocclusione secondo le classi I-II-III.

Malocclusione di prima classe: il rapporto tra le arcate dentarie mascellare e mandibolare è normale, ma uno o più elementi dentali sono mal posizionati (malocclusione dentale).
  1. Morso crociato anteriore: uno o più incisivi inferiori sono posizionati davanti agli incisivi superiori.
  2. Morso crociato posteriore: uno o più denti premolari o molari inferiori sono posti all’esterno rispetto ai premolari molari superiori.
  3. Morso a tenaglia (level bite o testa a testa): le superfici occlusali degli incisivi superiori sono a contatto con quelle degli incisivi inferiori (in alcune razze è un'occlusione normale). Il contatto testa a testa determina una rapida abrasione dello smalto e della dentina, con possibili patologie endodontiche e parodontiche degli elementi interessati.
  4. Vestiboloversione degli incisivi o dei canini inferiori: incisivi o canini mandibolari sono in posizione corretta ma con un'angolazione sbagliata.
  5. Linguoversione dei canini mandibolari: i canini mandibolari risultano perpendicolari e vanno a prendere contatto con il palato duro (palatizzazione) causando lesioni alla mucosa palatale. L’instaurarsi della linguoversione dei canini è correlabile a cause genetiche o alla persistenza dei canini da latte, ed è spesso riscontrabile in soggetti con enognatismo mandibolare (mandibola corta) o con base stretta della mandibola.
  6. Rotazione dentale: questo tipo di malocclusione è contraddistinta da una rotazione dei denti sul loro asse ed è frequente nei soggetti brachicefali (soprattutto il terzo premolare superiore).


Le malocclusioni di seconda e terza classe riguardano alterazioni della conformazione e/o della crescita delle ossa mandibolari e mascellari (malocclusioni scheletriche).

La malocclusione di seconda classe è determinata da alterazioni delle ossa mascellari, che possono risultare più lunghe (prognatismo mascellare) e/o mandibolari che risultano più corte. (brachignatismo mandibolare, o enognatismo). Tali anomalie morfologiche portano conseguentemente ad un alterato rapporto tra gli elementi dentali, gli incisivi superiori non entrano in contatto con quelli inferiori e i premolori mandibolari sono spostati distalmente rispetto a quelli mascellari.

La malocclusione di terza classe è determinata da alterazioni delle ossa mascellari che possono risultare più corte (enognatismo mascellare) e/o mandibolari che risultano più lunghe (prognatismo mandibolare), con dislocazione in avanti dei premolari e molari inferiori rispetto ai superiori.

Esistono anche malocclusioni inclassificabili, che non rientrano nelle tre classi già elencate, come il morso aperto (monolaterale o bileterale) e il morso deviato.

La valutazione della malocclusione fa parte dell'esame obiettivo della cavità orale: bisogna conoscere l'occlusione normale riferita alla razza in esame e comprendere le cause e la patogenesi del problema per poter valutare attentamente l'iter preventivo/terapeutico, anche da un punto di vista etico, proponendo eventuali trattamenti solo in animali che presentino alterazioni funzionali con malessere e lesioni dolorose, e non per soli motivi estetici.


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La Comunicazione del Coniglio



I conigli sono animali sociali e fortemente territoriali ed è quindi molto importante conoscere la maniera corretta di comunicare per evitare di rovinare la relazione coniglio-famiglia umana.
In natura i conigli selvatici vivono in gruppi di massimo 10 soggetti. All’interno del gruppo ognuno ha il suo ruolo: i maschi perlustrano il territorio per difenderlo da eventuali intrusi (soprattutto durante la stagione riproduttiva)  e il compito di gestire le interazioni tra i vari membri del gruppo sedando le “discussioni” prima che mi trasformino in liti aggressive.
Bisogna ricordare che il comportamento di difesa del territorio è strettamente legato agli ormoni sessuali.




I conigli domestici vivono in un ambiente in cui le ore di luce sono  molte anche d’inverno e per questo motivo la loro stagione riproduttiva spesso non termina in autunno (come in natura) ma prosegue per tutto l’anno. Per questo motivo difendono il  loro territorio allo stesso modo tutto l’anno.
La maggior parte dei conigli (sia maschi che femmine)  dopo la pubertà cominciano a marcare con l’urina persone e oggetti. Questo comportamento può essere interrotto con la sterilizzazione (soprattutto se è passato poco tempo dall’inizio dell’emissione di marcature urinarie).
A volte il comportamento può persistere se esistono conflitti con persone o altri animali all’interno del gruppo famigliare, se la sterilizzazione è stata tardiva o se sono presenti altre patologie comportamentali.
Le marcature sono una modalità di comunicazione molto utilizzata dai conigli (come in altre specie) e possiamo distinguerle in:

·         Marcature urinarie: su oggetti, luoghi, persone e animali.
·         Marcature fecali: feci depositate in luoghi ben visibili in determinati luoghi.
·         Marcature attraverso le secrezioni della ghiandola inguinale: escrete con le feci.
·         Marcature attraverso le secrezioni della ghiandola del mento: oggetti, luoghi, membri del gruppo.




Essendo i conigli animali fortemente territoriali è molto difficile inserire un nuovo coniglio in casa quando ne è presente già uno. Bisogna infatti stare attenti a valutare con attenzione l’adozione di un altro coniglio.
Un’altra caratteristica del coniglio è quella di essere un animale crepuscolare ( anche se spesso si adattano ai ritmi circadiani della famiglia umana) e possono avere dei picchi di attività soprattutto al mattino presto e alla sera.
Molto importante è insegnare al coniglio che esiste la possibilità di allontanarsi quando non gradiscono l’interazione e il proprietario deve essere in grado di capire quando il coniglio esprime disagio.
La comunicazione verbale nel coniglio è molto scarna.
La loro comunicazione si basa prevalentemente sulla prossemica e sulle posture ( comunicazione non verbale).
La comunicazione del coniglio è molto complessa e si basa su segnali sottili e difficilmente percepibili  per l’essere umano ma è fondamentale che il proprietario impari a cogliere i suoi segnali per evitare l’instaurarsi di patologie comportamentali legate alla relazione uomo-coniglio.


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La Rianimazione Cardiopolmonare nel Cane e nel Gatto

La rianimazione cardiopolmonare (RCP) è una serie di procedure d’emergenza volte a ripristinare e ottimizzare la perfusione cerebrale e cardiaca durante un periodo di arresto cardiopolmonare, nel tentativo di ottenere non solo il ripristino della circolazione spontanea ma, ancora più importante, di promuovere un esito neurologico favorevole per il paziente. Sebbene l'incidenza dell’arresto cardiopolmonare nei piccoli animali sia sconosciuta, la sopravvivenza alla dimissione è bassa, con gli esiti migliori che interessano i pazienti andati in arresto durante l’anestesia (1). Al contrario dell’uomo, l’arresto cardiopolmonare negli animali causa spesso ipossia e ossigenazione tissutale inadeguata, due condizioni che possono complicare le misure rianimatorie e spiegare la bassa incidenza della sopravvivenza alla dimissione ospedaliera.

rianimazione-cane

■ Riconoscimento dell’arresto cardiopolmonare

Il riconoscimento rapido dell’arresto cardiopolmonare è un passo essenziale per l'avvio della RCP. I segni comuni di arresto imminente comprendono cessazione della ventilazione spontanea, presenza di respiri agonici, pupille fisse e dilatate, o cambiamenti improvvisi nella frequenza o nel ritmo del cuore .
Si deve sospettare un arresto in ogni paziente che mostri mancanza di reattività, apnea, o ritmo respiratorio agonico.
Nei piccoli animali, i ritmi di arresto più comuni all’ECG includono l’asistolia o l’attività elettrica senza polso , anche se l’arresto cardiaco può essere preceduto dallo sviluppo improvviso di una bradiaritmia. Il monitoraggio ECG continuo nei pazienti "a rischio" è utile, e può consentire interventi salvavita prima ancora che la RCP si renda indispensabile. Il monitoraggio ECG continuo può inoltre aiutare a identificare le aritmie cardiache, il cui trattamento migliore è la defibrillazione elettrica, tra cui la tachicardia ventricolare senza polso e la fibrillazione ventricolare.

■ Supporto vitale di base

Il supporto vitale di base è il fondamento per il successo della RCP e nei casi di arresto cardiopolmonare i veterinari possono seguire l’espediente memonico "ABC" (Airway, Breathing, Compressions, vie aeree, respirazione, compressioni). La pervietà delle vie aeree deve essere garantita con l’intubazione endotracheale non appena possibile. In alcune circostanze, l’intubazione può essere complicata da qualcosa che ostruisce le vie aeree superiori. Si raccomanda la pronta disponibilità di tubi endotracheali di varie dimensioni, laringoscopi, mandrini e strumenti per l'aspirazione. Un laringoscopio può migliorare la visualizzazione della laringe, e l’operazione è facilitata se un assistente tiene aperta la bocca ed estende la lingua. Quando l'intubazione non è possibile per l’ostruzione completa delle vie aeree superiori, può essere necessario inserire un catetere tracheale percutaneo o eseguire una tracheostomia d’urgenza per scavalcare l'ostruzione e consentire la ventilazione e l'ossigenazione.
Il posizionamento corretto del tubo endotracheale può essere confermato mediante valutazione visiva, palpazione intraorale, o palpazione del tubo all'interno della trachea. Il veterinario può anche auscultare il torace per cercare di percepire i suoni respiratori. Il tubo deve essere fissato in sede e la cuffia gonfiata per impedire l’ingresso di fluidi o corpi estranei nelle vie aeree. Si preferisce l'intubazione in decubito laterale poiché consente di avviare allo stesso tem.Una volta garantite le vie aeree, si avvia la ventilazione con ossigeno al 100% alla velocità di 10-12 respiri/minuto (6). Questa può essere eseguita con un pallone Ambu, oppure con la sacca riserva di ossigeno su una macchina per anestesia. I palloni Ambu hanno una valvola di sovrappressione integrata per evitare il barotrauma durante la ventilazione.
Quando sono disponibili più soccorritori, può essere opportuno assegnare a uno di questi il compito di fornire un respiro ogni 6 secondi. Le compressioni toraciche devono iniziare il più presto possibile e vanno eseguite in decubito laterale, con il veterinario sopra il paziente che usa il peso del proprio corpo con le braccia tese per comprimere il petto. Per i pazienti che pesano meno di 15 kg, le mani sono poste direttamente sopra il cuore al 5° spazio intercostale, e comprimono direttamente i ventricoli cardiaci per promuovere il flusso ematico anterogrado nelle grandi arterie ("pompa cardiaca"). Per i pazienti che pesano più di 15 kg, le mani sono poste sopra la porzione più ampia del torace. La compressione diretta del torace aumenta la pressione intratoracica, spingendo il sangue in avanti ("pompa toracica") . Il torace deve essere compresso a circa 1/3-1/2 della sua larghezza e si raccomandano 100-120 compressioni/minuto.
Le compressioni toraciche esterne possono generare circa il 25% della gittata cardiaca normale. L’operatore addetto alle compressioni deve essere sostituito ogni due minuti per evitare la fatica e la breve pausa tra le compressioni diventa il momento opportuno per valutare il battito cardiaco o l'ECG. In ogni caso, le pause tra le compressioni devono essere minimizzate, poiché possono servire diversi minuti per ristabilire una perfusione coronarica adeguata dopo una pausa.

L’arresto cardiopolmonare è un riscontro comune nei piccoli animali e deve generare sospetti in ogni paziente che mostri mancanza di reattività, apnea, o ritmo respiratorio agonico. Le misure di supporto vitale di base, tra cui l’istituzione di vie aeree per l'ossigenazione e la ventilazione, e l’esecuzione accurata delle compressioni toraciche, devono essere avviate immediatamente quando si sospetta un arresto cardiopolmonare. Idealmente, alla presenza di un ritmo cardiaco adeguato, la somministrazione di farmaci per la rianimazione e la defibrillazione dovrebbero avvenire precocemente nel corso della RCP, ma quando sono disponibili pochi soccorritori, la ventilazione e le compressioni toraciche hanno la priorità. Dopo il successo della RCP, molti pazienti sperimentano la recidiva dell’arresto. Per questa ragione, dopo la rianimazione, è necessaria la terapia intensiva per ottimizzare l'esito del paziente.

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La Frattura Del Bacino Nel Gatto

Le fratture del bacino sono comunemente riscontrate nel gatto e di solito sono il risultato di un grave trauma come un incidente automobilistico.

Il bacino nel gatto, come nel cane, è composto da tre principali parti ossee: l’ileo, il pube e l’ischio.

frattura del bacino 2 (2)

La frattura può interessare una di queste parti, due o tutte e tre, cambiando la gravità e la prognosi.

                                                                   frattura del bacino 3  

Quando ci troviamo davanti ad un animale fratturato la prima cosa da fare è assicurarsi che non ci siano lesioni a organi vitali che mettano a rischio la vita del gatto.

La valutazione della frattura dovrà avvenire solo dopo che il paziente è stato stabilizzato e valutato da un punto di vista generale.

Per questo motivo è molto importante eseguire anche radiografie del torace e dell’addome per escludere complicanze, legate al trauma e non, di entità più grave rispetto alla frattura del bacino.

La valutazione della frattura avviene mediante l’esecuzione di radiografie in proiezione VD (ventrodorsale, ad arti estesi quando si può) e LL (laterolaterale).

Importante eseguire anche un’accurata Visita Neurologica per verificare la permanenza delle funzionalità corporee fisiologiche come la deambulazione sugli arti posteriori, la sensibilità della coda, la capacità di minzione e defecazione; poiché nella regione del bacino vi sono strutture vascolo-nervose di vitale importanza come i Nervi del Plesso lombare, Arteria e Vena femorale.

La scelta del trattamento dipenderà dal tipo di frattura ma anche dall’indole ed età dell’animale, dalla presenza di malattie concomitanti che potrebbero interferire col processo di guarigione (diabete, malattie metaboliche…) e dalla collaborazione del proprietario.

Non potendo contare sulla collaborazione del paziente, i gatti andranno tenuti confinati ed il proprietario dovrà riferire qualunque problema al medico veterinario curante.

Nel caso in cui non venga interessata alcuna articolazione o non ci sia una completa alterazione dell’asse del bacino, la terapia sarà prettamente medica finalizzata alla guarigione spontanea della frattura mediante formazione di callo osseo.

In caso di coinvolgimento articolare e asse del bacino alterato il trattamento dovrà essere di tipo chirurgico per ottenere un riallineamento e una stabilizzazione dei monconi ossei mediante mezzi di sintesi (placche, viti, chiodi…) che porti ad una guarigione completa dell’osso nel minor tempo possibile.

A seconda del tipo di frattura e del metodo di fissazione utilizzato i tempi di guarigione sono di 8-12 settimane, durante le quali l’animale dovrà essere tenuto a riposo, evitando esercizio eccessivo. Nella maggior parte dei casi è sufficiente tenere i pazienti operati in una stanza o in un recinto, evitando che non corrano o saltino.

Solo in alcuni casi potrà essere necessario tenere gli animali confinati in gabbia per le prime settimane per assicurare una corretta guarigione.

Il processo di guarigione viene monitorato mediante la ripetizione dello studio radiografico ogni 3-4 settimane secondo la necessità ed il giudizio del Veterinario.

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Consigli Di Viaggio Essenziali Per Il Proprio Gatto

Quando portate il gatto dal veterinario o quando quest’ultimo deve affrontare un viaggio è opportuno seguire dei consigli essenziali affinché il proprio animale subisca il minor stess possibile.
Vediamo ora insieme i suggerimenti utili che ciascun proprietario dovrebbe conoscere:
- Non viaggiate mai con il gatto libero nel veicolo poiché molto pericoloso: l’animale potrebbe spaventarsi eccessivamente ed alla prima occasione tentare la fuga.
- Scegliete un trasportino robusto, apribile frontalmente e con la parte superiore rimovibile in modo da facilitare la sua uscita o per i gatti più ansiosi permettere al veterinario di visitarlo lasciandolo all’interno.

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- A casa, lasciate il trasportino aperto in un luogo dove possa essere considerato dal gatto come “parte dell’arredamento”, così da evitare che esso lo associ solo al momento in cui si reca dal veterinario.
- Rendete il trasportino più confortevole e familiare possibile mettendoci dentro un capo di vestiario con il vostro odore o un giochino appartenente al vostro animale. E’utile spruzzare sull’indumento o sui giochi prodotti presenti in commercio a base di ferormoni sintetici. Infine ponete sul fondo del trasportino una traversina o della lettiera.
- Per mettere il gatto nel trasportino (quando non vi entra spontaneamente) prendetelo con delicatezza e calatelo dall’apertura superiore. In alternativa, potete rimuovere la metà superiore e rimetterla in sede dopo che avrete appoggiato l’animale. Per le circostanze più difficili è possibile ripetere l’operazione sopra descritta ma avvolgendo il gatto in un’asciugamano.
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- Una volta nel veicolo evitate che il trasportino subisca scosse: potete incastrarlo sul pavimento dietro un sedile anteriore, oppure bloccarlo con cinture di sicurezza. E’ importante poi non viaggiare con musica alta, mantenere un tono di voce basso e coprire il trasportino con un lenzuolo.

- Nel tragitto a piedi dal veicolo alla sala d’attesa della clinica, cercate di non scuotere il trasportino o farlo rimbalzare sulle gambe.

- Una volta arrivati alla reception, chiedete al personale di mostrarvi dove accomodarvi e collocare il trasportino. La Clinica Veterinaria Borgarello gode di un’area apposita attrezzata ed è certificata Cat Friendly.

- Se avete più di un gatto, è bene adottare alcune precauzioni extra quando riportate a casa uno di essi. Lasciate il gatto nel trasportino per qualche minuto e osservate come reagiscono gli altri gatti. Se percepite tensione, è dovuto probabilmente al fatto che l’animale porta su di sé gli odori della clinica. In tal caso, tenetelo in una stanza separata, con lettiera e ciotole, per circa 24 ore in modo che riprenda un odore familiare.
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Spondilosi o Spondilartrosi nel Cane e nel Gatto

La Spondilosi del cane e del gatto è un processo infiammatorio cronico degenerativo che coinvolge le articolazioni tra i corpi vertebrali della colonna vertebrale.

Nella colonna vertebrale normale le vertebre sono unite dai legamenti per formare una colonna protettiva flessibile attorno al midollo spinale, ed i dischi agiscono come ammortizzatori e cuscini. Le articolazioni che compongono la spina dorsale conferiscono alla schiena flessibilità di movimento proteggendo al tempo stesso il delicato midollo spinale da eventuali danni. Se i dischi intervertebrali si danneggiano, le articolazioni tra di loro diventano meno stabili, con conseguente movimento anormale.

La degenerazione è caratterizzata dalla presenza di speroni ossei o "osteofiti" lungo i bordi delle vertebre. La formazione e la crescita degli osteofiti o degli speroni ossei sono innescate dall'instabilità, e sembra che crescano solo quanto è necessario per rinforzare l'articolazione “malata”. In alcuni casi gli osteofiti possono svilupparsi in un singolo punto della colonna vertebrale, ma generalmente coinvolgono più articolazioni: si localizzano comunemente lungo le vertebre toraciche (torace), specialmente nella giunzione tra la gabbia toracica e l'addome, nella colonna lombare (parte bassa della schiena) e nella colonna vertebrale lombosacrale (attorno ai fianchi ed agli arti posteriori). In alcuni casi gli speroni ossei possono diventare abbastanza grandi da formare un ponte completo tra le vertebre adiacenti.

spondilartrosi-cane

La maggior parte dei cani con spondilosi deformante non presenta sintomi. Occasionalmente gli speroni ossei limitano il movimento della colonna vertebrale e il cane può sembrare più rigido o la colonna vertebrale potrebbe non sembrare così flessibile. Se uno sperone osseo cresce vicino a una radice nervosa mentre esce dal canale spinale può invece esercitare pressione sul nervo, causando dolore o zoppia.

La presenza di spondilartrosi viene solitamente diagnosticata tramite radiografie della colonna vertebrale: gli osteofiti sono prominenze radiopache di differenti dimensioni, che nel tempo tendono ad ingrandirsi assumendo una figura caratteristica detta a "becco di pappagallo".

L'incidenza e le dimensioni degli osteofiti aumentano con l'età, tanto che nei soggetti di età superiore ai 10 anni vi è quasi sempre la presenza di grosse osteofitosi del tratto lombare e lombosacrale, nella maggior parte dei casi reperiti casualmente in radiogrammi effettuati in corso di altri accertamenti diagnostici.

In genere la malattia interessa i soggetti adulti di razza medio grande, in particolare i molossoidi. Il Boxer è tra le razze più colpite da questa patologia; stranamente altre razze condrodistrofiche come il bassotto tedesco e il Pechinese, in cui sono frequenti le discopatie, sembrano essere meno predisposte alla spondilosi deformante.

Tra le cause della spondilosi deformante, oltre ad una predisposizione di razza, assume importanza anche la componente genetica, e sulla base di ciò è importante controllare che i riproduttori siano esenti.

Le raccomandazioni terapeutiche in caso di spondilartrosi dipendono dal singolo animale e dal fatto che mostri o meno segni clinici.

L’importanza clinica della spondilosi deformante è infatti questionabile, e spesso viene erroneamente ritenuta responsabile di quadri clinici caratterizzati da deficit dell’andatura, ma la possibilità di coinvolgimento del sistema nervoso per stenosi del canale vertebrale o dei forami intervertebrali non è frequente. Eventuali deficit neurologici in pazienti affetti da spondilartrosi deformante sono più facilmente da attribuire a concomitanti protrusioni discali, perché le due patologie hanno come causa in comune l’instabilità vertebrale.

La maggior parte dei cani con spondilosi deformante sembra non manifestare dolore, ed in questi casi il trattamento non è necessario; in caso contrario si possono utilizzare farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS) o altri analgesici per fornire sollievo. La laserterapia, la perdita di peso e programmi di esercizio controllati possono essere utili.

cane-spondilartrosi

In passato, quando non erano diffuse le diete commerciali per animali da compagnia, era descritta nel gatto una forma di grave spondilosi deformante su base nutrizionale da ipervitaminosi A che colpiva il tratto cervicale di animali alimentati con fegato.

Un recente studio sul gatto ha però evidenziato che attualmente la prevalenza di spondilosi è pari al 39% dei soggetti indagati. Ne risultano preferenzialmente colpiti i soggetti più anziani, con una gravità che andava di pari passo con l’avanzare dell’età. Inoltre, è il tratto toracico della colonna ad essere il più colpito, anche se la spondilosi più grave interessa molto spesso la regione delle vertebre lombo-sacrali.

I risultati del questionario comportamentale rivelano infine che i gatti con spondilosi radiografica erano riluttanti alla manipolazione da parte del proprietario, si dimostrano aggressivi e, secondo i loro proprietari, hanno un’insoddisfacente qualità di vita.

Due le conclusioni che si possono trarre dallo studio: la dimostrazione che il gatto, specie quando invecchia, va incontro a problemi degenerativi anche a carico della colonna vertebrale; e la conferma che i felini manifestano il dolore muscolo-scheletrico non tanto con anomalie di andatura (zoppia), quanto piuttosto con modifiche del comportamento e della loro capacità di interazione con l’ambiente circostante.

Articolo a cura dello Staff della Clinica Veterinaria Borgarello

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La Sindrome Brachicefalica nel Cane: Plastica delle Narici

plastica delle narici

Nella maggior parte delle razze brachicefale si ha una marcata lassità del legamento nasale laterale. Questa lassità non permette di mantenere tesa lateralmente la plica alare e di conseguenza non permette di tenere dilatato l'adito delle narici.

Questa alterazione viene definita Stenosi delle narici. Spesso si assiste ad una vera e propria chiusura dell'adito delle narici.

Esistono diversi gradi di stenosi come possiamo vedere dall'immagine seguente

PLASTICA DELLE NARICI 4

A: Narici aperte
Le narici risultano normalmente aperte

B: Narici leggermente stenotiche
La plica laterale non arriva a toccare il setto mediale. Durante la fase di esercizio sotto sforzo (ETT) le narici tendono a muoversi dorso lateralmente per aprirsi e permettere un'ottimale ingresso d'aria in inspirazione

C: Narici moderatamente stenotiche
La plica laterale tocca il setto mediale a livello dorsale, mentre la parte ventrale tende a rimanere più aperta. Durante la fase di esercizio sotto sforzo la parte dorsale delle narici non è in grado di muoversi dorso-lateralmente. Si contraggono i muscoli intorno per allargare le narici.

D: Narici severamente stenotiche
Le narici risultano completamente chiuse. Durante la fase di esercizio sotto sforzo il paziente è costretto a reclutare l'aria per via orale. Pertanto apre la bocca per respirare.

Durante la fase inspiratoria si ha un restringimento più marcato rispetto alla fase espiratoria a causa del maggior flusso d'aria in ingresso. 
All'interno delle narici troviamo un'altra struttura che concorre a creare ostruzione al passaggio dell'aria: i turbinati. Le modificazioni anatomiche hanno spinto caudalmente queste strutture che spesso si ritrovano nel rinofaringe, e tendono ad avere lesioni da contatto a causa del poco spazio in cui sono costretti.

PLASTICA DELLE NARICI BULLDOG

Purtroppo, non è possibile intervenire chirurgicamente a livello dei turbinati, ma è possibile tramite la plastica delle narici, modificare e quindi allargare l'adito delle narici.

Presso la nostra struttura ci avvaliamo della tecnica di chirurgia plastica che prevede l'asportazione verticale di un cuneo di tessuto in corrispondenza della cartilagine alare. Ciò permette l'allontanamento della plica alare laterale dal setto mediale, e di conseguenza il reclutamento dell'aria in inspirazione risulta nettamente agevolato.

L'intervento si esegue in anestesia generale subito dopo la resezione del palato molle.

L'intervento rispetta i canoni estetici della razza e non è doloroso per il nostro paziente che trae subito beneficio una volta sveglio.

Ponendo l’attenzione alle immagini sopra, vediamo i diversi stadi dell'intervento di plastica delle narici: Prima, Dopo ed Una settimana dopo l'intervento.

Consigliamo vivamente la Stadiazione della Sindrome brachicefalica in tutti i soggetti brachicefali per scegliere insieme il percorso più adatto ad ognuno di loro. Infatti non è detto che la plastica delle narici sia la soluzione giusta per tutti i nostri amici brachicefalici. La scelta di intervenire o meno dipende da un’attenta valutazione del medico veterinario esperto.

Articolo a cura dello Staff della Clinica Veterinaria Borgarello

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