giovedì 5 dicembre 2019

Veterinario Torino

Cari amici questa settimana proponiamo un articolo sulla nostra clinica veterinaria a Moncalieri in Provincia di Torino. La Clinica Veterinaria Borgarello presta molta attenzione ai suoi pazienti e ai suoi clienti: sale di attesa separate per cani, gatti e bambini. Riceve su appuntamento in tutte le 5 sedi per limitare l'attesa e consentire di ridurre lo stress nei pazienti.



Nell'immagine potete vedere i plus: ortopedia, riproduzione, oncologia, laparoscopia, cardiologia, neurologia e tanto altro.
La filosofia:
"Il loro benessere è la nostra missione: tu rendilo felice, noi pensiamo alla sua salute"
Una Clinica Veterinaria al tuo fianco 24 ore su 24 e 365 giorni all'anno, sempre reperibili al 337200200.




5 sedi in Torino e cintura per esserti sempre vicino. L'attenzione al paziente attuata mediante proposte specifiche per tutte le necessità.




Vieni a trovarci o chiamaci per scoprire se possiamo soddisfare le tue necessità!


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martedì 26 novembre 2019

Intossicazione da alimenti

   Esistono molte sostanze alimentari, alcune delle quali presenti in maniera pressoché costante nelle abitazioni domestiche, che possono, con una certa facilità, provocare intossicazione degli animali da compagnia. Spesso tali alimenti sono volontariamente forniti agli animali dai loro proprietari, che, ignari della potenziale tossicità di certi cibi, danno loro gli avanzi dei propri pasti o condividono con essi dolciumi o frutta, molto spesso nell’intento di ricompensarli per una loro prestazione. In altri casi, gli animali trovano all’interno dell’abitazione tali prodotti che, per golosità o curiosità, possono arrivare a consumare. Le sostanze maggiormente incriminate risultano essere la cioccolata, le cipolle,l’uva,e in particolar modo in questo periodo natalizio attenzione a fiori e piante come ad esempio la nota Stella di Natale .


   La sintomatologia di un avvelenamento cambia a seconda del tipo di veleno entrato in circolo nell'organismo dell’animale. Alcune tossine sono a lento rilascio, mentre altre causano sintomi gravi ed evidenti nel giro di pochi minuti dall'assunzione. Il periodo delle feste è particolarmente pericoloso, poiché nelle abitazioni sono facilmente reperibili grandi quantità di dolciumi e cioccolatini. Le sostanze presenti in quasi tutti i tipi di cioccolata, e responsabili degli effetti tossici negli animali, sono due: la teobromina e la caffeina, la cui concentrazione varia a seconda del tipo di cioccolato.
   Gli alimenti contenenti cioccolato, oltre a contenere la teobromina e la caffeina, presentano un tenore lipidico particolarmente elevato. I segni clinici solitamente si presentano tra le 6 e le 12 ore dall’ingestione. Inizialmente la sintomatologia include, vomito, diarrea,irrequietezza, fino a tremori e convulsioni.
   Questo costituisce un ulteriore pericolo per i cani, in quanto l’assunzione di un pasto ricco in grassi può causare pancreatite acuta, evento che, nell’immediato, può mettere in pericolo la vita dell’animale. Per queste sostanze non esistono antidoti,dunque riconoscere tempestivamente l’avvelenamento ed intervenire con la massima rapidità è fondamentale per salvare la vita all’animale
    La terapia è solo sintomatica e di supporto, nell’ottica di stabilizzare il paziente, realizzare la decontaminazione gastrointestinale e fornire una cura di sostegno.
   Le cipolle appartengono alla famiglia delle Liliaceae, genere Allium. Esse possono causare, se ingerite in grandi quantità, delle intossicazioni potenzialmente serie e minacciose per la vita degli animali domestici. Cani e gatti possono ingerire bucce o pezzi di cipolla cruda, rovistando nella spazzatura o rubandoli dalla tavola o dal pavimento, o possono assumere resti di cibi contenenti cipolla che i proprietari, ignari degli effetti tossici, forniscono loro volontariamente. I gatti sono estremamente suscettibili a tale intossicazione, a causa delle particolare struttura dell’emoglobina e della carenza di alcuni enzimi detossificanti.
   Gli effetti tossici provocati dall’ingestione della cipolla dipendono ovviamente dalla quantità ingerita. I sintomi più frequenti sia nel cane che nel gatto sono rappresentati da pallore delle mucose,debolezza, depressione, aumento della frequenza cardiaca e respiratoria, vomito e/o diarrea, anoressia.
   Uva fresca e uva passa, frutti molto appetiti dai cani per il loro sapore dolce, si possono rendere responsabili di gravi intossicazioni in questa specie animale.
   A seguito dell’ingestione di tali alimenti i soggetti più sensibili manifestano inizialmente turbe gastrointestinali iniziali che possono esitare in insufficienza renale acuta.
   E’ ormai parte della nostra cultura ritenere che il lattice della Stella di Natale sia un potenziale pericolo per la vita in casa dei nostri cani e gatti. Naturalmente non solo per loro, ma anche per i nostri conigli, cavie e piccoli mammiferi in genere, i quali, si sa, sono particolarmente golosi di piante e fiori. I sintomi dell’eventuale contatto ed intossicazione che sono i seguenti:
 -Irritazione delle mucose dell’apparato digerente
 -Gonfiore e bruciore su labbra, lingua e bocca
    -Irritazione degli occhi (più grave)
    -Congiuntivite-lacrimazione
    -Vomito
    -Diarrea
Anche in questo caso non esiste un antidoto specifico, Fondamentale in caso di sintomi è la terapia sintomatica e di supporto,quindi in caso di necessità contattare immediatamente un Medico Veterinario o recarsi tempestivamente presso la Struttura a voi più vicina. 

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martedì 19 novembre 2019

Prima visita cucciolo



La prima visita dal veterinario del proprio cucciolo è un momento di fondamentale importanza, dove oltre a instaurarsi un rapporto di fiducia tra proprietario paziente e veterinario vengono dati preziosi consigli per affrontare questa delicata fase del nuovo arrivato.
Il veterinario durante la prima visita raccoglierà una anamnesi completa che comprenderà segnalamento (età, razza e sesso), origine geografica ed eventuali luoghi visitati, dove l’animale vive se all’interno o all’esterno, ambiente rurale o urbano ed eventuale esposizione ad altri animali.
Durante la visita clinica verranno valutate le condizioni generali del cucciolo soffermandosi in particolare sull’auscultazione cardiaca e toracica (al fine di rilevare eventuali soffi cardiaci), l’ispezione del cavo orale, degli occhi e delle orecchie, la discesa dei testicoli nel maschio e l’esame della vulva nella femmina.
La valutazione dello stato di nutrizione offrirà importanti elementi al clinico per stabilire una prima alimentazione per il corretto sviluppo dell’apparato digerente del proprio cucciolo. 
L’esame delle feci permetterà al medico Veterinario di escludere la presenza di possibili parassiti intestinali e cominciare prontamente la prima sverminazione che nel cucciolo verrà ripetuta con cadenza mensile sino al sesto mese d’età. 
Se il tuo cucciolo non ha ancora un microchip, il Medico Veterinario potrà applicarlo durante la prima visita, il microchip è un dispositivo che consente di identificare i cani in modo rapido, sicuro ed efficace attraverso una banca dati online.
Infine verrà definito insieme al proprietario lo schema vaccinale da seguire nelle visite successive, è molto importante attenersi a questo programma per assicurarsi che il vostro cucciolo sia completamente protetto contro le malattie infettive quali epatite, parvovirosi, cimurro e leptospirosi.
Successivamente nel corso della sua vita sarà opportuno anche da adulto portare il cane almeno due volte all’anno dal veterinario per il richiamo annuale del vaccino e per tenere sempre sotto controllo il suo stato di salute.
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mercoledì 13 novembre 2019

Le emozioni del cane e del gatto



I cani e i gatti provano emozioni?

Ogni proprietario di un animale domestico risponderebbe subito a questa domanda dicendo "Certo che sì!"...ed avrebbe ragione.
Chi vive con un cane o un gatto sa di per certo che i nostri amici a quattro zampe sono in grado di provare emozioni e di manifestarle chiaramente agli umani.

Ma andiamo a scoprire cosa ci dice la scienza a riguardo.

Che cos'è un emozione?

Secondo i più recenti studi le emozioni sono definite come un processo complesso strutturato in una componente soggettiva (quello che l’animale prova),una componente espressiva (la risposta comportamentale) e una componente neurofisiologica (cosa succede all’organismo quando prova quella precisa emozione).

Gli studi affermano che le emozioni primarie ,ovvero gioia, paura, rabbia, tristezza e disgusto, siano universali e condivise da tutto il mondo animale (uomo compreso).
Esistono delle emozioni chiamate “secondarie” che a differenza delle primarie, non sono innate ma si sviluppano con la crescita, le esperienze e l’apprendimento sociale.
Esempi di emozioni secondarie sono la gelosia, la vergogna, la nostalgia e molte altre.


A cosa servono le emozioni?

Secondo la scienza le emozioni avrebbero un duplice scopo, una funzione adattativa (prepararsi all’azione per poter rispondere correttamente agli stimoli ambientali) e una funzione comunicativa/sociale.
Per esempio, a cosa serve la paura? La paura è molto utile per far sì che l’animale si renda conto del pericolo che sta correndo e che attivi di conseguenza una risposta comportamentale atta a  garantirgli la sopravvivenza.
Per quanto riguarda la funzione comunicativa/sociale, la lettura delle emozioni è riconosciuta come una capacità innata di tutti gli animali con delle importanti variabili soggettive legate all’esperienza e alla sensibilità individuale.
Nel cane l’espressività emotiva ha una variabilità anche legata alla razza di appartenenza. Spesso cani e gatti con una conformazione particolare (ad esempio i brachicefali) possono essere fraintesi e mal interpretati dagli altri animali e dall'uomo.



Le emozioni possono essere suddivise in emozioni positive o negative in base alla loro capacità di aumentare o diminuire il senso di piacere.
La gioia, ad esempio, inibisce i sentimenti negative e predispone l’organismo ad attività piacevoli, quali l’esplorazione, i comportamenti proattivi e le relazioni sociali.


Chiudiamo il nostro articolo ricordando che per una serena convivenza è importante saper riconoscere le emozioni del nostro amico a quattro zampe per poter modulare il nostro approccio, le gestione e le attività svolte insieme nella maniera più corretta possibile.

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martedì 5 novembre 2019

La Cardiomiopatia Dilatativa nel Cane

La cardiomiopatia dilatativa è la forma di miocardiopatia più frequente nel cane di taglia grande e gigante.
La malattia è tipica dell’età adulta ma non si esclude una sua manifestazione clinica anche in cani giovani e non sembra esserci differenza di prevalenza per quanto riguarda il sesso, sebbene alcuni studi abbiano messo in evidenza che nei cani maschi la malattia si manifesta ecocardiograficamente che clinicamente prima ed in forma più grave e che il rischio di morte cardiaca improvvisa è più elevato.
Le razze maggiormente soggette a sviluppare questa malattia sono il Dobermann, l’Alano, l’Irish Wolfhound ed il Terranova. Sebbene non rientri fra i cani di taglia grande-gigante, il Cocker Spaniel è predisposto a sviluppare cardiomiopatia dilatativa secondaria a carenza di taurina. Altra razza di cani predisposta a sviluppare una forma infantile di cardiomiopatia dilatativa è il Cane d’acqua Portoghese.
La cardiomiopatia dilatativa può essere primaria o secondaria ad altre cause. Le cause più comuni coinvolte nel meccanismo fisiopatologico della cardiomiopatia dilatativa secondaria sono le tachiaritmie (tachicardiomiopatia), la miocardite, la carenza di taurina (responsabile della forma di cardiomiopatia dilatativa tipica del Cocker Spaniel e del gatto) e la somministrazione di doxorubicina.
La cardiomiopatia dilatativa può essere clinicamente suddivisa in: una forma preclinica, in cui i cani risultano asintomatici, ed una fase clinica, in cui i sintomi maggiormente riportati sono debolezza, intolleranza all’esercizio, sincopi, fino ad arrivare a difficoltà respiratoria e talvolta distensione addominale. La fase preclinica, definita anche “occulta”, può essere individuata tramite l’esecuzione di un esame Holter e di un’ecocardiografia.
Nella fase clinica la malattia ha già raggiunto un livello di gravità tale da causare sintomi come intolleranza all’esercizio, debolezza, disoressia/anoressia, perdita di peso con riduzione delle masse muscolari, sincope, distensione addominale (ascite) ed edema degli arti, difficoltà respiratoria (compatibile con edema polmonare cardiogeno o meno frequentemente versamento pleurico) fino ai casi più gravi di shock cardiogeno. Dal momento che per un soggetto che ha raggiunto la fase clinica della malattia la prognosi risulta infausta, è necessario cercare di diagnosticarla nella fase pre-clinica.
Una diagnosi precoce di cardiomiopatia dilatativa consente infatti una sua corretta gestione con farmaci e controlli periodici, con l’obiettivo di aumentare l’aspettativa di vita del soggetto e migliorarne la qualità. Per questo motivo è fondamentale effettuare nei soggetti appartenenti alle razze predisposte controlli annuali che comprendano sia l’esecuzione dell’esame ecocardiografico che Holter.



Nel Dobermann la malattia ha addirittura una prevalenza del 58,2% e 1 su 3 dei soggetti malati muore di morte cardiaca improvvisa. In questa razza è necessario effettuare fin dalla giovane età (2-3 anni) controlli annuali che includano sia esame Holter che ecocardiografico. Durante la visita clinica ambulatoriale, la presenza anche di un solo complesso prematuro ventricolare in un tracciato elettrocardiografico di almeno 5 minuti in un Dobermann è fortemente suggestivo di cardiomiopatia dilatativa in fase occulta: in questo caso è fondamentale proporre al proprietario l’esecuzione dell’esame Holter. Per lo screening della cardiomiopatia dilatativa è stato preso in considerazioni anche l’utilizzo di biomarker cardiaci.

Articolo a cura dello Staff della Clinica Veterinaria Borgarello
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giovedì 24 ottobre 2019

L'Istiocitoma Cutaneo Del Cane

L’istiocitoma cutaneo del cane è una patologia tipica del cane giovane che colpisce prevalentemente i soggetti al di sotto dei tre anni di età, non mostra predilezione di razza o di sesso e rappresenta circa il 12-14% delle masse cutanee. Clinicamente si presenta come un nodulo o una placca, generalmente di diametro inferiore ai 2,5 cm, di colore rossastro, edematoso, alopecico e a crescita rapida.



Generalmente solitario, occasionalmente può presentarsi con lesioni multiple. Le localizzazioni anatomiche preferite sono testa, collo, orecchie ed estremità, ma può comparire anche in altre regioni anatomiche.
Citologicamente è classificato come neoplasia a cellule tonde ed è caratterizzato da grosse cellule tonde, dal nucleo rotondeggiante e ben definito e citoplasma chiaro dai bordi distinti.


Ha la tendenza a regredire spontaneamente e può essere associato o meno a coinvolgimento dei linfonodi. L’eventuale linfoadenomegalia (aumento del volume dei linfonodi), tende a regredire, anch’essa spontaneamente, in seguito alla regressione della lesione primaria. In caso di eccessiva infiammazione o tarda regressione il trattamento prevede l’escissione chirurgica.


Articolo a cura dello Staff della Clinica Veterinaria Borgarello
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martedì 1 ottobre 2019

Il Sequestro Corneale Del Gatto

Il Sequestro Corneale Del Gatto

Il sequestro corneale detto anche nigrum è una lesione oculare tipica del gatto che non si presenta in nessuna altra specie.
Consiste in un'area di tessuto corneale degenerato e pigmentato (nero o marrone) estesa o puntiforme, in posizione centrale o paracentrale (lateralmente alla pupilla).




Può verificarsi sia in gatti europei che in gatti di razza, con particolare predisposizione nel Persiano e Birmano, con un range di età, da pochi mesi ai 17 anni.



Il gatto con sequestro corneale potrà presentare i seguenti segni clinici: scolo oculare sieroso o muco-purulento, occhio parzialmente chiuso.
Le cause della formazione del sequestro corneale possono essere diverse:
  • malformazioni palpebrali dette entropion che irritano in modo cronico la cornea;
  • esoftalmo (“occhio sporgente”, tipico in alcune razze) che può dare luogo a cheratiti croniche da esposizione;
  • infezioni croniche da feline Herpes Virus-1, responsabile di cheratiti croniche e ulcere corneali ricorrenti;
  • alterazioni a carico della produzione e distribuzione del film lacrimale (patologie dell'“occhio secco”).
La terapia può essere medica se il sequestro è superficiale e il gatto non manifesta particolare fastidio oculare. Essa consiste nell'applicazione locale di colliri o pomate lubrificanti da una a tre volte al giorno con lo scopo di favorire lo sfaldamento spontaneo del sequestro. Potrebbero essere necessari parecchi mesi prima che si verifichi lo sfaldamento.
Se il sequestro si estende in profondità nello spessore corneale o il gatto mostri segni di fastidio oculare si consiglia di ricorrere alla rimozione chirurgica, mediante cheratectomia superficiale che consiste nell'asportazione di tutta la porzione di cornea anomala comprendente il nigrum.
Articolo a cura dello Staff della Clinica Veterinaria Borgarello
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martedì 24 settembre 2019

Cane Cardiopatico: Come Riconoscerlo

Come noi, anche i nostri amici a quattro zampe possono soffrire di patologie cardiache.
Come è noto, il cuore è una pompa che ha la funzione di spingere il sangue ricco di nutrienti e ossigeno a tutti i distretti dell’organismo.
Quando insorge una malattia cardiaca, l’organismo mette in atto una serie di meccanismi adattativi e di compenso per evitare che le funzioni primarie del cuore vengano meno. Durante questo stadio della malattia non è detto che il proprietario rilevi delle alterazioni o dei sintomi, in quanto il sistema cardiocircolatorio si adatta per supplire alle mancanze indotte dalla patologia.
Con il passare del tempo, però, l’organismo non riesce più a far fronte alla malattia e i meccanismi di compenso cominciano a fallire, arrivando addirittura a compromettere ulteriormente l’equilibrio cardiaco.
Ma come può un proprietario accorgersi del progredire della malattia cardiaca che affligge il suo cane?
Le patologie cardiache hanno un’insorgenza subdola e silenziosa, ma per fortuna esistono alcuni segni che ci permettono di sospettarne la presenza e di correre ai ripari in tempo.


Come precedentemente descritto il cuore ha il compito di ossigenare il cuore pompandolo nel circolo polmonare e di ridistribuirlo, ricco di ossigeno, a tutti gli organi. Se l’attività cardiaca comincia a venir meno, si ha, a causa di diversi meccanismi, un accumulo di sangue a livello del circolo polmonare che determina un aumento della pressione venosa polmonare e tanti piccoli danni ai vasi e ai polmoni stessi. Vengono dunque inficiati gli organi deputati primariamente all’ossigenazione sanguigna: la percentuale di ossigeno nel sangue comincia quindi a diminuire molto lentamente.
Anche in questo caso l’organismo si accorge della minore quota di ossigeno del sangue e mette in atto dei meccanismi compensatori. Uno dei modi che ha l’animale per ristabilire la corretta quantità di ossigeno nel sangue è aumentare la frequenza dei respiri, permettendo a una maggiore quota di aria di raggiungere i polmoni. Il cane potrà quindi non presentare alcun sintomo, ad eccezione di un respiro più accelerato durante il giorno ed è spesso difficile accorgersi di questa novità, soprattutto se l’animale ha un temperamento nevrile.
Come si può quindi monitorare questo dato in modo oggettivo?
La cosa fondamentale è valutare la respirazione del cane quando non è stimolato da altri fattori ambientali o psicologici: per questo motivo il momento ottimale è mentre dorme, in un ambiente tranquillo e con una temperatura ambientale non elevata.
Ci si deve posizionare vicino all’animale senza disturbarlo e in maniera tale che sia facile rilevare il sollevamento del torace e dell’addome sincrono con il respiro. Munendosi di un cronometro e contando gli atti respiratori effettuati dal cane in un minuto si ricava la frequenza respiratoria.



La frequenza respiratoria di un cane sano, a riposo, è in media di 20 atti respiratori al minuto. Studi scientifici hanno dimostrato che nei cani affetti da una patologia cardiaca la frequenza respiratoria supera i 30 atti respiratori al minuto.
Il monitoraggio della frequenza respiratoria in un cane che non ha alcun sintomo è consigliato almeno una volta al mese, soprattutto nelle razze predisposte all’insorgenza di patologie cardiache (Cavalier King Charles Spaniel, Bassotto, Barbone, Beagle, Springer Spaniel, Dobermann, Boxer, Alano, Terranova), nei cani anziani (soprattutto se di piccola taglia) e nei cani discendenti da soggetti cardiopatici. 
Se la frequenza respiratoria comincia ad avvicinarsi al valore soglia di 30 atti al minuto è consigliato aumentare la frequenza delle misurazioni per ottenere un quadro dinamico della situazione respiratoria. In questo senso può essere d’aiuto l’utilizzo di applicazioni che sono in grado di creare un database che raccoglie tutte le misurazioni, fornendo dei grafici che possono servire per aggiornare il professionista in tempo reale.
Tuttavia, è bene non farsi prendere subito dal panico: sforamenti sporadici della soglia di 30 atti respiratori al minuto possono essere dovuti a problemi transitori non legati al sistema cardiocircolatorio, come per esempio patologie polmonari, anemia, gravidanza, malattie metaboliche, dolore, disagio o anche solo da una temperatura ambientale troppo elevata. Per questo motivo bisogna sempre valutare caso per caso, eventualmente consultare un medico veterinario e soprattutto monitorare sistematicamente cani che presentano una respirazione accelerata.
Se, invece, questa condizione si mantiene costante anche durante i momenti più tranquilli dell’animale, per un periodo prolungato, o se è accompagnata da sintomi quali facile affaticamento, abbattimento, tosse, e svenimenti è altamente consigliato richiedere una visita cardiologica per il proprio amico a quattro zampe.

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