mercoledì 16 agosto 2017

Ictus Nel Cane e Nel Gatto

L’ictus, l’ischemia e le emorragie cerebrali nel cane e nel gatto sono eventi più rari rispetto a quanto si registra nell’uomo.

Gli infarti cerebrali sono noti anche come “Ictus” o Accidenti Cerebro Vascolari (CVA), e vengono divisi in forme ischemiche ed emorragiche.

L’ischemia cerebrale è provocata dalla riduzione del flusso sanguigno in un’area cerebrale a causa della presenza di un trombo o di un embolo, mentre le emorragie cerebrali sono causate dalla rottura di un vaso nel parenchima cerebrale o nello spazio subaracnoideo.

Le forme ischemiche rappresentano circa il 70% degli infarti cerebrali riscontrati nel cane; per questo quando più generalmente si parla di infarti cerebrali si fa riferimento alle forme ischemiche.

L’attacco ischemico transitorio, spesso indicato come mini-ictus o TIA, acronimo dei termini inglesi Transient Ischemic Attack, è un deficit neurologico provocato da una riduzione transitoria dell’afflusso di sangue al cervello. Un attacco ischemico transitorio ha molto in comune con l’ictus cerebrale di tipo ischemico, con la differenza sostanziale che i danni neurologici causati dal TIA sono transitori e reversibili e non permanenti come nel caso dell’ictus.

ischemia-cane

Le sindromi neurologiche di origine vascolare sono caratterizzate dall’insorgenza improvvisa di sintomi cerebrali per lo più non convulsivi e non progressivi oltre le prime 24-48 ore.

La sintomatologia tende quindi a non progredire con il passare del tempo, anzi, i sintomi tendono a regredire spontaneamente, con un grado di miglioramento che dipende però dalla localizzazione e dall’estensione della lesione. Tutte le aree encefaliche possono essere coinvolte, pertanto la sintomatologia varia, per tipologia e gravità, a seconda dell’area interessata. Qualora vengano interessati gli emisferi cerebrali i sintomi più comuni sono andatura compulsiva, tendenza a camminare in circolo e deficit propriocettivi, quando viene interessato il tronco encefalico, soprattutto in cani di grossa taglia, si possono osservare alterazioni dello stato mentale, sindromi vestibolari centrali, deficit monolaterali dei nervi cranici e deficit propriocettivi, mentre quando, soprattutto nei cani di piccola taglia, viene colpito il cervelletto, si possono osservare deficit dell’equilibrio, alterazioni alla reazione di minaccia, incapacità a mantenere la stazione, opistotono, nistagmo e strabismo ventrolaterale.

Le cause di accidenti cerebro vascolari riportate più frequentemente in medicina veterinaria sono l’iperadrenocorticismo, le malattie renali croniche, l’ipotiroidismo, l’ipertensione, le cardiomiopatie, la migrazione di emboli settici, parassitari o, più raramente, neoplastici; ciò nonostante, nella metà circa dei casi non è possibile identificare una causa dimostrabile.

La visita neurologica consente di localizzare la lesione e stilare una lista di possibili diagnosi differenziali.

cane-ischemia

Gli esami del sangue possono evidenziare problemi metabolici sottostanti ed indirizzare il trattamento medico, ma la diagnosi viene confermata solo attraverso l’esame cranico di risonanza magnetica (RMI) o di tomografia computerizzata (TC). Quest’ultima, sebbene rappresenti l’esame d’elezione per la diagnosi di emorragia cerebrale, è invece spesso normale nelle fasi acute degli infarti ischemici. La Risonanza Magnetica rimane quindi la metodica più utile nella diagnosi degli ictus.

Attualmente non esiste un trattamento specifico per le forme infartuali. Il trattamento in Medicina Veterinaria è quindi per lo più di supporto ed è volto a mantenere lo stato di idratazione, l’ossigenazione e la pressione sistemica del paziente. A seconda dell’area cerebrale colpita può essere necessario monitorare e svuotare la vescica, prevenire le ulcere da decubito in pazienti non deambulanti, evitare la polmonite ab-ingestis ed evitare stati di malnutrizione offrendo un’alimentazione con sondino gastrico in pazienti con difficoltà a deglutire.

Nei soggetti in cui sussista una causa predisponente all’infarto è necessario iniziare una terapia appropriata, ogni qual volta possibile. Tutti i pazienti con infarto cerebrale dovrebbero quindi intraprendere un percorso diagnostico per la valutazione delle malattie concomitanti o predisponenti attraverso misurazioni seriali della pressione ematica, emocromo, profilo biochimico completo ed analisi delle urine, test per malattie endocrine quali l’iperadrenocorticismo o l’ipotiroidismo, radiografie toraciche ed ecografia addominale e cardiaca.

In pazienti con malattie predisponenti la possibilità di recidiva è piuttosto elevata e la prognosi riservata.

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martedì 8 agosto 2017

L’importanza del gioco per il cane

Il gioco è una sequenza di azioni eseguite in maniera teatrale e senza uno scopo preciso se non quello di divertirsi. Durante la sessione di gioco il cane può mettere in atto diversi comportamenti come la lotta, la fuga, la caccia ecc. Le caratteristiche che contraddistinguono il gioco sono l’assenza di regole fisse ( o quasi), la sua imprevedibilità , la possibilità di cambiar ruolo durante la sessione , l’apprendimento e il divertimento.

cane_gioco

Perché il cane possa dedicarsi al gioco i suoi bisogni primari devono essere soddisfatti.

Oltre ad essere un mezzo attraverso il quale divertirsi il gioco ha una forte valenza sociale. Infatti durante le sessioni il cane può imparare ad utilizzare diverse intelligenze, come quella olfattiva e quella visiva, e imparare a riconoscere le intelligenze e le predisposizioni altrui, può allenare la propria capacità di movimento, può apprendere gli autocontrolli e sviluppare le capacità comunicative intra ed inter-specifiche.

Oltre ad essere un importante strumento di apprendimento , il gioco è utilissimo per la costruzione delle relazioni del sistema famiglia, per accrescere la complicità e la collaborazione con il partner umano.

Per queste sue caratteristiche il gioco è fondamentale per lo sviluppo cognitivo del cucciolo.

Altro aspetto importante è che attraverso il gioco si riesce ad intuire quali siano le predisposizione del cane, le sue preferenze, la sua indole , le sue conoscenze, la sua capacità di gestione delle emozioni e le caratteristiche della relazione proprietario-cane.

cane_lotta

Esistono diverse tipologie di gioco:

- Gioco individuale: si svolge con oggetti o senza. Di solito si tratta di giochi di predazione rivolti ad un oggetto oppure di corse, salti, giochi con l’acqua ecc.

- Gioco sociale: si svolge con o senza oggetti. In questo sottogruppo distinguiamo la lotta, la competizione( ad esempio il tira e molla), la predazione a turno e i giochi di collaborazione ( il riporto, la ricerca olfattiva ecc.).

- I giochi cognitivi: utili per allenare la memoria e l’elasticità mentale ( ad esempio il problem solving).

cane_treccia

Quindi in che modo dovremmo giocare con il nostro cane?

Per giocare con il cane nella maniera corretta l’ideale è spaziare tra le diverse tipologie di gioco e non utilizzare sempre la stessa, verificare sempre la sua disponibilità al gioco e valutare in maniera adeguata il contesto ( ad esempio non giocare al riporto o a rincorrersi in casa o sotto il sole estivo ) . In questo modo il nostro cane apprenderà e si divertirà sfruttando al massimo le capacità cognitive e sensoriali che ha a disposizione.

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martedì 1 agosto 2017

La Sindrome Brachicefalica nel Cane

La sindrome brachicefalica nel cane.jpg2

La sindrome brachicefalica nel cane, meglio nota come sindrome respiratoria ostruttiva del cane brachicefalo (BAOS) è una condizione respiratoria risultato di un serie di modificazioni anatomiche craniche e non solo che si presenta in alcune razze.
Le razze coinvolte si possono raggruppare in tre grandi morfotipi:
Piccoli brachicefali: per esempio il Carlino
Medi brachicefali: per esempio il Bulldog Francese
Grandi brachicefali: per esempio il Bulldog Inglese
La scelta di collocare le varie razze canine brachicefale in questi gruppi dipende dal fatto che ognuna di esse presenta differenti caratteristiche anatomiche, e di conseguenza anche differenti problematiche respiratorie.
Le problematiche respiratorie sono invece il risultato dell'attrito che l'aria incontra sulle anomale strutture delle prime vie respiratorie.
Secondo alcune leggi della fisica ricordiamo che minime variazioni del diametro di un condotto (quello respiratorio per esempio), portano ad aumenti marcatissimi delle resistenze.

Ciò che accomuna i brachicefali è lo scarso sviluppo dello splancnocranio, ovvero della parte di cranio che comprende il comparto facciale. Si nota appunto che questi soggetti presentano un muso "schiacciato".
Lo scarso sviluppo però interessa solo la parte ossea, mentre i tessuti molli si sviluppano normalmente. Quindi ne risulta un alterato rapporto tra tessuti duri (iposviluppati) e tessuti molli che crescono normalmente ma che su supporti ossei di scarsa superficie diventano esuberanti.

Le alterazioni anatomiche che osserviamo in questi soggetti possono essere precoci o tardive.
Le alterazioni precoci sono quelle che si osservano già in età giovanile, mentre quelle tardive sono quelle che compaiono solo a sviluppo morfologico completo.

Vediamo nel dettaglio quali sono le strutture respiratorie interessate da questi processi di anomalo sviluppo.

La sindrome brachicefalica nel cane

Narici: nella maggior parte delle razze brachicefale si ha una marcata lassità del legamento nasale laterale. Questa lassità non permette di mantenere tesa lateralmente la plica alare e di conseguenza non permette di tenere dilatato l'adito delle narici. Questa alterazione viene definita Stenosi delle narici. Spesso si assiste ad una vera e propria chiusura dell'adito delle narici.
Durante la fase inspiratoria si ha un restringimento più marcato rispetto alla fase espiratoria a causa del maggior flusso d'aria in ingresso.
All'interno delle narici troviamo un'altra struttura che concorre a creare ostruzione al passaggio dell'aria: i turbinati. Le modificazioni anatomiche hanno spinto caudalmente queste strutture che spesso si ritrovano nel rinofaringe, e tendono ad avere lesioni da contatto a causa del poco spazio in cui sono costretti.

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Faringe: è la seconda regione anatomica in cui si riscontra la presenza di ostruzione a causa dell'anomalo sviluppo, soprattutto nella regione pterigopalatina.
Questa regione presenta una scarsa impalcatura ossea, per cui i tessuti molli sono decisamente più dislocabili. Per questo sono molto più soggetti a traumatismi a causa del continuo attrito causato dal flusso aereo verso la laringe.
In quest'area le strutture che consideriamo importanti per la stadiazione della BAOS sono la porzione libera del palato molle e la plica faringea.

Laringe: può subentrare un problema ostruttivo nel momento in cui la pressione negativa inspiratoria, a causa delle resistenze presenti, aumenta.
Questo fenomeno può portare all'eversione di due strutture poste ai lati della laringe che prendono il nome di sacculi. La loro eversione determina invasione dello spazio laringeo creando ulteriore ostruzione.
Inoltre il continuo sforzo inspiratorio provoca uno spostamento dinamico delle cartilagini laringee medialmente (effetto Venturi) con conseguente collasso laringeo.
Trachea: la trachea può essere interessata da ipoplasia. In questo caso si ha uno scarso sviluppo degli anelli tracheali e normale sviluppo della mucosa tracheale che risulta essere esuberante e di conseguenza determina un ulteriore aumento delle resistenze.

A cura della dott.ssa Katiuscia Camboni

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martedì 25 luglio 2017

L'aumento della fame nel gatto

La polifagia è definita come l’ingestione di una quantità sproporzionata di cibo che può essere accompagnata da un aumento del peso corporeo o da perdita di peso.


Le cause alla base del problema possono essere fisiologiche o patologiche.
Tra le cause fisiologiche ritroviamo l’esercizio fisico intenso, la gravidanza, la lattazione e le basse temperature ambientali. In questa caso l’anamnesi potrebbe essere sufficiente per emettere una diagnosi e riadattare le quantità di cibo giornaliero ai reali fabbisogni dell’animale. A volte anche l’assunzione di alimenti di scarsa qualità potrebbe portare a polifagia
In caso di cause patologiche la polifagia può essere accompagnata da aumento  o da calo del peso corporeo.

Solitamente le cause di polifagia che portano ad aumento del peso sono dovute ad un eccesso alimentare o all’uso di cibi troppo appetibili. Talvolta per problemi comportamentali e per noia i gatti sono portati a consumare eccessive quantità di cibo in mancanza di un arricchimento ambientale idoneo.
Sono possibili anche forme di polifagia iatrogena dovuta all’assunzione di alcuni farmaci come gli anticonvulsivanti, i corticosteroidi e i progestinici.


Tra le patologie che possono portare a polifagia con aumento del peso ci sono diverse endocrinopatie quali il diabete mellito e l’ipertiroidismo, malattie legate al malassorbimento dei cibi (malattie gastroenteriche e parassitarie) o malattie neoplastiche.

Per indirizzarsi nella diagnosi l’anamnesi è in ogni caso di fondamentale importanza per capire se la razione che viene somministrata è adeguata ai fabbisogni dell’animale in quella fase della vita ricordandosi sempre che alcuni cambiamenti possono richiedere degli adattamenti delle quantità o qualità del cibo.
Successivamente se dall’anamnesi si sospetta una patologia sottostante si dovranno eseguire emocromo, profilo biochimico con misurazione della glicemia, profilo tiroideo ed esame delle urine e delle feci.
Il riscontro di iperglicemia può essere suggestivo di diabete mellito soprattutto se confermato da una concomitante glicosuria. Se c’è il dubbio che il gatto possa essere stressato dal prelievo e dalle necessarie manipolazioni si può effettuare anche la misurazione delle fruttosamine sieriche che rappresentano la “media” della glicemia nei giorni precedenti e non sono quindi influenzate dal prelievo. Ovviamente in caso di conferma di diabete dovrà essere istituita un’idonea terapia alimentare e se è il caso iniziare una terapia a base di insulina.

Per la diagnosi di ipertiroidismo si dovranno rilevare elevati livelli di T4-fT4 associati ai sintomi clinici caratteristici (polifagia, poliuria e polidipsia, vomito e diarrea, soffio cardiaco) ed eventuali reperti di laboratorio compatibili con questa patologia. Anche nel caso dell’ipertiroidismo ci saranno diverse terapie specifiche per diminuire il livello di ormoni tiroidei circolanti (terapia chirurgica, farmacologica o alimentare).


La patologie parassitarie rilevabili attraverso l’esame delle feci dovranno essere trattate con gli appositi prodotti svermanti.
Nel caso in cui dagli esami effettuati non dovessero emergere anomalie indicative delle patologie sopra elencate saranno necessari ulteriori accertamenti per indagare l’apparato gastroenterico. Si potranno effettuare radiografie ed ecografia dell’addome ed esami sierologici specifici mirati a evidenziare il malassorbimento.
Per la diagnosi di patologie neoplastiche, soprattutto se in fase precoce, potrebbero essere necessarie indagini più approfondite come la TAC.

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martedì 18 luglio 2017

Axolotl: un anfibio particolare

L’Axolotl (nome scientifico Ambystoma mexicanum) è un anfibio molto particolare. Può essere detenuto nell’acquario di casa con documentazione specifica (CITES appendice II, reg. UE 338/1997, allegato B). E’ una salamandra originaria del Messico (lago di Xochimilco). Ormai in cattività si trova facilmente, invece in natura risulta quasi estinto.

La sua principale peculiarità è la neotenia, ossia la possibilità di diventare adulto senza trasformarsi in animale terrestre, cioè quasi mai da girino si trasforma in salamandra. La metamorfosi si verifica solamente in condizioni di stress ambientale (poco ossigeno, scarsità di acqua, sovraffollamento). L’axolotl, infatti, può trascorrere la sua intera vita come animale esclusivamente acquatico respirando sott’acqua con branchie molto sviluppate.

Un’altra caratteristica interessantissima è la capacità di rigenerazione di parti del corpo. Se danneggiato, infatti, è in grado di rigenerare senza cicatrici gli arti ed alcuni organi. Le sue cellule sono molto simili a quelle staminali adulte dei mammiferi.

L’Axolotl può raggiungere la lunghezza di circa 30 cm e vivere fino a 20 anni. E’ un animale più crepuscolare e notturno. La sua testa è grande e gli occhi sono privi di palpebre. La coda è lunga ed appiattita lateralmente e funge da organo propulsore per il nuoto. Gli arti sono sottosviluppati e possiedono dita lunghe e sottili. Gli axolotl sono in grado di respirare sott’acqua grazie alle branchie, ma possiedono anche i polmoni per cui riescono a respirare anche l’ossigeno atmosferico, ingoiando aria dalla superficie esterna.

Axolotl - 1

Normalmente il colore della pelle è marmorizzato marrone o grigio scuro (marrone/grigio con macchioline dorate), di tonalità più chiara sul ventre, ma esistono quattro diverse pigmentazioni:

  • Leucistico (rosa pallido con occhi neri);

  • Albino (dorato o rosato con occhi rossi);

  • Assantico (grigio con occhi neri);

  • Melanoide (completamente nero).

Oltre a queste varianti c’è un’ampia diversità anche nella grandezza, nella frequenza e nell’intensità delle macchioline dorate.

Immagine correlata

Per la detenzione è necessario disporre di un acquario grande (per una coppia almeno 80x40x40 cm) con fondale a granulometria fine (sabbia o ghiaietto), fornito di nascondigli (legni, rocce e grotte) e robuste piante acquatiche. E’ importante fornire una buona qualità ed ossigenazione dell’acqua, il pH e la temperatura corrette. L’acquario, infine, dovrebbe rimanere illuminato per circa 10-12 ore al giorno.

Per quanto riguarda la dieta gli axolotl si nutrono di larve, pesciolini, piccoli crostacei, molluschi, lombrichi ed insetti. In cattività possono essere alimentati con mangimi in pellet e prede vive.

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lunedì 10 luglio 2017

IOHC Incompleta Ossificazione Condili Omerali

Come molte altre affezioni ortopediche del periodo di accrescimento del cane, l’IOHC per lunghi periodi può passare inosservata. L’incompleta ossificazione dei condili omerali, nel cane, può sfociare in frattura dei condili e dare improssivamente zoppia da lieve a grave.
La manifestazione di questa patologia simula tutti i quadri della displasia del gomito del cane.
Quali sono i sintomi? 
Nei cani giovani  spesso è asintomatica e può a volte manifestarsi con zoppie lievi più evidenti a freddo. Diventa sintomatica sia nei giovani che negli adulti quando evolve in frattura articolare con zoppie da lievi a molto evidenti a seconda della dislocazione dei due condili omerali.




Che cos’è?
IOHC, incomplete ossification of the humeral condyle, indica la mancata o ritardata unione dei nuclei di ossificazione dei condili omerali che si traduce in una “frattura” intercondiloidea. Questa situazione predispone a fratture articolari complete anche a seguito di lievi traumi. La patologia di solito si manifesta bilateralmente.
Da cos’è causata?
Si tratta di un disturbo dell’ossificazione encondrale della fidi che si trova tra i due condili omerali.
La natura è ancora incerta, solo negli Spaniels (molto colpiti)si tratta di una condizione ereditaria legata a più geni. 
Chi colpisce?
Una razza particolarmente colpita sono gli Spaniels in cui si manifesta tra 1 4 mesi e i 10 anni. Si manifesta maggiormente nei cani maschi. Le altre razze che possono essere interessate sono: Cavaglier, Mastiff, Breton, Pastore Tedesco, Rottweiler, Labrador, Pointer e Terranova.




Come si diagnostica? 
Il primo segno è una zoppia dell’anteriore. Una attenta visita clinica ed un accurato esame radiografico permette in molti casi di fare una diagnosi corretta.
A volte il reperto è quello di una frattura di un condilo omerale.
Nei casi dubbi è necessario ricorrere alla TAC o all’artroscopia.
Molto consigliato è uno studio ai 5 mesi di screening per le malattie scheletriche dell’accrescimento in cui si indaga displasia del gomito e dell’anca.




Come si cura?

Nei casi di diagnosi senza dislocazione cioè senza frattura può essere opportuno fissare i due condili con una vite (dopo una corretta diagnosi confermata dalla TAC). Nei casi con frattura, la terapia segue i dettami per il trattamento delle fratture articolari.

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martedì 4 luglio 2017

Cistite idiopatica felina (FIC)

Si definisce cistite idiopatica felina (FIC: feline idiopathic cystitis) un’affezione che colpisce la vescica (e l'uretra) di cui non si conosce il meccanismo scatenante: la cistite idiopatica  felina risulta ad oggi la causa più frequente di malattia delle basse vie urinarie nel gatto.  
Generalmente la FIC è più frequente nel gatto giovane e adulto, meno in quello anziano (al di sopra dei 10 anni d’età). La predisposizione di sesso è controversa ma, statisticamente, la cistite idiopatica in forma ostruttiva tende ad essere più frequente nei maschi, indipendentemente dal fatto di essere interi o castrati; Persiani ed Himalayan sono razze predisposte. Esistono fattori  di rischio che sembrerebbero favorirne l’insorgenza: obesità, sedentarietà, convivenza con altri gatti, tipo di alimentazione, scarsa igiene della lettiera e carattere particolarmente reattivo e/o emotivo.
Esistono due forme di cistite idiopatica felina: non ulcerativa (tipo I), prevalente nella specie felina,  ed ulcerativa (tipo II).  Ciò che le differenzia sembrerebbe l’eziopatogenesi: neuropatica nel primo caso, infiammatoria nel secondo. All’esame istopatologico la cistite idiopatica di tipi I, tipica del gatto, presenta uno scarso infiltrato di cellule infiammatorie nella parete vescicale che, d’altra parte, mostra modificazioni aspecifiche quali: alterazioni dell’urotelio, edema, dilatazione dei vasi ed emorragie a livello di sottomucosa e, talora, maggior densità di mastociti.  Il tipo II è invece caratterizzata da classiche ulcere.

Il termine “idiopatica” indica la mancata conoscenza del reale meccanismo di insorgenza di una patologia, motivo per cui ad oggi esistono solo teorie sulla causa e sulla patogenesi della FIC. Diversi agenti virali sono stati presi in considerazione (herpesvirus, calicivirus, picornavirus, virus sinciziale), nonché la possibile associazione tra batteri e sindrome. La patogenesi potrebbe essere legata ad un’alterazione del film protettivo che riveste la mucosa vescicale, la cui funzione è quella di prevenire l’adesività di batteri e cristalli e la penetrazione di sostanze tossiche ed irritanti. L’integrità dell’epitelio urinario (urotelio) è un altro fattore preso in considerazione, rappresentando esso  un’altra barriera difensiva che può essere alterata da PH e concentrazioni di elettroliti patologici, insulti meccanici, chimici e neuro-mediati. L’alterazione del film protettivo e dell’urotelio favorisce l’insorgenza di un’infiammazione neurogena , aggravata e protatta dal rilascio di mediatori chimici di infiammazione che esacerbano il processo. In corso di FIC viene coinvolto anche il sistema nervoso centrale, in particolare alcune vie nervose (neuroadrenergiche) legate allo stress dell’animale che, iperstimolate, contribuiscono a peggiorare la patologia.


I sintomi clinici di cistite idiopatica felina sono gli stessi che accomunano tutte le malattie delle basse vie urinarie e spesso si manifestano in maniera lieve ed intermittente: disuria, pollacchiuria, stranguria, ematuria e/o ostruzione uretrale. La diagnosi è “ad esclusione” ossia prima si indagano  altre possibili cause di malattia vescicale: infiammazione, infezioni severe, neoplasia, ostruzioni, spasmi, avvalendosi di un esame fisico, esami del sangue, esame delle urine e della diagnostica per immagini (studio radiografico ed ecografico).
I cardini della terapia per il trattamento della cistite idiopatica felina sono la gestione del benessere felino e il trattamento del dolore derivante dalla patologia in atto. Obbiettivo primario è quello di ridurre al massimo ogni fonte di stress, lavorando sull’ ambiente e sulle abitudini del paziente e del nucleo familiare, soprattutto nei gatti che non hanno possibilità di accedere al mondo esterno e che convivono con altri animali oltre che con le persone. Particolare attenzione va posta alla corretta gestione della lettiera: tipo di sabbia utilizzata, numero adeguato rispetto ai felini presenti, disposizione (luoghi tranquilli ed appartati), forma e dimensione, pulizia quotidiana. Anche il regime dietetico è importante, in particolare andrebbe favorita una maggior assunzione di acqua giornaliera utilizzando, ad esempio, cibi umidi o fontanelle al posto delle normali ciotole, molto attrattive per il gatto. Le interazioni sociali all’interno di un gruppo-famiglia eterogeneo sono fondamentali per il benessere felino in particolare sotto forma di giochi, carezze o toelettatura, utili per instaurare un rapporto sereno e confidenziale col proprio amico a quattro zampe. Ultima, ma non meno importante, è un’adeguata gestione del dolore, frequente in corso di cistite idiopatica felina: i farmaci più efficaci, in tal senso sono gli oppioidi e i FANS.

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martedì 27 giugno 2017

La Malattia Degenerativa Mixomatosa Mitralica

La malattia degenerativa mixomatosa mitralica (MMVD) rappresenta la patologia cardiovascolare più comune nel cane. La patologia è comune nelle razze di piccola taglia e in alcune razze, quali il Cavalier King Charles spaniel, la sua prevalenza raggiunge il 100% dei soggetti di età superiore ai 10 anni. Il sospetto diagnostico è generalmente posto in seguito al rilievo di un soffio sistolico a plateau con il punto di massima intensità in prossimità dell’apice sinistro.

LA MALATTIA DEGENERATIVA MIXOMATOSA

L’esame ecocardiografico dovrebbe quindi rappresentare l’esame di scelta per lo screening per i cani di razze note per elevato rischio di sviluppare la malattia. La diagnosi ecocardiografica della malattia è basata sul riconoscimento di prolasso di uno o di entrambi i lembi mitralici, dall’ispessimento localizzato o diffuso dei lembi valvolari e dal riconoscimento di un rigurgito mitralico di entità da lieve a grave. Sebbene la diagnosi della patologia mitralica sia relativamente semplice, la gestione del cane affetto può invece presentare diverse difficoltà.

Tra le complicanze più comuni della malattia devono essere ricordate la rottura delle corde tendinee, la fibrillazione atriale e altre aritmie, lo sviluppo d’ipertensione polmonare e la rottura atriale.

La degenerazione myxoide dei lembi valvolari interessa non solo le valvole ma in un’elevata percentuale di soggetti anche le corde tendinee. È quindi abbastanza frequente che queste possano andare incontro a una rottura le cui conseguenze emodinamiche sono correlate al tipo di corda interessata.4 Nel caso di rottura di una corda tendinea minore l’aumento della quota di rigurgito e ‘relativamente insignificante, e se l’evento occorre con un atrio con un elevata compliance, può non avere nessuna conseguenza clinica. D’altra parte se la rottura interessa una corda tendinea maggiore, si può verificare un aumento acuto e grave della quota di rigurgito, aumento della pressione atriale sinistra e sviluppo di edema polmonare acuto. In questi pazienti frequentemente il soffio in precedenza identificato, può presentare una riduzione dell’intensità a causa del diminuito gradiente atrio ventricolare. La rottura di una corda tendinea maggiore determina uno stato di scompenso cardiaco acuto che richiede un approccio terapeutico aggressivo.

I cani affetti richiedono in genere l’ospedalizzazione e devono essere trattati con ossigeno, terapia diuretica intra venosa e nei casi più gravi con dobutamina in infusione continua o nitro prussiato.

La dilatazione atriale sinistra conseguente alla presenza d’insufficienza mitralica cronica rappresenta una condizione predisponente per lo sviluppo di fibrillazione atriale. Quest’aritmia si presenta più frequentemente nei cani di media e grossa taglia, ma in caso di atrii molto dilatati può manifestarsi anche in soggetti di piccola taglia. La comparsa di fibrillazione atriale è in genere associata alla comparsa di scompenso cardiaco o alla riacutizzazione di una fase di scompenso cronico. Infatti, l’elevata frequenza cardiaca in genere associata alla fibrillazione atriale, e la perdita della fase di contrazione atriale coordinata sono responsabili per un aumento acuto delle pressioni di riempimento ventricolare e atriale sinistra con conseguente comparsa di edema polmonare.

Il principale obiettivo del trattamento è rappresentato dal controllo della frequenza cardiaca mediante la somministrazione un’associazione digossina e diltiazem.5,6 L’obiettivo è quello di ottenere una frequenza cardiaca di circa 120-140 battiti al minuto.

L’ipertensione polmonare rappresenta una complicanza frequente dei cani affetti da MMVD con scompenso cardiaco cronico.8 Il meccanismo fisiopatologico non è completamente chiaro, tuttavia i risultati di diversi studi sia in medicina veterinaria, sia umana suggeriscono che essa sia il risultato di modificazioni della struttura vascolare, e non solo del trasferimento passivo della pressione atriale sinistra alle arterie polmonari. Deve essere ricordato che l’ipertensione polmonare in corso di MMVD in teoria svolge un ruolo di protezione dei settori sinistri nei confronti del sovraccarico di volume. Tuttavia, lo sviluppo d’ipertensione polmonare in corso di MMVD sia nell’uomo, che nel cane rappresenta un evento associato ad una prognosi peggiore e richiede quindi di essere trattato. La terapia con sildenafil o con pimobendan rappresenta oggi il trattamenti di scelta per l’ipertensione polmonare conseguente a ipertensione atriale sinistra. I risultati di tali trattamenti sono tuttavia variabili e non esiste evidenza clinica che tale trattamento sia associato a un miglioramento della prognosi.

La grave dilatazione atriale sinistra conseguente al rigurgito mitralico cronico e le “jet impact lesions” determinate dal rigurgito sulla parete atriale sinistra possono determinare fessurazione e rottura dell’atrio sinistro con conseguente sviluppo di versamento pericardico e possibile tamponamento cardiaco.9 Questi soggetti devono essere valutati attentamente perché si presentano emodinamicamente instabile e spesso in bassa portata. Se è presente tamponamento cardiaco è possibile sia necessario ricorrere ad una pericardiocentesi.

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