mercoledì 28 settembre 2016

La Visita Preanestesiologica

La visita preanestesiologica è una fase molto importante della pianificazione dell’anestesia vera e propria e della chirurgia/indagine per la quale è necessaria. Deve essere eseguita con scrupolo e concentrazione. Ogni animale per cui è prevista una sedazione o un’anestesia deve essere sottoposto ad un esame clinico preanestesiologico da parte di un anestesista veterinario.  Durante questa visita l`anestesista ha il compito di valutare il paziente raccogliendo tutti i dati che permettano di stabilire se l`animale è nelle condizioni ottimali di salute per poter affrontare la procedura; scegliere il protocollo anestesiologico più adeguato; considerare i rischi/benefici nel ritardare tale procedura, per eseguire ulteriori indagini e/o somministrare terapie per migliorare alcune condizioni riscontrate.

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La visita preanestesiologica sottintende una conoscenza approfondita del caso e la collaborazione con il veterinario che lo riferisce e deve essere accompagnata da opportuni esami collaterali, il tutto connesso alla conoscenza dettagliata del tipo di chirurgia/procedura a cui verrà sottoposto il paziente. La data dell’intervento verrà quindi decisa solo dopo il via libera dell’anestesista: questa è infatti una figura importante che vigila sull’animale e assicura la massima sicurezza di tutte le fasi della procedura anestesiologica.

La visita preanestesiologica è molto simile ad una normale visita clinica, ma è incentrata ad individuare patologie, sintomi e segni rilevanti per l’anestesia e la sua gestione. Quanto raccolto sarà eventualmente approfondito con altri esami. Prima parte importante nell’esecuzione della visita è una raccolta dati precisa: indispensabile è il segnalamento (specie, razza, sesso ed età) poiché il rischio anestesiologico varia in base alle diverse specie e anche nella stessa, il cane ad esempio, esiste una incredibile varietà razziale, con soggetti di dimensioni, caratteri, morfologie e soprattutto incidenza di patologie molto diverse. Anche l’età riveste un ruolo importante, perché ad esempio i soggetti anziani sono sovente colpiti da processi patologici multipli, tutti da considerare per una corretta anestesia. Al di là del protocollo farmacologico più ottimale da scegliere per ciascun paziente, le caratteristiche del soggetto vanno tenute conto anche per le procedure pratiche legate all’anestesia, come la possibilità di ottenere un accesso venoso o eseguire un’iniezione epidurale oppure la modalità di intubazione di un soggetto.

La raccolta dell’anamnesi di un animale deve analizzare con accuratezza tutti gli aspetti della vita del paziente, in particolare deve valutare i potenziali segni di patologia e indagare la capacità del soggetto di reagire a fenomeni stressanti come può essere l’anestesia.

Importante è anche capire il livello di attività fisica a cui è abituato l’animale: una diminuzione nell’attività fisica, che non sia dovuta a problemi articolari o muscolari, può essere una spia delle ridotte riserve cardio-respiratorie.

Anche lo stato del sensorio e il temperamento hanno influenza rilevante sul risultato dell’anestesia. Un animale che per qualsiasi motivo è più depresso sarà più sensibile all’azione degli anestetici. L’indole d’altra parte condiziona spesso il tipo di risposta ai farmaci sedativi e tranquillanti. Queste differenze devono essere considerate, perché per esempio, possono influire nell’avere induzioni e/o risvegli problematici o meno.

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L’obesità aumenta il rischio anestesiologico negli animali perché causa sovente problemi a mantenere ventilazione adeguata, inoltre si presentano delle difficoltà aggiuntive per l’esecuzione di eventuali tecniche di anestesia loco-regionale e sicuramente rende il lavoro del chirurgo più difficoltoso e più lungo.

Il sistema cardiovascolare e respiratorio va indagato valutando le mucose, il tempo di riempimento capillare, il polso e auscultando attentamente il cuore e tutto il torace. La presenza di un soffio cardiaco non è di per sé sufficiente a definire un paziente cardiopatico. Purtroppo poi in animali molto agitati, aggressivi o in gatti che fanno le fusa l’auscultazione può essere molto difficoltosa. Se persiste il sospetto di patologie cardiache o respiratorie si devono eseguire accertamenti.

Al termine della visita e degli esami preanestesiologici consigliati, al paziente viene attribuito un grado di rischio anestesiologico. La classificazione ASA nasce nel 1963, quando la “American Society of Anestesiologist” avvertì la necessità di classificare i pazienti sottoposti ad anestesia in base alle loro condizioni cliniche. Erroneamente questa classificazione viene spesso considerata come un indice di valutazione del rischio anestesiologico. Tuttavia studi epidemiologici in medicina umana come in veterinaria hanno dimostrato una stretta correlazione tra rischio anestesiologico e condizione clinica. La preparazione e la disponibilità di un anestesista, il livello del monitoraggio, oltre al livello di esperienza del chirurgo o del veterinario referente che ha seguito il caso, la durata e la complessità della procedura, sono tutti fattori che influenzano profondamente il rischio anestesiologico e che possono variare ampiamente all’interno del variegato mondo veterinario. L’anestesista è la figura che è nella migliore posizione per valutare tutte le componenti elencate e pronunciarsi sul rischio anestesiologico di quel paziente nella particolare struttura in cui si trova a far anestesia.

Quindi interventi complessi o casi sottoposti a molteplici procedure nella stessa seduta anestesiologica, devono essere pianificati con ampio anticipo e lo scambio di informazioni fra chirurgo e anestesista dovrebbe essere completo.

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martedì 20 settembre 2016

Ectopia testicolare nel cane

L'ectopia testicolare è un'anomalia nella quale uno o entrambi i testicoli non raggiungono la posizione scrotale.
Tra le ectopie, quella più frequente è il criptorchidismo.
L'incidenza di questa patologia è mediamente del 6% ma può essere elevata nelle razze piccole (Barbone nano, Yorkshire Terrier).
Si parla di ectopia testicolare a partire dai sei mesi di vita.
Questa patologia sembra essere ereditaria. I geni responsabili della discesa testicolare sarebbero autosomici recessivi a penetranza incompleta. Numerosi geni sembrano implicati nella discesa testicolare nelle logge scrotali. Pertanto non è consigliato utilizzare come riproduttori i cani con ectopia testicolare.

Ectopia testicolare nel cane 1
Sintomi
Nella maggior parte dei cani il testicolo criptorchide si può localizzare in tre sedi: addominale, inguinale, e inguino-scrotale.
E'generalmente unilaterale (80%) e in questo caso più frequentemente interessato è il testicolo destro (65%).
La gonade ritenuta è spesso più piccola dell'altra e lo sarà tanto più tempo trascorre in posizione addominale.
Nel testicolo criptorchide la steroidogenesi avviene normalmente, mentre la gametogenesi è alterata, per l'aumento della temperatura a livello del parenchima testicolare. Pertanto i soggetti con entrambi i testicoli ritenuti dovrebbero essere infertili.

Diagnosi
Si effettua mediante un'attenta palpazione della regione scrotale e inguinale, l'animale viene posizionato in decubito dorsale. In caso di ectopia testicolare è consigliato riportare il testicolo scrotale in posizione inguinale per facilitare la localizzazione del controlaterale. La diagnosi può essere difficoltosa nei cuccioli di taglia piccola.
Un testicolo ritenuto in addome non è palpabile e in questo caso l'utilizzo dell'esame ecografico potrebbe rappresentare un valido ausilio diagnostico.

Ectopia testicolare nel cane
Trattamento
Chirurgico
: Il trattamento elettivo è la castrazione bilaterale. In effetti in testicoli dovrebbero essere rimossi per le ragioni precedentemente esposte, e in caso di criptorchidismo monolaterale, il testicolo eutopico deve ugualmente essere rimosso o sottoposto a vasectomia a motivo dell'ereditarietà della patologia in esame. La celioscopia viene utilizzata per asportare in testicoli ritenuti a livello addominale. L'orchidopessi, che consiste nel riportare il testicolo a livello delle logge scrotali, è da prendere in considerazione, accompagnata sicuramente da vasectomia bilaterale al fine di impedire l'attività riproduttiva. Tuttavia questo tipo di trattamento non sempre diminuisce il rischio di neoplasie perchè dipende dal tempo che la gonade è rimasta in sede ectopica e inoltre favorisce le frodi durante le esposizioni canine.
Medico: si sconsiglia l'utilizzo di androgeni in relazione ai loro effetti collaterali indesiderabili.
Presso la Clinica Veterinaria Borgarello ci riferiamo al protocollo terapeutico proposto dal dottor Alain Fontbonne. Il protocollo risulta però inefficacie dopo i quattro mesi di età e non permette di prevenire la trasmissione ereditaria di questa patologia.
Meccanico: alcuni autori riportano successi nei casi di criptorchidismo inguino-scrotale, praticando quotidianamente delle trazioni dolci a livello testicolare con il pollice e l'indice, in direzione dello scroto.

Prognosi
I testicoli ritenuti possono essere colpiti da forme neoplastiche con un'incidenza maggiore del 9,2-13,6% rspetto ai testicoli eutopici: sono essenzialmente sertoliomi o seminomi. L'età media di trasformazione neoplastica è di circa sei anni.
Il rischio di torsione testicolare è maggiore se i testicoli sono ritenuti in addome.


A cura della dottoressa Katiuscia Camboni

A cura della dottoressa Katiuscia Camboni

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martedì 13 settembre 2016

Patologie nasali e rino-faringee nel gatto

Le patologie nasali e rino-faringee nel gatto annoverano qualsiasi condizione che colpisca le alte vie respiratorie dalle narici al nasofaringe. Esiste un’ampia gamma di cause inducenti malattia nasofaringea: infettive (virus, batteri, funghi, parassiti), infiammatorie (rinosinusiti croniche, allergiche, polipi infiammatori), neoplastiche (linfoma, adenocarcinoma,sarcoma), corpi estranei, vascolari (epistassi es ipertensione o trombocitopenia), traumatiche, congenite (fessurazioni palatine, brachicefalia) e, ancora, condizioni particolari quali: stenosi nasali o nasofaringee, fistole orali.


Un approccio corretto alle patologie naso faringee presuppone un’attenta valutazione del segnalamento, dell’anamnesi e dell’esame clinico. Per quanto riguarda il segnalamento, l’età gioca un ruolo importante: soggetti giovani vanno frequentemente incontro a forme infettive, invece nei soggetti anziani con scolo e sternuti si tende a dare priorità alle forme neoplastiche. L’anamnesi (ambiente, stile di vita, presenza di altri animali, stato vaccinale, pregresse patologie, modalità di insorgenza e progressione dei sintomi, precedenti terapie) è un altro tassello fondamentale dell’iter diagnostico ancora di più se associato al segnalamento. Esempi possono essere scolo e sternuti in animali giovani successivi a contatto con altri gatti, che orientano verso forme infettive; insorgenza in seguito a vomito e rigurgito che fanno ipotizzare patologie ab ingestis; stertore a distanza di giorni o settimane da episodi di rinotracheite portano ad ipotizzare stenosi rinofaringee.

La visita clinica prende in considerazione la valutazione dei sintomi, l’esplorazione del cavo orale comprensiva della valutazione dentale, l’auscultazione del torace e la palpazione addominale. I segni clinici legati a patologie delle alte vie respiratorie sono piuttosto aspecifici, ma aiutano a localizzare il problema. Scolo nasale, sternuti,  epistassi o epifora indicano di solito problematiche nasali mentre  stertore e disfagia orientano più verso il rinofaringe. Deformità a livello facciale possono indicare riniti croniche o fungine o neoplasie. 


Altrettanto importante è valutare la presenza di sintomi concomitanti, legati a localizzazioni differenti dalle alte vie aeree, ma correlabili ad esse: vomito, rigurgito o dimagramento mettono in relazione con l’apparato gastroenterico. Dispnea e tosse portano a pensare a una patologia diffusa a tutto l’apparato respiratorio; polipi nel rinofaringe sono frequentemente associati a polipi dell’orecchio esterno/medio con pazienti che manifestano stertore, scolo nasale, otite esterna o vestibulopatia. La rinoraggia (scolo di sangue dal naso) è più probabile in corso di patologie neoplastiche o micotiche oppure in gravi forme infettive batteriche in soggetti già debilitati. Lo stertore è associabile ad alterazioni del diametro delle vie aeree quali stenosi o polipi rinofaringei.

Per quanto riguarda la diagnosi di affezioni nasali e rino-faringee, un minimum database (profilo emato-biochimico, esame delle urine e delle feci) raramente fornisce riscontri illuminanti ma rappresenta comunque un approccio corretto, specialmente in soggetti anziani, per valutare le condizioni generali del soggetto; anche l’indagine sullo stato retrovirale (leucemia felina e immunodeficienza felina) risulta importante soprattutto in chiave prognostica. In presenza di epistassi (fuoriuscita di sangue dal naso) è suggeribile procedere con la misurazione della pressione sistemica e della coagulazione, a maggior ragion se si pianifica una rinoscopia. Se si sospetta una forma infettiva, i tamponi nasali seguiti da una PCR possono essere di ausilio diagnostico (calicivirus, herpesvirus, bordetella b., mycoplasmosi), stando molto attenti all’interpretazione dei risultati insufficienti, da soli, a far diagnosi eziologica certa.


La diagnostica per immagini viene frequentemente utilizzata in seconda battuta, dopo terapia medica ex juvantibus, perché necessita di anestesia generale al fine di ottenere un corretto posizionamento del paziente. Lo studio radiografico, in particolare, deve comprendere almeno una proiezione latero-laterale standard ed una dorso ventrale insieme a quelle mirate all’area da indagare. E’ suggeribile eseguire radiografie prima di eventuali lavaggi nasali o rinoscopia e relativi prelievi bioptici, poiché tali indagini potrebbero falsare l’interpretazione radiologica. La tomografia computerizzata (TAC) offre immagini e dettagli ancora più precisi della radiologia, in particolare a livello di turbinati. Infine, laddove la terapia medica fallisca o se si sospettano forme neoplastiche o nei casi in cui lo stertore rappresenti il sintomo principale, l’esame endoscopico del rino-faringe con contestuale prelievo bioptico risulta imprescindibile ai fini diagnostici.



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domenica 11 settembre 2016

Alternative alla Protesi nel Cane

Un argomento di estrema attualità e molto sentito dai proprietari dei cani con la Displasia dell'Anca è la necessità o meno di intervenire con una protesi totale d'anca.
Stiamo parlando di soggetti adulti o a termine accrescimento in cui tutte le altre opzioni terapeutiche sono andate perse o così sembra.
La mancanza di una strategia comune per la diagnosi precoce delle malattie ortopediche del cane porta spesso a creare confusione nel proprietari dei cuccioli sulle indagini da eseguire per valutare la crescita del cucciolo.
Le interferenze senza competenze scientifiche da parte del mondo degli allevatori, degli addestratori, educatori e quant'altro abbinata ad una classe veterinaria eterogenea in cui le competenze ortopediche non sono sempre attuali porta a ritrovarsi con dei cuccioloni o giovani adulti affetti oramai da displasia conclamata.



La lettura delle singole situazioni ortopediche e le decisioni sul percorso terapeutico non sono da sottovalutare e per il bene del cane vanno affrontate e condivise tra proprietario e veterinario ortopedico.
La scelta della giusta terapia, medica o chirurgica va affidata a veterinari che si occupano tutti i giorni di questi problemi: se voi aveste una gamba rotta a chi vi rivolgereste?
Alla luce di noi proprietari (ho una cagnona di nome Olimpia) l'unico aspetto importante è poter garantire una vita serena al nostro cane ma per ottenere questo a volte è necessario confrontarsi con tabù e paure.
Le frasi che ricorrono sono del tipo "vorrei curarlo ma l'intervento è doloroso..", "...ho paura dell'anestesia..", ".. mi hanno detto che devo tenerlo poi in gabbia per 40 giorni" eccetera, questo a fronte di proposte chirurgiche.
La scelta di intervenire chirurgicamente o meno va affrontata in armonia tra tutti gli attori interessati: proprietario, ortopedico, veterinario curante e se possibile il paziente.
Esistono alternative alla protesi totale d'anca nel cane?
A seconda di come interpretiamo la domanda la risposta può essere sia sì che nò, quello che fa la protesi non può farlo nient'altro, ma intesa come se il cane può vivere bene senza protesi la risposta può essere sì.
Dopo lunghi anni di professione sono giunto alla conclusione che ogni soggetto è unico come unico è il proprietario e il connubio tra di loro, e che per decisioni come quella della protesi è necessario ritagliarsi tutto il tempo necessario per la giusta scelta.
Esistono infinite possibilità di trattamento in alternativa o in attesa del momento migliore per intervenire, la fretta o la visione di un solo percorso non ritengo sia corretta.
Dal punto di vista puramente informativo le terapie a disposizione per il trattamento della displasia comprendono: fans, condroprotettori, laser terapia, PRP, fisioterapia, TECAR e varie combinazioni tra i principi.
Per le chirurgie si è limitati alla storica osteotomia della testa del femore, le protesi totali d'anca di modelli diversi e alcuni interventi palliativi come la pettinectomia o la denervazione della capsula articolare.
Spero con questo articolo di potere tutte le figure interessate ad una attenta riflessione e accurata analisi dei dati di fronte ad un cane con la displasia.
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martedì 6 settembre 2016

Rogna sarcoptica nel coniglio


La rogna sarcoptica nel coniglio è una patologia dermatologica abbastanza comune.
Questa è causata da un parassita: l’acaro Sarcoptes scabiei, che può colpire anche altri animali (esempio cane e gatto) e l’uomo.
La rogna si osserva maggiormente nei coniglietti appena comprati, ma può interessare qualsiasi coniglio che possa essere venuto a contatto con l’agente patogeno.
3 gray bunny rabbits in a basket with yellow flower in background on white background.
E’ molto importante, quindi, far visitare il proprio coniglietto da un veterinario esperto di piccoli mammiferi sia subito dopo averlo adottato, sia alcune volte durante l’anno, sia in caso di alterazioni anche lievi.
Sintomi
Uno dei sintomi principali è rappresentato da forte prurito: il coniglio tende a strusciarsi sulle superfici, a rotolare ed a volte addirittura si può assistere a degli episodi che simulano una crisi convulsiva.
Le lesioni sono caratterizzate da croste bianco-giallastre adese alla cute. Queste non devono essere assolutamente asportate dal momento che si provocherebbe dolore all’animale ed anche sanguinamento.
Inizialmente le lesioni si riscontrano a livello delle dita, nella zona periungueale, quindi risultano più difficili da osservare se mascherate dal pelo. Poi si estendono a muso (soprattutto naso, potendo provocare la formazione di una specie di cornetto, e mento), palpebre ed orecchie. Se la patologia non viene riconosciuta e trattata le lesioni si estenderanno sempre di più a tutto il corpo.
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I conigli colpiti dalla rogna possono andare anche incontro a morte nei casi gravi visto che l’animale tenderà a non mangiare ed a dimagrire.
Diagnosi
La diagnosi si basa sulla raccolta delle informazioni dai proprietari (momento di acquisto, possibilità di contatto con altri animali, vita all’aperto, ecc.), sui sintomi clinici (prurito, croste, ecc.) e sulla possibilità di trovare gli acari all’esame microscopico.
Quest’ultima tecnica permette una diagnosi certa di rogna sarcoptica e consiste nell’osservare croste e peli dell’animale al microscopio ottico. Se si rilevano acari o uova o pellet fecali degli acari la diagnosi è confermata. Se, però, non dovessero essere trovati i parassiti non è detto che l’animale non sia affetto dalla patologia.
rogna sarcoptica - 3
Terapia
Per quanto riguarda la terapia il veterinario provvederà a prescrivere un antiparassitario specifico ed a monitorare i miglioramenti fino alla negativizzazione.
Non è assolutamente indicato, nel mentre, rimuovere le croste, come già detto, perché cadranno da sole.
È molto importante fare attenzione sia ai proprietari che ad altri animali conviventi visto che la rogna sarcoptica è particolarmente contagiosa.
Nell’uomo si possono presentare delle papule pruriginose.
Nel caso in cui il coniglio sia a contatto con altri animali converrebbe sottoporli tutti a trattamento.

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martedì 23 agosto 2016

Tricobezoari o boli di pelo nel gatto

I tricobezoari nel gatto vengono comunemente chiamati "boli di pelo" e si presentano come ammassi di materiale abbastanza compatto di forma cilindrica.
Fisiologicamente tutti i gatti ingeriscono piccole quantità di pelo durante le normali operazioni di pulizia del mantello.



Ci sono però patologie, ad esempio dermatologiche, che portano all'ingestione di grandi quantità di pelo che il gatto non riesce ad eliminare. Lo stesso problema può avvenire anche per alterazioni del normale transito intestinale.

Le indagini diagnostiche dovrebbero quindi sempre essere mirate all'individuazione della patologia sottostante e dove possibile alle sua cura.
Per quanto riguarda il trattamento sintomatico dei tricobezoari esistono in commercio numerosi prodotti appositamente studiati (alimenti o integratori sotto varie forme) per ridurre l'eliminazione del pelo con il vomito.


Prima di aver individuato la causa è fondamentale mantenere o ripristinare il normale stato di idratazione dell'animale attraverso tecniche per aumentare l'assunzione di acqua/liquidi o con integrazione di fluidi per via sottocutanea o endovenosa a seconda della gravità.
Nella fase "acuta" le paste per il pelo dovrebbero essere somministrate in gran quantità tutti i giorni per poi proseguire con una frequenza adatta successivamente.
Fondamentale è la spazzolatura del mantello che dovrebbe essere fatta in maniera costante durante tutto l'anno e che diminuisce notevolmente la quantità di pelo che il gatto ingerisce.



Esistono anche spazzole apposite per rimuovere il pelo più sottile ma queste devono essere usate con cautela perchè risultano più "aggressive".



La ricerca della causa sottostante dovrebbe essere rivolta verso diversi apparati;
-disturbi dell'apparato digerente
-cause comportamentale/stress
-cause dermatologiche con alla base prurito
-patologie scheletriche-patologie addominali e urinarie
Solo dopo aver presto in considerazione tutte le possibili cause si procederà al trattamento sintomatico della patologia.



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martedì 16 agosto 2016

Cardiomiopatia aritmogena del ventricolo destro del boxer e del bulldog inglese

La cardiomiopatia aritmogena del Boxer è una patologia ereditaria del ritmo cardiaco che viene trasmessa con carattere autosomico dominante. 
La patologia nel cane di razza Boxer è caratterizzata da anormalità del miocardio atriale e ventricolare con particolare coinvolgimento della parete libera del ventricolo destro.


Queste anomalie istopatologiche consistono in variazioni della dimensione delle miofibrille, perdita di miofibrille, fibrosi ed infiltrazione adiposa. 
I soggetti di razza Boxer affetti da miocardiopatia aritmogena del ventricolo destro possono essere suddivisi in tre gruppi che rispettivamente presentano le seguenti caratteristiche cliniche: in una parte di soggetti che non presenta sintomi si rilevano disturbi del ritmo ventricolare quali battiti ectopici ventricolari prematuri o lembi di tachicardia ventricolare. 


Un'altra parte di soggetti presenta episodi di natura sincopale aritmica secondari a tachicardia ventricolare sostenuta oppure morte cardiaca improvvisa secondaria alla degenerazione di un episodio di tachicardia ventricolare in fibrillazione ventricolare.
Un ultimo gruppo di soggetti presenta invece segni riferibili a insufficienza cardiaca secondaria ad ipocinesia del miocardio ventricolare destro e spesso sinistra.
Le caratteristiche elettrocardiografiche dei disturbi del ritmo ventricolare tipici della cardiomiopatia aritmogena del ventricolo destro consistono in battiti ectopici ventricolari prematuri isolati od organizzati in coppie, triplette, o lembi di tachicardia ventricolare monomorfa non sostenuta, iterativa o parossistica. 



La cardiomiopatia aritmogena del ventricolo destro nel cane di razza Bulldog Inglese assume carattere segmentale, ossia le alterazioni istopatologiche sono confinate alla zona  del tratto di efflusso del ventricolo destro.

Ne consegue che i soggetti di questa razza spesso non mostrano i segni di insufficienza cardiaca congestizia destra , ma shock cardiogeno ipocontrattile secondario all'insorgenza di tachicardie ventricolari monomorfe a carattere incessante.

Oltre all' ecocardiografia, le indagini complementari sono annoverati oltre il monitoraggio Holter e dell'elettrocardiogramma ad alta risoluzione, la titolazione del BNP della troponina I, angiografia, risonanza magnetica nucleare, studio elettrofisiologico e biopsia endomiocardica.


La terapia farmacologica è diretta al controllo delle aritmie ventricolari con sotalolo e la terapia per insufficienza cardiaca congestizia.





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martedì 9 agosto 2016

Lo Sviluppo Comportamentale del Cane

Quali sono le fasi dello sviluppo comportamentale nel cane e cosa può fare il proprietario per crescere un cucciolo educato, sereno e felice ?

Scopriamolo insieme !

Il comportamento del cane adulto è influenzato da diversi fattori:

-GENETICA: influisce dal 30% al 80%.

-IMPREGNAZIONE: fase della vita del cucciolo in cui esso apprende in modo “naturale”.

Lo sviluppo del cucciolo può essere suddiviso in 4 fasi:

  1. Periodo prenatale: dal 25 giorno il feto interagisce con il mondo esterno attraverso gli stimoli tattili.i livelli ormonali e le condizioni di stress della madre.

  2. Periodo neonatale: dalla nascita ai 14 giorni di vita del cucciolo. In questo periodo il cucciolo è completamente cieco e sordo.

  3. Periodo di transizione : dai 14 ai 21 giorni di vita. In questo periodo il cucciolo comincia a vedere, sentire e perfezionare la comunicazione visiva e uditiva. In questa fase comincia il processo di attaccamento alla madre (la cosiddetta base sicura) che rappresenta per il cucciolo una figura rassicurante e stabilizzante. Per un corretto sviluppo comportamentale del cucciolo è fondamentale la presenza di questa figura per i primi 6-7 mesi di vita. Nei primi due mesi di vita la base sicura è rappresentata dalla madre e successivamente dal proprietario. Per questo motivo il comportamento del cane adulto è altamente influenzato dal periodo passato con la madre e dai primi mesi di convivenza con il nuovo proprietario.

  4. Periodo di socializzazione: dai 21 giorni ai 6-12 mesi di età. In questa fase si sviluppano i processi che influenzeranno i comportamenti del cane per tutta la sua vita.

cucciolo-mamma

Nel periodo di socializzazione il cucciolo apprenderà la comunicazione intra ed interspecifica, comincerà ad esplorare l’ambiente circostante, acquisirà gli autocontrolli (ad esempio l’inibizione del morso), acquisirà il suo ruolo sociale ed infine avverrà il distacco dalla base sicura. Una volta completata la fase del distacco la figura del proprietario evolverà da base sicura a referente.

Nelle prime settimane il cucciolo apprenderà per imitazione e il suo insegnante è rappresentato dalla madre. Questo periodo è essenziale per il corretto sviluppo comportamentale. La madre, infatti, insegnerà al cucciolo i modelli sociali e la comunicazione intraspecifica. Successivamente sarà compito del proprietario accrescere il bagaglio di esperienze del cucciolo ed educarlo per fare in modo che diventi un cane adulto capace di vivere serenamente in qualsiasi contesto.

-ESPERIENZE ACQUISITE SUCCESSIVAMENTE: stile di vita, esperienze, proprietario.

-ALTERAZIONI FISIOLOGICHE: patologie,traumi ecc. .

Per un corretto sviluppo della personalità del cane adulto bisogna rispettare le fasi della sua crescita, guidarlo nel fase della socializzazione dopo il distacco dalla madre, allevarlo in un ambiente stimolante ed educarlo nella maniera corretta.

Un ottimo modo per partire con il piede giusto è frequentare fin da subito un corso Puppy Class.

Sono corsi ideati appositamente per i cuccioli ed affrontano la socializzazione e la corretta gestione del cane fin dal principio.

puppy school

Questi corsi sono composti da lezioni collettive che si articolano in diversi momenti:

  • Gioco, interazione e socializzazione tra cuccioli

  • Si insegnano al proprietario i principi del linguaggio canino e le modalità per comprendere il cane e farsi comprendere da lui

  • Si insegnano al proprietario i principi della gestione del cane, (nutrizione, pulizia)

  • Si pongono le basi per una corretta educazione di base con semplici esercizi (condotta al guinzaglio, seduto, ritorno al richiamo, ecc.)

Se sei interessato a frequentare un corso puppy class con il tuo cucciolo visita il sito puppyschool.it

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