La Frattura Del Bacino Nel Gatto

Le fratture del bacino sono comunemente riscontrate nel gatto e di solito sono il risultato di un grave trauma come un incidente automobilistico.

Il bacino nel gatto, come nel cane, è composto da tre principali parti ossee: l’ileo, il pube e l’ischio.

frattura del bacino 2 (2)

La frattura può interessare una di queste parti, due o tutte e tre, cambiando la gravità e la prognosi.

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Quando ci troviamo davanti ad un animale fratturato la prima cosa da fare è assicurarsi che non ci siano lesioni a organi vitali che mettano a rischio la vita del gatto.

La valutazione della frattura dovrà avvenire solo dopo che il paziente è stato stabilizzato e valutato da un punto di vista generale.

Per questo motivo è molto importante eseguire anche radiografie del torace e dell’addome per escludere complicanze, legate al trauma e non, di entità più grave rispetto alla frattura del bacino.

La valutazione della frattura avviene mediante l’esecuzione di radiografie in proiezione VD (ventrodorsale, ad arti estesi quando si può) e LL (laterolaterale).

Importante eseguire anche un’accurata Visita Neurologica per verificare la permanenza delle funzionalità corporee fisiologiche come la deambulazione sugli arti posteriori, la sensibilità della coda, la capacità di minzione e defecazione; poiché nella regione del bacino vi sono strutture vascolo-nervose di vitale importanza come i Nervi del Plesso lombare, Arteria e Vena femorale.

La scelta del trattamento dipenderà dal tipo di frattura ma anche dall’indole ed età dell’animale, dalla presenza di malattie concomitanti che potrebbero interferire col processo di guarigione (diabete, malattie metaboliche…) e dalla collaborazione del proprietario.

Non potendo contare sulla collaborazione del paziente, i gatti andranno tenuti confinati ed il proprietario dovrà riferire qualunque problema al medico veterinario curante.

Nel caso in cui non venga interessata alcuna articolazione o non ci sia una completa alterazione dell’asse del bacino, la terapia sarà prettamente medica finalizzata alla guarigione spontanea della frattura mediante formazione di callo osseo.

In caso di coinvolgimento articolare e asse del bacino alterato il trattamento dovrà essere di tipo chirurgico per ottenere un riallineamento e una stabilizzazione dei monconi ossei mediante mezzi di sintesi (placche, viti, chiodi…) che porti ad una guarigione completa dell’osso nel minor tempo possibile.

A seconda del tipo di frattura e del metodo di fissazione utilizzato i tempi di guarigione sono di 8-12 settimane, durante le quali l’animale dovrà essere tenuto a riposo, evitando esercizio eccessivo. Nella maggior parte dei casi è sufficiente tenere i pazienti operati in una stanza o in un recinto, evitando che non corrano o saltino.

Solo in alcuni casi potrà essere necessario tenere gli animali confinati in gabbia per le prime settimane per assicurare una corretta guarigione.

Il processo di guarigione viene monitorato mediante la ripetizione dello studio radiografico ogni 3-4 settimane secondo la necessità ed il giudizio del Veterinario.

Articolo a cura dello Staff della Clinica Veterinaria Borgarello
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Consigli Di Viaggio Essenziali Per Il Proprio Gatto

Quando portate il gatto dal veterinario o quando quest’ultimo deve affrontare un viaggio è opportuno seguire dei consigli essenziali affinché il proprio animale subisca il minor stess possibile.
Vediamo ora insieme i suggerimenti utili che ciascun proprietario dovrebbe conoscere:
- Non viaggiate mai con il gatto libero nel veicolo poiché molto pericoloso: l’animale potrebbe spaventarsi eccessivamente ed alla prima occasione tentare la fuga.
- Scegliete un trasportino robusto, apribile frontalmente e con la parte superiore rimovibile in modo da facilitare la sua uscita o per i gatti più ansiosi permettere al veterinario di visitarlo lasciandolo all’interno.

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- A casa, lasciate il trasportino aperto in un luogo dove possa essere considerato dal gatto come “parte dell’arredamento”, così da evitare che esso lo associ solo al momento in cui si reca dal veterinario.
- Rendete il trasportino più confortevole e familiare possibile mettendoci dentro un capo di vestiario con il vostro odore o un giochino appartenente al vostro animale. E’utile spruzzare sull’indumento o sui giochi prodotti presenti in commercio a base di ferormoni sintetici. Infine ponete sul fondo del trasportino una traversina o della lettiera.
- Per mettere il gatto nel trasportino (quando non vi entra spontaneamente) prendetelo con delicatezza e calatelo dall’apertura superiore. In alternativa, potete rimuovere la metà superiore e rimetterla in sede dopo che avrete appoggiato l’animale. Per le circostanze più difficili è possibile ripetere l’operazione sopra descritta ma avvolgendo il gatto in un’asciugamano.
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- Una volta nel veicolo evitate che il trasportino subisca scosse: potete incastrarlo sul pavimento dietro un sedile anteriore, oppure bloccarlo con cinture di sicurezza. E’ importante poi non viaggiare con musica alta, mantenere un tono di voce basso e coprire il trasportino con un lenzuolo.

- Nel tragitto a piedi dal veicolo alla sala d’attesa della clinica, cercate di non scuotere il trasportino o farlo rimbalzare sulle gambe.

- Una volta arrivati alla reception, chiedete al personale di mostrarvi dove accomodarvi e collocare il trasportino. La Clinica Veterinaria Borgarello gode di un’area apposita attrezzata ed è certificata Cat Friendly.

- Se avete più di un gatto, è bene adottare alcune precauzioni extra quando riportate a casa uno di essi. Lasciate il gatto nel trasportino per qualche minuto e osservate come reagiscono gli altri gatti. Se percepite tensione, è dovuto probabilmente al fatto che l’animale porta su di sé gli odori della clinica. In tal caso, tenetelo in una stanza separata, con lettiera e ciotole, per circa 24 ore in modo che riprenda un odore familiare.
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Spondilosi o Spondilartrosi nel Cane e nel Gatto

La Spondilosi del cane e del gatto è un processo infiammatorio cronico degenerativo che coinvolge le articolazioni tra i corpi vertebrali della colonna vertebrale.

Nella colonna vertebrale normale le vertebre sono unite dai legamenti per formare una colonna protettiva flessibile attorno al midollo spinale, ed i dischi agiscono come ammortizzatori e cuscini. Le articolazioni che compongono la spina dorsale conferiscono alla schiena flessibilità di movimento proteggendo al tempo stesso il delicato midollo spinale da eventuali danni. Se i dischi intervertebrali si danneggiano, le articolazioni tra di loro diventano meno stabili, con conseguente movimento anormale.

La degenerazione è caratterizzata dalla presenza di speroni ossei o "osteofiti" lungo i bordi delle vertebre. La formazione e la crescita degli osteofiti o degli speroni ossei sono innescate dall'instabilità, e sembra che crescano solo quanto è necessario per rinforzare l'articolazione “malata”. In alcuni casi gli osteofiti possono svilupparsi in un singolo punto della colonna vertebrale, ma generalmente coinvolgono più articolazioni: si localizzano comunemente lungo le vertebre toraciche (torace), specialmente nella giunzione tra la gabbia toracica e l'addome, nella colonna lombare (parte bassa della schiena) e nella colonna vertebrale lombosacrale (attorno ai fianchi ed agli arti posteriori). In alcuni casi gli speroni ossei possono diventare abbastanza grandi da formare un ponte completo tra le vertebre adiacenti.

spondilartrosi-cane

La maggior parte dei cani con spondilosi deformante non presenta sintomi. Occasionalmente gli speroni ossei limitano il movimento della colonna vertebrale e il cane può sembrare più rigido o la colonna vertebrale potrebbe non sembrare così flessibile. Se uno sperone osseo cresce vicino a una radice nervosa mentre esce dal canale spinale può invece esercitare pressione sul nervo, causando dolore o zoppia.

La presenza di spondilartrosi viene solitamente diagnosticata tramite radiografie della colonna vertebrale: gli osteofiti sono prominenze radiopache di differenti dimensioni, che nel tempo tendono ad ingrandirsi assumendo una figura caratteristica detta a "becco di pappagallo".

L'incidenza e le dimensioni degli osteofiti aumentano con l'età, tanto che nei soggetti di età superiore ai 10 anni vi è quasi sempre la presenza di grosse osteofitosi del tratto lombare e lombosacrale, nella maggior parte dei casi reperiti casualmente in radiogrammi effettuati in corso di altri accertamenti diagnostici.

In genere la malattia interessa i soggetti adulti di razza medio grande, in particolare i molossoidi. Il Boxer è tra le razze più colpite da questa patologia; stranamente altre razze condrodistrofiche come il bassotto tedesco e il Pechinese, in cui sono frequenti le discopatie, sembrano essere meno predisposte alla spondilosi deformante.

Tra le cause della spondilosi deformante, oltre ad una predisposizione di razza, assume importanza anche la componente genetica, e sulla base di ciò è importante controllare che i riproduttori siano esenti.

Le raccomandazioni terapeutiche in caso di spondilartrosi dipendono dal singolo animale e dal fatto che mostri o meno segni clinici.

L’importanza clinica della spondilosi deformante è infatti questionabile, e spesso viene erroneamente ritenuta responsabile di quadri clinici caratterizzati da deficit dell’andatura, ma la possibilità di coinvolgimento del sistema nervoso per stenosi del canale vertebrale o dei forami intervertebrali non è frequente. Eventuali deficit neurologici in pazienti affetti da spondilartrosi deformante sono più facilmente da attribuire a concomitanti protrusioni discali, perché le due patologie hanno come causa in comune l’instabilità vertebrale.

La maggior parte dei cani con spondilosi deformante sembra non manifestare dolore, ed in questi casi il trattamento non è necessario; in caso contrario si possono utilizzare farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS) o altri analgesici per fornire sollievo. La laserterapia, la perdita di peso e programmi di esercizio controllati possono essere utili.

cane-spondilartrosi

In passato, quando non erano diffuse le diete commerciali per animali da compagnia, era descritta nel gatto una forma di grave spondilosi deformante su base nutrizionale da ipervitaminosi A che colpiva il tratto cervicale di animali alimentati con fegato.

Un recente studio sul gatto ha però evidenziato che attualmente la prevalenza di spondilosi è pari al 39% dei soggetti indagati. Ne risultano preferenzialmente colpiti i soggetti più anziani, con una gravità che andava di pari passo con l’avanzare dell’età. Inoltre, è il tratto toracico della colonna ad essere il più colpito, anche se la spondilosi più grave interessa molto spesso la regione delle vertebre lombo-sacrali.

I risultati del questionario comportamentale rivelano infine che i gatti con spondilosi radiografica erano riluttanti alla manipolazione da parte del proprietario, si dimostrano aggressivi e, secondo i loro proprietari, hanno un’insoddisfacente qualità di vita.

Due le conclusioni che si possono trarre dallo studio: la dimostrazione che il gatto, specie quando invecchia, va incontro a problemi degenerativi anche a carico della colonna vertebrale; e la conferma che i felini manifestano il dolore muscolo-scheletrico non tanto con anomalie di andatura (zoppia), quanto piuttosto con modifiche del comportamento e della loro capacità di interazione con l’ambiente circostante.

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La Sindrome Brachicefalica nel Cane: Plastica delle Narici

plastica delle narici

Nella maggior parte delle razze brachicefale si ha una marcata lassità del legamento nasale laterale. Questa lassità non permette di mantenere tesa lateralmente la plica alare e di conseguenza non permette di tenere dilatato l'adito delle narici.

Questa alterazione viene definita Stenosi delle narici. Spesso si assiste ad una vera e propria chiusura dell'adito delle narici.

Esistono diversi gradi di stenosi come possiamo vedere dall'immagine seguente

PLASTICA DELLE NARICI 4

A: Narici aperte
Le narici risultano normalmente aperte

B: Narici leggermente stenotiche
La plica laterale non arriva a toccare il setto mediale. Durante la fase di esercizio sotto sforzo (ETT) le narici tendono a muoversi dorso lateralmente per aprirsi e permettere un'ottimale ingresso d'aria in inspirazione

C: Narici moderatamente stenotiche
La plica laterale tocca il setto mediale a livello dorsale, mentre la parte ventrale tende a rimanere più aperta. Durante la fase di esercizio sotto sforzo la parte dorsale delle narici non è in grado di muoversi dorso-lateralmente. Si contraggono i muscoli intorno per allargare le narici.

D: Narici severamente stenotiche
Le narici risultano completamente chiuse. Durante la fase di esercizio sotto sforzo il paziente è costretto a reclutare l'aria per via orale. Pertanto apre la bocca per respirare.

Durante la fase inspiratoria si ha un restringimento più marcato rispetto alla fase espiratoria a causa del maggior flusso d'aria in ingresso. 
All'interno delle narici troviamo un'altra struttura che concorre a creare ostruzione al passaggio dell'aria: i turbinati. Le modificazioni anatomiche hanno spinto caudalmente queste strutture che spesso si ritrovano nel rinofaringe, e tendono ad avere lesioni da contatto a causa del poco spazio in cui sono costretti.

PLASTICA DELLE NARICI BULLDOG

Purtroppo, non è possibile intervenire chirurgicamente a livello dei turbinati, ma è possibile tramite la plastica delle narici, modificare e quindi allargare l'adito delle narici.

Presso la nostra struttura ci avvaliamo della tecnica di chirurgia plastica che prevede l'asportazione verticale di un cuneo di tessuto in corrispondenza della cartilagine alare. Ciò permette l'allontanamento della plica alare laterale dal setto mediale, e di conseguenza il reclutamento dell'aria in inspirazione risulta nettamente agevolato.

L'intervento si esegue in anestesia generale subito dopo la resezione del palato molle.

L'intervento rispetta i canoni estetici della razza e non è doloroso per il nostro paziente che trae subito beneficio una volta sveglio.

Ponendo l’attenzione alle immagini sopra, vediamo i diversi stadi dell'intervento di plastica delle narici: Prima, Dopo ed Una settimana dopo l'intervento.

Consigliamo vivamente la Stadiazione della Sindrome brachicefalica in tutti i soggetti brachicefali per scegliere insieme il percorso più adatto ad ognuno di loro. Infatti non è detto che la plastica delle narici sia la soluzione giusta per tutti i nostri amici brachicefalici. La scelta di intervenire o meno dipende da un’attenta valutazione del medico veterinario esperto.

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Il prurito nel gatto

Il prurito nel gatto è un frequente sintomo che viene spesso sottovalutato dai proprietari perchè si manifesta solamente con un eccessivo leccamento e auto-toelettatura e il proprietario può non notarlo finchè sul mantello non si creano delle vere e propri lesioni.
Per identificare la causa del prurito è necessario un iter diagnostico preciso e completo in cui la compliance del proprietario svolge un ruolo fondamentale:
- ANAMNESI cioè la raccolta dei dati, è importantissima per acquisire dati circa

  • lo stile di vita del gatto, il possibile contatto con altri gatti o altri animali puà rappresentare un fattore di rschio per malattie funginee e parassitarie
  • animali conviventi che possono avere sintomi simili. E' importante anche sapere se qualcun dei famigliare ha problemi cutanei perchè questo potrebbe far sospettare una micosi
  • trattamenti antiparassitari devono essere annotati il nome del prodotto e la frequenza con cui i trattamenti devono essere fatti
  • età di insorgenza del problema, in gattini mostrano una maggior predisposizione per la malattie parassitarie e funginee
  • alimentazione, sapere cosa mangia il gatto e se sono stati fatti cambi alimentari nell'ultimo periodo
  • stagionalità della patologia può far sospettare un problema allergico stagionale 
  • risposta a precedenti terapie soprattutto con glucocorticoidi può indirizzare verso un problema allergico
- ESAME OBIETTIVO GENERALE permette di valutare lo stato di salute del gatto e le eventuali patologie concomitanti
- ESAME DERMATOLOGICO in cui il mantello dell'animale viene esaminato in modo accurato alla ricerca di qualunque anomalia.



Nel corso della visita dermatologica vengono eseguiti numerosi test quali:
- spazzolatura del mantello con raccolta di materiale
- raschiato cutaneo per rilevare la presenza di acari
- esame tricoscopico per valutare anomalie dei bulbi o peli spezzati compatibili con l'autotraumatismo
- esame citologico di preparati microscopici derivanti da croste, pustole o placche
- esame colturale per la ricerca di miceti
- dieta  di eliminazione in caso si sospetti una reazione avversa al cibo
- test sierologici per confermare un problema allergico

Le possibili diagnosi differenziali del prurito nel gatto sono: 
- ectoparassiti come pulci a acari
- problemi allergici alimentari o ambientali

Prossimamente torneremo a parlare del prurito vedendo quali sono le possibili soluzioni e terapie, se intanto hai bisogno di un consulto non esitare a contattarci al numero 337-200200 
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Malattia degli Occhi Gonfi Del Canarino

La Malattia degli occhi gonfi del canarino, chiamata anche Sinusite Infraorbitale del Canarino (SIC), si manifesta con una tumefazione a livello periorbitale mono o bilaterale che determina nei soggetti in avanzato stadio, una deformazione della testa.

Un piccolo accenno di anatomia può aiutare a comprendere il meccanismo di insorgenza della malattia. L'orbita degli uccelli, a differenza di quella dell'uomo, è incompleta e comunica direttamente con i seni paranasali (strutture ossee, di pertinenza dell'apparato respiratorio), quindi infezioni delle alte vie respiratorie, possono essere responsabili di patologie orbitali o oculari secondarie.

                                                                                sinusite-infraorbitale-del-canarino

La causa è da imputare a infezioni batteriche delle alte vie respiratorie che portano ad accumulo di pus denso oltre che nei seni paranasali anche sotto le palpebre superiore e inferiore determinandone un loro ispessimento.

I primi sintomi rilevabili sono rappresentati da una leggera congiuntivite mono o bilaterale, l’occhio leggermente socchiuso e le palpebre leggermente aumentate di volume.

Questa sintomatologia si rende maggiormente evidente nei giorni successivi attraverso l’imbrattamento delle piume presenti nella regione perioculare; in questa fase il soggetto si presenta in ottime condizioni generali, e presenta una intensa attività di strofinamento del capo sul posatoio.

dopo un periodo variabile tra i 7 e i 21 giorni, è possibile evidenziare una tumefazione turgida e arrossata  sotto orbitale. La lesione aumenta costantemente di volume e diviene dura, indolore e di colorito giallastro. In alcuni casi può circondare tutto l’occhio estendendosi anche alla regione sopra orbitale.

I soggetti colpiti possono avere difficoltà nella deglutizione e in rari casi possono andare incontro a morte per inanizione, a causa della ridotta capacità di assunzione di alimento.

Se noti uno di questi sintomi rivolgiti a un medico veterinario specializzato in animali non convenzionali.

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Il Letargo Delle Tartarughe

Il letargo per le tartarughe è molto importante: ha un’azione benefica sulla salute, sul metabolismo e sulla riproduzione.

Le tartarughe per mantenere la loro temperatura corporea dipendono dal calore del sole. Durante la stagione invernale, nei climi temperati, il sole non è più sufficiente a fornire calore per permettere alla tartaruga di svolgere le sue normali attività, per cui questi rettili vanno in letargo (od ibernazione), uno stato di torpore simile al sonno profondo.

Durante il letargo il metabolismo rallenta: scendono la temperatura corporea, la frequenza cardiaca e respiratoria e si riducono l’attività dell’apparato gastro-enterico e del sistema immunitario.

Solo le tartarughe in buona salute possono essere lasciate andare in letargo. Animali malati, debilitati o sottopeso dovrebbero essere mantenuti al caldo anche in inverno, altrimenti il letargo per questi soggetti potrebbe essere fatale. Inoltre non tutte le specie di tartarughe vanno in letargo, ad esempio molte provenienti dal Nord Africa.

Letargo tartarughe - 2

Tre-quattro settimane prima del letargo deve cessare l’assunzione di cibo in modo che si verifichi uno svuotamento completo del tratto digerente prima di questo stato di torpore, altrimenti il cibo non venendo più assimilato potrebbe andare incontro a putrefazione portando anche a morte l’animale. L’acqua invece va lasciata a disposizione.

È molto importante la temperatura ambientale durante il letargo: dovrebbe essere di circa 4-5°C. Temperature inferiori ai 2 °C possono già essere pericolose, sotto lo 0°C si può verificare congelamento dei tessuti e morte dell’animale. Al contrario, temperature superiori ai 10°C possono far risvegliare la tartaruga. L’ideale sarebbe disporre di un termometro per poter sempre controllare la temperatura.

La durata del letargo in natura sarebbe molto variabile, in base al clima ed alla latitudine. Per gli animali in cattività si può decidere la durata in base all’età ed allo stato di salute. La durata complessiva del letargo comunque non dovrebbe superare le 20 settimane.

Per ogni mese di ibernazione una tartaruga perde circa l’1% del proprio peso corporeo. E’ fondamentale dunque controllare il peso in modo da poter intervenire tempestivamente in caso di un rapido ed anomalo decremento.

Il letargo può avvenire al chiuso oppure all’aperto.

Per permettere l’ibernazione a tartarughe normalmente tenute al chiuso si possono utilizzare due contenitori, uno dentro l’altro. Quello più interno dovrebbe essere poco più grande della tartaruga e può essere una scatola di cartone o di polistirolo con piccole aperture per il passaggio dell’aria. Questa scatola va riempita con materiale isolante come paglia, foglie secche o pezzi di giornale e poi va inserita in un contenitore più grande. Lo spazio tra i due deve essere riempito con altro materiale isolante. La stanza dove mettere questo rifugio artificiale dovrà avere una temperatura costante per tutto il periodo invernale. Durante il letargo al chiuso è consigliabile ispezionare la tartaruga una volta al mese, facendole fare un bagno in acqua tiepida per permetterle di bere, e pesarla per monitorare il decremento di peso. Se la tartaruga appare sana si rimetterà in ibernazione, altrimenti in caso di segni di malattia sarà opportuno interrompere il letargo.

Le tartarughe allevate all’aperto ridurranno gradualmente in maniera autonoma l’assunzione di cibo con l’avvicinarsi dell’autunno. Quando la temperatura scenderà particolarmente inizieranno a scavare nel terreno per interrarsi. Il vantaggio di questo tipo di letargo è la maggior vicinanza alle condizioni naturali, ma i rischi sono legati ad inverni troppo miti o troppo rigidi, all’attacco di predatori, a eventuali inondazioni ed alla difficoltà di ispezioni regolari.

Letargo tartarughe - 1

Una via di mezzo tra il letargo al chiuso e quello all’aperto è il letargo controllato all’aperto. Questo metodo consiste nel lasciare andare le tartarughe spontaneamente in letargo, ma in un apposito rifugio all’aperto costruito con materiali resistenti ed isolanti. Tutti gli ingressi dovranno essere ben chiusi per impedire l’attacco da parte di predatori, mentre si potrà lasciare una tettoia apribile per poter ispezionare degli animali. L’interno dovrà essere imbottito con terriccio e foglie secche, per permettere agli animali di interrarsi.

Prima e dopo il letargo è consigliabile far eseguire un’accurata visita alla propria tartaruga da un veterinario esperto in rettili, per valutare peso e stato di salute.

E per le tartarughe d’acqua???

Per le tartarughe d’acqua il discorso è molto simile a quanto detto finora. Solo soggetti in buono stato di salute e non tutte le specie devono essere fatte ibernare.

Anche per loro il letargo può avvenire all’aperto oppure al chiuso.

All’aperto ad esempio in un laghetto in giardino con una profondità superiore a 60 cm, dove l’acqua non ghiacci. Ogni giorno la superficie del laghetto andrebbe controllata in modo da romperla tempestivamente in caso di congelamento.

Per le tartarughe allevate al chiuso bisognerà ridurre gradualmente la temperatura, le ore di luce ed il cibo fino ad eliminarlo completamente due-quattro settimane prima dell’ibernazione. Poi la tartaruga verrà posta in un contenitore di plastica poco più grande dell’animale con uno strato di acqua. Il contenitore andrà poi posizionato in un locale freddo con una temperatura tra 5 e 10°C per 2-4 mesi. Una volta al mese potrà essere eseguita un’ispezione dell’animale pesandolo, pulendolo dalla patina algale e cambiando l’acqua.

Letargo tartarughe - 3

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Perchè il mio cane zoppica?

Perché il cane zoppica? Uno dei motivi principali delle visite ortopediche veterinarie è dato da una zoppia.

I cani zoppicano per molte ragioni, ma la causa risiede nel fatto che n on vuole o non può appoggiare il peso su quel determinato arto.
Vediamo insieme quali sono le 15 cause della zoppia nel cane.
  1. Esercizio esagerato: è risaputo che i cani non si risparmiano e possono esasperare l’esercizio fisico fino ad ad avere dei risentimenti muscolari nei giorni successivi.
  2. Corpi estranei nelle zampe: considera che il cane non ha le scarpe, cammina a piedi nudi. Un corpo estraneo può infilarsi tra i polpastrelli: spine, pietre ecc… Controlla sempre attentamente i polpastrelli in caso di zoppia.
  3. Problemi alle unghie: unghie troppo lunghe o eccessivamente consumate possono causare dolore o infezioni. Fai controllare regolarmente la lunghezza e lo stato di salute delle unghie.
  4. Punture di insetto o morsi di altri animali: sia che venga morso da un suo amichetto al parco o che sia punto ad esempio da un’ape il sintomo più evidente sarà una zoppia.
  5. Vecchie cicatrici: alcune zoppie sono l’esito di interventi chirurgici pregressi che hanno lasciato qualche strascico. Le fratture, sopratutto quelle articolari possono lasciare delle zoppie per lunghi periodi.
  6. Infezioni causate da ferite, unghie incarnite, tagli ecc…
  7. Infortuni: l’intensa attività può causare stiramenti e contusioni, generalmente compaiono improvvisamente durante l’uscita al parco. Regrediscono in 24 ore.

    perchè cane zoppica

  8. Lussazione della Rotula: nei cani di piccola taglia è una causa molto frequente di zoppia. Si tratta di una patologia congenita (presente alla nascita e può aggravarsi nel primo anno) che richiede una corretta diagnosi e una correzione chirurgica.
  9. Rottura del Legamento Crociato Craniale: è una delle cause più frequenti di zoppia improvvisa e grave dell’arto posteriore; si manifesta in modo acuto in seguito ad esercizio. La causa sottostante è di natura degenerativa, il trauma è solo l’evento finale. Richiede un trattamento rapido perché lo sviluppo di artrosi a livello del ginocchio è rapido.
  10. Displasia dell’anca o del gomito: evenienze non rare, ereditarie che si manifestano nel primo anno di età. Una diagnosi precoce permette di affrontare e risolvere il problema, leggi: Quando fare diagnosi di displasia
  11. Displasia del gomito (vedi punto sopra)
  12. Osteoartrosi: nei cani anziani anziani spesso ci troviamo a dover gestire forme di artrosi che si sono aggravate nel corso della vita del cane. Un aiuto a lungo termine è doveroso per permettergli di muoversi senza dolore. Oggigiorno abbiamo molte armi a disposizione per combattere l’artrosi.
  13. Fratture: è evidente che una gamba rotta causa zoppia, l’intervento del veterinario è urgente e sicuramente necessario.
  14. Cause neurologiche: esistono situazioni in cui le ossa e i muscoli non sono danneggiati ma la zoppia è presente, la cause neurologiche rappresentano una piccola fetta di problemi che possono manifestarsi con zoppia o andature non corrette.
  15. Neoplasie ( tumori ): a volte, purtroppo, la causa è da ricercare in forme tumorali, questo accade sopratutto nei cani di taglia grande o gigante.
Se il tuo cane zoppica non esitare a contattare la Clinica Veterinaria Borgarello, noi siamo sempre al tuo fianco: 337200200

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