mercoledì 13 novembre 2019

Le emozioni del cane e del gatto



I cani e i gatti provano emozioni?

Ogni proprietario di un animale domestico risponderebbe subito a questa domanda dicendo "Certo che sì!"...ed avrebbe ragione.
Chi vive con un cane o un gatto sa di per certo che i nostri amici a quattro zampe sono in grado di provare emozioni e di manifestarle chiaramente agli umani.

Ma andiamo a scoprire cosa ci dice la scienza a riguardo.

Che cos'è un emozione?

Secondo i più recenti studi le emozioni sono definite come un processo complesso strutturato in una componente soggettiva (quello che l’animale prova),una componente espressiva (la risposta comportamentale) e una componente neurofisiologica (cosa succede all’organismo quando prova quella precisa emozione).

Gli studi affermano che le emozioni primarie ,ovvero gioia, paura, rabbia, tristezza e disgusto, siano universali e condivise da tutto il mondo animale (uomo compreso).
Esistono delle emozioni chiamate “secondarie” che a differenza delle primarie, non sono innate ma si sviluppano con la crescita, le esperienze e l’apprendimento sociale.
Esempi di emozioni secondarie sono la gelosia, la vergogna, la nostalgia e molte altre.


A cosa servono le emozioni?

Secondo la scienza le emozioni avrebbero un duplice scopo, una funzione adattativa (prepararsi all’azione per poter rispondere correttamente agli stimoli ambientali) e una funzione comunicativa/sociale.
Per esempio, a cosa serve la paura? La paura è molto utile per far sì che l’animale si renda conto del pericolo che sta correndo e che attivi di conseguenza una risposta comportamentale atta a  garantirgli la sopravvivenza.
Per quanto riguarda la funzione comunicativa/sociale, la lettura delle emozioni è riconosciuta come una capacità innata di tutti gli animali con delle importanti variabili soggettive legate all’esperienza e alla sensibilità individuale.
Nel cane l’espressività emotiva ha una variabilità anche legata alla razza di appartenenza. Spesso cani e gatti con una conformazione particolare (ad esempio i brachicefali) possono essere fraintesi e mal interpretati dagli altri animali e dall'uomo.



Le emozioni possono essere suddivise in emozioni positive o negative in base alla loro capacità di aumentare o diminuire il senso di piacere.
La gioia, ad esempio, inibisce i sentimenti negative e predispone l’organismo ad attività piacevoli, quali l’esplorazione, i comportamenti proattivi e le relazioni sociali.


Chiudiamo il nostro articolo ricordando che per una serena convivenza è importante saper riconoscere le emozioni del nostro amico a quattro zampe per poter modulare il nostro approccio, le gestione e le attività svolte insieme nella maniera più corretta possibile.

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martedì 5 novembre 2019

La Cardiomiopatia Dilatativa nel Cane

La cardiomiopatia dilatativa è la forma di miocardiopatia più frequente nel cane di taglia grande e gigante.
La malattia è tipica dell’età adulta ma non si esclude una sua manifestazione clinica anche in cani giovani e non sembra esserci differenza di prevalenza per quanto riguarda il sesso, sebbene alcuni studi abbiano messo in evidenza che nei cani maschi la malattia si manifesta ecocardiograficamente che clinicamente prima ed in forma più grave e che il rischio di morte cardiaca improvvisa è più elevato.
Le razze maggiormente soggette a sviluppare questa malattia sono il Dobermann, l’Alano, l’Irish Wolfhound ed il Terranova. Sebbene non rientri fra i cani di taglia grande-gigante, il Cocker Spaniel è predisposto a sviluppare cardiomiopatia dilatativa secondaria a carenza di taurina. Altra razza di cani predisposta a sviluppare una forma infantile di cardiomiopatia dilatativa è il Cane d’acqua Portoghese.
La cardiomiopatia dilatativa può essere primaria o secondaria ad altre cause. Le cause più comuni coinvolte nel meccanismo fisiopatologico della cardiomiopatia dilatativa secondaria sono le tachiaritmie (tachicardiomiopatia), la miocardite, la carenza di taurina (responsabile della forma di cardiomiopatia dilatativa tipica del Cocker Spaniel e del gatto) e la somministrazione di doxorubicina.
La cardiomiopatia dilatativa può essere clinicamente suddivisa in: una forma preclinica, in cui i cani risultano asintomatici, ed una fase clinica, in cui i sintomi maggiormente riportati sono debolezza, intolleranza all’esercizio, sincopi, fino ad arrivare a difficoltà respiratoria e talvolta distensione addominale. La fase preclinica, definita anche “occulta”, può essere individuata tramite l’esecuzione di un esame Holter e di un’ecocardiografia.
Nella fase clinica la malattia ha già raggiunto un livello di gravità tale da causare sintomi come intolleranza all’esercizio, debolezza, disoressia/anoressia, perdita di peso con riduzione delle masse muscolari, sincope, distensione addominale (ascite) ed edema degli arti, difficoltà respiratoria (compatibile con edema polmonare cardiogeno o meno frequentemente versamento pleurico) fino ai casi più gravi di shock cardiogeno. Dal momento che per un soggetto che ha raggiunto la fase clinica della malattia la prognosi risulta infausta, è necessario cercare di diagnosticarla nella fase pre-clinica.
Una diagnosi precoce di cardiomiopatia dilatativa consente infatti una sua corretta gestione con farmaci e controlli periodici, con l’obiettivo di aumentare l’aspettativa di vita del soggetto e migliorarne la qualità. Per questo motivo è fondamentale effettuare nei soggetti appartenenti alle razze predisposte controlli annuali che comprendano sia l’esecuzione dell’esame ecocardiografico che Holter.



Nel Dobermann la malattia ha addirittura una prevalenza del 58,2% e 1 su 3 dei soggetti malati muore di morte cardiaca improvvisa. In questa razza è necessario effettuare fin dalla giovane età (2-3 anni) controlli annuali che includano sia esame Holter che ecocardiografico. Durante la visita clinica ambulatoriale, la presenza anche di un solo complesso prematuro ventricolare in un tracciato elettrocardiografico di almeno 5 minuti in un Dobermann è fortemente suggestivo di cardiomiopatia dilatativa in fase occulta: in questo caso è fondamentale proporre al proprietario l’esecuzione dell’esame Holter. Per lo screening della cardiomiopatia dilatativa è stato preso in considerazioni anche l’utilizzo di biomarker cardiaci.

Articolo a cura dello Staff della Clinica Veterinaria Borgarello
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giovedì 24 ottobre 2019

L'Istiocitoma Cutaneo Del Cane

L’istiocitoma cutaneo del cane è una patologia tipica del cane giovane che colpisce prevalentemente i soggetti al di sotto dei tre anni di età, non mostra predilezione di razza o di sesso e rappresenta circa il 12-14% delle masse cutanee. Clinicamente si presenta come un nodulo o una placca, generalmente di diametro inferiore ai 2,5 cm, di colore rossastro, edematoso, alopecico e a crescita rapida.



Generalmente solitario, occasionalmente può presentarsi con lesioni multiple. Le localizzazioni anatomiche preferite sono testa, collo, orecchie ed estremità, ma può comparire anche in altre regioni anatomiche.
Citologicamente è classificato come neoplasia a cellule tonde ed è caratterizzato da grosse cellule tonde, dal nucleo rotondeggiante e ben definito e citoplasma chiaro dai bordi distinti.


Ha la tendenza a regredire spontaneamente e può essere associato o meno a coinvolgimento dei linfonodi. L’eventuale linfoadenomegalia (aumento del volume dei linfonodi), tende a regredire, anch’essa spontaneamente, in seguito alla regressione della lesione primaria. In caso di eccessiva infiammazione o tarda regressione il trattamento prevede l’escissione chirurgica.


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martedì 1 ottobre 2019

Il Sequestro Corneale Del Gatto

Il Sequestro Corneale Del Gatto

Il sequestro corneale detto anche nigrum è una lesione oculare tipica del gatto che non si presenta in nessuna altra specie.
Consiste in un'area di tessuto corneale degenerato e pigmentato (nero o marrone) estesa o puntiforme, in posizione centrale o paracentrale (lateralmente alla pupilla).




Può verificarsi sia in gatti europei che in gatti di razza, con particolare predisposizione nel Persiano e Birmano, con un range di età, da pochi mesi ai 17 anni.



Il gatto con sequestro corneale potrà presentare i seguenti segni clinici: scolo oculare sieroso o muco-purulento, occhio parzialmente chiuso.
Le cause della formazione del sequestro corneale possono essere diverse:
  • malformazioni palpebrali dette entropion che irritano in modo cronico la cornea;
  • esoftalmo (“occhio sporgente”, tipico in alcune razze) che può dare luogo a cheratiti croniche da esposizione;
  • infezioni croniche da feline Herpes Virus-1, responsabile di cheratiti croniche e ulcere corneali ricorrenti;
  • alterazioni a carico della produzione e distribuzione del film lacrimale (patologie dell'“occhio secco”).
La terapia può essere medica se il sequestro è superficiale e il gatto non manifesta particolare fastidio oculare. Essa consiste nell'applicazione locale di colliri o pomate lubrificanti da una a tre volte al giorno con lo scopo di favorire lo sfaldamento spontaneo del sequestro. Potrebbero essere necessari parecchi mesi prima che si verifichi lo sfaldamento.
Se il sequestro si estende in profondità nello spessore corneale o il gatto mostri segni di fastidio oculare si consiglia di ricorrere alla rimozione chirurgica, mediante cheratectomia superficiale che consiste nell'asportazione di tutta la porzione di cornea anomala comprendente il nigrum.
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martedì 24 settembre 2019

Cane Cardiopatico: Come Riconoscerlo

Come noi, anche i nostri amici a quattro zampe possono soffrire di patologie cardiache.
Come è noto, il cuore è una pompa che ha la funzione di spingere il sangue ricco di nutrienti e ossigeno a tutti i distretti dell’organismo.
Quando insorge una malattia cardiaca, l’organismo mette in atto una serie di meccanismi adattativi e di compenso per evitare che le funzioni primarie del cuore vengano meno. Durante questo stadio della malattia non è detto che il proprietario rilevi delle alterazioni o dei sintomi, in quanto il sistema cardiocircolatorio si adatta per supplire alle mancanze indotte dalla patologia.
Con il passare del tempo, però, l’organismo non riesce più a far fronte alla malattia e i meccanismi di compenso cominciano a fallire, arrivando addirittura a compromettere ulteriormente l’equilibrio cardiaco.
Ma come può un proprietario accorgersi del progredire della malattia cardiaca che affligge il suo cane?
Le patologie cardiache hanno un’insorgenza subdola e silenziosa, ma per fortuna esistono alcuni segni che ci permettono di sospettarne la presenza e di correre ai ripari in tempo.


Come precedentemente descritto il cuore ha il compito di ossigenare il cuore pompandolo nel circolo polmonare e di ridistribuirlo, ricco di ossigeno, a tutti gli organi. Se l’attività cardiaca comincia a venir meno, si ha, a causa di diversi meccanismi, un accumulo di sangue a livello del circolo polmonare che determina un aumento della pressione venosa polmonare e tanti piccoli danni ai vasi e ai polmoni stessi. Vengono dunque inficiati gli organi deputati primariamente all’ossigenazione sanguigna: la percentuale di ossigeno nel sangue comincia quindi a diminuire molto lentamente.
Anche in questo caso l’organismo si accorge della minore quota di ossigeno del sangue e mette in atto dei meccanismi compensatori. Uno dei modi che ha l’animale per ristabilire la corretta quantità di ossigeno nel sangue è aumentare la frequenza dei respiri, permettendo a una maggiore quota di aria di raggiungere i polmoni. Il cane potrà quindi non presentare alcun sintomo, ad eccezione di un respiro più accelerato durante il giorno ed è spesso difficile accorgersi di questa novità, soprattutto se l’animale ha un temperamento nevrile.
Come si può quindi monitorare questo dato in modo oggettivo?
La cosa fondamentale è valutare la respirazione del cane quando non è stimolato da altri fattori ambientali o psicologici: per questo motivo il momento ottimale è mentre dorme, in un ambiente tranquillo e con una temperatura ambientale non elevata.
Ci si deve posizionare vicino all’animale senza disturbarlo e in maniera tale che sia facile rilevare il sollevamento del torace e dell’addome sincrono con il respiro. Munendosi di un cronometro e contando gli atti respiratori effettuati dal cane in un minuto si ricava la frequenza respiratoria.



La frequenza respiratoria di un cane sano, a riposo, è in media di 20 atti respiratori al minuto. Studi scientifici hanno dimostrato che nei cani affetti da una patologia cardiaca la frequenza respiratoria supera i 30 atti respiratori al minuto.
Il monitoraggio della frequenza respiratoria in un cane che non ha alcun sintomo è consigliato almeno una volta al mese, soprattutto nelle razze predisposte all’insorgenza di patologie cardiache (Cavalier King Charles Spaniel, Bassotto, Barbone, Beagle, Springer Spaniel, Dobermann, Boxer, Alano, Terranova), nei cani anziani (soprattutto se di piccola taglia) e nei cani discendenti da soggetti cardiopatici. 
Se la frequenza respiratoria comincia ad avvicinarsi al valore soglia di 30 atti al minuto è consigliato aumentare la frequenza delle misurazioni per ottenere un quadro dinamico della situazione respiratoria. In questo senso può essere d’aiuto l’utilizzo di applicazioni che sono in grado di creare un database che raccoglie tutte le misurazioni, fornendo dei grafici che possono servire per aggiornare il professionista in tempo reale.
Tuttavia, è bene non farsi prendere subito dal panico: sforamenti sporadici della soglia di 30 atti respiratori al minuto possono essere dovuti a problemi transitori non legati al sistema cardiocircolatorio, come per esempio patologie polmonari, anemia, gravidanza, malattie metaboliche, dolore, disagio o anche solo da una temperatura ambientale troppo elevata. Per questo motivo bisogna sempre valutare caso per caso, eventualmente consultare un medico veterinario e soprattutto monitorare sistematicamente cani che presentano una respirazione accelerata.
Se, invece, questa condizione si mantiene costante anche durante i momenti più tranquilli dell’animale, per un periodo prolungato, o se è accompagnata da sintomi quali facile affaticamento, abbattimento, tosse, e svenimenti è altamente consigliato richiedere una visita cardiologica per il proprio amico a quattro zampe.

Articolo a cura dello Staff della Clinica Veterinaria Borgarello
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giovedì 19 settembre 2019

La Cocorita


La cocorita, o Melopsittacus undulatus (nome scientifico), è un pappagallino di piccola taglia molto diffuso come pet perchè veramente intelligente e socievole.
È originario dell’Australia.

FISIOLOGIA
La cocorita è un pappagallo di piccole dimensioni, intorno ai 18 cm di lunghezza (compresa la coda) e sui 30-40 grammi di peso.
E’ un animale sociale per natura, quindi anche in cattività sarebbe preferibile tenerla in coppia od in gruppo. Un pappagallino tenuto da solo necessiterebbe di moltissime attenzioni e risulterebbe più predisposto a sviluppare patologie comportamentali.
Questo pappagallo può anche imparare a ripetere qualche parola, anche se la sua pronuncia non è chiarissima.
Il colore ancestrale è verde chiaro su addome e dorso con ali a righe alternate nere e gialle, testa gialla con sottili righe ondulate nere (da qui il nome di “pappagallino ondulato”) che scendono verso il collo e le ali, guance con piccole macchie blu scuro e coda gialla e blu scuro.
Oggi, rispetto a questo “morph”, esistono moltissime altre variazioni di colore.
La vita media si aggira tra i 10 ed i 15 anni.


RICONOSCIMENTO DEL SESSO
La cocorita rientra tra i pappagalli in cui è presente un certo dimorfismo sessuale.
La cera, ossia l’area rilevata senza penne intorno alle narici, nel maschio ha solitamente una colorazione blu, mentre nella femmina è marrone chiaro.
Nel periodo riproduttivo, inoltre, nella femmina la cera può apparire rugosa.
Nei soggetti molto giovani (fino a 3 mesi circa di età) ed in alcune varietà di colore la distinzione, invece, risulta impossibile sulla sola base delle caratteristiche esterne.
In questi casi la determinazione esatta del sesso può essere eseguita mediante tecnica endoscopica oppure genetica con esami di laboratorio effettuati su sangue o penne.

ALLOGGIO
La gabbia dovrebbe essere più ampia possibile per permettere al pappagallo di volare anche al suo interno, meglio se con una maggiore estensione in senso orizzontale. Questa dovrebbe essere di acciaio, non di altri materiali che potrebbero causare intossicazioni se ingeriti.
La voliera dovrebbe essere posta preferibilmente in una stanza dove spesso ci siano persone per stare in compagnia (NO in cucina per pericolo di intossicazioni), al riparo da correnti d’aria od eccessive temperature e contro una parete in modo che un lato sia chiuso e che quindi l’animale possa avere un maggior senso di sicurezza.
Di notte l’ambiente dovrebbe essere buio e silenzioso per poter permettere 10 ore di sonno continuo ed evitare stress.
All’interno vanno posti diversi posatoi (meglio rami di legno naturale, es. salice, pioppo, acacia) di diametro variabile per evitare patologie alle zampe ed una crescita eccessiva delle unghie, contenitori del cibo e dell’acqua (in numero almeno pari a quello degli animali; vicino ai posatoi) e giocattoli, es. funi, oggetti di legno, ecc.
Un altro elemento molto importante, soprattutto nella stagione calda, è una vaschetta per il bagno.
Per il fondo si possono tranquillamente utilizzare dei fogli di giornale da sostituire quotidianamente.

FUORI DALLA GABBIA
Ovviamente la cocorita può anche essere liberata in casa al di fuori della propria voliera, facendo però molta attenzione a tutta una serie di pericoli. Questi possono essere rappresentati da fughe, traumi, annegamento, ustioni, folgorazione, avvelenamento, aggressioni da parte di altri animali.


ALIMENTAZIONE
Un’alimentazione corretta è fondamentale per la salute della cocorita.
La dieta ideale è rappresentata da mangimi formulati pellettati per questa specie, frutta e verdura fresche, come carote e broccoli (ricchi di vitamina A), vari tipi di insalata, radicchio, mela, pera, mango, fichi, agrumi, ciliegie, albicocche, kiwi, pesche, frutti di bosco, ecc.
La frutta e la verdura possono essere fatti a pezzetti o appesi nella voliera.
Possono anche essere dati pane o pasta integrali, patate cotte o crude, cereali cotti.
Non vanno assolutamente somministrati alimenti salati o troppo ricchi di grassi, miscele di semi sbilanciate, avocado, parti verdi di pomodoro e patate e cachi.
Per integrare calcio e sali minerali bisognerebbe mettere sempre a disposizione un blocchetto di sali e l’osso di seppia.

RIPRODUZIONE
Le cocorite diventano mature sessualmente a circa 6 mesi di età. L’ideale, però, sarebbe farle riprodurre solo dopo i 10 mesi di età.
La stagione riproduttiva va dalla primavera all’autunno.
Per permettere la riproduzione è necessario predisporre all’interno della voliera un nido. Si possono lasciare a disposizione sul fondo rametti sottili e fogliame o fieno senza polvere per poterne permettere la creazione da parte della coppia.
Le uova vengono deposte ad intervalli di circa 48 ore.
Il numero di uova per covata può variare da 5 a 6.
La schiusa avviene dopo circa 18 giorni ed i piccoli lasciano il nido intorno alle 7 settimane di vita.

CURE
Sarebbe consigliabile effettuare una visita presso un veterinario specializzato in animali non convenzionali dopo l’acquisto per accertarsi dello stato di salute degli animali, eseguire un esame coprologico ed avere consigli su alimentazione e gestione.
Poi è sufficiente sottoporre la propria cocorita ad una visita all’anno per un controllo generale.


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mercoledì 11 settembre 2019

Convivere Con Un Drago Barbuto (Pogona Vitticeps) Parte II: Alimentazione, Brumazione e Riproduzione


Risultati immagini per pogona riproduzioneAlimentazione - Il pogona è un rettile onnivoro. Gli adulti consumano per il 50% insetti e per il 50% verdure (i vegetali possono essere lasciati sempre a disposizione, al contrario degli insetti). I piccoli sono essenzialmente insettivori, ma dai due mesi di età è opportuno iniziare a offrire una quota di verdure.
Gli insetti che si possono utilizzare sono grilli, larve del miele, camole della farina, kaimani. Come regola generale, gli invertebrati offerti come pasto non devono essere più lunghi di un terzo della larghezza della testa del rettile. Gli invertebrati con un rivestimento chitinoso molto spesso, come le camole della farina, non sono adatti ai neonati. Per garantire un apporto nutrizionale ottimale, gli invertebrati dovrebbero essere nutriti per un paio di giorni prima di essere offerti, con una dieta nutriente e ricca di vitamine (cereali, frutta e verdura addizionati di calcio e integratori).
I vegetali devono essere variati il più possibile. Si possono offrire ad esempio le cicorie (radicchi, insalate, indivia, rucola, scarola, ecc.), coste, carote e zucchine grattugiate, tarassaco, peperoni e vari tipi di frutta (in maniera limitata). Il tutto va tagliato in piccoli pezzi e mescolato con cura. Evitare l’insalata brasiliana, che ha uno scarso valore nutritivo.
La dieta deve essere integrata con calcio carbonato, un integratore comunemente in vendita nelle farmacie, e un prodotto minerale-vitaminico.
È bene lasciare a disposizione tutti i giorni un recipiente d’acqua, cosicché il pogona possa avere la possibilità di bere quando preferisce. Spesso questi animali, preferiscono bere le goccioline di acqua spruzzate nel terrario o direttamente sulla testa. 

Brumazione - La brumazione è una sorta di letargo incompleto che può durare dalle 8 alle 12 settimane, necessario per il benessere e per la riproduzione del drago barbuto.La brumazione può essere effettuata solo in animali in buono stato di salute e sopra l’anno di età.
Verso fine Novembre la temperatura nel terrario viene fatta scendere gradualmente (fino a 20-22°C) nell’arco di una settimana diminuendo anche le ore di luce fino a 8-6.
Durante questo periodo è necessario offrire meno cibo del solito e al suo termine verranno riportate le ore di luce gradualmente a 12 e anche la temperatura verrà fatta salire gradualmente.

Riproduzione - Il drago barbuto raggiunge la maturità sessuale tra 1 e 2 anni di vita. I rituali di corteggiamento iniziano nel periodo subito successivo alla brumazione.
Durante il corteggiamento il maschio espande la “barba” e si solleva sugli arti anteriori facendo dei movimenti verticali con la testa (“head bobbing”). Se la femmina non è ricettiva rifiuta il maschio compiendo dei movimenti circolari con la zampa anteriore. Se è ricettiva, invece, solleva la coda e si appiattisce.
Dopo circa 6 settimane dall’accoppiamento la femmina smette di mangiare e depone tra le 10 e le 30 uova in un nido scavato nella sabbia (profondità di almeno 15 cm).
Le uova si schiudono nell’arco di 50-80 giorni.

Cure - È fondamentale far visitare il proprio drago barbuto dopo l’acquisto per accertarsi del suo stato di salute e avere consigli sia sulla gestione che sull’alimentazione.

Successivamente è consigliabile una visita all’anno con un esame coprologico di controllo.



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martedì 3 settembre 2019

Sindrome Vestibolare Idiopatica Benigna

Questa sindrome può colpire qualsiasi cane, di qualsiasi età ma più frequentemente colpisce animali anziani (nel cane l’età media rilevata è circa di 12 anni) e per questo motivo spesso si parla di “Sindrome Vestibolare Idiopatica Geriatrica”.



L'apparato vestibolare fa parte del sistema nervoso ed è responsabile del controllo dell' equilibrio e dell'orientamento.
I sintomi vestibolari insorgono velocemente e progrediscono nel corso dei 2-3 giorni successivi fino a stabilizzarsi e poi migliorare. Il proprietario nota solitamente il sintomo più caratteristico ed evidente: "head tilt", cioè la rotazione del capo da un lato.
Tra i segni clinici possono essere presenti anche la nausea e il vomito.

Solitamente l’unico altro sintomo neurologico presente è rappresentato dall’atassia (incoordinazione) più o meno marcata che  migliora con il risolversi della fase acuta della patologia.
Altri segni neurologici quali ad esempio il nistagmo (movimento rapido, ripetuto e involontario del globo oculare), la rotazione su se stessi, lo strabismo sono infrequenti e ci possono aiutare a diagnosticare correttamente la patologia.

Questo disturbo non necessita di terapia (antibiotici e corticosteroidi non hanno dimostrato di velocizzare la fase di recupero del paziente) e si risolve spontaneamente nell’arco di qualche giorno o settimana anche se possono persistere segni neurologici quali la rotazione permanente del capo.

Essendo una sindrome la cui causa è sconosciuta è importante, anche se si sospetta questa patologia, portare l’animale in visita dal proprio veterinario così da poter escludere che si tratti invece di altre patologie, come ad esempio l’otite media-interna per la cui cura è necessaria la somministrazione di antibiotici oppure ancora i corpi estranei (es. forasacchi) per la cui risoluzione è necessaria un'otoscopia in sedazione.











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