mercoledì 21 agosto 2019

Defecazione Inappropriata Nel Gatto



Defecazione Inappropiata Nel Gatto 
  
La defecazione inappropriata è spesso considerata un problema comportamentale, tuttavia può essere dovuta ad una serie di altre ragioni: 
se è presente diarrea, la defecazione inappropriata può essere la conseguenza dell’urgenza e dell’incapacità di raggiungere in tempo il luogo destinato alle deiezioni. 
In caso di diarrea acquosa si può riscontrare incapacità di trattenere efficacemente le feci. 
qualsiasi disturbo associato a dolore al momento dell’emissione delle feci, con o senza diarrea (per esempio colite, massa/stenosi rettale), può comportare una defecazione inappropriata in quanto l’animale associa la sede di evacuazione al dolore 
.se sono presenti corpi estranei lineari come erba,peli o capelli,è possibile che una parte del materiale proceda inizialmente con il resto della colonna di feci ma venga infine trattenuto all’interno del retto al momento dell’emissione, per poi staccarsi in una fase successiva. 
.malattie neurologiche 
.disfunzione cognitive nei gatti anziani 
.mobilità ridotta come ad esempio gatti con osteoartrite con difficoltà a raggiungere il sito di evacuazione 
.interruzione durante la defecazione, se vengono colti di sorpresa mentre stanno usando la cassetta e di conseguenza la abbandonano prima di aver terminato la defecazione. 
Il  problema può dunque  interessare anche gatti clinicamente sani quando ad esempio all’interno dell’abitazione non sono state predisposte  cassette igieniche, e il gatto non può uscire all’esterno, oppure le sedi di evacuazione sono inadatte o sono in numero insufficiente. 
Talvolta esiste una conflittualità tra felini in case con più gatti o il materiale utilizzato come substrato della cassetta non è adatto.

In questi casi bisogna recarsi immediatamente dal Veterinario per capire la causa del problema attraverso un’approfondita indagine anamnestica e cercare di raccogliere informazioni complete e concentrarsi su alcuni aspetti chiave: 

1-segnalamento del paziente 
2-escludere la presenza di diarrea/dolore alla defecazione 
3-variazione della mobilità 
4-segni neurologici 
5-alterazioni del comportamento 
6- ambiente e stile di vita (numero di gatti in casa, accesso all’esterno, numero e posizione delle cassettesubstrato delle cassette e ogni loro variazione) 
Dai risultati della visita clinica e della raccolta anamnestica il veterinario deciderà se eseguire altri accertamenti diagnostici (esami del sangue o esame coprologico in caso di feci malformate, radiografia/ecografia in caso di dolore durante la defecazione o difficoltà nella deambulazione) 
Il trattamento ovviamente dipende dalla causa sottostante. 



Articolo a cura dello Staff della Clinica Veterinaria Borgarello
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martedì 13 agosto 2019

Fratture Dentali – Prima Parte

Se sottoposti a traumi anche i denti possono rompersi più facilmente di quanto si possa immaginare. Si parla quindi di fratture dentali; se la frattura coinvolge solo la corona del dente, cioè la parte visibile esterna ricoperta di smalto, si parla nel dettaglio di frattura coronale. Le fratture coronali non complicate non coinvolgono la polpa ma vanno comunque monitorate nel tempo. Quelle coronali complicate invece portano a esposizione dei tubuli della dentina e la polpa, rendendo possibile l'infiammazione e la necrosi della polpa, dal momento che questa viene messa in comunicazione con l'ambiente della bocca.


Una frattura coronale, solitamente richiede un trattamento in base alla sua entità, come ad esempio la rimozione dei margini taglienti con una fresa e la sigillatura della dentina con un materiale sigillante o un prodotto da ricostruzione. Se coinvolta la polpa però il dente richiede un trattamento endodontico (devitalizzazione) prima della ricostruzione della corona. In ogni caso questo tipo di fratture vanno controllate periodicamente per verificare lo stato di salute della polpa e del dente in toto. L'alternativa all'endodonzia è l'estrazione di tutto il dente traumatizzato.
Negli animali giovani invece il dente immaturo ha una camera pulpare ampia, che si restringe progressivamente per deposizione della dentina secondaria, durante la maturazione del dente. I traumi che inducono infiammazione o necrosi della polpa, causano il blocco della deposizione della dentina e di conseguenza rappresentano la causa più frequente di ampiezza patologica delle cavità pulpari. Al fine di conservare un dente immaturo necrotico è necessario eseguire un trattamento endodontico, ma poiché questo comporterebbe multiple sedute in anestesia generale, l'estrazione, eseguita in unica seduta, risulta preferibile nella maggior parte dei casi. È importante sottolineare che un dente immaturo può essere reperito anche in un animale adulto, nei casi in cui un trauma abbia causato infiammazione /necrosi pulpare durante il periodo dello sviluppo. Il trattamento comunque anche nel cane adulto rimane lo stesso.
È importante diagnosticare questo problema perché i segni clinici della malattia sono spesso ingannevoli e non vengono notati dal proprietario, nonostante ciò la patologia pulpare o periapicale può essere estremamente dolorosa.


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mercoledì 31 luglio 2019

Difetto del Setto Interventricolare nel Cane

Il difetto del setto interventricolare (DIV) è caratterizzato da una comunicazione anomala tra le due camere ventricolari, può essere riscontrato come difetto isolato o in associazione a stenosi polmonare, subaortica, dotto arterioso persistente o in cardiopatie congenite complesse come la tetralogia di Fallot. 
In base alla loro posizione anatomica questi difetti possono essere classificati in:
-DIV perimembranoso: localizzato alla base della valvola aortica sotto la cuspide destra o la cuspide non coronarica; questo difetto definito comunemente alto è il più frequente.
-DIV membranoso da mal’allineamento: conseguente al mancato allineamento tra setto infundibolare e muscolare è generalmente un difetto ampio ed è quello riscontrato nella tetralogia di Fallot.
-DIV a tipo canale o del tratto di afflusso del ventricolo: è situato in prossimità dei lembi settali delle valvole atrioventricolari.
-DIV del setto conale o del tratto di efflusso: definito anche dai vari autori come difetto sottopolmonare, sopracristale, infundibolare, sottoarterioso, doppiamente connesso o conosettale.
-DIV di tipo muscolare: i difetti della porzione trabecolata del setto interventricolare sono rari, possono essere singoli o multipli e sono distinti in base alla posizione in apicali e in medioventricolari .
Le casistiche internazionali citano come razze più frequentemente colpite: Lakeland terriers, West Highland White terriers, English springer spaniel, Basset hounds, Bulldog Inglesi1.
In cani di razza English springer spaniel e Beagle è stata riscontrata una familiarità. Nella casistica italiana è stata riscontrata una predisposizione nella razza Pinscher dove sono stati evidenziati difetti medio muscolari del setto trabecolato mentre i difetti perimembranosi sono riscontrati in moltissime razze in modo sporadico; per questi motivi è ritenuta più probabile un’alterazione casuale del normale processo embriogenetico piuttosto che l’origine genetica.
Non sono riscontrate predisposizioni per quanto riguarda il sesso.

Le conseguenze fisiopatologiche di un DIV semplice, cioè non associato ad altre patologie, sono proporzionali alla quota di sangue cortocircuitato (shunt) dal ventricolo sinistro al ventricolo destro. I fattori che maggiormente influiscono sull’entità di questo sono: le dimensioni del di setto e le differenze di pressione tra i due ventricoli. Un criterio semplificativo per definire le dimensioni del difetto, indipendentemente dalle dimensioni dell’animale, è rappresentato dal rapporto fra il diametro dell’annulus aortico e il diametro del difetto: se il difetto è ≤ a 1/3 dell’annulus aortico il DIV è detto restrittivo, ≥ al 50% è un DIV medio, se tale rapporto supera il 50% si parla di DIV ampio. Il DIV restrittivo in genere limita la quota di shunt e può causare solo un lieve sovraccarico volumetrico. L’evoluzione di questa patologia può dipendere anche dal coinvolgimento delle strutture circostanti. In alcuni casi, dal lato destro e in contiguità e spesso in continuità con il lembo settale tricuspidale può proliferare un tessuto membranoso endocardico in grado di chiudere progressivamente il difetto.
In altri casi il DIV perimembranoso può essere complicato da insufficienza aortica dovuta al prolasso del lembo aortico coronarico destro all’interno del difetto in fase diastolica; questo porta al sommarsi di due cause di sovraccarico volumetrico, tale situazione evolve in tempi più o meno lunghi in insufficienza cardiaca congestizia. Un difetto ampio non offre resistenza al flusso e causa, per il passaggio di una quota consistente di flusso sanguigno da sinistra a destra, sovraccarico della circolazione polmonare e del ritorno venoso sinistro ; in alcuni soggetti le aumentate pressioni nella circolazione polmonare innescano diversi meccanismi di risposta tra cui l’ipertrofia prima e la degenerazione poi della tonaca muscolare delle arterie polmonari che portano all’ipertensione polmonare. L’aumento delle pressioni nel circolo polmonare e di conseguenza nel ventricolo destro porta prima a ridurre la quota di shunt e poi a invertirlo instaurando, come nel caso del PDA, una sindrome di Eisenmenger.
La sintomatologia è estremamente variabile in funzione dei danni emodinamici che si verificano. Alcuni soggetti con difetti molto piccoli possono rimanere asintomatici per molto tempo o addirittura si possono avere chiusure spontanee del difetto entro i primi mesi di vita.
Nei soggetti che si sviluppa l’ipertensione polmonare e la sindrome di Eisenmenger i segni clinici più evidenti sono le crisi sincopali da sforzo e le crisi convulsive in particolare nei soggetti con cianosi grave. Nei DIV l’intensità del soffio è inversamente proporzionale alla gravità della patologia.


L’esame ecocardiografico bidimensionale e color Doppler permette non solo di quantificare il sovraccarico volumetrico, ma di identificare, localizzare e valutare la direzione del flusso anomalo tra i ventricoli.
Una volta localizzato il flusso, il Doppler continuo, con opportuno allineamento, permette di misurare la velocità di flusso attraverso il difetto e di calcolare il gradiente pressorio tra i due ventricoli. La normale differenza di pressione tra i due ventricoli è di 100 mmHg ed il riscontro di una velocità attraverso il difetto di 4,5-5 m/sec ci conferma la fisiologia restrittiva del difetto. L’esame ecocardiografico completo permette inoltre di escludere altre patologie congenite associate e di studiare la morfologia del difetto.
Tutti i dati ecocardiografici sopraccitati sono fondamentali per il monitoraggio della patologia e per la pianificazione di una eventuale chiusura del difetto attraverso tecniche interventistiche.

I cani e i gatti con difetti di dimensioni da lievi a moderate spesso hanno un’aspettativa di durata di vita normale.
I difetti di piccolo calibro a volte si chiudono spontaneamente entro i primi due anni, per ipertrofia del miocardio attorno al difetto stesso o grazie a un tappo formato dal lembo tricuspidale settale o dal prolasso di un lembo valvolare aortico.
In caso di ampio D.I.V è probabile che si sviluppi insufficienza congestizia sinistra o ipertensione polmonare con shunt inverso.
Quando non è possibile ricorrere alla chiusura del difetto la terapia medica palliativa con ACE-Inibitori e diuretici per l’insufficienza cardiaca congestizia può essere iniziata all’evidenza dei segni ecocardiografici di rimodellamento con aumento del volume diastolico del ventricolo sinistro.


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giovedì 25 luglio 2019

Punture Di Insetti Nei Cani e Nei Gatti (Api e Vespe)



Con l’arrivo della bella stagione, le punture di insetti quali api e vespe sono molto più frequenti, soprattutto per i nostri amici animali che vengono attratti dal loro colore e rumore che emettono mentre volano.

Spinti dalla curiosità, cercano di afferrare l’insetto con la bocca (soprattutto i cani) e con le zampe (soprattutto i gatti), esponendosi così al pericolo di essere punti.



Le api hanno un corpo più tozzo, a strisce di colore nero e giallo scuro, tendente all’ocra, ricoperto di peli molto fitti.
Le vespe invece sono più allungate, con un corpo liscio e delle strisce nero e giallo brillante, quasi dorato.
Entrambe sono dotate di un minaccioso pungiglione all’estremità dell’addome, con il quale pungono le vittime, rilasciando il veleno prodotto da una ghiandola specifica collegata a questo aculeo.
Un pungiglione di ape è acuminato e fatto per restare infilato nella pelle. Dopo la puntura il corpo dell'ape si distacca dal pungiglione e muore.
Il pungiglione della vespa non è acuminato, ma è molto più doloroso e a differenza dell'ape la vespa può pungere ripetutamente se provocata. 


SINTOMI E DIAGNOSI
La maggior parte delle volte i cani sono punti sul muso perchè osservano troppo da vicino un insetto, o cercano di afferrarlo con la bocca. 
I gatti invece tentano maggiormente di catturare l’insetto con le zampe

Sintomi tipici nel cane e nel gatto:

Gonfiore di naso, labbra e occhi, testa
Gonfiore delle zampe


Se cercano di afferrare o prendere un insetto possono essere punti sulla lingua, dentro la bocca o all'interno della gola . Queste punture possono essere pericolose perchè, gonfiandosi, potrebbero causare la chiusura della gola e bloccare la respirazione.
In questi casi contattare immediatamente il centro Veterinario più vicino per un tempestivo trattamento medico d’urgenza.

Se il nostro animale è allergico o è stato punto da molte api o vespe, i segni di una reazione grave sono:

stanchezza generale, 
difficoltà nella respirazione 
gonfiore che si estende dalla zona in cui è stato punto. 

TRATTAMENTO
Evitare di usare pinzette o forbicine per rimuovere il pungiglione perchè potrebbe fuoriuscire ulteriore veleno ed essere nuovamente inoculato.
E' consigliabile applicare del ghiaccio sull'area colpita, che allieverà il gonfiore ed il dolore. 

Il miglior antidoto per le punture di api e vespe è il cortisone, antinfiammatorio steroideo, che va comunque somministrato dal veterinario nella dose e nella modalità più indicata per il nostro cane/gatto. 
L’unica alternativa possibile è quella di contattare telefonicamente il veterinario, chiedendogli come intervenire nell’attesa di raggiungere l’ambulatorio.

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venerdì 19 luglio 2019

La Piroplasmosi



La piroplasmosi (o babesiosi canina) è una malattia causata da protozoi appartenenti al genere Babesia, i quali infestano il cane per mezzo di una zecca, (soprattutto Rhipicephalus sanguineus) che funge da vettore. In molti paesi temperati, tra cui l’Italia, questa patologia costituisce la principale malattia trasmessa dalle zecche al cane.


La zecca si infetta durante il pasto di sangue su un cane malato; la femmina adulta è l’elemento più importante per la trasmissione, ma possono essere infette anche ninfe e larve. In seguito la zecca infetta infesterà a sua volta un cane sano sempre durante il pasto di sangue. Il protozoo una volta entrato all’interno dell’organismo animale si replica all’interno dei globuli rossi provocandone la rottura e la conseguente comparsa di un’anemia emolitica intravascolare. La gravità della malattia dipende dalla specie, dal ceppo di Babesia e dallo stato immunitario dell’ospite.
In generale i sintomi compaiono a distanza di 7-20 giorni e comprendono anemia, febbre, debolezza, depressione del sensorio, anoressia, pallore delle mucose, tachicardia, tachipnea ed emoglobinuria (presenza di emoglobina nelle urine). In alcuni casi compaiono anche ittero, petecchie, epatosplenomegalia, CID (coagulazione intravasale disseminata) e nefropatie. Sono possibili anche infezioni subcliniche, ovvero senza la comparsa di sintomi evidenti.
La diagnosi presuntiva si basa sulla visita clinica, sui risultati dei test di laboratorio e anche sull’anamnesi. Sono particolarmente significative storie pregresse di cani condotti in passeggiata in aree boschive o significativamente infestate da zecche o addirittura a cui sono state rimosse zecche nei giorni precedenti. Le principali alterazioni che riguardano gli esami di laboratorio sono anemia rigenerativa, leucocitosi, trombocitopenia, iperbilirubinemia, emoglobinuria, acidosi metabolica e presenza di cilindri all’esame del sedimento urinario.
La diagnosi definitiva di babesiosi si effettua rilevando la presenza del parassita all’interno dell’eritrocita su strisci ematici (preferibilmente periferici) oppure avvalendosi di metodiche di laboratorio più avanzate come la PCR.



La prognosi è generalmente buona ed il trattamento è basato sull’eliminazione o riduzione della carica parassitaria e al controllo dell’anemia. La prevenzione resta senza dubbio il miglior alleato, pertanto è fondamentale proteggere il proprio cane dal morso di zecca mediante l’applicazione di antiparassitari.

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