martedì 29 novembre 2016

L’uveite nel cane e nel gatto

 

L’occhio è formato da tre strati principali: uno strato fibroso esterno, rappresentato dalla cornea e dalla sclera, uno più interno costituito dalla retina e dal nervo ottico e uno strato vascolare intermedio, composto dall’uvea. Quest’ultimo tratto è anatomicamente interposto tra la sclera e la retina. È a sua volta costituito da una porzione anteriore (iride e corpo ciliare), detta uvea anteriore, e una porzione postere (coroide o uvea posteriore). L’uvea anteriore oltre a provvedere all’apporto ematico dell’occhio, contribuisce anche a regolare la quantità di luce che penetra all’interno dell’occhio, alla produzione dell’umor acqueo, e ha anche un ruolo parziale nei fenomeni di tipo refrattivo dell’ occhio. Con uveite anteriore si intende una forma infiammatoria dell’uvea anteriore dei nostri animali che può causare gravi danni al globo oculare fino anche a perdita della vista.

uveite cane

I sintomi legati ad un’uveite anteriore possono colpire un solo occhio o entrambi, anche in momenti diversi. Il quadro clinico è estremamente variabile e indipendente dalle diverse cause che possono determinarla. I segni clinici più comuni sono la fotofobia ed il blefarospasmo, che possono manifestarsi con diversa intensità, anche non particolarmente marcati. La fotofobia è il disagio determinato dall’esposizione dell’occhio alla luce, mentre il blefarospasmo è la contrazione delle palpebre indipendentemente dall'esposizione alla luce. In alcuni soggetti può comparire dolore che si manifesta in diversi modi, da tendenza allo strofinamento dell’occhio colpito fino ad inappetenza e abbattimento. La cornea può infiammarsi diventando opaca (e si ha edema stromale), invece in caso di uveite posteriore essa può essere in minima parte interessata. La congiuntiva è solitamente colpita e si presenta iperemica (arrossata) e anche leggermente edematosa (situazione definita chemosi).

Solitamente le palpebre non sono coinvolte, tranne secondariamente ad autotraumatismo o in caso di alcune patologie come la Leishmaniosi o la sindrome di Vogt-Koyanagi-Harada (malattia immunomediata). Un aumento eccessivo della lacrimazione (detto epifora) può essere assente o moderata nelle forme di uveite posteriore, mentre moderata o marcata nelle forme anteriori.

Nella camera anteriore dell’occhio si possono accumulare proteine e cellule provenienti dal circolo sanguigno che la rendono opaca. Possono così essere visibili precipitati cheratinici, pus e sangue. L’iride infiammata può apparire alla visita oculistica ispessita e anche velata a causa di membrane fibro-vascolari; è possibile riscontrare aderenze anteriori dette sinechie, tra iride e cornea, o posteriori, tra iride e capsula anteriore del cristallino; il colore dell’iride può essere diverso da quello solito. La pupilla è più piccola e scarsamente reattiva alla luce, fino a diventare irregolare nelle uveiti ormai croniche.

Come conseguenza dell’uveite si può avere cataratta, altre volte ne è la causa. La pressione intraoculare solitamente è diminuita. Può però esserci glaucoma (per aumento della pressione oculare) secondario all’uveite stessa.

uveite gatto

Le cause di uveite anteriore nel cane e nel gatto sono molte e si possono classificare nell'ambito in infettive, immunomediate, metabolico-tossiche, traumatiche, idiopatiche, neoplastiche e anche paraneoplastiche .

Nel cane l’uveite anteriore su base infettiva/infestiva è riconducibile a svariate cause virali (Adenovirus, Paramixovirus ed Herpesvirus), batteriche (Brucella, Leptospira, Bartonella, Borrelia, metastatiche da forme settiche di altre parti del corpo), fungine (Aspergillosi, Blastomicosi, Criptococcosi, Coccidiomicosi, Candidiasi, Histoplasmosi), parassitarie (larve migranti di Angiostrongilus, Dirofilaria, Toxocara, Diptera), protozoarie (Leishmania, Toxoplasma, Neospora), Ehrlichiosi e Rickettsiosi. Le forme immunomediate sono rappresentate da uveite cristallino-indotta, sindrome uveo-dermatologica o malattia di Vogt-Koyanagi-Harada, trombocitopenie e vasculiti. Tra le altre cause di uveite anteriore ricordiamo le idiopatiche, le traumatiche (traumi acuti e smussi e presenza di corpi estranei di varia natura), quelle secondarie ad altre patologie oculari, ad esempio cheratiti e a molte forme neoplastiche primarie (melanoma) e metastatiche del segmento anteriore.

Le cause infettive/infestive di uveite anteriore nel gatto sono rappresentate da virus: Coronavirus (FIP), virus della leucemia felina (FeLV), virus dell’immunodeficienza felina (FIV) ed Herpesvirus; forme batteriche quali Bartonella e tutte le forme settiche che possono raggiungere l’uvea anteriore in modo metastatico da altri distretti, forme protozoarie (Toxoplasmosi) e fungine (Aspergillosi, Blastomicosi, Criptococcosi, Istoplasmosi, Candidiasi), forme parassitarie (Diptera, Toxocara e Cuterubra). Anche nel gatto esistono forme idiopatiche, traumatiche, secondarie ad altre patologie oculari e a molte forme neoplastiche primarie (melanomi, sarcomi) e metastatiche (linfosarcoma) del segmento anteriore. Anche in questa specie alcune forme di vasculite hanno un'origine immunomediata e possono determinare uveite anteriore. Cause comuni ad entrambe le specie animali sono le forme tossiche legate a somministrazione topica di alcuni farmaci. La radioterapia in prossimità della zona oculare può determinare infiammazione secondaria. Tra le patologie metaboliche causa di uveite nel cane e nel gatto: il diabete mellito, l’ipertensione sistemica, le coagulopatie e l’iperlipidemia.

La visita oculistica con un attento e completo esame clinico serve ad osservare le tutte le strutture anatomiche oculari ed a testare la funzione visiva; infatti in corso di uveite la visione può risultare normale o assente, in base alla localizzazione dell’uveite e delle varie lesioni che il fenomeno infiammatorio determina. Generalmente l’uveite anteriore dà luogo meno frequentemente a fenomeni di cecità rispetto alla posteriore, ad eccezione di casi in cui si ha una importante reazione infiammatoria con opacità di cornea e/o umor acqueo e/o corpo vitreo. La localizzazione posteriore dell’uveite, che interessa coroide e retina, due strutture estremamente delicate ed essenziali alla vista, determina più facilmente cecità temporanea o permanente. La misurazione della pressione intraoculare frequentemente risulta diminuita, il test di Schirmer può risultare aumentato in seguito alla aumentata lacrimazione ed il test della fluoresceina può essere positivo se presenti lesioni ulcerative della cornea associate all’uveite. Molto spesso l’uveite è un sintomo di una malattia sistemica, perciò sono necessari esami del sangue completi e delle urine per poter arrivare ad una diagnosi, oltre eventualmente ad ecografia e/o radiografia.

La terapia dell’uveite negli animali da compagnia è di tipo locale e sistemico. La terapia sintomatica topica consiste nell’uso di colliri midriatici e cicloplegici per contrastare sintomi importanti quali lo spasmo dei muscoli ciliari dell’occhio, la miosi e il dolore. In caso di dolore intenso possono essere anche somministrati analgesici per via sistemica. Per ridurre l’infiammazione possono essere utilizzati antinfiammatori non steroidei oppure corticosteroidi topici eventualmente in associazione o meno ad antibiotici. L’uso di corticosteroidi sistemici è importante per il controllo dell’infiammazione soprattutto nelle uveiti immunomediate. In queste forme possono anche essere somministrati altri principi attivi immunosoppressori. L’antibioticoterapia sistemica può essere utilizzata sia per il trattamento di specifici agenti eziologici o come profilassi nel confronto di infezioni batteriche secondarie. Per combattere la causa diagnosticata di uveite si utilizzano antibiotici, antiparassitari, antimicotici o altri farmaci specifici per l’eziologia che determina l’infiammazione oculare.

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martedì 22 novembre 2016

La tracheoscopia e la Broncoscopia nel cane e nel gatto

La tracheobroncoscopia è una procedura diagnostica minivasiva spesso fondamentale in corso di patologie respiratorie acute e croniche del cane e del gatto.
Si ricorre a questo mezzo in caso di tosse e sintomi respiratori persistenti o per indagare le cause dell'insorgenza di rumori respiratori anomali.

La tracheobroncoscopia è indicata ogni volta che s’ipotizza un processo patologico localizzato a livello tracheale o bronchiale. Inoltre tramite il lavaggio broncoalveolare è possibile indagare anche le patologie polmonari.

TRACHEA CERVICALE TRACHEITE

Tramite l'esame endoscopico è possibile:

  1. la visualizzazione diretta delle vie aeree e lo studio delle alterazioni morfologiche

  2. la valutazione morfologica del lume tracheale e bronchiale

  3. la raccolta di campionamenti adeguati

  4. la risoluzione di patologie ostruttive mediante applicazione di protocolli terapeutici

Considerato il pleomorfismo eziopatologico della tosse è sempre opportuno eseguire:

- Esatto segnalamento del paziente,

- Approfondita raccolta anamnestica ed attento esame fisico,

- Indagini laboratoristiche (ematologia, parassitologia ed infettivologia)

- Diagnostica per immagini (radiografa del torace, eco, TC).

La valutazione endoscopica tracheobronchiale può essere eseguita mediante broncoscopi flessibili o rigidi.

BIFORCAZIONE BRONCHIALE normale

L’esame endoscopico richiede sempre una procedura anestesiologica il cui protocollo differisce in base a variabili cliniche del paziente, tipo di esame e durata prevista. La preparazione consiste in un digiuno da cibo da almeno 12 ore e di tre ore da acqua.

Tracheobroncoscopia terapeutica
La tracheobroncoscopia terapeutica viene utilizzata per:

  1. asportazione di corpi estranei tracheobronchiali

  2. lavaggio e rimozione di tappi mucoidi

  3. ablazione di neoformazioni (mediante strumenti ancillari ad ansa o laser a diodi)

  4. applicazione di stent in corso di collasso tracheale

A cura della dott.ssa Katiuscia Camboni

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martedì 15 novembre 2016

Laserterapia in dermatologia veterinaria

La Laserterapia MLS è una nuova e innovativa tecnica che ha da tempo molte applicazioni in medicina umana e negli ultimi anni anche in medicina veterinaria.


Il macchinario, prodotto da un'azienda italiana, combina emissioni di luce continua e pulsata.
Questa sinergia di emissioni ha un affetto antiedemigeno, antinfiammatorio e antidolorifico.
Proprio per questa ampia gamma di effetti sono molti i campi della veterinaria in cui può essere usato: dermatologia, ortopedia, neurologia, etc.

Per quanto riguarda la dermatologia il laser può essere impiegato per:
- ferite cutanee sia chirurgiche che traumatiche, può infatti essere applicato alcuni giorni dopo una chirurgia per aiutarne la cicatrizzazione o su ferite traumatiche, morsi, ascessi
- piaghe da decubito negli animali anziani
- fistole perinatali associato o meno a terapie convenzionali


- dermatiti umide o hot spot in cui aiuta un rapido ripristino dello strato cutaneo più superficiale

Le sedute per i problemi cutanei sono di breve durata e assolutamente indolori per il paziente. Inoltre il proprietario può restare con il suo animale durante il trattamento



Grazie ai suoi molteplici effetti benefici migliora la qualità della vita di Nostri Animali.

La laserterapia è una nuova alleata nella cura e nel benessere di cani, gatti conigli ed animali esotici   e costa meno di quanto tu possa pensare!

Vuoi leggere altri articoli sulla laser terapia: clicca qui.

La Clinica Borgarello, attenta al benessere dei suoi pazienti si è attrezzata per poter eseguire  la Laser Terapia sia nella sede di Pino T.se sia nella sede di Moncalieri, contattaci ora per maggiori informazioni o per prenotare la prima seduta.

  


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martedì 8 novembre 2016

Adenocarcinoma uterino nelle coniglie

L'adenocarcinoma uterino è una patologia tumorale molto grave piuttosto comune.
Questa malattia è riportata con notevole frequenza nelle coniglie di qualsiasi razza od incrocio, intere (ossia non sterilizzate), soprattutto di età superiore ai 3 anni. Alcune razze sembrano essere maggiormente predisposte, come l'Olandese.

adenocarcinoma - 2
Questo tumore si manifesta principalmente con perdita di sangue nelle urine (ematuria), più o meno abbondante. Questa perdita in realtà si verifica alla fine della minzione ed è dovuta all'emorragia uterina. A lungo andare la coniglietta può sviluppare anemia, abbattimento e perdita di peso. Nella fasi più avanzate addirittura possono verificarsi metastasi polmonari con conseguenti difficoltà respiratorie.

La diagnosi è innanzitutto clinica: utero facilmente palpabile alla visita, perdite ematiche vulvari ed eventuale abbattimento della coniglietta. La conferma si ha con l'esame radiografico e soprattutto ecografico: con l'ecografia addominale si evidenzia un aumento di volume dell'utero.

Ogni volta che si sospetta un caso di adenocarcinoma uterino è fortemente consigliato eseguire uno studio radiografico del torace, per escludere la presenza di metastasi polmonari, visibili come aree biancastre e tondeggianti a livello polmonare.

La terapia è chirurgica, ossia è necessario ricorrere all'ovarioisterectomia. Questo intervento consiste nell'asportazione di ovaie ed utero della coniglia in anestesia generale. 
adenocarcinoma - 1
Per quanto riguarda la prognosi questa può essere variabile da buona, se si interviene precocemente, ad infausta nel caso in cui siano già insorte metastasi polmonari. A tal proposito risulta molto importante eseguire un controllo radiografico del torace sia prima dell'intervento che a distanza di 6 e 12 mesi.

E' fondamentale, vista l'elevata frequenza di questa patologia, prevenirla con la sterilizzazione delle coniglie entro 1, massimo 2, anni di età. 

 

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martedì 1 novembre 2016

Laser Terapia nel Cane e nel Gatto

La LaserTerapia risulta essere di facile utilizzo in Medicina Veterinaria e molte utile per Cani, Gatti e per  i nuovi Animali da Compagnia. La Laser Terapia può essere utilizzata in molti campi della riabilitazione ma non solo, il suo uso è stato validato per diverse patologie con risultati stupefacenti.


laser-terapia-cane


Come agisce la laser terapia?

  • determina un veloce recupero dell'integrità strutturale dei tessuti
  • migliora la circolazione del sangue
  • riduce il dolore e il gonfiore
  • funziona da antinfiammatorio


Quali sono i vantaggi?

  • assolutamente indolore
  • non fastidiosa, non occorre mai sedare il paziente
  • i trattamenti sono di breve durata
  • si vedono subito i miglioramenti
  • il proprietario può assistere al trattamento

Per cosa usarla?
  • ferita, ulcere e piaghe
  • traumi ed ematomi
  • artrosi negli anziani
  • dolori di schiena e discopatie
  • infiammazioni gengivali nel gatto
  • fistole perianali
  • stiramenti e strappi muscolari


Grazie ai suoi molteplici effetti benefici migliora la qualità della vita di Nostri Animali.

La laserterapia è una nuova alleata nella cura e nel benessere di cani, gatti conigli ed animali esotici   e costa meno di quanto tu possa pensare!

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martedì 25 ottobre 2016

Tumori del gatto

I più comuni tumori del gatto sono: il linfoma , il carcinoma squamoso, il carcinoma mammario ed il sarcoma dei tessuti molli. Bisogna però tenere bene a mente che nella specie felina, più che in altre, esistono neoformazioni non neoplastiche, ma ascrivibili a lesioni granulomatose oppure forme di linfoadenopatia generalizzata dovuta a cause infettive, quindi non necessariamente tumorali.


Un accurato esame clinico è il primo e fondamentale passo nell’iter diagnostico delle neoplasie: purtroppo ogni tumore è una storia a sé, pertanto diventa importante cogliere anche i segni meno specifici quali l’alterazione dell’appetito, la riduzione di peso o di attività motoria quotidiana. In alcuni casi il gatto si presenza con masse visibili e facilmente palpabili, come ad esempio lesioni mammarie o cutanee oppure sintomi facilmente correlabili alla presenza di tumore in una specifica sede, quali alitosi, riduzione del grooming o pelo unto e maleodorante in presenza di neoplasie del cavo orale. Altri pazienti manifestano invece segni legati a metastasi tumorali: tipico esempio sono le lesioni digitali causate da metastasi di carcinomi polmonari.  Le sindromi paraneoplastiche cutanee nel gatto non sono frequenti, ma sempre gravi  come ad esempio l’alopecia correlabile a carcinoma epatico o pancreatico o del dotto bilare e, ancora la dermatite esfoliativa da timoma.


La chiave per gestire al meglio i pazienti oncologici è ottenere una diagnosi accurata in maniera tale da poter stadiare il tumore ed instaurare una terapia appropriata. I soli dati clinici non sono bastanti per stabilire il comportamento della neoplasia: il gold standard rimane l’istopatologia, previo esame citologico. La citologia consente normalmente  un approccio orientativo per stabilire se si tratta di lesione infiammatoria o tumorale, benigna o maligna e se siamo di fronte a cellule epiteliali, mesenchimali o rotondocellulari.  Il vantaggio è che si tratta di un esame a minor invasività e costi limitati, ma purtroppo spesso risulta soltanto “indicativo” perché osserva cellule singole al di fuori del loro contesto.  L’esame istopatologico, invece, richiede una biopsia ossia l’escissione di una parte o dell’intera neoformazione, il che da un quadro d’insieme più dettagliato. Gli svantaggi risiedono nella maggior invasività, indipendentemente dalla tecnica usata, nella necessità di un’anestesia, nella maggior lentezza della processazione del campione e nei costi maggiori. D’altro canto i prelievi sono più ricchi di materiale, permettono di analizzare non solo le singole cellule ma la loro organizzazione all’interno di un tessuto ed, in tal modo, di stabilirne l’origine e il grado di invasività.


La stadiazione clinica dei tumori, punto nevralgico nell’iter diagnostico, consiste nello stabilire l’origine del tumore primario, il grado di coinvolgimento delle strutture adiacenti e la presenza di eventuali metastasi locali e/o ai linfonodi regionali.  Questo approccio consente di valutare quale sia il miglior trattamento possibile e offre informazioni anche in senso prognostico.  A seconda della sede della neoplasia, per svelarne l’origine e la diffusione si deve ricorrere, oltre alla visita clinica, alla diagnostica per immagini o all’esame endoscopico, sempre supportati dall’indagine citologica e istopatologica.  La scelta dello strumento, radiografie, endoscopie, TAC, risonanza magnetica o endoscopia, dipende dal tumore che ci si trova a dover affrontare. Un aspetto fondamentale rimane comunque sempre  la valutazione dei linfonodi locali e regionali in corrispondenza delle neoformazioni, perché spesso queste tendono a metastatizzare attraverso questa via.


Infine per quanto riguarda l’aspetto terapeutico delle neoplasie, in linea molto generale si può affermare che la chirurgia e la radioterapia possono essere considerati come i trattamenti  locali elettivi in caso  di tumori primari anche quando c’è coinvolgimento linfonodale, mentre la chemioterapia viene solitamente messa in atto laddove si hanno tumori diffusi a livello sistemico.

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martedì 18 ottobre 2016

Le aritmie familiari del cane

I disordini aritmogenici familiari possono essere associati a malattie cardio-strutturali o essere presenti in pazienti che non mostrano cardiopatie.
Nel cane i disordini aritmogenici associati a malattie cardiostrutturali sono rappresentati dalla cardiomiopatia aritmogena e dalla cardiomiopatia dilatativa, mentre la disfunzione sinusale, le vie accessorie atrioventricolari, le aritmie familiari ereditarie del pastore Tedesco e la sindrome del QT lungo sono tipicamente associate a quadri di strutture cardiache normali.
La miocardiopatia aritmogena è un disordine muscolare caratterizzato dalla sostituzione fibro-adiposa del miocardio ventricolare destro all’inizio e poi anche il miocardio atriale e ventricolare sinistro.
La cardiomiopatia aritmogena è prevalentemente riconosciuta nei soggetti di razza Boxer e caratterizzata da battiti ectopici ventricolari prematuri condotti.

boxer

La malattia è anche presente nei soggetti di razza Bulldog Inglese nella sua forma segmentale rappresentate da dilatazione del tratto di efflusso del ventricolo destro che assume morfologia aneurismatica e da tachicardia ventricolare monomorfa spesso a carattere incessante.
La cardiomiopatia dilatativa è un disordine aritmogenico associato a disfunzione sistolica ventricolare sinistra: I disturbi del ritmo correlati a questa patologia sono rappresentati da battiti ectopici ventricolari prematuri monomorfi.
La disfunzione sinusale rappresenta un disordine aritmogenico caratterizzato dalla presenza di arresti sinusali, bradicardia sinusale, silenzio sinusale o tachicardie sopraventricolari seguite da arresti sinusali principalmente in soggetti di razza West Highland White Terrier e Schnauzer nano.
Le aritmie familiari ereditarie del Pastore Tedesco sono rappresentate da battiti ectopici prematuri ventricolari organizzati in tachicardia ventricolare polimorfa non sostenuta.
le aritmie , altamente correlate a morte cardiaca improvvisa sono particolarmente presenti nei primi 18 mesi di vita per poi scomparire.
La sindrome del QT lungo è una entità patologica recentemente descritta nel cane caratterizzata da un prolungamento dell’intervallo QT, questo spesso degenerano in fibrillazione ventricolare e morte cardiaca improvvisa.

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mercoledì 12 ottobre 2016

Utilizzo del PRP nel gomito

La displasia del gomito è una patologia complessa che può essere affrontata con diversi trattamenti. La terapia è diversa a seconda che si tratti di un cane molto giovane, un adulto o anziano, dalla gravità della patologia e dal compartimento articolare colpito.Il termine displasia del gomito comprende diverse patologie, ovvero:- Mancata unione del processo anconeo : il trattamento indicato è un ostectomia ulnare, un ostectomia associata ad un fissaggio con vite dell'anconeo ,oppure la rimozione del processo anconeo a volte associata all'ostectomia a seconda della gravità e dell’età del cane.- Frammentazione del processo coronoideo mediale: di solito richiede la rimozione chirurgica per via artroscopica o artrotomica. Nei casi molto gravi si può ricorrere ad un intervento chirurgico chiamato PAUL ( proximal abducting ulnar osteotomy o osteotomia ulnare abducente prossimale).- Osteocondrite disseccante: anche questa patologia spesso richiede un intervento chirurgico. Nei casi molto gravi si può ricorrere ad un intervento chirurgico chiamato PAUL ( proximal abducting ulnar osteotomy o osteotomia ulnare abducente prossimale).- Incongruità radio-ulnare: spesso trattata con l’osteotomia dell’ulna. Nei casi molto gravi si può ricorrere ad un intervento chirurgico chiamato PAUL  (proximal abducting ulnar osteotomy o osteotomia ulnare abducente prossimale).Nei cani cuccioli e adulti le terapie più utilizzate sono quelle appena elencate. La scelta della terapia da utilizzare si basa sui fattori elencati precedentemente.gomitoEsistono però delle terapie alternative che possono essere utilizzate da sole o in associazione ad altre.Tra queste abbiamo il PRP, o concentrato piastrinico, ovvero il prodotto che si ottiene da una serie di centrifugazioni di sangue fresco intero trattato con anticoagulante.Il concentrato piastrinico contiene alte concentrazioni di componenti attive quali le piastrine, i fattori della coagulazione e altre proteine plasmatiche in grado di promuovere la guarigione di lesioni tendinee, legamentose e di patologie articolari come l’osteoartrite in modo naturale.Il PRP agisce promuovendo la rigenerazione e la guarigione dei tessuti molli e duri (ossa) stimolando attivamente le cellule contenute all’interno dell’articolazione (osteoblasti, condrociti e tenociti ).Il concentrato piastrinico viene iniettato direttamente nell’articolazione del gomito con l'obiettivo di ridurre o eliminare dolore e infiammazione per recuperare la capacità funzionale evitando di dover intervenire chirurgicamente.L’infiltrazione intrarticolare di PRP è una tecnica meno invasiva rispetto alla chirurgia e apporta dei buoni risultati in termini di riduzione del dolore e dell’infiammazione, che si possono tradurre in un miglioramento significativo della qualità di vita dei nostri animali. Si tratta quindi di un intervento molto ben tollerato oltre ad avere un tempo di preparazione e di applicazione brevi.cane prpEssendo inoltre un trattamento di natura autologa il rischio di trasmissione di malattie infettive e di reazioni da parte del sistema immunitario è molto ridotto.Questa terapia innovativa può essere utilizzata in tutti quei casi di displasia del gomito in cui non sia possibile intervenire chirurgicamente, nei quali l’intervento chirurgico non sia indicato e nei casi in cui la terapia farmacologica non abbia avuto buon esito. Inoltre presenta una buona efficacia in tutti i casi di artrosi cronica del gomito.Il PRP può essere associato o meno alla somministrazione di diete e integratori alimentari specifici, alla diminuzione dell’attività fisica, al controllo del peso ed eventualmente alla fisioterapia.La Clinica Veterinaria Borgarello valuta la terapia o l’associazione di terapie più adatta ad ogni singolo paziente in base all’età e all’entità della patologia.Vuoi maggiori informazioni? Clicca e contatta la Clinica Borgarello oppure compila il modulo sottostante. Se ti è piaciuto l'articolo condividilo con i tuoi amici e/o posta un commento, grazie.



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