mercoledì 24 giugno 2020

Antiparassitario nel cane e come applicarlo.


In commercio attualmente esistono principalmente due forme di antiparassitari:
-       Pipette spot on 
-       Collari antiparassitari
I principali antiparassitari per cani contengono come principi attivi la permetrina che possiede un’attività repellente contro i maggiori parassiti ambientali quali zecche, zanzare e flebotomi (i cosiddetti pappataci) impedendo a questi di pungere e riducendo così il rischio di trasmissione di malattie molto gravi come la Leishmaniosi.
Gli altri principi attivi invece, come ad esempio l’imidacloprid e il fipronil agiscono principalmente contro pulci, larve di pulci e il fipronil anche contro le zecche.
Si consiglia di iniziare la prevenzione antiparassitaria a partire dal mese di Aprile e di continuarla sino ad Ottobre/ Novembre a seconda delle temperature stagionali. 
Le pipette spot on ne esistono in confezioni differenti a seconda del range di peso del proprio cane, si consiglia quindi prima di procedere all’acquisto, di aggiornare il peso recandosi dal proprio veterinario di fiducia.









Come applicarlo??       
         
Bisogna far stare il cane in posizione quadrupedale per riuscire ad applicare l’antiparassitario in vari punti lungo la schiena, se il cane tende ad agitarsi conviene farsi aiutare da una seconda persona per tenerlo il più fermo possibile.
L’antiparassitario va applicato direttamente a contatto con la pelle, quindi è necessario separare le ciocche di pelo affinché si veda bene la cute sottostante.
La quantità di antiparassitario va somministrata in diversi punti a seconda della taglia del cane (circa 3 per cani di piccola/media taglia o 4/5 per cani di taglia grande) a distanza di qualche centimetro l’uno dall’altro.
Mentre l’applicazione delle pipette va ripetuta ogni mese, i collari offrono una maggiore praticità d’impiego in quanto dopo essere stati applicati, a seconda dei prodotti disponibili in commercio, possono durare sino a 7-8 mesi senza mai essere sostituiti.
Leggi tutto l'articolo...

martedì 9 giugno 2020

Problemi Cardiaci nel Gatto Anziano

Nel gatto anziano le patologie cardiovascolari più comunemente diagnosticate sono le cardiomiopatie, l’ipertensione sistemica e le patologie pericardiche, queste ultime di solito secondarie ad insufficienza cardiaca congestizia. La cardiomiopatia ipertrofica è la cardiomiopatia più comunemente diagnosticata, anche se l’ipertrofia ventricolare sinistra primaria  va distinta da quella secondaria a patologie sistemiche o cardiache. Inoltre, sebbene la maggior parte dei gatti con soffio cardiaco, ritmo di galoppo e aritmie presentano patologie cardiache, molti gatti presentano tali patologie senza presentare segni clinici e non tutti i pazienti sviluppano la sintomatologia. 
L’ipertensione sistemica può essere primaria, o più comunemente secondaria a patologie sistemiche.
La misurazione della pressione sistemica è un test di screening per tutti i gatti di età superiore ai 9 anni. Molto spesso tale patologia è associata a malattie quali patologie renali, diabete mellito e ipertiroidismo.


Una corretta diagnosi è importante per classificare il tipo di cardiomiopatia, determinare la presenza di insufficienza cardiaca congestizia e monitorare la terapia.
La diagnosi delle patologie cardiache si basa su:
·        visita clinica per individuare soffi cardiaci, ritmo di galoppo e aritmie.
·        Rx torace per fornire indicazioni sulla silhouette cardiaca e valutare i vasi polmonari.
·        Ecocardiografia fornisce informazioni essenziali quali eco struttura, anatomia, funzionalità ventricolare, dimensioni cardiache, qualità del rigurgito, presenza di versamento pleurico e/o pericardico ed il tipo di cardiomiopatia.
·        Elettrocardiografia indicativo di ingrandimento camerale, aritmie e disturbi di conduzione.
·        Test genetici
·        Biomarkers come la troponina sensibile e specifico di danno miocardico
·        Esame emocromocitometrico e biochimico completo per escludere patologie concomitanti

La terapia nei pazienti sintomatici dovrebbe essere rivolta a risolvere i meccanismi patogenetici della cardiomiopatia.


Articolo a cura dello Staff della Clinica Veterinaria Borgarello
Vuoi maggiori informazioni? Clicca e contatta la Clinica Borgarello oppure compila il modulo sottostante. Se ti è piaciuto l'articolo condividilo con i tuoi amici e/o posta un commento, grazie.  
Leggi tutto l'articolo...

giovedì 4 giugno 2020

ATTENZIONE AI FORASACCHI !

“Forasacco" è il nome popolare che indica l’arista delle graminacee selvatiche, in particolar modo l’avena e l’orzo selvatico. Essi si trovano in gran parte del territorio nazionale, principalmente nei prati di aperta campagna, ma anche nelle aiuole cittadine.
Il periodo dell’anno nel quale bisogna prestare maggior attenzione va da aprile a ottobre.

Durante la bella stagione le ariste si seccano e si trasformano, di fatto, in piccoli aghi molto appuntiti, lunghi da uno a tre cm circa.
La forma caratteristica acuminata e la superficie ispida e zigrinata rende il forasacco capace di procedere solo in avanti, così una volta penetrato nell’animale risulta davvero difficile che esso ne esca in maniera naturale.




I sintomi variano in base alla sede anatomica nella quale il forasacco è localizzato.
Di seguito analizzeremo quelli più frequenti:



  • zampe: l’animale si lecca insistentemente tra gli spazi interdigitali o a livello del cuscinetto plantare, potrebbe zoppicare o addirittura non poggiare la zampa a terra. Nella maggior parte dei casi il corpo estraneo genera un ascesso che fistolizzando provoca la fuoriuscita di pus.
  • orecchie: l’animale tiene la testa abbassata e ruotata e cerca di liberarsi del corpo estraneo scuotendo ripetutamente il capo e grattandosi. Qualora il forasacco non venisse tempestivamente rimosso il cane potrebbe rischiare la perforazione del timpano con conseguente comparsa di otite media.
  • occhi: l’animale reagisce alla presenza del forasacco con comparsa di blefarospasmo (ammiccamento dell’occhio) ed epifora (lacrimazione). La presenza del corpo estraneo provoca infiammazione della congiuntiva (congiuntivite) con possibile ulcerazione della cornea.
  • naso: l’animale starnutisce ripetutamente, cercando così di espellere il corpo estraneo. Gli starnuti sono molteplici e ravvicinati uno con l’altro e potrebbero essere associati a epistassi (fuoriuscita di sangue dal naso). Se non rimossi causano riniti purulente.
  • bronchi: il sintomo caratteristico di questa localizzazione è la comparsa di una tosse improvvisa. Se il forasacco non viene rimosso tempestivamente le conseguenze possono essere davvero gravi come la comparsa di ascessi polmonari, polmoniti, pleuriti e nei casi più infausti la morte dell’animale. 




La diagnosi viene effettuata dal medico veterinario con l’ausilio di diversi strumenti come l’otoscopio o l’endoscopio ed avvalendosi della diagnostica per immagini (radiografie, ecografie e TAC).


Il trattamento mira esclusivamente all’eliminazione del corpo estraneo e alla cura della sintomatologia che la sua presenza ha generato (infiammazione, infezione, ulcere ecc.). Durante la manovra di rimozione, a seconda dei casi, potrebbe non essere necessario sedare l’animale così come, invece, essere indispensabile indurre l’animale in anestesia generale.

La prevenzione resta il nostro maggior alleato.
Cosa fare quindi?

  • evitare in primis di portare in passeggiata il nostro amico in tutte quelle aree infestate dai forasacchi
  • spazzolare e controllare il pelo dell’animale almeno una volta al giorno (meglio se dopo la passeggiata)
  • osservare quotidianamente il comportamento dell’animale e qualora comparissero sintomi indicanti la presenza del corpo estraneo, non esitare a contattare e portare il proprio animale dal veterinario poiché il tempestivo intervento è fondamentale per una prognosi più favorevole.



Articolo a cura dello Staff della Clinica Veterinaria Borgarello
Vuoi maggiori informazioni? Clicca e contatta la Clinica Borgarello oppure compila il modulo sottostante. Se ti è piaciuto l'articolo condividilo con i tuoi amici e/o posta un commento, grazie.  
Leggi tutto l'articolo...

martedì 5 maggio 2020

Patologie Dell'Occhiale Nei Rettili


I serpenti e alcuni gechi non posseggono le palpebre ma sono dotati di una struttura chiamata occhiale, formato dalla fusione delle due palpebre sopra la cornea. Tra l'occhiale e la superficie oculare vi è uno spazio (spazio subspectacolare) lubrificato dal film lacrimale prodotto dalla ghiandola di Harder (ghiandola lacrimale). L'occhiale ha uno spessore di 0,08 mm, è trasparente, vascolarizzato da una fitta rete di micro vasi sanguigni e funge da barriera fisica della cornea da possibili traumi.
L'occhiale è impermeabile a farmaci somministrati localmente, per cui la terapia medica topica è inefficace. Gli strati più esterni dell'occhiale vengono eliminati durante la muta insieme al resto della pelle. Prima della muta si ha accumulo di liquido tra gli strati della cute che porta a ispessimento e separazione degli strati più vecchi da quelli più recenti; in tale fase il serpente assume un aspetto opaco e l'occhiale appare bluastro. Circa 3-4 giorni prima della muta l'occhiale ridiventa trasparente e la pelle lucida in seguito a diminuzione dell'accumulo di liquido tra i due strati epidermici. Durante questo periodo il serpente è vulnerabile e può avere delle modificazioni nel comportamento legate alla ridotta capacità visiva e alla delicatezza della cute.
L'occhiale può andare incontro a diverse patologie come abrasioni, ulcere, perdita di trasparenza, avulsione, ritenzione, accumulo di liquido lacrimale (spectaculopatia bollosa o pseudobuftalmo) o materiale purulento (ascesso) nello spazio subspectcolare.
In questo articolo tratteremo della ritenzione dell'occhiale in quanto rappresenta la patologia più comune nei serpenti.
Tra i serpenti, i pitoni reali, sono particolarmente predisposti a questo problema. La ritenzione è dovuta alla mancata separazione dell'occhiale vecchio da quello nuovo durante la muta; se non viene rimosso il vecchio occhiale anche le successive mute saranno inibite portando a difficoltà visiva fino a cecità con conseguente incapacità ad alimentarsi. Le cause della ritenzione sono varie: temperatura o umidità troppo basse, errori alimentari, patologie cutanee spesso secondarie a disfunzione tiroidea, cicatrici, infestazione da acari e nei serpenti la mancanza di substrati ruvidi contro i quali strofinare il rostro per iniziare il distacco della pelle vecchia.

Occhiale ritenuto
Post rimozione manuale dell'occhiale


Particolare degli occhiali ritenuti











La diagnosi di ritenzione è clinica, si basa sulla presenza di una depressione sull'occhiale ispessito, mentre sull'occhiale sano indica una precedente ritenzione.


La terapia prevede di tenere bagnato l'occhiale ritenuto per qualche minuto e provare a rimuoverlo delicatamente con un cotton fioc umido. Se non funziona si consiglia di riporre il serpente in un ambiente umido per 24 ore o di somministrare lacrime artificiali ricche in acido ialuronico frequentemente per qualche giorno e riprovare con il cotton fioc. Evitare la rimozione forzata perchè c'è il rischio di danneggiare la cornea in modo grave e permanente.


Articolo a cura dello Staff della Clinica Veterinaria Borgarello
Vuoi maggiori informazioni? Clicca e contatta la Clinica Borgarello oppure compila il modulo sottostante. Se ti è piaciuto l'articolo condividilo con i tuoi amici e/o posta un commento, grazie.  
Leggi tutto l'articolo...

martedì 28 aprile 2020

Patologie Nutrizionali Negli Uccelli

Le patologie nutrizionali, anche dette malattie di origine alimentare, sono molto comuni negli uccelli che vengono tenuti come animali da compagnia.

I semi, che troppo spesso sono ritenuti essere la base dell’alimentazione di queste specie, possono portare ad effetti diretti ed indiretti molto gravi. Ad esempio, i semi di girasole sono una vera delizia per i pappagalli, ma sono ricchissimi di grassi. Una conseguenza è l’insorgenza dell’obesità che a sua volta esita in arteriosclerosi e patologie epatiche.

Quando una dieta troppo ricca di lipidi diventa un problema cronico, si possono osservare ulteriori patologie. L’emergenza di lipomi, neoplasie benigne con contenuto lipidico, risulta più di frequente in soggetti che hanno una dieta scorretta e può creare disagio all’animale. Altra evidenza è la crescita eccessiva del becco che è legata ad un malfunzionamento del fegato e che deve essere risolta tramite il taglio o la limatura sotto anestesia.

Gli effetti indiretti degli errori dietetici sono legati ad una disvitaminosi. I semi contengono un eccesso di vitamina E mentre risultano poveri in vitamina A. La carenza di vitamina A porta ad una metaplasia cioè un’alterazione nella normale struttura di tutti gli epiteli. Si possono osservare patologie cutanee, pododermatite delle zampe, cheratite a livello oculare, ma anche sinusite a causa di un difetto degli epiteli respiratori oppure ascessi delle ghiandole salivari per una malformazione degli epiteli ghiandolari.

Altro effetto indiretto è la carenza di calcio. I semi contengono una bassissima percentuale di calcio ed i grassi vanno ad interferire con il regolare assorbimento di calcio, limitando anche gli effetti di una possibile integrazione di questo minerale per via orale. Uno dei possibili esiti è un difetto nella calcificazione delle ossa, in particolare nel Cenerino che risulta predisposto a questa patologia. Altra conseguenza possono essere problemi riproduttivi come la ritenzione delle uova nelle femmine.

In conclusione, va posta una grande attenzione al piano alimentare degli uccelli cercando di prediligere verdura e frutta fresca ed alimenti pellettati di buona qualità. Andrebbero evitati i mix di semi, sebbene siano molto graditi. La frutta secca e i semi possono essere un ottimo aiuto per creare un legame con il proprio animale e giocare insieme. Servendosi di questi come premio si può stimolare l’attività fisica, l’ingegno, insegnando piccoli trucchi con cui divertirsi insieme.

Attenzione perché in caso di necessità di un cambio alimentare è bene agire sempre gradatamente per evitare che l’animale smetta di mangiare oppure possa avere problemi gastroenterici a causa di alimenti a cui il suo organismo non è abituato. L’aiuto e il consiglio di un Medico Veterinario specializzato in animali esotici possono essere preziosi per avere un sostegno in questo percorso. 

Articolo a cura dello Staff della Clinica Veterinaria Borgarello

Vuoi maggiori informazioni? Clicca e contatta la Clinica Borgarello oppure compila il modulo sottostante. Se ti è piaciuto l'articolo condividilo con i tuoi amici e/o posta un commento, grazie.  
Leggi tutto l'articolo...

martedì 21 aprile 2020

Discopatie Nel Bassotto… Ma Non Solo!

Le discopatie sono comunemente chiamate protrusioni o ernie discali e consistono in patologie del disco intervertebrale, ossia una struttura presente tra due vertebre consecutive. Entrambe causano compressione del midollo spinale: le protrusioni tramite deformazione del disco, mentre le ernie tramite la rottura del disco stesso e fuoriuscita di materiale. Queste patologie sono spesso ben conosciute dai proprietari di bassotti, in quanto razza fortemente predisposta.

«Quindi il bassotto è l’unica razza colpita da discopatie?» NO!

Le ernie sono patologie tipiche di tutte le razze dette condrodistrofiche, ossia con difetti di sviluppo scheletrico che esitano in un aspetto basso e allungato. Il bassotto ne è l’esempio classico, ma lo sono anche: jack russel, basset hound, pechinese, beagle, shih-tzu, maltese, bouledogue francese etc. Inoltre non possono esserne afflitti solo i cani di razza, ma anche tutti i meticci con la stessa conformazione fisica. Tutti i cani non condrodistrofici, invece, possono tendenzialmente essere colpiti dalle protrusioni discali.

Entrambe le patologie possono mostrare gli stessi sintomi, a diversa gravità, secondo questa progressione: lamenti e dolori alla schiena, difficoltà a camminare e/o dorsoflessione delle zampe, incapacità a camminare, incontinenza urinaria/fecale, totale perdita della sensibilità.


È fondamentale il riconoscimento di questi sintomi e la tempestiva valutazione da parte del veterinario, per capire se sia necessario un trattamento medico o chirurgico, considerando che la prognosi positiva supera il 90% dei casi se curati precocemente, ma si abbassa progressivamente nel tempo, scendendo sotto il 10% se il cagnolino ha già perso la sensibilità.


Articolo a cura dello Staff della Clinica Veterinaria Borgarello
Vuoi maggiori informazioni? Clicca e contatta la Clinica Borgarello oppure compila il modulo sottostante. Se ti è piaciuto l'articolo condividilo con i tuoi amici e/o posta un commento, grazie.  
Leggi tutto l'articolo...

martedì 14 aprile 2020

Il Mio Animale Urina Di Più: Devo Preoccuparmi?

L’aumento dell’urinazione nel cane e nel gatto è un sintomo abbastanza frequente ed è definito poliuria. Spesso per il proprietario è difficile distinguere un aumento effettivo del volume di urina da un aumento della frequenza di urinazione: questa ultima situazione infatti non sempre comporta un aumento della quantità di urina prodotta se durante l’urinazione vengono espulse solo modeste quantità. Allo stesso modo bisogna escludere una situazione di incontinenza, in cui l’animale perde inconsciamente urina durante l’attività quotidiana.

Nella maggior parte dei casi la poliuria è accompagnata da un aumento della sete, definita polidipsia: in questi casi una delle due condizioni è la causa scatenante dell’altra. Per accertarsi che effettivamente il nostro amico a quattro zampe beva di più è necessario calcolare il volume di acqua assunto in 24 ore dosando accuratamente quanta ne viene proposta all’animale. In condizioni di normalità il cane beve 90-100 ml per ogni kg di peso al giorno, mentre per il gatto il valore si aggira intorno ai 50 ml/kg/giorno.


Purtroppo, le cause di aumento dell’urinazione accompagnata da aumento della sete sono davvero varie e la diagnosi può risultare indaginosa: si annoverano cause metaboliche, cause ormonali, cause infettive, cause neoplastiche, somministrazione di farmaci o cambi alimentari. Per questo motivo è sempre consigliato affidarsi al parere di un medico veterinario che possa accertarsi, in base alla storia clinica e ad eventuali ulteriori sintomi, della reale gravità della situazione e conseguentemente proporre gli esami più indicati. Spesso il campanellino d’allarme per il proprietario può essere il fatto che l’animale presenti costantemente urine molto diluite, tendenti al trasparente, oltre che abbondanti.


L’aumento dell’urinazione non accompagnato ad aumento della sete è in genere sintomo di disordini a livello dell’ultimo tratto urinario. L’animale percepisce il costante stimolo all’urinazione nonostante il volume di urina prodotto non aumenti, atteggiandosi comunque per urinare ed espelle poca urina, tante volte durante la giornata. Anche in questo caso è bene affidarsi a un medico veterinario per escludere la presenza di infiammazione delle basse vie urinarie o problemi di irritazione a livello dello sbocco dell’uretra.

Articolo a cura dello Staff della Clinica Veterinaria Borgarello
Vuoi maggiori informazioni? Clicca e contatta la Clinica Borgarello oppure compila il modulo sottostante. Se ti è piaciuto l'articolo condividilo con i tuoi amici e/o posta un commento, grazie.  
Leggi tutto l'articolo...

mercoledì 8 aprile 2020

Sternotherus odoratus

Sternotherus odoratus è una tartaruga acquatica chiamata anche tartaruga del muschio comune. E’ una specie di libera vendita. 

 ORIGINE E FISIOLOGIA 

 La Sternotherus odoratus come tutte le tartarughe del muschio deve il suo nome alla presenza di due paia di ghiandole localizzate sotto i piccoli scuti marginali del carapace che in caso di paura o pericolo producono un secreto con un odore molto sgradevole. Questa tartaruga è originaria della parte orientale degli Stati Uniti d’America, Canada e Messico. È in grado di arrampicarsi sugli alberi vicino alla riva ed in caso di pericolo di tuffarsi in acqua. In natura nel periodo più caldo tende ad andare in estivazione, rimanendo immobile immersa nel fango. Ha abitudini notturne e un’indole abbastanza aggressiva. È di piccole dimensioni: il suo carapace raggiunge al massimo i 13 cm.



RICONOSCIMENTO DEL SESSO 

 I maschi hanno dimensioni maggiori delle femmine e possiedono gli scuti dorsali e laterali particolarmente inclinati, con macchie di colore irregolare e strisce retroculari più colorate. Nel maschio, inoltre, l’apertura cloacale è posizionata verso l’apice della coda. 

 ALLOGGIO 

La Sternotherus odoratus andrebbe preferibilmente allevata all’aperto nel periodo caldo. Il laghetto dovrebbe avere dimensioni minime di 3 m x 2 m e una profondità di almeno 1 m con circa 30 cm di fondo fangoso. 
Bisognerebbe predisporre dei tronchi che emergono dall’acqua. Dovrebbe essere collocato in una zona soleggiata, ma devono essere presenti anche delle zone d’ombra. 
 Per evitare fughe il laghetto dovrebbe essere recintato (50 cm di altezza e almeno 30 cm sotto terra). Al chiuso queste tartarughe possono essere alloggiate in un acquaterrario di almeno 50 cm x 30 cm. Ci deve essere una buona parte emersa ed il livello dell’acqua deve permettere alla tartaruga di respirare tenendo le zampe posteriori ancorate a terra. 
 La parte emersa dovrebbe essere costituita da sassi o tronchi, una parte con sabbia o terra per permettere alla tartaruga di scavare. Dovrebbe essere presente una lampada UVB (5%) ad una distanza massima di 30 cm ed accesa per 10-12 ore al giorno. 
Per creare un gradiente di temperatura si può anche porre uno spot caldo. La temperatura dell’acqua dovrebbe essere compresa tra i 22 ed i 28°C. In acqua sarebbe opportuno mettere dei nascondigli. 

ALIMENTAZIONE 

 Questa tartaruga è onnivora, ma soprattutto carnivora. 
 La sua dieta in natura prevede vermi, lumache, molluschi bivalvi, crostacei, insetti acquatici, pesci e piante acquatiche. In cattività si possono somministrare insetti di vario tipo, pesci di acqua dolce interi, gamberetti d’acqua dolce, girini, molluschi e cibi vegetali (es. tarassaco, cicoria, rucola, radicchio, piante acquatiche). 
 Importante è l’integrazione con carbonato di calcio. I giovani devono essere nutriti giornalmente; gli adulti possono mangiare ogni 3 giorni.



RIPRODUZIONE 

 La femmina depone da 1 a 9 uova in natura tra Marzo e Luglio (a volte anche tra Settembre e Dicembre). La deposizione avviene in terreno morbido (può essere allestito terriccio inumidito e smosso alto circa 20 cm). Le uova schiudono nell’arco di 90-180 giorni. 

 CURE 

 È fondamentale far visitare la propria tartaruga dopo l’acquisto per accertarsi del suo stato di salute ed avere consigli sia sulla gestione che sull’alimentazione. Successivamente sono consigliabili un paio di visite all’anno con un esame coprologico di controllo.

Articolo a cura dello Staff della Clinica Veterinaria Borgarello
Vuoi maggiori informazioni? Clicca e contatta la Clinica Borgarello oppure compila il modulo sottostante. Se ti è piaciuto l'articolo condividilo con i tuoi amici e/o posta un commento, grazie.  
Leggi tutto l'articolo...

Cerca in TGVET.net

Ultimi 10 articoli pubblicati

Gli autori degli articoli