martedì 23 agosto 2016

Tricobezoari o boli di pelo nel gatto

I tricobezoari nel gatto vengono comunemente chiamati "boli di pelo" e si presentano come ammassi di materiale abbastanza compatto di forma cilindrica.
Fisiologicamente tutti i gatti ingeriscono piccole quantità di pelo durante le normali operazioni di pulizia del mantello.



Ci sono però patologie, ad esempio dermatologiche, che portano all'ingestione di grandi quantità di pelo che il gatto non riesce ad eliminare. Lo stesso problema può avvenire anche per alterazioni del normale transito intestinale.

Le indagini diagnostiche dovrebbero quindi sempre essere mirate all'individuazione della patologia sottostante e dove possibile alle sua cura.
Per quanto riguarda il trattamento sintomatico dei tricobezoari esistono in commercio numerosi prodotti appositamente studiati (alimenti o integratori sotto varie forme) per ridurre l'eliminazione del pelo con il vomito.


Prima di aver individuato la causa è fondamentale mantenere o ripristinare il normale stato di idratazione dell'animale attraverso tecniche per aumentare l'assunzione di acqua/liquidi o con integrazione di fluidi per via sottocutanea o endovenosa a seconda della gravità.
Nella fase "acuta" le paste per il pelo dovrebbero essere somministrate in gran quantità tutti i giorni per poi proseguire con una frequenza adatta successivamente.
Fondamentale è la spazzolatura del mantello che dovrebbe essere fatta in maniera costante durante tutto l'anno e che diminuisce notevolmente la quantità di pelo che il gatto ingerisce.



Esistono anche spazzole apposite per rimuovere il pelo più sottile ma queste devono essere usate con cautela perchè risultano più "aggressive".



La ricerca della causa sottostante dovrebbe essere rivolta verso diversi apparati;
-disturbi dell'apparato digerente
-cause comportamentale/stress
-cause dermatologiche con alla base prurito
-patologie scheletriche-patologie addominali e urinarie
Solo dopo aver presto in considerazione tutte le possibili cause si procederà al trattamento sintomatico della patologia.



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martedì 16 agosto 2016

Cardiomiopatia aritmogena del ventricolo destro del boxer e del bulldog inglese

La cardiomiopatia aritmogena del Boxer è una patologia ereditaria del ritmo cardiaco che viene trasmessa con carattere autosomico dominante. 
La patologia nel cane di razza Boxer è caratterizzata da anormalità del miocardio atriale e ventricolare con particolare coinvolgimento della parete libera del ventricolo destro.


Queste anomalie istopatologiche consistono in variazioni della dimensione delle miofibrille, perdita di miofibrille, fibrosi ed infiltrazione adiposa. 
I soggetti di razza Boxer affetti da miocardiopatia aritmogena del ventricolo destro possono essere suddivisi in tre gruppi che rispettivamente presentano le seguenti caratteristiche cliniche: in una parte di soggetti che non presenta sintomi si rilevano disturbi del ritmo ventricolare quali battiti ectopici ventricolari prematuri o lembi di tachicardia ventricolare. 


Un'altra parte di soggetti presenta episodi di natura sincopale aritmica secondari a tachicardia ventricolare sostenuta oppure morte cardiaca improvvisa secondaria alla degenerazione di un episodio di tachicardia ventricolare in fibrillazione ventricolare.
Un ultimo gruppo di soggetti presenta invece segni riferibili a insufficienza cardiaca secondaria ad ipocinesia del miocardio ventricolare destro e spesso sinistra.
Le caratteristiche elettrocardiografiche dei disturbi del ritmo ventricolare tipici della cardiomiopatia aritmogena del ventricolo destro consistono in battiti ectopici ventricolari prematuri isolati od organizzati in coppie, triplette, o lembi di tachicardia ventricolare monomorfa non sostenuta, iterativa o parossistica. 



La cardiomiopatia aritmogena del ventricolo destro nel cane di razza Bulldog Inglese assume carattere segmentale, ossia le alterazioni istopatologiche sono confinate alla zona  del tratto di efflusso del ventricolo destro.

Ne consegue che i soggetti di questa razza spesso non mostrano i segni di insufficienza cardiaca congestizia destra , ma shock cardiogeno ipocontrattile secondario all'insorgenza di tachicardie ventricolari monomorfe a carattere incessante.

Oltre all' ecocardiografia, le indagini complementari sono annoverati oltre il monitoraggio Holter e dell'elettrocardiogramma ad alta risoluzione, la titolazione del BNP della troponina I, angiografia, risonanza magnetica nucleare, studio elettrofisiologico e biopsia endomiocardica.


La terapia farmacologica è diretta al controllo delle aritmie ventricolari con sotalolo e la terapia per insufficienza cardiaca congestizia.





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martedì 9 agosto 2016

Lo Sviluppo Comportamentale del Cane

Quali sono le fasi dello sviluppo comportamentale nel cane e cosa può fare il proprietario per crescere un cucciolo educato, sereno e felice ?

Scopriamolo insieme !

Il comportamento del cane adulto è influenzato da diversi fattori:

-GENETICA: influisce dal 30% al 80%.

-IMPREGNAZIONE: fase della vita del cucciolo in cui esso apprende in modo “naturale”.

Lo sviluppo del cucciolo può essere suddiviso in 4 fasi:

  1. Periodo prenatale: dal 25 giorno il feto interagisce con il mondo esterno attraverso gli stimoli tattili.i livelli ormonali e le condizioni di stress della madre.

  2. Periodo neonatale: dalla nascita ai 14 giorni di vita del cucciolo. In questo periodo il cucciolo è completamente cieco e sordo.

  3. Periodo di transizione : dai 14 ai 21 giorni di vita. In questo periodo il cucciolo comincia a vedere, sentire e perfezionare la comunicazione visiva e uditiva. In questa fase comincia il processo di attaccamento alla madre (la cosiddetta base sicura) che rappresenta per il cucciolo una figura rassicurante e stabilizzante. Per un corretto sviluppo comportamentale del cucciolo è fondamentale la presenza di questa figura per i primi 6-7 mesi di vita. Nei primi due mesi di vita la base sicura è rappresentata dalla madre e successivamente dal proprietario. Per questo motivo il comportamento del cane adulto è altamente influenzato dal periodo passato con la madre e dai primi mesi di convivenza con il nuovo proprietario.

  4. Periodo di socializzazione: dai 21 giorni ai 6-12 mesi di età. In questa fase si sviluppano i processi che influenzeranno i comportamenti del cane per tutta la sua vita.

cucciolo-mamma

Nel periodo di socializzazione il cucciolo apprenderà la comunicazione intra ed interspecifica, comincerà ad esplorare l’ambiente circostante, acquisirà gli autocontrolli (ad esempio l’inibizione del morso), acquisirà il suo ruolo sociale ed infine avverrà il distacco dalla base sicura. Una volta completata la fase del distacco la figura del proprietario evolverà da base sicura a referente.

Nelle prime settimane il cucciolo apprenderà per imitazione e il suo insegnante è rappresentato dalla madre. Questo periodo è essenziale per il corretto sviluppo comportamentale. La madre, infatti, insegnerà al cucciolo i modelli sociali e la comunicazione intraspecifica. Successivamente sarà compito del proprietario accrescere il bagaglio di esperienze del cucciolo ed educarlo per fare in modo che diventi un cane adulto capace di vivere serenamente in qualsiasi contesto.

-ESPERIENZE ACQUISITE SUCCESSIVAMENTE: stile di vita, esperienze, proprietario.

-ALTERAZIONI FISIOLOGICHE: patologie,traumi ecc. .

Per un corretto sviluppo della personalità del cane adulto bisogna rispettare le fasi della sua crescita, guidarlo nel fase della socializzazione dopo il distacco dalla madre, allevarlo in un ambiente stimolante ed educarlo nella maniera corretta.

Un ottimo modo per partire con il piede giusto è frequentare fin da subito un corso Puppy Class.

Sono corsi ideati appositamente per i cuccioli ed affrontano la socializzazione e la corretta gestione del cane fin dal principio.

puppy school

Questi corsi sono composti da lezioni collettive che si articolano in diversi momenti:

  • Gioco, interazione e socializzazione tra cuccioli

  • Si insegnano al proprietario i principi del linguaggio canino e le modalità per comprendere il cane e farsi comprendere da lui

  • Si insegnano al proprietario i principi della gestione del cane, (nutrizione, pulizia)

  • Si pongono le basi per una corretta educazione di base con semplici esercizi (condotta al guinzaglio, seduto, ritorno al richiamo, ecc.)

Se sei interessato a frequentare un corso puppy class con il tuo cucciolo visita il sito puppyschool.it

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martedì 2 agosto 2016

Sindrome Cauda Equina nel Cane

La sindrome della cauda equina o CES (Cauda Equina Syndrome) è una patologia neurologica caratterizzata da un insieme di segni neurologici causati dalla compressione della parte terminale del midollo spinale, la cauda equina. La cauda equina è costituita dalla parte terminale del midollo spinale, dalle radici nervose adiacenti (dal midollo spinale originano i nervi indirizzati alla periferia dell'organismo) e dalla loro uscita attraverso i forami intervertebrali.

Si distinguono due forme di sindrome della cauda equina: una forma acquisita, più frequente, che si manifesta nell'animale di media età o anziano, ed una congenita.

La sindrome della cauda equina nella sua forma acquisita colpisce maggiormente cani di grossa mole, Labrador Retriever, Pastore Tedesco e Pastore Belga, prevalentemente maschi adulti o anziani.

cane-stenosi-degenerativa-lombosacrale

La forma congenita è invece riscontrata più spesso nei cani di piccola taglia.

La predisposizione genetica, la conformazione, l’attività fisica e le malformazioni vertebrali sono fattori ipotizzati come causa dell’aumento dello stress meccanico a livello della giunzione lombosacrale. Anche se le cause patologiche alla base di questa sindrome sono diverse, l’esito finale è  in ogni caso la stenosi, ovvero il restringimento,  del canale vertebrale e/o dei foramina di uscita delle radici nervose con conseguente compressione dei nervi della cauda.

Spesso questa patologia non viene prontamente riconosciuta poiché molte affezioni di tipo  osteoartrosico che colpiscono ginocchia e bacino vengono ritenute erroneamente responsabili della sintomatologia clinica.

Inoltre i segni clinici sono spesso lentamente progressivi e vengono considerati “legati all’invecchiamento”..vedere il cane riluttante a camminare o a saltare in auto è infatti frequentemente considerato solo segno dell’età che avanza.

La compressione delle radici nervose della cauda equina esita in un insieme di segni clinici molto caratteristico: i cani colpiti si alzano lentamente e sono riluttanti a correre, sedersi, saltare o salire le scale e possono essere riluttanti a sollevare o a muovere la coda.

La zoppia e la debolezza dei posteriori peggiorano con l’esercizio poiché i vasi sanguigni che accompagnano il decorso delle radici dei nervi spinali all’interno dei fori intervertebrali si dilatano e comprimono ulteriormente le radici stesse, provocando la cosiddetta “zoppicatura neurogena intermittente”. Nei casi più gravi ed avanzati possono subentrare incontinenza urinaria e fecale.

Il riscontro più costante all’esame clinico è rappresentato dal dolore lombo-sacrale suscitato dalla palpazione della colonna vertebrale, dalla dorsoflessione della coda o dall’iperestensione della regione lombo-sacrale.

La maggior parte dei pazienti non mostra deficit neurologici al momento della valutazione clinica iniziale, e può risultare difficile distinguere i cani affetti da sindrome della cauda equina da quelli in cui il dolore e la zoppia sono provocati da discospondilite, malattie prostatiche o artropatie degenerative.

Quando il restringimento del canale vertebrale progredisce fino a determinare compressione dei nervi di L7, sacrali e spinali caudali, si osservano debolezza degli arti posteriori, atrofia dei muscoli della coscia e del tratto distale dell’arto ed alterazioni dei riflessi spinali.

Per poter raggiungere una diagnosi è necessario ricorrere ad una visita neurologica e ad una visita ortopedica associate a radiografie della colonna vertebrale e degli arti posteriori. Le radiografie sono infatti fondamentali per escludere cause di dolore quali discospondiliti, neoplasie e fratture vertebrali o patologie ortopediche quali la displasia dell’anca.

Nella maggior parte dei casi il sospetto clinico di questa patologia deve essere confermato mediante risonanza magnetica, per poter valutare la causa della compressione ed instaurare il corretto piano terapeutico.

sindrome-cauda-equina-cane

Il trattamento cambia notevolmente in base alla causa della compressione. Eventuali abitudini di vita che possono essere fattori aggravanti, quali esercizio fisico intenso ed obesità, devono essere modificate.

Nei casi più lievi si può ricorrere alla terapia medica, che comprende riposo e farmaci analgesici per alleviare il dolore neuropatico, mentre per i casi più gravi si deve ricorrere alla terapia chirurgica.

L'intervento chirurgico precoce è vivamente consigliato nelle forme ricorrenti, con dolore incoercibile o con chiari segni neurologici. Il procrastinare l'intervento può aumentare di molto la gravità e rendere le lesioni neurologiche irreversibili.

La decompressione della cauda equina viene risolta chirurgicamente con la laminectomia dorsale, che consiste nell'asportazione della porzione di vertebra che ricopre le radici nervose interessate, a cui si può associare la faccetectomia, ovvero la rimozione delle faccette articolari e la foraminotomia, per liberare le radici nervose compresse e/o incarcerate dal tessuto osseo e/o fibroso esuberante.

In casi di instabilità vertebrale con conseguente sublussazione articolare lombosacrale l’intervento chirurgico consigliato sarà invece una stabilizzazione vertebrale mezzi da osteosintesi idonei.

Nel periodo postoperatorio il cane deve essere tenuto a riposo per almeno un mese ed in caso di dolore si possono somministrare dei farmaci antinfiammatori. Dopo ciò deve seguire un periodo riabilitativo di durata variabile.

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martedì 26 luglio 2016

L’interferone nel cane e nel gatto

L'interferone (sigla IFN) è una citochina, cioè una proteina naturale prodotta dalle cellule animali in risposta a diversi stimoli, tra cui le infezioni virali. Stimolando il sistema immunitario, interferiscono con la replicazione virale. Dalla loro scoperta nel 1957 (Isaac e Lindenmann) si è iniziato a studiarne il meccanismo d'azione per poi riprodurli in laboratorio ed utilizzarli in terapia umana e animale. Si distinguono in tre tipi: alfa (prodotti dai leucociti), beta (prodotti da fibroblasti e cellule epiteliali), gamma (prodotti da linfociti T e cellule natural killer, NK). I virus, RNA a doppia elica, citochine come IL-1 ed IL-2 e il Tumor Necrosis Factor (TNF) sono in grado di indurre la liberazione di IFN alfa e beta, mentre solo alcune citochine sono in grado di indurre la liberazione del tipo gamma. Gli interferoni. svolgono diverse azioni: immunomodulatoria, antivirale e antiproliferativa. L’alfa-IFN esiste in almeno 18 forme, ad esempio i sottotipi 2a e 2b vengono utilizzati nella terapia dell’epatite B e C dell'uomo, il beta-IFN (sottotipi 1a e 1b) invece viene utilizzato nella sclerosi multipla umana, mentre il gamma-IFN (sottotipo 1b) nella malattia granulomatosa cronica e nell’osteoporosi maligna grave dell'uomo. Il tempo di permanenza nel plasma dell'interferone. è molto breve, poiché viene captato dalle cellule e metabolizzato da fegato e rene; la sua attività terapeutica normalmente dura circa 3÷4 ore, quindi per prolungarne il tempo d'azione è stato legato a molecole di polietilenglicole, con un processo detto peghilazione.

                            interferone gatto

L’effetto antivirale dell’IFN è dovuto all’interazione con recettori cellulari di membrana, attivando così una cascata di eventi che porta alla sintesi finale di proteine, soprattutto enzimi, con attività antivirale. Gli interferoni sono diversi dagli anticorpi e sono secreti solo in modo transitorio a seguito di un'infezione virale. Possono essere indotti da qualsiasi tipo di virus che si replica in qualsiasi tipo di cellula di una qualsiasi specie di vertebrato. Ciononostante sono soprattutto ospite-specifici, cioè gli IFN di topo sono inefficaci nell'uomo e viceversa, ma si sa che l'interferone felino funziona anche nelle cellule canine (probabilmente per la correlazione evoluzionistica di cane e gatto). invece gli IFN non sono virus-specifici, infatti gli IFN indotti durante il cimurro del cane sono efficaci contro anche la parvovirosi, sia localmente che dopo la diffusione in tutto l'organismo. Si è visto che gli IFN vengono prodotti appena i virus che si sono replicati vengono rilasciati dalle cellule infette e le attività antivirali dirette sono correlate con la guarigione. Alcuni interferoni hanno anche attività indirette immunomodulatrici ed una documentata attività antitumorale anche negli animali.

                              interferone gatto 1

Gli IFN di tipo I sono approvati dalla FDA (Food and Drug Administration) ed usati in medicina umana dal 1986 in corso di epatite B e C. In medicina veterinaria è stato registrato come immunomodulatore l'interferone omega di origina felina, prodotto con una tecnologia ricombinante, che agisce allo stesso modo dell'interferone omega naturale. È attivo sia nel cane che nel gatto. È stato inizialmente registrato per la parvovirosi del cane nel 2001 e per le infezioni da retrovirus del gatto nel 2004. Tuttavia si è visto che oltre alle proprietà antivirali, possiede attività immunomodulatrici e antiproliferative e angiostatiche, che permettono di usare la molecola anche in oncologia. I protocolli vengono aggiornati grazie anche alla raccolta di nuovi dati clinici. Studi ed esperienze in campo si hanno ormai su diverse patologie tra cui la parvovirosi del cane, il cimurro canino, le infezioni retrovirali feline (FeLV e FIV), la calicivirosi del gatto, gengivo-stomatite cronica felina, la FIP (peritonite infettiva felina), cheratite da herpes virus del gatto, panleucopenia felina e protocolli anche per il fibrosarcoma del gatto.

In passato, l'IFN-alfa umano è stato testato e utilizzato per trattare i gatti FeLV-infetti, anche con basse dosi orali di interferone. Purtroppo i risultati non sono stati soddisfacenti e si è visto che l'uso di interferone umano può determinare lo sviluppo di anticorpi neutralizzanti specifici che ne limitano ulteriormente l'efficacia. Invece l'interferone-omega ricombinante di origine felina, anche se usato per lunghi periodi, non determina nel gatto lo sviluppo di anticorpi neutralizzanti.

I principali protocolli prevedono la somministrazione sottocutanea una volta al giorno per cicli ripetuti di 5 giorni consecutivi o a giorni alterni, nel gatto. Nel cane è anche previsto l'uso endovena una volta al giorno per tre giorni consecutivi, nel caso della parvovirosi. Visto l'alto assorbimento mucosale del prodotto, viene indicata anche la somministrazione orale come "spray" in casi di gengivo-stomatite cronica felina, con l'irrorazione delle lesioni con una soluzione diluita di interferone. Nei gatti affetti da leucemia felina allo stadio non terminale si sono osservate riduzione dei segni clinici con miglioramento della qualità della vita. Purtroppo il costo elevato del farmaco spesso ne limita il suo utilizzo.

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giovedì 21 luglio 2016

Infezione dell’utero nel cane e nel gatto: piometra

La piometra è un'affezione acuta o cronica caratterizzata da una raccolta di pus in una o in entrambe le corna uterine.
L'endometrio inizialmente si presenta ispessito e nelle forme più gravi coinvolge il miometrio. Spesso si associa la presenza di cisti. Per questo nella fase iniziale la patologia prende il nome di Iperplasia Endometriale Cistica.

iperplasia endometriale cistica cane 2
Questa patologia si osserva più frequentemente nelle femmine adulte o nelle anziane dopo circa 2-3 mesi dal calore. In realtà si può verificare anche nelle giovani in presenza di anomalie congenite come la mancata perforazione dell'imene, la persistenza del setto vaginale, presenza di cisti ovariche secernenti oppure in caso di patologie acquisite come nel caso di vaginiti ed endometriti o per trattamenti ormonali inadeguati.
La causa è da ricercare nell'esposizione ad alti dosaggi di progesterone per lunghi periodi con associazione di colonizzazione batterica. In realtà il rischio di piometra aumenta ancora di più se prima dell'esposizione al progesterone si è verificata una concomitante secrezione di estrogeni. Questo succede per esempio in caso di cisti follicolari, tumori ovarici, utilizzo inappropriato di estrogeni. Il rischio in questo caso è molto più alto poichè gli estrogeni aumentano il numero di recettori per il progesterone a livello dell'endometrio e quindi ne amplificano l'azione.
Normalmente i batteri isolati in caso di piometra sono gli stessi che vanno a costituire la microflora commensale della vagina. Il più rappresentato è l'Escherichia Coli (più del 60% dei casi).

piometra cane

Sintomi:
In corso di piometra possono essere presenti numerosi segni clinici, ma talvolta poco evidenti, il che può rendere difficile la diagnosi.
Inoltre l'evoluzione della piometra è spesso progressiva (da giorni a settimane). E i sintomi generali compaiono tardivamente.
Occorre distinguere la piometra chiusa da quella aperta.
Piometra aperta: (65% dei casi). Caratterizzata da secrezioni vulvari purulente più o meno abbondanti e lambimento frequente della vulva.
Piometra chiusa: (35% dei casi). In questo caso il pus si accumula nella cavità uterina e non si osservano perdite vulvari.
Altri segni clinici:
-Abbattimento
-Turbe digestive (vomito, diarrea, anoressia)
-Poliuria, polidipsia
-Ptosi addominale
-Ipotermia in caso di shock settico
-Ipertermia

iperplasia endometriale cistica cane

Diagnosi:
La diagnosi ecografica è molto attendibile.
In caso di iperplasia ghiandolare cistica si apprezza un utero ipertrofico con ispessimento della mucosa e presenza di aree anecogene rotondeggianti (cisti) che, nei casi più gravi, si dispongono una accanto all'altra.
In caso di piometra si osserva dilatazione generalizzata o localizzata del lume uterino per presenza di fluido che appare ane-ipoecogeno. Le corna uterine sono convolute all'interno della cavità addominale pertanto, in sezione longitudinale, appaiono rotondeggianti.
Esami di laboratorio:
Si possono riscontrare i seguenti reperti:
-Leucocitosi anche marcata (maggiore in caso di piometra chiusa)
-Allo striscio ematico: Left shift. Ovvero presenza di polimorfonucleati immaturi
-Neutropenia in caso di endotossiemia
-Possibile Anemia Normocromica Normocitica moderata o arigenerativa in caso di concomitante insufficienza renale per mancata produzione di eritropoietina.
-Urea alta con disidratazione
-Insufficienza renale acuta per deposito di immunocomplessi a livello del glomerulo
-Ipoalbuminemia
-Ipergammaglobulinemia (per aumentata frequenza di sedimentazione splenica)
-Acidosi metabolica.
-Urine: riduzione del 20% del peso specifico, sospetto di diabete insipido nefrogenico, proteinuria a causa di pielonefrite

Trattamento:
Il trattamento di elezione è chirurgico e prevede l'ovarioisterctomia.
L'intervento può essere effettuato se le condizioni generali del paziente lo permettono.
Il trattamento medico invece, permette di trattare e stabilizzare la paziente prima della chirurgia.
Oppure può essere effettuato nelle cagne da riproduzione dove si vogliono preservare le capacità riproduttive.
La terapia prevede il seguente protocollo:
-Correzione dello stato di disidratazione e dello squilibrio elettrolitico.
-Copertura antibiotica a largo spettro, si consiglia l'utilizzo di due antibiotici.
-Apertura del collo uterino grazie all'impiego della molecola Aglepristone secondo un protocollo specifico.
-Si può associare anche l'impiego di Prostaglandine con adeguato protocollo di premedicazione.
Si consiglia il monitoraggio ecografico fino a completa guarigione.
Se lo stato generale del soggetto è buono il ricovero non è necessario.
In caso di guarigione sarebbe opportuno un controllo ecografico dell'utero al calore successivo.

piometra cane 2

Prognosi:
La prognosi è relativa alle condizioni dell'animale al momento della diagnosi (shock endotossiemico, insufficienza renale etc.). Dopo la guarigione si può osservare una recidiva nel 20-25% dei casi, prevalentemente dopo il calore successivo quando l'apparato genitale è di nuovo sotto l'azione del progesterone.
Per evitare le recidive si consiglia di far accoppiare la cagna al calore post-trattamento. Infatti la gravidanza sembra essere il migliore fattore protettivo.
Al contrario nella gatta è necessario evitare di stimolare l'ovulazione per 2-3 mesi.

A cura della dott.ssa Katiuscia Camboni

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mercoledì 13 luglio 2016

Gli ascessi da morso nel gatto


Gli ascessi causati da morso nel gatto sono una patologia abbastanza frequente soprattutto nei gatti non sterilizzati e che vivono in ambiente esterno. La causa di questi ascessi sono i batteri del cavo orale che vengono inoculati dai denti canini attraverso il morso.



Solitamente i segni clinici caratteristici quali gonfiore e calore dell'area interessata non sono subito presenti dopo la colluttazione ma compaiono dopo alcuni giorni in seguito alla moltiplicazione dei batteri.


Localmente si evidenzia una tumefazione sulla quale spesso è possibile individuare con chiarezza i fori lasciati dai denti. Mano a mano che l'infiammazione e l'infezione aumentano è possibile vedere fuoriuscire dai fori un liquido purulento e maleodorante. Spesso però sono presenti anche segni sistemici come febbre, abbattimento, anoressia e reazione dei linfonodi regionali.

Le sedi più spesso colpite sono la base della coda, gli arti, la testa e tutta la regione del collo.
A seconda della tempestività dell'intervento ci potranno essere diversi tipi di trattamenti.
Se il gatto è ancora in buone condizioni generali l'ascesso andrà drenato previa sedazione del paziente per rimuovere tutto il contenuto e lavato abbondantemente con soluzione fisiologica sterile. Se sono presenti i fori del morso si potranno ampliare questi per drenare l'ascesso. In caso contrario verrà affettuata un'incisione abbastanza ampia e in una zona declive dell'ascesso per permettere la fuoriuscita di tutto il materiale che potrebbe tendere a formarsi anche nei giorni successivi. Nei casi più gravi possono esserci estese aree di cute necrotica che dovrà essere asportata durante il courettage chirurgico. I lembi dell'incisione non dovranno essere suturati per non favorire l'ulteriore formazione di una sacca piena di pus e si dovrà far mettere al gatto un collare di elisabetta in modo che non possa leccarsi la ferita. 

E' bene sempre far presente al proprietario che la ferita resterà aperta e saranno necessari lavaggi e medicazioni con soluzione fisiologica sterile e/o soluzioni di clorexidina. Contestualmente verranno somministrati antibiotici ad ampio spettro per circa una settimana o anche di più se l'ascesso interessa zone tendenzialmente più resistenti al trattamento come la testa.
Se invece le condizioni del pazienti sono preoccupanti per la presenza di febbre, anoressia e disidratazione si dovrà instaurare una terapia sintomatica con fluidoterapia endovenosa e farmaci per il controllo del dolore e dell'infiammazione.
Bisogna inoltre ricordare che gli ascessi da morso non devono mai essere sottovalutati in quanto attraverso questa via è possibile che l'animale trasmetta importanti patologie quali la leucemia felina e l'immunodeficienza.


Di conseguenza sarebbe opportuno che alcune settimane dopo la guarigione il gatto venisse testato per queste due malattie tramite un piccolo prelievo di sangue e sarebbe consigliato il vaccino per la leucemia felina a tutti i gatti che possono accedere all'ambiente esterno.

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martedì 5 luglio 2016

Utilizzo del Gel Piastrinico in Veterinaria

L’utilizzo del gel piastrinico in Medicina Veterinaria è una grandissima novità.

Il gel piastrinico è la forma tridimensionale ed attivata del concentrato piastrinico. Come spiegato più nel dettaglio nell’articolo “Concentrato piastrinico nel cane”, quest’ultimo è il prodotto che si può ottenere dal sangue intero trattato con anticoagulante e sottoposto ad una specifica lavorazione.

Gel piastrinico- 2

Il gel viene preparato a partire dal sangue dello stesso paziente su cui verrà utilizzato. Essendo quindi un trattamento di natura autologa viene eliminato il rischio di malattie infettive e di reazioni da parte del sistema immunitario.

Le piastrine, di cui è ricco il gel, in seguito al processo di degranulazione, liberano dei fattori di crescita che sono in grado di: richiamare cellule dai tessuti vicini; eliminare cellule morte; stimolare la formazione di nuovi vasi e cellule; attivare cellule vicine silenti. Attraverso queste attività viene stimolata la cicatrizzazione dei tessuti e vengono accelerati i processi riparativi.

Le indicazioni terapeutiche possono essere svariate, sia nel cane che nel gatto. Alcune sono ancora sconosciute od in via di sviluppo visto la novità del trattamento in campo veterinario. Per il momento, le applicazioni a cui si ricorre maggiormente riguardano l'ambito dermatologico (gravi ustioni, “degloving injuries”, ferite da investimento, piaghe di diversa origine, fistole) e oculistico (ulcere corneali).

Il gel assume la forma e le dimensioni del contenitore in cui è stato preparato (es. provetta, piastra petri, lente a contatto).

Gel piastrinico- 1

Il gel ottenuto viene applicato sulla zona interessata. Generalmente sono necessarie più applicazioni con un tempo tra l’una e l’altra variabile in base alla singola situazione.

Nella nostra Clinica è possibile ricorrere a questo tipo di trattamento davvero innovativo.

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