martedì 11 agosto 2020

Girotondo: Gioco O Problema?

Capita molto spesso di vedere su internet video di animali che attuano comportamenti “strani”, inconsueti, in quanto i proprietari sono divertiti da questa situazione bizzarra. Parliamo sia di cani, sia di gatti e le manifestazioni in questione sono numerose, ma, facendo un esempio, soffermiamoci sul “girotondo” o “acchiappa-coda”.

«Quindi se il mio peloso gira su sé stesso ha un problema comportamentale?» Dipende!

Il girare in tondo, infatti, pur essendo definito un “comportamento” non sempre coincide con un problema comportamentale. Innanzitutto può esserefisiologico se avviene prima di evacuare o prima di dormire o ancora in momenti di eccitazione, ma se si verifica in altre circostanze andrebbe indagata l’eventuale causa.


Con l’aiuto del veterinario si andrà a capire se il paziente si gira perché ha male a un distretto posteriore del corpo (es: la coda), se è effettivamente un problema comportamentale o se può trattarsi di un problema neurologico. Queste, infatti, sono le principali diagnosi differenziali per tale atteggiamento.

È fondamentale riconoscere a casa una serie di indizi che saranno utili al vostro veterinario per emettere una corretta diagnosi, ossia:

  • come viene portata la coda;
  • presenza di lesioni;
  • traumi o risse effettuate precedentemente;
  • il paziente cerca di raggiungere una parte del corpo o gira senza mostrare   interesse per il posteriore;
  • in che occasione si verifica il comportamento (sempre, solo in determinate   occasioni, ogni tanto senza associazione con altri eventi etc…);
  • il giro avviene sempre verso lo stesso senso;
  • compresenza di altri atteggiamenti strani come camminare verso muri e angoli oppure vocalizzazioni afinalistiche.

È importante riconoscere ed analizzare questi atteggiamenti con il proprio veterinario in quanto se si trattasse di un problema neurologico potrebbe essere un campanello d'allarme per problematiche più importanti come ad esempio crisi convulsive.

Articolo a cura dello Staff della Clinica Veterinaria Borgarello
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martedì 28 luglio 2020

Ara ararauna


L’Ara ararauna (ara blu e gialla) è uno dei pappagalli più grandi. 
Appartenente alla famiglia degli Psittacidae ed al genere Ara, occupa come areale di distribuzione in natura il Centro ed il Sud America.
Ha una lunghezza complessiva di circa 90 cm e presenta un possente becco nero. La particolarità più evidente e che accomuna tutte le ara è quella di possedere le zone guanciali nude, costituite da epidermide di colore bianco ed ornate con piccole piume nere.
La parte dorsale del corpo è di colore blu-azzurro iridescente, mentre la parte ventrale è giallo carico.
Le forti zampe sono di colore grigio con unghie nere.

Il temperamento di questo uccello è pacifico, presentandosi particolarmente adatto alla stretta convivenza con l’uomo in virtù del forte legame che generalmente instaura con il proprietario.
E' uno dei pappagalli che maggiormente manifesta la sua spiccata intelligenza, ripetendo il linguaggio umano con facilità. Proprio per queste caratteristiche, però, è un animale molto vulnerabile dal punto di vista emotivo e psicologico, potendo sviluppare disturbi comportamentali che possono manifestarsi con la sindrome da autodeplumazione.
Per le sue dimensioni l’Ara ararauna è un pappagallo che necessita di ampi spazi, dove potersi muovere liberamente e manifestare tutti i comportamenti tipici della specie.
Particolare attenzione va riposta ai materiali della struttura delle voliere. devono essere assolutamente evitati i rivestimenti zincati, oggetti che possono essere tossici od ingeriti.

Come per la maggior parte dei pappagalli, anche per gli Ara ararauna vale la regola generale che più l’alimentazione è varia e basata su essenze alimentari fresche, più si garantirà un ottimale stato di salute dell’animale, scongiurando patologie legate a squilibri nutrizionali.
Profondamente sbagliata è un’alimentazione esclusivamente a base di semi e frutta secca come noci, nocciole, arachidi e quant’altro, che porta gli uccelli a gravi patologie a carico del fegato in pochi anni, causandone spesso la morte.
In cattività una buona dieta è rappresentata da:
Alimento secco 8-10% del peso corporeo: estrusi (pellet specifici per Ara), legumi e frutta secca;
Alimento fresco 8-10% del peso corporeo: frutta (energetica come mango, papaya, ananas, cocco, banana e platano) e verdura. Per offrire una dieta il più possibile variegata, una buona scelta possono anche essere delle macedonie miste di frutta e verdura.
Eventuali miscele di semi possono essere utilizzate occasionalmente come premi, ad esempio durante l’addestramento. Per stimolare l’Ara a mangiarli meno voracemente e darle modo di assaggiare nel contempo alimenti nuovi, è possibile nasconderli all’interno di piccoli pezzi di frutta o verdura (es. foglie di radicchio, insalata, etc.).
L’Ara ararauna è soggetto a tutela da parte della Convenzione di Washington e la sua detenzione è autorizzata soltanto per soggetti con anello inamovibile (comprovante la nascita in cattività) e documento CITES d’accompagnamento, che l’allevatore fornirà al momento dell’acquisto.
Eventuali nascite, fughe o decessi, nonché cessioni a terzi, vanno comunicate agli uffici del Corpo Forestale di Stato della propria provincia.
E' consigliabile portare il proprio pappagallo dopo l'acquisto/adozione a far visitare da un veterinario specializzato per accertarsi dello stato di salute generale dell'animale e ricevere i corretti consigli su gestione, alimentazione e cure.

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lunedì 20 luglio 2020

Narcolessia e Cataplessia nel Cane

Anche nel cane possiamo riscontrare disordini quali la narcolessia o la cataplessia? Si! I nostri animali, come noi, possono soffrire di queste patologie.

La narcolessia è un disturbo del ritmo sonno-veglia e si manifesta con la tendenza del soggetto affetto a cadere nel sonno profondo durante il giorno, mentre magari è intento a fare qualcosa.

La cataplessia è invece un disturbo che causa la perdita del tono muscolare in maniera inspiegabile nel corso della giornata. Si può manifestare in maniera lieve, con la sola perdita di tono dei muscoli masticatori con conseguente “bocca spalancata” o più severamente con la perdita di tono di tutta la muscolatura che esita in collasso senza perdita di coscienza.




La narcolessia, pur non essendo una patologia molto frequente, è riportata in molte razze canine tra le quali: Dobermann, Labrador Retriever, Beagle, Bassotto e Barbone Nano.

Spesso la cataplessia si manifesta con spasmi muscolari o paralisi flaccida senza la perdita di coscienza. La durata del fenomeno normalmente non supera i 20 minuti, successivamente ai quali il nostro animale torna perfettamente normale.

Non rientrano in questa patologia eventi quali la perdita di urina o feci, l’ipersalivazione o la rigidità di gruppi di muscoli.
E’ frequente che questi episodi capitino più volte nell’arco di una giornata ed è stato dimostrato da studi scientifici che la causa scatenante può essere un’ipereccitazione (la visione del cibo oppure la preparazione del gioco), questo fenomeno può essere “controllato” da uno stimolo tattile o verbale.

Come mai accade? Il meccanismo patogenetico alla  base di queste patologie non è ancora del tutto chiarito, sembra si tratti di uno squilibrio tra neurotrasmettitori e sistema nervoso centrale. Alcuni studi pongono al centro di questo fenomeno l’ Oressina, un importante neurotrasmettitore che ha come funzione principale quella di modulare il sonno.

La diagnosi si basa sul riconoscimento dei segni clinici tipici che possono anche essere indotti nella maggior parte degli animali affetti (mostrando il cibo oppure facendoli fare esercizio), al momento non è ancora disponibile un esame di laboratorio in grado di valutare i livelli di Oressina.

Questa patologia non mette a rischio la vita del nostro animale ma esistono terapie farmacologiche mirate che possono ridurre le manifestazioni e migliorare la qualità di vita del paziente.




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mercoledì 24 giugno 2020

Antiparassitario nel cane e come applicarlo.


In commercio attualmente esistono principalmente due forme di antiparassitari:
-       Pipette spot on 
-       Collari antiparassitari
I principali antiparassitari per cani contengono come principi attivi la permetrina che possiede un’attività repellente contro i maggiori parassiti ambientali quali zecche, zanzare e flebotomi (i cosiddetti pappataci) impedendo a questi di pungere e riducendo così il rischio di trasmissione di malattie molto gravi come la Leishmaniosi.
Gli altri principi attivi invece, come ad esempio l’imidacloprid e il fipronil agiscono principalmente contro pulci, larve di pulci e il fipronil anche contro le zecche.
Si consiglia di iniziare la prevenzione antiparassitaria a partire dal mese di Aprile e di continuarla sino ad Ottobre/ Novembre a seconda delle temperature stagionali. 
Le pipette spot on ne esistono in confezioni differenti a seconda del range di peso del proprio cane, si consiglia quindi prima di procedere all’acquisto, di aggiornare il peso recandosi dal proprio veterinario di fiducia.









Come applicarlo??       
         
Bisogna far stare il cane in posizione quadrupedale per riuscire ad applicare l’antiparassitario in vari punti lungo la schiena, se il cane tende ad agitarsi conviene farsi aiutare da una seconda persona per tenerlo il più fermo possibile.
L’antiparassitario va applicato direttamente a contatto con la pelle, quindi è necessario separare le ciocche di pelo affinché si veda bene la cute sottostante.
La quantità di antiparassitario va somministrata in diversi punti a seconda della taglia del cane (circa 3 per cani di piccola/media taglia o 4/5 per cani di taglia grande) a distanza di qualche centimetro l’uno dall’altro.
Mentre l’applicazione delle pipette va ripetuta ogni mese, i collari offrono una maggiore praticità d’impiego in quanto dopo essere stati applicati, a seconda dei prodotti disponibili in commercio, possono durare sino a 7-8 mesi senza mai essere sostituiti.
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martedì 9 giugno 2020

Problemi Cardiaci nel Gatto Anziano

Nel gatto anziano le patologie cardiovascolari più comunemente diagnosticate sono le cardiomiopatie, l’ipertensione sistemica e le patologie pericardiche, queste ultime di solito secondarie ad insufficienza cardiaca congestizia. La cardiomiopatia ipertrofica è la cardiomiopatia più comunemente diagnosticata, anche se l’ipertrofia ventricolare sinistra primaria  va distinta da quella secondaria a patologie sistemiche o cardiache. Inoltre, sebbene la maggior parte dei gatti con soffio cardiaco, ritmo di galoppo e aritmie presentano patologie cardiache, molti gatti presentano tali patologie senza presentare segni clinici e non tutti i pazienti sviluppano la sintomatologia. 
L’ipertensione sistemica può essere primaria, o più comunemente secondaria a patologie sistemiche.
La misurazione della pressione sistemica è un test di screening per tutti i gatti di età superiore ai 9 anni. Molto spesso tale patologia è associata a malattie quali patologie renali, diabete mellito e ipertiroidismo.


Una corretta diagnosi è importante per classificare il tipo di cardiomiopatia, determinare la presenza di insufficienza cardiaca congestizia e monitorare la terapia.
La diagnosi delle patologie cardiache si basa su:
·        visita clinica per individuare soffi cardiaci, ritmo di galoppo e aritmie.
·        Rx torace per fornire indicazioni sulla silhouette cardiaca e valutare i vasi polmonari.
·        Ecocardiografia fornisce informazioni essenziali quali eco struttura, anatomia, funzionalità ventricolare, dimensioni cardiache, qualità del rigurgito, presenza di versamento pleurico e/o pericardico ed il tipo di cardiomiopatia.
·        Elettrocardiografia indicativo di ingrandimento camerale, aritmie e disturbi di conduzione.
·        Test genetici
·        Biomarkers come la troponina sensibile e specifico di danno miocardico
·        Esame emocromocitometrico e biochimico completo per escludere patologie concomitanti

La terapia nei pazienti sintomatici dovrebbe essere rivolta a risolvere i meccanismi patogenetici della cardiomiopatia.


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giovedì 4 giugno 2020

ATTENZIONE AI FORASACCHI !

“Forasacco" è il nome popolare che indica l’arista delle graminacee selvatiche, in particolar modo l’avena e l’orzo selvatico. Essi si trovano in gran parte del territorio nazionale, principalmente nei prati di aperta campagna, ma anche nelle aiuole cittadine.
Il periodo dell’anno nel quale bisogna prestare maggior attenzione va da aprile a ottobre.

Durante la bella stagione le ariste si seccano e si trasformano, di fatto, in piccoli aghi molto appuntiti, lunghi da uno a tre cm circa.
La forma caratteristica acuminata e la superficie ispida e zigrinata rende il forasacco capace di procedere solo in avanti, così una volta penetrato nell’animale risulta davvero difficile che esso ne esca in maniera naturale.




I sintomi variano in base alla sede anatomica nella quale il forasacco è localizzato.
Di seguito analizzeremo quelli più frequenti:



  • zampe: l’animale si lecca insistentemente tra gli spazi interdigitali o a livello del cuscinetto plantare, potrebbe zoppicare o addirittura non poggiare la zampa a terra. Nella maggior parte dei casi il corpo estraneo genera un ascesso che fistolizzando provoca la fuoriuscita di pus.
  • orecchie: l’animale tiene la testa abbassata e ruotata e cerca di liberarsi del corpo estraneo scuotendo ripetutamente il capo e grattandosi. Qualora il forasacco non venisse tempestivamente rimosso il cane potrebbe rischiare la perforazione del timpano con conseguente comparsa di otite media.
  • occhi: l’animale reagisce alla presenza del forasacco con comparsa di blefarospasmo (ammiccamento dell’occhio) ed epifora (lacrimazione). La presenza del corpo estraneo provoca infiammazione della congiuntiva (congiuntivite) con possibile ulcerazione della cornea.
  • naso: l’animale starnutisce ripetutamente, cercando così di espellere il corpo estraneo. Gli starnuti sono molteplici e ravvicinati uno con l’altro e potrebbero essere associati a epistassi (fuoriuscita di sangue dal naso). Se non rimossi causano riniti purulente.
  • bronchi: il sintomo caratteristico di questa localizzazione è la comparsa di una tosse improvvisa. Se il forasacco non viene rimosso tempestivamente le conseguenze possono essere davvero gravi come la comparsa di ascessi polmonari, polmoniti, pleuriti e nei casi più infausti la morte dell’animale. 




La diagnosi viene effettuata dal medico veterinario con l’ausilio di diversi strumenti come l’otoscopio o l’endoscopio ed avvalendosi della diagnostica per immagini (radiografie, ecografie e TAC).


Il trattamento mira esclusivamente all’eliminazione del corpo estraneo e alla cura della sintomatologia che la sua presenza ha generato (infiammazione, infezione, ulcere ecc.). Durante la manovra di rimozione, a seconda dei casi, potrebbe non essere necessario sedare l’animale così come, invece, essere indispensabile indurre l’animale in anestesia generale.

La prevenzione resta il nostro maggior alleato.
Cosa fare quindi?

  • evitare in primis di portare in passeggiata il nostro amico in tutte quelle aree infestate dai forasacchi
  • spazzolare e controllare il pelo dell’animale almeno una volta al giorno (meglio se dopo la passeggiata)
  • osservare quotidianamente il comportamento dell’animale e qualora comparissero sintomi indicanti la presenza del corpo estraneo, non esitare a contattare e portare il proprio animale dal veterinario poiché il tempestivo intervento è fondamentale per una prognosi più favorevole.



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martedì 5 maggio 2020

Patologie Dell'Occhiale Nei Rettili


I serpenti e alcuni gechi non posseggono le palpebre ma sono dotati di una struttura chiamata occhiale, formato dalla fusione delle due palpebre sopra la cornea. Tra l'occhiale e la superficie oculare vi è uno spazio (spazio subspectacolare) lubrificato dal film lacrimale prodotto dalla ghiandola di Harder (ghiandola lacrimale). L'occhiale ha uno spessore di 0,08 mm, è trasparente, vascolarizzato da una fitta rete di micro vasi sanguigni e funge da barriera fisica della cornea da possibili traumi.
L'occhiale è impermeabile a farmaci somministrati localmente, per cui la terapia medica topica è inefficace. Gli strati più esterni dell'occhiale vengono eliminati durante la muta insieme al resto della pelle. Prima della muta si ha accumulo di liquido tra gli strati della cute che porta a ispessimento e separazione degli strati più vecchi da quelli più recenti; in tale fase il serpente assume un aspetto opaco e l'occhiale appare bluastro. Circa 3-4 giorni prima della muta l'occhiale ridiventa trasparente e la pelle lucida in seguito a diminuzione dell'accumulo di liquido tra i due strati epidermici. Durante questo periodo il serpente è vulnerabile e può avere delle modificazioni nel comportamento legate alla ridotta capacità visiva e alla delicatezza della cute.
L'occhiale può andare incontro a diverse patologie come abrasioni, ulcere, perdita di trasparenza, avulsione, ritenzione, accumulo di liquido lacrimale (spectaculopatia bollosa o pseudobuftalmo) o materiale purulento (ascesso) nello spazio subspectcolare.
In questo articolo tratteremo della ritenzione dell'occhiale in quanto rappresenta la patologia più comune nei serpenti.
Tra i serpenti, i pitoni reali, sono particolarmente predisposti a questo problema. La ritenzione è dovuta alla mancata separazione dell'occhiale vecchio da quello nuovo durante la muta; se non viene rimosso il vecchio occhiale anche le successive mute saranno inibite portando a difficoltà visiva fino a cecità con conseguente incapacità ad alimentarsi. Le cause della ritenzione sono varie: temperatura o umidità troppo basse, errori alimentari, patologie cutanee spesso secondarie a disfunzione tiroidea, cicatrici, infestazione da acari e nei serpenti la mancanza di substrati ruvidi contro i quali strofinare il rostro per iniziare il distacco della pelle vecchia.

Occhiale ritenuto
Post rimozione manuale dell'occhiale


Particolare degli occhiali ritenuti











La diagnosi di ritenzione è clinica, si basa sulla presenza di una depressione sull'occhiale ispessito, mentre sull'occhiale sano indica una precedente ritenzione.


La terapia prevede di tenere bagnato l'occhiale ritenuto per qualche minuto e provare a rimuoverlo delicatamente con un cotton fioc umido. Se non funziona si consiglia di riporre il serpente in un ambiente umido per 24 ore o di somministrare lacrime artificiali ricche in acido ialuronico frequentemente per qualche giorno e riprovare con il cotton fioc. Evitare la rimozione forzata perchè c'è il rischio di danneggiare la cornea in modo grave e permanente.


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martedì 28 aprile 2020

Patologie Nutrizionali Negli Uccelli

Le patologie nutrizionali, anche dette malattie di origine alimentare, sono molto comuni negli uccelli che vengono tenuti come animali da compagnia.

I semi, che troppo spesso sono ritenuti essere la base dell’alimentazione di queste specie, possono portare ad effetti diretti ed indiretti molto gravi. Ad esempio, i semi di girasole sono una vera delizia per i pappagalli, ma sono ricchissimi di grassi. Una conseguenza è l’insorgenza dell’obesità che a sua volta esita in arteriosclerosi e patologie epatiche.

Quando una dieta troppo ricca di lipidi diventa un problema cronico, si possono osservare ulteriori patologie. L’emergenza di lipomi, neoplasie benigne con contenuto lipidico, risulta più di frequente in soggetti che hanno una dieta scorretta e può creare disagio all’animale. Altra evidenza è la crescita eccessiva del becco che è legata ad un malfunzionamento del fegato e che deve essere risolta tramite il taglio o la limatura sotto anestesia.

Gli effetti indiretti degli errori dietetici sono legati ad una disvitaminosi. I semi contengono un eccesso di vitamina E mentre risultano poveri in vitamina A. La carenza di vitamina A porta ad una metaplasia cioè un’alterazione nella normale struttura di tutti gli epiteli. Si possono osservare patologie cutanee, pododermatite delle zampe, cheratite a livello oculare, ma anche sinusite a causa di un difetto degli epiteli respiratori oppure ascessi delle ghiandole salivari per una malformazione degli epiteli ghiandolari.

Altro effetto indiretto è la carenza di calcio. I semi contengono una bassissima percentuale di calcio ed i grassi vanno ad interferire con il regolare assorbimento di calcio, limitando anche gli effetti di una possibile integrazione di questo minerale per via orale. Uno dei possibili esiti è un difetto nella calcificazione delle ossa, in particolare nel Cenerino che risulta predisposto a questa patologia. Altra conseguenza possono essere problemi riproduttivi come la ritenzione delle uova nelle femmine.

In conclusione, va posta una grande attenzione al piano alimentare degli uccelli cercando di prediligere verdura e frutta fresca ed alimenti pellettati di buona qualità. Andrebbero evitati i mix di semi, sebbene siano molto graditi. La frutta secca e i semi possono essere un ottimo aiuto per creare un legame con il proprio animale e giocare insieme. Servendosi di questi come premio si può stimolare l’attività fisica, l’ingegno, insegnando piccoli trucchi con cui divertirsi insieme.

Attenzione perché in caso di necessità di un cambio alimentare è bene agire sempre gradatamente per evitare che l’animale smetta di mangiare oppure possa avere problemi gastroenterici a causa di alimenti a cui il suo organismo non è abituato. L’aiuto e il consiglio di un Medico Veterinario specializzato in animali esotici possono essere preziosi per avere un sostegno in questo percorso. 

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