mercoledì 8 aprile 2020

Sternotherus odoratus


Sternotherus odoratus è una tartaruga acquatica chiamata anche tartaruga del muschio comune.
E’ una specie di libera vendita.

ORIGINE E FISIOLOGIA
La Sternotherus odoratus come tutte le tartarughe del muschio deve il suo nome alla presenza di due paia di ghiandole localizzate sotto i piccoli scuti marginali del carapace che in caso di paura o pericolo producono un secreto con un odore molto sgradevole.
Questa tartaruga è originaria della parte orientale degli Stati Uniti d’America, Canada e Messico.
È in grado di arrampicarsi sugli alberi vicino alla riva ed in caso di pericolo di tuffarsi in acqua.
In natura nel periodo più caldo tende ad andare in estivazione, rimanendo immobile immersa nel fango.
Ha abitudini notturne e un’indole abbastanza aggressiva.
È di piccole dimensioni: il suo carapace raggiunge al massimo i 13 cm.



RICONOSCIMENTO DEL SESSO
I maschi hanno dimensioni maggiori delle femmine e possiedono gli scuti dorsali e laterali particolarmente inclinati, con macchie di colore irregolare e strisce retroculari più colorate.
Nel maschio, inoltre, l’apertura cloacale è posizionata verso l’apice della coda.

ALLOGGIO
La Sternotherus odoratus andrebbe preferibilmente allevata all’aperto nel periodo caldo.
Il laghetto dovrebbe avere dimensioni minime di 3 m x 2 m e una profondità di almeno 1 m con circa 30 cm di fondo fangoso. Bisognerebbe predisporre dei tronchi che emergono dall’acqua. Dovrebbe essere collocato in una zona soleggiata, ma devono essere presenti anche delle zone d’ombra.
Per evitare fughe il laghetto dovrebbe essere recintato (50 cm di altezza e almeno 30 cm sotto terra).
Al chiuso queste tartarughe possono essere alloggiate in un acquaterrario di almeno 50 cm x 30 cm. Ci deve essere una buona parte emersa ed il livello dell’acqua deve permettere alla tartaruga di respirare tenendo le zampe posteriori ancorate a terra.
La parte emersa dovrebbe essere costituita da sassi o tronchi, una parte con sabbia o terra per permettere alla tartaruga di scavare. Dovrebbe essere presente una lampada UVB (5%) ad una distanza massima di 30 cm ed accesa per 10-12 ore al giorno. Per creare un gradiente di temperatura si può anche porre uno spot caldo.
La temperatura dell’acqua dovrebbe essere compresa tra i 22 ed i 28°C.
In acqua sarebbe opportuno mettere dei nascondigli.

ALIMENTAZIONE
Questa tartaruga è onnivora, ma soprattutto carnivora.
La sua dieta in natura prevede vermi, lumache, molluschi bivalvi, crostacei, insetti acquatici, pesci e piante acquatiche.
In cattività si possono somministrare insetti di vario tipo, pesci di acqua dolce interi, gamberetti d’acqua dolce, girini, molluschi e cibi vegetali (es. tarassaco, cicoria, rucola, radicchio, piante acquatiche).
Importante è l’integrazione con carbonato di calcio.
I giovani devono essere nutriti giornalmente; gli adulti possono mangiare ogni 3 giorni.



RIPRODUZIONE
La femmina depone da 1 a 9 uova in natura tra Marzo e Luglio (a volte anche tra Settembre e Dicembre). La deposizione avviene in terreno morbido (può essere allestito terriccio inumidito e smosso alto circa 20 cm).
Le uova schiudono nell’arco di 90-180 giorni.

CURE
È fondamentale far visitare la propria tartaruga dopo l’acquisto per accertarsi del suo stato di salute ed avere consigli sia sulla gestione che sull’alimentazione.

Successivamente sono consigliabili un paio di visite all’anno con un esame coprologico di controllo.

Articolo a cura dello Staff della Clinica Veterinaria Borgarello
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sabato 28 marzo 2020

Paralisi Del Nervo Facciale nel Cane e nel Gatto

Il nervo facciale è il settimo nervo cranico e ha come funzione quella di innervare sia a sinistra che a destra il muso del nostro cane o del nostro gatto e permettergli così un’ampia gamma di movimenti (dell’occhio, dell’orecchio, delle narici, delle labbra, etc…).
Dividendosi in due branche, una per il lato sinistro e una per il lato destro del muso, la paralisi può coinvolgere un solo lato, trattandosi quindi di paralisi monolaterale, oppure entrambi ed in questo caso si parlerà di paralisi bilaterale.
Come facciamo ad accorgerci se il nostro pet è affetto da questa patologia? I sintomi che primariamente ci colpiscono sono rappresentati dall’impossibilità per il nostro animale di eseguire movimenti facili e naturali come:

- chiudere le palpebre e ammiccare 
- direzionare le orecchie verso lo stimolo acustico 
- muovere le labbra

Più raramente si sono osservati sintomi quali blefarospasmo, retrazione del labbro e spasmi facciali.
E’ importante al fine di diagnosticare correttamente la patologia portare il proprio animale in visita così da poter valutare eseguendo un esame neurologico l’effettiva risposta dei nervi cranici e indagare la possibile causa.





Quali possono essere le cause di una paralisi del nervo facciale? Per molto tempo si è ritenuto che la causa primaria di paralisi del nervo facciale fosse IDIOPATICA, oggi sappiamo che le cause in realtà possono essere diverse:
-infezioni o infiammazioni dell’orecchio medio oppure corpi estranei che portano a lesione del nervo facciale 
-polipi nasofaringei (nel gatto soprattutto) 
-neoplasie dell’orecchio 
-neuropatie (da ipotiroidismo, sindrome di Cushing)
-traumi

Il veterinario neurologo eseguirà l’esame neurologico completo, l’esame otoscopico associati eventualmente alla diagnostica per immagini (radiografia, TC ed RMI).
Quale potrà essere la terapia?
A seconda della causa il medico propenderà più per una terapia medica (con utilizzo di antibiotici ed antinfiammatori) o per una terapia chirurgica (come nel caso dell’asportazione di un corpo estraneo, di un polipo o di una neoplasia). 



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martedì 3 marzo 2020

UROMASTICE: GUIDA ALLA GESTIONE (PRIMA PARTE)


L’uromastice è un sauro della famiglia Agamidae, originario delle zone desertiche dell’Africa Sahariana, Subsahariana e dell’Arabia Saudita.In base alla specie può avere dimensioni che vanno dai 30-35 cm dell’Uromastyx ocellata ai 75 cm dell’Uromastyx aegyptia. Gli Uromastyx sono dei buoni animali domestici, ma non sono consigliati per allevatori alle prime armi in quanto le loro necessità ambientali e dietetiche non vanno sottovalutate. In passato non superavano i 2-3 anni di età in cattività, ma oggi grazie ai miglioramenti gestionali, alcune specie possono vivere circa 10 anni.

FISIOLOGIA

Sono erbivori ad attività diurna, che occupano la maggior parte del tempo esposti al sole. In caso di necessità si nascondono in tane sottoterra per ripararsi dal troppo calore o dai predatori. Tendono a vivere in zone collinari e rocciose con buoni ripari e vegetazione, da cui possono trarre il loro nutrimento. Come per molti altri sauri, la loro colorazione può variare in base alla temperatura. La colorazione più scura consente loro infatti di assorbire più efficacemente la luce del sole e il calore. La loro coda caratteristica presenta delle spine, è muscolosa e pesante e può essere usata come arma contro eventuali avversari. Quando si sentono minacciati, colpiscono con la coda con grande velocità, vocalizzano e mostrano i loro piccoli denti.


ALLEVAMENTO

L’uromastice necessita di un terrario spazioso. Il terrario in cui viene tenuto il rettile deve replicare, per quanto possibile, il suo habitat naturale, cosa sempre impossibile da fare in modo perfetto in un ambiente tanto ristretto. Indicativamente per un esemplare adulto le dimensioni dovrebbero essere di 100 cm x 40 cm x 45 cm di altezza. L’allestimento deve essere tale da non complicare le operazioni di pulizia, che se diventano troppo impegnative rischiano di essere rimandate con conseguenze deleterie per l’igiene. 

Gli uromastici vanno alloggiati in terrari quanto più ampi possibile, con le pareti lisce, facili da pulire e disinfettare; i materiali più usati sono il vetro, il plexiglas, la plastica e la fibra di vetro.
All’interno del terrario vanno collocati dei nascondigli, ad esempio vasi di coccio o scatole con un’apertura o cortecce d’albero. I nascondigli sono indispensabili per il benessere dell’animale perché gli forniscono un senso di sicurezza e riducono lo stress. Questi rettili amano scavare perciò è fondamentale valutare anche la profondità del substrato. In natura possono scavare tane di profondità pari anche a 3 m, quindi è consigliato consentire loro di espletare questo comportamento anche in ambiente domestico. Se ciò non fosse possibile vanno forniti loro dei ripari di dimensioni e numero adeguati.

ALIMENTAZIONE

L’uromastice è un rettile erbivoro. I piccoli possono essere anche insettivori, ma con la crescita iniziano a consumare essenzialmente vegetali. I vegetali devono essere il  più possibile variati. Si possono offrire ad esempio la cicoria, radicchio, insalata, indivia, rucola, scarola, coste, carote e zucchine, tarassaco, peperoni e vari tipi di frutta. Il tutto va tagliato in piccoli pezzi e mescolato con cura. Si possono somministrare anche fiori, legumi, granaglie, piante aromatiche. Foglie e verdure vanno preparate e cambiate giornalmente. I legumi e le granaglie vanno forniti con una frequenza ridotta rispetto agli altri vegetali, una volta ogni 15 giorni. La dieta deve essere integrata con calcio carbonato, un integratore comunemente in vendita nelle farmacie, e un prodotto minerale-vitaminico.
Gli uromastici non necessitano di grandi quantità di acqua. In condizioni normali la quota di acqua necessaria viene assunta dalla dieta e non deve essere integrata. Lasciare una ciotola nel terrario può aumentare l’umidità portando danni pericolosi. Spesso preferiscono bere le goccioline di acqua spruzzate nel terrario o direttamente sulla testa con cadenza settimanale.
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martedì 25 febbraio 2020

Coronavirus nel cane e nel gatto



Visti i fatti recenti, oggi vogliamo parlarvi del Coronavirus nei nostri animali da compagnia (in particolare cane e gatto) e fare luce su alcuni dubbi che spesso possono sorgere.
  •     Che cos’è il Coronavirus?

Con il termine Coronavirus si indica una famiglia di virus molto ampia.
Sono virus RNA a filamento positivo, con aspetto simile a una corona al microscopio elettronico. I Coronavirus sono stati identificati a metà degli anni '60 e sono noti per infettare l'uomo ed alcuni animali (inclusi uccelli e mammiferi). Le cellule bersaglio principali sono quelle del tratto respiratorio e gastrointestinale. Nell’uomo questi virus possono causare malattie da lievi a moderate (dal banale raffreddore a sindromi respiratorie più gravi).Nel cane e nel gatto  possono causare sintomatologia gastroenterica da una lieve o moderata (di solito diarree) a patologie molto gravi (soprattutto nel gatto).Solitamente sono virus specie-specifici (non si trasmettono tra specie diverse) salvo alcuni casi.



  •     Come si trasmettono i Coronavirus?

Nell’uomo la trasmissione avviene principalmente attraverso il contatto stretto con una persona malata. Il virus viene trasmesso attraverso la saliva,tosse,starnuti,il contatto con mani contaminate,contatti diretti personali.
Nel gatto a trasmissione avviene sia direttamente tra gatto e gatto che indirettamente con feci e secrezioni oro-nasali in colonie di gatti o ambienti affollati. Nel cane si trasmette unicamente per trasmissione orofecale, ed è in grado di persistere nell’ambiente per almeno 6 mesi.

  •     Quali sintomi presentano cane e gatto?

Nel gatto i sintomi più comuni sono quelli attribuibili ad  una patologia enterica, generalmente autolimitante, che colpisce i giovani gatti. A volte la co-infezione di differenti ceppi di Coronavirus nello stesso soggetto  e le mutazioni genetiche possono  dare luogo alla formazione di nuovi biotipi/patotipi e di conseguenza l’insorgenza di patologie gravi come la FIP (peritonite infettiva felina), malattia spesso letale per il gatto.
Per maggiori informazioni riguardo alla FIP rimandiamo all’articolo specifico (http://tgvet.blogspot.com/2009/12/fip-peritonite-infettiva-felina.html).

Nel cane il virus percorre l’apparato e si posiziona nell’intestino, che è la sua sede definitiva in cui inizia a riprodursi danneggiare l’organismo del cane. I sintomi dell’infezione da Coronavirus (diarrea,febbre,inappetenza,abbattimento) sono molto comuni da altre infezioni virali.


  •      Quali sono le raccomandazioni per la gestione del rapporto uomo/animale domestico?
Sebbene si possa ipotizzare che il coronavirus umano possa originare da un serbatoio animale (di solito animali selvatici), il contagio è soprattutto specie-specifico (uomo-uomo o animale-animale). Attualmente non c’è motivo di pensare che qualsiasi animale da compagnia possa contagiare l’uomo e viceversa (al momento non vi sono evidenze scientifiche che animali da compagnia abbiano contratto l’infezione o possano diffonderla).

Ciò nonostante in caso di presenza accertata di Coronavirus valgono le norme igieniche atte alla prevenzione della diffusione di agenti patogeni.
Si raccomanda di lavare le mani frequentemente con acqua e sapone o usando soluzioni alcoliche dopo il contatto con gli animali.
Per maggiori informazioni sul Coronavirus rimandiamo alla pagina dedicata del Ministero Della Salute: http://www.salute.gov.it/portale/malattieInfettive/dettaglioFaqMalattieInfettive.jsp?lingua=italiano&id=228

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mercoledì 19 febbraio 2020

Terapia d'emergenza del Paziente con Distress Respiratorio Acuto

Il distress respiratorio nei piccoli animali malati è una vera emergenza che richiede rapida stabilizzazione, tempestivo riconoscimento e trattamento del problema sottostante, determinazione delle opzioni diagnostiche e terapeutiche e valutazione della prognosi.
Le prime fasi nel trattamento del paziente dispnoico includono il riconoscimento della compromissione del sistema respiratorio, l’esecuzione della visita fisica, la somministrazione dell’ossigenoterapia e l’ottenimento dal proprietario di un’anamnesi breve ma focalizzata.
Gli animali con distress respiratorio devono essere maneggiati con cautela per minimizzare lo stress e il tentativo di sottrarsi e la visita fisica iniziale può essere limitata alla valutazione delle mucose e del tempo di riempimento capillare, oltre all’auscultazione del torace.
E’ importante valutare la pervietà  delle vie aeree osservando se il paziente è in grado di muovere l’aria durante la respirazione, ma l’animale non va stressato cercando di aprirne la bocca.
Se viene diagnosticata un’ostruzione completa delle vie aeree, sono indicate in rapida sequenziale seguenti misure: sedazione, intubazione e possibilmente , ventilazione.




Importante è l’ auscultazione toracica, in particolare l’auscultazione del cuore per rilevare aritmie o soffi, l’auscultazione dei polmoni prestando particolare attenzione alle aree di ottusità o alla presenza di suoni polmonari anomali, come ad esempio crepitii o sibili, e l’auscultazione della trachea cervicale per rilevare suoni intensi che indicherebbero la possibile ostruzione delle vie aeree.
Molti pazienti dispnoici, soprattutto i gatti, sono intolleranti alla manipolazione. E’ quindi fondamentale l’ossigenoterapia in tutti i pazienti con compromissione respiratoria , a prescindere dalla causa del distress respiratorio. Se possibile inserire subito un catetere endovenoso periferico per fornire l’accesso vascolare
.




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martedì 11 febbraio 2020

GRAPTEMYS PSEUDOGEOGRAPHICA guida alla gestione


Graptemyspseudogeographica è una tartaruga acquatica chiamata anche tartaruga falsa carta geografica a causa del tipico disegno sulla testa.

E’ una specie di libera vendita.


ORIGINE E FISIOLOGIA
Graptemyspseudogeographica è una tartaruga originaria del Nord America.
Oltre a G. pseudogeographica esistono altre specie appartenenti al genere Graptemys, come G. geographica e G. ouachitensis,.
All’interno, poi, della specie G. pseudogeographicarientrano 2 sottospecie:
- G. p. pseudogeographica: anche chiamata “False MapTurtle”, presenta una linea gialla sulla testa che si ferma prima di passare sotto l’occhio e l’iride scuro con 2 puntini a lato della pupilla;

-G. p. kohni: anche chiamata “Mississippi MapTurtle”, presenta una linea gialla sulla testa che passa sotto l’occhio e l’iride giallo uniforme.


Sono molto frequenti incroci tra le due sottospecie.
Queste tartarughe sono generalmente timide e schive, perciò necessitano di vivere in un ambiente tranquillo.
Sono abili nuotatrici e passano molte ore al giorno a fare “basking” al sole.
In natura andrebbero in letargo da Novembre a Marzo.

Per quanto riguarda le caratteristiche morfologiche, oltre al caratteristico disegno di colore giallo che le contraddistingue,  presentano il piastrone di colore giallo (nei giovani può essere presente un disegno grigiastro), il carapace marrone-olivastro con una carenatura dorsale e gli scuti marginali sporgenti (aspetto dentellato).
Questa specie risulta particolarmente sensibile alle patologie oculari.

RICONOSCIMENTO DEL SESSO
I maschi hanno la coda di notevoli dimensioni e l’apertura cloacale posizionata verso l’apice.
Le femmine, invece, raggiungono dimensioni notevolmente maggiori dei maschi (fino al doppio: M fino a14 cm, F fino a28 cm).

ALLOGGIO
La Graptemyspseudogeographicapuò essere tenuta al chiuso in acquaterrario oppure all’esterno in laghetto.
Al chiuso queste tartarughe possono essere alloggiate in un acquaterrario di ampie dimensioni (almeno 100x50x50 cm). Deve prevalere la parte con l’acqua (profondità di circa 40 cm), in cui devono essere presenti degli appigli (es. legni).
E’ molto importante che l’acquaterrario sia dotato di un buon sistema di filtraggio.
La parte emersa dovrebbe essere costituita da sassi o tronchi ed una parte con sabbia o terra per permettere alla tartaruga di scavare. Deve essere anche dotata di una lampada UVA-UVB (5%) ad una distanza massima di 30 cm ed accesa per 10-12 ore al giorno e uno spot (es. 40 W) per creare un gradiente di temperatura.
In caso di gestione all’aperto (scelta ideale per questa tartaruga!) è necessario allestire un laghetto.
Il laghetto dovrebbe essere abbastanza grande, di dimensioni minime di 3 m x 2 m e con una profondità di almeno 1 m. Bisognerebbe predisporre delle zone semisommerse e vari appigli. L’ideale sarebbe che il laghetto fosse anche dotato di un sistema di filtraggio.Dovrebbe essere collocato in una zona soleggiata, ma devono essere presenti anche delle zone d’ombra.
Per evitare fughe il laghetto dovrebbe essere recintato (50 cm di altezza e almeno 30 cm sotto terra).

ALIMENTAZIONE
Questa tartaruga è principalmente carnivora. In natura si nutrirebbe di chiocciole acquatiche, molluschi, crostacei, piccoli pesci ed insetti acquatici. I vegetali (piante acquatiche) rappresentano una percentuale limitata nella dieta (maggiore negli adulti).
La dieta in cattività prevede piccoli pesci (da somministrare interi; es. latterini, alborelle), gamberi d’acqua dolce o salata, insetti, lombrichi e cibi vegetali (soprattutto in età adulta; es. piante acquatiche ed insalata).
Da piccole possono essere alimentate ogni giorno; da adulte invece 2-3 volte alla settimana.

RIPRODUZIONE
La femmina depone al massimo 10 uova. Avvengono fino a 3 deposizioni all’anno.
La deposizione viene effettuata in terreno morbido (può essere allestito terriccio inumidito e smosso alto circa 20 cm).
Le uova schiudono nell’arco di circa 90 giorni.

CURE
È fondamentale far visitare la propria tartaruga dopo l’acquisto per accertarsi del suo stato di salute ed avere consigli sia sulla gestione che sull’alimentazione.
Successivamente sono consigliabili un paio di visite all’anno con un esame coprologico di controllo.



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mercoledì 29 gennaio 2020

L'ovariectomia in laparoscopia veterinaria


L’ovariectomia in laparoscopia veterinaria è una tecnica chirurgica che prevede l’asportazione delle ovaie tramite accessi addominali di pochi millimetri. Attraverso questi piccoli accessi è possibile inserire la microtelecamera e gli strumenti di alta tecnologia che permettono l’identificazione delle ovaie e la loro asportazione.

In medicina veterinaria l’ovariectomia è uno degli interventi chirurgici più frequenti e spesso, a causa di molteplici fattori, viene ancora eseguito in chirurgia tradizionale.
Alla Clinica Veterinaria Borgarello, nella maggior parte dei casi, è possibile adottare la tecnica laparoscopica che presenta incredibili vantaggi rispetto la chirurgia convenzionale:
·  Minima breccia operatoria
·  Ridotto dolore post-operatorio
·  Minor rischio di infezioni
·  Minor incidenza di aderenze
·  Esplorazione completa della cavità addominale
·  Suture funzionali per evitare il collare di elisabetta
·  Ripresa rapida del paziente
·  Degenza ridotta


Nonostante i numerosi vantaggi di questa tecnica esistono delle situazioni
cliniche che non ne permettono l’applicazione incondizionata.
I casi in cui è sconsigliata l'applicazione della laparoscopia sono i seguenti:
§  Grave cardiopatia
§  Insufficienza polmonare
§  Instabilità emodinamica
§  Obesità
§  Emorragie addominali
§  Aderenze multiple
§  Peritonite settica

Per questo motivo, pochi giorni prima dell’ intervento, è necessario sottoporre il
paziente ad una serie di accertamenti al fine di verificare il rispetto dei criteri di idoneità. Gli esami prevedono:
Visita anestesiologica, Esami emocromocitometrico e biochimico completo, Esame elettrocardiogramma

Questa tecnica innovativa permette di affrontare la scelta chirurgica in totale armonia con il rispetto del benessere animale e oggi il proprietario può decidere di far percorrere al proprio cane la via operatoria meno accidentata aderendo al nostro programma di chirurgica mininvasiva.

Per saperne di più sull'ovariectomia in laparoscopia, e non solo, o richiedere un preventivo o anche solo per accertarti che il tuo pet possieda i requisiti necessari per essere incluso nel nostro programma di chirurgia mininvasiva collegati al link https://www.clinicaveterinariaborgarello.it/laparoscopia/

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martedì 14 gennaio 2020

Dacriocistite Nel Coniglio

Con il termine di dacriocistite si intende l'infiammazione del dotto naso lacrimale. Il dotto naso lacrimale è un piccolo canale che origina dall'orbita, attraversa l'osso lacrimale, l'osso mascellare e l'osso nasale dove sbocca. La sua funzione è quella di convogliare le lacrime dal punto lacrimale inferiore (un piccolo foro nella congiuntiva della palpebra inferiore a circa 3 mm del margine palpebrale, in prossimità del canto mediale), al naso.
Nel coniglio l'anatomia del dotto naso lacrimale stesso è un fattore predisponente alla dacriocisitite. Infatti l'andamento tortuoso attraverso le ossa lacrimale e mascellare e il restringimento del diametro in più punti, possono favorirne l' ostruzione. Inoltre il suo passaggio vicino alle radici dei denti mascellari e incisivi superiori e la presenza di radici dentarie aperte, fa si che possa venire coinvolto nei processi patologici a carico delle radici dentali.


anatomia del dotto naso lacrimale

La patologia può riguardare conigli di tutte le età e razza anche se è rara in soggetti molto giovani e le razze nane sono più suscettibili, probabilmente per la conformazione brachicefalica del cranio.
Generalmente ha una presentazione monolaterale ma può presentarsi anche bilateralmente. Ha un'insorgenza graduale e il proprietario può notare che un occhio da parecchi giorni è più bagnato o sporco e il coniglio mangia meno. In seguito lo scolo oculare può diventare spesso, biancastro e appiccicoso e può conglutinare il pelo del canto mediale. Il coniglio può presentare contemporaneamente segni di malattia dentale come salivazione eccessiva, anoressia, perdita di peso e ridotta pulizia.
L'esame oculistico conferma la presenza di scolo muco purulento a livello del canto mediale, può essere anche presente iperemia congiuntivale o ulcere corneali. Esercitando pressione sul punto naso lacrimale inferiore può fuoriuscire materiale purulento. Le strutture interne dell'occhio sono nella norma ma può esserci un' uveite riflessa lieve.



aspetto clinico: scolo muco purulento al canto mediale dell'occhio

È importante eseguire anche un esame clinico generale ponendo particolare attenzione al controllo dei denti. Problemi di mal occlusione predispongono a crescita continua delle radici dei denti incisivi e molari che possono in questo modo entrare in contatto con il dotto.
Oltre alle patologie dentali un'altra causa di dacriocistite sono le infezioni batteriche miste: le lacrime che ristagnano nel dotto, a causa di un mancato drenaggio, possono infatti infettarsi.
La terapia prevede una serie di lavaggi ripetuti con soluzione salina sterile del dotto naso lacrimale, previa anestesia locale, finchè non viene eliminato tutto il materiale intrappolato nel dotto. In seguito si associa una terapia antibiotica locale e sistemica ad ampio spettro per 1-2 settimane. È utile eseguire un ulteriore lavaggio a distanza di 2-3 settimane.
In caso di dacriocistite secondaria a patologie dentali potrebbero essere necessarie delle estrazioni dentali.


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