venerdì 11 dicembre 2009

Emobartonellosi

Il responsabile della malattia è il Mycoplasma haemofelis, un microorganismo parassita dei globuli rossi.
I gatti possono contrarre l’emobartonella:
· Attraverso le pulci
· Durante la gravidanza, per via transplacentare
· Durante il parto per contatto di sangue dalla madre infetta al gattino
· Durante l’allattamento
· A causa di trasfusioni di sangue infetto
Non è ancora del tutto noto come avvenga la trasmissione della malattia da gatto a gatto. Le gatte clinicamente malate possono infettare i gattini ma non è stato determinato se la trasmissione avvenga in utero, durante il parto o attraverso l’allattamento. E’ stata ipotizzata la trasmissione attraverso il morso. I combattimenti e l’infestazione di pulci hanno un ruolo nella trasmissione dell’infezione.
Il tempo che intercorre fra l’inoculazione e la parassitemia è solitamente di 6-17 giorni.
I microorganismi si fissano alla superficie della membrana eritrocitaria ed inducono un danno strutturale, che abbrevia la vita dei globuli rossi e provoca la perdita di emoglobina.
L’esposizione e l’alterazione degli antigeni associati alla membrana eritrocitaria determinano la produzione di autoanticorpi che rivestono gli eritrociti e possono dare inizio a un’emolisi.
Gli anticorpi fissati alle membrane degli eritrociti possono causare l’agglutinazione, inibendo la circolazione dei globuli rossi attraverso la milza ed altri letti vascolari.
La maggior parte della perdita degli eritrociti è dovuta alla loro fagocitosi nella milza.
Segni e sintomi
L’anemia infettiva felina, causa anemia che si può accompagnare a febbre nei primi stadi della malattia. I segni clinici includono stanchezza, depressione, riduzione del’appetito, e pallore delle mucose , talvolta associati a perdita di peso o manifestazioni respiratorie. Tali segni clinici sono comuni a molte altre patologie che causano anemia e non specifici dell’emobartonellosi. Altri segni clinici possono essere aumento di volume della milza e dei linfonodi.
Le prime due o tre settimane dall'infezione sono asintomatiche: il gatto sta apparentemente bene. Alcuni gatti riescono a rimanere in questa fase per molto tempo, anche per tutta la vita: nonostante si siano infestati con Mycoplasma haemofelis non manifestano alcun problema. Sono per questo detti portatori sani.
La maggior parte dei gatti però non rimane asintomatica e, presto o tardi, svilupperà la malattia. A volte è necessario un fattore stressante, come una malattia o un intervento chirurgico.
L'emobartonellosi inizia con una fase acuta caratterizzata da una grave anemia che può anche portare a morte il gatto. I parassiti infatti si legano alla membrana dei globuli rossi, danneggiandoli e rendendoli così soggetti all'azione della milza che li distrugge.
Se l'animale non muore durante la fase acuta inizia la fase di guarigione nella quale i globuli rossi non vengono più alterati ed Mycoplasma haemofelis viene imprigionato nella milza, senza tuttavia venire eliminato del tutto.
Nonostante il gatto cominci a stare meglio e l'anemia a risolversi, il parassita è quindi ancora presente e può rimanere anche per anni. Fattori stressanti possono quindi causare un calo delle difese immunitarie del micio e una conseguente ricomparsa della fase acuta della malattia.
I gatti a rischio sono quelli che possono uscire all’aperto, ma non sono fuori pericolo quelli che vivono esclusivamente in casa.
La stagione più a rischio è la stagione calda, dove il numero di pulci è più elevato.
Diagnosi
Il primo passo sarà quindi quello di effettuare un esame del sangue (emocromocitometrico) che ci rivelerà con certezza la presenta di una grave anemia.
Il volume dei globuli rossi rispetto a tutto il volume del sangue (ematocrito) appare molto diminuito: valori normali si aggirano attorno al 37%, ma in caso di anemia da emobartonellosi si può scendere addirittura sotto il 15% rendendo necessaria una trasfusione.
Il midollo rosso, deputato alla formazione di nuovi globuli rossi, cercherà quindi di compensare la grave anemia aumentando al massimo delle sue possibilità la formazione di nuovi globuli rossi. La situazione è talmente urgente che il midollo, per fare più in fretta, rilascerà nel sangue globuli rossi immaturi, i reticolociti. Nell'esame del sangue i reticolociti, normalmente assenti, o quasi, appariranno molto aumentati, segno che il midollo sta reagendo per cercare di compensare l'anemia.
Dall'esame del sangue possiamo quindi avere la certezza che il gatto ha una grave anemia rigenerativa, segnalata da:
basso ematocrito
alto numero di reticolociti
Tuttavia questo non è ancora sufficiente per avere una diagnosi, perchè l'emobartonellosi non è l'unica malattia che causa anemia rigenerativa. La diagnosi certa può quindi essere fatta in due modi:
Esame parassitologico diretto: consiste nel vedere le Mycoplasma haemofelis attaccate ai globuli rossi. La tecnica è molto semplice: si preleva una goccia di sangue, si striscia un vetrino, lo si colora e lo si guarda al microscopio. Tuttavia, anche se il gatto è infetto, non sempre si riesce a vedere il parassita al microscopio, perché la sua comparsa nel sangue è ciclica, non costante. Inoltre molti artefatti presenti nello striscio di sangue possono essere confusi con questi organismi.
PCR (polimerase chain reaction): è in assoluto il metodo più sicuro per diagnosticare l'emobartonellosi.Consiste nella ricerca del DNA del parassita nel sangue del micio, è quindi sufficiente un semplice prelievo di sangue.
E' un'ottima tecnica che da risultati attendibili sia in caso di negativi, sia in caso di positivi.
Trattamento Per trattare la FIA si utilizzano farmaci antibiotici. Il farmaco di elezione è la doxiciclina somministrata alla dose di 10 mg/Kg PO ogni 24 ore per tre-quattro settimane. Un altro farmaco che si può utilizzare è l’enrofloxacina alla dose di 10 mg/kg PO ogni 24 ore per periodi fino a 28 giorni. In associazione agli antibiotici si possono somministrare corticosteroidi, al fine di sopprimere la distruzione immunomediata dei globuli rossi alla dose di 1-4 mg/Kg/die per 1-2 settimane fino a che l’emolisi cessa. Per verificare l’efficacia del trattamento può essere utilizzata la tecnica della PCR.
Nei gatti in cui l’anemia è molto grave può essere necessaria la somministrazione di ossigeno e l’infusione endovenosa di liquidi. Allo stesso modo è importante fornire un trattamento di supporto, una corretta alimentazione e una reidratazione adeguata nel caso di animali disidratati. Prevenzione Dal momento che non sono del tutto chiari i meccanismi di trasmissione, è difficile stabilire le linee di prevenzione. E’ opportuno prevenire le infestazioni da pulci e limitare le aggressioni tra gatti.

a cura della dott.ssa Daniela Ferrari
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