sabato 12 dicembre 2009

FIP peritonite infettiva felina

L’agente causale della FIP è un coronavirus felino (RNA virus) frutto di una mutazione di un FEcV ( feline enteric corona virus): agente causale di una patologia enterica, generalmente autolimitante, che colpisce i giovani gatti. La mutazione avviene nel singolo gatto e sembra legata alla carica virale, alla virulenza e soprattutto a situazioni di stress.
La struttura antigenica dei due ceppi è molto simile: probabilmente sono biotipi differenti di un singolo virus: biotipo enterico e biotipo sistemico. La forma mutata dal tipo enterico a quello sistemico è il virus della FIP: malattia che deve essere considerata ad alta patogenicità ma di scarsa infettività. La prognosi, a media lungo termine della FIP deve essere ritenuta infausta.
E’ una malattia con scarsa infettività, anche se vi sono rari casi in cui avviene la disseminazione enterica di virus patogeno da parte di un gatto ammalato. Nell’ambiente il virus viene rapidamente inattivato dal contatto con detergenti e disinfettanti.
Colpisce in modo prevalente gatti giovani: 6 – 24 mesi, l’80 % dei gatti con FIP ha meno di due anni: si può manifestare comunque a qualunque età.Patogenesi:La FIP è una vasculite da immunocomplessi che colpisce i felini sia domestici che selvatici. Si manifesta in un 5 – 10 % dei gatti con infezioni da coronavirus. La trasmissione avviene sia direttamente tra gatto e gatto che indirettamente con feci e secrezioni oro-nasali in colonie di gatti o ambienti affollati. L’ingresso dell’agente infettante è la via oronasale e da qui si diffonde replicandosi nei tessuti faringei, respiratori ed enterici.Anche se solitamente il virus enterico è altamente infettante, esistono dei gatti resistenti: infatti il 4% dei gatti sembra essere del tutto resistente all'infezione da coronavirus. Il virus colpisce i macrofagi del SRE: da qui la formazione di anticorpi che dando immunocomplessi sono la causa delle lesioni (ipersensibilità tipo Arthus). Con il loro deposito a livello delle pareti vascolari si hanno delle vasculiti che tendono a peggiorare sino a diventare perivasculiti necrotizzanti. Interleukine e prostaglandine sono i fattori che contribuiscono al deterioramento della situazione. A seconda dell’evoluzionedella malattia clinicamente si hanno due forme:
- una forma secca
- una forma umida
Ci sono molte variabili che entrano in gioco per determinare la gravità e l’evoluzione dell’infezione: ceppo virale, dose, via di contagio, età, infezioni concomitanti come FELV e FIV, stress ambientale, e forse anche una certa predisposizione genetica.Gli ambienti sovraffollati come le colonia sono legati ad alte incidenze di sieropositività, con titoli anticorpali più elevati rispetto a quelli riscontrabili in gatti che vivono in ambienti più controllati.FIPHisto1
In questi ambienti il contagio è più facile (risulta più facile anche la mutazione del virus).Sintomi:
generalmente di natura aspecifica soprattutto nelle fasi iniziali: una costante è la presenza di rialzo febbrile poco o non controllabile, anoressia, dimagramento, vomito, diarrea, anemia, letargia.
Si manifesta con due forme:
1. Umida o essudativa presente nei ¾ dei gatti colpiti, si verifica quando prevale la risposta umorale su quella cellulo-mediata. Il liquido ricco di proteine proviene da una aumentata permeabilità vascolare, si accumula sia a livello della cavità peritoneale che a livello della cavità pleurica. Secondariamente si instaura una sierosite fibrinosa ed un interessamento degli organi oddominali o toracici.
2. Secca o granulomatosa presente nel restante quarto dei gatti, in cui prevale la risposta cellulomediata che provoca lesioni piogranulomatose diffuse a diversi organi: la sintomatologia varia a seconda dell’organo colpito. Ittero ed epatomegalia se interessato il fegato, nefromegalia e sintomi renali, se colpito l’occhio uveite, ipopion, ifema, se colpisce il sistema nervoso causa meningo encefalite multifocale con possibilità di atassia, convulsioni ecc..
Come complicanza può comparire una coagulazione intravasale disseminata (DIC)L'infezione da coronavirus ha 3 possibili esiti:
1. La grande maggioranza dei gatti produce anticorpi sistemici e riesce a debellare l'infezione da corona virus e dopo un periodo di tempo variabile il titolo degli anticorpi ritorna a zero. 2. Il gatto diventa un portatore a vita di coronavirus (il 13% dei gatti infetti). Questi gatti eliminano continuamente il coronavirus attraverso le feci e si mantengono per lo più perfettamente sani, anche se alcuni possono avere una diarrea cronica.
3. Il gatto sviluppa la FIP che nel lungo periodo è invariabilmente fatale: prospettiva di vita fino ad 1 anno nelle forme granulomatose, e solo di alcune settimane nella forma umida. Diagnosi La diagnosi è difficile. Nelle forme piogranulomatose può anche essere impossibile. Nella letteratura si riporta che in assenza di esame istopatologico la malattia si può solo sospettare e si devono assemblare anamnesi, segni clinici e sierologia. Negli ultimi anni l’uso della PCR permette di raggiungere la diagnosi con sufficiente accuratezza ed in modo relativamente semplice.Rilievi ematici:
L’esame emocromocitometrico mostra alterazioni aspecifiche: neutrofilia, linfopenia, anemia normocromica/normocitica nel 50% dei gatti ed alcune volte piastrinopenia.Si può rilevare una iperglobulinemia policlonale: altamente sensibile ma poco specifica.Il versamento (forme umide) presenta le caratteristiche di un essudato: liquido giallo/dorato, vischioso, con fiocchi di fibrina, le cellule presenti sono solitamente neutrofili, linfociti e macrofagi. Si può effettuare l'elettroforesi delle proteine del versamento che con proteine maggiori di 3,5 gr/dl e globuline maggiori del 50 % va considerata positiva tenendo conto di una specificità del 13 – 71% perché anche flogosi croniche e neoplasia possono dare quadri simili. Un esame che senza dubbio può avvalorare la diagnosi è l’uso della PCR sul versamento che conferma o meno la presenza di un coronavirus ( non distingue tra FeCV e FIP).
Unico metodo definitivo: esame istopatologico dei tessuti colpiti e conseguente indagine immuno-istochimica del tessuto.Esami sierologici: Gli anticorpi indotti dalla FIP sono indistinguibili da quelli indotti dal FeCV, forma gastro enterica molto più frequente. I portatori possono avere titolo basso o assente, gli animali con forma clinica in atto hanno di solito un alto titolo anticorpale mentre quelli con forme cliniche gravi possono essere avere tutti gli anticorpi legati ai virus e dare quindi titoli molto bassi. Gli anticorpi compaiono 7-10 gg. l'ingresso dell’agente eziologico. Il test è di scarsa utilità per il riconoscimento dei gatti portatori della forma enterica. Sono stati descritti casi in cui il titolo anticorpale IFAT è diminuito solo 25 mesi dopo che l'animale aveva smesso di espellere il virus. Vanno considerati positivi se il titolo è > 1.600 - 1:3.200 Metodica ELISA: ci sono test disponibili per uso ambulatoriale sono di tipo semiquantitativo: la positività equivale ad un titolo IFA >/= a 1:3.200. Esame virologico:Si può utilizzare l’immunofluorescenza diretta sul versamento o su un prelievo bioptico: non di semplice attuazione.
Ultimamente la RT-PCR è diventata la metodica di 1° scelta: si può eseguire su versamenti, liquor, feci, aspirati linfonodali e organi. Il ritrovamento dei FcoV su sangue periferico, sia di esito positivo o negativo, è di scarso significato clinico, perchè il coronavirus enterico può localizzarsi anche in fegato, milza e reni e può circolare nel sangue (fino al 37% dei gatti sani presenti in una colonia). Non esiste una PCR specifica per la FIP, perchè è impossibile discriminare tra la forma enterica e la forma mutata che causa la FIP. Sembra essere bassa la probabilità di ritrovare il FeCV sia nel liquor che nei liquidi di versamento. Un gatto con un'alto carico infettante di FeCV avrebbe una probabilità più alta di sviluppare la FIP, considerando che vi sarebbero un numero più alto di organismi suscettibili alla mutazione che fa avvenire la FIP (soggetti con titoli anticorpali > 3200).Diagnosi differenziale Possono presentare segni clinici simili alla forma effusiva le cardiomiopatie, le epatopatie, le neoplasie epatiche, il linfosarcoma timico e le rare micosi sistemiche. Terapia Molte volte si attua una terapia sintomatico/palliativa a base di diversi farmaci utili per ridurre i sintomi, controllare l’ipertermia e migliorare le condizioni di vita del gatto. (cortisonici, FANS, immunosoppressori, antibiotici, vitamine ecc..).
Negli ultimi anni si sta iniziando ad utilizzare un antivirale: l’interferone felino. I protocolli in uso prevedono l’uso di 1 milione di unità/kg q48h SC per 4 settimane e poi una volta a settimana per mesi. La terapia antivirale viene associata a corticosteroidi, fans e antiossidanti da valutare sul singolo caso. Profilassi
Lo screening di massa ha scarsa validità a causa della cross-reazione tra FIP e FEcV; può avere un significato solo nelle comunità, per creare un gruppo free. In caso di colonie è sufficiente testare in modo random 1/3 – ¼ dei gatti: se vi sono sieropositivi, è sicura la presenza del virus in tutto il gruppo. L’igiene ambientale è molto importante, a partire da un numero adeguato di lettiere, dalle quali si tolgano le deiezioni una volta al giorno e che vengano lavate e disinfettate una volta a settimana. Isolare le gatte gestanti sieropositive prima del parto e sottrarre i gattini dopo 3-4 settimane di vita (il contagio non avviene per via transplacentare ma nel periodo perinatale). La bontà della procedura si valuta con un test sierologico sui gattini, da eseguire dopo le 10 settimane. Questa tecnica di svezzamento precoce ha prevedibilmente degli effetti disastrosi sul futuro comportamento dei gattini Gestione dei gatti sieropositivi: Un gatto sieropositivo può negativizzarsi in qualsiasi momento tra 3 mesi e qualche anno. Può essere testato ogni 3-6 mesi. Un gatto sieronegativo non dovrebbe emettere il virus enterico con le feci. Il 33% dei gatti sieropositivi emette il virus con le feci. Esiste una piccola percentuale di gatti che è disseminatore a vita. Negli USA è disponibile un vaccino a somministrazione intranasale: la replicazione avviene solo nelle vie nasali. Si è dimostrato efficace se la dose infettante del virus è bassa, inoltre la sua efficacia è limitata dal fatto che va somministrato alla 16° settimana, quando la maggior parte dei gatti a rischio sono già infetti. Una valutazione sull’utilità di questo vaccino è difficile per le peculiarità della patologia: scarsa morbilità, variabile patogenicità dei diversi ceppi virali esistenti (il vaccino è preparato a partire dal sierotipo II, che è meno frequente del sierotipo I), diversa sensibilità individuale ….
Per terminare voglio ricordare che non eseste un esame che da solo ci dice che un gatto ha sicuramente la FIP ma soprattutto non c’è modo per diagnosticare una FIP prima che compaia la forma clinica.
Ulteriori informazioni sull'uso della PCR potete trovarle su http://www.sanmarcovet.it/
A cura dello staff
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