venerdì 18 dicembre 2009

La clamidiosi felina


La clamidiosi è una malattia a carattere infettivo provocata da un batterio intracellulare obbligato, Gram negativo, “Chlamydophila felis” (nuova denominazione di Chlamydia psittaci var. felis). Chlamydia è primariamente un patogeno della congiuntiva oculare del gatto sebbene possa provocare sintomi respiratori per coinvolgimento delle vie aeree superiori spesso in co-infezioni con virus respiratori (complesso Herpesvirus, Calicivirus, Chlamydia).
Studi epidemiologici mostrano che il 5-10% dei gatti ha avuto una recente esposizione con questo microrganismo, isolato comunemente dalla congiuntiva. Il 50% dei gatti colpiti ha un’età minore di 6 mesi. Gli anticorpi non sembrano essere protettivi, quindi sono possibili infezioni ricorrenti in gatti adulti e l’eliminazione del patogeno nell’ambiente può continuare per 8 mesi e occasionalmente più a lungo. Anticorpi materni sembrano proteggere i gattini contro l’infezione per un periodo di circa 5-8 mesi dalla nascita.
Per l’instaurarsi dell’infezione è necessario il contatto diretto tra gatti tramite le secrezioni oculari infette oppure i microrganismi possono essere veicolati a livello della congiuntiva di animali suscettibili con lo starnuto. C. felis ha infatti un limitato periodo di sopravvivenza fuori dall’ospite (<24 ore): ciò fa si che la propagazione indiretta non sia un problema; inoltre è sensibile ai comuni disinfettanti.
A seguito del contatto diretto con le secrezioni di un gatto infetto il periodo di incubazione varia da 4 a 14 giorni circa.

clamidiosi felina


L’epitelio congiuntivale è il bersaglio primario, in cui i batteri si replicano causando distruzione delle cellule e fenomeni infiammatori. La risposta dell’organismo è principalmente di tipo cellulo-mediata.
I segni clinici coinvolgono inizialmante un solo occhio per poi passare ad entrambi e sono caratterizzati da congiuntivite con scolo oculare sieroso poi mucopurulento, blefarospasmo e chemosi molto marcata nei casi più acuti. A volte è possibile febbre e inappetenza.
Secondariamente si può sviluppare iperemia e follicolite congiuntivale cronica fino ad arrivare ad ulcerazione della cornea.
Spesso però la patologia è autolimitante e può risolversi senza trattamento.
Quando è presente un coinvolgimento dell’apparato respiratorio sono possibili un modico scolo nasale, starnuti, tosse fino ad una polmonite subclinica molto lieve che di solito viene rilevata solo istologicamente.
C. felis, oltre alla localizzazione oculare, è stata anche isolata da altri epiteli e mucose, tra cui il polmone, il tratto gastrointestinale in cui non sembra avere un ruolo patogeno, e l’apparato riproduttivo in cui sembra invece portare ad infertilità nei gatti (insuccesso riproduttivo, aborto).
Il trattamento per via sistemica della clamidiosi offre maggiori garanzie di successo; è fondamentale però che tutti i gatti che vivono a contatto tra loro o in colonie siano trattati. Essendo un microrganismo intracellulare, con un ciclo vitale che attraversa varie fasi durante le quali si rivela diversamente sensibile all’azione degli antibiotici, il trattamento risulta essere di lunga durata. Gli antibiotici di prima scelta sono le tetracicline: doxycyclina, ossitetraciclina. Il trattamento deve essere effettuato fino a due settimane oltre lo scomparire di tutti i segni clinici e durare nel complesso almeno 4 settimane; spesso occorre ripeterlo a cicli per evitare la comparsa di recidive. La terapia antibiotica in gruppi di animali o in colonie è spesso onerosa e riesce solo a limitare l’impatto clinico della patologia, ma non riesce ad eradicarla. In ambienti a rischio di Clamidiosi dove i gatti vivono in condizioni di sovraffollamento (pensioni, allevamenti o esposizioni feline) è quindi consigliabile la profilassi vaccinale.

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