martedì 1 marzo 2011

Asma felina

L'asma può essere definita come una malattia reversibile ostruttiva che colpisce le basse vie aeree: è caratterizzata da una reazione bronchiale eccessiva con conseguente limitazione del normale flusso d'aria per concomitante presenza di infiammazione, sovraproduzione di muco e riduzione del diametro dei bronchi a causa della contrazione muscolare (muscolatura liscia) delle pareti. image

E' una condizione piuttosto infrequente nel regno animale ed è stata descritta soltanto nell'uomo e nei felini.

Da un punto di vista clinico, l'asma felina si manifesta con la presenza di tosse (saltuaria o quotidiana), respirazione sibilante, intolleranza all'esercizio fisico e distress respiratorio che possono risolversi spontaneamente o in risposta ad un trattamento medico. Questi segni talvolta appaiono in toto, altre volte singolarmente. L'asma può manifestarsi in gatti di qualsiasi età, ma sembrerebbe essere più frequente in quelli giovani o di mezza età. La razza Siamese è quella maggiormente segnalata per casi di asma, il che suggerirebbe una predisposizione genetica, analogamente all'uomo.

Come in medicina umana, la fisiopatologia dell'asma felina non è del tutto conosciuta: è causata da una reazione immunitaria sproporzionata nei confronti di un allergene (spesso non identificabile), che genera alterazioni chimiche e strutturali specifiche dell'albero tracheobronchiale.

Gli eventi patogeni associati all'asma sono sostanzialmente tre: alterazione della risposta immunitaria (con conseguente infiammazione cronica), squilibrio del sistema adrenergico-colinergico (che determina contrazione della muscolatura liscia, vasodilatazione e contribuisce all' aumento della produzione di muco) e iperplasia e/o ipertrofia delle cellule muco secernenti (con aumento delle mucine immagazzinate e secrete nell'espettorato). Il risultato di questi eventi è una ventilazione inappropriata con grave distress respiratorio.

Nel caso, poi, di un blocco completo di un bronco principale si avrà atelettasia nel lobo polmonare corrispondente, dovuta all'incapacità dell'aria di entrare e uscire. Un'altra caratteristica tipica dell'asma nel gatto è la disfunzione espiratoria: normalmente durante l'inspirazione il calibro delle vie aeree è maggiore rispetto all'espirazione. In una situazione di diametro ridotto, quale avviene nell'asma, durante l'espirazione si può verificare un'ostruzione totale del bronco, con intrappolamento dell'aria negli alveoli polmonari: questo è il motivo per cui, in corso di crisi asmatica, il soggetto aumenta in maniera così vistosa gli sforzi respiratori. Nei casi più gravi, l'eccesso di pressione intraluminale può addirittura portare a dilatazione permanente delle vie aeree e alla perdita delle strutture di supporto elastiche (enfisema). image

Non esistono test specifici per l'asma felina: l'iter diagnostico si avvale di numerosi ausili che servono per differenziarla da altre patologie respiratorie, tra cui l'esame fisico dell'animale, esami ematologici, esame delle feci (per escludere parassiti polmonari), radiografie toraciche. La broncoscopia viene raramente presa in considerazione nei soggetti con asma a causa del rischio troppo elevato rispetto agli effettivi benefici. Anche il lavaggio endotracheale o tracheobronchiale risultano difficilmente patognomonici in corso di asma felina. Quando il gatto manifesta sintomi respiratori ascrivibili ad asma, è possibile eseguire un trattamento ex adiuvantibus con un broncodilatatore: normalmente si utilizza la terbutalina a 0,01mg/kg EV, IM o SC con scomparsa dei segni clinici nel giro di 10-30 minuti.

Per quanto concerne la terapia tende a variare a seconda della gravità della condizione del soggetto asmatico. Le strategie adottate tendono primariamente a sopprimere l'infiammazione e risolvere la broncocostrizione. Nei casi acuti gravi si interviene con ossigeno in tenda (metodo di somministrazione poco stressante) e broncodilatatori (terbutalina o albuterolo) che mirano a stabilizzare il paziente. Nelle terapie a lungo termine i corticosteroidi (prednisolone e desametazone), associabili con broncodilatatori, risultano ancora i farmaci di prima scelta.

A cura della Dr.ssa M. Chiapasco

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