venerdì 2 agosto 2013

Virus dell’Immunodeficienza Felina-FIV (I parte)

 

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Iniziamo oggi ad affrontare il discorso sull'immunodeficienza felina  che rappresenta un capitolo vasto ed importante nell'ambito delle malattie infettive del gatto.

Il FIV (Feline Immunodeficiency Virus) è un retrovirus della sottofamiglia dei lentivirus, specifico dei felini, responsabile di una sindrome da immunodeficienza acquisita (AIDS) e diffuso in tutto il mondo. FIV condivide molte caratteristiche morfologiche e biochimiche col virus dell'immunodeficienza umana (HIV) sebbene siano antigenicamente differenti; non è mai stata provata trasmissione interspecifica (uomo-gatto e viceversa) quindi sono definibili altamente specie specifici. La patogenesi delle infezioni sostenute da questi virus è molto simile ed è caratterizzata da un lungo periodo senza sintomi clinici: per tale ragione la specie felina rappresenta un ottimo modello per gli studi sull'HIV.

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Il virus dell'immunodeficienza felina ha come principale via di trasmissione quella orizzontale - diretta attraverso morsi e graffi soprattutto in occasione di combattimenti e lotte, ma anche di accoppiamenti. Studi epidemiologici hanno dimostrato che la prevalenza di FIV è influenzata dallo stile di vita dei gatti in una data popolazione: la vita libera (fuori e dentro casa o selvatici) favorisce la diffusione della malattia. I maschi interi sono soggetti a maggior rischio e ,in generale i maschi risultano da 2 a 4 volte più infettati delle femmine; solitamente i gatti adulti vengono colpiti più dei giovani. Esiste la possibilità, per quanto più rara, di trasmissione sessuale e anche quella madre-gattino; la trasmissione verticale, poi, avviene soprattutto se la femmina si infetta in una fase precoce della gravidanza. Bisogna infine annoverare la trasmissione iatrogena, sempre da gatto a gatto, ovvero attraverso aghi e strumenti contaminati o trasfusioni da animali infetti.

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L'infezione da FIV è permanente: il virus, infatti, non può essere debellato e l'animale si trova a dover “convivere” con questo ospite per tutta la vita. Nel momento in cui esso penetra nell'organismo si instaura, comunque, una decisa risposta immunitaria anticorpale e cellulo-mediata tanto da rendere il virus latente anche per periodi molto lunghi. La caratteristica della patogenesi di FIV è il progressiva compromissione dei normali sistemi difensivi del soggetto infettato: le differenti modalità con cui la malattia può manifestarsi dipendono dal tipo di cellule del sistema immunitario in cui esso va a replicarsi in misura maggiore. Il FIV è in grado di moltiplicarsi nei linfociti T (CD4+CD8+), nei linfociti B, nei macrofagi, negli astrociti e nelle cellule della microglia in misura eguale o prevalendo in una linea rispetto ad un'altra. Nelle prime settimane dall'infezione sono i linfociti T (soprattutto CD4+) il principale serbatoio del virus, poi però questi tende ad attaccare anche la linea monocitica- macrofagica; dal 10° al 14° giorno post infezione (fase molto precoce) è possibile isolarlo solo dai linfociti. La viremia va incontro ad un rapido aumento fino al 21°giorno, raggiunge il picco alla settimana/ottava settimana per poi decrescere gradualmente: tornerà ad aumentare soltanto negli stadi terminali di malattia. Di contro nelle prime fasi, viremia alta, diminuiscono i CD4+, poi anche i CD8+ che, successivamente, tornano ad assestarsi su livelli normali; in fase finale, però, tutta la linea linfocitaria diminuisce definitivamente.

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Oltre alla sopracitata linfopenia (diminuzione dei linfociti), il FIV agisce provocando alterazioni alle cellule difensive dell'organismo tra cui la perdita di capacità replicativa dei linfociti di fronte ad uno stimolo. Si annovera anche una ridotta produzione di citochine che contribuisce allo status di immunodeficienza. Gravi disfunzioni si hanno inoltre a livello di immunità cellulo-mediata (macrofagi) con intensità maggiore di quelle che colpiscono i linfociti (immunità umorale). La conseguenza più logica di questo progressivo annientamento del sistema difensivo, soprattutto cellulo-mediato, è l'instaurarsi di infezioni opportunistiche quali quelle provocate da microrganismi intracellulari, condizioni infiammatorie croniche e le neoplasie. Di contro, i gatti FIV+ rispondono molto bene alle normali vaccinazioni poiché per esse interviene l'immunità anticorpale: per questa ragione oltre che per lo stato immunodepressivo è assolutamente consigliabile eseguire regolari vaccinazioni anche ai gatti immunodeficienti.

Nel prossimo capitolo parleremo dei sintomi, della diagnosi e delle opzioni terapeutiche in corso di immunodeficienza felina. Continuate a seguirci su TGvet.

A cura della dott.ssa Martina Chiapasco della Clinica Veterinaria Borgarello.

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