venerdì 16 novembre 2012

Leishmaniosi canina: terapia, quali cani trattare?

Prima di decidere se e come trattare un cane infetto da Leishmania infantum deve essere chiaramente differenziato lo stato d'infezione della malattia. Un cane infetto è un soggetto nel quale sia dimostrabile la presenza del parassita, con metodi diretti (microscopia, coltura, PCR) o con metodi indiretti, mettendo in evidenza anticorpi specifici. Per rendere più agevole l'inquadramento diagnostico dei cani infetti, viene utilizzata una classificazione che è stata elaborata dal Gruppo di Studio sulla Leishmaniosi Canina.

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Un cane infetto può essere definito malato quando mostra uno o più segni clinici di leishmaniosi, incluse alterazione ematologiche, ematobiochimiche e urinarie. Quando è presente l'infezione tuttavia un cane può rimanere in uno stato asintomatico per un periodo variabile da mesi ad anni. Tale stato può essere facilmente diagnosticabile in caso di infezione patente, o essere difficile da rilevare nel caso che l'infezione sia sub patente. Pur utilizzando diverse tecniche diagnostiche quali la dimostrazione di anticorpi anti – leishmania, l'evidenziazione macroscopica del parassita e la PCR quali / quantitativa.

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I cani inquadrati nello stadio A non devono essere trattati con farmaci anti – Leishmania. Si tratta di cani sicuramente senza segni clinici o alterazioni clinico – patologiche, il cui stato di infezione è in una fase di evoluzione non prevedibile. Anche per i soggetti dello stato B potrebbe valere lo stesso ragionamento terapeutico.

I soggetti appartenenti allo stadio C e D, in quanto malati, devono sempre essere trattati con terapia specifica anti – Leishmania.

E' utile ricordare che la terapia antiparassitaria, pur assicurando quasi sempre un buon miglioramento clinico, non può essere considerata l'unico rimedio per ripristinare i danni organici indotti dal protozoo. E' necessario quindi associare altri farmaci per far fronte ai problemi dovuti alle patologie concomitanti. Per i cani classificati nello stadio E, prima di prendere in considerazione l'uso di protocolli alternativi o la modificazione di quello adottato, devono essere sempre riconsiderate la diagnosi, la corretta applicazione del protocollo e l'eventuale presenza di altre patologie, infettive e non.

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