martedì 21 giugno 2016
Leishmaniosi felina
venerdì 6 giugno 2014
Leishmaniosi canina: segni oculari
La leishmaniosi è una malattia sostenuta da parassiti appartenenti ai protozoi. L'agente principale della leishmaniosi nelle aree mediterranee è la Leishmania infantum, un parassita in grado di colpire soprattutto il cane, ma spesso anche l’uomo. E’ veicolata da un insetto, il flebotomo e, proprio per questo motivo, la trasmissione del parassita avviene soprattutto in estate. Dopo che il parassita ha punto l’animale, gli amastigoti della Leishmania infettano i macrofagi del derma. Se l’ospite non attiva una risposta immunitaria protettiva nei suoi confronti, il microrganismo si moltiplica e si diffonde in tutto l’organismo, causando la patologia. La forma viscerale presenta un coinvolgimento multiorgano in seguito all’infezione del sistema reticolo endoteliale. Il microrganismo deprime l’immunità del sistema delle cellule T (utili nel contrastare la patologia), mentre aumenta l’attività delle cellule B (coinvolte nella manifestazione dei sintomi tipici della malattia). Dal momento che ogni cane reagisce in modo soggettivo all’infezione del parassita, il periodo di incubazione varia da pochi mesi ad alcuni anni.
La maggior parte dei pazienti con leishmaniosi viene sottoposta a visita clinica per la manifestazione di sintomi dermatologici, segni sistemici quali anoressia e dimagrimento, zoppie, linfoadenomegalia. Inoltre possono essere visibili alcuni segni oculari e, nel 15 % dei casi, questi rappresentano il solo segno della patologia. Si suppone che le manifestazioni oculari siano il risultato di una combinazione tra l’infiltrazione diretta del microrganismo e la risposta immunitaria dell’animale.
In questi pazienti il risultato dell'esame oftalmologico può essere molto variabile. In alcuni casi gli occhi si presentano nella norma (soprattutto nelle fasi iniziali della malattia), in altri pazienti è possibile osservare invece un ispessimento delle palpebre, associato a segni di infiammazione ed alopecia della zona perioculare. Altri presentano chemosi e congiuntivite marcata, con o senza lesioni corneali. Si possono notare noduli in corrispondenza del limbo corneale e occasionalmente si evidenziano ulcere e vascolarizzazione corneale. Sono invece reperti comuni l'uveite anteriore, con miosi, intorbidimento dell'umor acqueo ed edema irideo. I pazienti che presentano questi segni clinici spesso hanno anche dolore e possono essere ciechi. Se il fondo oculare è ispezionabile, è possibile riscontrare segni di corioretinite. Raramente è presente cellulite orbitale associata ad esoftalmo dolente. E' importante eseguire sempre il test di Schirmer per valutare la produzione di lacrime: alcuni cani hanno infatti anche cheratocongiuntivite secca. Anche la misurazione della pressione intraoculare rappresenta uno step fondamentale: il glaucoma secondario rappresenta infatti una delle complicazioni caratteristiche della malattia.
Oltre alla terapia specifica nei confronti della leishmaniosi è necessario effettuare anche un trattamento sintomatico nei confronti dei segni oculari: in caso di uveite si utilizza una combinazione di steroidi topici e atropina in collirio. Potrebbe essere necessaria la terapia specifica per la cheratocongiuntivite secca, oppure antibiotici topici in caso di ulcera corneale. Potrebbe essere necessario somministrare una terapia nei confronti del glaucoma o, in presenza di blefariti ulcerative, antibiotici sistemici come cefalessina o amoxicillina e acido clavulanico. Per ciò che riguarda il glaucoma occorre ricordare che, essendo una patologia dolorosa, se la terapia medica non riesce a controllarlo ed il paziente diventa cieco, può essere necessario procedere con l'enucleazione.
La prognosi di leishmaniosi deve essere riservata. Molti casi infatti rispondono bene al trattamento iniziale, ma sono frequenti le recidive. Talvolta con la recidiva cambia il quadro clinico: è in questa fase, ad esempio, che possono manifestarsi segni clinici oculari precedentemente assenti. La prognosi è generalmente migliore se le lesioni sono a livello degli annessi oculari (in particolar modo le palpebre), piuttosto che se coinvolgono i comparti interni dell'occhio come l'uveite o il glaucoma.
A cura della Dott.ssa Valentina Declame
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venerdì 5 luglio 2013
Il vaccino contro la Leishmaniosi canina
CaniLeish è il nuovo strumento decisivo per la prevenzione della Leishmaniosi canina.
E' un farmaco che si differenzia da un normale vaccino perché utilizza solo una ridotta parte delle proteine presenti nel parassita intero. Queste si chiamano ESP, proteine escrete – secrete, e sono prodotte da Leishmania.
Gli studi hanno dimostrato che le ESP di Leishmania infantum sono i migliori fattori stimolanti risposta immunitaria efficace contro il parassita. Invece, un vaccino tradizionale che utilizzi parassiti interi uccisi, conterrebbe delle proteine (ne sono state isolate più di 2000!) potenzialmente dannose se inoculate. Una percentuale significativa delle ESP è costituita da importanti antigeni di superficie chiamati PSA, che costituiscono un target antigenico efficace e presente a livelli elevati in tutti gli stadi di sviluppo del parassita, quindi adatto ad innescare una buona risposta immunitaria in tutte le fasi della malattia.
CaniLeish è indicato nei cani a partire dai sei mesi di età. Il primo ciclo di vaccinazione è costituito da tre iniezioni a distanza di tre settimane l’una dall’altra.
L’immunità cellulo – mediata adatta a contrastare la Leishmaniosi viene raggiunta quattro settimane dopo il completamento del ciclo primario. Successivamente per mantenere questa immunità è necessario un vaccino annuale. Quindi, poiché l’insorgenza dell’immunità sarà completata solo dopo 10 settimane dalla prima iniezione di CaniLeish, è importante evitare il contatto con i flebotomi durante questo intero periodo.
Per una protezione ottimale del vostro cane è comunque necessario associare alla vaccinazione l’utilizzo di repellenti specifici contro i flebotomi.
Tra i prodotti specifici da utilizzare come repellenti per il flebotomo si trovano in commercio sia formulazioni spot on che come protector band.
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venerdì 7 dicembre 2012
Leishmaniosi canina: terapia, quali farmaci usare?
Prima di parlare della terapia che viene effettuata contro la Leishmaniosi canina va premesso che i farmaci che vengono utilizzati sono stati ideati e sviluppati esclusivamente per la terapia delle Leishmaniosi umane e solo successivamente sono stati utilizzati nel cane. Per questo motivo molti degli studi riportati in letteratura veterinaria presentano numerose carenze metodologiche. I problemi più frequentemente rilevabili riguardano il mancato uso di gruppi di controllo, il numero ridotto di cani che effettuano lo stesso protocollo terapeutico, la grande variabilità dei criteri diagnostici e clinici e l'estrema differenza dei criteri di "guarigione" clinica e/o parassitologica. Inoltre cambiano di molto anche i periodi di follow-up, i dosaggi e i tempi di terapia, anche se viene utilizzato lo stesso farmaco. Risulta quindi evidente che spesso l'uso di alcuni farmaci non è supportato da un valido supporto scientifico.

I protocolli terapeutici in corso di Leishamniosi canina comprendono i seguenti farmaci:
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Antimoniato di N-metilglucammina
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Allopurinolo
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Miltefosina
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Amfotericina B liposomiale
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Amminosidina
Nella pratica clinica quotidiana, inoltre vengono spesso utilizzati protocolli derivanti da associazioni di più farmaci con l'intento di ottenere un potenziamento d'azione e di limitare i fenomeni di chemioresistenza. L'associazione tra Antimoniato di N-metilglucammina e Allopurinolo è la più utilizzata nella terapia della Leishmaniosi del cane, ed è senza dubbio il protocollo per il quale esistono maggiori consensi ed evidenze bibliografiche. E' stato dimostrato che i soggetti trattati con la combinazione di questi due farmaci, hanno una remissione più duratura. Inoltre un altro dato interessante è la buona tollerabilità.
Questo tipo di protocollo prevede una terapia di circa due mesi con l'Antimoniato, e di parecchi mesi con l’Allopurinolo anche dopo la remissione dei sintomi. Se applicato correttamente determina quasi costantemente la guarigione clinica ed il suo mantenimento per periodi quasi sempre superiori all'anno. La terapia con i due farmaci in associazione consente anche un drastico abbassamento della carica parassitaria infettante per alcuni mesi e, di conseguenza, un minore tasso di infettività per i flebotomi. Nei casi più gravi, si può ottenere un temporaneo miglioramento dei sintomi, però non si può parlare di guarigione clinica dell'animale.
Bisogna sempre tenere in considerazione la possibilità di comparsa di recidiva della malattia, nonostante il protrarsi della terapia. Gli studi più recenti sono orientati all'utilizzo di una nuova molecola, la Miltefosina, che provoca alterazioni al metabolismo dei fosfolipidi del parassita. E' un farmaco che sarebbe comunque meglio utilizzare in associazione con l'Allopurinolo. I risultati hanno dimostrato una significativa riduzione dello score clinico, la normalizzazione dei dati di laboratorio e la riduzione della carica parassitaria.
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venerdì 16 novembre 2012
Leishmaniosi canina: terapia, quali cani trattare?
Prima di decidere se e come trattare un cane infetto da Leishmania infantum deve essere chiaramente differenziato lo stato d'infezione della malattia. Un cane infetto è un soggetto nel quale sia dimostrabile la presenza del parassita, con metodi diretti (microscopia, coltura, PCR) o con metodi indiretti, mettendo in evidenza anticorpi specifici. Per rendere più agevole l'inquadramento diagnostico dei cani infetti, viene utilizzata una classificazione che è stata elaborata dal Gruppo di Studio sulla Leishmaniosi Canina.
Un cane infetto può essere definito malato quando mostra uno o più segni clinici di leishmaniosi, incluse alterazione ematologiche, ematobiochimiche e urinarie. Quando è presente l'infezione tuttavia un cane può rimanere in uno stato asintomatico per un periodo variabile da mesi ad anni. Tale stato può essere facilmente diagnosticabile in caso di infezione patente, o essere difficile da rilevare nel caso che l'infezione sia sub patente. Pur utilizzando diverse tecniche diagnostiche quali la dimostrazione di anticorpi anti – leishmania, l'evidenziazione macroscopica del parassita e la PCR quali / quantitativa.
I cani inquadrati nello stadio A non devono essere trattati con farmaci anti – Leishmania. Si tratta di cani sicuramente senza segni clinici o alterazioni clinico – patologiche, il cui stato di infezione è in una fase di evoluzione non prevedibile. Anche per i soggetti dello stato B potrebbe valere lo stesso ragionamento terapeutico.
I soggetti appartenenti allo stadio C e D, in quanto malati, devono sempre essere trattati con terapia specifica anti – Leishmania.
E' utile ricordare che la terapia antiparassitaria, pur assicurando quasi sempre un buon miglioramento clinico, non può essere considerata l'unico rimedio per ripristinare i danni organici indotti dal protozoo. E' necessario quindi associare altri farmaci per far fronte ai problemi dovuti alle patologie concomitanti. Per i cani classificati nello stadio E, prima di prendere in considerazione l'uso di protocolli alternativi o la modificazione di quello adottato, devono essere sempre riconsiderate la diagnosi, la corretta applicazione del protocollo e l'eventuale presenza di altre patologie, infettive e non.
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martedì 23 ottobre 2012
Leishmaniosi canina: epidemiologia nell’Italia nord-occidentale
In molte aree dell' Italia nord occidentale è ormai assodata la presenza di diversi focolai di Leishmaniosi canina come anche la presenza di flebotomi vettori. Poco si conosce invece in merito ai rischi per la salute umana in questi focolai e il ruolo svolto da altre specie animali quali il gatto e la volpe.
In Europa, come abbiamo già detto, la Leishmaniosi risulta essere endemica nelle aree mediterranee caratterizzate da temperature caldo – secche in estate, e miti in inverno. Dalla fine degli anni Novanta è stata rilevata la presenza di flebotomi vettori e focolai autoctoni nel nord-ovest d'Italia, dove in precedenza non erano mai stati registrati. I focolai sono stati descritti in particolare in Piemonte, Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna. L'aumento della diffusione della Leishmaniosi canina in aree continentali rappresenta ovviamente anche un rischio per la salute umana, anche perchè gli studi recenti suggeriscono che i carnivori selvatici possano mantenere il parassita all'interno delle loro popolazioni, e diventare quindi potenziali serbatoi dell'infezione pericolosi anche per l'uomo.
Sono stati svolti degli studi approfonditi nella provincia di Asti e i risultati hanno dimostrato che l'infezione è ormai endemica in queste aree, dove i flebotomi sono presenti in grandi quantità. Con successivi studi in Piemonte sono state accertate tre differenti aree in cui la leishmaniosi canina è endemica: Torino, Ivrea, Casale. Anche la sieroprevalenza nella provincia di Imperia in volpi e gatti sembra essere elevata.
La presenza dell'infezione quindi, sia nei cani e che nelle persone è sorprendentemente alta, e ciò ci fa comprendere quanto sia diventata importante la profilassi contro la Leishmaniosi canina nei nostri amici a quattro zampe.
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mercoledì 3 ottobre 2012
Leishmaniosi canina: epidemiologia in Europa
Come abbiamo già detto in alcuni articoli precedenti la Leishmaniosi canina in Europa è causata dal parassita Leishmania Infantum. E' classificata come una zoonosi maggiore a causa della gravità della malattia nell'uomo, ma si tratta di una malattia molto grave anche nel cane e quindi di grande importanza in ambito veterinario. Se la Leishamniosi umana ha avuto un regressione nel tempo, al contrario la malattia canina persiste o addirittura si sta espandendo. Gli studi paralleli effettuati tra l'epidemiologia della Leishmaniosi canina e la malattia umana hanno fatto si che il cane venisse identificato come un importante serbatoio domestico di Leishmania Infantum.

Il tasso di infezione probabile della popolazione canina nelle zone endemiche è spesso molto elevato; è inoltre un dato acquisito che l'infezione non si traduca sovente in malattia e che molti cani restino, anche per tutta la vita, portatori senza segni clinici.
La distribuzione della leishmaniosi canina è tipicamente associata ad aree endemiche alle quali vanno agiunti focolai isolati e casi autoctoni, di difficile interpretazione in aree indenni. Gran parte del territorio è considerato a endemia stabile in Portogallo, Spagna, Italia e Grecia. In Francia, l'area endemica riguarda la parte meridionale del paese. Per quel che riguarda gli altri paesi, come Inghilterra, Svizzera, Germania e Ungheria, sono stati descritti casi autoctoni in cui la trasmissione potrebbe non essere avvenuta tramite vettore. In questi paesi, non mediterranei, l'aumento della popolazione canina infetta, è in grado di creare condizioni favorevoli allo sviluppo di focolai.
L'attuale dinamica della malattia è stata mostrata grazie ad indagini condotte in particolare in Italia e Francia, esse suggeriscono un'estensione dell'area di distribuzione della zona endemica in particolare nell'Italia settentrionale e nella Francia sud – occidentale.
Negli ultimi anni è stato realizzato un sondaggio multinazionale con lo stesso modello per tutti i paesi, che permetterà realmente di confrontare gli aspetti epidemiologici, clinici, diagnostici, terapeutici e di profilassi della Leishmaniosi canina in tutta Europa.
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venerdì 31 agosto 2012
Leishmaniosi canina: diagnosi tramite l’ematologia e la citologia linfonodale
Nei pazienti con Leishmaniosi canina, l'ematologia, compresa la valutazione del midollo osseo, l'emostasi e l'esame citologico dei linfonodi e della milza, sembrano avere un ruolo significativo nella diagnosi della malattia. Per i cani che risiedono in zone endemiche la tendenza al sanguinamento, di solito espressa in forma di epistassi, l'anemia non rigenerativa e la linfoadenomegalia periferica possono far aumentare il sospetto per l'infezione da Leishmania.

L'anemia normocromica normocitica (in cui i globuli rossi conservano la colorazione e la forma originale) che si riscontra in corso di Leishmaniosi canina, è stata attribuita a una riduzione dell'eritropoiesi dovuta all'infestazione cronica da parte del parassita e come conseguenza dell'insufficienza renale cronica. Esistono casi di Leishmaniosi in cui viene segnalata una riduzione della produzione di globuli rossi, dovuta a fenomeni di carenza di ferro. Questi compaiono secondariamente a perdita ematica cronica o meno frequentemente in seguito a perdite ematiche acute, associate a profusa epistassi o a gravi e profonde ulcerazioni del tartufo e dei cuscinetti plantari. Un'altra causa, meno comune, di anemia associata a Leishmaniosi è l'emolisi dovuta alla deposizione di immunocomplessi o alla formazione di autoanticorpi.
Per quanto riguarda i globuli bianchi invece è possibile evidenziare sia fenomeni di leucopenia che di leucocitosi. Gli studi hanno comunque dimostrato che sono più frequenti i casi di leucopenia soprattutto quando sono già presenti i segni clinici della malattia.
Nel cane sintomatico si possono rilevare inoltre trombocitopenia (mancanza di piastrine) e trombocitopatia, con conseguente aumento dei tempi della coagulazione del sangue. Questo spiega in parte sintomi come l'epistassi e la diarrea sanguinolenta, che vanno comunque associati a fenomeni quali l'iperviscosità del sangue e le ulcerazioni della mucosa nasale e intestinale. Le ulcerazioni delle mucose sono a loro volta associate all'elevato livello di azotemia, sempre conseguente all'insufficienza renale cronica. I reni infatti non funzionando bene non sono in grado di filtrare correttamente il sangue, non concentrano l'urina, e la conseguenza è un aumento dei cataboliti in circolo che danneggiano i tessuti dell'organismo.
Lo striscio di sangue per la ricerca di amastigoti è indaginoso e spesso inconcludente, dal momento che i parassiti sono poco numerosi nel sangue periferico; sono invece efficaci l'emocoltura e la diagnosi con PCR, che sono però esami più costosi e complessi.
Ha invece una sensibilità più elevata l'esame citologico dei campioni prelevati mediante aspirazione con ago sottile, realizzata nei pazienti che presentano linfoadenomegalia periferica generalizzata. In questo esame si nota un aumento del numero di plasmacellule e macrofagi che contengono un numero variabile di amastigoti. La citologia linfonodale quindi rappresenta un valido strumento diagnostico per confermare la presenza di Leishmaniosi , anche se sono necessari una buona esperienza e un accurato esame microscopico, perché i detriti nucleari e cellulari possono sembrare simili agli amastigoti e portare a diagnosi falsamente positive.
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martedì 14 agosto 2012
Leishmaniosi canina: lesioni a carico delle mucose
In corso di Leishmaniosi generalmente le mucose si presentano anemiche, solo in alcuni casi sono di colore rosso-mattone e questo è indice di sofferenza epato-renale. Le mucose principalmente colpite sono:
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La MUCOSA NASALE: le lesioni più frequenti sono erosioni ed ulcere sanguinanti che determinano epistassi (sanguinamento dal naso). Di solito si tratta di sanguinamenti che coinvolgono una sola narice, e bisogna prestare molta attenzione in quanto può essere il sintomo di una grave forma patologica a carico delle piastrine, chiamata trombocitopenia. Oppure il sanguinamento può essere dovuta ad una vasculite da immunocomplessi. In genere l’epistassi è stata riscontrata in cani che presentano ipergammaglobulinemia con conseguente aumento della viscosità sierica e diminuzione della risposta di aggregazione piastrinica al collagene. Oltre alle emorragie, la rinite può esprimersi anche tramite scolo muco-purulento.
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La MUCOSA ORALE: Anche sulla mucosa orale, soprattutto sull’orlo gengivale e sulla commessura labiale, si possono rinvenire delle piccole ulcere.
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La MUCOSA CONGIUNTIVALE e le strutture oculari: molti dei soggetti con lesioni cutanee solitamente presentano anche una congiuntivite cronica o nodulare con raccolta di essudato muco – purulento nel sacco congiuntivale.
Le palpebre spesso risultano ispessite ed edematose. Nei casi gravi si possono notare anche fenomeni di cheratite secca con opacamento corneale.
La cheratite o la cheratocongiuntivite secca si presenta in circa il 3% dei cani infetti da leishmania, e si manifesta come flogosi cronica con vascolarizzazione superficiale ed edema corneale, il quale può presentarsi d’entità moderata oppure grave, tanto da impedire l’osservazione della camera anteriore dell’occhio. Se è interessata anche la ghiandola lacrimale, si deve pensare a fenomeni immunomediati più che alla presenza diretta del parassita. Le ghiandole lacrimali sono coinvolte da fenomeni infiammatori caratterizzati dall'infiltrazione granulomatosa o pio-granulomatosa, localizzata attorno al dotto lacrimale; ciò causa la ritenzione del secreto lacrimale. E' anche molto frequente l'uveite anteriore di cui si conoscono due principali forme, una a carattere granulomatoso, che si presenta con la superficie iridea irregolare con piccoli granulomi da cui si può isolare il parassita; e un'altra, più comune e non granulomatosa, in cui l’iride si presenta semplicemente edematosa. In questo ultimo caso vi è anche la possibilità che si formino delle sinecchie (aderenze) posteriori nell'occhio, che sono spesso causa di glaucoma da blocco pupillare. L' esame istologico evidenzia generalmente un infiltrato linfo-plasmocitario, associato ad una vasculite sistemica necrotica, che fa ipotizzare un problema di origine immunitaria. E' stato osservato che la cheratouveite si manifesta il più delle volte in soggetti che hanno attraversato un ciclo di terapia non adeguato, e che sarebbe la manifestazione di una recidiva spesso associata a patologie da immunocomplessi in altri organi o di una forma cronica a lenta evoluzione. Nei casi particolarmente gravi si può arrivare al coinvolgimento di tutte le strutture oculari provocando una panoftalmite, ciò può avvenire per l’impossibilità da parte dei farmaci di raggiungere concentrazioni ottimali a livello di distretti oculari poco vascolarizzati. Rare sono le lesioni retiniche, come emorragie puntiformi sul fondo, fino al distacco retinico e conseguente cecità.
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lunedì 30 luglio 2012
Leishmaniosi canina: lesioni a carico della cute
Uno dei primi segni osservabili è una moderata rarefazione del pelo che può talvolta interessare tutta la superficie corporea, anche se solitamente interessa in particolare la testa. Sono colpiti soprattutto: i padiglioni auricolari; le zone intorno agli occhi; il dorso del naso; il collo; la punta dei gomiti, dei garretti e delle natiche; la base e la punta della coda; gli arti, soprattutto a livello di prominenze ossee.
Con il progredire della malattia le zone colpite divengono più estese e, dalla semplice rarefazione, si può passare all’alopecia. La pelle si presenta poco elastica, grigia, secca, a volte ispessita e ricoperta da squame biancastre, caratteristiche della dermatite furfuracea. Le lesioni cutanee generalmente non sono pruriginose. Le aree alopeciche possono presentare delle zone squamo-crostose, che possono poi evolvere a erosioni, inizialmente superficiali fino a provocare delle vere e proprie ulcere; spesso infiltrate di essudato siero-purulento. La dermatosi ulcerativa può localizzarsi sulle zampe, in corrispondenza delle prominenze ossee, sui cuscinetti plantari e sul tartufo.
Altra lesione caratteristica e presente nella maggior parte dei casi, è la crescita abnorme delle unghie chiamata onicogrifosi, che assumono quasi la forma di artigli, dovuta alla reazione proliferativa della matrice ungueale. All’esame della cute è possibile osservare anche la presenza di noduli od ispessimenti non ulcerati e non dolenti di vario diametro da 1 cm fino a 10 cm.
L’ immunodepressione causata dalla Leishmaniosi può favorire il sovrapporsi di quadri di rogna demodettica, anche in cani adulti.
L’onicogrifosi, le scarse condizioni generali e la caratteristica alopecia intorno a entrambi gli occhi, fanno assumere all’animale il tipico aspetto di cane anziano.
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venerdì 13 luglio 2012
Leishmaniosi canina: sintomi generali
Quando il cane si infetta con la Leishmania non sempre i sintomi si manifestano immediatamente dopo il contagio, tuttavia quando la malattia si manifesta avviene quasi esclusivamente nella forma generalizzata, detta anche «viscero-cutanea». Le forme ad esclusiva localizzazione cutanea sono rarissime ed anche in questi casi è stato possibile rinvenire i parassiti negli organi interni.
Risultano più colpiti i cani adulti, senza alcuna differenza di sesso, razza o lunghezza del pelo, in particolare quelli che vivono all'aperto.
Il decorso è generalmente subacuto o cronico, solo in pochi casi casi, infatti, è possibile osservare una fase acuta con la comparsa di febbre. E' comunque frequente che possano esserci forme croniche che si acutizzano improvvisamente.
Nella forma tipica cronica il quadro sintomatologico risulta abbastanza complesso ed oltremodo vario.
Dopo il periodo d’incubazione l’infezione oltre che manifestarsi con diversi segni segni clinici, anche gravi, può decorrere, anche in forma asintomatica, cioè in modo silente o quasi inapparente.
Comunque bisogna tenere presente che non sempre ad un quadro clinico grave e conclamato corrisponde una parassitosi altrettanto grave, così come ad un quadro silente può corrispondere una grave parassitosi.
I segni della malattia, inizialmente possono essere estremamente generali, per poi divenire più gravi, caratterizzati soprattutto da manifestazioni cutanee e a carico delle mucose.
Solitamente si manifesta un progressivo dimagrimento, una diminuzione dell' appetito, accompagnati a lesioni cutanee per lo più di tipo furfuraceo.
In alcuni casi può essere segnalata epistassi così come poliuria e polidipsia, queste ultime indicative di un coinvolgimento renale.
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lunedì 2 luglio 2012
Leishmaniosi canina: profilassi ambientale
L’habitat preferito dai flebotomi è rappresentato dalle anfrattuosità del terreno, dalle crepe dei muri e dalle superfici asciutte. L'ambiente deve essere piuttosto secco e senza vento.
Ovviamente queste sono condizioni presenti ovunque in Italia, per questo motivo le aree a rischio non sono facilmente delimitabili. L’impossibilità di individuare aree circoscritte sfocia nella difficoltà d’intervenire con mezzi di lotta chimica, perché dovrebbero essere sottoposte ad interventi insetticidi intere regioni, con l’alto rischio di provocare dissesti ecologici da inquinamento ambientale.
Quindi in città o nelle zone limitrofe l’unico intervento possibile di profilassi sanitaria è quello di mettere in atto misure igieniche generali, che impediscano la costituzione di nuovi focolai dove è possibile lo sviluppo dei flebotomi.
E' fondamentale evitare abitudini quali mantenere l'acqua stagnante in laghetti artificiali o nei sottovasi, lasciare raccolte statiche di immondizia (attenzione ai compost!) o mantenere erba o arbusti eccessivamente alti.
I due principali rimedi contro i flebotomi sono:
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Le trappole: questi piccoli insetti, durante le ore notturne, sono attratti da sorgenti luminose deboli; se nelle vicinanze della cuccia si pongono piccole sorgenti di luce circondate da carta oleata, si creano delle trappole in cui i flebotomi rimangono prigionieri.
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Insetticidi: sarebbe una buona regola sottoporre la cuccia a frequenti trattamenti insetticidi. Anche se in ambito profilattico hanno un’importanza fondamentale soprattutto le sostanze da applicare direttamente sul cane. Le migliori sostanze, in questo senso, si sono rivelati i piretroidi sintetici come la deltametrina e la permetrina, utilizzate in formulazioni spot-on, spray o come collari.
Queste misure profilattiche rappresentano certamente accorgimenti da prendere in seria considerazione, anche se, ovviamente, non possono garantire – in maniera assoluta – il cane dalla puntura dell’insetto vettore.
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venerdì 8 giugno 2012
Leishmaniosi canina: il contagio
La via naturale del contagio della Leishmania, come abbiamo già detto, è rappresentata dall’inoculazione dei promastigoti da parte dei flebotomi durante un pasto di sangue, nella cute dei mammiferi ospiti.
Tuttavia non si possono escludere altre possibili vie di contagio, come quella dell’ingestione volontaria o accidentale, da parte del mammifero, dei flebotomi parassitati.
Altre vie di trasmissione diretta, sicuramente minoritarie, da rare a molto rare possono essere:
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Trasmissione materno-fetale: più volte ipotizzata e generalmente ammessa nell’uomo nonostante siano stati segnalati pochi casi, appare più che probabile anche nel cane, benché non sia stato identificato l’esatto meccanismo con cui la trasmissione verticale si realizza.
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Trasmissione venerea: benché mai provata con certezza appare possibile, almeno quella tra cane maschio infetto sintomatico e femmina. Oltre a rinvenire gli amastigoti di Leishmania negli organi genitali interni (testicoli, epididimo) ed esterni (glande, prepuzio), è stata riscontrata una positività alla PCR nel seme in alcuni dei cani sintomatici testati.
Visto che nell’accoppiamento spesso si verificano traumi sia nel maschio che nella femmina, si realizza la possibilità di trasmissione di amastigoti dagli organi genitali esterni, oltre ai parassiti nel seme provenienti dagli organi genitali interni. Quindi nel cane la trasmissione venerea della leishmaniosi è probabile, anche considerando l’alto numero di cani infetti in aree in cui il flebotomo vettore è poco diffuso.
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Trasmissione attraverso le trasfusioni di sangue: praticamente accertata sia nella specie umana che in quella canina.
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venerdì 25 maggio 2012
Leishmaniosi canina: epidemiologia
La diffusione della Leishmaniosi, al pari di altre malattie trasmesse da artropodi, risulta influenzata da molti fattori, quali ambiente (densità dei flebotomi nelle aree endemiche, altitudine e caratteristiche geologiche del territorio), clima (temperatura, tasso di umidità), condizioni socio-sanitarie (malnutrizione, elevata concentrazione di animali infetti, randagismo) e mancanza di vaccini efficaci sia nell’uomo che nel cane.
L' Italia si trova in una posizione particolare per quanto riguarda l'Europa, è un territorio fortemente endemico per Leishmaniosi e soffre anche di numerosi casi di importazione di leishmanie esotiche. Le numerose segnalazioni degli ultimi anni di casi di leishmaniosi canina provenienti da aree tradizionalmente ritenute indenni, anche dell’Italia settentrionale, debbono portare alla conclusione che non esistono zone, comunemente abitate, che possano essere considerate completamente sicure. Infatti se fino al 1989 il Nord Italia era considerato praticamente indenne dalla leishmaniosi canina, oggi abbiamo dei focolai accertati in Veneto, Emilia Romagna e Piemonte ed altri probabili in Trentino e Lombardia.
In Piemonte sono state accertate 3 differenti aree in cui la leishmaniosi canina è endemica: Torino, Ivrea, Casale. In queste aree la colonizzazione può essere avvenuta spontaneamente dalle zone costiere, in seguito ai cambiamenti climatici, o dovuti agli aumentati movimenti di persone dalle aree mediterranee in cui abbondano i flebotomi.
In base ad analogie climatiche e caratteristiche ambientali si può anche prevedere che la diffusione della malattia s’estenderà nel prossimo futuro ad altre zone dell’Europa centrale.
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lunedì 7 maggio 2012
Leishmaniosi canina: la trasmissione
La Leishmania è un parassita definito difasico che necessita cioè, per completare il suo ciclo di vita, di due ospiti. Un insetto vettore comunemente denominato “pappatacio” appartenente al gruppo dei Flebotomi che ospita la forma extracellulare flagellata detta promastigote, ed un mammifero (nel nostro caso il cane) in cui si sviluppa la forma intracellulare chiamata amastigote.
Quando un flebotomo femmina si nutre di sangue, se è infetto inocula nel cane dei promastigoti attraverso la proboscide. I flebotomi eseguono i loro pasti di sangue pungendo i cani soprattutto nelle zone scarsamente ricoperte di pelo come testa, naso, padiglioni auricolari, zone inguinali e zone perianali. Una volta che il parassita viene iniettato nel derma dell’ospite vertebrato, viene immediatamente inglobato, tramite un processo di fagocitosi, dai macrofagi, che sono cellule del sangue. Il macrofago circonda il parassita formando un vacuolo chiamato fagosoma e cerca di ucciderlo attraverso le sue azioni di difesa aspecifica. La leishmania è però in grado di eludere le difese del macrofago riuscendo al contrario, non solo a sopravvivere, ma anche a moltiplicarsi all’interno. Il progredire o meno dell’infezione dipende appunto dall’efficienza della risposta immunitaria dell’ospite. I parassiti possono poi essere trasferiti ad altri flebotomi attraverso un pasto di sangue su un cane infetto. La trasmissione naturale della Leishmaniosi si verifica quindi solo in quelle aree dove sono presenti i vettori adatti, detti competenti. La sopravvivenza del parassita durante l’inverno viene assicurata dalla permanenza del medesimo nei cani infetti, dal momento che non è mai stata dimostrata la trasmissione transovarica nell’insetto vettore.
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mercoledì 2 maggio 2012
Leishmaniosi canina: il flebotomo
I promastigoti di Leishmania vengono trasmessi agli ospiti definitivi da piccoli insetti ematofagi appartenenti ai generi Sergentomya, Warileya, Brumptomyia, Lutzomyia e Phlebotomus. Solo quest ultimo è il responsabile della diffusione della malattia nelle zone endemiche del bacino del Mediterraneo, in particolar P. perniciosus, P. perfiliewi e P. major, sono i vettori di Leishmania infantum in Italia. Sono insetti classificati nel phylum Arthropoda, classe Insecta, ordine Diptera, sottordine Nematocera, famiglia Phlebotomidae.
I flebotomi morfologicamente sono caratterizzati da un corpo di colore giallo-pallido o giallo-ruggine, lungo circa 2-5 mm, coperto da lunghi e fitti peli; il torace e l’addome formano un angolo quasi retto (ciò li rende riconoscibili anche ad occhio nudo); la testa è allungata ed inserita sul collo in modo da formare un angolo di 45°; gli occhi sono voluminosi, di colore scuro, situati ai lati della testa e la proboscide è corta e diretta in basso. Le ali sono grandi, anch'esse pelose, di forma quasi ovale.
Mentre i maschi si nutrono di succhi vegetali, le femmine, benché sembra non siano ematofaghe, pungono la cute per nutrirsi di sostanze organiche degli ospiti, determinando irritazione, e per questo hanno strutture buccali atte a perforare la pelle. I flebotomi femmina del genere Phlebotomus sono quelli diffusi in Europa, il genere Lutzomya è caratteristico invece del Sud America. Questi pappataci sono presenti tutto l’anno principalmente nei paesi tropicali, o sono attivi durante i mesi caldi dell’anno, nei paesi a clima temperato. L’attività dei flebotomi adulti quindi va dalla primavera all'autunno inoltrato nel bacino del Mediterraneo e dura tutto l'anno in Sud America. Nell'arco della giornata si trovano principalmente all'alba, al tramonto e durante la notte, è stato registrato un picco di attività intorno alla mezzanotte. I flebotomi sono in attività quando la temperatura ambientale esterna è compresa tra i 15° e 28° C, ed è sempre associata ad elevata umidità relativa e assenza di pioggia e vento. I flebotomi possono volare su distanze variabili, dai 200 metri ai 2,5 km e tendono ad entrare nelle case durante la notte attratti dalla luce all'interno.
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venerdì 27 aprile 2012
Vaccino Leishmaniosi canina: tollerabilità
La tollerabilità è un fattore di primaria importanza per qualsiasi vaccino. Durante lo sviluppo di CaniLeish è stato svolto un lavoro significativo per garantire che l’elevato livello di protezione che il vaccino fornisce sia anche associato a un buon profilo di tollerabilità.
Normalmente la virulenza residua o la tossicità conseguenti all’inoculo di un vaccino, sono causate dalla somministrazione di microrganismi inadeguatamente inattivati, oppure dall’incapacità dell’ospite immunosoppresso di contrastare la replicazione del microrganismo vaccinale. CaniLeish non è costituito né da parassiti “vivi modificati” né da parassiti “uccisi”, i parassiti Leishmania sono del tutto assenti nel vaccino. Ciò significa che non è presente alcun microrganismo potenzialmente virulento per il cane, sia che questo sia immunocompromesso oppure no, fornendo pertanto un significativo beneficio in termini di tollerabilità.
L’ unica reazione avversa associata a CaniLeish è un possibile gonfiore lieve e transitorio nel punto di inoculo; inoltre come conseguenza della normale risposta immunitaria alla vaccinazione è anche possibile osservare, raramente e in alcuni individui sensibili, ipertermia e malessere transitori.
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mercoledì 18 aprile 2012
Protocollo vaccinazione Leishmaniosi
CaniLeish è indicato nei cani a partire dai sei mesi di età. Il primo ciclo di vaccinazione è costituito da tre iniezioni a distanza di tre settimane l’una dall’altra.
L’immunità cellulo – mediata adatta a contrastare la Leishmaniosi viene raggiunta quattro settimane dopo il completamento del ciclo primario. Successivamente per mantenere questa immunità è necessario un vaccino annuale. Quindi, poiché l’insorgenza dell’immunità sarà completata solo dopo 10 settimane dalla prima iniezione di CaniLeish, è importante evitare il contatto con i flebotomi durante questo intero periodo.
Per una protezione ottimale del vostro cane è comunque necessario associare alla vaccinazione l’utilizzo di repellenti specifici contro i flebotomi.
Tra i prodotti specifici da utilizzare come repellenti per il flebotomo si trovano in commercio sia formulazioni spot on che come protector band.
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lunedì 16 aprile 2012
Vaccino Leishmaniosi canina: requisiti
Prima della vaccinazione con CaniLeish è necessario svolgere degli esami preliminari sul cane. Bisogna innanzi tutto effettuare dei test per scongiurare che il cane sia già infettato dalla Leishmania, o da Ehrlichia, un altro parassita intracellulare. In caso di positività per una di queste due malattie non sarà possibile effettuare la vaccinazione.
Sarà inoltre opportuno fare un esame del sangue, un emocromo completo, per verificare che il cane sia sano; requisito fondamentale per effettuare la vaccinazione in sicurezza. Il protocollo prevaccinale prevede inoltre che venga effettuato un trattamento contro i parassiti intestinali. Dopo questi accertamenti, risolvibili in qualche giorno, sarà possibile procedere alla vaccinazione con CaniLeish.
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martedì 10 aprile 2012
Vaccino Leishmaniosi canina
CaniLeish è il nuovo strumento decisivo per la prevenzione della Leishmaniosi canina.
E' un farmaco che si differenzia da un normale vaccino perché utilizza solo una ridotta parte delle proteine presenti nel parassita intero. Queste si chiamano ESP, proteine escrete – secrete, e sono prodotte da Leishmania.
Gli studi hanno dimostrato che le ESP di Leishmania infantum sono i migliori fattori stimolanti risposta immunitaria efficace contro il parassita. Invece, un vaccino tradizionale che utilizzi parassiti interi uccisi, conterrebbe delle proteine (ne sono state isolate più di 2000!) potenzialmente dannose se inoculate. Una percentuale significativa delle ESP è costituita da importanti antigeni di superficie chiamati PSA, che costituiscono un target antigenico efficace e presente a livelli elevati in tutti gli stadi di sviluppo del parassita, quindi adatto ad innescare una buona risposta immunitaria in tutte le fasi della malattia.
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