lunedì 5 gennaio 2015

L’ iperplasia prostatica benigna nel cane

 

L’Iperplasia Prostatica Benigna è la patologia prostatica maggiormente diagnosticata nel cane maschio intero dopo i 5 anni di età. Non è confermata una predisposizione di razza, anche se sembrano più colpiti i soggetti di taglia grande.

iperplasia prostatica benigna cane 2 
L'iperplasia prostatica è una condizione in cui la prostata risulta aumentata di volume.
L’eziopatogenesi è ancora sconosciuta, ma si pensa che la causa principale sia da imputare ad un alterato rapporto tra la produzione di ormoni androgeni ed estrogeni.
La patologia può anche passare inosservata e a volte può essere diagnosticata casualmente durante la visita andrologica o in soggetti che riferiscono disturbi aspecifici dovuti all’azione compressiva della ghiandola aumentata di volume sugli organi adiacenti.
Tali segni comprendono:

-tenesmo (difficoltà nella defecazione),

-stillicidio di sangue dall’uretra non correlato alla minzione,

-ematuria (sangue nelle urine),

-emospermia (sangue nel liquido seminale),

-disuria (minzione inappropriata),

-dolore addominale.

iperplasia prostatica benigna cane
Il sospetto può essere confermato mediante palpazione digito-rettale della ghiandola e soprattutto mediante studio ecografico.
L’approccio terapeutico necessita tuttora di approfondimenti.
La castrazione è un'opzione da considerare soprattutto nei soggetti non riproduttori.
Nei soggetti riproduttori invece si deve impostare una terapia medica. Il finasteride, un antiandrogeno non steroideo, inibitore della 5α-reduttasi (enzima che catalizza la conversione del testosterone in diidrotestosterone), è il composto più utilizzato per il trattamento della patologia nei soggetti con valore riproduttivo.
Recentemente si possono utilizzare altri composti come gli agonosti del GnRH, (Deslorelin). Tali composti, somministrati sottoforma di impianti sottocutanei long-acting, agiscono mediante feedback negativo sull’asse ipotalamo-ipofisi-testicolare, determinando una diminuzione del volume della ghiandola e dei livelli sierici di testosterone in tempi brevi e in maniera sovrapponibile a quella raggiungibile mediante castrazione. Anche il flutamide e l’osaterone acetato, entrambi antiandrogeni registrati per uso umano, ma con diverso meccanismo d’azione, sembrano dare risultati promettenti nella specie canina, in quanto non hanno mostrato effetti androgenici residui nelle prove sperimentali.

A cura della dott.ssa Katiuscia Camboni della Clinica Veterinaria Borgarello.

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