martedì 15 marzo 2016

Strongilosi polmonare del cane

La strongilosi polmonare del cane è una patologia causata da un parassita di nome Angiostrongylus vasorum.
Questo parassita è un nematode (verme cilindrico) ematofago a diffusione cosmopolita.
Il suo ciclo biologico prevede che la femmina del parassita produca uova embrionate che si schiudono nei capillari polmonari liberando le larve L1. Le L1 attraversano la parete dei capillari e degli alveoli, risalgono l’albero bronchiale, giungono nel retrobocca, vengono deglutite ed arrivano nell’ambiente esterno con le feci dell’ospite. All’esterno penetrano in molluschi gasteropodi terrestri (ospiti intermedi) dove diventano larve L3 infettanti. Una volta ingerito l’ospite intermedio o l’ospite paratenico (ospite all’interno del quale il parassita non compie alcuno sviluppo; es. anfibi) o le L3 libere in acqua od erba bagnata da parte del cane (canidi ospiti definitivi) le L3 migrando dal piccolo intestino si localizzano nei linfonodi dell’apparato digerente (dove diventano L4 e L5) e per via linfatica ed ematica raggiungono il cuore e l’arteria polmonare dove continuano lo sviluppo fino a diventare adulti.




I sintomi causati da questa malattia parassitaria possono variare di gravità in base alla carica parassitaria, all’età del soggetto colpito ed alle condizioni generali di salute dell’animale.

Se l’infestazione è bassa la malattia può decorrere in maniera asintomatica o paucisintomatica; se, invece, l’infestazione è massiva si possono riscontrare, soprattutto nei cuccioli, forme acute con dispnea (difficoltà respiratoria), tosse, e nei casi più gravi morte improvvisa; nelle forme croniche si osservano insufficienza cardio-respiratoria, tachicardia, tosse, dispnea, debolezza e facile affaticabilità.

I sintomi respiratori (causati da una polmonite interstiziale e dall’infiammazione dovuta alla migrazione delle L1, oltre che da uno stato di ipertensione polmonare) sono certamente i più frequenti, ma sono possibili anche disordini della coagulazione, segni neurologici, perdita di peso, anoressia, vomito e diarrea.
 

Per quanto riguarda la diagnosi, i sintomi e gli esami radiografici (pattern broncointerstiziale che può evolvere in alveolare) possono far sopraggiungere il sospetto, ma la conferma definitiva della patologia si può avere soltanto con l’evidenza all’esame copromicroscopico (mediante una metodica particolare chiamata Tecnica di Baermann) delle larve. Le L1 si riconoscono al microscopio ottico per la morfologia della loro coda, avendo una tipica dentellatura.





La terapia prevede l’utilizzo di molecole antiparassitarie quali il fenbendazolo, la milbemicina ossima o la moxidectina, associate ad una terapia di supporto in base ad i sintomi del paziente (ossigenoterapia, broncodilatatori, diuretici, ACE-inibitori, corticosteroidi, antibiotici).

Per valutare se la terapia ha agito efficacemente è consigliato effettuare nuovamente un esame feci tramite tecnica di Baermann 3 settimane dopo la fine della terapia, con la raccolta di feci per 3 giorni consecutivi.

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