martedì 1 agosto 2017

La Sindrome Brachicefalica nel Cane

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La sindrome brachicefalica nel cane, meglio nota come sindrome respiratoria ostruttiva del cane brachicefalo (BAOS) è una condizione respiratoria risultato di un serie di modificazioni anatomiche craniche e non solo che si presenta in alcune razze.
Le razze coinvolte si possono raggruppare in tre grandi morfotipi:
Piccoli brachicefali: per esempio il Carlino
Medi brachicefali: per esempio il Bulldog Francese
Grandi brachicefali: per esempio il Bulldog Inglese
La scelta di collocare le varie razze canine brachicefale in questi gruppi dipende dal fatto che ognuna di esse presenta differenti caratteristiche anatomiche, e di conseguenza anche differenti problematiche respiratorie.
Le problematiche respiratorie sono invece il risultato dell'attrito che l'aria incontra sulle anomale strutture delle prime vie respiratorie.
Secondo alcune leggi della fisica ricordiamo che minime variazioni del diametro di un condotto (quello respiratorio per esempio), portano ad aumenti marcatissimi delle resistenze.

Ciò che accomuna i brachicefali è lo scarso sviluppo dello splancnocranio, ovvero della parte di cranio che comprende il comparto facciale. Si nota appunto che questi soggetti presentano un muso "schiacciato".
Lo scarso sviluppo però interessa solo la parte ossea, mentre i tessuti molli si sviluppano normalmente. Quindi ne risulta un alterato rapporto tra tessuti duri (iposviluppati) e tessuti molli che crescono normalmente ma che su supporti ossei di scarsa superficie diventano esuberanti.

Le alterazioni anatomiche che osserviamo in questi soggetti possono essere precoci o tardive.
Le alterazioni precoci sono quelle che si osservano già in età giovanile, mentre quelle tardive sono quelle che compaiono solo a sviluppo morfologico completo.

Vediamo nel dettaglio quali sono le strutture respiratorie interessate da questi processi di anomalo sviluppo.

La sindrome brachicefalica nel cane

Narici: nella maggior parte delle razze brachicefale si ha una marcata lassità del legamento nasale laterale. Questa lassità non permette di mantenere tesa lateralmente la plica alare e di conseguenza non permette di tenere dilatato l'adito delle narici. Questa alterazione viene definita Stenosi delle narici. Spesso si assiste ad una vera e propria chiusura dell'adito delle narici.
Durante la fase inspiratoria si ha un restringimento più marcato rispetto alla fase espiratoria a causa del maggior flusso d'aria in ingresso.
All'interno delle narici troviamo un'altra struttura che concorre a creare ostruzione al passaggio dell'aria: i turbinati. Le modificazioni anatomiche hanno spinto caudalmente queste strutture che spesso si ritrovano nel rinofaringe, e tendono ad avere lesioni da contatto a causa del poco spazio in cui sono costretti.

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Faringe: è la seconda regione anatomica in cui si riscontra la presenza di ostruzione a causa dell'anomalo sviluppo, soprattutto nella regione pterigopalatina.
Questa regione presenta una scarsa impalcatura ossea, per cui i tessuti molli sono decisamente più dislocabili. Per questo sono molto più soggetti a traumatismi a causa del continuo attrito causato dal flusso aereo verso la laringe.
In quest'area le strutture che consideriamo importanti per la stadiazione della BAOS sono la porzione libera del palato molle e la plica faringea.

Laringe: può subentrare un problema ostruttivo nel momento in cui la pressione negativa inspiratoria, a causa delle resistenze presenti, aumenta.
Questo fenomeno può portare all'eversione di due strutture poste ai lati della laringe che prendono il nome di sacculi. La loro eversione determina invasione dello spazio laringeo creando ulteriore ostruzione.
Inoltre il continuo sforzo inspiratorio provoca uno spostamento dinamico delle cartilagini laringee medialmente (effetto Venturi) con conseguente collasso laringeo.
Trachea: la trachea può essere interessata da ipoplasia. In questo caso si ha uno scarso sviluppo degli anelli tracheali e normale sviluppo della mucosa tracheale che risulta essere esuberante e di conseguenza determina un ulteriore aumento delle resistenze.

A cura della dott.ssa Katiuscia Camboni

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