giovedì 31 maggio 2018

Malattia pulpare ed endodonzia - seconda parte: diagnosi e trattamento

La valutazione della vitalità del tessuto pulpare di un dente umano è molto più semplice che nel cane e nel gatto. In veterinaria infatti ci si basa essenzialmente sull'esame clinico e sulle immagini radiologiche del dente colpito.

Importante è raccogliere bene i dati dell'anamnesi riferiti ad alito cattivo, difficoltà masticatorie e anche perdita di sangue dalla bocca. Esaminando il cavo orale il dente con pulpite facilmente appare più scuro a causa di un'emorragia della polpa o per la polpa necrotica (maggiormente visibile puntando una fonte di luce dietro il dente), può muoversi e/o essere dolente alla palpazione. Possono anche essere visibili altri segni primari come fratture coronali o lussazioni dentali, o secondari come fistole orali e cutanee, tumefazione del muso o della gengiva.

L'esame radiografico dei denti permette di confermare il sospetto che può nascere dalla visita clinica. Il canale pulpare può apparire più ampio rispetto a quello del dente controlaterale. È considerato un segno di patologia pulpare poiché nel dente sano gli odontoblasti continuano a depositare la dentina nel corso del tempo, facendo restringere via via il canale, mentre nel dente patologico questo processo si arresta al momento della morte del dente. Questa valutazione radiografica è un po' più complessa nell'animale adulto o anziano, e comunque può richiedere una radiografia di confronto dopo alcuni mesi. Altre anomalie riscontrabili sono aree di radiotrasparenza periapicale e riassorbimento della radice, spesso però più tardivi come conseguenza di una pulpite cronica o necrosi della polpa. Questi sono i segni cosiddetti di patologia periapicale, visibili oltre che per un ascesso, anche in caso di granuloma e di cisti periapicale.

malattia pulpare

La malattia pulpare e/o periapicale può essere completamente asintomatica oppure molto dolorosa, ma i segni clinici sono spesso ingannevoli e quindi non facilmente notati dal proprietario dell'animale.

Le lesioni pulpari e periapicali, confermate dalla visita clinica e dallo studio radiografico, devono essere trattate, anche se il paziente non mostra chiari segni di dolore o fastidio. I trattamenti possibili sono essenzialmente l'estrazione del dente malato oppure il trattamento endodontico.

 malattia pulpare strumenti

L'endodonzia è la branca dell'odontoiatria che cura l'endodonzio dentale (i tessuti interni del dente tra cui la polpa, vedi articolo precedente) con trattamenti endodontici appunto, che sono conservativi ed alternativi all'estrazione dentale. Termini più comuni per descrivere questi trattamenti sono terapia canalare o devitalizzazione.

Non tutti i denti affetti da malattia pulpare possono essere trattati (denti troppo piccoli, denti colpiti anche da patologia del parodonto, particolari fratture coronali, denti immaturi.

La terapia canalare spesso necessita di più sedute e devono essere rispettate tutte le fasi che ne determinano il successo finale: radiografie dentali preoperatorie, estirpazione completa della polpa e pulizia, otturazione del canale dopo corretta preparazione, controllo radiografico postoperatorio e a distanza di tempo. La stabilità del dente così trattato è assicurata dal parodonto sano, nonostante venga tolta la polpa interna. Se invece il dente affetto da pulpite cronica non viene trattato con terapia canalare, l'infiammazione può estendersi a livello periapicale e poi del parodonto, fino a distruggerlo, causando così mobilità dentale irreversibile, trattabile solo più con l'estrazione.

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