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martedì 15 dicembre 2020

La Medicina Preventiva nei Nuovi Animali da Compagnia

La Medicina Preventiva nei Nuovi Animali da Compagnia è un tema di primaria importanza. Per cani e gatti la prevenzione, ad esempio tramite le vaccinazioni o la profilassi antiparassitaria, evita di ricadere in problematiche gravi e potenzialmente fatali per l’animale. Lo stesso vale per conigli, furetti, piccoli roditori, rettili ed uccelli da compagnia.


Troppo spesso gli animali esotici vengono ancora portati in visita per problematiche correlate ad una gestione scorretta in ambiente domestico. Ad esempio, la temperatura e l’umidità sono corretti per la specie? Sono necessarie lampade UVA o UVB? La gabbia è posizionata nel luogo più adatto? E la dieta risulta essere la migliore per il tipo, l’età e per lo stato riproduttivo dell’animale? Vediamo più nel dettaglio in che cosa consiste la prevenzione nelle specie più diffuse.

Nel coniglio è sempre consigliata una visita dopo l’adozione specialmente se non si ha esperienza pregressa con questo tipo di animale. Somministrare fin dall’inizio una dieta corretta previene problematiche dentali o gastrointestinali. Inoltre, anche quando vivono esclusivamente in casa e non hanno contatto con altri animali, per i conigli è disponibile ed indicata la vaccinazione annuale per la Mixomatosi, la Malattia Emorragica Virale 1 e la Malattia Emorragica Virale 2, malattie drammatiche e spesso con esito letale. Infine, nei soggetti di sesso femminile la sterilizzazione evita la comparsa di tumori uterini e mammari che in questa specie compaiono precocemente, già a quattro anni di età.

Per quanto riguarda le tartarughe ed i rettili in generale è fondamentale una approfondita conoscenza riguardo al tipo di alimentazione più naturale, sana e completa per la specie. Esistono categorie di rettili erbivori, come le comuni testuggini di terra e le iguane, oppure specie carnivore, come le comuni tartarughe d’acqua (o Trachemys) e i serpenti, oppure ancora specie prettamente insettivore, come i gechi leopardini. Inoltre, non tutte le specie hanno necessità di mangiare ogni giorno perché non è un comportamento naturale per quel tipo di animale.

Nell’ampia categoria dei rettili è fondamentale la gestione del terrario che deve avere adeguate dimensioni, temperatura ed umidità. In base all’habitat originario del soggetto si deve ricreare un ambiente ideale. Parallelismi tra specie simili nell’aspetto ma non per provenienza possono essere molto dannosi.

Infine, nelle tartarughe sia di terra che di acqua è fondamentale preparare ed imparare a gestire correttamente il letargo. È credenza comune che una tartaruga tenuta in casa durante l’inverno ad una temperatura media di 10-15°C, poco attiva, che smette di mangiare, sia una tartaruga in letargo. In realtà, durante questa fase fondamentale e fisiologica per queste specie, l’animale dovrebbe dormire costantemente, non mangiare ed essere mantenuto ad una temperatura stabile di circa 4°C.

E per quanto riguarda gli uccelli? La posizione, le dimensioni e il materiale di costituzione della voliera giocano un ruolo importante sullo stato di salute dell’animale. Alcune gabbie sono ancora fabbricate con materiali che possono essere tossici se ingeriti. Ad esempio, una cocorita che a volte becchetta le sbarre di una gabbia zincata può arrivare ad un’intossicazione che nei casi più gravi esita in sintomi neurologici, tremori e morte. Una gabbia troppo piccola per un pappagallo di medie o grosse dimensioni può generare stress e disagio, fino all’insorgenza di problemi comportamentali difficili da eradicare. Come detto per le altre specie, l’alimentazione non può essere trascurata. I pappagalli e gli uccelli in generale sono ottimi selezionatori di alimenti gustosi ed appetitosi e se hanno a disposizione dei semi li sceglieranno sempre a discapito di una dieta varia ed equilibrata.

In conclusione, una visita veterinaria ogni 6-12 mesi, con veterinari esperti di specie non convenzionali, è sicuramente raccomandata per tutte le specie esotiche per consentire ai nostri animali da compagnia di vivere una vita serena ed in salute.


Articolo a cura dello Staff della Clinica Veterinaria Borgarello

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mercoledì 19 agosto 2020

La Malattia Ossea Metabolica (MOM) Nei Rettili


La malattia ossea metabolica (MOM oppure MBD, Metabolic Bone Disease) nei rettili è una condizione molto frequente, legata ad errori gestionali ma non solo. Svolgono un ruolo nella patogenesi le radiazioni ultraviolette (UV-B), il calcio, il fosforo e la vitamina D3. Questa patologia classicamente si osservava nelle iguana e nei rettili erbivori, però si è visto che diverse specie di rettili, tra cui sauri e cheloni possono ugualmente manifestarla (ad esempio, gechi leopardini oppure testuggini).

La MOM viene anche definita iperparatiroidismo nutrizionale secondario. Spesso gli animali che si ammalano hanno a disposizione una dieta carente in calcio oppure con un eccesso di fosforo. Inoltre la vitamina D3 è fondamentale per l’assimilazione del calcio alimentare. Senza di essa, anche con l’assunzione di quantità corrette di calcio, si arriva ad una condizione di ipocalcemia. Questa vitamina può essere in parte fornita con la dieta (in alcuni rettili), in parte liberata grazie all’esposizione ai raggi UV-B.

Non va sottovalutata anche la temperatura ambientale. Per poter funzionare l’organismo dei rettili ha bisogno di essere mantenuto ad una temperatura corretta per la specie. In caso contrario, la capacità digestiva dell’animale viene meno e con essa la possibilità di assunzione di nutrienti con la dieta.

Quando l’animale non ha in circolo livelli adeguati di calcio, compensa con la liberazione di un ormone, il paratormone. Questo tenta di rimediare alla carenza con il rilascio di calcio dalle ossa e contemporaneamente con il riassorbimento di calcio da parte dei reni.

I segni clinici sono in primo luogo problemi ossei: si possono manifestare fratture a carico delle ossa lunghe della zampe, debolezza nella deambulazione, incapacità a mantenere la stazione, fino a raggiungere la paralisi. Altro segno tipico può essere un gonfiore a carico degli arti sia anteriori che posteriori. Similmente, un osso che può subire i danni della MOM è la mandibola; perciò sono riportate fratture e possibile gonfiore anche a questo livello. Nelle tartarughe è frequente osservare un rammollimento o una deformazione del carapace. In altri rettili si può verificare una scoliosi a livello del dorso della colonna vertebrale. Queste deformità risultano essere irreversibili anche dopo risoluzione della problematica gestionale/nutrizionale.

Poiché il calcio interviene anche a livello della contrazione muscolare, in alcuni casi i proprietari possono rilevare tremori a carico delle dita oppure tremori diffusi (tetania). Inoltre si può manifestare crescita rallentata oppure anoressia per incapacità o impossibilità ad alimentarsi. Nei casi più gravi l’animale può arrivare a morte.

Molto spesso il veterinario esperto di animali esotici può sospettare una condizione di MOM in base alle informazioni gestionali riportate dal proprietario. La conferma spesso si ha grazie ad un esame radiografico, in cui si osserva una densità ossea inadeguata oppure tramite l’esecuzione di esami del sangue.

La MOM può essere prevenuta grazie a semplici accorgimenti gestionali. Per prima cosa la dieta deve essere quella corretta per la specie in proporzioni e tipologia. Secondariamente, quando l’animale non può avere accesso alla luce naturale, è necessario pensare di utilizzare delle lampade UV-B all’interno del terrario con corretto posizionamento e livello di radiazioni. Occorre evitare di utilizzare integratori vitaminici reperibili nei negozi di animali se non si è certi della loro validità per il proprio animale. Questi potrebbero contenere un eccesso di vitamina D3 o di fosforo, dannoso per il rettile. Spesso una semplice integrazione di calcio carbonato è sufficiente per correggere una carenza lieve. In caso di dubbi è sempre meglio chiedere il consiglio ad un veterinario esperto di animali esotici.

Articolo a cura dello Staff della Clinica Veterinaria Borgarello
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martedì 28 luglio 2020

Ara ararauna


L’Ara ararauna (ara blu e gialla) è uno dei pappagalli più grandi. 
Appartenente alla famiglia degli Psittacidae ed al genere Ara, occupa come areale di distribuzione in natura il Centro ed il Sud America.
Ha una lunghezza complessiva di circa 90 cm e presenta un possente becco nero. La particolarità più evidente e che accomuna tutte le ara è quella di possedere le zone guanciali nude, costituite da epidermide di colore bianco ed ornate con piccole piume nere.
La parte dorsale del corpo è di colore blu-azzurro iridescente, mentre la parte ventrale è giallo carico.
Le forti zampe sono di colore grigio con unghie nere.

Il temperamento di questo uccello è pacifico, presentandosi particolarmente adatto alla stretta convivenza con l’uomo in virtù del forte legame che generalmente instaura con il proprietario.
E' uno dei pappagalli che maggiormente manifesta la sua spiccata intelligenza, ripetendo il linguaggio umano con facilità. Proprio per queste caratteristiche, però, è un animale molto vulnerabile dal punto di vista emotivo e psicologico, potendo sviluppare disturbi comportamentali che possono manifestarsi con la sindrome da autodeplumazione.
Per le sue dimensioni l’Ara ararauna è un pappagallo che necessita di ampi spazi, dove potersi muovere liberamente e manifestare tutti i comportamenti tipici della specie.
Particolare attenzione va riposta ai materiali della struttura delle voliere. devono essere assolutamente evitati i rivestimenti zincati, oggetti che possono essere tossici od ingeriti.

Come per la maggior parte dei pappagalli, anche per gli Ara ararauna vale la regola generale che più l’alimentazione è varia e basata su essenze alimentari fresche, più si garantirà un ottimale stato di salute dell’animale, scongiurando patologie legate a squilibri nutrizionali.
Profondamente sbagliata è un’alimentazione esclusivamente a base di semi e frutta secca come noci, nocciole, arachidi e quant’altro, che porta gli uccelli a gravi patologie a carico del fegato in pochi anni, causandone spesso la morte.
In cattività una buona dieta è rappresentata da:
Alimento secco 8-10% del peso corporeo: estrusi (pellet specifici per Ara), legumi e frutta secca;
Alimento fresco 8-10% del peso corporeo: frutta (energetica come mango, papaya, ananas, cocco, banana e platano) e verdura. Per offrire una dieta il più possibile variegata, una buona scelta possono anche essere delle macedonie miste di frutta e verdura.
Eventuali miscele di semi possono essere utilizzate occasionalmente come premi, ad esempio durante l’addestramento. Per stimolare l’Ara a mangiarli meno voracemente e darle modo di assaggiare nel contempo alimenti nuovi, è possibile nasconderli all’interno di piccoli pezzi di frutta o verdura (es. foglie di radicchio, insalata, etc.).
L’Ara ararauna è soggetto a tutela da parte della Convenzione di Washington e la sua detenzione è autorizzata soltanto per soggetti con anello inamovibile (comprovante la nascita in cattività) e documento CITES d’accompagnamento, che l’allevatore fornirà al momento dell’acquisto.
Eventuali nascite, fughe o decessi, nonché cessioni a terzi, vanno comunicate agli uffici del Corpo Forestale di Stato della propria provincia.
E' consigliabile portare il proprio pappagallo dopo l'acquisto/adozione a far visitare da un veterinario specializzato per accertarsi dello stato di salute generale dell'animale e ricevere i corretti consigli su gestione, alimentazione e cure.

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martedì 5 maggio 2020

Patologie Dell'Occhiale Nei Rettili


I serpenti e alcuni gechi non posseggono le palpebre ma sono dotati di una struttura chiamata occhiale, formato dalla fusione delle due palpebre sopra la cornea. Tra l'occhiale e la superficie oculare vi è uno spazio (spazio subspectacolare) lubrificato dal film lacrimale prodotto dalla ghiandola di Harder (ghiandola lacrimale). L'occhiale ha uno spessore di 0,08 mm, è trasparente, vascolarizzato da una fitta rete di micro vasi sanguigni e funge da barriera fisica della cornea da possibili traumi.
L'occhiale è impermeabile a farmaci somministrati localmente, per cui la terapia medica topica è inefficace. Gli strati più esterni dell'occhiale vengono eliminati durante la muta insieme al resto della pelle. Prima della muta si ha accumulo di liquido tra gli strati della cute che porta a ispessimento e separazione degli strati più vecchi da quelli più recenti; in tale fase il serpente assume un aspetto opaco e l'occhiale appare bluastro. Circa 3-4 giorni prima della muta l'occhiale ridiventa trasparente e la pelle lucida in seguito a diminuzione dell'accumulo di liquido tra i due strati epidermici. Durante questo periodo il serpente è vulnerabile e può avere delle modificazioni nel comportamento legate alla ridotta capacità visiva e alla delicatezza della cute.
L'occhiale può andare incontro a diverse patologie come abrasioni, ulcere, perdita di trasparenza, avulsione, ritenzione, accumulo di liquido lacrimale (spectaculopatia bollosa o pseudobuftalmo) o materiale purulento (ascesso) nello spazio subspectcolare.
In questo articolo tratteremo della ritenzione dell'occhiale in quanto rappresenta la patologia più comune nei serpenti.
Tra i serpenti, i pitoni reali, sono particolarmente predisposti a questo problema. La ritenzione è dovuta alla mancata separazione dell'occhiale vecchio da quello nuovo durante la muta; se non viene rimosso il vecchio occhiale anche le successive mute saranno inibite portando a difficoltà visiva fino a cecità con conseguente incapacità ad alimentarsi. Le cause della ritenzione sono varie: temperatura o umidità troppo basse, errori alimentari, patologie cutanee spesso secondarie a disfunzione tiroidea, cicatrici, infestazione da acari e nei serpenti la mancanza di substrati ruvidi contro i quali strofinare il rostro per iniziare il distacco della pelle vecchia.

Occhiale ritenuto
Post rimozione manuale dell'occhiale


Particolare degli occhiali ritenuti











La diagnosi di ritenzione è clinica, si basa sulla presenza di una depressione sull'occhiale ispessito, mentre sull'occhiale sano indica una precedente ritenzione.


La terapia prevede di tenere bagnato l'occhiale ritenuto per qualche minuto e provare a rimuoverlo delicatamente con un cotton fioc umido. Se non funziona si consiglia di riporre il serpente in un ambiente umido per 24 ore o di somministrare lacrime artificiali ricche in acido ialuronico frequentemente per qualche giorno e riprovare con il cotton fioc. Evitare la rimozione forzata perchè c'è il rischio di danneggiare la cornea in modo grave e permanente.


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martedì 28 aprile 2020

Patologie Nutrizionali Negli Uccelli

Le patologie nutrizionali, anche dette malattie di origine alimentare, sono molto comuni negli uccelli che vengono tenuti come animali da compagnia.

I semi, che troppo spesso sono ritenuti essere la base dell’alimentazione di queste specie, possono portare ad effetti diretti ed indiretti molto gravi. Ad esempio, i semi di girasole sono una vera delizia per i pappagalli, ma sono ricchissimi di grassi. Una conseguenza è l’insorgenza dell’obesità che a sua volta esita in arteriosclerosi e patologie epatiche.

Quando una dieta troppo ricca di lipidi diventa un problema cronico, si possono osservare ulteriori patologie. L’emergenza di lipomi, neoplasie benigne con contenuto lipidico, risulta più di frequente in soggetti che hanno una dieta scorretta e può creare disagio all’animale. Altra evidenza è la crescita eccessiva del becco che è legata ad un malfunzionamento del fegato e che deve essere risolta tramite il taglio o la limatura sotto anestesia.

Gli effetti indiretti degli errori dietetici sono legati ad una disvitaminosi. I semi contengono un eccesso di vitamina E mentre risultano poveri in vitamina A. La carenza di vitamina A porta ad una metaplasia cioè un’alterazione nella normale struttura di tutti gli epiteli. Si possono osservare patologie cutanee, pododermatite delle zampe, cheratite a livello oculare, ma anche sinusite a causa di un difetto degli epiteli respiratori oppure ascessi delle ghiandole salivari per una malformazione degli epiteli ghiandolari.

Altro effetto indiretto è la carenza di calcio. I semi contengono una bassissima percentuale di calcio ed i grassi vanno ad interferire con il regolare assorbimento di calcio, limitando anche gli effetti di una possibile integrazione di questo minerale per via orale. Uno dei possibili esiti è un difetto nella calcificazione delle ossa, in particolare nel Cenerino che risulta predisposto a questa patologia. Altra conseguenza possono essere problemi riproduttivi come la ritenzione delle uova nelle femmine.

In conclusione, va posta una grande attenzione al piano alimentare degli uccelli cercando di prediligere verdura e frutta fresca ed alimenti pellettati di buona qualità. Andrebbero evitati i mix di semi, sebbene siano molto graditi. La frutta secca e i semi possono essere un ottimo aiuto per creare un legame con il proprio animale e giocare insieme. Servendosi di questi come premio si può stimolare l’attività fisica, l’ingegno, insegnando piccoli trucchi con cui divertirsi insieme.

Attenzione perché in caso di necessità di un cambio alimentare è bene agire sempre gradatamente per evitare che l’animale smetta di mangiare oppure possa avere problemi gastroenterici a causa di alimenti a cui il suo organismo non è abituato. L’aiuto e il consiglio di un Medico Veterinario specializzato in animali esotici possono essere preziosi per avere un sostegno in questo percorso. 

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martedì 11 febbraio 2020

GRAPTEMYS PSEUDOGEOGRAPHICA guida alla gestione


Graptemyspseudogeographica è una tartaruga acquatica chiamata anche tartaruga falsa carta geografica a causa del tipico disegno sulla testa.

E’ una specie di libera vendita.


ORIGINE E FISIOLOGIA
Graptemyspseudogeographica è una tartaruga originaria del Nord America.
Oltre a G. pseudogeographica esistono altre specie appartenenti al genere Graptemys, come G. geographica e G. ouachitensis,.
All’interno, poi, della specie G. pseudogeographicarientrano 2 sottospecie:
- G. p. pseudogeographica: anche chiamata “False MapTurtle”, presenta una linea gialla sulla testa che si ferma prima di passare sotto l’occhio e l’iride scuro con 2 puntini a lato della pupilla;

-G. p. kohni: anche chiamata “Mississippi MapTurtle”, presenta una linea gialla sulla testa che passa sotto l’occhio e l’iride giallo uniforme.


Sono molto frequenti incroci tra le due sottospecie.
Queste tartarughe sono generalmente timide e schive, perciò necessitano di vivere in un ambiente tranquillo.
Sono abili nuotatrici e passano molte ore al giorno a fare “basking” al sole.
In natura andrebbero in letargo da Novembre a Marzo.

Per quanto riguarda le caratteristiche morfologiche, oltre al caratteristico disegno di colore giallo che le contraddistingue,  presentano il piastrone di colore giallo (nei giovani può essere presente un disegno grigiastro), il carapace marrone-olivastro con una carenatura dorsale e gli scuti marginali sporgenti (aspetto dentellato).
Questa specie risulta particolarmente sensibile alle patologie oculari.

RICONOSCIMENTO DEL SESSO
I maschi hanno la coda di notevoli dimensioni e l’apertura cloacale posizionata verso l’apice.
Le femmine, invece, raggiungono dimensioni notevolmente maggiori dei maschi (fino al doppio: M fino a14 cm, F fino a28 cm).

ALLOGGIO
La Graptemyspseudogeographicapuò essere tenuta al chiuso in acquaterrario oppure all’esterno in laghetto.
Al chiuso queste tartarughe possono essere alloggiate in un acquaterrario di ampie dimensioni (almeno 100x50x50 cm). Deve prevalere la parte con l’acqua (profondità di circa 40 cm), in cui devono essere presenti degli appigli (es. legni).
E’ molto importante che l’acquaterrario sia dotato di un buon sistema di filtraggio.
La parte emersa dovrebbe essere costituita da sassi o tronchi ed una parte con sabbia o terra per permettere alla tartaruga di scavare. Deve essere anche dotata di una lampada UVA-UVB (5%) ad una distanza massima di 30 cm ed accesa per 10-12 ore al giorno e uno spot (es. 40 W) per creare un gradiente di temperatura.
In caso di gestione all’aperto (scelta ideale per questa tartaruga!) è necessario allestire un laghetto.
Il laghetto dovrebbe essere abbastanza grande, di dimensioni minime di 3 m x 2 m e con una profondità di almeno 1 m. Bisognerebbe predisporre delle zone semisommerse e vari appigli. L’ideale sarebbe che il laghetto fosse anche dotato di un sistema di filtraggio.Dovrebbe essere collocato in una zona soleggiata, ma devono essere presenti anche delle zone d’ombra.
Per evitare fughe il laghetto dovrebbe essere recintato (50 cm di altezza e almeno 30 cm sotto terra).

ALIMENTAZIONE
Questa tartaruga è principalmente carnivora. In natura si nutrirebbe di chiocciole acquatiche, molluschi, crostacei, piccoli pesci ed insetti acquatici. I vegetali (piante acquatiche) rappresentano una percentuale limitata nella dieta (maggiore negli adulti).
La dieta in cattività prevede piccoli pesci (da somministrare interi; es. latterini, alborelle), gamberi d’acqua dolce o salata, insetti, lombrichi e cibi vegetali (soprattutto in età adulta; es. piante acquatiche ed insalata).
Da piccole possono essere alimentate ogni giorno; da adulte invece 2-3 volte alla settimana.

RIPRODUZIONE
La femmina depone al massimo 10 uova. Avvengono fino a 3 deposizioni all’anno.
La deposizione viene effettuata in terreno morbido (può essere allestito terriccio inumidito e smosso alto circa 20 cm).
Le uova schiudono nell’arco di circa 90 giorni.

CURE
È fondamentale far visitare la propria tartaruga dopo l’acquisto per accertarsi del suo stato di salute ed avere consigli sia sulla gestione che sull’alimentazione.
Successivamente sono consigliabili un paio di visite all’anno con un esame coprologico di controllo.



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martedì 14 gennaio 2020

Dacriocistite Nel Coniglio

Con il termine di dacriocistite si intende l'infiammazione del dotto naso lacrimale. Il dotto naso lacrimale è un piccolo canale che origina dall'orbita, attraversa l'osso lacrimale, l'osso mascellare e l'osso nasale dove sbocca. La sua funzione è quella di convogliare le lacrime dal punto lacrimale inferiore (un piccolo foro nella congiuntiva della palpebra inferiore a circa 3 mm del margine palpebrale, in prossimità del canto mediale), al naso.
Nel coniglio l'anatomia del dotto naso lacrimale stesso è un fattore predisponente alla dacriocisitite. Infatti l'andamento tortuoso attraverso le ossa lacrimale e mascellare e il restringimento del diametro in più punti, possono favorirne l' ostruzione. Inoltre il suo passaggio vicino alle radici dei denti mascellari e incisivi superiori e la presenza di radici dentarie aperte, fa si che possa venire coinvolto nei processi patologici a carico delle radici dentali.


anatomia del dotto naso lacrimale

La patologia può riguardare conigli di tutte le età e razza anche se è rara in soggetti molto giovani e le razze nane sono più suscettibili, probabilmente per la conformazione brachicefalica del cranio.
Generalmente ha una presentazione monolaterale ma può presentarsi anche bilateralmente. Ha un'insorgenza graduale e il proprietario può notare che un occhio da parecchi giorni è più bagnato o sporco e il coniglio mangia meno. In seguito lo scolo oculare può diventare spesso, biancastro e appiccicoso e può conglutinare il pelo del canto mediale. Il coniglio può presentare contemporaneamente segni di malattia dentale come salivazione eccessiva, anoressia, perdita di peso e ridotta pulizia.
L'esame oculistico conferma la presenza di scolo muco purulento a livello del canto mediale, può essere anche presente iperemia congiuntivale o ulcere corneali. Esercitando pressione sul punto naso lacrimale inferiore può fuoriuscire materiale purulento. Le strutture interne dell'occhio sono nella norma ma può esserci un' uveite riflessa lieve.



aspetto clinico: scolo muco purulento al canto mediale dell'occhio

È importante eseguire anche un esame clinico generale ponendo particolare attenzione al controllo dei denti. Problemi di mal occlusione predispongono a crescita continua delle radici dei denti incisivi e molari che possono in questo modo entrare in contatto con il dotto.
Oltre alle patologie dentali un'altra causa di dacriocistite sono le infezioni batteriche miste: le lacrime che ristagnano nel dotto, a causa di un mancato drenaggio, possono infatti infettarsi.
La terapia prevede una serie di lavaggi ripetuti con soluzione salina sterile del dotto naso lacrimale, previa anestesia locale, finchè non viene eliminato tutto il materiale intrappolato nel dotto. In seguito si associa una terapia antibiotica locale e sistemica ad ampio spettro per 1-2 settimane. È utile eseguire un ulteriore lavaggio a distanza di 2-3 settimane.
In caso di dacriocistite secondaria a patologie dentali potrebbero essere necessarie delle estrazioni dentali.


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mercoledì 11 settembre 2019

Convivere Con Un Drago Barbuto (Pogona Vitticeps) Parte II: Alimentazione, Brumazione e Riproduzione


Risultati immagini per pogona riproduzioneAlimentazione - Il pogona è un rettile onnivoro. Gli adulti consumano per il 50% insetti e per il 50% verdure (i vegetali possono essere lasciati sempre a disposizione, al contrario degli insetti). I piccoli sono essenzialmente insettivori, ma dai due mesi di età è opportuno iniziare a offrire una quota di verdure.
Gli insetti che si possono utilizzare sono grilli, larve del miele, camole della farina, kaimani. Come regola generale, gli invertebrati offerti come pasto non devono essere più lunghi di un terzo della larghezza della testa del rettile. Gli invertebrati con un rivestimento chitinoso molto spesso, come le camole della farina, non sono adatti ai neonati. Per garantire un apporto nutrizionale ottimale, gli invertebrati dovrebbero essere nutriti per un paio di giorni prima di essere offerti, con una dieta nutriente e ricca di vitamine (cereali, frutta e verdura addizionati di calcio e integratori).
I vegetali devono essere variati il più possibile. Si possono offrire ad esempio le cicorie (radicchi, insalate, indivia, rucola, scarola, ecc.), coste, carote e zucchine grattugiate, tarassaco, peperoni e vari tipi di frutta (in maniera limitata). Il tutto va tagliato in piccoli pezzi e mescolato con cura. Evitare l’insalata brasiliana, che ha uno scarso valore nutritivo.
La dieta deve essere integrata con calcio carbonato, un integratore comunemente in vendita nelle farmacie, e un prodotto minerale-vitaminico.
È bene lasciare a disposizione tutti i giorni un recipiente d’acqua, cosicché il pogona possa avere la possibilità di bere quando preferisce. Spesso questi animali, preferiscono bere le goccioline di acqua spruzzate nel terrario o direttamente sulla testa. 

Brumazione - La brumazione è una sorta di letargo incompleto che può durare dalle 8 alle 12 settimane, necessario per il benessere e per la riproduzione del drago barbuto.La brumazione può essere effettuata solo in animali in buono stato di salute e sopra l’anno di età.
Verso fine Novembre la temperatura nel terrario viene fatta scendere gradualmente (fino a 20-22°C) nell’arco di una settimana diminuendo anche le ore di luce fino a 8-6.
Durante questo periodo è necessario offrire meno cibo del solito e al suo termine verranno riportate le ore di luce gradualmente a 12 e anche la temperatura verrà fatta salire gradualmente.

Riproduzione - Il drago barbuto raggiunge la maturità sessuale tra 1 e 2 anni di vita. I rituali di corteggiamento iniziano nel periodo subito successivo alla brumazione.
Durante il corteggiamento il maschio espande la “barba” e si solleva sugli arti anteriori facendo dei movimenti verticali con la testa (“head bobbing”). Se la femmina non è ricettiva rifiuta il maschio compiendo dei movimenti circolari con la zampa anteriore. Se è ricettiva, invece, solleva la coda e si appiattisce.
Dopo circa 6 settimane dall’accoppiamento la femmina smette di mangiare e depone tra le 10 e le 30 uova in un nido scavato nella sabbia (profondità di almeno 15 cm).
Le uova si schiudono nell’arco di 50-80 giorni.

Cure - È fondamentale far visitare il proprio drago barbuto dopo l’acquisto per accertarsi del suo stato di salute e avere consigli sia sulla gestione che sull’alimentazione.

Successivamente è consigliabile una visita all’anno con un esame coprologico di controllo.



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mercoledì 28 agosto 2019

Esami del Sangue in Coniglio, Rettili e Uccelli

Per diagnostica veterinaria si intende una serie di procedure mediche, in aggiunta alla normale visita clinica, in grado di approfondire e indagare lo stato di salute dell’animale.
Per NAC invece definiamo animali non convenzionali o esotici, ormai chiamati “nuovi animali da compagnia”.

Tra questi annoveriamo diverse specie:
- mammiferi tra cui conigli, cavie, furetti e criceti
- rettili tra cui tartarughe, serpenti, iguane e camaleonti
- uccelli tra cui pappagalli e canarini

Questi animali sono sempre più apprezzati come PET per la crescente curiosità nell’osservare e interagire con specie dalle caratteristiche peculiari: dalla vasta gamma di vocalizzazioni emesse dalle cavie, alla straordinaria capacità di emulare i suoni umani caratteristici del pappagallo cenerino, sino ad arrivare alle abilità uniche nel mimetismo tipiche del camaleonte.

esami-coniglio-rettili-uccelli


Il loro stato di salute tuttavia deve essere affidato a veterinari specializzati che conoscono nello specifico la loro particolare e differente fisiologia che li contraddistingue da cane e gatto.
A tutto ciò si aggiunge la difficoltà nel riconoscere manifestazioni di malessere in quanto la maggior parte di queste specie tende a nascondere i segni della malattia come istinto di sopravvivenza nei confronti di predatori, e a mostrarli solo quando la patologia ha raggiunto stadi avanzati.

La sola visita clinica in queste specie può non essere sufficiente per arrivare ad una diagnosi, per cui si rende indispensabile l’ausilio di ulteriori approfondimenti diagnostici.
Nell’immaginario collettivo si può erroneamente credere che le procedure veterinarie impiegabili su questi animali siano minime. Può diventare difficile pensare che in un criceto russo di soli 30 grammi oppure in un diamante mandarino di addirittura 12 grammi sia invece possibile ricorrere ad un ampio ventaglio di esami diagnostici.

Le attività cliniche diagnostiche eseguibili sugli animali non convenzionali presso la Clinica Veterinaria Borgarello sono:

Accertamenti diagnostici di laboratorio:
- Ematologia (esame emocromocitometrico, striscio ematico, profilo biochimico con Vetscan2, emogas analisi)
- Sierologia (ricerca IgG-IgM)
- Infettivologia (esami batteriologici, virologici, parassitologici e micologici)
- Coprologia

Accertamenti diagnostici per immagini:
- Radiografie (torace, addome, cranio)
- Ecografia (torace, addome e eventuali lesioni)
- Endoscopia (prime vie respiratorie, sessaggio psittaccidi)


Articolo a cura dello Staff della Clinica Veterinaria Borgarello
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martedì 18 giugno 2019

Ipercalciuria del coniglio



L’ipercalciuria è una patologia piuttosto comune nel coniglio da compagnia.
In inglese è anche chiamata “sludge” ossia fanghiglia vescicale. Consiste nell’accumulo in vescica di una quantità anomala di microscopici cristalli di calcio, che si depositano e si compattano, formando un ammasso semisolido, pastoso, che il coniglio non riesce più ad espellere quando urina.
L’urina del coniglio è normalmente ricca di cristalli di calcio, che in un animale in salute vengono espulsi con l’urina. In caso di ipercalciuria, invece, questi cristalli sedimentano e si addensano causando una serie di disturbi, come dermatite perineale più o meno grave.



Le cause di questa patologia sono in genere multifattoriali, e comprendono una serie di condizioni che impediscono al coniglio di svuotare completamente la vescica, favorendo l’accumulo progressivo di cristalli di calcio.
- Cause comportamentali: se un coniglio vive esclusivamente o quasi sempre confinato in gabbia è favorita la ritenzione di urina; in natura i conigli urinerebbero spesso per marcare il territorio.
- Cause neurologiche: lesioni al sistema nervoso (cervello, midollo spinale o nervi) possono impedire lo svuotamento completo della vescica o l’assunzione di una posizione adeguata per urinare.
- Cause ortopediche: lesioni o infiammazioni alle articolazioni (artrite) od infezioni ai piedi (pododermatite) impediscono di assumere la corretta postura per urinare o la rendono dolorosa.
- Cause urinarie: l’infiammazione della vescica o dell’uretra possono impedire lo svuotamento completa della vescica, rendere dolorosa la minzione o causare dermatite perineale.
- Obesità: un coniglio sovrappeso più facilmente si imbratterà la regione perineale con l’urina causando una dermatite ed avrà difficoltà a pulirsi adeguatamente.
- Dieta: il ruolo della dieta non è ancora del tutto chiaro.

Il meccanismo alla base dell’ipercalciuria è spesso complesso e difficile da eliminare.
Il coniglio che presenta la vescica piena di cristalli di calcio non riesce a urinare correttamente, urina poco e spesso, ha dolore e si sgocciola addosso l’urina. Può avere la pelle infiammata e spesso ha dolore e di conseguenza può presentare perdita di appetito.
Spesso l’urina ha un aspetto normale perché viene emessa solo la parte liquida mentre quella semisolida, piena di calcio, rimane nella vescica.
Nei coniglietti con ipercalciuria la vescica è di solito di consistenza e volume aumentati.



La terapia consiste per prima cosa dallo svuotare la vescica dal deposito di calcio per dare immediato sollievo al coniglio. Ciò si può effettuare nel coniglio sveglio oppure in sedazione o anestesia. In molti soggetti si può svuotare la vescica senza sedazione, comprimendo delicatamente la vescica fino a svuotarla del tutto. Se ciò non è possibile si deve eseguire la procedura in anestesia; la vescica può essere delicatamente compressa per effettuarne lo svuotamento, dopo di che si introduce un catetere e si effettuano ripetuti lavaggi con soluzione sterile tiepida, fino ad ottenere la fuoriuscita di liquido limpido. Al termine si esegue una radiografia di controllo per verificare di aver completamente eliminato il deposito di materiale.

Nei giorni successivi si effettua una terapia reidratante (per bocca o per via sottocutanea) per stimolare lo svuotamento frequente della vescica e si somministrano analgesici ed eventualmente antibiotici. Si deve correggere la gestione del coniglio, favorendo l’attività fisica ed evitando di confinarlo in uno spazio ristretto.
Utili possono essere anche alcuni accorgimenti dietetici come: fornire acqua naturale iposodica sia in abbeveratoio a goccia sia in ciotola; stimolare l’assunzione di acqua utilizzando eventualmente del succo di frutta non zuccherato (es. succo di ananas 100%); fornire fieno ad libitum (NO di erba medica) ed alimenti freschi come erba oppure cicoria, sedano, finocchio, vari tipi di insalata; somministrare vegetali diuretici come il tarassaco; evitare carboidrati, frutta e carote.


Articolo a cura dello Staff della Clinica Veterinaria Borgarello
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