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martedì 15 dicembre 2020

La Medicina Preventiva nei Nuovi Animali da Compagnia

La Medicina Preventiva nei Nuovi Animali da Compagnia è un tema di primaria importanza. Per cani e gatti la prevenzione, ad esempio tramite le vaccinazioni o la profilassi antiparassitaria, evita di ricadere in problematiche gravi e potenzialmente fatali per l’animale. Lo stesso vale per conigli, furetti, piccoli roditori, rettili ed uccelli da compagnia.


Troppo spesso gli animali esotici vengono ancora portati in visita per problematiche correlate ad una gestione scorretta in ambiente domestico. Ad esempio, la temperatura e l’umidità sono corretti per la specie? Sono necessarie lampade UVA o UVB? La gabbia è posizionata nel luogo più adatto? E la dieta risulta essere la migliore per il tipo, l’età e per lo stato riproduttivo dell’animale? Vediamo più nel dettaglio in che cosa consiste la prevenzione nelle specie più diffuse.

Nel coniglio è sempre consigliata una visita dopo l’adozione specialmente se non si ha esperienza pregressa con questo tipo di animale. Somministrare fin dall’inizio una dieta corretta previene problematiche dentali o gastrointestinali. Inoltre, anche quando vivono esclusivamente in casa e non hanno contatto con altri animali, per i conigli è disponibile ed indicata la vaccinazione annuale per la Mixomatosi, la Malattia Emorragica Virale 1 e la Malattia Emorragica Virale 2, malattie drammatiche e spesso con esito letale. Infine, nei soggetti di sesso femminile la sterilizzazione evita la comparsa di tumori uterini e mammari che in questa specie compaiono precocemente, già a quattro anni di età.

Per quanto riguarda le tartarughe ed i rettili in generale è fondamentale una approfondita conoscenza riguardo al tipo di alimentazione più naturale, sana e completa per la specie. Esistono categorie di rettili erbivori, come le comuni testuggini di terra e le iguane, oppure specie carnivore, come le comuni tartarughe d’acqua (o Trachemys) e i serpenti, oppure ancora specie prettamente insettivore, come i gechi leopardini. Inoltre, non tutte le specie hanno necessità di mangiare ogni giorno perché non è un comportamento naturale per quel tipo di animale.

Nell’ampia categoria dei rettili è fondamentale la gestione del terrario che deve avere adeguate dimensioni, temperatura ed umidità. In base all’habitat originario del soggetto si deve ricreare un ambiente ideale. Parallelismi tra specie simili nell’aspetto ma non per provenienza possono essere molto dannosi.

Infine, nelle tartarughe sia di terra che di acqua è fondamentale preparare ed imparare a gestire correttamente il letargo. È credenza comune che una tartaruga tenuta in casa durante l’inverno ad una temperatura media di 10-15°C, poco attiva, che smette di mangiare, sia una tartaruga in letargo. In realtà, durante questa fase fondamentale e fisiologica per queste specie, l’animale dovrebbe dormire costantemente, non mangiare ed essere mantenuto ad una temperatura stabile di circa 4°C.

E per quanto riguarda gli uccelli? La posizione, le dimensioni e il materiale di costituzione della voliera giocano un ruolo importante sullo stato di salute dell’animale. Alcune gabbie sono ancora fabbricate con materiali che possono essere tossici se ingeriti. Ad esempio, una cocorita che a volte becchetta le sbarre di una gabbia zincata può arrivare ad un’intossicazione che nei casi più gravi esita in sintomi neurologici, tremori e morte. Una gabbia troppo piccola per un pappagallo di medie o grosse dimensioni può generare stress e disagio, fino all’insorgenza di problemi comportamentali difficili da eradicare. Come detto per le altre specie, l’alimentazione non può essere trascurata. I pappagalli e gli uccelli in generale sono ottimi selezionatori di alimenti gustosi ed appetitosi e se hanno a disposizione dei semi li sceglieranno sempre a discapito di una dieta varia ed equilibrata.

In conclusione, una visita veterinaria ogni 6-12 mesi, con veterinari esperti di specie non convenzionali, è sicuramente raccomandata per tutte le specie esotiche per consentire ai nostri animali da compagnia di vivere una vita serena ed in salute.


Articolo a cura dello Staff della Clinica Veterinaria Borgarello

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martedì 1 settembre 2020

L'ipersalivazione nel cane e nel gatto

L'ipersalivazione in termini medici viene chiamata scialorrea o ptialismo e indica un' eccessiva produzione di saliva.
La saliva svolge importanti funzioni quali attività antibatterica, utile a mantenere sotto controllo la formazione di placca; svolge una parziale digestione dell'alimento e lo prepara per essere ingerito; ha attività tampone nei confronti delle secrezioni acide dello stomaco in casi di reflusso o vomito; diluisce e in parte inattiva le sostanze irritanti.
Le cause che possono indurre ipersalivazione sono davvero numerose:
  • anatomiche,
  • lesioni del cavo orale o faringee,
  • patologie delle ghiandole salivari (cervicale craniale, intermandibolare, faringea, sottoliguale),
  • disturbi metabolici,
  • disturbi neurologici,
  • farmaci e tossine,
In alcune razze (molossoidi) l'abbondante quantità di tessuto labiale e l'eccessiva lassità del labbro inferiore fan si che la saliva non venga trattenuta all'interno della bocca.

Cane Corso

Per quanto riguarda le lesioni che possono interessare il cavo orale o il faringe si ricordano i corpi estranei (ossa, plastica, forasacchi ecc.) che possono impiantarsi in qualunque punto all'interno della bocca, determinando stimolazione dei recettori linguali e la conseguente produzione di saliva. La loro opportuna rimozione risolve il problema.
Anche le formazioni tumorali possono indurre ipersalivazione, comportandosi come i corpi estranei e agendo con gli stessi meccanismi; in questo caso si possono apprezzare altri segni clinici come tumefazioni, ulcere, deviazione o eccessiva mobilità dentale, deviazioni ossee, difficoltà e/o dolore ad aprire e chiudere la bocca.
Stomatite da Calicivirus in un gatto

Importante salivazione si osserva anche in caso di stomatiti con lesioni infiammatorie/ulcerative del periodonto (tessuto che avvolge la radice del dente e la unisce alla parete dell'alveolo), delle mucose del cavo orale e della lingua, ad esempio in corso di infezioni da Calicivirus nei gatti.

Il morso o la puntura di animali velenosi può determinare reazioni più o meno gravi in base al tipo di sostanza inoculata.
Le sostanze caustiche, acidi e alcali possono dare ipersalivazione. Nei punti venuti in contatto col caustico si possono osservare lesioni che vanno dall'iperemia alla necrosi. 

Tra le sostanze caustiche citiamo le processionarie, dei lepidotteri che si nutrono delle foglie dei pini e di altre conifere. 
Processionaria
In primavera abbandonano i nidi dove hanno trascorso l'inverno per interrarsi e raggiungere la maturità, trasformandosi in farfalle. Il loro corpo è coperto di peli urticanti e anche quando si staccano dal corpo dell'animale mantengono il loro potere urticante.


Anche alcune piante possono indurre scialorrea secondariamente alla formazione di ulcere orali. 
Diffenbachia
Tali reazioni sono causate dai rafidi, minuscoli cristalli di ossalato di calcio contenuti nelle cellule della pianta. A liberare tali cristalli ricordiamo alcune piante da appartamento come il caladio (conosciuta anche come orecchio di elefante), il filodendro e la diffenbachia.


Alcune patologie a carico delle ghiandole salivari possono determinare ipersalivazione come il sialocele del cavo orale. Si tratta di una raccolta di saliva, circondata da tessuto di granulazione la cui formazione è indotta dall'infiammazione provocata dalla saliva stessa nei confronti del tessuto circostante. 
Sialocele

Spesso la causa del sialocele è un trauma a carico di una ghiandola salivare o del suo dotto escretore. La localizzazione dipende dalla ghiandola interessata e si manifesta con con una tumefazione indolente e fluttuante. La terapia consiste nell'individuare la causa scatenante e nella sua rimozione.
Dopo questa panoramica generale sulle cause dell'ipersalivazione, il consiglio è quello di non sottovalutare questo sintomo in quanto potrebbe essere la manifestazione di patologie più o meno grave, quindi rivolgetevi sempre al vostro Medico veterinario!

Articolo a cura dello Staff della Clinica Veterinaria Borgarello
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mercoledì 19 agosto 2020

La Malattia Ossea Metabolica (MOM) Nei Rettili


La malattia ossea metabolica (MOM oppure MBD, Metabolic Bone Disease) nei rettili è una condizione molto frequente, legata ad errori gestionali ma non solo. Svolgono un ruolo nella patogenesi le radiazioni ultraviolette (UV-B), il calcio, il fosforo e la vitamina D3. Questa patologia classicamente si osservava nelle iguana e nei rettili erbivori, però si è visto che diverse specie di rettili, tra cui sauri e cheloni possono ugualmente manifestarla (ad esempio, gechi leopardini oppure testuggini).

La MOM viene anche definita iperparatiroidismo nutrizionale secondario. Spesso gli animali che si ammalano hanno a disposizione una dieta carente in calcio oppure con un eccesso di fosforo. Inoltre la vitamina D3 è fondamentale per l’assimilazione del calcio alimentare. Senza di essa, anche con l’assunzione di quantità corrette di calcio, si arriva ad una condizione di ipocalcemia. Questa vitamina può essere in parte fornita con la dieta (in alcuni rettili), in parte liberata grazie all’esposizione ai raggi UV-B.

Non va sottovalutata anche la temperatura ambientale. Per poter funzionare l’organismo dei rettili ha bisogno di essere mantenuto ad una temperatura corretta per la specie. In caso contrario, la capacità digestiva dell’animale viene meno e con essa la possibilità di assunzione di nutrienti con la dieta.

Quando l’animale non ha in circolo livelli adeguati di calcio, compensa con la liberazione di un ormone, il paratormone. Questo tenta di rimediare alla carenza con il rilascio di calcio dalle ossa e contemporaneamente con il riassorbimento di calcio da parte dei reni.

I segni clinici sono in primo luogo problemi ossei: si possono manifestare fratture a carico delle ossa lunghe della zampe, debolezza nella deambulazione, incapacità a mantenere la stazione, fino a raggiungere la paralisi. Altro segno tipico può essere un gonfiore a carico degli arti sia anteriori che posteriori. Similmente, un osso che può subire i danni della MOM è la mandibola; perciò sono riportate fratture e possibile gonfiore anche a questo livello. Nelle tartarughe è frequente osservare un rammollimento o una deformazione del carapace. In altri rettili si può verificare una scoliosi a livello del dorso della colonna vertebrale. Queste deformità risultano essere irreversibili anche dopo risoluzione della problematica gestionale/nutrizionale.

Poiché il calcio interviene anche a livello della contrazione muscolare, in alcuni casi i proprietari possono rilevare tremori a carico delle dita oppure tremori diffusi (tetania). Inoltre si può manifestare crescita rallentata oppure anoressia per incapacità o impossibilità ad alimentarsi. Nei casi più gravi l’animale può arrivare a morte.

Molto spesso il veterinario esperto di animali esotici può sospettare una condizione di MOM in base alle informazioni gestionali riportate dal proprietario. La conferma spesso si ha grazie ad un esame radiografico, in cui si osserva una densità ossea inadeguata oppure tramite l’esecuzione di esami del sangue.

La MOM può essere prevenuta grazie a semplici accorgimenti gestionali. Per prima cosa la dieta deve essere quella corretta per la specie in proporzioni e tipologia. Secondariamente, quando l’animale non può avere accesso alla luce naturale, è necessario pensare di utilizzare delle lampade UV-B all’interno del terrario con corretto posizionamento e livello di radiazioni. Occorre evitare di utilizzare integratori vitaminici reperibili nei negozi di animali se non si è certi della loro validità per il proprio animale. Questi potrebbero contenere un eccesso di vitamina D3 o di fosforo, dannoso per il rettile. Spesso una semplice integrazione di calcio carbonato è sufficiente per correggere una carenza lieve. In caso di dubbi è sempre meglio chiedere il consiglio ad un veterinario esperto di animali esotici.

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martedì 11 agosto 2020

Girotondo: Gioco O Problema?

Capita molto spesso di vedere su internet video di animali che attuano comportamenti “strani”, inconsueti, in quanto i proprietari sono divertiti da questa situazione bizzarra. Parliamo sia di cani, sia di gatti e le manifestazioni in questione sono numerose, ma, facendo un esempio, soffermiamoci sul “girotondo” o “acchiappa-coda”.

«Quindi se il mio peloso gira su sé stesso ha un problema comportamentale?» Dipende!

Il girare in tondo, infatti, pur essendo definito un “comportamento” non sempre coincide con un problema comportamentale. Innanzitutto può esserefisiologico se avviene prima di evacuare o prima di dormire o ancora in momenti di eccitazione, ma se si verifica in altre circostanze andrebbe indagata l’eventuale causa.


Con l’aiuto del veterinario si andrà a capire se il paziente si gira perché ha male a un distretto posteriore del corpo (es: la coda), se è effettivamente un problema comportamentale o se può trattarsi di un problema neurologico. Queste, infatti, sono le principali diagnosi differenziali per tale atteggiamento.

È fondamentale riconoscere a casa una serie di indizi che saranno utili al vostro veterinario per emettere una corretta diagnosi, ossia:

  • come viene portata la coda;
  • presenza di lesioni;
  • traumi o risse effettuate precedentemente;
  • il paziente cerca di raggiungere una parte del corpo o gira senza mostrare   interesse per il posteriore;
  • in che occasione si verifica il comportamento (sempre, solo in determinate   occasioni, ogni tanto senza associazione con altri eventi etc…);
  • il giro avviene sempre verso lo stesso senso;
  • compresenza di altri atteggiamenti strani come camminare verso muri e angoli oppure vocalizzazioni afinalistiche.

È importante riconoscere ed analizzare questi atteggiamenti con il proprio veterinario in quanto se si trattasse di un problema neurologico potrebbe essere un campanello d'allarme per problematiche più importanti come ad esempio crisi convulsive.

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martedì 14 aprile 2020

Il Mio Animale Urina Di Più: Devo Preoccuparmi?

L’aumento dell’urinazione nel cane e nel gatto è un sintomo abbastanza frequente ed è definito poliuria. Spesso per il proprietario è difficile distinguere un aumento effettivo del volume di urina da un aumento della frequenza di urinazione: questa ultima situazione infatti non sempre comporta un aumento della quantità di urina prodotta se durante l’urinazione vengono espulse solo modeste quantità. Allo stesso modo bisogna escludere una situazione di incontinenza, in cui l’animale perde inconsciamente urina durante l’attività quotidiana.

Nella maggior parte dei casi la poliuria è accompagnata da un aumento della sete, definita polidipsia: in questi casi una delle due condizioni è la causa scatenante dell’altra. Per accertarsi che effettivamente il nostro amico a quattro zampe beva di più è necessario calcolare il volume di acqua assunto in 24 ore dosando accuratamente quanta ne viene proposta all’animale. In condizioni di normalità il cane beve 90-100 ml per ogni kg di peso al giorno, mentre per il gatto il valore si aggira intorno ai 50 ml/kg/giorno.


Purtroppo, le cause di aumento dell’urinazione accompagnata da aumento della sete sono davvero varie e la diagnosi può risultare indaginosa: si annoverano cause metaboliche, cause ormonali, cause infettive, cause neoplastiche, somministrazione di farmaci o cambi alimentari. Per questo motivo è sempre consigliato affidarsi al parere di un medico veterinario che possa accertarsi, in base alla storia clinica e ad eventuali ulteriori sintomi, della reale gravità della situazione e conseguentemente proporre gli esami più indicati. Spesso il campanellino d’allarme per il proprietario può essere il fatto che l’animale presenti costantemente urine molto diluite, tendenti al trasparente, oltre che abbondanti.


L’aumento dell’urinazione non accompagnato ad aumento della sete è in genere sintomo di disordini a livello dell’ultimo tratto urinario. L’animale percepisce il costante stimolo all’urinazione nonostante il volume di urina prodotto non aumenti, atteggiandosi comunque per urinare ed espelle poca urina, tante volte durante la giornata. Anche in questo caso è bene affidarsi a un medico veterinario per escludere la presenza di infiammazione delle basse vie urinarie o problemi di irritazione a livello dello sbocco dell’uretra.

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lunedì 30 dicembre 2019

365 Giorni Con il Tuo Pet



Prendersi cura di un animale domestico, si sa, regala gioie indescrivibili, ma comporta anche alcune importanti responsabilità. È infatti fondamentale fare attenzione alla salute del nostro amico a quattro zampe non solo quando sta male: agire in maniera preventiva evita spesso conseguenze anche gravi. Per questo motivo ci sono alcuni appuntamenti che è bene non dimenticarsi.



La scadenza più importante riguarda sicuramente la prevenzione dalle malattie infettive coperte da profilassi vaccinale: Cimurro, Herpesvirosi, Leptospira e Parvovirosi nel cane e Calicivirosi, Panleucopenia ed Herpesvirosi nel gatto sono malattie ancora molto diffuse. La regolare stimolazione del sistema immunitario ad opera del vaccino previene che il nostro animale sia privo di difese nel caso in cui venga in contatto con queste patologie. Nel gatto che ha accesso all’esterno, inoltre, è raccomandato eseguire la profilassi vaccinale anche contro il virus della leucemia infettiva, spesso riscontrata nei gatti randagi.


Discorso simile si può fare per il vaccino per la Rabbia, sia nel cane, sia nel gatto. In questo specifico caso, però, bisogna considerare anche le implicazioni legali: quando si effettua il primo vaccino, obbligatorio per i viaggi all’estero, esso diventa valido solo dopo 21 giorni e dunque occorre agire in tempo se si programma un espatrio. Al momento del richiamo, se questo viene effettuato entro la data segnalata sul passaporto, il vaccino rimane valido fin da subito: è quindi molto importante non dimenticarsi di questo appuntamento. Se si vaccina dopo tale scadenza si è obbligati ad aspettare nuovamente 21 giorni perché si possa viaggiare all’estero con il proprio animale.

Nonostante il pensiero comune, è raccomandato offrire ai nostri pet una copertura antiparassitaria durante tutto l’anno. Questo perché alcuni parassiti possono sopravvivere durante l’inverno in ambienti caldi e chiusi e noi stessi possiamo essere veicoli di questi agenti trasportandoli involontariamente in casa. Dalla primavera all’autunno, inoltre, è necessario implementare la profilassi antiparassitaria con dei prodotti repellenti per le zanzare. Nello stesso arco di tempo, infine, è assolutamente raccomandato ai proprietari di cani introdurre dei prodotti attivi contro la Filaria.

Per quanto riguarda i parassiti interni, negli animali adulti è consigliabile effettuare almeno quattro trattamenti svermanti all’anno. Per i cuccioli la profilassi prevede un trattamento contro i parassiti interni ogni mese fino all’età di 6 mesi, a partire dai 45 giorni di età. In alternativa si dovrebbero effettuare degli esami feci periodici per escludere la presenza di parassiti interni.
Ulteriori scadenze da non dimenticare possono riguardare lo specifico stato di salute del nostro amico a quattro zampe. Patologie croniche prevedono infatti dei controlli periodici atti a monitorare la situazione e valutare l’efficacia della terapia. Questi appuntamenti, che spesso hanno frequenza trimestrale, semestrale o annuale, vanno tenuti da conto nonostante la distanza temporale tra essi e un'apparente buona condizione di salute dell’animale che inducono spesso a dimenticarsene.

Articolo a cura dello Staff della Clinica Veterinaria Borgarello
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giovedì 14 marzo 2019

Il Kakariki

Il kakariki fronte rossa (Cyanoramphus novaezelandiae) è un pappagallo di taglia medio-piccola veramente bello e simpatico.
Come dice il suo nome scientifico, è originario della Nuova Zelanda, dove vive soprattutto nelle fitte foreste conducendo una vita in particolare terricola.

FISIOLOGIA
Il kakariki raggiunge i 28 cm di lunghezza.
Il peso è variabile tra i 50 ed i 100 grammi.
Il colore ancestrale del piumaggio è verde scuro con, però, una fascia rossa su fronte e corona; le penne remiganti sono di colore blu ed il becco grigio scuro.
Esistono ormai moltissime varietà di colorazioni, come il giallo ed il pezzato.
Tra i pappagalli il kakariki non è particolarmente rumoroso. I maschi possono imparare ad imitare la voce umana.
Sono animali che amano la compagnia e giocare, ma non adorano le coccole.
La vita media si aggira intorno ai 15 anni.
RICONOSCIMENTO DEL SESSO
I maschi sono di dimensioni leggermente maggiori delle femmine e hanno il becco più grosso. A parte queste caratteristiche difficilmente valutabili è praticamente impossibile distinguere il sesso solo dall’apparenza.
La determinazione del sesso può essere effettuata mediante tecnica endoscopica oppure genetica con esami di laboratorio effettuati su sangue o penne.


ALLOGGIO
L’ideale sarebbe far alloggiare il kakariki in una voliera più ampia possibile (almeno 150x60x70) a sviluppo orizzontale.
Il fondo dovrebbe essere naturale in modo da permettere a questo animale di espletare il suo comportamento fisiologico di razzolare nel terreno alla ricerca di cibo. Inoltre questo dovrebbe essere pulito spesso per garantire una corretta igiene.
Il kakariki ha la caratteristica di amare molto l’acqua quindi quotidianamente dovrà essere messo a disposizione un bagno. Questa pratica è molto importante sia dal punto di vista della pulizia del piumaggio sia per il suo benessere psicofisico.
FUORI DALLA GABBIA
Ovviamente i kakariki possono essere anche liberati in casa al di fuori della propria voliera, facendo però molta attenzione a tutta una serie di pericoli. Questi possono essere rappresentati da fughe, traumi, annegamento, ustioni, folgorazione, avvelenamento, aggressioni da parte di altri animali.
ALIMENTAZIONE
Il kakariki deve avere una dieta basata in gran parte su alimenti freschi di origine vegetale (frutta, verdura e fiori) e poi un misto semi specifico ed estrusi (“croccantini” completi e bilanciati per pappagalli).
Un kakariki alimentato solamente con i semi rischia di sviluppare in breve tempi gravi patologie epatiche oltre a carenze nutrizionali.
Questi pappagalli adorano le infiorescenze, frutta (mele, pere, banane, frutti rossi, kiwi, …) e verdura (zucchine, cavoli, broccoli, carote, vari tipi di insalate).
Possono anche essere dati pane o pasta integrali, patate cotte o crude, cereali cotti.
Non vanno assolutamente somministrati alimenti salati o troppo ricchi di grassi, miscele di semi sbilanciate, avocado, parti verdi di pomodoro e patate e cachi.
Ogni tanto si può anche somministrare del pastoncino per insettivori come integrazione proteica, in particolare in fase di muta e riproduzione.
Per integrare calcio e sali minerali bisognerebbe mettere sempre a disposizione un blocchetto di sali e l’osso di seppia.
RIPRODUZIONE
I kakariki in cattività non presentano particolari difficoltà nella riproduzione.
Il maschio esegue una sorta di danza accompagnata da ripetuti vocalizzi per corteggiare la femmina.
Depongono da 4 a 8 uova che la femmina cova nel nido per circa 23-25 giorni.
I pulli vengono alimentati dai genitori per circa 8 settimane, al termine delle quali entrano nella fase di svezzamento.
CURE
Sarebbe consigliabile effettuare una visita presso un veterinario specializzato in animali non convenzionali dopo l’acquisto per accertarsi dello stato di salute degli animali, eseguire un esame coprologico ed avere consigli su alimentazione e gestione.
Poi è sufficiente sottoporre il proprio kakariki ad una visita all’anno per un controllo generale ed eventuali analisi.
LEGISLAZIONE
Questa specie è soggetta a tutela da parte della Convenzione di Washington. La sua detenzione è autorizzata solo per soggetti che presentano anello inamovibile e documento CITES di accompagnamento.
Lo staff della Clinica Veterinaria Borgarello
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martedì 11 dicembre 2018

Inseparabili: guida alla riproduzione

COPPIA

La maturità sessuale negli Agapornis viene raggiunta verso l’anno di età, ma ci può essere una certa variabilità di specie.

La coppia può necessitare di più o meno tempo per diventare affiatata. È più facile un accoppiamento precoce quando la coppia è stata formata da subito.

Possono anche capitare situazioni di ostilità fino ad aggressioni anche molto gravi. Per questo motivo l’inserimento di un nuovo soggetto deve sempre essere fatto gradualmente.

Quando due soggetti decidono di “scegliersi” e di formare una coppia le manifestazioni sono rappresentate da stazionamento sullo stesso posatoio, atteggiamento complice, fino poi all’accoppiamento vero e proprio.

Inseparabili Riproduzione - 1

ALLOGGIO

La gabbia dovrebbe essere più ampia possibile per permettere agli animali di volare anche al suo interno, meglio se con una maggiore estensione in senso orizzontale. Questa dovrebbe essere di acciaio, non di altri materiali che potrebbero causare intossicazioni se ingeriti.

La voliera dovrebbe essere posta al riparo da correnti d’aria od eccessive temperature e contro una parete in modo che un lato sia chiuso e che quindi i pappagallini abbiano un maggior senso di sicurezza.

Di notte l’ambiente dovrebbe essere buio e silenzioso per poter permettere 10 ore di sonno continuo ed evitare stress agli inseparabili.

All’interno vanno posti diversi posatoi (meglio rami di legno naturale, es. salice, pioppo, acacia) di diametro variabile per evitare patologie alle zampe ed una crescita eccessiva delle unghie, contenitori del cibo e dell’acqua (in numero almeno pari a quello degli animali; vicino ai posatoi) ed eventuali giocattoli.

Un altro elemento molto importante è una vaschetta per il bagno.

Per il fondo si possono tranquillamente utilizzare dei fogli di giornale da sostituire quotidianamente.

Una temperatura troppo alta o troppo bassa oppure un tasso di umidità elevato possono influire negativamente sulla fertilità.

NIDO

Gli inseparabili iniziano a produrre uova solo in presenza di un nido.

Il nido dovrebbe essere sviluppato orizzontalmente e dotato di uno sportellino in alto.

Sul fondo del nido si può mettere del tutolo di mais o della segatura, mentre sul fondo della voliera si può lasciare a disposizione del materiale utile per permettere alla coppia di preparare il nido, come rametti sottili (es. di salice od olivo), fogliame o fieno senza polvere.

ALIMENTAZIONE

Un’alimentazione corretta è fondamentale per favorire la riproduzione.

Durante il periodo della cova e dell’allevamento dei piccoli gli inseparabili necessitano di un maggior apporto calorico, di proteine e di calcio.

Molto importante è anche l’apporto di minerali, come calcio e fosforo, e vitamine (in particolare A, E e D).

ACCOPPIAMENTO

Durante il corteggiamento il maschio si gratta, fa delle piroette e rigurgita cibo predigerito alla femmina.

Quando la femmina decide di accettare il maschio quest’ultimo si pone sopra di lei.

L’accoppiamento si ripete più volte durante la giornata, fino alla deposizione delle uova.

DEPOSIZIONE

Le uova vengono deposte ad intervalli di circa 48 ore, praticamente a giorni alterni.

Il numero di uova per covata può variare da 4 a 6.

La schiusa avviene dopo circa 23 giorni ed i piccoli lasciano il nido intorno al 42° giorno di vita.

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mercoledì 10 ottobre 2018

Consigli Di Viaggio Essenziali Per Il Proprio Gatto

Quando portate il gatto dal veterinario o quando quest’ultimo deve affrontare un viaggio è opportuno seguire dei consigli essenziali affinché il proprio animale subisca il minor stess possibile.
Vediamo ora insieme i suggerimenti utili che ciascun proprietario dovrebbe conoscere:
- Non viaggiate mai con il gatto libero nel veicolo poiché molto pericoloso: l’animale potrebbe spaventarsi eccessivamente ed alla prima occasione tentare la fuga.
- Scegliete un trasportino robusto, apribile frontalmente e con la parte superiore rimovibile in modo da facilitare la sua uscita o per i gatti più ansiosi permettere al veterinario di visitarlo lasciandolo all’interno.

Consigli-utili-trasporto-gatto
- A casa, lasciate il trasportino aperto in un luogo dove possa essere considerato dal gatto come “parte dell’arredamento”, così da evitare che esso lo associ solo al momento in cui si reca dal veterinario.
- Rendete il trasportino più confortevole e familiare possibile mettendoci dentro un capo di vestiario con il vostro odore o un giochino appartenente al vostro animale. E’utile spruzzare sull’indumento o sui giochi prodotti presenti in commercio a base di ferormoni sintetici. Infine ponete sul fondo del trasportino una traversina o della lettiera.
- Per mettere il gatto nel trasportino (quando non vi entra spontaneamente) prendetelo con delicatezza e calatelo dall’apertura superiore. In alternativa, potete rimuovere la metà superiore e rimetterla in sede dopo che avrete appoggiato l’animale. Per le circostanze più difficili è possibile ripetere l’operazione sopra descritta ma avvolgendo il gatto in un’asciugamano.
trasporto-gatto-consigli-utili

- Una volta nel veicolo evitate che il trasportino subisca scosse: potete incastrarlo sul pavimento dietro un sedile anteriore, oppure bloccarlo con cinture di sicurezza. E’ importante poi non viaggiare con musica alta, mantenere un tono di voce basso e coprire il trasportino con un lenzuolo.

- Nel tragitto a piedi dal veicolo alla sala d’attesa della clinica, cercate di non scuotere il trasportino o farlo rimbalzare sulle gambe.

- Una volta arrivati alla reception, chiedete al personale di mostrarvi dove accomodarvi e collocare il trasportino. La Clinica Veterinaria Borgarello gode di un’area apposita attrezzata ed è certificata Cat Friendly.

- Se avete più di un gatto, è bene adottare alcune precauzioni extra quando riportate a casa uno di essi. Lasciate il gatto nel trasportino per qualche minuto e osservate come reagiscono gli altri gatti. Se percepite tensione, è dovuto probabilmente al fatto che l’animale porta su di sé gli odori della clinica. In tal caso, tenetelo in una stanza separata, con lettiera e ciotole, per circa 24 ore in modo che riprenda un odore familiare.
Articolo a cura dello Staff della Clinica Veterinaria Borgarello
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martedì 4 settembre 2018

Il Letargo Delle Tartarughe

Il letargo per le tartarughe è molto importante: ha un’azione benefica sulla salute, sul metabolismo e sulla riproduzione.

Le tartarughe per mantenere la loro temperatura corporea dipendono dal calore del sole. Durante la stagione invernale, nei climi temperati, il sole non è più sufficiente a fornire calore per permettere alla tartaruga di svolgere le sue normali attività, per cui questi rettili vanno in letargo (od ibernazione), uno stato di torpore simile al sonno profondo.

Durante il letargo il metabolismo rallenta: scendono la temperatura corporea, la frequenza cardiaca e respiratoria e si riducono l’attività dell’apparato gastro-enterico e del sistema immunitario.

Solo le tartarughe in buona salute possono essere lasciate andare in letargo. Animali malati, debilitati o sottopeso dovrebbero essere mantenuti al caldo anche in inverno, altrimenti il letargo per questi soggetti potrebbe essere fatale. Inoltre non tutte le specie di tartarughe vanno in letargo, ad esempio molte provenienti dal Nord Africa.

Letargo tartarughe - 2

Tre-quattro settimane prima del letargo deve cessare l’assunzione di cibo in modo che si verifichi uno svuotamento completo del tratto digerente prima di questo stato di torpore, altrimenti il cibo non venendo più assimilato potrebbe andare incontro a putrefazione portando anche a morte l’animale. L’acqua invece va lasciata a disposizione.

È molto importante la temperatura ambientale durante il letargo: dovrebbe essere di circa 4-5°C. Temperature inferiori ai 2 °C possono già essere pericolose, sotto lo 0°C si può verificare congelamento dei tessuti e morte dell’animale. Al contrario, temperature superiori ai 10°C possono far risvegliare la tartaruga. L’ideale sarebbe disporre di un termometro per poter sempre controllare la temperatura.

La durata del letargo in natura sarebbe molto variabile, in base al clima ed alla latitudine. Per gli animali in cattività si può decidere la durata in base all’età ed allo stato di salute. La durata complessiva del letargo comunque non dovrebbe superare le 20 settimane.

Per ogni mese di ibernazione una tartaruga perde circa l’1% del proprio peso corporeo. E’ fondamentale dunque controllare il peso in modo da poter intervenire tempestivamente in caso di un rapido ed anomalo decremento.

Il letargo può avvenire al chiuso oppure all’aperto.

Per permettere l’ibernazione a tartarughe normalmente tenute al chiuso si possono utilizzare due contenitori, uno dentro l’altro. Quello più interno dovrebbe essere poco più grande della tartaruga e può essere una scatola di cartone o di polistirolo con piccole aperture per il passaggio dell’aria. Questa scatola va riempita con materiale isolante come paglia, foglie secche o pezzi di giornale e poi va inserita in un contenitore più grande. Lo spazio tra i due deve essere riempito con altro materiale isolante. La stanza dove mettere questo rifugio artificiale dovrà avere una temperatura costante per tutto il periodo invernale. Durante il letargo al chiuso è consigliabile ispezionare la tartaruga una volta al mese, facendole fare un bagno in acqua tiepida per permetterle di bere, e pesarla per monitorare il decremento di peso. Se la tartaruga appare sana si rimetterà in ibernazione, altrimenti in caso di segni di malattia sarà opportuno interrompere il letargo.

Le tartarughe allevate all’aperto ridurranno gradualmente in maniera autonoma l’assunzione di cibo con l’avvicinarsi dell’autunno. Quando la temperatura scenderà particolarmente inizieranno a scavare nel terreno per interrarsi. Il vantaggio di questo tipo di letargo è la maggior vicinanza alle condizioni naturali, ma i rischi sono legati ad inverni troppo miti o troppo rigidi, all’attacco di predatori, a eventuali inondazioni ed alla difficoltà di ispezioni regolari.

Letargo tartarughe - 1

Una via di mezzo tra il letargo al chiuso e quello all’aperto è il letargo controllato all’aperto. Questo metodo consiste nel lasciare andare le tartarughe spontaneamente in letargo, ma in un apposito rifugio all’aperto costruito con materiali resistenti ed isolanti. Tutti gli ingressi dovranno essere ben chiusi per impedire l’attacco da parte di predatori, mentre si potrà lasciare una tettoia apribile per poter ispezionare degli animali. L’interno dovrà essere imbottito con terriccio e foglie secche, per permettere agli animali di interrarsi.

Prima e dopo il letargo è consigliabile far eseguire un’accurata visita alla propria tartaruga da un veterinario esperto in rettili, per valutare peso e stato di salute.

E per le tartarughe d’acqua???

Per le tartarughe d’acqua il discorso è molto simile a quanto detto finora. Solo soggetti in buono stato di salute e non tutte le specie devono essere fatte ibernare.

Anche per loro il letargo può avvenire all’aperto oppure al chiuso.

All’aperto ad esempio in un laghetto in giardino con una profondità superiore a 60 cm, dove l’acqua non ghiacci. Ogni giorno la superficie del laghetto andrebbe controllata in modo da romperla tempestivamente in caso di congelamento.

Per le tartarughe allevate al chiuso bisognerà ridurre gradualmente la temperatura, le ore di luce ed il cibo fino ad eliminarlo completamente due-quattro settimane prima dell’ibernazione. Poi la tartaruga verrà posta in un contenitore di plastica poco più grande dell’animale con uno strato di acqua. Il contenitore andrà poi posizionato in un locale freddo con una temperatura tra 5 e 10°C per 2-4 mesi. Una volta al mese potrà essere eseguita un’ispezione dell’animale pesandolo, pulendolo dalla patina algale e cambiando l’acqua.

Letargo tartarughe - 3

Articolo a cura dello Staff della Clinica Veterinaria Borgarello
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martedì 19 giugno 2018

La Malattia Virale Emorragica 2

         
La Malattia Virale Emorragica (MEV) è una patologia di origine virale causata da un Lagovirus della famiglia Caliciviridae e nota anche come RHDV (Rabbit Haemorragic Disease Virus).
Questa malattia è particolarmente contagiosa ed è caratterizzata da un decorso nella maggior parte dei casi acuto/iperacuto con la morte del coniglietto.
I segni clinici più comuni sono emorragie diffuse, ma spesso si verifica la morte improvvisa del coniglio senza la manifestazione di sintomi. In casi più rari si possono riscontrare ittero, letargia, anoressia e dimagramento, fino alla morte nell’arco di un paio di settimane.
La MEV viene trasmessa sia per via diretta da conigli malati o portatori a conigli sani sia per via indiretta tramite vettori come zanzare, pulci e zecche.
Inoltre questa è una malattia con obbligo di denuncia da parte del veterinario secondo il Regolamento di Polizia Veterinaria che prevede l’eutanasia degli animali infetti.

Per prevenire questa patologia sono disponibili in commercio diverse tipologie di vaccino. Per i conigli da compagnia il più utilizzato attualmente è un vaccino monodose che deve essere richiamato annualmente.
Da qualche anno (dal 2010 per l’esattezza) però è comparsa una nuova variante di questa patologia virale, nota dapprima come RHDVFrancia2010 (per il luogo e l’anno di comparsa) poi come RHDV2 o MEV2.
I segni clinici e le lesioni micro/macroscopiche sono sovrapponibili alla MEV classica, però questa nuova variante è in grado di colpire conigli di tutte le età soprattutto dopo i 15 giorni di vita (nella MEV classica vengono colpiti, invece, solo i conigli al di sopra dei 40-50 giorni di età) ed anche la lepre sarda (indenne, invece, dalla MEV classica), in cui causa un’epatite letale.
I vaccini precedentemente utilizzati per la forma classica di MEV risultano poco efficaci nei confronti di questo nuovo ceppo virale che presenta una struttura antigenica diversa.

Diventa quindi ora necessario, per proteggere i nostri amici coniglietti, vaccinarli anche contro questa malattia con un vaccino specifico da richiamare annualmente.
Se hai un coniglietto vieni a chiedere informazioni presso una delle nostre strutture!!!
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martedì 3 aprile 2018

Il coniglio si vaccina?

“Il coniglio si vaccina?” Questa è una domanda che spesso noi veterinari ci sentiamo chiedere quasi con stupore. La risposta è assolutamente sì!!!
Per quali malattie bisogna vaccinare il coniglio?
Le due malattie virali per cui bisogna vaccinare il coniglio sono la mixomatosi e la MEV.
Queste patologie possono essere trasmesse sia per via diretta da conigli malati o portatori a conigli sani, sia per via indiretta tramite vettori come zanzare, pulci e zecche.
Entrambe, inoltre, sono malattie denunciabili secondo il Regolamento di Polizia Veterinaria, che prevede l’eutanasia degli animali infetti.
La mixomatosi è causata da un Orthopoxvirus. Ha un’incubazione variabile tra i 5 ed i 15 giorni. Il suo andamento può essere acuto, subacuto o cronico; alcuni conigli possono essere portatori asintomatici. I sintomi sono rappresentati da abbattimento, congiuntivite, scolo oculare e da caratteristiche tumefazioni a livello di testa, arti ed organi genitali. L’animale può anche andare incontro a morte a causa di infezioni batteriche secondarie.

La MEV è la malattia virale emorragica, causata da un Calicivirus. Questa patologia interessa conigli di età superiore ai 50 giorni di vita e ha un’incubazione molto breve, di sole 36-72 ore. Si manifesta nella maggior parte dei casi in maniera improvvisa con emorragie diffuse, fino alla morte nell’arco di poche ore. A volte il coniglio muore improvvisamente senza manifestare sintomi clinici. In casi più rari si presentano ittero, letargia, anoressia, dimagramento e morte in un paio di settimane.
vaccino coniglio - 1

Da che età si può vaccinare il coniglio?
In generale a partire dai 2 mesi, 2 mesi e mezzo di età. In base alla situazione ed alla tipologia di vaccino, però, sarà il veterinario a valutare il momento migliore per la vaccinazione.

Anche un coniglio che vive solo in casa dovrebbe essere vaccinato?
Assolutamente sì perché entrambe le malattie possono essere trasmesse anche da insetti, non solo attraverso il contatto diretto.

Esistono delle terapie per queste malattie?
No, non esistono terapie efficaci per nessuna delle due malattie, motivo in più per vaccinare assolutamente.

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martedì 16 gennaio 2018

Che cosa è il duprasi?

Il duprasi è un piccolo roditore dal temperamento molto docile.

Il suo nome scientifico è Pachyuromys duprasi ed è originario del nord Africa, dove vive in zone aride con scarsa vegetazione e scava gallerie profonde fino ad un metro.

La particolarità del duprasi è la sua coda: è quasi completamente priva di pelo, ha la forma di una clava e misura circa 5 cm. Essa rappresenta per il duprasi un importante deposito di tessuto adiposo (nei soggetti sani ed in buono stato di nutrizione è ben arrotondata).

Il suo corpo misura una decina di centimetri, è tozzo e rotondeggiante con una folta e soffice pelliccia, color agouti (grigia e marrone) dorsalmente e bianca ventralmente e dietro le orecchie. Il musetto è appuntito e dotato di lunghi baffi e grandi occhi. Il peso è di circa 60 grammi nelle femmine e di 80 grammi nei maschi.

Che cosa è il duprasi - 2

In natura il duprasi ha abitudini notturne, ma in cattività ha periodi di attività sia di giorno che di notte.

E’ un animale insettivoro, cioè si nutre principalmente di invertebrati. La sua dieta, però, è integrata anche dall'assunzione di vegetali. In cattività l’alimento ideale è rappresentato da pellet per roditori insettivori contenente il 18% di proteine. Si possono inoltre somministrare piccole quantità di vegetali, grilli e farfalle notturne. Le larve di insetti vanno somministrati solo in piccole quantità, ed integrate con il calcio. Gli alimenti per criceti, a base di semi, cereali e frutta secca, sono da evitare.

I duprasi sono sempre più diffusi come animaletti da compagnia. In casa andrebbero tenuti in ampi alloggi (preferibilmente a pareti lisce, senza sbarre) con il fondo pieno e un substrato abbondante di segatura o truciolato. La lettiera può essere pulita una volta alla settimana perchè i duprasi, essendo adattati ad un clima arido, producono scarsa urina e quindi tendono a sporcare poco il fondo. È indispensabile che siano presenti dei nascondigli come una casetta che può essere imbottita con del fieno morbido e sottile o della carta da cucina a pezzetti. L’ambiente può essere arricchito con tubi di cartone od altri giochini ed una ruota piena (quelle con le sbarrette sono pericolose per le loro zampette!) grazie alla quale l‘animale potrà svolgere attività fisica e "tenersi occupato". Il duprasi adora rotolarsi nella sabbia, facendo dei veri e propri "bagni”. In commercio è presente una sabbia specifica per roditori adatta proprio a questo utilizzo.

La temperatura ambientale ideale è di 24°C e l’umidità di 35-50%. 

I duprasi possono essere tenuti anche singolarmente perché non soffrono la solitudine.

Cosa è il duprasi - 1

Per distinguere i maschi dalle femmine, a parte il peso maggiore nei maschi, bisogna osservare la distanza ano-genitale, maggiore nel maschio. Inoltre nei maschi adulti sono visibili voluminosi testicoli, mentre nella femmina dopo i 4 mesi di età sono visibili 4 paia di capezzoli.

I duprasi raggiungono la maturità sessuale a circa 3 mesi di età. Per far riprodurre questi roditori il maschio e la femmina vanno messi insieme in un ambiente nuovo per entrambi, e osservati con attenzione per parecchi minuti per assicurarsi che non si azzuffino. Se la coppia si accetta, maschio e femmina vanno lasciati insieme per una settimana. In cattività i duprasi sono in grado di riprodursi tutto l’anno.

La gravidanza dura all'incirca una ventina di giorni. La femmina costruisce un nido in cui alleva i piccoli, che sono in media 3 per parto (tra 1 e 7). Alla nascita i cuccioli sono molto immaturi, ciechi, sordi e privi di pelo, con un peso di circa 2,5 g. Poi, però, crescono velocemente, raddoppiando le loro dimensioni dopo la prima settimana di vita. A due settimane circa aprono gli occhi, a tre settimane di vita iniziano già a consumare cibo solido a 21 giorni di vita ed a quattro settimane sono svezzati. Dopo lo svezzamento è importante separare i figli dalla madre formando due gruppi di sesso opposto.

La vita media di questo piccolo roditore è di circa 4 anni. Durante questo lasso di tempo è fondamentale effettuare dei controlli veterinari per prendersi cura al meglio del proprio duprasi: una prima visita per farsi dare tutti i consigli sulla gestione e per verificare la salute del nuovo arrivato e poi almeno un controllo all’anno.

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martedì 9 gennaio 2018

Regalagli un Sorriso

La prevenzione dentale assume un ruolo sempre più importante per il benessere dei nostri amici a quattro zampe (cane, gatto e roditori): parliamo di pulizia e detartrasi dei denti nel cane, gatto, conigli e roditori.
Fin da cuccioli è necessario tenere sotto controllo i denti e le gengive e imparare a prendersene cura: i denti definitivi, in quanto tali, non si cambiano più!.

Da una visita dentistica si è in grado di valutare lo stato generale della bocca, eventuali anomalie di dentizione e il rischio o meno di sviluppare patologie del cavo orale come gengiviti, stomatiti, parodontiti. La visita odontostomatologica (dentistica) è inoltre una buona occasione per abituarlo da subito alla manipolazione della bocca e ricevere indicazioni su una corretta igiene orale a casa. Mai come in questo caso prevenire è meglio che curare, è pertanto consigliabile rispettare i controlli periodici fissati in base alle condizioni della bocca del proprio animale sia esso cane, gatto, coniglio o roditore.

Parimenti all’uomo, anche nei nostri compagni a quattro zampe una bocca sana e pulita può garantire salute, benessere e buona qualità di vita. Una bocca “sporca”, invece, ospita pericolosi batteri che, insieme a saliva, proteine e particelle di cibo portano alla formazione della placca dentale. Questa è in grado di causare infiammazione delle gengive e, se non opportunamente rimossa, favorisce il deposito di tartaro in grado di danneggiare tutta la cavità orale, causando parodontite fino alla perdita dei denti coinvolti. I batteri della placca possono anche raggiungere il sangue, con il rischio di gravi infezioni a carico di organi vitali come cuore, reni, fegato e polmoni, sempre più pericolose man mano che i nostri amici invecchiano.

Noi della Clinica Veterinaria Borgarello consigliamo una visita dentistica routinaria come primo passo per proteggere la salute orale del nostro animale.
Con una visita dentistica attenta e mirata si può valutare la necessità di una detartrasi professionale che permette di eliminare tutto la placca e il tartaro presente nel cavo orale, individuare ed estrarre eventuali denti malati e, infine, lucidare le superfici dentali per ridurre l’adesione di nuova placca. Poi si continuia con la pulizia quotidiana o settimanale dei denti sia nei cani che nei gatti.
Ricorda che anche tu a casa puoi effettuare una prima valutazione della bocca del tuo animale: se vedi depositi gialli e marroni sulla base dei denti, gengive gonfie e arrossate, se percepisci alito cattivo o se noti che il tuo amico a quattro zampe ha difficoltà nel mangiare, è ora di una visita dentistica dal veterinario. Oltre a ciò, anche in assenza di particolari problemi un check-up di controllo andrebbe comunque eseguito una volta all’anno oppure ogni sei mesi se il tuo amico ha più di 5 anni.
La Clinica Veterinaria Borgarello, sempre attenta al benessere dei propri assistiti, ha realizzato la campagna “Regalagli un Nuovo Sorriso” in cui offre a cani, gatti, conigli e piccoli roditori una Visita Dentistica gratuita:


Se vuoi approfondire puoi leggere gli altri articoli sull'argomento pubblicati dallo Staff della Clinica Veterinaria Borgarello:

Come lavare i denti al cane
Prevenzione Dentale
Cura dentale nell'animale Anziano

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