venerdì 26 febbraio 2010

Tragedia al Seaworld: orca assassina

La notizia è rimbalzata su molti giornali e telegiornali: ad Orlando, nel parco acquatico Seaworld, ieri un'addestratrice è stata trascinata nella vasca e uccisa da un'orca, davanti agli occhi inorriditi degli astanti.

Di tragedia si tratta, nulla da obiettare, ma prima di gridare all'orca assassina (ndr: l'infelice aggettivo "assassina", all'onor di cronaca, deriva da un ancora più infelice errore di traduzione dall'inglese: il significato originale di "killer whale" sarebbe "assassino di balena" e non "balena assassina"...), cerchiamo di capire cosa può esserci dietro ad un gesto tanto atroce.

Il fattore "imprevisto" esiste: tutti i giorni, in qualsiasi ambito, ci si ritrova a dover fare i conti con condizioni inaspettate; esiste, però, tutta una serie di "contromisure" per poter agire nelle condizioni di minor rischio possibile.

orca

L'orca, in natura, è un predatore,"fisicamente"è più forte di un uomo, e l'acqua è un elemento molto più consono al suo agire che al nostro; l'orca è un animale con regole gerarchiche e di branco (detto "pod"in termini tecnici) molto rigide; ha modi di interagire differenti dagli umani e la cattività è comunque una "forzatura" della natura di questi animali. E' indubbio che possono essere condizionati a tal punto da "fare ciò che noi vogliamo", in questo siamo veri maestri, ma difficilmente si può cancellare in toto i dettami del loro codice genetico. Quest' orca, in particolare, era già stata coinvolta in due precedenti episodi altrettanto violenti.

Questo discorso non vuole sminuire l'entità della tragedia, ovviamente, ma cerca solo di guardare alle cose da una prospettiva differente. La situazione è assolutamente paragonabile, anche se l'ambito è totalmente differente, a quello dei demonizzati "cani morsicatori", argomento decisamente più vicino alla nostra realtà. E' mai possibile che un cane o un'orca, "amici" dell'uomo fino al giorno prima, si sveglino una mattina decidendo di ferire o ,addirittura, uccidere il loro compagno bipede?. Sono tragedie evitabili?.

Il rischio zero non esiste, ma la profonda conoscenza ed il rispetto per la natura di coloro che abbiamo di fronte, forse possono aiutarci ad evitare, il più delle volte, episodi così gravi. Il processo di domesticazione, nel caso dei cani, e di addestramento e condizionamento, in quello dei cetacei, non sono metodi infallibili, soprattutto con alcune razze/specie di animali. Cerchiamo di tener sempre ben a mente che il "linguaggio" da noi creato per comunicare con specie differenti è comunque un "compromesso" rispetto alle leggi della natura.

A cura della Dr.ssa Martina Chiapasco

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