giovedì 25 novembre 2010

Rottura LCA: diagnosi

Una delle patologie di più frequente riscontro nella medicina veterinaria è la rottura del legamento crociato anteriore (LCA) o craniale (LCC). Abbiamo già parlato della patogenesi di questa patologia in questo articolo (link), oggi parleremo dei sintomi e della diagnosi.

Sintomi: Al fine di identificare il problema è fondamentale iniziare con l’osservazione del paziente, sia fermo che in movimento, e notare i particolari atteggiamenti che assume e che possono già indirizzare verso la localizzazione della sede della patologia. Le lesioni del LCA possono essere parziali o complete, presentarsi in maniera improvvisa o graduale. Possono presentarsi con sintomi lievi e poi aggravarsi improvvisamente. Cani con rotture acute presentano generalmente una zoppia improvvisa che può avere un temporaneo e limitato miglioramento in seguito a trattamento con FANS e riposo che tende però a ripresentarsi come zoppia cronica, associata al progressivo e ingravescente sviluppo di artrosi, con conseguente dolore e diminuzione dell’escursione articolare. I soggetti malati tendono a presentare una zoppia persistente di grado variabile, fino al mancato appoggio dell’arto affetto.

Questo atteggiamento può, a seconda della cronicità del problema, essere associato a riduzione della muscolatura del treno posteriore, con sviluppo compensatorio di quella degli arti anteriori, in quanto l’animale tende a spostare il peso in avanti, e mancata flessione del ginocchio nel momento in cui il cane è seduto.

Questo si manifesta con la tendenza del cane a mantenere l’arto posteriore esteso e ruotato verso l’esterno quando è seduto, anziché sedersi come farebbe un animale sano flettendo completamente il ginocchio. Questo atteggiamento è riportato come positività al sit-test: il test è significativo, ma non specifico per il crociato. La positività al test, inoltre, aumenta con il progredire delle lesioni meniscali, in quanto la flessione determina compressione dei tessuti infiammati del menisco e del compartimento articolare caudale. Sia in caso di rotture complete che parziali gli animali non trattati sono destinati a sviluppare lesioni degenerative nell’arco di poche settimane e gravi alterazioni entro pochi mesi, con compromissione della qualità di vita dei soggetti, tanto più se di grossa mole o in sovrappeso.

Visita: Alla visita clinica si riscontra tumefazione del ginocchio, ispessimento del comparto interno dell’articolazione per fibrosi della capsula articolare e sviluppo di artrosi e a volte, flettendo ed estendendo il ginocchio, si può percepire uno schiocco, associato alla lesione del menisco. Alla flessione del ginocchio si può riscontrare, in casi avanzati, la presenza di crepitio, indicativo di artrosi, mentre l’iperestensione del ginocchio, associata o meno a rotazione verso l’esterno, evoca notevole dolore, così come la palpazione profonda del comparto interno dell’articolazione, proprio in corrispondenza del menisco. Altre due manualità che possono contribuire alla diagnosi sono il cosiddetto “test del cassetto” ed il “test di compressione tibiale”,che valutano l’instabilità del ginocchio mettendo in evidenza il movimento di scivolamento in avanti della tibia sul femore, movimento che dovrebbe essere ostacolato proprio dal legamento crociato. Tuttavia la positività al test del cassetto si vede solo nel 30 - 50 % dei casi, in quanto nei pazienti con

problemi cronici i tessuti che circondano l’articolazione si ispessiscono e vicariano il crociato nel dare stabilità.

Radiologia: L’esame radiografico consente di confermare la diagnosi, sia evidenziando i segni di artrosi che di infiammazione articolare sia escludendo altre cause di zoppia dell’arto posteriore e del ginocchio in particolare. Nell’esame radiografico stressato si vede nettamente lo scivolamento anteriore della tibia.

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Molto importante è la valutazione clinica e radiografica dell’allineamento dell’intero arto: difetti di conformazione come torsione di femore e/o tibia, associati a deviazione laterale (verso l’esterno = varismo) o mediale (verso l’interno = valgismo) dei due segmenti ossei possono determinare stress sulle strutture legamentose e progressivo indebolimento, fino al loro completo cedimento.

Non si deve, infine, trascurare la possibilità che un cane possa presentare la rottura del legamento crociato craniale di entrambe le ginocchia: in una buona percentuale di soggetti, infatti, entro un anno si verifica la rottura del LCA dell’altro arto. Data questa eventualità, visto il meccanismo con cui nasce il problema e la rapidità con cui il danno artrosico procede, è opportuno ribadire l’importanza di un intervento precoce nella gestione del problema, in cui risulta di primaria importanza il controllo del peso del cane. Il controllo del peso rimane l’intervento di prima scelta anche sotto il profilo preventivo, da tenere ben presente fin dalla giovane età, in modo da evitare un sovraccarico articolare durante la crescita. Soprattutto in razze di taglia grande e gigante, che risultano già predisposte alla manifestazione di patologie scheletriche e articolari, il sovrappeso può far progredire e risaltare maggiormente le lesioni.

Articolo a cura del Dott. Bartolomeo Borgarello
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