martedì 5 marzo 2013

Terza età: patologie cardiache

Come nell’uomo, anche nel cane e nel gatto, l’invecchiamento è un processo naturale, lento, ma inesorabile.
E’ sempre opportuno in via preventiva sottoporre in età adulta il cane e il gatto a visita cardiologica.
Nel cane l’età a rischio inizia tra i 7 e i 10 anni a seconda della taglia, più precocemente per i cani di grossa taglia, più tardi nei cani di piccola taglia, mentre i gatti dovrebbero essere sottoposti a visita cardiologica già a partire dai sette anni di età.
I sintomi di invecchiamento cardiaco sono diversi per il cane e il gatto.
Nel cane l’intolleranza all’esercizio fisico è il primo sintomo e di solito non viene considerato come tale dal proprietario, difatti viene spesso attribuito dal proprietario un avanzare dell’età il comportamento del cane di fare corte passeggiate, di avere necessità di riposo più lungo dopo uno sforzo fisico, o ancora il fatto che non abbia più voglia di uscire come prima.
Un altro sintomo molto importante e frequente nel cane anziano è la tosse.
Quando il cane tossisce in vari momenti della giornata e della notte, o dopo un esercizio fisico, oppure dopo aver bevuto, è possibile che sia un problema cardiaco, anche avanzato.
Spesso la perdita di appetito e il dimagramento sono conseguenti a una sensazione generale di malessere, associati ai sintomi precedenti.

visita cardiologica

Le affezioni cardiorespiratorie nel gatto sono più subdole, in quanto già di per se è un animale che normalmente non ha attitudini a svolgere attività fisica tra le mura domestiche, e risulta quindi difficile stabilire una sua intolleranza all’esercizio fisico. Per quanto riguarda la tosse è un sintomo spesso legato a forme virali e/o batteriche o anche asma felina e non un sintomo associato a insufficienza cardiaca.
Spesso i gatti con problemi cardiaci manifestano magrezza o direttamente problemi respiratori, edema polmonare. I gatti sono più soggetti a ipertrofia cardiaca e di conseguenza a trombosi, con conseguenza paralisi degli arti posteriori ed anche anteriori.

peso

Per accertare la natura dell’affezione cardiaca, la sua gravità, e quindi, la necessità di una terapia specifica, il veterinario dovrà effettuare oltre a una visita cardiologica accurata, alcune indagini specifiche quali l’elettrocardiogramma, l’ecocardiografia e le radiografie del torace.

Il paziente cardiopatico, a seconda della gravità del danno cardiaco, necessita di cure particolari. Oltre alla terapia farmacologica prescritta dal veterinario in base alla patologia cardiaca, esiste tutta una serie di accorgimenti che serviranno a rendere la vita del nostro paziente più lunga e piacevole.
Alimentazione: Il paziente cardiopatico non deve essere in sovrappeso od obeso. L’alimentazione deve essere costituita da cibi a basso contenuto di sodio per ridurre la ritenzione idrica e quindi la congestione del circolo con conseguente minor lavoro per il cuore. La riduzione del sodio nella dieta, attraverso alimenti preparati secchi o umidi, deve essere graduale e non improvvisa.
Attività fisica: in base alla gravità della patologia cardiaca, nelle prime fasi dell’insufficienza cardiaca può non comportare nessuna limitazione, fatta eccezione per l’attività agonistica. Nelle fasi più avanzate la durata dell’esercizio fisico e le condizioni climatiche richiedono attente valutazioni.
Controlli regolari: è buona norma cercare di arrivare al controllo successivo prima della comparsa dei segni di scompenso cardiaco. Per questo motivo, in base alla gravità della patologia e dell’età del vostro animale, il veterinario fisserà controlli che comprenderanno esami del sangue, elettrocardiogrammi, ecocardiografie e radiografie del torace ogni 3-6 12 mesi.

Articolo a cura della Dott.ssa Daniela Ferrari, Clinica Veterinaria Borgarello

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