martedì 5 marzo 2019

Convivere Con Un Drago Barbuto (Pogona Vitticeps) Parte I: La Corretta Gestione Del Terrario

Il pogona, o drago barbuto, origina dalle regioni aride e semidesertiche dell’Australia centrale. E’ un animale diurno, abile arrampicatore e dal carattere docile.
La vita media è di 10-20 anni, può arrivare a 50 cm di lunghezza (i maschi hanno dimensioni maggiori delle femmine).
In quest’ articolo sottolineeremo quali sono le pratiche più importanti da attuare nella corretta gestione del terrario di questi simpatici rettili.


Il drago barbuto necessita di un terrario spazioso e con pareti facili da pulire (di vetro, plexiglas, plastica o fibra di vetro). Periodicamente è necessario pulire il fondo e disinfettare il terrario con la varechina diluita, da risciacquare con cura. Anche gli elementi di arredo devono essere lavati o sostituiti.
I maschi sono molto territoriali e non vanno mai alloggiati insieme. All’interno di un unico terrario è possibile far convivere un maschio con al massimo tre femmine, mentre sarebbe meglio tenere separati i piccoli dagli adulti.
All’interno del terrario vanno collocati dei nascondigli (come vasi di coccio, scatole o cortecce d’albero) che forniscano maggior sicurezza e riducono lo stress dell’animale.
Il substrato usato sul fondo del terrario va scelto con attenzione e sostituito periodicamente: la carta (giornali vecchi, carta da pacchi…) è comunemente adoperata durante la quarantena e per i soggetti ammalati e permette di controllare facilmente l’aspetto delle deiezioni. Materiali con proprietà analoghe sono rappresentati da pezzi di moquette o di erba finta, molto facili da sostituire e da lavare e disinfettare. La sabbia e la ghiaia fine permettono di allestire un terrario dall’aspetto più naturale, se ingeriti possono causare un blocco intestinale. Corteccia, fibra di noce di cocco e materiali simili sono scarsamente assorbenti e se ingeriti accidentalmente sono pericolosi. La segatura e i trucioli devono essere rimpiazzati soventemente e sono controindicati nei soggetti molto giovani (possono infatti causare disidratazione). I substrati a base di calcio carbonato, anche se commercializzati come specifici per rettili, possono causare ostruzioni intestinali fatali.

La temperatura del terrario non deve essere uniforme ma presentare una variazione, detta gradiente, da un estremo all’altro cosicché, spostandosi, il pogona possa regolare la propria temperatura corporea.
Il range di temperatura ideale deve andare da 40-43°C nel “punto caldo” (in corrispondenza della fonte di calore) a 25°C nella zona più fresca. Durante la notte la temperatura può scendere a 22-25°C. La temperatura deve essere monitorata con termometri e termostati.
Il metodo migliore per riscaldare il terrario consiste nell’utilizzo di lampade a infrarossi: per ottenere la temperatura più adeguata, è necessario variare il wattaggio della lampada, la sua distanza dal terrario ed eventualmente impiegare più lampade.
Il tasso di umidità del terrario è un fattore essenziale per la salute del rettile. I pogona sono deserticoli e quindi richiedono bassi livelli di umidità: 30-40% di giorno e 50-65% di notte. Per misurare il livello di umidità nel terrario è necessario utilizzare un igrometro.
Nel terrario ci deve essere un buon ricambio d’aria, assicurato da griglie di ventilazione su due pareti opposte (generalmente una in alto e una in basso).

Il drago barbuto deve essere soggetto a un ciclo d’illuminazione di 12-14 ore di luce d’estate, 9 d’inverno e 10 in primavera e autunno. Condizioni di fotoperiodo innaturale (come l’illuminazione continua anche di notte) causano uno stress eccessivo, con effetti negativi sullo stato di salute.
Oltre alle lampade usate per riscaldare il terrario (che possono anche non emettere luce, come le lampade di ceramica), è necessario collocare nel terrario lampade a spettro completo, che emettono radiazioni ultraviolette sia di tipo A che di tipo B.
Le radiazioni UVA, invisibili all’occhio umano ma non a quello dei rettili, apportano notevoli benefici alla salute (stimolando normali comportamenti alimentari e di accoppiamento). Le radiazioni UVB stimolano a livello cutaneo la sintesi di vitamina D, indispensabile per assimilare il calcio presente nell’alimento.





















Articolo a cura dello Staff della Clinica Veterinaria Borgarello
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