mercoledì 7 aprile 2021

Il Risveglio dal Letargo delle Tartarughe


Il risveglio dal letargo è una fase molto importante da monitorare per i proprietari di tartarughe.

Il letargo si può definire come un periodo di torpore in cui l’attività metabolica si riduce notevolmente. Questo ha un’importante azione benefica, ma nello stesso tempo, essendo ridotte le difese immunitarie, può risultare pericoloso per gli animali non in perfetta salute. Proprio per questo motivo è di assoluta importanza far visitare la propria tartaruga prima del letargo e far eseguire anche un esame coprologico.

Il letargo complessivamente non dovrebbe superare le 20 settimane. Il vantaggio del letargo controllato è rappresentato dal poterlo interrompere precocemente in caso di qualsiasi anomalia, come un’eccessiva perdita di peso dell’animale. Proprio per questo l’ideale sarebbe monitorare il peso almeno mensilmente.

Al suo risveglio la tartaruga necessita in particolare di calore e di acqua per potersi idratare. L’ideale sarebbe, infatti, appena risvegliata, porre la tartaruga (che sia di acqua o di terra) in un contenitore con acqua tiepida (che arrivi più o meno a livello del mento, in modo che la tartaruga possa immergere la testa per bere ma che non “affoghi” in caso di debilitazione).

Per quanto riguarda l’alimentazione, la maggior parte delle tartarughe riprendono a mangiare spontaneamente entro 1-2 settimane dal risveglio.

Se la tartaruga non beve, non mangia, appare debilitata o si è riscontrata una perdita di peso risulta fondamentale una visita clinica da un veterinario esperto in animali non convenzionali con eventuali ulteriori approfondimenti diagnostici.

La mancata ripresa dell’alimentazione prende comunemente il nome di “anoressia post-letargo”. Questo termine non indica una vera e propria malattia bensì una situazione anomala legata ad una qualsiasi patologia insorta durante il letargo e manifestatasi al risveglio.

Le possibili cause sono rappresentate da infezioni orali o respiratorie, parassitosi, patologie traumatiche, anche condizioni ambientali non ottimali, es. temperatura ed umidità inadeguate. Sarà il veterinario ad indagare la causa per poter intervenire tempestivamente con una terapia adeguata.


Articolo a cura dello Staff della Clinica Veterinaria Borgarello

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