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mercoledì 7 aprile 2021

Il Risveglio dal Letargo delle Tartarughe


Il risveglio dal letargo è una fase molto importante da monitorare per i proprietari di tartarughe.

Il letargo si può definire come un periodo di torpore in cui l’attività metabolica si riduce notevolmente. Questo ha un’importante azione benefica, ma nello stesso tempo, essendo ridotte le difese immunitarie, può risultare pericoloso per gli animali non in perfetta salute. Proprio per questo motivo è di assoluta importanza far visitare la propria tartaruga prima del letargo e far eseguire anche un esame coprologico.

Il letargo complessivamente non dovrebbe superare le 20 settimane. Il vantaggio del letargo controllato è rappresentato dal poterlo interrompere precocemente in caso di qualsiasi anomalia, come un’eccessiva perdita di peso dell’animale. Proprio per questo l’ideale sarebbe monitorare il peso almeno mensilmente.

Al suo risveglio la tartaruga necessita in particolare di calore e di acqua per potersi idratare. L’ideale sarebbe, infatti, appena risvegliata, porre la tartaruga (che sia di acqua o di terra) in un contenitore con acqua tiepida (che arrivi più o meno a livello del mento, in modo che la tartaruga possa immergere la testa per bere ma che non “affoghi” in caso di debilitazione).

Per quanto riguarda l’alimentazione, la maggior parte delle tartarughe riprendono a mangiare spontaneamente entro 1-2 settimane dal risveglio.

Se la tartaruga non beve, non mangia, appare debilitata o si è riscontrata una perdita di peso risulta fondamentale una visita clinica da un veterinario esperto in animali non convenzionali con eventuali ulteriori approfondimenti diagnostici.

La mancata ripresa dell’alimentazione prende comunemente il nome di “anoressia post-letargo”. Questo termine non indica una vera e propria malattia bensì una situazione anomala legata ad una qualsiasi patologia insorta durante il letargo e manifestatasi al risveglio.

Le possibili cause sono rappresentate da infezioni orali o respiratorie, parassitosi, patologie traumatiche, anche condizioni ambientali non ottimali, es. temperatura ed umidità inadeguate. Sarà il veterinario ad indagare la causa per poter intervenire tempestivamente con una terapia adeguata.


Articolo a cura dello Staff della Clinica Veterinaria Borgarello

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martedì 15 dicembre 2020

La Medicina Preventiva nei Nuovi Animali da Compagnia

La Medicina Preventiva nei Nuovi Animali da Compagnia è un tema di primaria importanza. Per cani e gatti la prevenzione, ad esempio tramite le vaccinazioni o la profilassi antiparassitaria, evita di ricadere in problematiche gravi e potenzialmente fatali per l’animale. Lo stesso vale per conigli, furetti, piccoli roditori, rettili ed uccelli da compagnia.


Troppo spesso gli animali esotici vengono ancora portati in visita per problematiche correlate ad una gestione scorretta in ambiente domestico. Ad esempio, la temperatura e l’umidità sono corretti per la specie? Sono necessarie lampade UVA o UVB? La gabbia è posizionata nel luogo più adatto? E la dieta risulta essere la migliore per il tipo, l’età e per lo stato riproduttivo dell’animale? Vediamo più nel dettaglio in che cosa consiste la prevenzione nelle specie più diffuse.

Nel coniglio è sempre consigliata una visita dopo l’adozione specialmente se non si ha esperienza pregressa con questo tipo di animale. Somministrare fin dall’inizio una dieta corretta previene problematiche dentali o gastrointestinali. Inoltre, anche quando vivono esclusivamente in casa e non hanno contatto con altri animali, per i conigli è disponibile ed indicata la vaccinazione annuale per la Mixomatosi, la Malattia Emorragica Virale 1 e la Malattia Emorragica Virale 2, malattie drammatiche e spesso con esito letale. Infine, nei soggetti di sesso femminile la sterilizzazione evita la comparsa di tumori uterini e mammari che in questa specie compaiono precocemente, già a quattro anni di età.

Per quanto riguarda le tartarughe ed i rettili in generale è fondamentale una approfondita conoscenza riguardo al tipo di alimentazione più naturale, sana e completa per la specie. Esistono categorie di rettili erbivori, come le comuni testuggini di terra e le iguane, oppure specie carnivore, come le comuni tartarughe d’acqua (o Trachemys) e i serpenti, oppure ancora specie prettamente insettivore, come i gechi leopardini. Inoltre, non tutte le specie hanno necessità di mangiare ogni giorno perché non è un comportamento naturale per quel tipo di animale.

Nell’ampia categoria dei rettili è fondamentale la gestione del terrario che deve avere adeguate dimensioni, temperatura ed umidità. In base all’habitat originario del soggetto si deve ricreare un ambiente ideale. Parallelismi tra specie simili nell’aspetto ma non per provenienza possono essere molto dannosi.

Infine, nelle tartarughe sia di terra che di acqua è fondamentale preparare ed imparare a gestire correttamente il letargo. È credenza comune che una tartaruga tenuta in casa durante l’inverno ad una temperatura media di 10-15°C, poco attiva, che smette di mangiare, sia una tartaruga in letargo. In realtà, durante questa fase fondamentale e fisiologica per queste specie, l’animale dovrebbe dormire costantemente, non mangiare ed essere mantenuto ad una temperatura stabile di circa 4°C.

E per quanto riguarda gli uccelli? La posizione, le dimensioni e il materiale di costituzione della voliera giocano un ruolo importante sullo stato di salute dell’animale. Alcune gabbie sono ancora fabbricate con materiali che possono essere tossici se ingeriti. Ad esempio, una cocorita che a volte becchetta le sbarre di una gabbia zincata può arrivare ad un’intossicazione che nei casi più gravi esita in sintomi neurologici, tremori e morte. Una gabbia troppo piccola per un pappagallo di medie o grosse dimensioni può generare stress e disagio, fino all’insorgenza di problemi comportamentali difficili da eradicare. Come detto per le altre specie, l’alimentazione non può essere trascurata. I pappagalli e gli uccelli in generale sono ottimi selezionatori di alimenti gustosi ed appetitosi e se hanno a disposizione dei semi li sceglieranno sempre a discapito di una dieta varia ed equilibrata.

In conclusione, una visita veterinaria ogni 6-12 mesi, con veterinari esperti di specie non convenzionali, è sicuramente raccomandata per tutte le specie esotiche per consentire ai nostri animali da compagnia di vivere una vita serena ed in salute.


Articolo a cura dello Staff della Clinica Veterinaria Borgarello

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martedì 24 novembre 2020

I Camaleonti

 

I camaleonti sono rettili molto particolari ed unici non solo per la loro bellezza, ma anche alcune caratteristiche davvero peculiari …

… il corpo di questi sauri è compresso lateralmente … sono in grado di muovere gli occhi indipendentemente l’uno dall’altro … sono in grado di proiettare in avanti la lingua per catturare le prede … hanno dita unite per riuscire ad avere una miglior prensione!

Questi sauri possono essere detenuti come animali “pet”, anche se molto impegnativi e delicati, ma necessitano obbligatoriamente di documenti all’acquisto che ne attestino la legalità (CITES).

Nell’immaginario collettivo il camaleonte è quell’animale in grado di cambiare colore per mimetizzarsi. In realtà, però, sono alcuni fattori a determinare variazioni di colore:  la temperatura, lo stato emotivo e, nei soggetti in cattività, la selezione artificiale.

Questi rettili non amano molto essere manipolati. Se devono essere contenuti ciò va fatto con la minore forza possibile, lasciandoli camminare  sulle mani. Bisogna fare molta attenzione a non afferrarli per la coda perché in caso di distacco per difesa  non è in grado di ricrescere. 


 

I camaleonti sono animali dall’aspetto docile, ma sono molto territoriali e solitari che sopportano male la presenza dei loro simili (a parte le femmine nel periodo degli accoppiamenti).  

 

Per la gestione in cattività di questi animali sono necessari terrari specifici (comunemente chiamati “camaleontari”), con pareti di rete per facilitare l’aerazione, più ampi possibili.

All’interno, per ricreare l’habitat ideale per questo rettile, andrebbero inserite numerose piante, ovviamente non tossiche. Le foglie permettono di creare dei nascondigli ed aiutano a mentenere l’umidità elevata. I rami devono essere saldamente fissati ed il loro diametro dovrebbe essere leggermente superiore a quello della presa delle zampe in modo da facilitare la prensione.

Il fondo migliore è rappresentato da fogli di carta assorbente (es. carta da cucina o giornali) da cambiare regolarmente. 

Per le femmine, una volta raggiunta la maturità sessuale, sarà necessario anche lasciare a disposizione un recipiente pieno di sabbia per permettere l’ovodeposizione (che si verifica anche in assenza del maschio).

Nel terrario devono essere collocate lampade specifiche che permettano l’emissioni sia di raggi UVA, che forniscono calore, sia di raggi UVB, che sono indispensabili per il metabolismo del calcio. Queste lampade devono essere poste nella parte più alta del terrario, a circa 25-30 cm dal ramo più vicino.

La luce andrebbe tenuta accesa 12-14 ore in Primavera ed Estate e 10-12 ore durante l’Autunno e l’Inverno. 

Per permettere al camaleonte di regolare adeguatamente la propria temperatura corporea bisogna creare all’interno del camaleontario un gradiente di temperatura, ossia un’adeguata differenza di temperatura tra le varie parti del terrario in modo che l’animale scelga quella più adatta alle sue esigenze del momento. I range di T°C variano a seconda della specie di camaleonte.

Un’umidità adeguata si aggira intorno al 50% e può essere monitorata con l’ausilio di un igrometro. 


 

Per quanto riguarda l’alimentazione la base è rappresentata dai grilli (di dimensioni proporzionali a quelle del rettile). I grilli dovrebbero essere nutriti in modo adeguato con anche cibo integrato con calcio carbonato prima di essere somministrati.

La dieta del camaleonte può essere occasionalmente variata offrendo anche insetti stecco, tarme della farina o kaimani.

L’età del camaleonte ha una grande influenza sulle abitudini alimentari: i neonati e i giovani mangiano decine di insetti al giorno; i sub-adulti e adulti, di solito mangiano ogni giorno, ma a volte saltano un giorno senza che ciò abbia un significato negativo.

Per far bere il camaleonte bisogna fornire l’acqua in gocce: spruzzando regolarmente e frequentemente il terrario oppure creando un gocciolatoio.

 

È fondamentale prendersi cura al meglio del proprio animale facendolo visitare dopo l’acquisto/adozione per accertarsi del suo stato di salute ed avere consigli sia sulla gestione che sull’alimentazione ed effettuare eventuali esami come quello delle feci.



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mercoledì 19 agosto 2020

La Malattia Ossea Metabolica (MOM) Nei Rettili


La malattia ossea metabolica (MOM oppure MBD, Metabolic Bone Disease) nei rettili è una condizione molto frequente, legata ad errori gestionali ma non solo. Svolgono un ruolo nella patogenesi le radiazioni ultraviolette (UV-B), il calcio, il fosforo e la vitamina D3. Questa patologia classicamente si osservava nelle iguana e nei rettili erbivori, però si è visto che diverse specie di rettili, tra cui sauri e cheloni possono ugualmente manifestarla (ad esempio, gechi leopardini oppure testuggini).

La MOM viene anche definita iperparatiroidismo nutrizionale secondario. Spesso gli animali che si ammalano hanno a disposizione una dieta carente in calcio oppure con un eccesso di fosforo. Inoltre la vitamina D3 è fondamentale per l’assimilazione del calcio alimentare. Senza di essa, anche con l’assunzione di quantità corrette di calcio, si arriva ad una condizione di ipocalcemia. Questa vitamina può essere in parte fornita con la dieta (in alcuni rettili), in parte liberata grazie all’esposizione ai raggi UV-B.

Non va sottovalutata anche la temperatura ambientale. Per poter funzionare l’organismo dei rettili ha bisogno di essere mantenuto ad una temperatura corretta per la specie. In caso contrario, la capacità digestiva dell’animale viene meno e con essa la possibilità di assunzione di nutrienti con la dieta.

Quando l’animale non ha in circolo livelli adeguati di calcio, compensa con la liberazione di un ormone, il paratormone. Questo tenta di rimediare alla carenza con il rilascio di calcio dalle ossa e contemporaneamente con il riassorbimento di calcio da parte dei reni.

I segni clinici sono in primo luogo problemi ossei: si possono manifestare fratture a carico delle ossa lunghe della zampe, debolezza nella deambulazione, incapacità a mantenere la stazione, fino a raggiungere la paralisi. Altro segno tipico può essere un gonfiore a carico degli arti sia anteriori che posteriori. Similmente, un osso che può subire i danni della MOM è la mandibola; perciò sono riportate fratture e possibile gonfiore anche a questo livello. Nelle tartarughe è frequente osservare un rammollimento o una deformazione del carapace. In altri rettili si può verificare una scoliosi a livello del dorso della colonna vertebrale. Queste deformità risultano essere irreversibili anche dopo risoluzione della problematica gestionale/nutrizionale.

Poiché il calcio interviene anche a livello della contrazione muscolare, in alcuni casi i proprietari possono rilevare tremori a carico delle dita oppure tremori diffusi (tetania). Inoltre si può manifestare crescita rallentata oppure anoressia per incapacità o impossibilità ad alimentarsi. Nei casi più gravi l’animale può arrivare a morte.

Molto spesso il veterinario esperto di animali esotici può sospettare una condizione di MOM in base alle informazioni gestionali riportate dal proprietario. La conferma spesso si ha grazie ad un esame radiografico, in cui si osserva una densità ossea inadeguata oppure tramite l’esecuzione di esami del sangue.

La MOM può essere prevenuta grazie a semplici accorgimenti gestionali. Per prima cosa la dieta deve essere quella corretta per la specie in proporzioni e tipologia. Secondariamente, quando l’animale non può avere accesso alla luce naturale, è necessario pensare di utilizzare delle lampade UV-B all’interno del terrario con corretto posizionamento e livello di radiazioni. Occorre evitare di utilizzare integratori vitaminici reperibili nei negozi di animali se non si è certi della loro validità per il proprio animale. Questi potrebbero contenere un eccesso di vitamina D3 o di fosforo, dannoso per il rettile. Spesso una semplice integrazione di calcio carbonato è sufficiente per correggere una carenza lieve. In caso di dubbi è sempre meglio chiedere il consiglio ad un veterinario esperto di animali esotici.

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martedì 28 luglio 2020

Ara ararauna


L’Ara ararauna (ara blu e gialla) è uno dei pappagalli più grandi. 
Appartenente alla famiglia degli Psittacidae ed al genere Ara, occupa come areale di distribuzione in natura il Centro ed il Sud America.
Ha una lunghezza complessiva di circa 90 cm e presenta un possente becco nero. La particolarità più evidente e che accomuna tutte le ara è quella di possedere le zone guanciali nude, costituite da epidermide di colore bianco ed ornate con piccole piume nere.
La parte dorsale del corpo è di colore blu-azzurro iridescente, mentre la parte ventrale è giallo carico.
Le forti zampe sono di colore grigio con unghie nere.

Il temperamento di questo uccello è pacifico, presentandosi particolarmente adatto alla stretta convivenza con l’uomo in virtù del forte legame che generalmente instaura con il proprietario.
E' uno dei pappagalli che maggiormente manifesta la sua spiccata intelligenza, ripetendo il linguaggio umano con facilità. Proprio per queste caratteristiche, però, è un animale molto vulnerabile dal punto di vista emotivo e psicologico, potendo sviluppare disturbi comportamentali che possono manifestarsi con la sindrome da autodeplumazione.
Per le sue dimensioni l’Ara ararauna è un pappagallo che necessita di ampi spazi, dove potersi muovere liberamente e manifestare tutti i comportamenti tipici della specie.
Particolare attenzione va riposta ai materiali della struttura delle voliere. devono essere assolutamente evitati i rivestimenti zincati, oggetti che possono essere tossici od ingeriti.

Come per la maggior parte dei pappagalli, anche per gli Ara ararauna vale la regola generale che più l’alimentazione è varia e basata su essenze alimentari fresche, più si garantirà un ottimale stato di salute dell’animale, scongiurando patologie legate a squilibri nutrizionali.
Profondamente sbagliata è un’alimentazione esclusivamente a base di semi e frutta secca come noci, nocciole, arachidi e quant’altro, che porta gli uccelli a gravi patologie a carico del fegato in pochi anni, causandone spesso la morte.
In cattività una buona dieta è rappresentata da:
Alimento secco 8-10% del peso corporeo: estrusi (pellet specifici per Ara), legumi e frutta secca;
Alimento fresco 8-10% del peso corporeo: frutta (energetica come mango, papaya, ananas, cocco, banana e platano) e verdura. Per offrire una dieta il più possibile variegata, una buona scelta possono anche essere delle macedonie miste di frutta e verdura.
Eventuali miscele di semi possono essere utilizzate occasionalmente come premi, ad esempio durante l’addestramento. Per stimolare l’Ara a mangiarli meno voracemente e darle modo di assaggiare nel contempo alimenti nuovi, è possibile nasconderli all’interno di piccoli pezzi di frutta o verdura (es. foglie di radicchio, insalata, etc.).
L’Ara ararauna è soggetto a tutela da parte della Convenzione di Washington e la sua detenzione è autorizzata soltanto per soggetti con anello inamovibile (comprovante la nascita in cattività) e documento CITES d’accompagnamento, che l’allevatore fornirà al momento dell’acquisto.
Eventuali nascite, fughe o decessi, nonché cessioni a terzi, vanno comunicate agli uffici del Corpo Forestale di Stato della propria provincia.
E' consigliabile portare il proprio pappagallo dopo l'acquisto/adozione a far visitare da un veterinario specializzato per accertarsi dello stato di salute generale dell'animale e ricevere i corretti consigli su gestione, alimentazione e cure.

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mercoledì 8 aprile 2020

Sternotherus odoratus

Sternotherus odoratus è una tartaruga acquatica chiamata anche tartaruga del muschio comune. E’ una specie di libera vendita. 

 ORIGINE E FISIOLOGIA 

 La Sternotherus odoratus come tutte le tartarughe del muschio deve il suo nome alla presenza di due paia di ghiandole localizzate sotto i piccoli scuti marginali del carapace che in caso di paura o pericolo producono un secreto con un odore molto sgradevole. Questa tartaruga è originaria della parte orientale degli Stati Uniti d’America, Canada e Messico. È in grado di arrampicarsi sugli alberi vicino alla riva ed in caso di pericolo di tuffarsi in acqua. In natura nel periodo più caldo tende ad andare in estivazione, rimanendo immobile immersa nel fango. Ha abitudini notturne e un’indole abbastanza aggressiva. È di piccole dimensioni: il suo carapace raggiunge al massimo i 13 cm.



RICONOSCIMENTO DEL SESSO 

 I maschi hanno dimensioni maggiori delle femmine e possiedono gli scuti dorsali e laterali particolarmente inclinati, con macchie di colore irregolare e strisce retroculari più colorate. Nel maschio, inoltre, l’apertura cloacale è posizionata verso l’apice della coda. 

 ALLOGGIO 

La Sternotherus odoratus andrebbe preferibilmente allevata all’aperto nel periodo caldo. Il laghetto dovrebbe avere dimensioni minime di 3 m x 2 m e una profondità di almeno 1 m con circa 30 cm di fondo fangoso. 
Bisognerebbe predisporre dei tronchi che emergono dall’acqua. Dovrebbe essere collocato in una zona soleggiata, ma devono essere presenti anche delle zone d’ombra. 
 Per evitare fughe il laghetto dovrebbe essere recintato (50 cm di altezza e almeno 30 cm sotto terra). Al chiuso queste tartarughe possono essere alloggiate in un acquaterrario di almeno 50 cm x 30 cm. Ci deve essere una buona parte emersa ed il livello dell’acqua deve permettere alla tartaruga di respirare tenendo le zampe posteriori ancorate a terra. 
 La parte emersa dovrebbe essere costituita da sassi o tronchi, una parte con sabbia o terra per permettere alla tartaruga di scavare. Dovrebbe essere presente una lampada UVB (5%) ad una distanza massima di 30 cm ed accesa per 10-12 ore al giorno. 
Per creare un gradiente di temperatura si può anche porre uno spot caldo. La temperatura dell’acqua dovrebbe essere compresa tra i 22 ed i 28°C. In acqua sarebbe opportuno mettere dei nascondigli. 

ALIMENTAZIONE 

 Questa tartaruga è onnivora, ma soprattutto carnivora. 
 La sua dieta in natura prevede vermi, lumache, molluschi bivalvi, crostacei, insetti acquatici, pesci e piante acquatiche. In cattività si possono somministrare insetti di vario tipo, pesci di acqua dolce interi, gamberetti d’acqua dolce, girini, molluschi e cibi vegetali (es. tarassaco, cicoria, rucola, radicchio, piante acquatiche). 
 Importante è l’integrazione con carbonato di calcio. I giovani devono essere nutriti giornalmente; gli adulti possono mangiare ogni 3 giorni.



RIPRODUZIONE 

 La femmina depone da 1 a 9 uova in natura tra Marzo e Luglio (a volte anche tra Settembre e Dicembre). La deposizione avviene in terreno morbido (può essere allestito terriccio inumidito e smosso alto circa 20 cm). Le uova schiudono nell’arco di 90-180 giorni. 

 CURE 

 È fondamentale far visitare la propria tartaruga dopo l’acquisto per accertarsi del suo stato di salute ed avere consigli sia sulla gestione che sull’alimentazione. Successivamente sono consigliabili un paio di visite all’anno con un esame coprologico di controllo.

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mercoledì 11 settembre 2019

Convivere Con Un Drago Barbuto (Pogona Vitticeps) Parte II: Alimentazione, Brumazione e Riproduzione


Risultati immagini per pogona riproduzioneAlimentazione - Il pogona è un rettile onnivoro. Gli adulti consumano per il 50% insetti e per il 50% verdure (i vegetali possono essere lasciati sempre a disposizione, al contrario degli insetti). I piccoli sono essenzialmente insettivori, ma dai due mesi di età è opportuno iniziare a offrire una quota di verdure.
Gli insetti che si possono utilizzare sono grilli, larve del miele, camole della farina, kaimani. Come regola generale, gli invertebrati offerti come pasto non devono essere più lunghi di un terzo della larghezza della testa del rettile. Gli invertebrati con un rivestimento chitinoso molto spesso, come le camole della farina, non sono adatti ai neonati. Per garantire un apporto nutrizionale ottimale, gli invertebrati dovrebbero essere nutriti per un paio di giorni prima di essere offerti, con una dieta nutriente e ricca di vitamine (cereali, frutta e verdura addizionati di calcio e integratori).
I vegetali devono essere variati il più possibile. Si possono offrire ad esempio le cicorie (radicchi, insalate, indivia, rucola, scarola, ecc.), coste, carote e zucchine grattugiate, tarassaco, peperoni e vari tipi di frutta (in maniera limitata). Il tutto va tagliato in piccoli pezzi e mescolato con cura. Evitare l’insalata brasiliana, che ha uno scarso valore nutritivo.
La dieta deve essere integrata con calcio carbonato, un integratore comunemente in vendita nelle farmacie, e un prodotto minerale-vitaminico.
È bene lasciare a disposizione tutti i giorni un recipiente d’acqua, cosicché il pogona possa avere la possibilità di bere quando preferisce. Spesso questi animali, preferiscono bere le goccioline di acqua spruzzate nel terrario o direttamente sulla testa. 

Brumazione - La brumazione è una sorta di letargo incompleto che può durare dalle 8 alle 12 settimane, necessario per il benessere e per la riproduzione del drago barbuto.La brumazione può essere effettuata solo in animali in buono stato di salute e sopra l’anno di età.
Verso fine Novembre la temperatura nel terrario viene fatta scendere gradualmente (fino a 20-22°C) nell’arco di una settimana diminuendo anche le ore di luce fino a 8-6.
Durante questo periodo è necessario offrire meno cibo del solito e al suo termine verranno riportate le ore di luce gradualmente a 12 e anche la temperatura verrà fatta salire gradualmente.

Riproduzione - Il drago barbuto raggiunge la maturità sessuale tra 1 e 2 anni di vita. I rituali di corteggiamento iniziano nel periodo subito successivo alla brumazione.
Durante il corteggiamento il maschio espande la “barba” e si solleva sugli arti anteriori facendo dei movimenti verticali con la testa (“head bobbing”). Se la femmina non è ricettiva rifiuta il maschio compiendo dei movimenti circolari con la zampa anteriore. Se è ricettiva, invece, solleva la coda e si appiattisce.
Dopo circa 6 settimane dall’accoppiamento la femmina smette di mangiare e depone tra le 10 e le 30 uova in un nido scavato nella sabbia (profondità di almeno 15 cm).
Le uova si schiudono nell’arco di 50-80 giorni.

Cure - È fondamentale far visitare il proprio drago barbuto dopo l’acquisto per accertarsi del suo stato di salute e avere consigli sia sulla gestione che sull’alimentazione.

Successivamente è consigliabile una visita all’anno con un esame coprologico di controllo.



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mercoledì 28 agosto 2019

Esami del Sangue in Coniglio, Rettili e Uccelli

Per diagnostica veterinaria si intende una serie di procedure mediche, in aggiunta alla normale visita clinica, in grado di approfondire e indagare lo stato di salute dell’animale.
Per NAC invece definiamo animali non convenzionali o esotici, ormai chiamati “nuovi animali da compagnia”.

Tra questi annoveriamo diverse specie:
- mammiferi tra cui conigli, cavie, furetti e criceti
- rettili tra cui tartarughe, serpenti, iguane e camaleonti
- uccelli tra cui pappagalli e canarini

Questi animali sono sempre più apprezzati come PET per la crescente curiosità nell’osservare e interagire con specie dalle caratteristiche peculiari: dalla vasta gamma di vocalizzazioni emesse dalle cavie, alla straordinaria capacità di emulare i suoni umani caratteristici del pappagallo cenerino, sino ad arrivare alle abilità uniche nel mimetismo tipiche del camaleonte.

esami-coniglio-rettili-uccelli


Il loro stato di salute tuttavia deve essere affidato a veterinari specializzati che conoscono nello specifico la loro particolare e differente fisiologia che li contraddistingue da cane e gatto.
A tutto ciò si aggiunge la difficoltà nel riconoscere manifestazioni di malessere in quanto la maggior parte di queste specie tende a nascondere i segni della malattia come istinto di sopravvivenza nei confronti di predatori, e a mostrarli solo quando la patologia ha raggiunto stadi avanzati.

La sola visita clinica in queste specie può non essere sufficiente per arrivare ad una diagnosi, per cui si rende indispensabile l’ausilio di ulteriori approfondimenti diagnostici.
Nell’immaginario collettivo si può erroneamente credere che le procedure veterinarie impiegabili su questi animali siano minime. Può diventare difficile pensare che in un criceto russo di soli 30 grammi oppure in un diamante mandarino di addirittura 12 grammi sia invece possibile ricorrere ad un ampio ventaglio di esami diagnostici.

Le attività cliniche diagnostiche eseguibili sugli animali non convenzionali presso la Clinica Veterinaria Borgarello sono:

Accertamenti diagnostici di laboratorio:
- Ematologia (esame emocromocitometrico, striscio ematico, profilo biochimico con Vetscan2, emogas analisi)
- Sierologia (ricerca IgG-IgM)
- Infettivologia (esami batteriologici, virologici, parassitologici e micologici)
- Coprologia

Accertamenti diagnostici per immagini:
- Radiografie (torace, addome, cranio)
- Ecografia (torace, addome e eventuali lesioni)
- Endoscopia (prime vie respiratorie, sessaggio psittaccidi)


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giovedì 14 marzo 2019

Il Kakariki

Il kakariki fronte rossa (Cyanoramphus novaezelandiae) è un pappagallo di taglia medio-piccola veramente bello e simpatico.
Come dice il suo nome scientifico, è originario della Nuova Zelanda, dove vive soprattutto nelle fitte foreste conducendo una vita in particolare terricola.

FISIOLOGIA
Il kakariki raggiunge i 28 cm di lunghezza.
Il peso è variabile tra i 50 ed i 100 grammi.
Il colore ancestrale del piumaggio è verde scuro con, però, una fascia rossa su fronte e corona; le penne remiganti sono di colore blu ed il becco grigio scuro.
Esistono ormai moltissime varietà di colorazioni, come il giallo ed il pezzato.
Tra i pappagalli il kakariki non è particolarmente rumoroso. I maschi possono imparare ad imitare la voce umana.
Sono animali che amano la compagnia e giocare, ma non adorano le coccole.
La vita media si aggira intorno ai 15 anni.
RICONOSCIMENTO DEL SESSO
I maschi sono di dimensioni leggermente maggiori delle femmine e hanno il becco più grosso. A parte queste caratteristiche difficilmente valutabili è praticamente impossibile distinguere il sesso solo dall’apparenza.
La determinazione del sesso può essere effettuata mediante tecnica endoscopica oppure genetica con esami di laboratorio effettuati su sangue o penne.


ALLOGGIO
L’ideale sarebbe far alloggiare il kakariki in una voliera più ampia possibile (almeno 150x60x70) a sviluppo orizzontale.
Il fondo dovrebbe essere naturale in modo da permettere a questo animale di espletare il suo comportamento fisiologico di razzolare nel terreno alla ricerca di cibo. Inoltre questo dovrebbe essere pulito spesso per garantire una corretta igiene.
Il kakariki ha la caratteristica di amare molto l’acqua quindi quotidianamente dovrà essere messo a disposizione un bagno. Questa pratica è molto importante sia dal punto di vista della pulizia del piumaggio sia per il suo benessere psicofisico.
FUORI DALLA GABBIA
Ovviamente i kakariki possono essere anche liberati in casa al di fuori della propria voliera, facendo però molta attenzione a tutta una serie di pericoli. Questi possono essere rappresentati da fughe, traumi, annegamento, ustioni, folgorazione, avvelenamento, aggressioni da parte di altri animali.
ALIMENTAZIONE
Il kakariki deve avere una dieta basata in gran parte su alimenti freschi di origine vegetale (frutta, verdura e fiori) e poi un misto semi specifico ed estrusi (“croccantini” completi e bilanciati per pappagalli).
Un kakariki alimentato solamente con i semi rischia di sviluppare in breve tempi gravi patologie epatiche oltre a carenze nutrizionali.
Questi pappagalli adorano le infiorescenze, frutta (mele, pere, banane, frutti rossi, kiwi, …) e verdura (zucchine, cavoli, broccoli, carote, vari tipi di insalate).
Possono anche essere dati pane o pasta integrali, patate cotte o crude, cereali cotti.
Non vanno assolutamente somministrati alimenti salati o troppo ricchi di grassi, miscele di semi sbilanciate, avocado, parti verdi di pomodoro e patate e cachi.
Ogni tanto si può anche somministrare del pastoncino per insettivori come integrazione proteica, in particolare in fase di muta e riproduzione.
Per integrare calcio e sali minerali bisognerebbe mettere sempre a disposizione un blocchetto di sali e l’osso di seppia.
RIPRODUZIONE
I kakariki in cattività non presentano particolari difficoltà nella riproduzione.
Il maschio esegue una sorta di danza accompagnata da ripetuti vocalizzi per corteggiare la femmina.
Depongono da 4 a 8 uova che la femmina cova nel nido per circa 23-25 giorni.
I pulli vengono alimentati dai genitori per circa 8 settimane, al termine delle quali entrano nella fase di svezzamento.
CURE
Sarebbe consigliabile effettuare una visita presso un veterinario specializzato in animali non convenzionali dopo l’acquisto per accertarsi dello stato di salute degli animali, eseguire un esame coprologico ed avere consigli su alimentazione e gestione.
Poi è sufficiente sottoporre il proprio kakariki ad una visita all’anno per un controllo generale ed eventuali analisi.
LEGISLAZIONE
Questa specie è soggetta a tutela da parte della Convenzione di Washington. La sua detenzione è autorizzata solo per soggetti che presentano anello inamovibile e documento CITES di accompagnamento.
Lo staff della Clinica Veterinaria Borgarello
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martedì 5 marzo 2019

Convivere Con Un Drago Barbuto (Pogona Vitticeps) Parte I: La Corretta Gestione Del Terrario

Il pogona, o drago barbuto, origina dalle regioni aride e semidesertiche dell’Australia centrale. E’ un animale diurno, abile arrampicatore e dal carattere docile.
La vita media è di 10-20 anni, può arrivare a 50 cm di lunghezza (i maschi hanno dimensioni maggiori delle femmine).
In quest’ articolo sottolineeremo quali sono le pratiche più importanti da attuare nella corretta gestione del terrario di questi simpatici rettili.


Il drago barbuto necessita di un terrario spazioso e con pareti facili da pulire (di vetro, plexiglas, plastica o fibra di vetro). Periodicamente è necessario pulire il fondo e disinfettare il terrario con la varechina diluita, da risciacquare con cura. Anche gli elementi di arredo devono essere lavati o sostituiti.
I maschi sono molto territoriali e non vanno mai alloggiati insieme. All’interno di un unico terrario è possibile far convivere un maschio con al massimo tre femmine, mentre sarebbe meglio tenere separati i piccoli dagli adulti.
All’interno del terrario vanno collocati dei nascondigli (come vasi di coccio, scatole o cortecce d’albero) che forniscano maggior sicurezza e riducono lo stress dell’animale.
Il substrato usato sul fondo del terrario va scelto con attenzione e sostituito periodicamente: la carta (giornali vecchi, carta da pacchi…) è comunemente adoperata durante la quarantena e per i soggetti ammalati e permette di controllare facilmente l’aspetto delle deiezioni. Materiali con proprietà analoghe sono rappresentati da pezzi di moquette o di erba finta, molto facili da sostituire e da lavare e disinfettare. La sabbia e la ghiaia fine permettono di allestire un terrario dall’aspetto più naturale, se ingeriti possono causare un blocco intestinale. Corteccia, fibra di noce di cocco e materiali simili sono scarsamente assorbenti e se ingeriti accidentalmente sono pericolosi. La segatura e i trucioli devono essere rimpiazzati soventemente e sono controindicati nei soggetti molto giovani (possono infatti causare disidratazione). I substrati a base di calcio carbonato, anche se commercializzati come specifici per rettili, possono causare ostruzioni intestinali fatali.

La temperatura del terrario non deve essere uniforme ma presentare una variazione, detta gradiente, da un estremo all’altro cosicché, spostandosi, il pogona possa regolare la propria temperatura corporea.
Il range di temperatura ideale deve andare da 40-43°C nel “punto caldo” (in corrispondenza della fonte di calore) a 25°C nella zona più fresca. Durante la notte la temperatura può scendere a 22-25°C. La temperatura deve essere monitorata con termometri e termostati.
Il metodo migliore per riscaldare il terrario consiste nell’utilizzo di lampade a infrarossi: per ottenere la temperatura più adeguata, è necessario variare il wattaggio della lampada, la sua distanza dal terrario ed eventualmente impiegare più lampade.
Il tasso di umidità del terrario è un fattore essenziale per la salute del rettile. I pogona sono deserticoli e quindi richiedono bassi livelli di umidità: 30-40% di giorno e 50-65% di notte. Per misurare il livello di umidità nel terrario è necessario utilizzare un igrometro.
Nel terrario ci deve essere un buon ricambio d’aria, assicurato da griglie di ventilazione su due pareti opposte (generalmente una in alto e una in basso).

Il drago barbuto deve essere soggetto a un ciclo d’illuminazione di 12-14 ore di luce d’estate, 9 d’inverno e 10 in primavera e autunno. Condizioni di fotoperiodo innaturale (come l’illuminazione continua anche di notte) causano uno stress eccessivo, con effetti negativi sullo stato di salute.
Oltre alle lampade usate per riscaldare il terrario (che possono anche non emettere luce, come le lampade di ceramica), è necessario collocare nel terrario lampade a spettro completo, che emettono radiazioni ultraviolette sia di tipo A che di tipo B.
Le radiazioni UVA, invisibili all’occhio umano ma non a quello dei rettili, apportano notevoli benefici alla salute (stimolando normali comportamenti alimentari e di accoppiamento). Le radiazioni UVB stimolano a livello cutaneo la sintesi di vitamina D, indispensabile per assimilare il calcio presente nell’alimento.





















Articolo a cura dello Staff della Clinica Veterinaria Borgarello
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martedì 11 dicembre 2018

Inseparabili: guida alla riproduzione

COPPIA

La maturità sessuale negli Agapornis viene raggiunta verso l’anno di età, ma ci può essere una certa variabilità di specie.

La coppia può necessitare di più o meno tempo per diventare affiatata. È più facile un accoppiamento precoce quando la coppia è stata formata da subito.

Possono anche capitare situazioni di ostilità fino ad aggressioni anche molto gravi. Per questo motivo l’inserimento di un nuovo soggetto deve sempre essere fatto gradualmente.

Quando due soggetti decidono di “scegliersi” e di formare una coppia le manifestazioni sono rappresentate da stazionamento sullo stesso posatoio, atteggiamento complice, fino poi all’accoppiamento vero e proprio.

Inseparabili Riproduzione - 1

ALLOGGIO

La gabbia dovrebbe essere più ampia possibile per permettere agli animali di volare anche al suo interno, meglio se con una maggiore estensione in senso orizzontale. Questa dovrebbe essere di acciaio, non di altri materiali che potrebbero causare intossicazioni se ingeriti.

La voliera dovrebbe essere posta al riparo da correnti d’aria od eccessive temperature e contro una parete in modo che un lato sia chiuso e che quindi i pappagallini abbiano un maggior senso di sicurezza.

Di notte l’ambiente dovrebbe essere buio e silenzioso per poter permettere 10 ore di sonno continuo ed evitare stress agli inseparabili.

All’interno vanno posti diversi posatoi (meglio rami di legno naturale, es. salice, pioppo, acacia) di diametro variabile per evitare patologie alle zampe ed una crescita eccessiva delle unghie, contenitori del cibo e dell’acqua (in numero almeno pari a quello degli animali; vicino ai posatoi) ed eventuali giocattoli.

Un altro elemento molto importante è una vaschetta per il bagno.

Per il fondo si possono tranquillamente utilizzare dei fogli di giornale da sostituire quotidianamente.

Una temperatura troppo alta o troppo bassa oppure un tasso di umidità elevato possono influire negativamente sulla fertilità.

NIDO

Gli inseparabili iniziano a produrre uova solo in presenza di un nido.

Il nido dovrebbe essere sviluppato orizzontalmente e dotato di uno sportellino in alto.

Sul fondo del nido si può mettere del tutolo di mais o della segatura, mentre sul fondo della voliera si può lasciare a disposizione del materiale utile per permettere alla coppia di preparare il nido, come rametti sottili (es. di salice od olivo), fogliame o fieno senza polvere.

ALIMENTAZIONE

Un’alimentazione corretta è fondamentale per favorire la riproduzione.

Durante il periodo della cova e dell’allevamento dei piccoli gli inseparabili necessitano di un maggior apporto calorico, di proteine e di calcio.

Molto importante è anche l’apporto di minerali, come calcio e fosforo, e vitamine (in particolare A, E e D).

ACCOPPIAMENTO

Durante il corteggiamento il maschio si gratta, fa delle piroette e rigurgita cibo predigerito alla femmina.

Quando la femmina decide di accettare il maschio quest’ultimo si pone sopra di lei.

L’accoppiamento si ripete più volte durante la giornata, fino alla deposizione delle uova.

DEPOSIZIONE

Le uova vengono deposte ad intervalli di circa 48 ore, praticamente a giorni alterni.

Il numero di uova per covata può variare da 4 a 6.

La schiusa avviene dopo circa 23 giorni ed i piccoli lasciano il nido intorno al 42° giorno di vita.

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martedì 13 novembre 2018

Inseparabili: guida alla gestione

Gli inseparabili, o Agapornis (nome scientifico), sono pappagallini molto frequenti come pet perchè veramente belli e colorati, vivaci ed abbastanza facili da gestire.
Vengono chiamati così perchè questi uccelli formano coppie stabili molto unite.
Sono originari di Africa e Madagascar.



FISIOLOGIA
Gli inseparabili sono pappagalli di piccole dimensioni, tra i 14 ed i 18 cm in base alla specie, con il corpo tozzo e la coda corta.
E’ assolutamente consigliabile tenerli in coppia per il forte legame che creano con il compagno. Un pappagallino tenuto da solo necessiterebbe di moltissime attenzione e risulterebbe più predisposto a sviluppare patologie comportamentali.
Non andrebbero tenuti insieme ad altre specie di uccelli perché sono particolarmente territoriali.
Gli inseparabili emettono dei gridolini per comunicare, solo raramente riescono ad imitare la voce umana.
La loro vita media si aggira tra i 10 ed i 15 anni.

SPECIE
Al genere Agapornis appartengono diverse specie. Tra queste le più diffuse come animali da compagnia sono:
- A. roseicollis 

- A. personatus

- A. fischeri

Per ogni specie, poi, esistono moltissime varietà di colorazioni.

RICONOSCIMENTO DEL SESSO
Il riconoscimento del sesso degli inseparabili è impossibile sulla base delle sole caratteristiche fisiche esterne.
La determinazione del sesso può essere effettuata mediante tecnica endoscopica oppure genetica con esami di laboratorio effettuati su sangue o penne.
ALLOGGIO
La gabbia dovrebbe essere più ampia possibile per permettere agli animali di volare anche al suo interno, meglio se con una maggiore estensione in senso orizzontale. Questa dovrebbe essere di acciaio, non di altri materiali che potrebbero causare intossicazioni se ingeriti.
La voliera dovrebbe essere posta preferibilmente in una stanza dove spesso ci siano persone per stare in compagnia (NO in cucina per pericolo di intossicazioni), al riparo da correnti d’aria od eccessive temperature e contro una parete in modo che un lato sia chiuso e che quindi i pappagallini abbiano un maggior senso di sicurezza.
Di notte l’ambiente dovrebbe essere buio e silenzioso per poter permettere 10 ore di sonno continuo ed evitare stress agli inseparabili.
All’interno vanno posti diversi posatoi (meglio rami di legno naturale, es. salice, pioppo, acacia) di diametro variabile per evitare patologie alle zampe ed una crescita eccessiva delle unghie, contenitori del cibo e dell’acqua (in numero almeno pari a quello degli animali; vicino ai posatoi) e giocattoli, es. funi, oggetti di legno, ecc.
Un altro elemento molto importante, soprattutto nella stagione calda, è una vaschetta per il bagno.
Per il fondo si possono tranquillamente utilizzare dei fogli di giornale da sostituire quotidianamente.
FUORI DALLA GABBIA
Ovviamente gli inseparabili possono essere anche liberati in casa al di fuori della propria voliera, facendo però molta attenzione a tutta una serie di pericoli. Questi possono essere rappresentati da fughe, traumi, annegamento, ustioni, folgorazione, avvelenamento, aggressioni da parte di altri animali.
ALIMENTAZIONE
Un’alimentazione corretta è fondamentale per la salute degli inseparabili.
La dieta ideale è rappresentata da mangimi formulati per questa specie, frutta e verdura fresche, come carote e broccoli (ricchi di vitamina A), vari tipi di insalata, radicchio, mela, pera, mango, fichi, agrumi, ciliegie, albicocche, kiwi, pesche, frutti di bosco, ecc.
La frutta e la verdura possono essere fatti a pezzetti o appesi nella voliera.
Possono anche essere dati pane o pasta integrali, patate cotte o crude, cereali cotti.
Non vanno assolutamente somministrati alimenti salati o troppo ricchi di grassi, miscele di semi sbilanciate, avocado, parti verdi di pomodoro e patate e cachi.
Un’altra tipologia di alimento è il pastoncino, per integrare le proteine (soprattutto nel periodo di cova ed allevamento dei piccoli). Esistono delle formule già pronte in commercio oppure si può provvedere a prepararlo in casa con cereali bolliti (miglio decorticato, avena, riso, riso integrale, riso basmati, grano saraceno, mais) oppure con pane grattugiato, fette biscottate sbriciolate, farina di mais e di riso. La quota proteica viene aggiunta sbriciolando nell’impasto uovo sodo oppure mangime per uccelli insettivori.
Per integrare calcio e sali minerali bisognerebbe mettere sempre a disposizione un blocchetto di sali e l’osso di seppia.

RIPRODUZIONE
Gli inseparabili iniziano a produrre uova solo in presenza di un nido.
Il nido dovrebbe essere sviluppato orizzontalmente e diviso all’interno in due parti.
Nella gabbia si possono lasciare a disposizione rametti sottili e fogliame o fieno senza polvere per poter permettere la creazione del nido da parte della coppia.
Durante il periodo della cova e dell’allevamento dei piccoli gli inseparabili necessitano di un maggior apporto calorico, di proteine e di calcio.
Le uova vengono deposte ad intervalli di circa 48 ore.
Il numero di uova per covata può variare da 4 a 6.
La schiusa avviene dopo circa 23 giorni ed i piccoli lasciano il nido intorno al 42° giorno di vita.

CURE
Sarebbe consigliabile effettuare una visita presso un veterinario specializzato in animali non convenzionali dopo l’acquisto per accertarsi dello stato di salute degli animali, eseguire un esame coprologico ed avere consigli su alimentazione e gestione.
Poi è sufficiente sottoporre i propri inseparabili ad una visita all’anno per un controllo generale.

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