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Il prurito nel gatto

Il prurito nel gatto è un frequente sintomo che viene spesso sottovalutato dai proprietari perchè si manifesta solamente con un eccessivo leccamento e auto-toelettatura e il proprietario può non notarlo finchè sul mantello non si creano delle vere e propri lesioni.
Per identificare la causa del prurito è necessario un iter diagnostico preciso e completo in cui la compliance del proprietario svolge un ruolo fondamentale:
- ANAMNESI cioè la raccolta dei dati, è importantissima per acquisire dati circa

  • lo stile di vita del gatto, il possibile contatto con altri gatti o altri animali puà rappresentare un fattore di rschio per malattie funginee e parassitarie
  • animali conviventi che possono avere sintomi simili. E' importante anche sapere se qualcun dei famigliare ha problemi cutanei perchè questo potrebbe far sospettare una micosi
  • trattamenti antiparassitari devono essere annotati il nome del prodotto e la frequenza con cui i trattamenti devono essere fatti
  • età di insorgenza del problema, in gattini mostrano una maggior predisposizione per la malattie parassitarie e funginee
  • alimentazione, sapere cosa mangia il gatto e se sono stati fatti cambi alimentari nell'ultimo periodo
  • stagionalità della patologia può far sospettare un problema allergico stagionale 
  • risposta a precedenti terapie soprattutto con glucocorticoidi può indirizzare verso un problema allergico
- ESAME OBIETTIVO GENERALE permette di valutare lo stato di salute del gatto e le eventuali patologie concomitanti
- ESAME DERMATOLOGICO in cui il mantello dell'animale viene esaminato in modo accurato alla ricerca di qualunque anomalia.



Nel corso della visita dermatologica vengono eseguiti numerosi test quali:
- spazzolatura del mantello con raccolta di materiale
- raschiato cutaneo per rilevare la presenza di acari
- esame tricoscopico per valutare anomalie dei bulbi o peli spezzati compatibili con l'autotraumatismo
- esame citologico di preparati microscopici derivanti da croste, pustole o placche
- esame colturale per la ricerca di miceti
- dieta  di eliminazione in caso si sospetti una reazione avversa al cibo
- test sierologici per confermare un problema allergico

Le possibili diagnosi differenziali del prurito nel gatto sono: 
- ectoparassiti come pulci a acari
- problemi allergici alimentari o ambientali

Prossimamente torneremo a parlare del prurito vedendo quali sono le possibili soluzioni e terapie, se intanto hai bisogno di un consulto non esitare a contattarci al numero 337-200200 
Articolo a cura dello Staff della Clinica Veterinaria Borgarello
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Fistole perianali del Pastore Tedesco

Le fistole perianali sono una malattia cronica , dolorosa e progressiva dei tessuti perianali e del retto.

La malattia può colpire cani adulti di qualsiasi razza ed età ma si osserva più frequentemente nel Pastore Tedesco; in questa razza infatti la condizione presenta evoluzione e gravità diverse da quelle della maggior parte delle altre razze canine. La completa patogenesi non è del tutto chiara, ma è probabile che ci sia una predisposizione genetica e anatomica con meccanismi immunomediati. Secondo un’ ipotesi anatomica infatti la causa sarebbe da ricercare nella conformazione del Pastore Tedesco e nelle angolature richieste dallo standard sul treno posteriore con attaccatura della coda particolarmente bassa e trazione dei tessuti sottocutanei e vascolari della sede anale. Esiste poi l’ipotesi istologica che parte dall’osservazione che le lesioni riscontrabili sono molto simili a quelle della piodermite profonda del Pastore Tedesco e che in questa razza la cute presenta un’elevata densità di ghiandole sudoripare apocrine e follicoli piliferi. Si sospetta infine una patogenesi immunomediata per l’infiltrato linfoplasmacellulare presente e per la risposta clinica alla terapia con la ciclosporina.

I sintomi iniziali vengono riferiti dal proprietario che spesso nota come l’animale cerchi insistentemente di leccare la parte posteriore, talvolta provocandosi gravi auto traumatismi. Altri segni clinici osservabili possono essere:

  • Tenesmo

  • Dischezia

  • Cattivo odore

  • Dolore

  • Atteggiamento basso della coda

  • Costipazione ( dovuta al dolore)

  • Scolo ematico/purulento maleodorante

Raramente , e comunque solo nelle fasi iniziali, tali lesioni possono assumere un andamento lineare (ragadi), più tipicamente si presentano come tragitti a sviluppo sinuoso e/o serpiginoso, con vari gradi di estensione e profondità fino alla formazione di ampie ulcere crateriformi, non di rado confluenti ed associate ad essudazione purulenta e maleodorante.

FISTOLE PERIANALI DEL PASTORE TEDESCO

La diagnosi si basa sul segnalamento ( il Pastore Tedesco è senz’altro la razza maggiormente predisposta , tuttavia, le fistole perianali possono manifestarsi anche in altre razze, tra cui i Barboni, Bassotti a pelo duro etc) ed esame fisico: nelle fasi iniziali della malattia sono presenti soltanto delle piccole macule iperpigmentate ai lati dell’ano già associate a dolore. Successivamente le zone iperpigmentate diventano ulcerative e fistolose. Nei casi più gravi e cronicizzati, le lesioni sono di tipo proliferativo-fibroso.

La conferma diagnostica si ha con l’esame istopatologico che descrive un tessuto flogistico caratterizzato da un’infiltrazione di cellule linfoidi, di plasmacellule e di eosinofili.

Le soluzioni terapeutiche sono:

  • Terapia medica: si basa sull’impiego di molecole immunomodulatrici associate ad antibiotici ad ampio spettro sistemici. L’ utilizzo della ciclosporina ha consentito di ottenere la remissione del quadro clinico in molti casi. Localmente è consigliata sempre un’accurata igiene locale e una disinfezione della zona perianale con soluzione fisiologica sterile o antisettici topici (a base di clorexidina,Tris-EDTA...)

  • E’ consigliato anche abbinare un’alimentazione iperdigeribile, ricca di fibra o ipoallergenica.

  • Molto efficace è senza dubbio anche la terapia laser con evidenti effetti antinfiammatori, biostimolati, antiedemigeni e analgesici.

  • Raramente , da riservare ai casi più gravi e non responsivi si possono trattare con la chirurgia di fistolectomia

Molti pazienti possono essere trattati con molto successo, tuttavia la prognosi è riservata e possono essere necessari trattamenti medici ripetuti

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La dieta ad eliminazione nel gatto


La dieta ad eliminazione nel gatto si rende necessaria se si vuole diagnosticare una reazione avversa al cibo. Questa tipologia di dieta nel gatto non è sempre facile da attuare soprattutto per i gatti che escono di casa e possono quindi anche mangiare all'esterno o quelli che in casa convivono con altri animali che hanno un regime dietetico diverso.



Per ovviare a quest'ultimo problema se i gatti conviventi non hanno particolari problemi di salute che richiedono un'alimentazione specifica, si consiglia sempre di alimentare tutti gli animali con la stessa dieta.
La durata minima di una dieta ad eliminazione è di 6 settimane, meglio ancora 8 se il proprietario è disponibile a proseguire e la composizione deve essere studiata con cura evitando le proteine che il gatto ha già mangiato in passato. Individuare  le proteine che il gatto non ha mai mangiato non è sempre facile in quanto i proprietari di gatti tendono a variare spesso il gusto dell'alimento e inoltre una scatoletta al gusto tonno ad esempio non ha all'interno solamente tonno ma anche altre proteine di origine animale.
Spesso i gatti sono abitudinari e non accettano di buon grado l'introduzione di un nuovo tipo di alimento. Per ottenere la massima collaborazione dal proprietario si consiglia di provare più di un prodotto fino a trovare quello che il gatto mangia volentieri. Chiunque conosca i gatti sa quando può essere "insistente" un gatto se le sue richieste alimentari non vengono soddisfatte.
La dieta ad eliminazione può essere fatta con diversi tipi di prodotti:

-diete idrolisate utilizzano a seconda della marca diversi tipi di proteine (con alcune delle quali sicuramente il gatto ha già avuto contatti) che però subiscono un processo di idrolisi enzimatica che altera la struttura delle proteine alterandone l'antigenicità.  




-diete monoproteiche che utilizzano una singola fonte di proteine e di carboidrati che devono essere accuratamente scelti sulla base della precedente alimentazione. Bisogna valutare attentamente l'etichetta dei vari prodotti perchè alcuni, nonostante riportino la dicitura di "ipoallergenico" contengono al loro interno altre fonti proteiche oltre a quella dichiarata in etichetta

-dieta casalinga in cui è il proprietario a preparare il cibo per il proprio gatto. Ad oggi purtroppo non sono molti i padroni che hanno il tempo di effettuare una dieta casalinga ma questo tipo di alimentazione avrebbe il vantaggio di poter selezionare con certezza la fonte di proteine e di carboidrati.


Al termine della dieta se il gatto continua a manifestare prurito si può escludere una reazione avversa al cibo e bisogna quindi indagare altre cause di prurito.
Se invece il problema dermatologico è risolto dopo il periodo di dieta, il gatto dovrà essere sottoposto a una dieta di provocazione di 2 settimane con la dieta che veniva utilizzata in precedenza. Questo step è fondamentale per poter emettere una diagnosi di reazione avversa al cibo perchè la reitroduzione del vecchio alimento deve scatenare nuovamente la sintomatologia cutanea altrimenti il miglioramento potrebbe anche solo essere una coincidenza o dovuto ad altri trattamenti concomitanti.
La ricomparsa del prurito potrebbe essere quasi immediata dopo la somministrazione del vecchio cibo o potrebbero volerci anche 2 settimane.
Se il prurito ricompare bisogna fare l'ulteriore prova di reintrodurre la dieta ad eliminazione che deve riportare alla risoluzione dei sintomi. Se il proprietario vuole individuare l'allergene che provoca il prurito, le varie proteine dovranno essere reitrodotte ad intervalli di due settimane senza che il prurito ricompaia.
Molto spesso i proprietari non sono disponibili a intraprendere tutto quetso lungo iter o comunque individuata una dieta con cui il gatto non ha problemi decidono di mantenerla a vita senza individuare con precisione l'allergene colpevole.

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La cheiletiellosi

La cheiletiellosi o dermatite da Cheyletiella è una dermatite spesso desquamante localizzata sul dorso degli animali provocata da un acaro. Nel cane l'acaro che la causa è Cheyletiella yasguri, nel gatto Cheyletiella blakei mentre nel coniglio è Cheyletiella parasitovorax anche se questi acari non sono strettamente ospite-specifici. Sono acari di grandi dimensioni che hanno zampe che si protendono oltre il margine del corpo dell'acaro stesso, munite di pettini alle estremità e appendici mandibolari a forma di uncino.

Tutto il ciclo vitale dell'acaro si completa sull'ospite in circa 5 settimane, ma le femmine possono sopravvivere fino a 10 giorni nell'ambiente esterno. Proprio per questo la cheiletiellosi è estremamente contagiosa sia per contatto diretto che tramite veicoli.
Questa patologia può colpire animali di qualsiasi età e di entrami i sessi. Occasionalmente anche gli esseri umani possono essere morsi soprattutto sulle gambe e sulle braccia e se il cane viene tenuto spesso in braccio. Visto che gli acari non possono riprodursi sulla cute dell'uomo le lesioni si risolvono in modo spontaneo quando l'animale viene trattato.


Le lesioni sugli animali sono rappresentate da una dermatite esfoliativa accompagnata da croste, caratterizzata da scaglie simili a forfora sul mantello soprattutto sul dorso e sul tronco ma possono esserci anche delle forme generalizzate. Solitamente è presente prurito di grado variabile anche se alcuni animali tollerano la presenza degli acari senza grattarsi.  Gli animali che più frequentemente vengono parassitati sono cuccioli e gattini provenienti da negozi o canili.


Questa patologia è spesso sospettata ma non è sempre facile arrivare a una diagnosi certa.
L'esame accurato del mantello può mettere in evidenza piccoli puntini bianchi che si muovono tra i detriti da cui deriva il nome anglosassone "walking dandruff" (forfora ambulante).
Devono anche essere eseguiti raschiati superficiali e scotch test sul mantello e poi il materiale raccolto deve essere esaminato al microscopio.
Saltuariamente è possibile rinvenire gli acari nell'esame delle feci perché vengono ingeriti durante la pulizia del mantello.
In alcuni casi nonostante tutte le indagini eseguite non è possibile evidenziare ne l'acaro ne le sue uova. In questo caso la diagnosi viene fatta sulla base della risposta alla terapia e dopo aver escluso le altre possibili diagnosi differenziali.


La cheyletiella risulta abbastanza sensibile a diversi prodotti antiparassitari ma molte volte  il problema è rappresentato dalla reinfestazione dall'ambiente o da altri veicoli. Il trattamento ambientale risulta quindi di fondamentale importanza. Sarebbe necessario effettuare il vuoto sanitario per alcune settimane e utilizzare prodotti acaricidi nell'ambiente e sugli oggetti come spazzole, materassini, etc
Sugli animali molti prodotti si sono dimostrati efficaci anche se alcuni di questi non sono registrati con questa indicazione:
Come terapie topiche abbiamo:
-amitraz in spugnature
-fipronil spray o spot on
Esistono anche terapie sistemiche come:
-selamectina spot on da somministrare ogni 2-3 settimane
-milbemicina per via orale
-moxidectina sia spot on che in forma iniettabile
Tenendo conto dell'estrema contagiosità della malattia è necessario sempre trattare tutti gli animali conviventi anche se non presentano sintomi.

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La shampoo terapia negli animali

L'uso della shampoo terapia negli animali domestici trova indicazione terapeutiche in molte affezioni cutanee oltre che avere un benefico effetto cosmetico.
Ovviamente il solo uso di questo tipo di terapia non può guarire una patologie dermatologica ma permette a volte di utilizzare meno farmaci e di tenere sotto controllo patologie croniche.
Gli unici svantaggi di questo tipo di terapia possono essere l'impegno richiesto in termini di tempo al proprietario e raramente reazioni avverse ai prodotti che vengono utilizzati.

Tutte le case farmaceutiche fanno grandi investimenti per formulare nuovi prodotti che siano efficaci e specifici per alcune patologie. Proprio per questo motivo gli shampoo non sono tutti uguali e la scelta del prodotto deve essere ponderata a seconda del problema. Deve inoltre essere precisato che non vanno mai usati sui nostri animali domestici shampoo ad uso umano perchè il pH del mantello è diverso da quello della cute dell'uomo.
Oltre ai principi attivi  un altro importante fattore su cui il proprietario deve essere informato è la corretta modalità di utilizzo, soprattutto per quanto riguarda la frequenza dei bagni e il tempo di contatto tra shampoo e cute. La maggior parte dei prodotti richiede un tempo di posa di circa 10 minuti e non sempre per il proprietario questo è possibile. Nel caso in cui lo shampoo sia prescritto a fini terapeutici spesso risulta più facile far eseguire il bagno da personale specializzato presso una toeletta.
Se il proprietario decide di fare il bagno a casa gli si può consigliare di tenere un timer a portata di mano per controllare effettivamente il tempo di posa e di far scorrere il tempo massaggiando delicatamente la cute, gesto che l'animale di solito apprezza.


Gli shampoo possono essere classificati a seconda della loro azione in:
- antisettici, vengono utilizzati per diminuire la popolazione di batteri e miceti presenti sulla cute. Appartengono a questa categoria la clorexidina con concentrazione 0.5-2% e il benzoile perossido che agisce più in profondità nel follicolo pilifero esercitando un'azione di flushing. Il benzoile perossido ha però un'azione irritante se utilizzato per lunghi periodi in quanto provoca disidratazione cutanea. Ad oggi sembra che la clorexidina sia il miglior antisettico, ben tollerata, agisce anche in presenza di detriti cutanei e sembra che la sua azione perduri fino a 7 giorni dopo il bagno. Altri antisettici sono l'etil lattato e il triclosan
Tra i principi attivi attivi nei confronti dei miceti ci sono il miconazolo, l'econazolo e la clorexidina
- antiparassitari, sono a base di piretrine e piretrodi ma sono ormai in disuso data l'ampia disponibilità di prodotti spot-on o sistemici che hanno maggior efficacia e minori effetti collaterali
- antiseborraoici, trovano indicazione nelle seboree primarie e secondarie e sono spesso presenti negli shampoo in associazione a principi emollienti e idratanti. Appartengono a questa categoria l'acido salicilido, lo zolfo, il perossido di benzoile e lo zinco gluconato
- idratanti e emollienti, hanno la funzione di ammorbidire e idratare lo strato corneo della cute aumentandone la quantità di acqua. Rientrano in questa categoria l'urea, la glicerina, gli acidi grassi, il glicole propilenico, l'acido lattico e i ceramidi

- antiprurito, trovano largo impiego nella gestione delle patologie allergiche. Sono a base di avena colloidale, un composto naturale ottenuto dal cereale che ha proprietà idratanti, antinfiammatorie e detergenti

Oltre che come terapia lo shampoo è molto spesso usato a fini estetici e di pulizia degli animali con cui conviviamo. Anche in questi casi è comunque importante scegliere uno shampoo adatto al pH della cute dell'animale per cui è sempre bene chiedere consiglio al Veterinario 

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La Dermatofitosi nel coniglio pet

La dermatofitosi è una patologia cutanea causata da funghi. E’ abbastanza comune, soprattutto in coniglietti acquistati di recente.

Dermatofitosi - 1

Questa malattia è contagiosa per altri animali domestici e rappresenta una zoonosi, ossia è potenzialmente trasmissibile all’uomo.

Il dermatofita più frequentemente riscontrato nel coniglio è Trichophyton mentagrophytes.

La sintomatologia è caratterizzata dalla presenza di lesioni alopeciche (prive di pelo), crostose/desquamative e più o meno eritematose. Le regioni del corpo maggiormente coinvolte sono la testa (palpebre, mento e margine del padiglione auricolare) e gli arti (soprattutto le dita). Il prurito può essere di grado variabile, da assente a forte soprattutto in caso di infezioni batteriche secondarie.

Dermatofitosi - 2

La diagnosi può essere eseguita analizzando peli, squame o croste al microscopio ottico per visualizzare eventuali peli invasi dalle ife fungine od artrospore. Per avere una diagnosi definitiva e maggiormente precisa si può ricorrere all'esame colturale, che consiste nel posizionare su un terreno specifico per la crescita dei funghi peli, squame o croste. Nell'arco di una settimana si può verificare l'eventuale crescita di colonie fungine che poi possono essere analizzate al microscopio ottico per la tipizzazione.

Bisogna tenere in considerazione le possibili diagnosi differenziali come la rogna sarcoptica. Questa, invece, è una patologia parassitaria causata da un acaro ed anch'essa è una possibile causa di zoonosi.

Per quanto riguarda la terapia solitamente è consigliabile il trattamento orale con l'itraconazolo fino a guarigione.

E’ molto importante dopo l’acquisto portare il proprio coniglietto da un veterinario esperto in questi animali per una visita approfondita. In questa fase infatti il veterinario può accorgersi di piccole anomalie non visibili agli occhi dei proprietari.

 

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Laserterapia in dermatologia veterinaria

La Laserterapia MLS è una nuova e innovativa tecnica che ha da tempo molte applicazioni in medicina umana e negli ultimi anni anche in medicina veterinaria.


Il macchinario, prodotto da un'azienda italiana, combina emissioni di luce continua e pulsata.
Questa sinergia di emissioni ha un affetto antiedemigeno, antinfiammatorio e antidolorifico.
Proprio per questa ampia gamma di effetti sono molti i campi della veterinaria in cui può essere usato: dermatologia, ortopedia, neurologia, etc.

Per quanto riguarda la dermatologia il laser può essere impiegato per:
- ferite cutanee sia chirurgiche che traumatiche, può infatti essere applicato alcuni giorni dopo una chirurgia per aiutarne la cicatrizzazione o su ferite traumatiche, morsi, ascessi
- piaghe da decubito negli animali anziani
- fistole perinatali associato o meno a terapie convenzionali


- dermatiti umide o hot spot in cui aiuta un rapido ripristino dello strato cutaneo più superficiale

Le sedute per i problemi cutanei sono di breve durata e assolutamente indolori per il paziente. Inoltre il proprietario può restare con il suo animale durante il trattamento



Grazie ai suoi molteplici effetti benefici migliora la qualità della vita di Nostri Animali.

La laserterapia è una nuova alleata nella cura e nel benessere di cani, gatti conigli ed animali esotici   e costa meno di quanto tu possa pensare!

Vuoi leggere altri articoli sulla laser terapia: clicca qui.

La Clinica Borgarello, attenta al benessere dei suoi pazienti si è attrezzata per poter eseguire  la Laser Terapia sia nella sede di Pino T.se sia nella sede di Moncalieri, contattaci ora per maggiori informazioni o per prenotare la prima seduta.

  


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Rogna sarcoptica nel coniglio


La rogna sarcoptica nel coniglio è una patologia dermatologica abbastanza comune.
Questa è causata da un parassita: l’acaro Sarcoptes scabiei, che può colpire anche altri animali (esempio cane e gatto) e l’uomo.
La rogna si osserva maggiormente nei coniglietti appena comprati, ma può interessare qualsiasi coniglio che possa essere venuto a contatto con l’agente patogeno.
3 gray bunny rabbits in a basket with yellow flower in background on white background.
E’ molto importante, quindi, far visitare il proprio coniglietto da un veterinario esperto di piccoli mammiferi sia subito dopo averlo adottato, sia alcune volte durante l’anno, sia in caso di alterazioni anche lievi.
Sintomi
Uno dei sintomi principali è rappresentato da forte prurito: il coniglio tende a strusciarsi sulle superfici, a rotolare ed a volte addirittura si può assistere a degli episodi che simulano una crisi convulsiva.
Le lesioni sono caratterizzate da croste bianco-giallastre adese alla cute. Queste non devono essere assolutamente asportate dal momento che si provocherebbe dolore all’animale ed anche sanguinamento.
Inizialmente le lesioni si riscontrano a livello delle dita, nella zona periungueale, quindi risultano più difficili da osservare se mascherate dal pelo. Poi si estendono a muso (soprattutto naso, potendo provocare la formazione di una specie di cornetto, e mento), palpebre ed orecchie. Se la patologia non viene riconosciuta e trattata le lesioni si estenderanno sempre di più a tutto il corpo.
rogna sarcoptica coniglio -1
I conigli colpiti dalla rogna possono andare anche incontro a morte nei casi gravi visto che l’animale tenderà a non mangiare ed a dimagrire.
Diagnosi
La diagnosi si basa sulla raccolta delle informazioni dai proprietari (momento di acquisto, possibilità di contatto con altri animali, vita all’aperto, ecc.), sui sintomi clinici (prurito, croste, ecc.) e sulla possibilità di trovare gli acari all’esame microscopico.
Quest’ultima tecnica permette una diagnosi certa di rogna sarcoptica e consiste nell’osservare croste e peli dell’animale al microscopio ottico. Se si rilevano acari o uova o pellet fecali degli acari la diagnosi è confermata. Se, però, non dovessero essere trovati i parassiti non è detto che l’animale non sia affetto dalla patologia.
rogna sarcoptica - 3
Terapia
Per quanto riguarda la terapia il veterinario provvederà a prescrivere un antiparassitario specifico ed a monitorare i miglioramenti fino alla negativizzazione.
Non è assolutamente indicato, nel mentre, rimuovere le croste, come già detto, perché cadranno da sole.
È molto importante fare attenzione sia ai proprietari che ad altri animali conviventi visto che la rogna sarcoptica è particolarmente contagiosa.
Nell’uomo si possono presentare delle papule pruriginose.
Nel caso in cui il coniglio sia a contatto con altri animali converrebbe sottoporli tutti a trattamento.

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Utilizzo del Gel Piastrinico in Veterinaria

L’utilizzo del gel piastrinico in Medicina Veterinaria è una grandissima novità.

Il gel piastrinico è la forma tridimensionale ed attivata del concentrato piastrinico. Come spiegato più nel dettaglio nell’articolo “Concentrato piastrinico nel cane”, quest’ultimo è il prodotto che si può ottenere dal sangue intero trattato con anticoagulante e sottoposto ad una specifica lavorazione.

Gel piastrinico- 2

Il gel viene preparato a partire dal sangue dello stesso paziente su cui verrà utilizzato. Essendo quindi un trattamento di natura autologa viene eliminato il rischio di malattie infettive e di reazioni da parte del sistema immunitario.

Le piastrine, di cui è ricco il gel, in seguito al processo di degranulazione, liberano dei fattori di crescita che sono in grado di: richiamare cellule dai tessuti vicini; eliminare cellule morte; stimolare la formazione di nuovi vasi e cellule; attivare cellule vicine silenti. Attraverso queste attività viene stimolata la cicatrizzazione dei tessuti e vengono accelerati i processi riparativi.

Le indicazioni terapeutiche possono essere svariate, sia nel cane che nel gatto. Alcune sono ancora sconosciute od in via di sviluppo visto la novità del trattamento in campo veterinario. Per il momento, le applicazioni a cui si ricorre maggiormente riguardano l'ambito dermatologico (gravi ustioni, “degloving injuries”, ferite da investimento, piaghe di diversa origine, fistole) e oculistico (ulcere corneali).

Il gel assume la forma e le dimensioni del contenitore in cui è stato preparato (es. provetta, piastra petri, lente a contatto).

Gel piastrinico- 1

Il gel ottenuto viene applicato sulla zona interessata. Generalmente sono necessarie più applicazioni con un tempo tra l’una e l’altra variabile in base alla singola situazione.

Nella nostra Clinica è possibile ricorrere a questo tipo di trattamento davvero innovativo.

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L'alopecia felina

L’alopecia  felina è una manifestazione clinica che può avere molte cause e diagnosi differenziali.
Si intende per alopecia una mancanza di pelo in un’area dove solitamente dovrebbe essere presente; questa può essere parziale o completa e localizzata o generalizzata.
Nel gatto molto spesso è presente un sottostante problema di prurito.

I gatti fisiologicamente sono animali che dedicano buona parte della loro giornata alla pulizia del pelo e questo porta anche all’eliminazione di buona parte dei peli morti. Quando però il leccamento diventa eccessivo questo può causare dei problemi.
Per quanto riguarda l’alopecia  questa può essere o non essere pruriginosa.

Le diagnosi differenziali che devono essere prese in considerazione in questi  casi sono:
-alopecia psicogena in cui il leccamento compulsivo è causato da un evento stressante. Bisogna tenere in considerazione che il concetto di stress nel gatto è molto diverso da quello dell’uomo. I felini infatti possono andare in “crisi” anche per cambiamenti che al proprietario potrebbero sembrare positivi come la nascita di un bambino o l’introduzione di un nuovo gattino in casa (magari preso proprio per tenergli compagnia!).
Questo tipo di alopecia è più comune nei gatti molto nervosi, nei siamesi  e nei gatti neri. Le zone maggiormente colpite sono quelle a cui il gatto riesce ad accedere con maggiore facilità come la parte ventrale dell’addome, i fianchi, la coda. Di solito si evidenzia alopecia ed eventualmente peli  spezzati e possono essere presenti escoriazioni, eritema e croste
-infestazione da pulci è di solito accompagnata da prurito più o meno intenso a seconda del grado di infestazione e può portare ad un’alopecia dei fianchi, del dorso e della zona perineale
-allergia alimentare può avere nel gatto molteplici manifestazioni cliniche tra cui l’alopecia dei fianchi caratterizzata da prurito. Solitamente però in questo caso sono presenti altri problemi dermatologici come il prurito e l’escoriazione della testa  e del collo.

-dermatite atopica ha una sintomatologia simile all’allergia alimentare ma il problema tende ad avere un andamento stagionale. In questo caso il prurito è spesso severo e quindi ci sono importanti lesioni indotte dall'autotraumatismo
-dermatofitosi devono sempre essere considerate una possibile diagnosi differenziale nei gatti con alopecia. Possono avere moltissime manifestazioni cliniche ma di solito sono presenti aree alopeciche  più o meno tondeggianti dove sono presenti peli spezzati e desquamazione cutanea
-rogna otodettica provoca generalmente otite bilaterale ma visto che l’acaro che la provoca può vivere anche sulla superficie cutanea può essere presente alopecia della parte caudale del dorso e della coda con o senza prurito
-malattie sistemiche diverse malattie non dermatologiche possono avere anche l'alopecia come manifestazione in quanto i follicoli piliferi sono sensibili ai cambiamenti fisiologici che si verificano in corso di alcune patologie quali ad esempio il diabete mellito, la leucemia felina e l'immunodeficienza felina

-rogna demodettica è nel gatto una malattia abbastanza rara causata dal Demodex cati  che è normalmente presente sulla cute dei gatti sani e tende a proliferare sono in condizioni particolari. Nel gatto l'alopecia provocata da demodex deve sempre indurre il veterinario a cercare una patologia sistemica sottostante come la leucemia felina o l'immunodeficienza
Quelle sopra elencate sono le cause più comuni ma ne esistono altre anche se di minore importanza.
Proprio a causa del gran numero di diagnosi differenziali è importante in caso di alopecia nel gatto eseguire una visita dermatologica approfondita in cui grande importanza riveste la raccolta dell'anamnesi che può indirizzare il veterinario verso una diagnosi.
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La perdita di pelo negli animali anziani

La vecchiaia nei nostri animali porta come per noi ad una serie di modificazioni fisiologiche a livello cutaneo che spesso cambiano l’aspetto dell’animale e portano il proprietario più attento a preoccuparsi su come gestire al meglio la sua salute in questa delicata fase delle vita.
cane_anziano
A livello dermatologico esistono patologie abbastanza tipiche delle terza età e alterazioni che sono invece fisiologiche in questa fase.
Fisiologicamente nel cane anziano il processo di formazione dell’epidermide risulta anomalo quindi è facile rilevare una quantità eccessiva di forfora associata a disidratazione cutanea. La cute risulta più sottile ma in determinate aree sottoposte a frizione o pressione meccanica si formano callosità e ipercheratosi. Il ciclo di sviluppo dei peli è alterato e la maggior parte dei peli sono in fase di riposo (telogen) invece che in fase di crescita (anagen); proprio per questo motivo si può avere una vera e propria alopecia generalizzata. Generalmente gli animali hanno un aspetto “sbiancato” dovuto alla riduzione del numero e dell’attività dei melanociti . La cute diventa meno elastica e resistente agli stimoli esterni a causa della degenerazione e frammentazione delle fibre collagene e dell’elastina. Il fisiologico invecchiamento del sistema immunitario cutaneo porta a un calo delle difese anticorpali dell'animale che risulta quindi immunodeficiente a livello della cute.
Tutte queste modificazioni portano a una minor resistenza dalle aggressioni esterne (come batteri e parassiti) e interne ( malattie autoimmuni e neoplasie).
cani anziani
Tra le patologie cutanee caratteristiche della terza età ricordiamo:
-linfoma cutaneo epiteliotropo è sicuramente una neoplasia tipica degli animali oltre i 10 anni che può avere svariati quadri dermatologici e deve quindi sempre essere inclusa tra le diagnosi differenziali dei problemi dermatologici in un animale anziano. La forma più tipica è la cosiddetta micosi funfoide che sembra aver maggior predisposizione in alcune razze come cocker, labrador e golden retriever. Inizialmente i sintomi possono essere solo cutanei per poi progredire in sistemici con apatia, anoressia, dimagrimento e ingrossamento linfonodale. La conferma di questo genere di patologie è comunque sempre istologica
-malattie ormonali si presentano solitamente tutte con un quadro simile di alopecia bilaterale simmetrica che coinvolge soprattutto il tronco. La più caratteristica negli animali anziani è sicuramente l'iperadrenocorticismo i cui segni clinici sono dovuti ad un cronico aumento della presenza di glucocorticoidi circolanti. Negli animali anziani è frequente anche la forma iatrogena dovuta alla somministrazione per lunghi periodi nel corso della vita dell'animale di cortisone per la gestione di problemi cronici come la dermatite atopica
-malattie autoimmuni come ad esempio i vari tipi di pemfigo che però hanno un’incidenza abbastanza bassa
-malattie allergiche, soprattutto i problemi legati all’alimentazione possono comparire anche in tarda età. Per quanto riguarda la dermatite atopica solitamente in tarda età ci sono aggravamenti o complicanze di un problema già presente da anni
-malattie parassitarie e funginee come demodicosi e dermatofitosi che sebbene non siano tipiche degli animali anziani possono manifestarsi in questa fase quando ci sono patologie sottostanti che portano a una diminuzione dell’immunità come l’iperadrenocorticismo. Di solito le malattie parassitarie negli animali anziani si presentano con quadri non tipici della patologia e hanno anche una prognosi peggiore di quella dei giovani animali
-patologie cutanee indicatori di patologie interne sono malattie importanti di conoscere in quanto i segni dermatologici possono comparire molto prima di quelli sistemici. Tra queste ricordiamo la dermatofibrosi nodulare e l'eritema necrolitico migrante.
La dermatofibrosi nodulare, segnalata nel pastore tedesco e nel golden retriever, ha come manifestazione cutanea noduli cutanei multipli che partono dalgli arti per poi estendersi a testa e tronco associati a cistoadenomi bilaterali del rene e nelle femmine a leiomioma uterino. Quando compaiono i segni sistemici (mesi o anche anni dopo quelli cutanei) questi sono legati all'insufficienza renale dovuta alla crescita dei tumori renali.
L'eritema necrolitico migrante è una dermatosi ulcerativo-crostosa delle giunzioni mucocutanee. E' la manifestazione esterna di problemi che coinvolgono il fegato o il pancreas e compare settimane o mesi pima della patologia interna
Come in qualunque iter diagnostico dermatologico risulta essere importantissima la raccolta dell'anamnesi e la visita con gli esami complementari per stilare una lista delle diagnosi differenziali. Molte di queste patologie infatti hanno sintomi cutanei del tutto sovrapponibili quindi il veterinario consiglierà gli accertamenti più adatti in base alla raccolta dell’anamnesi e alla visita clinica e dermatologica.

La Clinica Veterinaria Borgarello, attenta al benessere animale e sostenitrice   della medicina preventiva, ha messo a punto il “Programma Terza Età”, per aiutarvi a garantire al nostro amico buone condizioni di salute fino in tarda età. Clicca e scopri il: Programma Terza Età e.. condividilo con in tuoi amici.



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La “dermatite umida” nel cane

La dermatite piotraumatica anche detta “dermatite umida” o hot spot è una patologia cutanea con patogenesi ancora poco chiara. Sembra indotta dal mordicchiamento, leccamento e grattamento persistente di un'area di cute a causa di un intenso prurito di solito di natura allergica. Le razze più predisposte sotto quelle con un folto sottopelo come ad esempio Labrador , Golden retriever e Pastore Tedesco.
dermatite umida
Le lesioni che compaiono di solito nel giro di pochissimo tempo sono estremamente dolorose e si presentano alopeciche ed essudative ricoperte di essudato purulento che da al pelo un aspetto agglutinato.
La diagnosi si basa di solito sul segnalamento, sui segni clinici tipici e sull'esame citologico delle lesioni che evidenzia numerosi batteri coccoidi liberi che confermano un'infezione batterica secondaria.
La prognosi è buona anche se le recidive sono abbastanza frequenti e che se non viene instaurata una terapia idonea è possibile che il focolaio si trasformi in una vera infezione.
Solitamente questo tipo di dermatite, se curata tempestivamente, non necessita di una terapia antibiotica sistemica.
La lesione deve essere accuratamente tosata e spesso per questa procedura è necessaria una sedazione a causa dell'intenso dolore. L'area tosata deve essere lavata con uno shampoo antisettico non troppo aggressivo e vengono poi applicati prodotti topici a base di glucocorticoidi per diminuire il prurito e il conseguente autotraumatismo. A volte, oltre alla disinfezione è necessario applicare pomate antibiotiche o somministrare corticosteroidi per via orale.
Recentemente anche la laser terapia sta trovando impiego nella terapia di queste lesioni con un notevole accorciamento dei tempi di guarigione e diminuzione dell'utilizzo di farmaci.
dermatite umida terapia
Per prevenire le recidive sarebbe importante identificare e trattare le malattie predisponenti.
Articolo a cura della Dott.ssa Costanzo Francesca

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Le allergie alimentari nel gatto

Le allergie alimentari nel gatto sono dovute ad una reazione nei confronti di uno o
più alimenti ingeriti.

gatto prurito

I sintomi sono sovrapponibili a quelli della dermatite atopica:
-prurito localizzato soprattutto a testa e collo
-otite
-segni gastro intestinali
-lesioni del complesso del granuloma eosinofilico
-alopecia autoindotta
-dermatiti miliari

prurito gatto

L’unica modalità diagnostica per un’allergia alimentare è rappresentata da una dieta privativa della durata di 6-8 settimane formulata tenendo conto delle esigenze del proprietario e dei gusti del gatto.

Dovrebbero essere utilizzate fonti di proteine con cui il gatto non è mai venuto in contatto e le opzioni possibili sono:
- DIETA CASALINGA risulta spesso troppo laboriosa per il proprietario e inoltre il gatto difficilmente accetta le nuove fonti di carboidrati. Questo tipo di dieta non è completa e quindi non è adatta a essere utilizzata per lunghi periodi.

dieta casalinga gatto
-DIETA IDROLISATA è una dieta commerciale che ha subito un processo di idrolisi che altera la struttura delle proteine. Sono diete abbastanza costose
-DIETA IPOALLERGENICA sono costituite da una singola fonte proteica e una di carboidrati e di conseguenza devono essere scelte sulla base dell’anamnesi

 

dieta idrolisata gatto

La gestione di tutte queste diete potrebbe essere difficoltosa se in casa convivono più gatti o se il gatto ha accesso all’esterno.

Se alla fine della dieta il gatto continua a manifestare prurito e sono state escluse altre cause di prurito si può affermare che l’alimento non è la causa del prurito.

Se invece alla fine della dieta di privazione la sintomatologia dermatologica è migliorata è necessario sottoporre il paziente ad un test di provocazione con la dieta originaria che dovrà portare alla ricomparsa dei sintomi e del prurito.
Questo peggioramento può avvenire in un intervallo di tempo variabile tra 1 e 15 giorni. Successivamente si tornerà alla dieta ad eliminazione e dopo la risoluzione si avrà la conferma di allergia alimentare.
Se si desidera sapere con maggior precisione a cosa il gatto è allergico si dovranno aggiungere gli ingredienti della dieta originaria ad uno ad uno con intervalli di 2 settimane fino a trovare quello responsabile.

Articolo a cura della Dott.ssa Costanzo Francesca

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Le pulci e la dermatite allergica da pulci

Le pulci costituiscono un problema per il cane e per il gatto durante tutto l’anno ma tipicamente i proprietari di animali se ne preoccupano solo con l’arrivo del clima caldo . Gli adulti sia maschi che femmine sono ematofagi e si nutrono sull’ospite in pochi secondi.
pulci
Possono vivere sull’ospite ma anche nell’ambiente dove, a digiuno, possono sopravvivere fino a 6 mesi. Ogni femmina adulta depone nel corso della sua vita fino a 2000 uova sul mantello dell’ospite che non avendo proprietà adesive cadono rapidamente a terra in varie parti della casa.
In condizioni favorevoli le uova schiudono in circa 5 giorni e da esse fuoriesce una larva vermiforme ricoperta di peli che, nutrendosi di detriti, si sposta per la casa prediligendo zone riparate dalla luce solare diretta. Le larve crescono mutando due volte e formano un bozzolo all’interno del quale si trasformano in pupe. Questa trasformazione richiede, a seconda delle condizioni ambientali, da un minimo di 9 ad un massimo di 200 giorni. Le pupe rappresentano la forma di massima resistenza e non avendo necessità di nutrirsi possono sopravvivere per molto tempo.

In presenza di stimoli indicativi della presenza dell’ospite come il calore, le vibrazioni del suolo e la concentrazione di CO2 le pupe schiudono e fuoriescono le pulci che devono compiere il primo pasto di sangue entro 24 ore dalla schiusa e salgono quindi sull’ospite iniziando un nuovo ciclo vitale. In condizioni ottimali l’intero ciclo dura 3-4 settimane mentre se le condizioni sono sfavorevoli può durare fino a 2 anni.

La comprensione del ciclo della pulce è di fondamentale importanza perché mette in evidenza che le pulci adulte che si trovano sull’animale rappresentano solo la punta dell’iceberg dell’infestazione: infatti circa il 5% delle pulci si trova sull’animale mentre il restante 95%, rappresentato da uova, larve e pupe è disseminato nell’ambiente in cui l’animale vive.
L’infestazione da pulci si presenta con molteplici quadri clinici a seconda dell’animale e del numero di pulci presenti. Si possono però individuare 2 tipi principali di quadri clinici a seconda che l’animale sia sensibilizzato o no agli allergeni presenti nella saliva della pulce. Negli animali non sensibilizzati le pulci, che possono essere anche molto numerose, si muovono velocemente sul mantello e producono le loro deiezioni. Se l’infestazione è grave possono provocare anemia ed è comunque sempre possibile la trasmissione di malattie quali l’emobartonellosi o di parassitosi come la tenia. Negli animali sensibilizzati è sufficiente un numero di pulci molto basso per superare la soglia di ipersensibilità e provocare sintomi evidenti.
La Dermatite Allergica al morso delle Pulci (DAP) rappresenta una delle maggiori cause di prurito nei nostri animali domestici. L’allergia si sviluppa nei confronti di uno dei componenti della saliva della pulce e i segni clinici che di solito sono improvvisi si manifestano soprattutto in animali con “poche pulci”. Sembra infatti che gli animali molto infestati e abituati a convivere con le pulci possano sviluppare una sorta di “resistenza” al morso.
Il segno clinico più comune è rappresentato dal forte prurito soprattutto nella regione lombare, all’attaccatura della coda, sull’addome e sulla faccia interna delle cosce. A causa dell’intenso leccamento e grattamento dovuto al prurito la cute di queste zone si presenta fortemente infiammata. Secondariamente possono poi svilupparsi infezioni batteriche secondarie con pus, croste e alopecia.
La diagnosi si basa soprattutto sul quadro clinico anche se non è sempre possibile trovare le pulci. Più facile è il ritrovamento delle deiezioni delle pulci che si presentano come piccoli puntini neri.


La conferma si ha con la guarigione in seguito all’eliminazione delle pulci dall’animali e dall’ambiente.
La terapia della DAP è basata sul controllo dell’infestazione da pulci ed è possibile una terapia medica per alleviare i sintomi dell’allergia. Questa è fondamentalmente basata sull’uso di cortisonici a scalare e di antibiotici o shampoo se è presente infezione batterica secondaria.
Per controllare l’infestazione è fondamentale trattare tutti gli animali e l’ambiente in cui vivono e non limitare i trattamenti al periodo estivo ma protrarli per tutto l’anno poiché le pulci possono sopravvivere e replicarsi benissimo in casa durante il periodo invernale. Sono presenti in commercio numerosi prodotti efficaci contro le pulci che devono essere applicati ogni 3-4 settimane, ricordando di non trattare gli animali in concomitanza del bagno ma ad una distanza di almeno 3 giorni primo o dopo il lavaggio per garantire l’efficacia del prodotto.
Il trattamento ambientale consiste nel lavare coperte, cuccette e altri rivestimenti con cui l’animale viene in contatto, passare spesso l’aspirapolvere sui tappeti e trattare la casa con dei regolatori di crescita degli insetti. Visto l’impegno richiesto da queste operazioni è possibile, in alternativa, trattare tutti gli animali della casa con un prodotto che abbia anche attività ovicida e larvicida.

Articolo a cura della Dott.ssa Costanzo Francesca

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L’acne felina

L’acne felina è un disturbo primario di cheratinizzazione la cui patogenesi rimane tutt’ora poco chiara.

Tea23
Nella forma lieve è caratterizzata dalla presenza di comedoni e crosticine nerastre con leggera alopecia localizzati sulla regione del mento, labbro inferiore e talvolta labbro superiore. In questa fase della patologia la maggior parte degli animali non manifesta fastidio e il decorso è asintomatico. Alcuni pazienti invece possono manifestare progressivamente eritema, papule, pustole, scialorrea e prurito e nei casi davvero gravi si possono formare dei noduli sulla regione del mento con edema, fistole e intenso dolore.

La diagnosi di acne felina è solamente clinica, basata sull’anamnesi, sull’esame obbiettivo generale e sui segni clinici.

E’ innanzitutto necessario escludere altre patologia quali demodicosi e dermatofitosi tramite l’esecuzione di colture e di raschiati profondi. In seguito si devono eseguire esami citologici delle lesione che evidenzieranno la presenza di batteri, neutrofili e macrofagi.

acne felina

I casi clinici piu lievi non richiedono terapia mentre quelli che hanno segni di infezione necessitano di una terapia sistemica antibiotica.
In tutti i casi è molto importante la pulizia della zona che spesso a causa del dolore può richiedere la sedazione del paziente. In seguito esistono molti prodotti antiseborroici e cheratoplastici da applicare localmente se se bisogna ricordare che molti di questi sono tossici o eccessivamente irritanti per il gatto.

La terapia sistemica viene effettuata su base empirica con amoxicillina+ ac.clavulanico, clindamicina, cefalexina o cefadroxile. Altri antibiotici come i chinoloni possono essere somministrati dopo antibiogramma delle lesioni. Il trattamento deve essere protratto per almeno 4 settimane. Nei casi in cui siano presenti marcate tumefazioni può essere necessaria la somministrazione di prednisolone per 7-10 giorni ma sempre dopo avere trattato le infezioni batteriche e funginee.

Come terapia coadiuvante possono essere somministrati acidi grassi che riducono l’infiammazione e normalizzano la cheratinizzazione.

Generalmente la prognosi in corso di acne felina è buono anche se nella maggior parte dei casi è necessaria una terapia a lungo termine, spesso per tutta la vita dell’animale per minimizzare la formazione di comodoni e prevenire l’infezione.

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Le pulci e la dermatite allergica al morso della pulce

Le pulci costituiscono un problema per il cane e per il gatto durante tutto l’anno ma tipicamente i proprietari di animali se ne preoccupano solo nel periodo primaverile-estivo. Gli adulti sia maschi che femmine sono ematofagi e si nutrono sull’ospite in pochi secondi. Possono vivere sull’ospite ma anche nell’ambiente dove, a digiuno, possono sopravvivere fino a 6 mesi. Ogni femmina adulta depone nel corso della sua vita fino a 2000 uova sul mantello dell’ospite che non avendo proprietà adesive cadono rapidamente a terra in varie parti della casa.

pulce
In condizioni favorevoli le uova schiudono in circa 5 giorni e da esse fuoriesce una larva vermiforme ricoperta di peli che, nutrendosi di detriti, si sposta per la casa prediligendo zone riparate dalla luce solare diretta. Le larve crescono mutando due volte e formano un bozzolo all’interno del quale si trasformano in pupe. Questa trasformazione richiede, a seconda delle condizioni ambientali, da un minimo di 9 ad un massimo di 200 giorni. Le pupe rappresentano la forma di massima resistenza e non avendo necessità di nutrirsi possono sopravvivere per molto tempo.

In presenza di stimoli indicativi della presenza dell’ospite come il calore, le vibrazioni del suolo e la concentrazione di CO2 le pupe schiudono e fuoriescono le pulci che devono compiere il primo pasto di sangue entro 24 ore dalla schiusa e salgono quindi sull’ospite iniziando un nuovo ciclo vitale. In condizioni ottimali l’intero ciclo dura 3-4 settimane mentre se le condizioni sono sfavorevoli può durare fino a 2 anni.

La comprensione del ciclo della pulce è di fondamentale importanza perché mette in evidenza che le pulci adulte che si trovano sull’animale rappresentano solo la punta dell’iceberg dell’infestazione: infatti circa il 5% delle pulci si trova sull’animale mentre il restante 95%, rappresentato da uova, larve e pupe è disseminato nell’ambiente in cui l’animale vive.
L’infestazione da pulci si presenta con molteplici quadri clinici a seconda dell’animale e del numero di pulci presenti. Si possono però individuare 2 tipi principali di quadri clinici a seconda che l’animale sia sensibilizzato o no agli allergeni presenti nella saliva della pulce. Negli animali non sensibilizzati le pulci, che possono essere anche molto numerose, si muovono velocemente sul mantello e producono le loro deiezioni. Se l’infestazione è grave possono provocare anemia ed è comunque sempre possibile la trasmissione di malattie quali l’emobartonellosi o di parassitosi come la tenia. Negli animali sensibilizzati è sufficiente un numero di pulci molto basso per superare la soglia di ipersensibilità e provocare sintomi evidenti.
La Dermatite Allergica al morso delle Pulci (DAP) rappresenta una delle maggiori cause di prurito nei nostri animali domestici. L’allergia si sviluppa nei confronti di uno dei componenti della saliva della pulce e i segni clinici che di solito sono improvvisi si manifestano soprattutto in animali con “poche pulci”. Sembra infatti che gli animali molto infestati e abituati a convivere con le pulci possano sviluppare una sorta di “resistenza” al morso.
Il segno clinico più comune è rappresentato dal forte prurito soprattutto nella regione lombare, all’attaccatura della coda, sull’addome e sulla faccia interna delle cosce. A causa dell’intenso leccamento e grattamento dovuto al prurito la cute di queste zone si presenta fortemente infiammata. Secondariamente possono poi svilupparsi infezioni batteriche secondarie con pus, croste e alopecia.
La diagnosi si basa soprattutto sul quadro clinico anche se non è sempre possibile trovare le pulci. Più facile è il ritrovamento delle deiezioni delle pulci che si presentano come piccoli puntini neri.

La conferma si ha con la guarigione in seguito all’eliminazione delle pulci dall’animali e dall’ambiente.
La terapia della DAP è basata sul controllo dell’infestazione da pulci ed è possibile una terapia medica per alleviare i sintomi dell’allergia. Questa è fondamentalmente basata sull’uso di cortisonici a scalare e di antibiotici o shampoo se è presente infezione batterica secondaria.
Per controllare l’infestazione è fondamentale trattare tutti gli animali e l’ambiente in cui vivono e non limitare i trattamenti al periodo estivo ma protrarli per tutto l’anno poiché le pulci possono sopravvivere e replicarsi benissimo in casa durante il periodo invernale. Sono presenti in commercio numerosi prodotti efficaci contro le pulci che devono essere applicati ogni 3-4 settimane, ricordando di non trattare gli animali in concomitanza del bagno ma ad una distanza di almeno 3 giorni primo o dopo il lavaggio per garantire l’efficacia del prodotto.
Il trattamento ambientale consiste nel lavare coperte, cuccette e altri rivestimenti con cui l’animale viene in contatto, passare spesso l’aspirapolvere sui tappeti e trattare la casa con dei regolatori di crescita degli insetti. Visto l’impegno richiesto da queste operazioni è possibile, in alternativa, trattare tutti gli animali della casa con un prodotto che abbia anche attività ovicida e larvicida.

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Otite da malassezia

Malassazie pachydermatis è un lievito lipofilo appartenente alla famiglia delle Cryptococcacee di forma sferica o ovalare.

malassezia cane


Questo lievito è normalmente presente sulla cute di numerosi animali tra cui il cane ma condizioni particolari possono portare ad un suo sviluppo eccessivo che causa dermatite o otite da Malassezia.
La predisposizione di razza non è chiara ma risultano sicuramente più colpite le razze predisposte alla dermatite atopica.

Tra i fattori che possono contribuire alla sua moltiplicazione nominiamo l’eccesso di umidità, l’aumentata secrezione di cerume e la presenza di pliche cutanee.

Come già accennato nel primo articolo sull’otite del cane, la malassezia viene considerata una causa secondaria di otite. Le malattie che possono predisporre alla sua replicazione sono ad esempio le malattie allergiche, metaboliche, ormonali e alcuni difetti della corneogenesi.

Nel cane l’otite esterna da malassezia è una malattia abbastanza frequente che può presentarsi in forma acuta o cronica.

otite malassezia


Nella forma acuta spesso è colpito un singolo orecchio con prurito ed eritema e la presenza di un cerume bruno.
La forma cronica può essere monolaterale o bilaterale ed è caratterizzata da prurito con cerume bruno e maleodorante, infiammazione della faccia interna dei padiglioni auricolari e lichenificazione di grado variabile a seconda della gravità del problema.

La diagnosi si basa sull’anamnesi, sull’aspetto delle lesioni e soprattutto sull’esame citologico del cerume anche se non c’è un numero preciso di lieviti per campo che può stabilirne il ruolo patogeno.
Ovviamente oltre alla diagnosi di otite da malassezia andranno sempre ricercate le cause predisponenti.

Per il trattamento delle otiti esterne da malassezia sono disponibili in commercio numerosi preparati otologici a base di miconazolo, tiabendazolo o clotrimazolo

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