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martedì 11 agosto 2020

Girotondo: Gioco O Problema?

Capita molto spesso di vedere su internet video di animali che attuano comportamenti “strani”, inconsueti, in quanto i proprietari sono divertiti da questa situazione bizzarra. Parliamo sia di cani, sia di gatti e le manifestazioni in questione sono numerose, ma, facendo un esempio, soffermiamoci sul “girotondo” o “acchiappa-coda”.

«Quindi se il mio peloso gira su sé stesso ha un problema comportamentale?» Dipende!

Il girare in tondo, infatti, pur essendo definito un “comportamento” non sempre coincide con un problema comportamentale. Innanzitutto può esserefisiologico se avviene prima di evacuare o prima di dormire o ancora in momenti di eccitazione, ma se si verifica in altre circostanze andrebbe indagata l’eventuale causa.


Con l’aiuto del veterinario si andrà a capire se il paziente si gira perché ha male a un distretto posteriore del corpo (es: la coda), se è effettivamente un problema comportamentale o se può trattarsi di un problema neurologico. Queste, infatti, sono le principali diagnosi differenziali per tale atteggiamento.

È fondamentale riconoscere a casa una serie di indizi che saranno utili al vostro veterinario per emettere una corretta diagnosi, ossia:

  • come viene portata la coda;
  • presenza di lesioni;
  • traumi o risse effettuate precedentemente;
  • il paziente cerca di raggiungere una parte del corpo o gira senza mostrare   interesse per il posteriore;
  • in che occasione si verifica il comportamento (sempre, solo in determinate   occasioni, ogni tanto senza associazione con altri eventi etc…);
  • il giro avviene sempre verso lo stesso senso;
  • compresenza di altri atteggiamenti strani come camminare verso muri e angoli oppure vocalizzazioni afinalistiche.

È importante riconoscere ed analizzare questi atteggiamenti con il proprio veterinario in quanto se si trattasse di un problema neurologico potrebbe essere un campanello d'allarme per problematiche più importanti come ad esempio crisi convulsive.

Articolo a cura dello Staff della Clinica Veterinaria Borgarello
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martedì 14 aprile 2020

Il Mio Animale Urina Di Più: Devo Preoccuparmi?

L’aumento dell’urinazione nel cane e nel gatto è un sintomo abbastanza frequente ed è definito poliuria. Spesso per il proprietario è difficile distinguere un aumento effettivo del volume di urina da un aumento della frequenza di urinazione: questa ultima situazione infatti non sempre comporta un aumento della quantità di urina prodotta se durante l’urinazione vengono espulse solo modeste quantità. Allo stesso modo bisogna escludere una situazione di incontinenza, in cui l’animale perde inconsciamente urina durante l’attività quotidiana.

Nella maggior parte dei casi la poliuria è accompagnata da un aumento della sete, definita polidipsia: in questi casi una delle due condizioni è la causa scatenante dell’altra. Per accertarsi che effettivamente il nostro amico a quattro zampe beva di più è necessario calcolare il volume di acqua assunto in 24 ore dosando accuratamente quanta ne viene proposta all’animale. In condizioni di normalità il cane beve 90-100 ml per ogni kg di peso al giorno, mentre per il gatto il valore si aggira intorno ai 50 ml/kg/giorno.


Purtroppo, le cause di aumento dell’urinazione accompagnata da aumento della sete sono davvero varie e la diagnosi può risultare indaginosa: si annoverano cause metaboliche, cause ormonali, cause infettive, cause neoplastiche, somministrazione di farmaci o cambi alimentari. Per questo motivo è sempre consigliato affidarsi al parere di un medico veterinario che possa accertarsi, in base alla storia clinica e ad eventuali ulteriori sintomi, della reale gravità della situazione e conseguentemente proporre gli esami più indicati. Spesso il campanellino d’allarme per il proprietario può essere il fatto che l’animale presenti costantemente urine molto diluite, tendenti al trasparente, oltre che abbondanti.


L’aumento dell’urinazione non accompagnato ad aumento della sete è in genere sintomo di disordini a livello dell’ultimo tratto urinario. L’animale percepisce il costante stimolo all’urinazione nonostante il volume di urina prodotto non aumenti, atteggiandosi comunque per urinare ed espelle poca urina, tante volte durante la giornata. Anche in questo caso è bene affidarsi a un medico veterinario per escludere la presenza di infiammazione delle basse vie urinarie o problemi di irritazione a livello dello sbocco dell’uretra.

Articolo a cura dello Staff della Clinica Veterinaria Borgarello
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martedì 24 settembre 2019

Cane Cardiopatico: Come Riconoscerlo

Come noi, anche i nostri amici a quattro zampe possono soffrire di patologie cardiache.
Come è noto, il cuore è una pompa che ha la funzione di spingere il sangue ricco di nutrienti e ossigeno a tutti i distretti dell’organismo.
Quando insorge una malattia cardiaca, l’organismo mette in atto una serie di meccanismi adattativi e di compenso per evitare che le funzioni primarie del cuore vengano meno. Durante questo stadio della malattia non è detto che il proprietario rilevi delle alterazioni o dei sintomi, in quanto il sistema cardiocircolatorio si adatta per supplire alle mancanze indotte dalla patologia.
Con il passare del tempo, però, l’organismo non riesce più a far fronte alla malattia e i meccanismi di compenso cominciano a fallire, arrivando addirittura a compromettere ulteriormente l’equilibrio cardiaco.
Ma come può un proprietario accorgersi del progredire della malattia cardiaca che affligge il suo cane?
Le patologie cardiache hanno un’insorgenza subdola e silenziosa, ma per fortuna esistono alcuni segni che ci permettono di sospettarne la presenza e di correre ai ripari in tempo.


Come precedentemente descritto il cuore ha il compito di ossigenare il cuore pompandolo nel circolo polmonare e di ridistribuirlo, ricco di ossigeno, a tutti gli organi. Se l’attività cardiaca comincia a venir meno, si ha, a causa di diversi meccanismi, un accumulo di sangue a livello del circolo polmonare che determina un aumento della pressione venosa polmonare e tanti piccoli danni ai vasi e ai polmoni stessi. Vengono dunque inficiati gli organi deputati primariamente all’ossigenazione sanguigna: la percentuale di ossigeno nel sangue comincia quindi a diminuire molto lentamente.
Anche in questo caso l’organismo si accorge della minore quota di ossigeno del sangue e mette in atto dei meccanismi compensatori. Uno dei modi che ha l’animale per ristabilire la corretta quantità di ossigeno nel sangue è aumentare la frequenza dei respiri, permettendo a una maggiore quota di aria di raggiungere i polmoni. Il cane potrà quindi non presentare alcun sintomo, ad eccezione di un respiro più accelerato durante il giorno ed è spesso difficile accorgersi di questa novità, soprattutto se l’animale ha un temperamento nevrile.
Come si può quindi monitorare questo dato in modo oggettivo?
La cosa fondamentale è valutare la respirazione del cane quando non è stimolato da altri fattori ambientali o psicologici: per questo motivo il momento ottimale è mentre dorme, in un ambiente tranquillo e con una temperatura ambientale non elevata.
Ci si deve posizionare vicino all’animale senza disturbarlo e in maniera tale che sia facile rilevare il sollevamento del torace e dell’addome sincrono con il respiro. Munendosi di un cronometro e contando gli atti respiratori effettuati dal cane in un minuto si ricava la frequenza respiratoria.



La frequenza respiratoria di un cane sano, a riposo, è in media di 20 atti respiratori al minuto. Studi scientifici hanno dimostrato che nei cani affetti da una patologia cardiaca la frequenza respiratoria supera i 30 atti respiratori al minuto.
Il monitoraggio della frequenza respiratoria in un cane che non ha alcun sintomo è consigliato almeno una volta al mese, soprattutto nelle razze predisposte all’insorgenza di patologie cardiache (Cavalier King Charles Spaniel, Bassotto, Barbone, Beagle, Springer Spaniel, Dobermann, Boxer, Alano, Terranova), nei cani anziani (soprattutto se di piccola taglia) e nei cani discendenti da soggetti cardiopatici. 
Se la frequenza respiratoria comincia ad avvicinarsi al valore soglia di 30 atti al minuto è consigliato aumentare la frequenza delle misurazioni per ottenere un quadro dinamico della situazione respiratoria. In questo senso può essere d’aiuto l’utilizzo di applicazioni che sono in grado di creare un database che raccoglie tutte le misurazioni, fornendo dei grafici che possono servire per aggiornare il professionista in tempo reale.
Tuttavia, è bene non farsi prendere subito dal panico: sforamenti sporadici della soglia di 30 atti respiratori al minuto possono essere dovuti a problemi transitori non legati al sistema cardiocircolatorio, come per esempio patologie polmonari, anemia, gravidanza, malattie metaboliche, dolore, disagio o anche solo da una temperatura ambientale troppo elevata. Per questo motivo bisogna sempre valutare caso per caso, eventualmente consultare un medico veterinario e soprattutto monitorare sistematicamente cani che presentano una respirazione accelerata.
Se, invece, questa condizione si mantiene costante anche durante i momenti più tranquilli dell’animale, per un periodo prolungato, o se è accompagnata da sintomi quali facile affaticamento, abbattimento, tosse, e svenimenti è altamente consigliato richiedere una visita cardiologica per il proprio amico a quattro zampe.

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