Visualizzazione post con etichetta medicina d'urgenza. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta medicina d'urgenza. Mostra tutti i post

martedì 21 aprile 2020

Discopatie Nel Bassotto… Ma Non Solo!

Le discopatie sono comunemente chiamate protrusioni o ernie discali e consistono in patologie del disco intervertebrale, ossia una struttura presente tra due vertebre consecutive. Entrambe causano compressione del midollo spinale: le protrusioni tramite deformazione del disco, mentre le ernie tramite la rottura del disco stesso e fuoriuscita di materiale. Queste patologie sono spesso ben conosciute dai proprietari di bassotti, in quanto razza fortemente predisposta.

«Quindi il bassotto è l’unica razza colpita da discopatie?» NO!

Le ernie sono patologie tipiche di tutte le razze dette condrodistrofiche, ossia con difetti di sviluppo scheletrico che esitano in un aspetto basso e allungato. Il bassotto ne è l’esempio classico, ma lo sono anche: jack russel, basset hound, pechinese, beagle, shih-tzu, maltese, bouledogue francese etc. Inoltre non possono esserne afflitti solo i cani di razza, ma anche tutti i meticci con la stessa conformazione fisica. Tutti i cani non condrodistrofici, invece, possono tendenzialmente essere colpiti dalle protrusioni discali.

Entrambe le patologie possono mostrare gli stessi sintomi, a diversa gravità, secondo questa progressione: lamenti e dolori alla schiena, difficoltà a camminare e/o dorsoflessione delle zampe, incapacità a camminare, incontinenza urinaria/fecale, totale perdita della sensibilità.


È fondamentale il riconoscimento di questi sintomi e la tempestiva valutazione da parte del veterinario, per capire se sia necessario un trattamento medico o chirurgico, considerando che la prognosi positiva supera il 90% dei casi se curati precocemente, ma si abbassa progressivamente nel tempo, scendendo sotto il 10% se il cagnolino ha già perso la sensibilità.


Articolo a cura dello Staff della Clinica Veterinaria Borgarello
Vuoi maggiori informazioni? Clicca e contatta la Clinica Borgarello oppure compila il modulo sottostante. Se ti è piaciuto l'articolo condividilo con i tuoi amici e/o posta un commento, grazie.  
Leggi tutto l'articolo...

martedì 26 novembre 2019

Intossicazione da alimenti

   Esistono molte sostanze alimentari, alcune delle quali presenti in maniera pressoché costante nelle abitazioni domestiche, che possono, con una certa facilità, provocare intossicazione degli animali da compagnia. Spesso tali alimenti sono volontariamente forniti agli animali dai loro proprietari, che, ignari della potenziale tossicità di certi cibi, danno loro gli avanzi dei propri pasti o condividono con essi dolciumi o frutta, molto spesso nell’intento di ricompensarli per una loro prestazione. In altri casi, gli animali trovano all’interno dell’abitazione tali prodotti che, per golosità o curiosità, possono arrivare a consumare. Le sostanze maggiormente incriminate risultano essere la cioccolata, le cipolle,l’uva,e in particolar modo in questo periodo natalizio attenzione a fiori e piante come ad esempio la nota Stella di Natale .


   La sintomatologia di un avvelenamento cambia a seconda del tipo di veleno entrato in circolo nell'organismo dell’animale. Alcune tossine sono a lento rilascio, mentre altre causano sintomi gravi ed evidenti nel giro di pochi minuti dall'assunzione. Il periodo delle feste è particolarmente pericoloso, poiché nelle abitazioni sono facilmente reperibili grandi quantità di dolciumi e cioccolatini. Le sostanze presenti in quasi tutti i tipi di cioccolata, e responsabili degli effetti tossici negli animali, sono due: la teobromina e la caffeina, la cui concentrazione varia a seconda del tipo di cioccolato.
   Gli alimenti contenenti cioccolato, oltre a contenere la teobromina e la caffeina, presentano un tenore lipidico particolarmente elevato. I segni clinici solitamente si presentano tra le 6 e le 12 ore dall’ingestione. Inizialmente la sintomatologia include, vomito, diarrea,irrequietezza, fino a tremori e convulsioni.
   Questo costituisce un ulteriore pericolo per i cani, in quanto l’assunzione di un pasto ricco in grassi può causare pancreatite acuta, evento che, nell’immediato, può mettere in pericolo la vita dell’animale. Per queste sostanze non esistono antidoti,dunque riconoscere tempestivamente l’avvelenamento ed intervenire con la massima rapidità è fondamentale per salvare la vita all’animale
    La terapia è solo sintomatica e di supporto, nell’ottica di stabilizzare il paziente, realizzare la decontaminazione gastrointestinale e fornire una cura di sostegno.
   Le cipolle appartengono alla famiglia delle Liliaceae, genere Allium. Esse possono causare, se ingerite in grandi quantità, delle intossicazioni potenzialmente serie e minacciose per la vita degli animali domestici. Cani e gatti possono ingerire bucce o pezzi di cipolla cruda, rovistando nella spazzatura o rubandoli dalla tavola o dal pavimento, o possono assumere resti di cibi contenenti cipolla che i proprietari, ignari degli effetti tossici, forniscono loro volontariamente. I gatti sono estremamente suscettibili a tale intossicazione, a causa delle particolare struttura dell’emoglobina e della carenza di alcuni enzimi detossificanti.
   Gli effetti tossici provocati dall’ingestione della cipolla dipendono ovviamente dalla quantità ingerita. I sintomi più frequenti sia nel cane che nel gatto sono rappresentati da pallore delle mucose,debolezza, depressione, aumento della frequenza cardiaca e respiratoria, vomito e/o diarrea, anoressia.
   Uva fresca e uva passa, frutti molto appetiti dai cani per il loro sapore dolce, si possono rendere responsabili di gravi intossicazioni in questa specie animale.
   A seguito dell’ingestione di tali alimenti i soggetti più sensibili manifestano inizialmente turbe gastrointestinali iniziali che possono esitare in insufficienza renale acuta.
   E’ ormai parte della nostra cultura ritenere che il lattice della Stella di Natale sia un potenziale pericolo per la vita in casa dei nostri cani e gatti. Naturalmente non solo per loro, ma anche per i nostri conigli, cavie e piccoli mammiferi in genere, i quali, si sa, sono particolarmente golosi di piante e fiori. I sintomi dell’eventuale contatto ed intossicazione che sono i seguenti:
 -Irritazione delle mucose dell’apparato digerente
 -Gonfiore e bruciore su labbra, lingua e bocca
    -Irritazione degli occhi (più grave)
    -Congiuntivite-lacrimazione
    -Vomito
    -Diarrea
Anche in questo caso non esiste un antidoto specifico, Fondamentale in caso di sintomi è la terapia sintomatica e di supporto,quindi in caso di necessità contattare immediatamente un Medico Veterinario o recarsi tempestivamente presso la Struttura a voi più vicina. 

Vuoi maggiori informazioni? Clicca e contatta la Clinica Borgarello oppure compila il modulo sottostante. Se ti è piaciuto l'articolo condividilo con i tuoi amici e/o posta un commento, grazie.



-->
Leggi tutto l'articolo...

giovedì 25 luglio 2019

Punture Di Insetti Nei Cani e Nei Gatti (Api e Vespe)



Con l’arrivo della bella stagione, le punture di insetti quali api e vespe sono molto più frequenti, soprattutto per i nostri amici animali che vengono attratti dal loro colore e rumore che emettono mentre volano.

Spinti dalla curiosità, cercano di afferrare l’insetto con la bocca (soprattutto i cani) e con le zampe (soprattutto i gatti), esponendosi così al pericolo di essere punti.



Le api hanno un corpo più tozzo, a strisce di colore nero e giallo scuro, tendente all’ocra, ricoperto di peli molto fitti.
Le vespe invece sono più allungate, con un corpo liscio e delle strisce nero e giallo brillante, quasi dorato.
Entrambe sono dotate di un minaccioso pungiglione all’estremità dell’addome, con il quale pungono le vittime, rilasciando il veleno prodotto da una ghiandola specifica collegata a questo aculeo.
Un pungiglione di ape è acuminato e fatto per restare infilato nella pelle. Dopo la puntura il corpo dell'ape si distacca dal pungiglione e muore.
Il pungiglione della vespa non è acuminato, ma è molto più doloroso e a differenza dell'ape la vespa può pungere ripetutamente se provocata. 


SINTOMI E DIAGNOSI
La maggior parte delle volte i cani sono punti sul muso perchè osservano troppo da vicino un insetto, o cercano di afferrarlo con la bocca. 
I gatti invece tentano maggiormente di catturare l’insetto con le zampe

Sintomi tipici nel cane e nel gatto:

• Gonfiore di naso, labbra e occhi, testa
• Gonfiore delle zampe


Se cercano di afferrare o prendere un insetto possono essere punti sulla lingua, dentro la bocca o all'interno della gola . Queste punture possono essere pericolose perchè, gonfiandosi, potrebbero causare la chiusura della gola e bloccare la respirazione.
In questi casi contattare immediatamente il centro Veterinario più vicino per un tempestivo trattamento medico d’urgenza.

Se il nostro animale è allergico o è stato punto da molte api o vespe, i segni di una reazione grave sono:

• stanchezza generale, 
• difficoltà nella respirazione 
• gonfiore che si estende dalla zona in cui è stato punto. 

TRATTAMENTO
Evitare di usare pinzette o forbicine per rimuovere il pungiglione perchè potrebbe fuoriuscire ulteriore veleno ed essere nuovamente inoculato.
E' consigliabile applicare del ghiaccio sull'area colpita, che allieverà il gonfiore ed il dolore. 

Il miglior antidoto per le punture di api e vespe è il cortisone, antinfiammatorio steroideo, che va comunque somministrato dal veterinario nella dose e nella modalità più indicata per il nostro cane/gatto. 
L’unica alternativa possibile è quella di contattare telefonicamente il veterinario, chiedendogli come intervenire nell’attesa di raggiungere l’ambulatorio.

Articolo a cura dello Staff della Clinica Veterinaria Borgarello
Vuoi maggiori informazioni? Clicca e contatta la Clinica Borgarello oppure compila il modulo sottostante. Se ti è piaciuto l'articolo condividilo con i tuoi amici e/o posta un commento, grazie.  
Leggi tutto l'articolo...

martedì 23 ottobre 2018

La Rianimazione Cardiopolmonare nel Cane e nel Gatto

La rianimazione cardiopolmonare (RCP) è una serie di procedure d’emergenza volte a ripristinare e ottimizzare la perfusione cerebrale e cardiaca durante un periodo di arresto cardiopolmonare, nel tentativo di ottenere non solo il ripristino della circolazione spontanea ma, ancora più importante, di promuovere un esito neurologico favorevole per il paziente. Sebbene l'incidenza dell’arresto cardiopolmonare nei piccoli animali sia sconosciuta, la sopravvivenza alla dimissione è bassa, con gli esiti migliori che interessano i pazienti andati in arresto durante l’anestesia (1). Al contrario dell’uomo, l’arresto cardiopolmonare negli animali causa spesso ipossia e ossigenazione tissutale inadeguata, due condizioni che possono complicare le misure rianimatorie e spiegare la bassa incidenza della sopravvivenza alla dimissione ospedaliera.

rianimazione-cane

■ Riconoscimento dell’arresto cardiopolmonare

Il riconoscimento rapido dell’arresto cardiopolmonare è un passo essenziale per l'avvio della RCP. I segni comuni di arresto imminente comprendono cessazione della ventilazione spontanea, presenza di respiri agonici, pupille fisse e dilatate, o cambiamenti improvvisi nella frequenza o nel ritmo del cuore .
Si deve sospettare un arresto in ogni paziente che mostri mancanza di reattività, apnea, o ritmo respiratorio agonico.
Nei piccoli animali, i ritmi di arresto più comuni all’ECG includono l’asistolia o l’attività elettrica senza polso , anche se l’arresto cardiaco può essere preceduto dallo sviluppo improvviso di una bradiaritmia. Il monitoraggio ECG continuo nei pazienti "a rischio" è utile, e può consentire interventi salvavita prima ancora che la RCP si renda indispensabile. Il monitoraggio ECG continuo può inoltre aiutare a identificare le aritmie cardiache, il cui trattamento migliore è la defibrillazione elettrica, tra cui la tachicardia ventricolare senza polso e la fibrillazione ventricolare.

■ Supporto vitale di base

Il supporto vitale di base è il fondamento per il successo della RCP e nei casi di arresto cardiopolmonare i veterinari possono seguire l’espediente memonico "ABC" (Airway, Breathing, Compressions, vie aeree, respirazione, compressioni). La pervietà delle vie aeree deve essere garantita con l’intubazione endotracheale non appena possibile. In alcune circostanze, l’intubazione può essere complicata da qualcosa che ostruisce le vie aeree superiori. Si raccomanda la pronta disponibilità di tubi endotracheali di varie dimensioni, laringoscopi, mandrini e strumenti per l'aspirazione. Un laringoscopio può migliorare la visualizzazione della laringe, e l’operazione è facilitata se un assistente tiene aperta la bocca ed estende la lingua. Quando l'intubazione non è possibile per l’ostruzione completa delle vie aeree superiori, può essere necessario inserire un catetere tracheale percutaneo o eseguire una tracheostomia d’urgenza per scavalcare l'ostruzione e consentire la ventilazione e l'ossigenazione.
Il posizionamento corretto del tubo endotracheale può essere confermato mediante valutazione visiva, palpazione intraorale, o palpazione del tubo all'interno della trachea. Il veterinario può anche auscultare il torace per cercare di percepire i suoni respiratori. Il tubo deve essere fissato in sede e la cuffia gonfiata per impedire l’ingresso di fluidi o corpi estranei nelle vie aeree. Si preferisce l'intubazione in decubito laterale poiché consente di avviare allo stesso tem.Una volta garantite le vie aeree, si avvia la ventilazione con ossigeno al 100% alla velocità di 10-12 respiri/minuto (6). Questa può essere eseguita con un pallone Ambu, oppure con la sacca riserva di ossigeno su una macchina per anestesia. I palloni Ambu hanno una valvola di sovrappressione integrata per evitare il barotrauma durante la ventilazione.
Quando sono disponibili più soccorritori, può essere opportuno assegnare a uno di questi il compito di fornire un respiro ogni 6 secondi. Le compressioni toraciche devono iniziare il più presto possibile e vanno eseguite in decubito laterale, con il veterinario sopra il paziente che usa il peso del proprio corpo con le braccia tese per comprimere il petto. Per i pazienti che pesano meno di 15 kg, le mani sono poste direttamente sopra il cuore al 5° spazio intercostale, e comprimono direttamente i ventricoli cardiaci per promuovere il flusso ematico anterogrado nelle grandi arterie ("pompa cardiaca"). Per i pazienti che pesano più di 15 kg, le mani sono poste sopra la porzione più ampia del torace. La compressione diretta del torace aumenta la pressione intratoracica, spingendo il sangue in avanti ("pompa toracica") . Il torace deve essere compresso a circa 1/3-1/2 della sua larghezza e si raccomandano 100-120 compressioni/minuto.
Le compressioni toraciche esterne possono generare circa il 25% della gittata cardiaca normale. L’operatore addetto alle compressioni deve essere sostituito ogni due minuti per evitare la fatica e la breve pausa tra le compressioni diventa il momento opportuno per valutare il battito cardiaco o l'ECG. In ogni caso, le pause tra le compressioni devono essere minimizzate, poiché possono servire diversi minuti per ristabilire una perfusione coronarica adeguata dopo una pausa.

L’arresto cardiopolmonare è un riscontro comune nei piccoli animali e deve generare sospetti in ogni paziente che mostri mancanza di reattività, apnea, o ritmo respiratorio agonico. Le misure di supporto vitale di base, tra cui l’istituzione di vie aeree per l'ossigenazione e la ventilazione, e l’esecuzione accurata delle compressioni toraciche, devono essere avviate immediatamente quando si sospetta un arresto cardiopolmonare. Idealmente, alla presenza di un ritmo cardiaco adeguato, la somministrazione di farmaci per la rianimazione e la defibrillazione dovrebbero avvenire precocemente nel corso della RCP, ma quando sono disponibili pochi soccorritori, la ventilazione e le compressioni toraciche hanno la priorità. Dopo il successo della RCP, molti pazienti sperimentano la recidiva dell’arresto. Per questa ragione, dopo la rianimazione, è necessaria la terapia intensiva per ottimizzare l'esito del paziente.

Articolo a cura dello Staff della Clinica Veterinaria Borgarello
Vuoi maggiori informazioni? Clicca e contatta la Clinica Borgarello oppure compila il modulo sottostante. Se ti è piaciuto l'articolo condividilo con i tuoi amici e/o posta un commento, grazie.

Leggi tutto l'articolo...

mercoledì 17 ottobre 2018

La Frattura Del Bacino Nel Gatto

Le fratture del bacino sono comunemente riscontrate nel gatto e di solito sono il risultato di un grave trauma come un incidente automobilistico.

Il bacino nel gatto, come nel cane, è composto da tre principali parti ossee: l’ileo, il pube e l’ischio.

frattura del bacino 2 (2)

La frattura può interessare una di queste parti, due o tutte e tre, cambiando la gravità e la prognosi.

                                                                   frattura del bacino 3  

Quando ci troviamo davanti ad un animale fratturato la prima cosa da fare è assicurarsi che non ci siano lesioni a organi vitali che mettano a rischio la vita del gatto.

La valutazione della frattura dovrà avvenire solo dopo che il paziente è stato stabilizzato e valutato da un punto di vista generale.

Per questo motivo è molto importante eseguire anche radiografie del torace e dell’addome per escludere complicanze, legate al trauma e non, di entità più grave rispetto alla frattura del bacino.

La valutazione della frattura avviene mediante l’esecuzione di radiografie in proiezione VD (ventrodorsale, ad arti estesi quando si può) e LL (laterolaterale).

Importante eseguire anche un’accurata Visita Neurologica per verificare la permanenza delle funzionalità corporee fisiologiche come la deambulazione sugli arti posteriori, la sensibilità della coda, la capacità di minzione e defecazione; poiché nella regione del bacino vi sono strutture vascolo-nervose di vitale importanza come i Nervi del Plesso lombare, Arteria e Vena femorale.

La scelta del trattamento dipenderà dal tipo di frattura ma anche dall’indole ed età dell’animale, dalla presenza di malattie concomitanti che potrebbero interferire col processo di guarigione (diabete, malattie metaboliche…) e dalla collaborazione del proprietario.

Non potendo contare sulla collaborazione del paziente, i gatti andranno tenuti confinati ed il proprietario dovrà riferire qualunque problema al medico veterinario curante.

Nel caso in cui non venga interessata alcuna articolazione o non ci sia una completa alterazione dell’asse del bacino, la terapia sarà prettamente medica finalizzata alla guarigione spontanea della frattura mediante formazione di callo osseo.

In caso di coinvolgimento articolare e asse del bacino alterato il trattamento dovrà essere di tipo chirurgico per ottenere un riallineamento e una stabilizzazione dei monconi ossei mediante mezzi di sintesi (placche, viti, chiodi…) che porti ad una guarigione completa dell’osso nel minor tempo possibile.

A seconda del tipo di frattura e del metodo di fissazione utilizzato i tempi di guarigione sono di 8-12 settimane, durante le quali l’animale dovrà essere tenuto a riposo, evitando esercizio eccessivo. Nella maggior parte dei casi è sufficiente tenere i pazienti operati in una stanza o in un recinto, evitando che non corrano o saltino.

Solo in alcuni casi potrà essere necessario tenere gli animali confinati in gabbia per le prime settimane per assicurare una corretta guarigione.

Il processo di guarigione viene monitorato mediante la ripetizione dello studio radiografico ogni 3-4 settimane secondo la necessità ed il giudizio del Veterinario.

Articolo a cura dello Staff della Clinica Veterinaria Borgarello
Vuoi maggiori informazioni? Clicca e contatta la Clinica Borgarello oppure compila il modulo sottostante. Se ti è piaciuto l'articolo condividilo con i tuoi amici e/o posta un commento, grazie.

Leggi tutto l'articolo...

mercoledì 27 dicembre 2017

Avvelenamento da cioccolata nel cane

L'avvelenamento da cioccolata nel cane è un evento abbastanza comune soprattutto in questo periodo dell'anno in cui le nostre case sono piene di leccornie a base di cacao.
La sostanza tossica contenuta nei semi di cacao è la teobromina ma la sua quantità nei comuni preparati alimentari è talmente ridotta da non costituire un pericolo per l'uomo.
Negli animali domestici invece il metabolismo della teobromina è molto più lento e questo ne fa una sostanza potenzialmente pericolosa.




Nel cane l'emivita della teobromina è di 17,5 ore e i segni clinici dell'intossicazione possono persistere per 72 ore. Sembra che circa 1,3 grammi di cacao per kg di peso corporeo sia in grado di provocare la comparsa di sintomi. Alcuni tipi di cioccolata  come quella al latte contengono quantità minori di teobromina e quindi danno sintomi a dosaggi maggiori.
I segni più evidenti e meno gravi sono nausea, vomito, diarrea fino ad arrivare ad aritmie, convulsioni e morte. 




Il trattamento medico che deve essere effettuato dal veterinario deve essere il più tempestivo possibile perché se le quantità di cacao ingerite sono rilevanti l'animale piò essere in pericolo di vita.
La prima pratica è l'induzione del vomito se sono passate meno di due ore dall'ingestione altrimenti il trattamento mira al controllo della sintomatologia comparsa attraverso reidratazione, farmaci anticonvulsivanti e antiaritmici.  



Nei casi dubbi e se si sospetta che il proprio animale possa aver ingerito cioccolata è sempre bene consultare il veterinario per capire se la dose potrebbe causare problemi.
Leggi tutto l'articolo...

martedì 28 novembre 2017

L'ipoglicemia nel gatto

L’ipoglicemia nel gatto è un’evenienza abbastanza rara e di solito è causata di una dose eccessiva di insulina anche se possono esserci altre cause.
I gatti con ipoglicemia presentano segni clinici quali debolezza, letargia, tremori, crisi convulsive fino alla morte.





Tra le principale diagnosi differenziali dell’ipoglicemia ci sono:
  •        errori di laboratorio quali errato utilizzo dei glucometri portatili o        separazione ritardata del siero dopo il prelievo del campione
  •        dosaggio eccesivo di insulina in corso di terapia per il diabete
  •        sepsi o gravi condizioni infiammatorie
  •        problemi epatici congeniti come shunt o acquisite come le neoplasie
  •        digiuno prolungato o grave malnutrizione

L’iter diagnostico di fronte ad un gatto con ipoglicemia inizia con l’esclusione degli errori di laboratorio.




Una volta stabilito che l’ipoglicemia è reale si procede con l’esecuzione dell’emocromocitometrico e del profilo biochimico compresi gli acidi biliari per mettere in evidenza un’eventuale disfunzione epatica o un processo settico.
Successivamente si dovrà eseguire un’ecografia addominale per rilevare un’eventuale neoplasia.
L’ipoglicemia, se sintomatica, richiede sempre un trattamento di emergenza per non mettere a rischio la vita del paziente. Se il paziente è a domicilio ed è cosciente, nell’attesa di istituire un’idonea terapia, si può somministrare zucchero o miele sulle mucose.




Soprattutto se il paziente è diabetico in terapia con insulina è bene che il proprietario abbia sempre a portata di mano un kit di emergenza.  
A seconda della gravità dell’ipoglicemia possono essere necessari trattamenti diversi:
-se l’ipoglicemia è lieve e il paziente è cosciente devono essere somministrati piccoli pasti molto frequenti controllando frequentemente il valori del glucosio nel sangue.






- nei casi più gravi la terapia prevedere la somministrazione endovenosa di destrosio che dovrebbe portare a un miglioramento nell’arco di 5-10 minuti

L'ipoglicemia rappresenta sempre un'emergenza e quindi in caso di sospetto o sintomi compatibili in un animale in trattamento con insulina è sempre bene rivolgersi tempestivamente ad una clinica veterinaria in grado di gestire in maniera idonea l'emergenza.



Articolo a cura dello Staff della Clinica Veterinaria Borgarello
Vuoi maggiori informazioni? Clicca e contatta la Clinica Borgarello oppure compila il modulo sottostante. Se ti è piaciuto l'articolo condividilo con i tuoi amici e/o posta un commento, grazie.  

Leggi tutto l'articolo...

martedì 7 giugno 2016

Crisi A Grappolo nel Cane

L’epilessia è la patologia neurologica di più frequente riscontro in Medicina Veterinaria e, comprensibilmente, costituisce un evento drammatico per il proprietario.

epilessia-cane

Per queste ragioni in passato ci siamo già occupati di epilessia negli articoli epilessia nel cane il vademecum, epilessia nel cane, epilessia faq nel cane, a vostra disposizione a questi link per chi volesse approfondire o “rispolverare” l’argomento.

Una crisi convulsiva è la manifestazione clinica di un’attività elettrica eccessiva a livello della corteccia cerebrale.

Una crisi convulsiva singola, anche se di tipo generalizzato completo, caratterizzata ciò da perdita di coscienza, pedalamento, perdita di saliva, urine e, a volte, feci, pur costituendo sempre un evento drammatico per il proprietario, non pone mai il paziente a rischio di vita e quindi non costituisce un’emergenza.

Le crisi convulsive, viceversa, devono essere considerate pericolose per l’animale quando si ripetono a brevi intervalli: è il caso dello stato epilettico e delle crisi a grappolo o cluster.

Lo stato di male epilettico è attualmente definito come un’attività convulsiva di durata superiore a cinque minuti o come due o più crisi tra le quali il paziente non riacquista completamente la coscienza.

Le crisi a grappolo sono invece crisi convulsive che si ripetono nell’arco della stessa giornata.

Stato di male epilettico e crisi a grappolo costituiscono sempre un’emergenza clinica e devono essere trattate tempestivamente mediante protocolli d’urgenza per evitare danni cerebrali permanenti o morte per conseguenze sistemiche importanti.

Nell’arco della vita di un paziente epilettico può capitare che si verifichino crisi a grappolo: in questi casi bisogna affrontare prontamente l’emergenza.

Le crisi a grappolo rappresentavano fino a qualche tempo fa una sfida di non facile risoluzione a causa dell’assenza di farmaci dedicati. Si ricorreva infatti spesso all’aumento del dosaggio del fenobarbitale, con conseguente abbattimento e sedazione marcata. Nei casi peggiori, soprattutto quando il fenobarbitale era utilizzato a dosaggio elevato già come terapia di mantenimento, non si aveva risposta, e per riuscire a gestire le crisi bisognava ricorrere a protocolli farmacologici complessi che prevedevano l’ospedalizzazione dell’animale.

Presso la Clinica Borgarello stiamo applicando con successo nuovi protocolli per la gestione della terapia delle crisi convulsive a grappolo. L’utilizzo di un farmaco di recente introduzione ci sta infatti consentendo di gestire questa emergenza neurologica con ottimi risultati e scarsissimi effetti collaterali.

cane-epilessia

Nella maggior parte dei casi di crisi a grappolo, dopo un’approfondita visita clinica che comprende un’attenta valutazione neurologica ed un periodo di osservazione di qualche ora, riusciamo a gestire la patologia a casa, evitando così di aggiungere a questa situazione critica anche lo stress del ricovero prolungato.

Questo farmaco, utilizzato anche in Medicina Umana, si è dimostrato una delle molecole di nuova generazione più efficaci e meglio tollerate, risultando molto efficace anche nella gestione delle epilessie refrattarie ad altri farmaci.

Una volta controllate le crisi a grappolo è però necessario approfondire la situazione clinica dell’animale rivedendo il piano terapeutico e, a volte, ricorrendo ad esami del sangue o a indagini di diagnostica avanzata quali la Risonanza Magnetica per capirne la causa.

Vuoi maggiori informazioni? Clicca e contatta la Clinica Borgarello oppure compila il modulo sottostante. Se ti è piaciuto l'articolo condividilo con i tuoi amici e/o posta un commento, grazie.

Leggi tutto l'articolo...

martedì 1 settembre 2015

La proptosi del globo oculare

 

La proptosi del globo oculare, o prolasso o lussazione dell’occhio, è considerata una vera e propria emergenza. Essa consiste nella fuoriuscita più o meno parziale del globo oculare dalla sua sede anatomica, l’orbita, con incarceramento al di sotto delle palpebre.

anatomia occhio cane

La causa di questo prolasso è sempre di origine traumatica, spesso in conseguenza ad un incidente automobilistico oppure in seguito a lotte e morsi tra cani, e più in generale qualsiasi evento che determini una compressione sull'arcata zigomatica, spingendo il globo oculare in avanti, anteriormente rispetto alla fessura palpebrale.

Tra i cani ci sono le razze maggiormente predisposte sono quelle brachicefale, tra cui il Carlino, il Pechinese e lo Shih-Tzu. Questi cani sono normalmente caratterizzati da un esoftalmo congenito più o meno marcato (occhi più sporgenti), in quanto il globo oculare è posizionato in un'orbita meno profonda e l'apertura palpebrale è più ampia rispetto ad altre razze. Ciò significa che in questa tipologia di cane la lussazione craniale dell’occhio si può verificare con maggiore facilità, anche in seguito a traumi minori.

 proptosi carlino

Nel gatto invece la proptosi del globo oculare è un evento più raro, causato solitamente da traumi forti e spesso associato a frattura delle ossa periorbitali del cranio.

Cosa succede all’occhio dopo un trauma che provoca proptosi? L'apporto ematico arterioso che arriva all’occhio rimane pressoché intatto, mentre il drenaggio venoso viene subito ostacolato. Di conseguenza la congiuntiva e gli altri tessuti dell’occhio assumono un aspetto congesto, diventando in poco tempo edematosi e arrossati. Il danno vascolare può portare anche ad un glaucoma congestizio dell’occhio e al distacco della retina. La cornea, non essendo più protetta dalle palpebre, può riportare gravi alterazioni per essiccamento (cheratite da esposizione, ulcere corneali, ecc.); il nervo ottico viene stirato fino ad essere irreversibilmente lesionato compromettendo la visione. Anche le strutture muscolari dell’occhio (muscoli estrinseci) deputate ai movimenti oculari possono venire stirate e addirittura avulse (strappate) dalla loro inserzione sull’occhio.

Per tutti questi motivi la proptosi oculare è una seria emergenza. La prognosi dipende dall'entità del trauma subìto e dalla rapidità con cui si interviene: bisogna infatti di agire il prima possibile e al massimo in 1-2 ore se si vuole salvare l'occhio, anche solo esteticamente. L’unica terapia è chirurgica.

La funzionalità visiva dopo il trattamento dipende dalla gravità del trauma e delle lesioni conseguenti: se è presente l'avulsione dei muscoli estrinseci mediali o del nervo ottico, il distacco della retina, la prognosi sarà infausta, con cecità e/o l'atrofia dell’occhio.

Lo stato della pupilla dopo il trauma può aiutare a capire la possibilità o meno del recupero della funzionalità visiva. Una pupilla dilatata che non risponde allo stimolo luminoso (cioè in midriasi fissa), può essere segnale di un grave danno del nervo ottico.

La terapia è prettamente chirurgica: la priorità è riposizionare il globo oculare nell’orbita nella sua posizione originaria. Nel frattempo, in attesa dell'intervento del veterinario, bisogna evitate che si producano ulteriori lesioni all'occhio proteggendolo da qualsiasi altro trauma, ad esempio tramite l'uso di un collare elisabettiano o una bendaggio di fortuna (si impedisce così che l'animale si ferisca grattandosi). Contro l’essiccamento della superfice dell’occhio può essere utile della soluzione fisiologica o delle lacrime artificiali. Bisogna comunque portare immediatamente l’animale dal veterinario.

Il medico veterinario si accerterà quindi dell'entità dei danni all’occhio, dell'integrità o meno delle strutture annesse, dei muscoli estrinseci dell'occhio e ovviamente del danno funzionale del nervo ottico e dalla retina, e provvederà alla chirurgia in anestesia generale. L’obiettivo dell’intervento è favorire la maggior contenzione possibile del globo oculare all'interno dell’orbita, ma a volte l’edema a livello dello spazio retrobulbare non lo permette. Inoltre a volte le condizioni dell'occhio sono talmente gravi che ogni tentativo di preservarlo risulta impossibile. In tal caso si dovrà ricorrere alla sua enucleazione. Se si riesce a riposizionare l’occhio nell’orbita verranno suturate temporaneamente le palpebre al di sopra dell’occhio (tarsorraffia temporanea) per evitare che esso fuoriesca di nuovo dalla sua sede. I punti verranno poi tolti dopo una quindicina di giorni.

tarsorrafia sutura occhio

Nel periodo postoperatorio verranno somministrati antibiotici per via topica e sistemica, per tenere sotto controllo le infezioni secondarie. E in taluni casi si impone anche una terapia antinfiammatoria per limitare il gonfiore.

In genere la prognosi è favorevole per quanto riguarda le strutture anatomiche; ma sempre estremamente riservata, se non addirittura infausta, per quanto riguarda il recupero della funzione visiva. Una volta rimossi i punti di sutura si potrà valutare quindi la capacità di vedere dall’occhio.

Tra le complicanze, riscontrabili una volta rimossi i punti di sutura, è frequente che l’occhio presenti strabismo, soprattutto in direzione dorso-laterale che nella maggior parte dei casi si risolve spontaneamente in 6-9 mesi. Inoltre dopo la rimozione della sutura può verificarsi recidiva della lussazione, in questo caso a volte si deve poi ricorrere alla tarsorrafia permanente.

Articolo a cura della Dott.ssa Ilaria Dellacroce

Se ti siamo stati utili ti chiediamo cortesemente di commentare l'articolo e/o di condividerlo sui tuoi social con i tuoi amici.

Leggi tutto l'articolo...

martedì 30 giugno 2015

Trattamento della sindrome dilatazione-torsione gastrica

L'obiettivo più importante del trattamento della sindrome dilatazione-torsione gastrica è la correzione del collasso circolatorio.
Bisogna puntare sulla stabilizzazione cardiovascolare prima della chirurgia, poiché da ciò dipende il successo della pratica chirurgica stessa. Prima del 1983, il tasso di sopravvivenza post-chirurgica in caso di torsione gastrica era di circa il 50%. Da allora, è stato ideato un protocollo di correzione preoperatoria del collasso cardiovascolare e il tasso di sopravvivenza è salito all’85%.

trattamento della sindrome dilatazione torsione gastrica 1 (2)

Dopo aver corretto il collasso circolatorio, gli obiettivi del trattamento comprendono la decompressione dello stomaco, il riposizionamento e la pessi dello stomaco alla parete addominale.
Quando il paziente arriva in clinica, la prima cosa da fare è posizionare due grandi cateteri venosi nelle due vene cefaliche.
A questo punto è possibile somministrare fluidi cristalloidi isotonici (90 ml / kg nella prima ora), per migliorare la perfusione e stabilizzare il paziente prima della chirurgia.
Alcuni studi sperimentali suggeriscono l’utilizzo della Desferoxamina (farmaco chelante del ferro) per prevenire il danno tessutale causato dalla libera circolazione delle sostanze endotossiemiche dopo la ripresa della perfusione.
Prima della chirurgia deve essere eseguita la decompressione gastrica.
La decompressione può essere tentata con l’inserimento di un tubo di silicone in esofago. Se si incontra resistenza a livello dello sfintere esofageo craniale, l’avanzamento del tubo non deve essere forzato, in quanto ciò potrebbe causare la rottura dell'esofago caudale.
Se l’intubazione orogastrica non è riuscita, lo stomaco viene decompresso per via percutanea tramite un catetere di grosso calibro.
trattamento della sindrome dilatazione torsione gastrica 2 (2)
Una volta stabilizzato l’animale si passa alla chirurgia addominale.
Viene praticata una grande incisione mediana ventrale. Lo stomaco è ulteriormente decompresso con un catetere e poi ruotato nella sua posizione normale.
Per trovare il piloro, si deve individuare il duodeno (identificabile grazie al pancreas annesso) e si deve percorrerlo cranialmente. A questo punto delicatamente si può de-ruotare lo stomaco.
Una volta riportato nella sua posizione fisiologica si può valutarne la vitalità ed asportarne le parti necrotiche. Di solito la necrosi si verifica a livello della grande curvatura, e studi recenti dimostrano che il 70% dei cani che ha subito resezione gastrica può sopravvivere senza complicazioni.
E’ importante poi esaminare la milza che nella maggior parte dei casi viene asportata a causa dei danni irreparabili.
A questo punto si passa all’intervento di Gastropessi. Ne sono state descritte molte procedure, ma tutte hanno in comune lo stesso scopo: l’ancoraggio permanente della regione antrale pilorica dello stomaco alla parete addominale destra.
Le varie tecniche comprendono la Gastropessi con drenaggio, la Gastropessi incisionale, la Gastropessi con lembo muscolare, la Gastropessi circumcostale e varie modifiche delle stesse. Tutte hanno un’ottima percentuale di successo. Nella Clinica Veterinaria Borgarello preferiamo utilizzare la tecnica della Gastropessi incisionale.
Questa tecnica prevede l’esecuzione di un’ incisione sieromuscolare a livello del piloro e l’esecuzione di un’incisione simile a livello della parete addominale interna appena caudalmente all’ultima costa. Queste due incisioni vengono quindi suturate tra loro per dar luogo all'adesione permanente (pessi).
La gastropessi incisionale è una tecnica che permette di velocizzare i tempi della chirurgia e gli studi hanno dimostrato essere molto efficacie nel prevenire successivamente episodi di torsione gastrica nei cani.

trattamento della sindrome dilatazione torsione gastrica 4
Nonostante la buona riuscita di un intervento, spesso subentrano delle complicazioni. Per questo motivo quando si parla di torsione gastrica si sentono spesso le parole “prognosi riservata o infausta”.
Il trattamento della torsione dello stomaco potrebbe comunque essere insoddisfacente per due motivi. In primo luogo, la condizione si sviluppa così rapidamente che l'animale può venire a morte ancor prima del trattamento. In secondo luogo, non è possibile salvare tutti gli animali poiché alcuni mostrano danni irreparabili allo stomaco o al circolo e possono venire a morte anche dopo un intervento eseguito con la massima cura.
Pertanto, dobbiamo rivolgere la nostra attenzione alla prevenzione di questa condizione. Cliccando sul box “Prevenzione della torsione dello stomaco ” scoprirai come possiamo mettere per sempre al sicuro il tuo cane da questa grave patologia.

Articolo a cura dello Staff della Clinica Veterinaria Borgarello

Vuoi maggiori informazioni? Clicca e contatta la Clinica Borgarello oppure compila il modulo sottostante. Se ti è piaciuto l'articolo condividilo con i tuoi amici e/o posta un commento, grazie.  



Leggi tutto l'articolo...

Cerca in TGVET.net



clinica veterinaria torino


Ultimi 10 articoli pubblicati

Gli autori degli articoli