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giovedì 29 ottobre 2020


RIFIUTO DEL CIBO? ECCO COME COMPORTARSI



Il vostro cane non ha fame, rifiuta il cibo e non mangia?
In famiglia, quando abbiamo un cane che non mangia e rifiuta il cibo è sempre
motivo di preoccupazione
Un proprietari attento e premuroso è normale che si preoccupi vedendo il
proprio cane mangiare molto poco, o ancora peggio rifiutare ad ogni pasto il
suo solito cibo.
Ecco allora che si provano a mettere in atto le più classiche strategie fai-da-te:
cibo dalle mani seduti per terra come se si dovessero imboccare; aggiunta di
alimenti molto appetibili; cibo dal tavolo e numerosi fuori pasto ricchi di grassi e
aromatizzanti.
Prima di tutto considerate che un cane inappetente potrebbe avere dei
problemi di salute: l’anoressia, infatti, è un sintomo generico e comune a
numerose malattie dei nostri cani. Per questo motivo, la prima cosa da fare è
capire se non si alimenta per una malattia (e quindi non ha assolutamente
fame) o se sta bene ma vorrebbe mangiare altro.
Escluse cause mediche con l’intervento del vostro veterinario curante, provate
a seguire questi semplici consigli:
1)Non somministrare snack o fuoripasto che possano saziare il vostro cane
facendolo arrivare all’ora del pasto poco interessato al cibo. Soprattutto i cani
di piccola taglia mangiano già molto poco e se non sono sufficientemente
affamati non si avvicinano nemmeno alla ciotola!
2) Instaurate una routine: i cani sono animali abitudinari quindi è
opportuno far mangiare il cane ad orari prestabiliti, così da regolarizzare
anche il metabolismo e favorire una sana digestione.
3) Cambiate gusto o tipologia di alimento: potete provare a cambiare
gusto/marca o tipologia di cibo (l’umido è generalmente più gradito), anche i
cani si stufano e hanno delle preferenze alimentari (alcuni più di altri). 
Un semplice trucchetto è riscaldare l’alimento per esaltarne il gusto e
aumentare così l’appetibilità e se somministrate cibo secco potete aggiungere
mezzo bicchiere di brodo caldo.
4) Provate con la dieta casalinga: se anche cambiando marca o tipologia di
alimento commerciale, il vostro cane continua ad alimentarsi poco volentieri,
potete preparare una razione fatta in casa: fresca e bilanciata. Attenzione
però, per fare questo ci vuole tempo e preparazione, affidatevi quindi ad un
Veterinario Nutrizionista.
Il vantaggio della dieta casalinga sta nel potere variare gli alimenti in modo da
stimolare con odori e gusti nuovi l’appetito anche dei cani più difficili.
5) Aumentate l’attività fisica e ludica: l’attività fisica regolare aiuta a
stabilire una routine alimentare. Sarebbe ideale che il tuo cane facesse attività
fisica circa un'ora prima di ogni pasto, o anche un gioco di movimento in
grado di stimolare l’appetito.
Per altre curiosità o chiarimenti potete contattarci e saremo lieti di rispondere
alle vostre domande.

Articolo a cura dello Staff della Clinica Veterinaria Borgarello
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martedì 6 ottobre 2020

La Displasia della Tricuspide nel Cane

 Le malformazioni congenite a carico dell’apparato valvolare tricuspidale possono essere caratterizzate da diverse anomalie strutturali: ispessimento focale o diffuso dei lembi valvolari, ipoplasia dei muscoli papillari e delle corde tendinee o loro agenesia, incompleta separazione dei lembi valvolari della parete ventricolare, agenesie focali del tessuto valvolare. Tali anomalie si possono presentare singolarmente o in associazione. Condizione più rara una inserzione distale dei lembi valvolari, normali o displasici, nella camera ventricolare destra con conseguente atrializzazione del ventricolo e definita anomali di Ebstein, dalla patologia descritta nell’uomo.

Nei cani di razza Labrador Retriever è stata dimostrata la trasmissione ereditaria di tipo autosomico dominante con penetranza incompleta, è comunque possibile riscontrarla anche in altre razze come: Boxer, Pastore Tedesco, Bulldog Inglese, Golden Retriever.


Queste anomalie causano comunemente un’insufficienza valvolare che porta a una dilatazione atriale destra e a un’ipertrofia eccentrica del ventricolo destro, il sovraccarico volumetrico permette al ventricolo di mantenere una gittata anterograda e molti soggetti possono rimanere asintomatici per molto tempo. Generalmente quando raggiungono lo scompenso cardiaco si presentano con quadri di importante cardiomegalia.

La presentazione clinica è estremamente variabile da soggetti asintomaci, con o senza soffi udibili, a soggetti con segni di insufficienza cardiaca congestizia destra.
La vena giugulare può apparire pulsante o può essere distesa: questo segno indica aumento della pressione atriale destra e generalmente precede la comparsa di epatomegalia e ascite. Il polso femorale è normale ad eccezione delle forme più gravi, le mucose sono generalmente normali, quando si osserva cianosi deve essere ricercato uno shunt destro sinistro.
Il riscontro elettrocardiografico più comune in soggetti con displasia tricuspidale è la presenza del complesso QRS con alterata morfologia.
I riscontri radiografici dipendono essenzialmente dal grado di sovraccarico volumetrico presente.
La diagnosi ecocardiografica di displasia della tricuspide è molto semplice nelle formi gravi. Risulta più difficile invece identificare le forme molto lievi in cui si possono avere solo alterazioni dell’apparato valvolare con lembi che non arrivano a raggiungere il piano valvolare in sistole.
Nelle forme più gravi le alterazioni dell’apparato valvolare sono più evidenti: i lembi appaiono rudimentali, ispessiti, fenestrati, ipomobili. Anche le corde tendine ispessite, fuse tra loro o ipoplastiche.
Nella maggior parte dei casi la terapia medica si intraprende all’instaurarsi di segni di scompenso destro: ascite o meno frequentemente versamento pleurico. Tuttavia è consigliabile anche nei casi più lievi intraprendere una terapia con furosemide a bassa dose  ( 1mg/kg )e spironolattone a 2 mg/kg die, questa riducendo il volume circolante potrebbe ridurre la progressione della dilatazione del ventricolo destro e dell’anulus tricuspidale e quindi la quota di rigurgito rallentando la progressione del rimodellamento e la progressione verso lo scompenso destro. 

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sabato 3 ottobre 2020

OSTEOARTROSI NEL CANE

L’artrosi è la più frequente patologia articolare del cane e del gatto.
E’ una patologia progressiva ed irreversibile che colpisce le articolazioni, caratterizzata da un processo distruttivo che si auto alimenta e che provoca:

  • Degenerazione della cartilagine articolare con comparsa di erosioni e ulcerazioni.
  • Sinovite (processo infiammatorio della membrana sinoviale)
  • Modificazione dell’osso subcondrale
  • Formazione di osteofiti (proliferazioni irregolari di tessuto osseo)
  • Fibrosi della capsula articolare


Le artrosi vengono suddivise in primarie e secondarie.
L’artrosi primaria è legata ad un processo di invecchiamento della cartilagine che degenerando innesca il processo artrosico. E’ la comune artrosi senile umana, nel cane si riscontra raramente.
L’artrosi secondaria ha maggior incidenza ed è la conseguenza di processi vari che causano infiammazione articolare.iDi solito si verifica in concomitanza con:
- traumi
- ostecondrite
- infezioni
- instabilità
- fratture
- rottura di legamenti
- displasie
Può colpire tutti i soggetti ma si manifesta maggiormente in quelli anziani e in quelli in sovrappeso; per quanto riguarda i cani sono soprattutto colpiti quelli di taglia grande e gigante..
Le articolazioni più frequentemente affette sono l’anca, il ginocchio e il gomito.
La prima evidenza che porta all’artrosi è rappresentata da una una lesione superficiale e diffusa della cartilagine che porterà a coinvolgimento dell’osso sub condrale.
Qualora non venga trattata la causa primaria. La liberazione di mediatori dell’infiammazione amplificano molto precocemente il processo in atto, coinvolgendo sia la membrana sinoviale che la cartilagine.
In seguito al processo degenerativo la cartilagine si frammenta e non essendo in grado di rigenerarsi viene sostituita da tessuto fibrocartilagineo meno resistente. La perdita di ulteriore materiale porta all’esposizione del tessuto osseo sottostante con progressione della malattia.




SEGNI CLINICI
L’artrosi si manifesta con differente gravità:

  • Leggero con dolore lieve, rigidità, riduzione della motilità e zoppia.
  • Moderato con dolore abbastanza forte, zoppia, riduzione della massa muscolare (atrofia), rigidità e difficoltà ad alzarsi.
  • Grave con intenso dolore, presenza di zoppia, riduzione dell’ampiezza dei movimenti articolari, atrofia, difficoltà ad alzarsi, crepitii durante i movimenti articolari passivi e inattività.

DIAGNOSI
L’artrosi è una patologia frequentemente dolorosa con andamento progressivo pertanto una diagnosi precoce è estremamente importante in quanto permette di trattare sia la causa che ha innescato l’artrosi (per esempio la displasia del gomito), sia i processi ad essi associati (lesione cartilaginea, sinovite infiammatoria), arrestando o rallentandone in modo significativo l’evoluzione. Per effettuare una corretta diagnosi serve una attenta visita ortopedica eventualmente associata ad ulteriori indagini radiografiche e/o esame del liquido sinoviale.

PREVENZIONE
Esistono prodotti specifici che aiutano nella prevenzione, come i prodotti Condroprotettori.

TERAPIA
Il trattamento è specifico per ogni singolo paziente ed è correlato alla gravità dell’artrosi ed al numero di articolazioni colpite. L’approccio all’artrosi deve essere multimodale e prevedere una attenta combinazione di diverse terapie farmacologiche e non. L’aspetto più importante è una diagnosi precoce.




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mercoledì 19 agosto 2020

La Malattia Ossea Metabolica (MOM) Nei Rettili


La malattia ossea metabolica (MOM oppure MBD, Metabolic Bone Disease) nei rettili è una condizione molto frequente, legata ad errori gestionali ma non solo. Svolgono un ruolo nella patogenesi le radiazioni ultraviolette (UV-B), il calcio, il fosforo e la vitamina D3. Questa patologia classicamente si osservava nelle iguana e nei rettili erbivori, però si è visto che diverse specie di rettili, tra cui sauri e cheloni possono ugualmente manifestarla (ad esempio, gechi leopardini oppure testuggini).

La MOM viene anche definita iperparatiroidismo nutrizionale secondario. Spesso gli animali che si ammalano hanno a disposizione una dieta carente in calcio oppure con un eccesso di fosforo. Inoltre la vitamina D3 è fondamentale per l’assimilazione del calcio alimentare. Senza di essa, anche con l’assunzione di quantità corrette di calcio, si arriva ad una condizione di ipocalcemia. Questa vitamina può essere in parte fornita con la dieta (in alcuni rettili), in parte liberata grazie all’esposizione ai raggi UV-B.

Non va sottovalutata anche la temperatura ambientale. Per poter funzionare l’organismo dei rettili ha bisogno di essere mantenuto ad una temperatura corretta per la specie. In caso contrario, la capacità digestiva dell’animale viene meno e con essa la possibilità di assunzione di nutrienti con la dieta.

Quando l’animale non ha in circolo livelli adeguati di calcio, compensa con la liberazione di un ormone, il paratormone. Questo tenta di rimediare alla carenza con il rilascio di calcio dalle ossa e contemporaneamente con il riassorbimento di calcio da parte dei reni.

I segni clinici sono in primo luogo problemi ossei: si possono manifestare fratture a carico delle ossa lunghe della zampe, debolezza nella deambulazione, incapacità a mantenere la stazione, fino a raggiungere la paralisi. Altro segno tipico può essere un gonfiore a carico degli arti sia anteriori che posteriori. Similmente, un osso che può subire i danni della MOM è la mandibola; perciò sono riportate fratture e possibile gonfiore anche a questo livello. Nelle tartarughe è frequente osservare un rammollimento o una deformazione del carapace. In altri rettili si può verificare una scoliosi a livello del dorso della colonna vertebrale. Queste deformità risultano essere irreversibili anche dopo risoluzione della problematica gestionale/nutrizionale.

Poiché il calcio interviene anche a livello della contrazione muscolare, in alcuni casi i proprietari possono rilevare tremori a carico delle dita oppure tremori diffusi (tetania). Inoltre si può manifestare crescita rallentata oppure anoressia per incapacità o impossibilità ad alimentarsi. Nei casi più gravi l’animale può arrivare a morte.

Molto spesso il veterinario esperto di animali esotici può sospettare una condizione di MOM in base alle informazioni gestionali riportate dal proprietario. La conferma spesso si ha grazie ad un esame radiografico, in cui si osserva una densità ossea inadeguata oppure tramite l’esecuzione di esami del sangue.

La MOM può essere prevenuta grazie a semplici accorgimenti gestionali. Per prima cosa la dieta deve essere quella corretta per la specie in proporzioni e tipologia. Secondariamente, quando l’animale non può avere accesso alla luce naturale, è necessario pensare di utilizzare delle lampade UV-B all’interno del terrario con corretto posizionamento e livello di radiazioni. Occorre evitare di utilizzare integratori vitaminici reperibili nei negozi di animali se non si è certi della loro validità per il proprio animale. Questi potrebbero contenere un eccesso di vitamina D3 o di fosforo, dannoso per il rettile. Spesso una semplice integrazione di calcio carbonato è sufficiente per correggere una carenza lieve. In caso di dubbi è sempre meglio chiedere il consiglio ad un veterinario esperto di animali esotici.

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martedì 11 agosto 2020

Girotondo: Gioco O Problema?

Capita molto spesso di vedere su internet video di animali che attuano comportamenti “strani”, inconsueti, in quanto i proprietari sono divertiti da questa situazione bizzarra. Parliamo sia di cani, sia di gatti e le manifestazioni in questione sono numerose, ma, facendo un esempio, soffermiamoci sul “girotondo” o “acchiappa-coda”.

«Quindi se il mio peloso gira su sé stesso ha un problema comportamentale?» Dipende!

Il girare in tondo, infatti, pur essendo definito un “comportamento” non sempre coincide con un problema comportamentale. Innanzitutto può esserefisiologico se avviene prima di evacuare o prima di dormire o ancora in momenti di eccitazione, ma se si verifica in altre circostanze andrebbe indagata l’eventuale causa.


Con l’aiuto del veterinario si andrà a capire se il paziente si gira perché ha male a un distretto posteriore del corpo (es: la coda), se è effettivamente un problema comportamentale o se può trattarsi di un problema neurologico. Queste, infatti, sono le principali diagnosi differenziali per tale atteggiamento.

È fondamentale riconoscere a casa una serie di indizi che saranno utili al vostro veterinario per emettere una corretta diagnosi, ossia:

  • come viene portata la coda;
  • presenza di lesioni;
  • traumi o risse effettuate precedentemente;
  • il paziente cerca di raggiungere una parte del corpo o gira senza mostrare   interesse per il posteriore;
  • in che occasione si verifica il comportamento (sempre, solo in determinate   occasioni, ogni tanto senza associazione con altri eventi etc…);
  • il giro avviene sempre verso lo stesso senso;
  • compresenza di altri atteggiamenti strani come camminare verso muri e angoli oppure vocalizzazioni afinalistiche.

È importante riconoscere ed analizzare questi atteggiamenti con il proprio veterinario in quanto se si trattasse di un problema neurologico potrebbe essere un campanello d'allarme per problematiche più importanti come ad esempio crisi convulsive.

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martedì 28 aprile 2020

Patologie Nutrizionali Negli Uccelli

Le patologie nutrizionali, anche dette malattie di origine alimentare, sono molto comuni negli uccelli che vengono tenuti come animali da compagnia.

I semi, che troppo spesso sono ritenuti essere la base dell’alimentazione di queste specie, possono portare ad effetti diretti ed indiretti molto gravi. Ad esempio, i semi di girasole sono una vera delizia per i pappagalli, ma sono ricchissimi di grassi. Una conseguenza è l’insorgenza dell’obesità che a sua volta esita in arteriosclerosi e patologie epatiche.

Quando una dieta troppo ricca di lipidi diventa un problema cronico, si possono osservare ulteriori patologie. L’emergenza di lipomi, neoplasie benigne con contenuto lipidico, risulta più di frequente in soggetti che hanno una dieta scorretta e può creare disagio all’animale. Altra evidenza è la crescita eccessiva del becco che è legata ad un malfunzionamento del fegato e che deve essere risolta tramite il taglio o la limatura sotto anestesia.

Gli effetti indiretti degli errori dietetici sono legati ad una disvitaminosi. I semi contengono un eccesso di vitamina E mentre risultano poveri in vitamina A. La carenza di vitamina A porta ad una metaplasia cioè un’alterazione nella normale struttura di tutti gli epiteli. Si possono osservare patologie cutanee, pododermatite delle zampe, cheratite a livello oculare, ma anche sinusite a causa di un difetto degli epiteli respiratori oppure ascessi delle ghiandole salivari per una malformazione degli epiteli ghiandolari.

Altro effetto indiretto è la carenza di calcio. I semi contengono una bassissima percentuale di calcio ed i grassi vanno ad interferire con il regolare assorbimento di calcio, limitando anche gli effetti di una possibile integrazione di questo minerale per via orale. Uno dei possibili esiti è un difetto nella calcificazione delle ossa, in particolare nel Cenerino che risulta predisposto a questa patologia. Altra conseguenza possono essere problemi riproduttivi come la ritenzione delle uova nelle femmine.

In conclusione, va posta una grande attenzione al piano alimentare degli uccelli cercando di prediligere verdura e frutta fresca ed alimenti pellettati di buona qualità. Andrebbero evitati i mix di semi, sebbene siano molto graditi. La frutta secca e i semi possono essere un ottimo aiuto per creare un legame con il proprio animale e giocare insieme. Servendosi di questi come premio si può stimolare l’attività fisica, l’ingegno, insegnando piccoli trucchi con cui divertirsi insieme.

Attenzione perché in caso di necessità di un cambio alimentare è bene agire sempre gradatamente per evitare che l’animale smetta di mangiare oppure possa avere problemi gastroenterici a causa di alimenti a cui il suo organismo non è abituato. L’aiuto e il consiglio di un Medico Veterinario specializzato in animali esotici possono essere preziosi per avere un sostegno in questo percorso. 

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martedì 21 aprile 2020

Discopatie Nel Bassotto… Ma Non Solo!

Le discopatie sono comunemente chiamate protrusioni o ernie discali e consistono in patologie del disco intervertebrale, ossia una struttura presente tra due vertebre consecutive. Entrambe causano compressione del midollo spinale: le protrusioni tramite deformazione del disco, mentre le ernie tramite la rottura del disco stesso e fuoriuscita di materiale. Queste patologie sono spesso ben conosciute dai proprietari di bassotti, in quanto razza fortemente predisposta.

«Quindi il bassotto è l’unica razza colpita da discopatie?» NO!

Le ernie sono patologie tipiche di tutte le razze dette condrodistrofiche, ossia con difetti di sviluppo scheletrico che esitano in un aspetto basso e allungato. Il bassotto ne è l’esempio classico, ma lo sono anche: jack russel, basset hound, pechinese, beagle, shih-tzu, maltese, bouledogue francese etc. Inoltre non possono esserne afflitti solo i cani di razza, ma anche tutti i meticci con la stessa conformazione fisica. Tutti i cani non condrodistrofici, invece, possono tendenzialmente essere colpiti dalle protrusioni discali.

Entrambe le patologie possono mostrare gli stessi sintomi, a diversa gravità, secondo questa progressione: lamenti e dolori alla schiena, difficoltà a camminare e/o dorsoflessione delle zampe, incapacità a camminare, incontinenza urinaria/fecale, totale perdita della sensibilità.


È fondamentale il riconoscimento di questi sintomi e la tempestiva valutazione da parte del veterinario, per capire se sia necessario un trattamento medico o chirurgico, considerando che la prognosi positiva supera il 90% dei casi se curati precocemente, ma si abbassa progressivamente nel tempo, scendendo sotto il 10% se il cagnolino ha già perso la sensibilità.


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sabato 28 marzo 2020

Paralisi Del Nervo Facciale nel Cane e nel Gatto

Il nervo facciale è il settimo nervo cranico e ha come funzione quella di innervare sia a sinistra che a destra il muso del nostro cane o del nostro gatto e permettergli così un’ampia gamma di movimenti (dell’occhio, dell’orecchio, delle narici, delle labbra, etc…).
Dividendosi in due branche, una per il lato sinistro e una per il lato destro del muso, la paralisi può coinvolgere un solo lato, trattandosi quindi di paralisi monolaterale, oppure entrambi ed in questo caso si parlerà di paralisi bilaterale.
Come facciamo ad accorgerci se il nostro pet è affetto da questa patologia? I sintomi che primariamente ci colpiscono sono rappresentati dall’impossibilità per il nostro animale di eseguire movimenti facili e naturali come:

- chiudere le palpebre e ammiccare 
- direzionare le orecchie verso lo stimolo acustico 
- muovere le labbra

Più raramente si sono osservati sintomi quali blefarospasmo, retrazione del labbro e spasmi facciali.
E’ importante al fine di diagnosticare correttamente la patologia portare il proprio animale in visita così da poter valutare eseguendo un esame neurologico l’effettiva risposta dei nervi cranici e indagare la possibile causa.





Quali possono essere le cause di una paralisi del nervo facciale? Per molto tempo si è ritenuto che la causa primaria di paralisi del nervo facciale fosse IDIOPATICA, oggi sappiamo che le cause in realtà possono essere diverse:
-infezioni o infiammazioni dell’orecchio medio oppure corpi estranei che portano a lesione del nervo facciale 
-polipi nasofaringei (nel gatto soprattutto) 
-neoplasie dell’orecchio 
-neuropatie (da ipotiroidismo, sindrome di Cushing)
-traumi

Il veterinario neurologo eseguirà l’esame neurologico completo, l’esame otoscopico associati eventualmente alla diagnostica per immagini (radiografia, TC ed RMI).
Quale potrà essere la terapia?
A seconda della causa il medico propenderà più per una terapia medica (con utilizzo di antibiotici ed antinfiammatori) o per una terapia chirurgica (come nel caso dell’asportazione di un corpo estraneo, di un polipo o di una neoplasia). 



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mercoledì 19 febbraio 2020

Terapia d'emergenza del Paziente con Distress Respiratorio Acuto

Il distress respiratorio nei piccoli animali malati è una vera emergenza che richiede rapida stabilizzazione, tempestivo riconoscimento e trattamento del problema sottostante, determinazione delle opzioni diagnostiche e terapeutiche e valutazione della prognosi.
Le prime fasi nel trattamento del paziente dispnoico includono il riconoscimento della compromissione del sistema respiratorio, l’esecuzione della visita fisica, la somministrazione dell’ossigenoterapia e l’ottenimento dal proprietario di un’anamnesi breve ma focalizzata.
Gli animali con distress respiratorio devono essere maneggiati con cautela per minimizzare lo stress e il tentativo di sottrarsi e la visita fisica iniziale può essere limitata alla valutazione delle mucose e del tempo di riempimento capillare, oltre all’auscultazione del torace.
E’ importante valutare la pervietà  delle vie aeree osservando se il paziente è in grado di muovere l’aria durante la respirazione, ma l’animale non va stressato cercando di aprirne la bocca.
Se viene diagnosticata un’ostruzione completa delle vie aeree, sono indicate in rapida sequenziale seguenti misure: sedazione, intubazione e possibilmente , ventilazione.




Importante è l’ auscultazione toracica, in particolare l’auscultazione del cuore per rilevare aritmie o soffi, l’auscultazione dei polmoni prestando particolare attenzione alle aree di ottusità o alla presenza di suoni polmonari anomali, come ad esempio crepitii o sibili, e l’auscultazione della trachea cervicale per rilevare suoni intensi che indicherebbero la possibile ostruzione delle vie aeree.
Molti pazienti dispnoici, soprattutto i gatti, sono intolleranti alla manipolazione. E’ quindi fondamentale l’ossigenoterapia in tutti i pazienti con compromissione respiratoria , a prescindere dalla causa del distress respiratorio. Se possibile inserire subito un catetere endovenoso periferico per fornire l’accesso vascolare
.




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lunedì 30 dicembre 2019

365 Giorni Con il Tuo Pet



Prendersi cura di un animale domestico, si sa, regala gioie indescrivibili, ma comporta anche alcune importanti responsabilità. È infatti fondamentale fare attenzione alla salute del nostro amico a quattro zampe non solo quando sta male: agire in maniera preventiva evita spesso conseguenze anche gravi. Per questo motivo ci sono alcuni appuntamenti che è bene non dimenticarsi.



La scadenza più importante riguarda sicuramente la prevenzione dalle malattie infettive coperte da profilassi vaccinale: Cimurro, Herpesvirosi, Leptospira e Parvovirosi nel cane e Calicivirosi, Panleucopenia ed Herpesvirosi nel gatto sono malattie ancora molto diffuse. La regolare stimolazione del sistema immunitario ad opera del vaccino previene che il nostro animale sia privo di difese nel caso in cui venga in contatto con queste patologie. Nel gatto che ha accesso all’esterno, inoltre, è raccomandato eseguire la profilassi vaccinale anche contro il virus della leucemia infettiva, spesso riscontrata nei gatti randagi.


Discorso simile si può fare per il vaccino per la Rabbia, sia nel cane, sia nel gatto. In questo specifico caso, però, bisogna considerare anche le implicazioni legali: quando si effettua il primo vaccino, obbligatorio per i viaggi all’estero, esso diventa valido solo dopo 21 giorni e dunque occorre agire in tempo se si programma un espatrio. Al momento del richiamo, se questo viene effettuato entro la data segnalata sul passaporto, il vaccino rimane valido fin da subito: è quindi molto importante non dimenticarsi di questo appuntamento. Se si vaccina dopo tale scadenza si è obbligati ad aspettare nuovamente 21 giorni perché si possa viaggiare all’estero con il proprio animale.

Nonostante il pensiero comune, è raccomandato offrire ai nostri pet una copertura antiparassitaria durante tutto l’anno. Questo perché alcuni parassiti possono sopravvivere durante l’inverno in ambienti caldi e chiusi e noi stessi possiamo essere veicoli di questi agenti trasportandoli involontariamente in casa. Dalla primavera all’autunno, inoltre, è necessario implementare la profilassi antiparassitaria con dei prodotti repellenti per le zanzare. Nello stesso arco di tempo, infine, è assolutamente raccomandato ai proprietari di cani introdurre dei prodotti attivi contro la Filaria.

Per quanto riguarda i parassiti interni, negli animali adulti è consigliabile effettuare almeno quattro trattamenti svermanti all’anno. Per i cuccioli la profilassi prevede un trattamento contro i parassiti interni ogni mese fino all’età di 6 mesi, a partire dai 45 giorni di età. In alternativa si dovrebbero effettuare degli esami feci periodici per escludere la presenza di parassiti interni.
Ulteriori scadenze da non dimenticare possono riguardare lo specifico stato di salute del nostro amico a quattro zampe. Patologie croniche prevedono infatti dei controlli periodici atti a monitorare la situazione e valutare l’efficacia della terapia. Questi appuntamenti, che spesso hanno frequenza trimestrale, semestrale o annuale, vanno tenuti da conto nonostante la distanza temporale tra essi e un'apparente buona condizione di salute dell’animale che inducono spesso a dimenticarsene.

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giovedì 5 dicembre 2019

Veterinario Torino

Cari amici questa settimana proponiamo un articolo sulla nostra clinica veterinaria a Moncalieri in Provincia di Torino. La Clinica Veterinaria Borgarello presta molta attenzione ai suoi pazienti e ai suoi clienti: sale di attesa separate per cani, gatti e bambini. Riceve su appuntamento in tutte le 5 sedi per limitare l'attesa e consentire di ridurre lo stress nei pazienti.



Nell'immagine potete vedere i plus: ortopedia, riproduzione, oncologia, laparoscopia, cardiologia, neurologia e tanto altro.
La filosofia:
"Il loro benessere è la nostra missione: tu rendilo felice, noi pensiamo alla sua salute"
Una Clinica Veterinaria al tuo fianco 24 ore su 24 e 365 giorni all'anno, sempre reperibili al 337200200.




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Vieni a trovarci o chiamaci per scoprire se possiamo soddisfare le tue necessità!


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