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martedì 13 aprile 2021

Paziente Diabetico: a cosa serve la Curva Glicemica?


Inquadrare la terapia insulinica in un paziente diabetico è di estrema importanza. Il raggiungimento della stabilità glicemica permette infatti il rientro del quadro sintomatologico del diabete. La terapia insulinica presuppone l’impostazione di un dosaggio di partenza che il veterinario deve modulare sulla base della risposta del paziente. Ma come valutare quest’ultima? Oltre al quadro clinico il veterinario deve affidarsi ad alcuni parametri di laboratorio che rendono oggettivi e comparabili i controlli.


È stato dimostrato che la misurazione della glicemia singola durante il corso della giornata non presenta alcuna attendibilità nella valutazione dell’andamento glicemico. La glicemia è infatti influenzata da un numero variabile di fattori ed è quindi impossibile ricondurre una singola valutazione a un quadro generale. Quello che è importante analizzare è come varia la glicemia durante il corso della giornata: a questo punto entra in gioco la curva glicemica.

Cosa si intende per curva glicemica? La curva glicemica è la valutazione dell’andamento della glicemia durante un normale giorno di vita dell’animale: prevede la misurazione seriale del glucosio nel sangue e permette di disegnare un vero e proprio grafico analizzabile. Tale esame ha un duplice scopo: controllare l’efficacia del dosaggio insulinico e studiare la durata dell’effetto dell’insulina. La terapia con l’insulina può infatti risultare non corretta per diversi motivi. La situazione più banale è quella in cui il dosaggio non è sufficiente: la curva presenterà dei valori di glicemia che non raggiungono mai il range di normalità. Al contrario, se il dosaggio è esagerato, la curva presenterà un picco glicemico fino a valori di ipoglicemia. Un ulteriore fattore, spesso sottovalutato, è la durata dell’insulina. Infatti, un paziente sottoposto a una terapia insulinica che non copre il tempo che intercorre tra una somministrazione e quella successiva presenterà sempre un lasso di tempo in cui la glicemia non sarà nei range accettabili (nonostante magari il dosaggio sia quello efficace per raggiungere i valori corretti).

Nell’iter di monitoraggio di un paziente con diabete la curva glicemica è sempre prevista dopo ogni cambio di terapia e, successivamente al raggiungimento del dosaggio corretto, alcune volte all’anno.

Idealmente una curva glicemica dovrebbe avere la durata di 24 ore e dovrebbe avvenire nelle condizioni che più rispecchiano la routine del paziente: spesso questo non è possibile in quanto la misurazione seriale della glicemia richiede manualità e strumentazioni specifiche e quindi il proprietario si affida al veterinario, ricorrendo al ricovero del paziente per una durata prefissata. Non è comunque escluso che proprietari volenterosi si impegnino a misurare a casa la glicemia in maniera seriale, permettendo dunque una valutazione dell’andamento glicemico più veritiera, in quanto improntata sulla routine dell’animale.

In ultima analisi, è da segnalare il sempre maggiore impiego di dispositivi di monitoraggio costante della glicemia: si tratta di sensori che vengono installati sulla cute del paziente e che permettono di misurare la glicemia sottocutanea durante tutto il tempo di applicazione, evitando al proprietario di dover ricorrere a prelievi seriali. Il limite di questi apparecchi, in medicina veterinaria, è il fatto che possono essere applicati solo ad animali complianti e prendendo le giuste precauzioni affinché l’animale non lo rimuova. Inoltre, si tratta di dispositivi utilizzati e validati solamente in medicina umana, le cui aziende produttrici non garantiscono un’attendibilità sugli animali da compagnia. 


Articolo a cura dello Staff della Clinica Veterinaria Borgarello
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martedì 2 marzo 2021

CHEYLETIELLOSI

 La Cheyletiellosi è una malattia dermatologica parassitaria e contagiosa causata dall’acaro Cheyletiella spp. Le specie di interesse dermatologico sono rappresentate da Cheyletiella blakei, Cheyletiella yasguri e Cheyletiella parasitivorax, morfologicamente molto simili.


ASPETTI ZOONOTICI E INFESTIVITA’

La Cheyletiellosi è una malattia altamente contagiosa e la trasmissione avviene in genere tramite contatto diretto, può inoltre essere veicolata da altri parassiti come pulci, pidocchi e mosche.

La malattia è più frequente negli animali giovani provenienti da negozi, allevamenti o colonie infestate mentre nei pazienti adulti la infestazione e lo sviluppo parassitario si manifesta principalmente in soggetti debilitati o affetti da malattie sistemiche.

La Cheyletiellosi è una zoonosi è l’uomo può essere infestato transitoriamente manifestando macule e papule localizzate soprattutto arti, tronco e natiche intensamente pruriginose.

ASPETTI CLINICI

I segni clinici variano di intensità da soggetto a soggetto, la maggior parte degli animali manifesta una dermatite desquamativa localizzata nella regione dorso-lombare caratterizzata dalla presenza di piccole scaglie biancastre, asciutte che si staccano facilmente dalla superficie cutanea.

Successivamente l’esfoliazione può diventare più importante fino a conferire al mantello un aspetto polveroso, alcuni autori utilizzano il termine “forfora che cammina” per descrivere i movimenti degli acari sulla superficie cutanea.

Il prurito è variabile da assente a molto intenso e in relazione all’intensità può provocare lesioni da autotraumatismo.

DIAGNOSI

La diagnosi di Cheyletiellosi si effettua attraverso esame con nastro adesivo (scotch test) sull’animale o attraverso raschiato cutaneo superficiale e osservando il parassita o le sue uova al microscopio anche se talvolta date le dimensioni del parassita si può già rilevare con l’ausilio di una lente di ingrandimento direttamente sul corpo dell’animale.

 TERAPIA

In Italia per il trattamento della Cheyletiellosi del cane e del gatto sono stati utilizzati, con ottimi risultati, prodotti ad attività acaricida sia topici (fipronil spray) sia sistemici come la selamectina spot-on, l’ivermectina iniettabile e, nel cane, la moxidectina spot on disponibile in associazione con imidacloprid, in ultimo la milbemicina ossima (compresse).


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martedì 23 febbraio 2021

Ecografia Interventistica nel Cane e nel Gatto

L’aspirazione tramite ago sottile FNA ecoguidata è una tecnica semplice di prelievo di materiale per esame citologico, che comporta rischi minimi e può essere realizzata senza complicazioni nella maggior parte delle lesioni intraddominali e nella maggior parte dei pazienti.

Le FNA possono essere realizzate in regime ambulatoriale, dato che i rischi minimi non richiedono un periodo di osservazione, a meno che durante l’esecuzione del prelievo non sia rilevato un sanguinamento.

Se l’animale è tranquillo, non è necessaria sedazione. Se l’animale è agitato, una lieve sedazione è in genere sufficiente.

Non è necessaria nessuna anestesia locale a livello del sito. Negli animali non sospetti di patologie che alterino la coagulazione, per i prelievi citologici tramite ago sottile non è necessario un controllo dei fattori emocoagulativi.

I prelievi tramite FNA si realizzano con un ago sottile di calibro 21-25 G.

Gli aghi più comunemente utilizzati per prelievo di materiale citologico da organi parenchimatosi sono normali aghi senza mandrino di lunghezza da 1 a 3,5 cm.

Gli aghi spinali con mandrino di lunghezza da 9 a 12 cm sono invece utilizzati per il prelievo di lesioni profonde.
Una siringa da 10 cc è utilizzata per l’aspirazione. Per realizzare gli strisci sono necessari vetrini portaoggetto.

Prima di introdurre l’ago in addome, il sito deve essere scelto accuratamente: all’ecografia deve essere identificata la zona in cui la lesione è ben visibile sullo schermo, più vicina possibile alla cute, e in cui non esistano altri organi che si interpongano tra cute e organo bersaglio.

Una volta scelta la localizzazione migliore e dopo preparazione asettica della cute, la punta dell’ago, montato su una siringa, può essere introdotta fino alla lesione.

A questo punto, il materiale può essere prelevato usando tecniche diverse, con o senza aspirazione.
La tecnica senza aspirazione riduce il rischio di contaminazione ematica del campione ed è sicuramente più indicata in organi o masse che tendono al sanguinamento.
La tecnica di prelievo di materiale citologico tramite aspirazione può essere utile per ottenere materiale in quantità sufficiente in alcune masse solide.

L’ago è quindi introdotto in sito e mosso avanti e indietro ( da 3 a 10 volte ). Dopo aver ritirato rapidamente l’ago, il materiale presente al suo interno è “ spruzzato” su un vetrino.

In genere sono realizzati 3 prelievi in siti diversi dello stesso organo affetto in maniera diffusa o all’interno della stessa massa. 

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giovedì 21 gennaio 2021

La comunicazione acustica nel cane

In questo articolo approfondiamo un argomento citato in precedenza nel tgvet che è la comunicazione del cane, cioè come comunica il cane con i suoi simili e con l'uomo attraverso l'emissione di suoni.

Sembra che la selezione fatta dall'uomo abbia favorito animali in grado di esprimere un numero maggiore di vocalizzi.

È possibile suddividere questi vocalizzi in suoni vocali, non vocali, e misti.

Suoni vocali:

  • gemiti: emessi durante i saluti con altri cani del gruppo, durante l'invito al gioco o in situazioni di contrasto.

  • Grida e urla: emesse in situazioni di pericolo; se emesse durante l'aggressione denotano paura.

    grida/urla

  • Ringhi: emessi durante la minaccia (prima fase del comportamento di aggressione). Vengono emessi per far mantenere la distanza ed evitare il conflitto. Possono essere emessi anche durante il gioco, ma in tal caso sono associati ad una postura di inchino. 

    Ringhio

  • Abbai: possono essere emessi come avvisi/allarme, come minaccia, come segnale di eccitazione, come richiesta o come richiamo. La frequenza e il tono indicano lo stato emozionale del cane.

    Abbaio

  • Ululati: indicano al gruppo la posizione di un individuo rimasto isolato o vengono emessi per coordinare la caccia. Possono essere emessi in risposta a vocalizzi di un altro cane.

    Ululato

Suoni non vocali:

  • uggiolii: esprimono desiderio di raggiungere un altro cane, un oggetto oppure possono indicare una richiesta di attenzione. 

    Uggiolii fra cani che si incontrano

  • Ansimi: possono indicare uno stato di stress come paura o eccitazione.

  • Schiocco delle mandibole: viene emesso durante la minaccia o come invito al gioco se associato alla postura di inchino.

Suoni misti:

- costituiti da numerosi vocalizzi di base che si susseguono l'un l'altro e indicano sfumature di linguaggio.


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giovedì 29 ottobre 2020


RIFIUTO DEL CIBO? ECCO COME COMPORTARSI



Il vostro cane non ha fame, rifiuta il cibo e non mangia?
In famiglia, quando abbiamo un cane che non mangia e rifiuta il cibo è sempre
motivo di preoccupazione
Un proprietari attento e premuroso è normale che si preoccupi vedendo il
proprio cane mangiare molto poco, o ancora peggio rifiutare ad ogni pasto il
suo solito cibo.
Ecco allora che si provano a mettere in atto le più classiche strategie fai-da-te:
cibo dalle mani seduti per terra come se si dovessero imboccare; aggiunta di
alimenti molto appetibili; cibo dal tavolo e numerosi fuori pasto ricchi di grassi e
aromatizzanti.
Prima di tutto considerate che un cane inappetente potrebbe avere dei
problemi di salute: l’anoressia, infatti, è un sintomo generico e comune a
numerose malattie dei nostri cani. Per questo motivo, la prima cosa da fare è
capire se non si alimenta per una malattia (e quindi non ha assolutamente
fame) o se sta bene ma vorrebbe mangiare altro.
Escluse cause mediche con l’intervento del vostro veterinario curante, provate
a seguire questi semplici consigli:
1)Non somministrare snack o fuoripasto che possano saziare il vostro cane
facendolo arrivare all’ora del pasto poco interessato al cibo. Soprattutto i cani
di piccola taglia mangiano già molto poco e se non sono sufficientemente
affamati non si avvicinano nemmeno alla ciotola!
2) Instaurate una routine: i cani sono animali abitudinari quindi è
opportuno far mangiare il cane ad orari prestabiliti, così da regolarizzare
anche il metabolismo e favorire una sana digestione.
3) Cambiate gusto o tipologia di alimento: potete provare a cambiare
gusto/marca o tipologia di cibo (l’umido è generalmente più gradito), anche i
cani si stufano e hanno delle preferenze alimentari (alcuni più di altri). 
Un semplice trucchetto è riscaldare l’alimento per esaltarne il gusto e
aumentare così l’appetibilità e se somministrate cibo secco potete aggiungere
mezzo bicchiere di brodo caldo.
4) Provate con la dieta casalinga: se anche cambiando marca o tipologia di
alimento commerciale, il vostro cane continua ad alimentarsi poco volentieri,
potete preparare una razione fatta in casa: fresca e bilanciata. Attenzione
però, per fare questo ci vuole tempo e preparazione, affidatevi quindi ad un
Veterinario Nutrizionista.
Il vantaggio della dieta casalinga sta nel potere variare gli alimenti in modo da
stimolare con odori e gusti nuovi l’appetito anche dei cani più difficili.
5) Aumentate l’attività fisica e ludica: l’attività fisica regolare aiuta a
stabilire una routine alimentare. Sarebbe ideale che il tuo cane facesse attività
fisica circa un'ora prima di ogni pasto, o anche un gioco di movimento in
grado di stimolare l’appetito.
Per altre curiosità o chiarimenti potete contattarci e saremo lieti di rispondere
alle vostre domande.

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martedì 6 ottobre 2020

La Displasia della Tricuspide nel Cane

 Le malformazioni congenite a carico dell’apparato valvolare tricuspidale possono essere caratterizzate da diverse anomalie strutturali: ispessimento focale o diffuso dei lembi valvolari, ipoplasia dei muscoli papillari e delle corde tendinee o loro agenesia, incompleta separazione dei lembi valvolari della parete ventricolare, agenesie focali del tessuto valvolare. Tali anomalie si possono presentare singolarmente o in associazione. Condizione più rara una inserzione distale dei lembi valvolari, normali o displasici, nella camera ventricolare destra con conseguente atrializzazione del ventricolo e definita anomali di Ebstein, dalla patologia descritta nell’uomo.

Nei cani di razza Labrador Retriever è stata dimostrata la trasmissione ereditaria di tipo autosomico dominante con penetranza incompleta, è comunque possibile riscontrarla anche in altre razze come: Boxer, Pastore Tedesco, Bulldog Inglese, Golden Retriever.


Queste anomalie causano comunemente un’insufficienza valvolare che porta a una dilatazione atriale destra e a un’ipertrofia eccentrica del ventricolo destro, il sovraccarico volumetrico permette al ventricolo di mantenere una gittata anterograda e molti soggetti possono rimanere asintomatici per molto tempo. Generalmente quando raggiungono lo scompenso cardiaco si presentano con quadri di importante cardiomegalia.

La presentazione clinica è estremamente variabile da soggetti asintomaci, con o senza soffi udibili, a soggetti con segni di insufficienza cardiaca congestizia destra.
La vena giugulare può apparire pulsante o può essere distesa: questo segno indica aumento della pressione atriale destra e generalmente precede la comparsa di epatomegalia e ascite. Il polso femorale è normale ad eccezione delle forme più gravi, le mucose sono generalmente normali, quando si osserva cianosi deve essere ricercato uno shunt destro sinistro.
Il riscontro elettrocardiografico più comune in soggetti con displasia tricuspidale è la presenza del complesso QRS con alterata morfologia.
I riscontri radiografici dipendono essenzialmente dal grado di sovraccarico volumetrico presente.
La diagnosi ecocardiografica di displasia della tricuspide è molto semplice nelle formi gravi. Risulta più difficile invece identificare le forme molto lievi in cui si possono avere solo alterazioni dell’apparato valvolare con lembi che non arrivano a raggiungere il piano valvolare in sistole.
Nelle forme più gravi le alterazioni dell’apparato valvolare sono più evidenti: i lembi appaiono rudimentali, ispessiti, fenestrati, ipomobili. Anche le corde tendine ispessite, fuse tra loro o ipoplastiche.
Nella maggior parte dei casi la terapia medica si intraprende all’instaurarsi di segni di scompenso destro: ascite o meno frequentemente versamento pleurico. Tuttavia è consigliabile anche nei casi più lievi intraprendere una terapia con furosemide a bassa dose  ( 1mg/kg )e spironolattone a 2 mg/kg die, questa riducendo il volume circolante potrebbe ridurre la progressione della dilatazione del ventricolo destro e dell’anulus tricuspidale e quindi la quota di rigurgito rallentando la progressione del rimodellamento e la progressione verso lo scompenso destro. 

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martedì 1 settembre 2020

L'ipersalivazione nel cane e nel gatto

L'ipersalivazione in termini medici viene chiamata scialorrea o ptialismo e indica un' eccessiva produzione di saliva.
La saliva svolge importanti funzioni quali attività antibatterica, utile a mantenere sotto controllo la formazione di placca; svolge una parziale digestione dell'alimento e lo prepara per essere ingerito; ha attività tampone nei confronti delle secrezioni acide dello stomaco in casi di reflusso o vomito; diluisce e in parte inattiva le sostanze irritanti.
Le cause che possono indurre ipersalivazione sono davvero numerose:
  • anatomiche,
  • lesioni del cavo orale o faringee,
  • patologie delle ghiandole salivari (cervicale craniale, intermandibolare, faringea, sottoliguale),
  • disturbi metabolici,
  • disturbi neurologici,
  • farmaci e tossine,
In alcune razze (molossoidi) l'abbondante quantità di tessuto labiale e l'eccessiva lassità del labbro inferiore fan si che la saliva non venga trattenuta all'interno della bocca.

Cane Corso

Per quanto riguarda le lesioni che possono interessare il cavo orale o il faringe si ricordano i corpi estranei (ossa, plastica, forasacchi ecc.) che possono impiantarsi in qualunque punto all'interno della bocca, determinando stimolazione dei recettori linguali e la conseguente produzione di saliva. La loro opportuna rimozione risolve il problema.
Anche le formazioni tumorali possono indurre ipersalivazione, comportandosi come i corpi estranei e agendo con gli stessi meccanismi; in questo caso si possono apprezzare altri segni clinici come tumefazioni, ulcere, deviazione o eccessiva mobilità dentale, deviazioni ossee, difficoltà e/o dolore ad aprire e chiudere la bocca.
Stomatite da Calicivirus in un gatto

Importante salivazione si osserva anche in caso di stomatiti con lesioni infiammatorie/ulcerative del periodonto (tessuto che avvolge la radice del dente e la unisce alla parete dell'alveolo), delle mucose del cavo orale e della lingua, ad esempio in corso di infezioni da Calicivirus nei gatti.

Il morso o la puntura di animali velenosi può determinare reazioni più o meno gravi in base al tipo di sostanza inoculata.
Le sostanze caustiche, acidi e alcali possono dare ipersalivazione. Nei punti venuti in contatto col caustico si possono osservare lesioni che vanno dall'iperemia alla necrosi. 

Tra le sostanze caustiche citiamo le processionarie, dei lepidotteri che si nutrono delle foglie dei pini e di altre conifere. 
Processionaria
In primavera abbandonano i nidi dove hanno trascorso l'inverno per interrarsi e raggiungere la maturità, trasformandosi in farfalle. Il loro corpo è coperto di peli urticanti e anche quando si staccano dal corpo dell'animale mantengono il loro potere urticante.


Anche alcune piante possono indurre scialorrea secondariamente alla formazione di ulcere orali. 
Diffenbachia
Tali reazioni sono causate dai rafidi, minuscoli cristalli di ossalato di calcio contenuti nelle cellule della pianta. A liberare tali cristalli ricordiamo alcune piante da appartamento come il caladio (conosciuta anche come orecchio di elefante), il filodendro e la diffenbachia.


Alcune patologie a carico delle ghiandole salivari possono determinare ipersalivazione come il sialocele del cavo orale. Si tratta di una raccolta di saliva, circondata da tessuto di granulazione la cui formazione è indotta dall'infiammazione provocata dalla saliva stessa nei confronti del tessuto circostante. 
Sialocele

Spesso la causa del sialocele è un trauma a carico di una ghiandola salivare o del suo dotto escretore. La localizzazione dipende dalla ghiandola interessata e si manifesta con con una tumefazione indolente e fluttuante. La terapia consiste nell'individuare la causa scatenante e nella sua rimozione.
Dopo questa panoramica generale sulle cause dell'ipersalivazione, il consiglio è quello di non sottovalutare questo sintomo in quanto potrebbe essere la manifestazione di patologie più o meno grave, quindi rivolgetevi sempre al vostro Medico veterinario!

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martedì 11 agosto 2020

Girotondo: Gioco O Problema?

Capita molto spesso di vedere su internet video di animali che attuano comportamenti “strani”, inconsueti, in quanto i proprietari sono divertiti da questa situazione bizzarra. Parliamo sia di cani, sia di gatti e le manifestazioni in questione sono numerose, ma, facendo un esempio, soffermiamoci sul “girotondo” o “acchiappa-coda”.

«Quindi se il mio peloso gira su sé stesso ha un problema comportamentale?» Dipende!

Il girare in tondo, infatti, pur essendo definito un “comportamento” non sempre coincide con un problema comportamentale. Innanzitutto può esserefisiologico se avviene prima di evacuare o prima di dormire o ancora in momenti di eccitazione, ma se si verifica in altre circostanze andrebbe indagata l’eventuale causa.


Con l’aiuto del veterinario si andrà a capire se il paziente si gira perché ha male a un distretto posteriore del corpo (es: la coda), se è effettivamente un problema comportamentale o se può trattarsi di un problema neurologico. Queste, infatti, sono le principali diagnosi differenziali per tale atteggiamento.

È fondamentale riconoscere a casa una serie di indizi che saranno utili al vostro veterinario per emettere una corretta diagnosi, ossia:

  • come viene portata la coda;
  • presenza di lesioni;
  • traumi o risse effettuate precedentemente;
  • il paziente cerca di raggiungere una parte del corpo o gira senza mostrare   interesse per il posteriore;
  • in che occasione si verifica il comportamento (sempre, solo in determinate   occasioni, ogni tanto senza associazione con altri eventi etc…);
  • il giro avviene sempre verso lo stesso senso;
  • compresenza di altri atteggiamenti strani come camminare verso muri e angoli oppure vocalizzazioni afinalistiche.

È importante riconoscere ed analizzare questi atteggiamenti con il proprio veterinario in quanto se si trattasse di un problema neurologico potrebbe essere un campanello d'allarme per problematiche più importanti come ad esempio crisi convulsive.

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lunedì 20 luglio 2020

Narcolessia e Cataplessia nel Cane

Anche nel cane possiamo riscontrare disordini quali la narcolessia o la cataplessia? Si! I nostri animali, come noi, possono soffrire di queste patologie.

La narcolessia è un disturbo del ritmo sonno-veglia e si manifesta con la tendenza del soggetto affetto a cadere nel sonno profondo durante il giorno, mentre magari è intento a fare qualcosa.

La cataplessia è invece un disturbo che causa la perdita del tono muscolare in maniera inspiegabile nel corso della giornata. Si può manifestare in maniera lieve, con la sola perdita di tono dei muscoli masticatori con conseguente “bocca spalancata” o più severamente con la perdita di tono di tutta la muscolatura che esita in collasso senza perdita di coscienza.




La narcolessia, pur non essendo una patologia molto frequente, è riportata in molte razze canine tra le quali: Dobermann, Labrador Retriever, Beagle, Bassotto e Barbone Nano.

Spesso la cataplessia si manifesta con spasmi muscolari o paralisi flaccida senza la perdita di coscienza. La durata del fenomeno normalmente non supera i 20 minuti, successivamente ai quali il nostro animale torna perfettamente normale.

Non rientrano in questa patologia eventi quali la perdita di urina o feci, l’ipersalivazione o la rigidità di gruppi di muscoli.
E’ frequente che questi episodi capitino più volte nell’arco di una giornata ed è stato dimostrato da studi scientifici che la causa scatenante può essere un’ipereccitazione (la visione del cibo oppure la preparazione del gioco), questo fenomeno può essere “controllato” da uno stimolo tattile o verbale.

Come mai accade? Il meccanismo patogenetico alla  base di queste patologie non è ancora del tutto chiarito, sembra si tratti di uno squilibrio tra neurotrasmettitori e sistema nervoso centrale. Alcuni studi pongono al centro di questo fenomeno l’ Oressina, un importante neurotrasmettitore che ha come funzione principale quella di modulare il sonno.

La diagnosi si basa sul riconoscimento dei segni clinici tipici che possono anche essere indotti nella maggior parte degli animali affetti (mostrando il cibo oppure facendoli fare esercizio), al momento non è ancora disponibile un esame di laboratorio in grado di valutare i livelli di Oressina.

Questa patologia non mette a rischio la vita del nostro animale ma esistono terapie farmacologiche mirate che possono ridurre le manifestazioni e migliorare la qualità di vita del paziente.




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martedì 21 aprile 2020

Discopatie Nel Bassotto… Ma Non Solo!

Le discopatie sono comunemente chiamate protrusioni o ernie discali e consistono in patologie del disco intervertebrale, ossia una struttura presente tra due vertebre consecutive. Entrambe causano compressione del midollo spinale: le protrusioni tramite deformazione del disco, mentre le ernie tramite la rottura del disco stesso e fuoriuscita di materiale. Queste patologie sono spesso ben conosciute dai proprietari di bassotti, in quanto razza fortemente predisposta.

«Quindi il bassotto è l’unica razza colpita da discopatie?» NO!

Le ernie sono patologie tipiche di tutte le razze dette condrodistrofiche, ossia con difetti di sviluppo scheletrico che esitano in un aspetto basso e allungato. Il bassotto ne è l’esempio classico, ma lo sono anche: jack russel, basset hound, pechinese, beagle, shih-tzu, maltese, bouledogue francese etc. Inoltre non possono esserne afflitti solo i cani di razza, ma anche tutti i meticci con la stessa conformazione fisica. Tutti i cani non condrodistrofici, invece, possono tendenzialmente essere colpiti dalle protrusioni discali.

Entrambe le patologie possono mostrare gli stessi sintomi, a diversa gravità, secondo questa progressione: lamenti e dolori alla schiena, difficoltà a camminare e/o dorsoflessione delle zampe, incapacità a camminare, incontinenza urinaria/fecale, totale perdita della sensibilità.


È fondamentale il riconoscimento di questi sintomi e la tempestiva valutazione da parte del veterinario, per capire se sia necessario un trattamento medico o chirurgico, considerando che la prognosi positiva supera il 90% dei casi se curati precocemente, ma si abbassa progressivamente nel tempo, scendendo sotto il 10% se il cagnolino ha già perso la sensibilità.


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martedì 14 aprile 2020

Il Mio Animale Urina Di Più: Devo Preoccuparmi?

L’aumento dell’urinazione nel cane e nel gatto è un sintomo abbastanza frequente ed è definito poliuria. Spesso per il proprietario è difficile distinguere un aumento effettivo del volume di urina da un aumento della frequenza di urinazione: questa ultima situazione infatti non sempre comporta un aumento della quantità di urina prodotta se durante l’urinazione vengono espulse solo modeste quantità. Allo stesso modo bisogna escludere una situazione di incontinenza, in cui l’animale perde inconsciamente urina durante l’attività quotidiana.

Nella maggior parte dei casi la poliuria è accompagnata da un aumento della sete, definita polidipsia: in questi casi una delle due condizioni è la causa scatenante dell’altra. Per accertarsi che effettivamente il nostro amico a quattro zampe beva di più è necessario calcolare il volume di acqua assunto in 24 ore dosando accuratamente quanta ne viene proposta all’animale. In condizioni di normalità il cane beve 90-100 ml per ogni kg di peso al giorno, mentre per il gatto il valore si aggira intorno ai 50 ml/kg/giorno.


Purtroppo, le cause di aumento dell’urinazione accompagnata da aumento della sete sono davvero varie e la diagnosi può risultare indaginosa: si annoverano cause metaboliche, cause ormonali, cause infettive, cause neoplastiche, somministrazione di farmaci o cambi alimentari. Per questo motivo è sempre consigliato affidarsi al parere di un medico veterinario che possa accertarsi, in base alla storia clinica e ad eventuali ulteriori sintomi, della reale gravità della situazione e conseguentemente proporre gli esami più indicati. Spesso il campanellino d’allarme per il proprietario può essere il fatto che l’animale presenti costantemente urine molto diluite, tendenti al trasparente, oltre che abbondanti.


L’aumento dell’urinazione non accompagnato ad aumento della sete è in genere sintomo di disordini a livello dell’ultimo tratto urinario. L’animale percepisce il costante stimolo all’urinazione nonostante il volume di urina prodotto non aumenti, atteggiandosi comunque per urinare ed espelle poca urina, tante volte durante la giornata. Anche in questo caso è bene affidarsi a un medico veterinario per escludere la presenza di infiammazione delle basse vie urinarie o problemi di irritazione a livello dello sbocco dell’uretra.

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mercoledì 13 novembre 2019

Le emozioni del cane e del gatto



I cani e i gatti provano emozioni?

Ogni proprietario di un animale domestico risponderebbe subito a questa domanda dicendo "Certo che sì!"...ed avrebbe ragione.
Chi vive con un cane o un gatto sa di per certo che i nostri amici a quattro zampe sono in grado di provare emozioni e di manifestarle chiaramente agli umani.

Ma andiamo a scoprire cosa ci dice la scienza a riguardo.

Che cos'è un emozione?

Secondo i più recenti studi le emozioni sono definite come un processo complesso strutturato in una componente soggettiva (quello che l’animale prova),una componente espressiva (la risposta comportamentale) e una componente neurofisiologica (cosa succede all’organismo quando prova quella precisa emozione).

Gli studi affermano che le emozioni primarie ,ovvero gioia, paura, rabbia, tristezza e disgusto, siano universali e condivise da tutto il mondo animale (uomo compreso).
Esistono delle emozioni chiamate “secondarie” che a differenza delle primarie, non sono innate ma si sviluppano con la crescita, le esperienze e l’apprendimento sociale.
Esempi di emozioni secondarie sono la gelosia, la vergogna, la nostalgia e molte altre.


A cosa servono le emozioni?

Secondo la scienza le emozioni avrebbero un duplice scopo, una funzione adattativa (prepararsi all’azione per poter rispondere correttamente agli stimoli ambientali) e una funzione comunicativa/sociale.
Per esempio, a cosa serve la paura? La paura è molto utile per far sì che l’animale si renda conto del pericolo che sta correndo e che attivi di conseguenza una risposta comportamentale atta a  garantirgli la sopravvivenza.
Per quanto riguarda la funzione comunicativa/sociale, la lettura delle emozioni è riconosciuta come una capacità innata di tutti gli animali con delle importanti variabili soggettive legate all’esperienza e alla sensibilità individuale.
Nel cane l’espressività emotiva ha una variabilità anche legata alla razza di appartenenza. Spesso cani e gatti con una conformazione particolare (ad esempio i brachicefali) possono essere fraintesi e mal interpretati dagli altri animali e dall'uomo.



Le emozioni possono essere suddivise in emozioni positive o negative in base alla loro capacità di aumentare o diminuire il senso di piacere.
La gioia, ad esempio, inibisce i sentimenti negative e predispone l’organismo ad attività piacevoli, quali l’esplorazione, i comportamenti proattivi e le relazioni sociali.


Chiudiamo il nostro articolo ricordando che per una serena convivenza è importante saper riconoscere le emozioni del nostro amico a quattro zampe per poter modulare il nostro approccio, le gestione e le attività svolte insieme nella maniera più corretta possibile.

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martedì 24 settembre 2019

Cane Cardiopatico: Come Riconoscerlo

Come noi, anche i nostri amici a quattro zampe possono soffrire di patologie cardiache.
Come è noto, il cuore è una pompa che ha la funzione di spingere il sangue ricco di nutrienti e ossigeno a tutti i distretti dell’organismo.
Quando insorge una malattia cardiaca, l’organismo mette in atto una serie di meccanismi adattativi e di compenso per evitare che le funzioni primarie del cuore vengano meno. Durante questo stadio della malattia non è detto che il proprietario rilevi delle alterazioni o dei sintomi, in quanto il sistema cardiocircolatorio si adatta per supplire alle mancanze indotte dalla patologia.
Con il passare del tempo, però, l’organismo non riesce più a far fronte alla malattia e i meccanismi di compenso cominciano a fallire, arrivando addirittura a compromettere ulteriormente l’equilibrio cardiaco.
Ma come può un proprietario accorgersi del progredire della malattia cardiaca che affligge il suo cane?
Le patologie cardiache hanno un’insorgenza subdola e silenziosa, ma per fortuna esistono alcuni segni che ci permettono di sospettarne la presenza e di correre ai ripari in tempo.


Come precedentemente descritto il cuore ha il compito di ossigenare il cuore pompandolo nel circolo polmonare e di ridistribuirlo, ricco di ossigeno, a tutti gli organi. Se l’attività cardiaca comincia a venir meno, si ha, a causa di diversi meccanismi, un accumulo di sangue a livello del circolo polmonare che determina un aumento della pressione venosa polmonare e tanti piccoli danni ai vasi e ai polmoni stessi. Vengono dunque inficiati gli organi deputati primariamente all’ossigenazione sanguigna: la percentuale di ossigeno nel sangue comincia quindi a diminuire molto lentamente.
Anche in questo caso l’organismo si accorge della minore quota di ossigeno del sangue e mette in atto dei meccanismi compensatori. Uno dei modi che ha l’animale per ristabilire la corretta quantità di ossigeno nel sangue è aumentare la frequenza dei respiri, permettendo a una maggiore quota di aria di raggiungere i polmoni. Il cane potrà quindi non presentare alcun sintomo, ad eccezione di un respiro più accelerato durante il giorno ed è spesso difficile accorgersi di questa novità, soprattutto se l’animale ha un temperamento nevrile.
Come si può quindi monitorare questo dato in modo oggettivo?
La cosa fondamentale è valutare la respirazione del cane quando non è stimolato da altri fattori ambientali o psicologici: per questo motivo il momento ottimale è mentre dorme, in un ambiente tranquillo e con una temperatura ambientale non elevata.
Ci si deve posizionare vicino all’animale senza disturbarlo e in maniera tale che sia facile rilevare il sollevamento del torace e dell’addome sincrono con il respiro. Munendosi di un cronometro e contando gli atti respiratori effettuati dal cane in un minuto si ricava la frequenza respiratoria.



La frequenza respiratoria di un cane sano, a riposo, è in media di 20 atti respiratori al minuto. Studi scientifici hanno dimostrato che nei cani affetti da una patologia cardiaca la frequenza respiratoria supera i 30 atti respiratori al minuto.
Il monitoraggio della frequenza respiratoria in un cane che non ha alcun sintomo è consigliato almeno una volta al mese, soprattutto nelle razze predisposte all’insorgenza di patologie cardiache (Cavalier King Charles Spaniel, Bassotto, Barbone, Beagle, Springer Spaniel, Dobermann, Boxer, Alano, Terranova), nei cani anziani (soprattutto se di piccola taglia) e nei cani discendenti da soggetti cardiopatici. 
Se la frequenza respiratoria comincia ad avvicinarsi al valore soglia di 30 atti al minuto è consigliato aumentare la frequenza delle misurazioni per ottenere un quadro dinamico della situazione respiratoria. In questo senso può essere d’aiuto l’utilizzo di applicazioni che sono in grado di creare un database che raccoglie tutte le misurazioni, fornendo dei grafici che possono servire per aggiornare il professionista in tempo reale.
Tuttavia, è bene non farsi prendere subito dal panico: sforamenti sporadici della soglia di 30 atti respiratori al minuto possono essere dovuti a problemi transitori non legati al sistema cardiocircolatorio, come per esempio patologie polmonari, anemia, gravidanza, malattie metaboliche, dolore, disagio o anche solo da una temperatura ambientale troppo elevata. Per questo motivo bisogna sempre valutare caso per caso, eventualmente consultare un medico veterinario e soprattutto monitorare sistematicamente cani che presentano una respirazione accelerata.
Se, invece, questa condizione si mantiene costante anche durante i momenti più tranquilli dell’animale, per un periodo prolungato, o se è accompagnata da sintomi quali facile affaticamento, abbattimento, tosse, e svenimenti è altamente consigliato richiedere una visita cardiologica per il proprio amico a quattro zampe.

Articolo a cura dello Staff della Clinica Veterinaria Borgarello
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mercoledì 31 luglio 2019

Difetto del Setto Interventricolare nel Cane

Il difetto del setto interventricolare (DIV) è caratterizzato da una comunicazione anomala tra le due camere ventricolari, può essere riscontrato come difetto isolato o in associazione a stenosi polmonare, subaortica, dotto arterioso persistente o in cardiopatie congenite complesse come la tetralogia di Fallot. 
In base alla loro posizione anatomica questi difetti possono essere classificati in:
-DIV perimembranoso: localizzato alla base della valvola aortica sotto la cuspide destra o la cuspide non coronarica; questo difetto definito comunemente alto è il più frequente.
-DIV membranoso da mal’allineamento: conseguente al mancato allineamento tra setto infundibolare e muscolare è generalmente un difetto ampio ed è quello riscontrato nella tetralogia di Fallot.
-DIV a tipo canale o del tratto di afflusso del ventricolo: è situato in prossimità dei lembi settali delle valvole atrioventricolari.
-DIV del setto conale o del tratto di efflusso: definito anche dai vari autori come difetto sottopolmonare, sopracristale, infundibolare, sottoarterioso, doppiamente connesso o conosettale.
-DIV di tipo muscolare: i difetti della porzione trabecolata del setto interventricolare sono rari, possono essere singoli o multipli e sono distinti in base alla posizione in apicali e in medioventricolari .
Le casistiche internazionali citano come razze più frequentemente colpite: Lakeland terriers, West Highland White terriers, English springer spaniel, Basset hounds, Bulldog Inglesi1.
In cani di razza English springer spaniel e Beagle è stata riscontrata una familiarità. Nella casistica italiana è stata riscontrata una predisposizione nella razza Pinscher dove sono stati evidenziati difetti medio muscolari del setto trabecolato mentre i difetti perimembranosi sono riscontrati in moltissime razze in modo sporadico; per questi motivi è ritenuta più probabile un’alterazione casuale del normale processo embriogenetico piuttosto che l’origine genetica.
Non sono riscontrate predisposizioni per quanto riguarda il sesso.

Le conseguenze fisiopatologiche di un DIV semplice, cioè non associato ad altre patologie, sono proporzionali alla quota di sangue cortocircuitato (shunt) dal ventricolo sinistro al ventricolo destro. I fattori che maggiormente influiscono sull’entità di questo sono: le dimensioni del di setto e le differenze di pressione tra i due ventricoli. Un criterio semplificativo per definire le dimensioni del difetto, indipendentemente dalle dimensioni dell’animale, è rappresentato dal rapporto fra il diametro dell’annulus aortico e il diametro del difetto: se il difetto è ≤ a 1/3 dell’annulus aortico il DIV è detto restrittivo, ≥ al 50% è un DIV medio, se tale rapporto supera il 50% si parla di DIV ampio. Il DIV restrittivo in genere limita la quota di shunt e può causare solo un lieve sovraccarico volumetrico. L’evoluzione di questa patologia può dipendere anche dal coinvolgimento delle strutture circostanti. In alcuni casi, dal lato destro e in contiguità e spesso in continuità con il lembo settale tricuspidale può proliferare un tessuto membranoso endocardico in grado di chiudere progressivamente il difetto.
In altri casi il DIV perimembranoso può essere complicato da insufficienza aortica dovuta al prolasso del lembo aortico coronarico destro all’interno del difetto in fase diastolica; questo porta al sommarsi di due cause di sovraccarico volumetrico, tale situazione evolve in tempi più o meno lunghi in insufficienza cardiaca congestizia. Un difetto ampio non offre resistenza al flusso e causa, per il passaggio di una quota consistente di flusso sanguigno da sinistra a destra, sovraccarico della circolazione polmonare e del ritorno venoso sinistro ; in alcuni soggetti le aumentate pressioni nella circolazione polmonare innescano diversi meccanismi di risposta tra cui l’ipertrofia prima e la degenerazione poi della tonaca muscolare delle arterie polmonari che portano all’ipertensione polmonare. L’aumento delle pressioni nel circolo polmonare e di conseguenza nel ventricolo destro porta prima a ridurre la quota di shunt e poi a invertirlo instaurando, come nel caso del PDA, una sindrome di Eisenmenger.
La sintomatologia è estremamente variabile in funzione dei danni emodinamici che si verificano. Alcuni soggetti con difetti molto piccoli possono rimanere asintomatici per molto tempo o addirittura si possono avere chiusure spontanee del difetto entro i primi mesi di vita.
Nei soggetti che si sviluppa l’ipertensione polmonare e la sindrome di Eisenmenger i segni clinici più evidenti sono le crisi sincopali da sforzo e le crisi convulsive in particolare nei soggetti con cianosi grave. Nei DIV l’intensità del soffio è inversamente proporzionale alla gravità della patologia.


L’esame ecocardiografico bidimensionale e color Doppler permette non solo di quantificare il sovraccarico volumetrico, ma di identificare, localizzare e valutare la direzione del flusso anomalo tra i ventricoli.
Una volta localizzato il flusso, il Doppler continuo, con opportuno allineamento, permette di misurare la velocità di flusso attraverso il difetto e di calcolare il gradiente pressorio tra i due ventricoli. La normale differenza di pressione tra i due ventricoli è di 100 mmHg ed il riscontro di una velocità attraverso il difetto di 4,5-5 m/sec ci conferma la fisiologia restrittiva del difetto. L’esame ecocardiografico completo permette inoltre di escludere altre patologie congenite associate e di studiare la morfologia del difetto.
Tutti i dati ecocardiografici sopraccitati sono fondamentali per il monitoraggio della patologia e per la pianificazione di una eventuale chiusura del difetto attraverso tecniche interventistiche.

I cani e i gatti con difetti di dimensioni da lievi a moderate spesso hanno un’aspettativa di durata di vita normale.
I difetti di piccolo calibro a volte si chiudono spontaneamente entro i primi due anni, per ipertrofia del miocardio attorno al difetto stesso o grazie a un tappo formato dal lembo tricuspidale settale o dal prolasso di un lembo valvolare aortico.
In caso di ampio D.I.V è probabile che si sviluppi insufficienza congestizia sinistra o ipertensione polmonare con shunt inverso.
Quando non è possibile ricorrere alla chiusura del difetto la terapia medica palliativa con ACE-Inibitori e diuretici per l’insufficienza cardiaca congestizia può essere iniziata all’evidenza dei segni ecocardiografici di rimodellamento con aumento del volume diastolico del ventricolo sinistro.


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giovedì 25 luglio 2019

Punture Di Insetti Nei Cani e Nei Gatti (Api e Vespe)



Con l’arrivo della bella stagione, le punture di insetti quali api e vespe sono molto più frequenti, soprattutto per i nostri amici animali che vengono attratti dal loro colore e rumore che emettono mentre volano.

Spinti dalla curiosità, cercano di afferrare l’insetto con la bocca (soprattutto i cani) e con le zampe (soprattutto i gatti), esponendosi così al pericolo di essere punti.



Le api hanno un corpo più tozzo, a strisce di colore nero e giallo scuro, tendente all’ocra, ricoperto di peli molto fitti.
Le vespe invece sono più allungate, con un corpo liscio e delle strisce nero e giallo brillante, quasi dorato.
Entrambe sono dotate di un minaccioso pungiglione all’estremità dell’addome, con il quale pungono le vittime, rilasciando il veleno prodotto da una ghiandola specifica collegata a questo aculeo.
Un pungiglione di ape è acuminato e fatto per restare infilato nella pelle. Dopo la puntura il corpo dell'ape si distacca dal pungiglione e muore.
Il pungiglione della vespa non è acuminato, ma è molto più doloroso e a differenza dell'ape la vespa può pungere ripetutamente se provocata. 


SINTOMI E DIAGNOSI
La maggior parte delle volte i cani sono punti sul muso perchè osservano troppo da vicino un insetto, o cercano di afferrarlo con la bocca. 
I gatti invece tentano maggiormente di catturare l’insetto con le zampe

Sintomi tipici nel cane e nel gatto:

Gonfiore di naso, labbra e occhi, testa
Gonfiore delle zampe


Se cercano di afferrare o prendere un insetto possono essere punti sulla lingua, dentro la bocca o all'interno della gola . Queste punture possono essere pericolose perchè, gonfiandosi, potrebbero causare la chiusura della gola e bloccare la respirazione.
In questi casi contattare immediatamente il centro Veterinario più vicino per un tempestivo trattamento medico d’urgenza.

Se il nostro animale è allergico o è stato punto da molte api o vespe, i segni di una reazione grave sono:

stanchezza generale, 
difficoltà nella respirazione 
gonfiore che si estende dalla zona in cui è stato punto. 

TRATTAMENTO
Evitare di usare pinzette o forbicine per rimuovere il pungiglione perchè potrebbe fuoriuscire ulteriore veleno ed essere nuovamente inoculato.
E' consigliabile applicare del ghiaccio sull'area colpita, che allieverà il gonfiore ed il dolore. 

Il miglior antidoto per le punture di api e vespe è il cortisone, antinfiammatorio steroideo, che va comunque somministrato dal veterinario nella dose e nella modalità più indicata per il nostro cane/gatto. 
L’unica alternativa possibile è quella di contattare telefonicamente il veterinario, chiedendogli come intervenire nell’attesa di raggiungere l’ambulatorio.

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